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Discussione: La razza superiore

  1. #1
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    Predefinito La razza superiore

    Ecco perché è realistico parlare della superiorità del genio ebraico | l'Occidentale


    articolo un pó vecchiotto, ma lo ho letto solo oggi.

    Che dire... scusate il titolo antisemita?:hihi:

  2. #2
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Citazione Originariamente Scritto da DrittoSN Visualizza Messaggio
    Ecco perché è realistico parlare della superiorità del genio ebraico | l'Occidentale


    articolo un pó vecchiotto, ma lo ho letto solo oggi.

    Che dire... scusate il titolo antisemita?:hihi:
    Se uno scrivesse un articolo sulla superiorità del genio tedesco o europeo
    provate a indovinare come finisce...
    Ma ormai li conosciamo,due pesi due misure su tutto..
    dalle vignette antiislamiche allo sterco su Cristo che sono "libera espressione"
    passando per la negazione dell'olocausto che ovviamente diventa punibile,
    passando per la guerra d'aggressione alla Siria che diventa "difesa dei civili"
    mentre un bombardamento di palestinesi civili è autodifesa,etc,etc,etc...

  3. #3
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Un articolo veramente interessante e istruttivo, che riesce ad esser tale senza prolissità. Non è un articolo anti-giudaico, è filo-giudaico, perchè parla bene degli ebrei ed è finalizzato a parlarne bene sulla base di dati reali.
    Il popolo eletto di Javè è dotato di grandissime abilità, cognitive, intelletive, astrattive, e pure di altre qualità visto che come soldati, guerrieri, non scherzano! Non è chiaro come le abbiano sviluppate, se per condizionamento mentale, esperienza connessa a selezione naturale, orgine extra-terrestre come emerge da molte frasi dei loro testi sacri. Hanno maturato enormi abilità nel commercio, nella finanza, nella cultura, nella politica, nell' arte, perchè per tutta una serie di ragioni si sono sempre cimentati in queste attività. Queste 2 cose spiegano perchè sono diventato in occidente il gruppo umano predominante, negli ultimi secoli partendo gradualmente dal basso-medioevo; con l' importanza maggiore che nella vita, nella società, assumevano la scienza, la finanza, la ricerca eccettera era naturale che arrivassero ai vertici, influenzando di conseguenza il nostro mondo, facendoci quello che siamo (spero noi un pò meno). Non è che nella scienza, nella finanza, nell' industria, nelle professioni intelletuali mancassero e manchino gli altri, con contributi notevoli, è che gli ebrei sono stati in proporzione al numero di essi nella società, molto più numerosi.
    Quando un gruppo umano, sto parlando in generale nel senso che come può trattarsi degli ebrei può trattarsi dei cinesi, dei siciliani, degli islandesi ecc. in virtù delle sue abilità e del bisogno sociale delle sue abilità prende il sopravento, può dare quanto togliere: la pratica delle sue abilità può dare molto agli altri (pensiamo di quante scoperte scientifiche e culturali fatte da tanti ebrei noi che lo vogliamo o no beneficiamo compresa la ricerca revisionista sull' olocausto) ma al tempo stesso, essendo più forte, più capace, detenendo le leve del condizionamento e del potere, può agire per acquisire risorse in modo avido ai danni gli altri e schiavizzarli, magari non tanto per quel gruppo umano-etnico in se stessso ma a vantaggio di quegli strati socio-economici in cui è molto presente a fianco di persone di altri diversi gruppi umani-etnici che comunque una volta lì ne fanno di cotte e di crude; così nell' alta finanza e nella massoneria ci sono anche persone che non sono ne ebre ne di origine ebraica ma son ladri e parassiti lo stesso, talvolta peggio.
    Andando più terra a terra, possiamo pensare al ruolo dei cavalieri nei feudi medioevali: essi avevano la indiscuttibile utilità di proteggere i civili allora servi della gleba da soldati nemici e briganti, ma a volte il fatto che fossero rispetto agli altri perennemente dediti all' uso delle armi, quindi più forti degli altri, li rendeva ostici perchè abusano della loro forza per derubare e fare i bulli giusto per divertimento.

    Vedo che tra le risposte all' articolo ve ne sono di molto dure, che arrivano a mettere in discussione la superiorità degli ebrei e il fatto che abbiano dato un notevole contributo allo sviluppo moderno.
    Ultima modifica di Avanguardia; 05-12-12 alle 16:36

  4. #4
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Del "The jewish century", una delle opere citate nell' articolo, esiste l' edizione italiana. Potrebbe essere interessante leggerlo.
    Il secolo ebraico, libro di Yuri Slezkine su laFeltrinelli.it 9788854504509

  5. #5
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Metto qua la recensione dell' opera "Il secolo ebraico" fatta da Sergio Romano, l' adetto alle lettere del Corriere della Sera.
    Ebrei, il popolo della modernità
    Novecento. La tesi di Yuri Slezkine sostenuta nel saggio uscito da Neri Pozza, «Il secolo ebraico»: nessun riferimento a Israele

    Ebrei, il popolo della modernità

    La società capitalista esalta i talenti prima esercitati solo nel ghetto





    L a sterminata letteratura sull' Olocausto ha avuto l' effetto di oscurare un aspetto fondamentale della storia contemporanea. Abbiamo parlato molto di antisemitismo ricercandone le origini soprattutto nelle società della Francia, della Germania e della Russia tra la fine dell' Ottocento e la prima metà del Novecento. Ma non abbiamo prestato sufficiente attenzione alla straordinaria rinascita del popolo ebraico e ai suoi grandi successi nello stesso periodo. Non lo abbiamo fatto, probabilmente, perché temevano che la trattazione contemporanea dei due temi (rinascita e persecuzione) desse a qualcuno il pretesto di giustificare l' antisemitismo con argomenti capziosi. Ma il rapporto esiste ed è stato affrontato con una analisi particolarmente acuta da uno studioso americano, Yuri Slezkine, che può contare, per meglio affrontare questo tema, su tre vantaggi. Ha una nonna ebrea, una nonna cristiana e appartiene a una famiglia che proviene dalla Russia, vale a dire dal Paese dove agli inizi del Novecento vivevano 5,2 milioni di ebrei su un totale, nel mondo, di 8,7 milioni. In un libro apparso ora presso Neri Pozza (Il secolo ebraico, pagine 464, 20), Yuri Slezkine sostiene che gli ebrei hanno avuto per molto tempo caratteristiche analoghe a quelle di altri popoli (in Europa e nell' impero ottomano soprattutto gli armeni e gli zingari), che esercitavano mestieri a cui i nativi, per ragioni culturali o religiose, erano ostili o impreparati. Nelle società prevalentemente rurali della Russia occidentale e della Polonia orientale (Bielorussia, Ucraina, Galizia), gli ebrei erano mercanti, prestatori di denaro, sensali d' affari, gestori di negozi, artigiani. Erano quindi, per usare un termine contemporaneo, maestri dell' economia terziaria. Il concetto non è nuovo ma Slezkine lo allarga con una lunga e affascinante descrizione antropologica delle differenze fra i «mercuriani», seguaci del dio delle astuzie mercantili, e gli «apollinei», seguaci del dio del sole e delle attività agricole. I due gruppi si detestano, esercitano una sorta di reciproca apartheid, sono ossessionati dal desiderio di preservare la loro rispettiva purezza. Ma hanno bisogno l' uno dell' altro e vivono così su due piani distinti e opposti: quello dell' odio e quello dell' interesse comune. Fra tutti i mercuriani gli ebrei sono i meglio attrezzati a fare i mestieri del terziario e a preservare la loro coesione. Hanno antiche tradizioni e una forte coscienza della loro identità, sono endogamici, alfabetizzati, allenati alle dispute giuridico-teologiche, attenti alla cura del corpo e infine uniti da legami familiari e religiosi a gruppi lontani con cui possono creare utili reti d' affari. Sino a quando gli ebrei vivono in queste condizioni non è possibile parlare di diaspora. Appartengono al paesaggio della Russia zarista come i tedeschi del Baltico, i tatari della Crimea, i georgiani e gli armeni del Caucaso, gli azeri del Caspio. La loro condizione di popolo estraneo ma indispensabile cambia quando, nel corso dell' Ottocento, l' industrializzazione trasforma gli apollinei in potenziali mercuriani. Se tutti diventano capitalisti, lo spazio in cui gli ebrei sono chiamati a operare si allarga prodigiosamente. Se l' Europa diventa liberale, gli ebrei possono contare sulla graduale scomparsa delle interdizioni di cui sono stati vittime nel corso della storia. Da un mondo che diventa al tempo stesso capitalista e tollerante gli ebrei possono quindi trarre grandi vantaggi, come accade in Germania, in Francia, in Gran Bretagna, in Italia. Ma possono anche essere costretti alla partenza se lo Stato, modernizzandosi, assume, come in Russia, alcune delle funzioni che erano proprie delle comunità ebraiche: riscossione delle imposte, vendita degli alcolici, gestione dei rapporti commerciali con l' estero. Slezkine ricorda che fra il 1897 e il 1915 gli ebrei che lasciarono l' impero russo furono 1.288.000, di cui più dell' ottanta per cento erano diretti verso gli Stati Uniti. Usciti dal grande ghetto del recinto (la zona d' insediamento in cui erano confinati), gli ebrei possono finalmente mettere a frutto su scala molto più grande le virtù e i talenti che hanno sviluppato nel corso del tempo. In tutti i Paesi in cui hanno scelto di risiedere non vi è professione liberale, attività economica, impresa finanziaria e disciplina scientifica in cui la loro presenza al vertice della società non sia proporzionalmente molto superiore alla consistenza della comunità. I trionfi del capitalismo sono quindi anche i trionfi dell' ebraismo. Ma lo spirito di contraddizione e il gusto della dialettica, fortissimi nell' intelligenza ebraica, hanno un effetto apparentemente paradossale: quello di suscitare all' interno dell' ebraismo i maggiori avversari del capitalismo. Marx è convinto che ebraismo e capitalismo siano la stessa cosa. Gli ebrei rappresentano quasi un quinto di tutti movimenti politici rivoluzionari della Russia zarista, il 31 per cento dei delegati bolscevichi al primo congresso panrusso dei Soviet nel giugno 1917 e sono 23 sui 62 membri bolscevichi del Comitato centrale panrusso eletto dal secondo Congresso. Ma non appena l' Urss muore e la Russia diventa capitalista, gli ebrei russi tornano al capitalismo con una straordinaria prontezza e una stupefacente efficacia: sei dei sette maggiori oligarchi, compreso Mikhail Khodorkovskij, sono ebrei. Dovunque vi è modernità, quali che siano la sua forma e il suo volto, gli ebrei sono fortemente presenti perché, sostiene Slezkine, ne sono l' incarnazione. Il movimento sionista e la creazione dello Stato d' Israele non sono al centro degli interessi dell' autore. Il nome di Ben Gurion non è mai citato. Quello di Golda Meir è citato soltanto una volta per ricordare l' entusiasmo con cui fu accolta dagli ebrei moscoviti quando arrivò in Unione Sovietica come primo ambasciatore dello Stato d' Israele. Forse Slezkin ritiene che l' ebraismo, con la nascita d' Israele, abbia perduto alcune delle caratteristiche che sono il tema centrale del suo libro. Un dato statistico sembra confermarlo. Nel 1940 il principio dell' endogamia era ancora universamente rispettato e il tasso dei matrimoni misti per gli ebrei degli Stati Uniti era di circa il tre per cento. Nel 1990 aveva superato il cinquanta per cento. RIPRODUZIONE RISERVATA **** Un russo a Berkeley L' autore Yuri Slezkine, nato nel 1956, è professore di storia russa e direttore dell' istituto di slavistica all' Università di Berkeley, in California. Il libro che l' ha reso noto, «Il secolo ebraico», è apparso nel 2004 in inglese e ora è stato pubblicato in Italia da Neri Pozza (traduzione di D. Tagliacozzo, pagine 464, 20)

    Romano Sergio


    Pagina 46
    (7 aprile 2011) - Corriere della Sera
    Ultima modifica di Avanguardia; 07-12-12 alle 12:25

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    Predefinito Re: La razza superiore

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    Metto qua la recensione dell' opera "Il secolo ebraico" fatta da Sergio Romano, l' adetto alle lettere del Corriere della Sera.
    Ebrei, il popolo della modernità
    Novecento. La tesi di Yuri Slezkine sostenuta nel saggio uscito da Neri Pozza, «Il secolo ebraico»: nessun riferimento a Israele

    Ebrei, il popolo della modernità

    La società capitalista esalta i talenti prima esercitati solo nel ghetto





    L a sterminata letteratura sull' Olocausto ha avuto l' effetto di oscurare un aspetto fondamentale della storia contemporanea. Abbiamo parlato molto di antisemitismo ricercandone le origini soprattutto nelle società della Francia, della Germania e della Russia tra la fine dell' Ottocento e la prima metà del Novecento. Ma non abbiamo prestato sufficiente attenzione alla straordinaria rinascita del popolo ebraico e ai suoi grandi successi nello stesso periodo. Non lo abbiamo fatto, probabilmente, perché temevano che la trattazione contemporanea dei due temi (rinascita e persecuzione) desse a qualcuno il pretesto di giustificare l' antisemitismo con argomenti capziosi. Ma il rapporto esiste ed è stato affrontato con una analisi particolarmente acuta da uno studioso americano, Yuri Slezkine, che può contare, per meglio affrontare questo tema, su tre vantaggi. Ha una nonna ebrea, una nonna cristiana e appartiene a una famiglia che proviene dalla Russia, vale a dire dal Paese dove agli inizi del Novecento vivevano 5,2 milioni di ebrei su un totale, nel mondo, di 8,7 milioni. In un libro apparso ora presso Neri Pozza (Il secolo ebraico, pagine 464, 20), Yuri Slezkine sostiene che gli ebrei hanno avuto per molto tempo caratteristiche analoghe a quelle di altri popoli (in Europa e nell' impero ottomano soprattutto gli armeni e gli zingari), che esercitavano mestieri a cui i nativi, per ragioni culturali o religiose, erano ostili o impreparati. Nelle società prevalentemente rurali della Russia occidentale e della Polonia orientale (Bielorussia, Ucraina, Galizia), gli ebrei erano mercanti, prestatori di denaro, sensali d' affari, gestori di negozi, artigiani. Erano quindi, per usare un termine contemporaneo, maestri dell' economia terziaria. Il concetto non è nuovo ma Slezkine lo allarga con una lunga e affascinante descrizione antropologica delle differenze fra i «mercuriani», seguaci del dio delle astuzie mercantili, e gli «apollinei», seguaci del dio del sole e delle attività agricole. I due gruppi si detestano, esercitano una sorta di reciproca apartheid, sono ossessionati dal desiderio di preservare la loro rispettiva purezza. Ma hanno bisogno l' uno dell' altro e vivono così su due piani distinti e opposti: quello dell' odio e quello dell' interesse comune. Fra tutti i mercuriani gli ebrei sono i meglio attrezzati a fare i mestieri del terziario e a preservare la loro coesione. Hanno antiche tradizioni e una forte coscienza della loro identità, sono endogamici, alfabetizzati, allenati alle dispute giuridico-teologiche, attenti alla cura del corpo e infine uniti da legami familiari e religiosi a gruppi lontani con cui possono creare utili reti d' affari. Sino a quando gli ebrei vivono in queste condizioni non è possibile parlare di diaspora. Appartengono al paesaggio della Russia zarista come i tedeschi del Baltico, i tatari della Crimea, i georgiani e gli armeni del Caucaso, gli azeri del Caspio. La loro condizione di popolo estraneo ma indispensabile cambia quando, nel corso dell' Ottocento, l' industrializzazione trasforma gli apollinei in potenziali mercuriani. Se tutti diventano capitalisti, lo spazio in cui gli ebrei sono chiamati a operare si allarga prodigiosamente. Se l' Europa diventa liberale, gli ebrei possono contare sulla graduale scomparsa delle interdizioni di cui sono stati vittime nel corso della storia. Da un mondo che diventa al tempo stesso capitalista e tollerante gli ebrei possono quindi trarre grandi vantaggi, come accade in Germania, in Francia, in Gran Bretagna, in Italia. Ma possono anche essere costretti alla partenza se lo Stato, modernizzandosi, assume, come in Russia, alcune delle funzioni che erano proprie delle comunità ebraiche: riscossione delle imposte, vendita degli alcolici, gestione dei rapporti commerciali con l' estero. Slezkine ricorda che fra il 1897 e il 1915 gli ebrei che lasciarono l' impero russo furono 1.288.000, di cui più dell' ottanta per cento erano diretti verso gli Stati Uniti. Usciti dal grande ghetto del recinto (la zona d' insediamento in cui erano confinati), gli ebrei possono finalmente mettere a frutto su scala molto più grande le virtù e i talenti che hanno sviluppato nel corso del tempo. In tutti i Paesi in cui hanno scelto di risiedere non vi è professione liberale, attività economica, impresa finanziaria e disciplina scientifica in cui la loro presenza al vertice della società non sia proporzionalmente molto superiore alla consistenza della comunità. I trionfi del capitalismo sono quindi anche i trionfi dell' ebraismo. Ma lo spirito di contraddizione e il gusto della dialettica, fortissimi nell' intelligenza ebraica, hanno un effetto apparentemente paradossale: quello di suscitare all' interno dell' ebraismo i maggiori avversari del capitalismo. Marx è convinto che ebraismo e capitalismo siano la stessa cosa. Gli ebrei rappresentano quasi un quinto di tutti movimenti politici rivoluzionari della Russia zarista, il 31 per cento dei delegati bolscevichi al primo congresso panrusso dei Soviet nel giugno 1917 e sono 23 sui 62 membri bolscevichi del Comitato centrale panrusso eletto dal secondo Congresso. Ma non appena l' Urss muore e la Russia diventa capitalista, gli ebrei russi tornano al capitalismo con una straordinaria prontezza e una stupefacente efficacia: sei dei sette maggiori oligarchi, compreso Mikhail Khodorkovskij, sono ebrei. Dovunque vi è modernità, quali che siano la sua forma e il suo volto, gli ebrei sono fortemente presenti perché, sostiene Slezkine, ne sono l' incarnazione. Il movimento sionista e la creazione dello Stato d' Israele non sono al centro degli interessi dell' autore. Il nome di Ben Gurion non è mai citato. Quello di Golda Meir è citato soltanto una volta per ricordare l' entusiasmo con cui fu accolta dagli ebrei moscoviti quando arrivò in Unione Sovietica come primo ambasciatore dello Stato d' Israele. Forse Slezkin ritiene che l' ebraismo, con la nascita d' Israele, abbia perduto alcune delle caratteristiche che sono il tema centrale del suo libro. Un dato statistico sembra confermarlo. Nel 1940 il principio dell' endogamia era ancora universamente rispettato e il tasso dei matrimoni misti per gli ebrei degli Stati Uniti era di circa il tre per cento. Nel 1990 aveva superato il cinquanta per cento. RIPRODUZIONE RISERVATA **** Un russo a Berkeley L' autore Yuri Slezkine, nato nel 1956, è professore di storia russa e direttore dell' istituto di slavistica all' Università di Berkeley, in California. Il libro che l' ha reso noto, «Il secolo ebraico», è apparso nel 2004 in inglese e ora è stato pubblicato in Italia da Neri Pozza (traduzione di D. Tagliacozzo, pagine 464, 20)

    Romano Sergio


    Pagina 46
    (7 aprile 2011) - Corriere della Sera


    Bella recensione. D'altronde Romano è un vecchio amico dei nasoni. :giagia:

  7. #7
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Citazione Originariamente Scritto da DrittoSN Visualizza Messaggio
    Ecco perché è realistico parlare della superiorità del genio ebraico | l'Occidentale


    articolo un pó vecchiotto, ma lo ho letto solo oggi.

    Che dire... scusate il titolo antisemita?:hihi:


    Per quelli là puoi. C'è chi può e chi non può...loro può!


    Più che altro: Israel uber alles!

  8. #8
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Oh, pure papa Benedetto XVI è di origine ebraica! Almeno 10 rabbini tra i suoi antenati.
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    Ultima modifica di Avanguardia; 14-12-12 alle 01:24

  9. #9
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Citazione Originariamente Scritto da l'inquirente Visualizza Messaggio
    Care

    le teorie sul superuomo sono cazzate toutta.

    Invece io sono sostenitore della teoria del supermaschio!!!!

    E in giro se ne trovano, anche tra le cameratesse toutta come tra le compagnesse.

    Cosi' posso alternare: una notte il manganello, l'altra il manico della falcessa.


  10. #10
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    Predefinito Re: La razza superiore

    Citazione Originariamente Scritto da l'inquirente Visualizza Messaggio
    Care

    le teorie sul superuomo sono cazzate toutta.

    Invece io sono sostenitore della teoria del supermaschio!!!!

    E in giro se ne trovano, anche tra le cameratesse toutta come tra le compagnesse.

    Cosi' posso alternare: una notte il manganello, l'altra il manico della falcessa.
    Ti consiglio di passare la notte con un certo Bard Faust : Bård Faust - Wikipedia

 

 

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