Sicuramente guadagnano poco visto che le licenze costano giusto due spiccioli.
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a me sorprende che gente che si definisce di sinistra vuole conservare sto sistema corporativista a metà tra l'altro, fosse per tutti almeno, per quanto criticabile, darebbe garanzie a tutti (bisogna vedere se teoriche o reali), ma come è ora divide solo tra garantiti e sfigati
in un paese normale un disoccupato che ha la macchina tenta di fare il taxista per tirare avanti, fa due pratiche burocratiche, attrezza il mezzo secondo le regole richieste e comincia a lavorare. da noi deve morire di fame perchè deve pagare la licenza, in macchina al massimo ci vive perchè non ha la casa :D siete dalla parte dei deboli? cor cazz!
Per carità ognuno chiama le cose come vuole , magari per creare suggestioni positive o negative , il parastato così come definito dalla l. nr 70 del 20/3/75 e successive modificazioni in buona parte dei casi indicati dall' amico zlais non c'entra una santissima salsiccia, ma più o meno ci siamo capiti e va bene così.
Alla sua diagnosi complessivamente condivisibile aggiungerei alcune considerazioni da considerarsi integrative e non in contrapposizione
Non esistono solo le attività che sopravvivono per la loro capacità di stare sul mercato e quelle che lo fanno per una normativa di protezione da parte dello stato, ci sono anche quelle che sopravvivono solo per la sostanziale assenza dello stato e fanno concorrenza sleale alle prime non solo per l'evasione fiscale e contributiva, ma per la violazione, e connessa riduzione dei costi, delle norme sulla sicurezza del lavoro , della tutela ambientale ... ( su questo ultimo problema ovviamente la discussione sull'articolo 18 non ininfluente)
Anche quando parliamo dei 60 miliardi di maggiori costi nelle forniture pubbliche per corruzione (giustamente evocati da Zlais) il tema delle liberalizzazioni non è determinante , si tratta invece di ampliare la capacità della pubblica amministrazione di controllare se stessa ( e ovviamente gli approcci alla Brunetta o peggio alla Ichino non possono che peggiorare le cose). Sia detto a latere di quei 60 miliardi , 5 o 10 saranno andati in bustarelle alla casta politica, i restanti alla imprenditoria disonesta, piccola e sopratutto grande. A questo proposito ricordiamo che ci sono anche i soldi dirottati dalle tasche dei contribuenti a quelle degli imprenditori senza che vi sia stata intermediazione di poltici o funzionari, come il caso delle turbative d'asta per gli appalti dei guard rail in cui è stata coinvolta anche l'impresa Marcegaglia dimostrano
Ma torniamo alle liberalizzazioni , una cosa che rimprovero a Bersani è aver permesso che le sue “lenzuolate” fossero definite liberalizzazioni, io avrei preferito modernizzazione del mercato, ma capisco le esigenze comunicative.
Vedo che l'amico Zlais ha adottato la propaganda berlusconiana tutta tesa a sminuire quella esperienza , ma questo non è un reato, al massimo qualifica il tipo di propaganda.
Comunque pur essendo stata sicuramente limitata l' opera di Bersani per modernizzare il mercato è stata praticamente l' unica negli ultimi decenni, si sono incrinate le regole corporative a tutela della farmacie ( i farmaci da banco li paghiamo meno ai supermercati ed hanno permesso sbocchi professionali ai giovani laureati) , dei notai per le pratiche automobilistiche , sulle licenze degli esercizi commerciali e dei tasssiti ( pur con le contraddizioni che sappiamo) , sulla portabilità dei mutui bancari ( poi sabotata dal governo Berlusconi), fino a piccoli interventi di regolamentazione dell' informazione al consumatore come la cartellonistica autostradale sui prezzi della benzina, o l'informazione completa sui biglietti aerei. Questo è quello che ricordo ( non è il mio campo professionale) , ci sarà anche dell' altro.
E poco ? Probabilmente , ma sono le uniche cose fatte nelle realtà . Per le cd riforme descritte dai teorici facili facili e poi disastrose quando si passa dalla teoria alla pratica abbiamo già dato, ci sono bastati Brunetta e la Fornero, e per fortuna che l' insulsaggine di un Ichino non è mai stata messa alla prova
La tua analisi è giusta, in linea di massima la condivido. Però mi permetto un'osservazione: anche il para-stato (ti rubo il termine) in Italia ha la colpa ulteriore di essere inefficiente.
Un esempio? La Francia. Pur se in misura minore della nostra, anche lì esiste un para-stato abbastanza vasto (avvocati, notai, piccoli e medi imprenditori che vivono di appalti pubblici, più in generale operatori privati che però operano al riparo di garanzie pubbliche).
La differenza è che in Francia lavorano - mediamente - meglio e con più riguardo al risultato.
La cosa non sorprende, d'altronde la Francia ha un ordinamento giuridico-istituzionale abbastanza simile al nostro, con la differenza di essere meno caotico (quanti avvocati esistono in Italia? quanti in Francia? Quante leggi ordinarie vigenti esistono in Italia? Quante in Francia?).
D'altronde certe professioni, per la loro stessa natura, richiedono d'essere regolamentate.
Questo non toglie che ci sia modo e modo di fare le cose; in Italia di solito si sceglie il peggiore.
Anche di operai ce ne stanno troppi e infatti guadagnano poco, che facciamo mettiamo una barriera pure lì? E' assurdo non ti rendi conto? Non può essere lo stato a dire quanti lavoratori devono esserci in un comparto, se io voglio fare il tassista devo poterlo fare e se guadagno poco sono cavoli miei, cambio lavoro. Oppure con l'inventiva anche se ultimo arrivato fotto i concorrenti più vecchi ma più tradizionalisti, chi può dirlo. Però lasciatemi libero di lavorare! Di questo si parla.
ste, se vuoi argomentare come farebbe un servogerli qualsiasi accomodati pure. ho fatto un esempio banale di una cosa che in italia non è possibile fare, per quanto per l'appunto banalissimo e tipico all'estero. e tu l'hai trasformato in "ah tutti i disoccupati devono essere tassisti ora" per piacere dai