
Originariamente Scritto da
Grifo
Sarebbe stamattina.
Bersani ha vinto le primarie e secondo i sondaggi il PD è al 30%, in coalizione con Vendola arriva al 36%, + UDC + PDL prenderanno il premio di maggioranza per formare il governo post elezioni.
Nessun partito ha detto "cosa vorrebbe fare" per affrontare la crisi senza incorrere in una contraddizione di fondo:
- Il PD accetta le condizioni UE, pareggio di bilancio + fiscal compact, e quindi accetta sia il progressivo declino economico sia la necessità di "manovre" per accrescere il declino economico.
- Vendola, che pur a chiacchiere contesta la "politica dell'austerity" nei fatti è in coalizione con il PD, e quindi la accetta aprioristicamente.
- Casini neanche contesta la politica dell'austerity, evidentemente rappresenta una platea elettorale che non è colpita dalla recessione
- Alfano giustamente prevede di essere "inconsistente" nelle prossime alleanze di governo, ma anche secondo lui, possiamo dire, "la recessione non si tocca". (Berlusconi segue le orme di Mussolini, che dopo aver creato il PNF lo distrugge dal '38 in poi)
Grillo rimane un mistero, e quindi una speranza, Maroni spinge per lo "Stato del Nord" secondo la tradizione leghista, e Di Pietro ha il partito spaccato che emigra verso il PD.
La riforma elettorale sarà varata per blindare questa situazione, con il Presidente che per sorvegliarne il percorso non va neanche alla Scala a sentire Wagner (scusandosi però, precisando il Corsera che tiene sulla scrivania la vita di Wagner, non si offendessero a Berlino!)
In sostanza l'Alba Dorata di oggi ci porta la certezza della recessione economica anche nella prossima legislatura, con la picchiata stabile di tutti i fondamentali economici.
Parafrasando lo scrittore russo Andrei Amalrik, sopravviverà l'Italia fino al 2018? (Amalrik sbagliò di quattro anni)
