E' davvero troppo facile creare il pretesto per una guerra turco siriana, che diventerebbe rapidamente una guerra NATO siria. Al confine tra i due paesi c'è di tutto: jihadisti, salafiti, servizi segreti occidentali, mercenari sauditi e del Qatar. Per tutti costori l'asso nella manica è Erdogan e la voglia di "guidare da dietro" il cambio di regime degli USA.
La tempistica degli "incidenti" è alquanto sospetta: coincide con il momento di difficoltà degli insorti nella battaglia di Aleppo. Nel momento in cui si è prospettata la debacle dell'insurrezione sono partiti i colpi "siriani" contro la Turchia. Il cinismo di chi sta ponendo le basi di un conflitto del quale è difficile prevedere l'esito è spaventoso.
Quello che non mi spiego è il comportamento di Erdogan.
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Siria-Turchia: nuove bombe. Erdogan, guerra non lontana
Colpo mortaio cade in Turchia, Ankara bombarda. Confine brucia
05 ottobre, 20:40
(di Francesco Cerri) (ANSAmed) - ANKARA, 5 OTT - E' incandescente il confine fra Siria e Turchia, dove anche oggi un colpo di mortaio siriano e' caduto in un campo a 50 metri all'interno del territorio turco nell'area di Antiochia (Hatay), scatenando il fuoco di ritorsione delle forze armate turche. ''Non ci interessa la guerra, ma non ne siamo neppure lontani'', aveva tuonato poco prima il premier turco Tayyp Erdogan. La relativa calma che sembrava essere tornata ieri sera dopo due giorni di fuoco - a seguito della strage di cinque civili provocata mercoledi' nella cittadina di Akcakale da un colpo di mortaio siriano e i bombardamenti di risposta di Ankara verso obiettivi siriani lungo il confine - e' stata dunque di breve durata. Dalla comunita' internazionale e' giunta una condanna unanime dell'incidente di Akcakale, insieme ad appelli alla moderazione fra i due vicini mediorientali. Ma la tregua armata scattata fra Ankara e Damasco appare molto fragile, a rischio di incidenti e provocazioni. Ieri il parlamento turco ha autorizzato per un anno possibili operazioni armate in Siria, se il premier Erdogan lo riterra' necessario.
Il rischio di un conflitto fra Turchia e Siria, dalle conseguenze potenzialmente disastrose per tutto il Medio Oriente, rimane quindi alto. Erdogan mercoledi' sera ha detto che Ankara ''non vuole iniziare una guerra contro la Siria''.
Oggi lo ha ripetuto, ma lanciando anche minacciosi moniti a Damasco. ''Non ci interessa la guerra, ma non ne siamo neppure lontani'', ha detto a Istanbul. ''Lo dico ancora una volta al regime Assad e ai suoi sostenitori: non arrischiatevi a mettere alla prova la pazienza della Turchia'', ha tuonato con retorica muscolare, ''sarebbe un errore fatale'': ''La Turchia uscirebbe senza un graffio da qualsiasi incidente, ma voi ne uscireste a pezzi, paghereste un prezzo molto alto''.
Secondo la stampa turca, Ankara sta rafforzando il dispositivo militare lungo il confine con la Siria. Blindati e batterie di missili anti-aerei sono stati inviati nell'area di Akcakale. Secondo Hurriyet la Turchia sta spostando navi militari dalla base di Golcuk vicino a Istanbul verso il Mediterraneo. ''Si dice, 'se vuoi la pace, preparati alla guerra' '', ha detto oggi Erdogan: ''Questa nazione, ha ricordato, e' arrivata dove e' oggi dopo avere attraversato guerre intercontinentali''. La retorica aggressiva del premier non sembra pero' condivisa dalla maggioranza della popolazione. I sondaggi mostrano, rileva l'analista Sedat Ergin, che il popolo turco non appoggia la linea aggressiva del governo sulla Siria ed e' fortemente contrario a un intervento militare. Migliaia di persone giovedi' sera hanno manifestato a Piazza Taksim nel cuore di Istanbul per dire 'Savas sa hayir!', 'No alla guerra!'. Uno slogan che spopola sulle reti sociali turche. Secondo Zaman, Damasco per evitare nuovi incidenti con Ankara avrebbe ordinato ai suoi aerei di non avvicinarsi a meno di 10 km dal confine, e all'esercito di impdire la caduta di proiettili in territorio turco. Un conflitto fra i due paesi vicini non sarebbe a vantaggio di nessuno, a parte dei ribelli sunniti. Una scintilla - ancora vitime per un proiettile venuto dal territorio siriano - rischierebbe di fare precipitare le cose. (ANSAmed).
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