Non per tirare fuori una discussione trita e ritrita, ma leggendo Lo Yoga della Potenza mi sono sovvenute alcune considerazioni.
Per così dire, questo è un testo delle stesso tipo/filone di Cavalcare la tigre, cioè un Evola in un certo senso impolitico (posteriore a quello più politico, mi sembra). Non in senso assoluto, poiché rimane il fondo inegualitario, ma questo è inerente alla natura stessa, e non vuole essere declinato o imposto politicamente.
Ora, io mi chiedo come si possa percorrere un sentiero spirituale fondato sull'amoralità e su una libertà assoluta (proprio nel senso del crowleyano "Fai ciò che vuoi") con un ambiente politico - a prescindere dai giudizi di valore - estremamente moralista (no alla droga, no ai froci, no alle perversioni, Dio patria famiglia ecc ecc.).




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