Mercoledì 22 Luglio 2009 – 85 – Pietro Fiocchi
La settimana al Cremlino è iniziata all’insegna del sentimento patriottico, e forse anche un po’ messianico: “il numero delle minacce nel mondo non cambia”, ha detto il presidente russo Dmitrij Medvedev elogiando le forze armate per il lavoro svolto e fissandone le priorità per il prossimo futuro. Ieri l’autorevole quotidiano russo Rossijskaja gazeta ha fatto eco alle parole del numero uno di Mosca. L’esercito, l’aviazione e la marina devono tenere conto dei pericoli contemporanei, senza dimenticare quelli del passato, ancora in agguato. E non ci si può tirare indietro. Bisogna dare “una nuova immagine alle forze armate”, migliorarne le capacità operative e dotarle di strumenti moderni, senza badare troppo ai costi. Un occhio di riguardo anche agli standard di vita dei soldati. Più garanzie sociali e nuovi alloggi sono una “priorità assoluta”.
Un’attenzione alle esigenze primarie dei militari che non mira certo a fare nuove reclute o ad assicurarsi l’obbedienza degli effettivi. Quella militare in Russia è sempre stata una carriera ambita e non certo per i salari offerti, tutt’altro che invidiabili. Un accenno alla visita del presidente Obama e alla necessità di proseguire il dialogo, soprattutto per far desistere, con le buone, i falchi di Washington che ancora rincorrono il sogno di uno scudo antimissile da piazzare nell’Europa orientale.
L’autorizzazione al transito di materiale e personale militare Usa in Afghanistan attraverso la Russia potrebbe rendere gli sforzi di Medvedev più concreti, anche se per le stesse ragioni è stato apertamente criticato in patria da esperti del settore. Fondamentale resta la lotta al terrorismo, come del resto si è potuto vedere dalle imponenti esercitazioni militari “Kavkaz-2009”, svoltesi una decina di giorni fa, che hanno visto impiegati migliaia di uomini e centinaia tra mezzi blindati e carri armati. Un modo convincente per mettere in evidenza le proprie virtù belliche ed eventualmente dissuadere chi, nell’area, avesse strane intenzioni. Ogni riferimento alla Georgia di Saakashvili è puramente casuale. Quasi retorico dirlo, un ruolo di primo piano continueranno ad averlo i servizi segreti, in particolare lo spionaggio estero, che dovrà tenere sotto costante osservazione i movimenti nel mondo per individuare minacce potenziali. Un gran da fare lo avranno certamente per la questione dell’Artico. La Russia ha piantato la sua bandierina sull’Eldorado polare e gli altri Paesi interessati, tra cui gli Stati Uniti, cominciano sempre meno timidamente a protestare. Per finire il suo discorso in bellezza, Medvedev ha ricordato la guerra di un anno fa in Ossezia del Sud, sottolineando la necessità di quanto fatto dalla Russia per mettere fine all’aggressione georgiana.
“Se non fossimo intervenuti pesantemente ed efficacemente, ora molte persone, connazionali, non sarebbero in vita”. Poco importa cosa si dice o non si dice a proposito. Quel che in patria si deve sapere è che i sud-osseti hanno ringraziato la Russia per il sostegno “con le lacrime agli occhi”, ha concluso il capo del Cremlino riferendo quanto visto e sentito nella sua recente visita a Tskhinvali. Il resto non conta.




5 – Pietro Fiocchi
