Ciao! Mi chiamo Fabrizio e mi sono recentemente iscritto a "Politica in Rete". Sono rimasto particolarmente colpito dalla descrizione di questo forum: "Una società senza stati e classi, senza lavoro salariato e denaro", che mi sembra una buona approssimazione di ciò che per me – malgrado gli orrori dello stalinismo e del cosiddetto socialismo reale – può essere ancora identificato con il termine "comunismo". Vorrei perciò sottoporre alla vostra attenzione il blog/rivista che un piccolo nucleo informale di compagni del quale faccio parte, redige da circa un paio d'anni. Attraverso questo strumento, cerchiamo di rendere conto di una prospettiva radicalmente differente rispetto alle teorie rivoluzionarie del passato, siano esse marxiste o anarchiche (dal consiliarismo all'anarchismo collettivista, dal sindacalismo rivoluzionario alla sinistra comunista "italiana" etc.). Questa prospettiva, in mancanza di meglio, va oggi sotto il nome di "comunizzazione", e pur essendo in Italia pressoché sconosciuta, in altri paesi (in particolare in Francia, ma anche in Grecia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti etc.) è al centro di un vivace dibattito che coinvolge via via una cerchia sempre più ampia di compagn*. Ben inteso, si tratta di un milieu meno che ultraminoritario, ma le posizioni che vanno emergendo all'interno di questo dibattito meritano di essere conosciute anche qui da noi, non foss'altro che per essere confutate e rigettate. Riporto dunque, qui di seguito, la presentazione de "Il Lato Cattivo" (il nome della rivista alla quale ho accennato) e il link al blog.
Saluti,
F.
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Per non segnate vie
Chi siamo
“Il Lato Cattivo”: un incontro, una prossimità. Soprattutto un'attività. Del tutto informale e congiunturale. Per ora necessaria. Fino a che non la reputeremo superflua. Prodotta da diverse esperienze passate, da un accordo ed una prospettiva sul presente.
Ciò che ci interessa: il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Ovvero la “banalità” del corso quotidiano della lotta di classe. Ovvero la contraddizione fra proletariato e capitale come portatrice del suo superamento positivo: l'abolizione del modo di produzione capitalistico e la produzione del comunismo. Un cammino che si farà – che diviene conoscibile – solo percorrendolo. Procedendo a vista. Un cammino di cui sappiamo una cosa sola: una rottura deve subentrare.
Nessuna “tendenza”. Da una parte ciò che il proletariato “è” – nel modo di produzione capitalistico. La contraddizione tale quale si riproduce normalmente ogni giorno. Dall'altra l'abolizione delle classi – proletariato compreso. Che quest'ultimo può produrre in quanto attività di classe. Una relazione non progressiva. Non evolutiva. Di rottura.
Ciò che ci preme: sostanziare una critica. Renderla inaggirabile. Di tutto un periodo storico della lotta di classe: crescita delle lotte rivendicative, instaurazione di una fase di transizione, applicazione del programma rivoluzionario. Consigli. Partito. Autogestione. Con tutte le combinazioni possibili. Il movimento operaio come vettore. Forme diverse. Lo stesso contenuto. Liberare il lavoro produttivo. Divenire classe dominante. Creare le condizioni del comunismo.
Smontare ciò su cui si fondava la diversificazione interna della prospettiva rivoluzionaria anteriore. L'unità sulla cui base era possibile tale diversificazione. Rimontare, attraverso le sue rovine, una problematica differente.
Più oltre: lo sprofondamento di un'epoca. La fine dell'identità operaia. Una struttura differente della contraddizione di classe. La consistenza molecolare dei conflitti sul luogo di lavoro. La loro discontinuità. L'impossibilità di una crescita cumulativa. L'appartenenza di classe come limite e come costrizione. Da superare.
Ciò su cui puntiamo: il carattere teorico delle lotte. Di quelle attuali, soprattutto. Di quelle che – saltuariamente – ci coinvolgono. E anche delle altre. La tensione, per noi, ad una comprensione concreta. Possibile se si attraversano i deserti dell'astrazione. Passibile di produrre degli effetti. Senza ricette preformate. Al di là di ogni attesa e di ogni attivismo. Al di là dell'intervento stesso.
Abitare la discontinuità. Con un concetto. Una bussola. Forse provvisoria. Per orientarsi. Comunizzazione. L'abolizione del capitale. E corollariamente: delle classi, dello Stato, del denaro, dello scambio. Rapporti fra individui. Al di là del valore e del plusvalore. Non come obiettivo lontano. Né come un miracolo del cielo. Nient'altro che come mezzo. Concretamente incarnato in misure di lotta. Che saranno imposte dalla situazione.
Tutto ciò che esiste merita di perire.
il lato cattivo




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