La morte non esiste.
Inizio ad aprire il thread.
Vorrei inserirvi riflessioni, quotes e materiali vari delle tradizioni spirituali orientali e del misticismo dei Maestri.


La morte non esiste.
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Shōbōgenzō Shoji
正法限蔵
Sho significa "vita", e ji significa "morte". Shoji è quindi "la vita e la morte". Pur esistendo le parole "vita" e "morte" in ogni lingua, maestro Dôgen dice che noi non possiamo capire intellettualmente ciò che sono la nostra vita e la nostra morte. Egli dice che il senso di esse è incastonato nella nostra vita reale giorno dopo giorno. Qui, egli spiega vita-e-morte in quanto stato momentaneo reale all'istante presente. Nella nostra vita di tutti i giorni, la vita e la morte esistono in un tutto indiviso.
Jozan dice a Kassan: "Perché nella vita e la morte non c'è buddha, non c'è la vita-e-morte." Kassan risponde: "Perché nella vita-e-morte c'è buddha, allora noi non veniamo ingannati dalla vita-e-morte."
[Tale] senso fù espresso da Kassan e Jozan. [Tali] sono le parole dei due maestri Zen; sono le parole di persone che avevano trovato la verità, e non è quindi in vano che esse sono state iscritte. Chi si vuole liberare dalla vita e dalla morte deve soltanto illuminare questa verità. Se si va in cerca del buddha al di fuori della vita-e-morte, è come dirigere un carro a nord per andare a Etsu [che sta al sud], o come girarsi verso al sud e sperare di vedere la stella polare. E' ammucchiare sempre più cause di vita e di morte e d'aver completamente perso la via della liberazione. Quando si capisce che sola la stessa vita-e-morte è di per sé il nirvâna, non rimane nulla da odiare quanto vita-e-morte e nulla che agognare quanto nirvâna. Solo allora, per la prima volta, esiste il modo di liberarsi dalla vita e dalla morte.
Capire che noi ci spostiamo dalla nascita alla morte è un errore. La nascita è uno stato a un momento dato; ha già un passato e avrà un avvenire. E' per tale ragione che si dice nel Buddha-Dharma che l'apparizione è soltanto una non-apparizione. L'estinzione anch'essa è uno stato a un momento dato; anch'essa ha un passato e un avvenire. perciò viene detto che la sparizione non è altro che una non-sparizione
Ultima modifica di Ucci Do; 12-12-12 alle 10:53


‘L’uomo è l’essere attraverso il quale il nulla entra nel mondo’, afferma Jean-Paul Sartre.
Heidegger, e così pure Kierkegaard, affermano che il nulla crea spavento. Questa è soltanto la metà della storia: infatti queste due persone sono soltanto dei filosofi – ecco perché in loro crea spavento.
Se interrogate Buddha, Mahakashyapa, Nagarjuna, se interrogate me, ottenete la visione che la morte crea spavento soltanto se osservata in modo parziale, ma se osservata in senso assoluto, totale, la morte risulta la liberatrice da ogni timore, da ogni angoscia, da ogni ansia, vi libera dal samsara.
Cominciate a meditare sulla morte. Ogniqualvolta sentirete avvicinarsi la morte, entrate in essa – attraverso la porta dell’amore, attraverso la porta della meditazione, attraverso la porta di un moribondo. E se in un giorno qualsiasi – e quel giorno arriverà – sarete in punto di morte, ricevetela con gioia, come una benedizione. Se riuscirete a ricevere la morte con gioia, come una benedizione, raggiungerete la vetta più alta della vita, perché la morte è il crescendo della vita. La morte nasconde in sé il massimo dell’orgasmo, perché in essa è nascosto il massimo della libertà.
La morte significa che tu fai l’amore con il divino, oppure che il divino fa l’amore con te. La morte è l’orgasmo cosmico, totale. Perciò abbandona tutte le idee che hai sulla morte – sono pericolose. Ti rendono un antagonista rispetto alla massima esperienza che è necessario tu viva. Se mancherai l’esperienza della morte, rinascerai un’altra volta. A meno che non impari il modo per morire, rinascerai ancora e ancora e ancora. Questa è la ruota, samsara, il mondo. Una volta che avrai conosciuto il massimo orgasmo, per te non sarà più necessario rinascere: scomparirai e rimarrai in quell’orgasmo per sempre. Non rimarrai tu, non rimarrai come un’entità, non rimarrai definito e identificato in qualcosa. Rimarrai come Tutto, non come una parte.
Tratto da: Osho, Il Sutra del Cuore, Ed del Cigno
...ed in qualunque modo si giudichi Osho (furbone o vero maestro spirituale)...
Ultima modifica di Ucci Do; 12-12-12 alle 11:02




Preso così, questo discorso, è alquanto contradittorio: qualcuno mi sta dicendo che devo accettare con gioia qualcosa che non esiste....?!Originariamente Scritto da Ucci Do - Osho
La morte nasconderebbe quella libertà per farmi arrivare in cima alla vetta della vita ??
La morte va osservata in senso assoluto ???
...
Quello che scrive Osho è la conseguenza di un "qualcosa" che qui non è scritto.
La parte che manca è che se voglio trascendere il buio è sufficente che io sia nella Luce, ovviamente se sono nella Luce, automaticamente quel buio
rivelerà che di fatto che "Lui" non esiste.
E non c'è nemmeno bisogno di una grande luce: basta una piccola fiammella che anche il buio più nero, più tenace, è costretto a scomparire.
Così se comprendo l'intima essenza della Vita allora, automaticamente, comprenderò anche l'essenza di tutte le cose, anche l'essenza della morte.
Quindi in questo estratto manca una parte fondamentale, e la parte mancante è il significato che ognuno di noi da a quel trattino che sta
fra "nascita - morte".
In questo trattino deve avvenire qualcosa.
Tutti ne hanno parlato: in questo trattino dovremmo scoprire qual'è la Verità, dovremmo svegliarci, dovremmo rinascere, dovremmo Conoscere
noi stessi; come dice Panikkar dovremmo scoprire qual'è il significato della nostra Unicità.
In questo trattino dovremmo accenderci...
Più facile a dirsi che a farsi.
Se arriverà in noi questa Comprensione, allora sì, che entreremo in possesso di quella Vera Libertà citata nel testo.
Ultima modifica di Z4rdoz; 13-12-12 alle 10:39
*
Chi vuol non ha,
chi sa non può,
chi né vuol né sa tutt' ha e può.


...ed in quel trattino dovremmo trovare la chiave che traformi la paura della morte in consapevolezza della sua inesistenza.
E questo crea un altra possibile contraddizione: è proprio quel trattino che genera l'attaccamento forte tra la Verità e cio' in cui ci identifichiamo (sia esso corpo, materia, pensiero e via dicendo) ed è questo attacamento che crea la paura di abbandonare per sempre, con la morte, questa identificazione.
Cè una sorta di trade-off tra eternità e identificazione con i legami grossolani o sottili...che in fondo ci riporta al conflitto del duale...
p.s. piacere di rileggerti (sono rayo)
![]()
Ultima modifica di Ucci Do; 13-12-12 alle 12:33


Ciao Rayo,
sai bene che non ho mai disprezzato questa dualità; anzi, se posso ridere è proprio perchè questa dualità ha la capacità di generare contraddizioni.
Rido perchè dentro dentro di me c'è qualcosa che non sa gestire i paradossi. Qualcosa si dissolve quando due Verità entrano in collisione e emerge dal nulla una risata.
Dovresti conoscere "il dialogo interiore": c'è una voce (che sei tu) che ti parla e poi c'è un altro te stesso che ascolta... qual'è dei due è quello Vero?
Arriverà un giorno che quella voce che ti ha parlato per tutta la vità ti dirà che non potrà più parlarti.
Per quelli che hanno scoperto che il Vero noi stessi era quello che ascoltava non ci sarà nessun problema,...finirà solamente il chiacchericcio di un qualcosa che non eravamo noi...
Per evitare che quel giorno diventi una tragedia ecco che è fondamentale scoprire il nostro Vero Sè...quello che ascolta,...quello che osserva,...Il Testimone.
Il problema è che noi diamo credito a quella "voce"...che dice di essere noi...e alla fine pensiamo proprio di esserlo veramente...
Ultima modifica di Z4rdoz; 13-12-12 alle 15:40
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Chi vuol non ha,
chi sa non può,
chi né vuol né sa tutt' ha e può.




C'è quella famosa storiella della noce di cocco.
Un uomo timoroso della morte (come lo sono io) chiese ad un Maestro conforto domandandogli il significato della morte.
Il Maestro gli porse due noci di cocco, una acerba e una matura, e gli disse: Prova a romperle stando attento a non spezzarne la polpa.
L'uomo disse: se rompo quella acerba sono sicuro che non potrei non spezzarne la polpa poichè essa è unita al guscio.
Il Maestro disse: ecco tu ora sei come una noce di cocco acerba. Riusciresti invece a spaccare una noce di cocco matura preservando la polpa?
L'uomo rispose di Si.
Il Maestro disse: tu devi usare questa vita per accorgerti di diventare una noce di cocco matura.
L'uomo non comprese.
Se vuoi capire - disse il Maestro - puoi provare a morire ma non avresti avuto la tua risposta in vita.
Se vuoi capire comincia ora, mentre stai vivendo, ad imparare a separare il guscio dalla polpa.
Se il guscio, cioè è il corpo, e la polpa, la Consapevolezza, si separarno in questo stesso istantela morte scompare.
Tu continuerai a vivere anche quando il guscio sarà spezzato poichè esso è separato dalla polpa.
In quello stato la morte, anche se accade come evento, non potrà penetrare in te e raggiungerti.
Cio' che tu sei sopravvive (il testimone di cui parlavi, Z4doz).

