Le Meta Upanisad racchiudono in forma condensata ed ispirata il cuore dell'insegnamento vedico, esse riguardano essenzialmente lo spirito dell'Advaita Vedanta nella sua pura espressione non dualistica della vita, dal quale può nascere una visione radicalmente diversa della realtà.
L' espressione non-duale tenta di descrivere il principio di Totalità, Unicità o di ciò che è già l'Uno. Una realtà unitaria in cui ci sono “non due” o “nessun'altro”, conferma senza alcun dubbio la natura illusoria della separatività. Se la separatività è illusoria, allora qualsiasi tentativo di non essere separati affonda le sue radici in una prospettiva dualistica.
Perciò il principio di base di ogni insegnamento che tenta di trasformare uno stato illusorio di esser separati in uno stato di unità si basa sulla convinzione di una realtà divisa, e non può quindi per non incorrere in contraddizione, pretendere di essere non-duale.
L'idea che prevede la possibilità che le pratiche basate su una concezione dualistica conducano ad una percezione non dualistica della realtà, è simile all'idea che con fatica e determinazione si possa insegnare ad un cieco di vedere.
Tuttavia, realizzare che lo stesso cercatore non è altro che L'unità in forma apparente come indicato dalle Meta Upanisad, è l'inizio del risveglio se non la liberazione stessa.
LE META UPANISAD
(autore: Metatron)
"E' soltanto attraverso le rappresentazioni mentali
che l'Assoluto può differenziarsi e vedersi altro da sè"
La mente per quanto una nella sua essenza, manifestandosi appare scissa in soggetto ed oggetto in contrapposizione, alimentando così l'illusorio senso di separazione ed il conseguente conflitto d'identità derivante dall'immedesimazione del soggetto osservante con l'oggetto osservato, poichè pensarsi ciò che non si è genera sofferenza.
Meta Upanisad 1
Questa apparente dualità in quanto effetto del moto proiettivo della mente (rajas), ha il potere di velare (tamas) la sottostante realtà indifferenziata della stessa (satva), favorendo in questo modo la fallace esperienza della percezione e quindi contribuendo alle relative ideazioni di nome e forma che nell'insieme vanno a comporre ciò che i saggi indicano con la parola Maya, semplice fenomeno immaginario.
Meta Upanisad 2
Il mondo dei nomi e delle forme che così nella sua molteplicità espressiva giunge in esistenza sussiste fino a che, grazie al risveglio, il moto pensativo e le percezioni inerenti non si riassorbono del tutto, consentendo alla verace natura del sostrato di emergere e di palesarsi in quanto Brahman, l'Assoluto incondizionato.
Meta Upanisad 3
Dalla prospettiva del Brahman, ogni eventuale modificazione mentale che possa spontaneamente sorgere e sovrapporsi, viene vista e dissolta per quello che è veramente: Brahman, l'Uno senza secondo, ed in ciò si cela se viene colto, il segreto del risveglio.
Meta Upanisad4
(Quest'ultima se non compresa intuitivamente potrebbe trarre in inganno dato che "vedere" qualcosa presuppone la presenza dualistica della mente, una possibilità tra le indefinite, che per l'Assoluto inteso come pura consapevolezza, rappresenta soltanto una parvenza. Pertanto il credere ai dati proiettati dalla mente costituisce l'elemento fondante a sostegno dell'intero spettacolo, a cui segue l'identificazione e l'inevitabile comparsa dell'ego sul palcoscenico della vita.)




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