Ragioniamoci.
Lo Stato in Italia è certamente inefficiente, mancano persino alcune regole fondamentali per evitare la commistione tra interessi pubblici e privati. La macchina burocratica brucia 50 miliardi di euro ogni anno, che noi chiamiamo sprechi, ma si tratta di corruzione. Il welfare è minimo nonostante una spesa pubblica pari al 49% della ricchezza che ogni anno gli italiani producono, che per il 45% devolvono allo Stato (non tutti allo stesso modo, perchè siamo un sistema progressivo, ma al contrario, i ceti medio-bassi danno una % più alta della ricchezza prodotta da loro rispetto ai ceti alti). I servizi pubblici son tagliati più per chi li fa che per chi li riceve, mancano alcuni principi di produttività basilari.
Ma se ci pensate, per quanto è una impresa difficile, si tratta di una realtà dai confini ben delimitati, quindi individuabile e riformabile.
Ciò che invece è più difficile riformare è il para-stato. Quella realtà privata sì, ma esistente, almeno così come la conosciamo, solo in quanto normata su misura dallo Stato. Con le sue oltre due milioni di norme aventi forza di legge.
Un operaio, un impiegato o un imprenditore grande o piccolo, che operino nel settore privato (quindi non sono dipendenti del pubblico e non fanno impresa con commesse statali), possono essere in qualsiasi momento scalzati da un concorrente più bravo. Capace di fornire un servizio o produrre un bene con un migliore rapporto qualità prezzo. Questa gente risponde, in parte anche selvaggiamente, quindi eccessivamente, a leggi del mercato, improntate bene o male sulla meritocrazia. I redditi di queste persone dipendono al 100% dai cicli economici e dalle proprie capacità.
Queste figure però sono nello stesso contesto economico di un'altra realtà privata, quella che ha un mercato in quanto lo Stato glielo garantisce. Se avete un capitale, le competenze richieste e le credenziali richieste, potete forse voi aprire liberamente una pompa di benzina? Potete forse voi aprire un ufficio notarile? Potete forse voi avviare una attività come tabaccaio? Potete forse voi aprire una farmacia? Ovviamente no, non liberamente, ma solo grazie a una licenza di un ente pubblico, che non viene rilasciata automaticamente se rispettate date competenze e requisiti (in tal caso sarebbe un semplice sistema di garanzia), ma in base a un numero da tenere chiuso e ristretto.
Come se non bastasse per parecchie di queste attività oltre che per altre in cui l'accesso è più aperto (leggi avvocati, per esempio), lo Stato, tanto per gradire, stabilisce anche delle tariffe minime.
Si dice, per non far morire i piccoli, il che andrebbe anche bene, ma a quel punto mettiamo anche un salario minimo? Il sistema è uno solo, se metti tariffe minime senza stabilire salari minimi crei uno scompenso, se non metti salari minimi evita di stabilire tariffe minime.
Non è una questione di quale sistema, puoi essere socialista, corporativista o liberista, ma una questione di uniformità di sistema, quel sistema deve valere per tutti, altrimenti crea squilibri e segregazione.
Di questi servizi, che non dipendono dai cicli economici, dato che hanno una offerta rigida (essendo non concorrenziali fanno prezzi che tendenzialmente crescono e basta, non scendono mai se non eccezionalmente) fruisce anche la parte che invece dai cicli economici dipende totalmente. Quella dei non garantiti o degli sfigati.
Mentre l'altra, quella dei garantiti o privilegiati, dipende dai cicli economici solo incidentalmente, ovvero, se gli sfigati di cui sopra diventano sempre più poveri, avranno più difficoltà ad accedere ai loro servizi, sono meno "spolpabili".
L'impresa deve sostenere per legge delle spese notarili, ma mentre l'impresa in un periodo di crisi ha meno liquidità, il notaio non risente di alcuna crisi, non ha cicli, fa sempre lo stesso prezzo. Quindi ammazza il sistema. Per fare un esempio banale.
Bene, non è forse questo un sistema molto più perverso, che crea molte più distorsioni, che opera una vera e propria apartheid economico-lavorativa tra le fasce della popolazione? Molto peggiore delle inefficienze statali stesse. Perchè riguarda privilegi in teoria privati. Difesi quindi con forza, basti pensare alle rivolte fatte ad ogni tentativo di liberalizzazione. Fatte da persone che poi magari schifano lo Stato (i notai sono anche tra le categorie che evadono di più. non solo lo Stato garantisce loro il mercato, il numero chiuso, la divisione territoriale, ma poi permette pure loro di evadere), ma che senza di esso sarebbero dei comuni mortali.
Il centrodestra italiano è assolutamente incapace di rompere questo sistema. Basti pensare all'intera area ex AN, oggi più forte di prima, che lo difende strenuamente. Basti pensare ad Alfano che da ministro ha reintrodotto le tariffe minime per gli avvocati. Il centrodestra italiano non è liberale (altro che liberista), è per questo sistema statalista malato, non universalista (statalismo sì, però per tutti) ma a caste. I due maggiori candidati alle loro primarie, se mai si faranno, sono Meloni e Alfano, una garanzia di conservazione di questo sistema.
Nel centrosinistra, chi si vanta delle lenzuolate dimentica che le ha ritirate praticamente tutte per paura. L'unico che aggredisce potenzialmente questo problema ENORME è Renzi.
La sinistra radicale, se non sbaglio, scese in piazza insieme (non nelle stesse piazze, ma per gli stessi motivi) al centrodestra, contro le timide lenzuolate.




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