
Originariamente Scritto da
Guelfo Nero
Perché anche oggi può essere interessante parlare di uno scrittore come Chesterton ?
Luca Fumagalli, durante la sua conferenza ha affermato che si tratta di uno dei più grandi scrittori cattolici, se non il più grande, del ‘900. La sua opera, prima che una medicina per l’anima, è un antidoto contro i veleni del mondo moderno (tratta di ogni questione: storia, letteratura, attualità, religione, economia, filosofia…). Si tratta di uno degli intellettuali cattolici che, per le sue posizioni ortodosse, è passato in secondo piano nell’epoca del post Concilio Vaticano II. Chesterton parla del buon senso, del quotidiano e della nostra condizione di uomini comuni, normali: “siamo tutti re in esilio” come lui definisce in Perché sono cattolico (1929). Il 29 maggio 1874 egli nasce a Londra da una famiglia benestante. Il padre, Edward, gestiva l’azienda di famiglia mentre la madre Marie Louise Grosjean era di padre svizzero (un pastore laico metodista) e madre scozzese. Nel 1879 nasce il fratello Cecil.
Cecil Chesterton, passato agli studi universitari, divenne amico di Hilaire Belloc e con lui fondò un giornale d’inchiesta contro la corruzione politica l’ “Eye-witness” (il testimone). Da socialista si convertì poi al cattolicesimo e morirà sul fronte di guerra nel 1918.
Durante l’infanzia e la lettura delle fiabe il giovane Chesterton si convince sempre di più che “ciò in cui più credevo e credo più fermamente, allora come adesso, sono le cosiddette fiabe. Le fiabe a me sembrano del tutto ragionevoli. Non sono fantasie. […] La terra delle Fate non è altro che l’assoluto paese del Buon Senso» (Ortodossia, 1908).
Durante il liceo non brillò nei voti. Frequentò con scarso successo i corsi all’University College di Londra. Cadde in un periodo di profonda depressione e solitudine: leggeva molti libri, partecipa anche a sedute spiritiche e arrivò vicino al suicidio. Successivamente lasciò l’università e cominciò a lavorare in una piccola casa editrice, poi passò ad una maggiore e iniziò a scrivere su giornali e riviste con sempre maggior successo.Nel 1896 incontrò la futura moglie Frances Blogg. Nel 1900, dalla frequentazione dei circoli contro la guerra boera 1899-1902) ,incontra Hilaire Belloc. Entrambi lavoreranno per la stessa buona battaglia: Scrivere tanto e scrivere a servizio della verità. Nasce così, come lo chiamava G. B Shaw, il “Chesterbelloc”, un sodalizio umano che durerà una vita.
Belloc scrive in On the place of Gilbert Chesterton in english letters:«mi sono stampate nella mente tutte le discussioni in cui mostrò quel suo talento. Tutte le sue tesi erano illuminate dal confronto fra una verità ignota e una già nota; fra un qualcosa di seminascosto e qualcosa di ampiamente verificato da noi tutti».
Nel 1901 pubblica The defendant (L’imputato) in Italia: Il bello del brutto. In esso, con una prosa forte e paradossale critica il nazionalismo ed esalta il patriottismo, elogia la “Little England” e le piccolo patrie. Questo tema ritorna nel 1904 con “Il Napoleone di Notting Hill (fantastoria)”: il protagonista, Adam Wayne, combatte in difesa della propria specificità. Sempre nel 1904 ne “L’osteria volante”, il marinaio Patrick Delaroy combatte contro l’Inghilterra islamizzata. Nel 1908 con “L’uomo che fu giovedì”, Chesterton si cimenta in un giallo kafkiano giocato tra anarchia e ordine, lotta tra male e bene (il protagonista è il poeta Gabriel Smyne). Sempre nel 1908 con “Ortodossia” mette in campo acute riflessioni sulla teologia (la filosofia fatta non da noi ma da Dio, contro ogni moda)e sull’intelligenza umana, sulla ricerca del bene e della verità sostenendo che il pensiero è stato creato per aderire al credo degli apostoli
Nel 1903 si avvicina al giallo con “Il club dei mestieri stravaganti” (con protagonista l’ex giudice Basil Grant, allontanato dal suo ruolo per “manifesta pazzia” perché non si preoccupava di applicare i codici alla lettera ma piuttosto preferiva dare agli imputati consigli personali di carattere morale come un sacerdote o un medico convinto che l’uomo è fatto inevitabilmente per il bene). Luca Fumagalli ha letto anche un’elogio della normalità scritto da Chesterton: «Per quanto ne so io, è considerato straordinario che una persona possa essere ritenuta normale. Io sono normale nel senso corretto della parola: che significa accettare un ordine, un Creatore e la creazione» (Perché sono cattolico (1929).
Nel1910 esce dalla penna di Chesterton il primo dei racconti dedicati a Padre Brown (ispirato alla figura di un suo caro amico padre John O’ Connor, conosciuto nel 1903 che contribuì molto alla sua conversione al cattolicesimo)
Nel 1922 Chesterton entra ufficialmente nella chiesa cattolica e scrive “La resurrezione di Roma”, una sorta di ritorno a casa. La moglie si convertirà solo nel 1926. Sullo stesso tema scriverà anche “The Catholic Church and conversion”. Nel 1925 pubblica “L’uomo eterno”: un profilo autenticamente cattolico della storia, dalla mitologia alla teologia.(il medioevo) contro un nuovo paganesimo dei feticci contemporanei. Dal punto di vista politico sosterrà il distributivismo: saranno fondamentali per la sua crescita politica, l’amicizia con Padre Vincent McNabb, la lettura dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, l’impegno nella lotta al socialismo e al capitalismo (Il profilo della ragionevolezza, 1926).
Per Chesterton: “La follia di domani non è Mosca, è Manhattan». La nuova eresia è la lussuria, il desiderio sfrenato di beni tipico del consumismo. Nel 1934 Papa Pio XI nomina lui e Belloc cavalieri dell’ordine di San Gregorio Magno in riconoscimento “ai servigi letterari resi alla chiesa” Il 14 giugno 1936 muore Chesterton. Pio XI, per mezzo del segretario di stato Pacelli, manda ai famigliari un telegramma di cordoglio in cui piangeva la perdita di «un devoto figlio della Santa Chiesa, difensore ricco di doni della Fede cattolica».