Barbari
"L'Impero ha le ore contate. Hardt e Negri non nutrono dubbi in proposito, accarezzando la certezza che «Una nuova orda nomade, una nuova razza di barbari, sorgerà per invadere o per evacuare l’Impero». Una volta annunciata la lieta novella, non rimane loro che riproporre la domanda già formulata da Nietzsche — dove sono i barbari? Quesito fondamentale, ma a cui è impossibile fornire una risposta se prima non si affronta un altro interrogativo — chi sono i barbari? A questo punto diventa necessario approfondire il concetto di barbaro, la cui definizione racchiude più di un significato. Etimologicamente questo termine indica lo straniero proveniente da un altro paese che, non conoscendo la lingua della polis, era incapace di farsi capire e si esprimeva balbettando. Storicamente indica un individuo che si contraddistingue per la cieca violenza devastatrice, per la selvaggia rozzezza. Barbaro è colui che non parla la lingua della città-Stato, nonché colui che si scatena con furore. A prima vista non si comprende bene come questa duplice interpretazione, in apparenza illogica, possa convivere in un unico termine. Perché mai colui che non parla la nostra lingua dovrebbe essere un brutale selvaggio? Perché mai colui che ricorre alla violenza più feroce non sarebbe in grado di esprimersi attraverso le nostre stesse parole?
In realtà esiste un profondo legame fra la mancanza di un linguaggio comune e la manifestazione di un inspiegabile comportamento violento. In una convivenza una lingua comune permette alle parti di conoscersi, di conciliare le differenze, di trovare un accordo. In caso di conflitto consente agli avversari di discernere fra amici e nemici, limitando l’uso della forza. Senza questa possibilità di intendersi non c’è spazio per la mediazione, ma solo per la violenza incontrollata. Le forze contrapposte possono scendere a patti a condizione d’essere capaci di comunicare fra loro. Nel caso in cui si combattano, la possibilità di dialogare pone comunque un limite alla loro violenza, stabilendo la soglia che non va oltrepassata per non vanificare future trattative. Ma senza questo linguaggio comune, senza la possibilità concreta di conoscere qualcosa dell’altro — presupposto fondamentale per scoprire ciò che può armonizzare gli interessi dei contendenti — non resta che battersi fino all’ultimo sangue."




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