Il PD è ormai in marcia verso il Congresso.
Io sono del parere che si sia a un passo dal compiere l'errore finale, l'errore che forse potrebbe condannare definitivamente il partito. Un errore che consta di due distinti sbagli.
Innanzitutto, perchè nessuno trova il coraggio di dire che il percorso congressuale è semplicemente folle? Perchè nessuno trova il coraggio di dire che lo scenario più probabile, quello che vedrebbe all'Assemblea vincitore Bersani e alle primarie Franceschini rappresenta il classico schema del suicidio della sinistra, dato che produrrebbe una leadership dimezzata e debole a priori?
Per non parlare di possibili scenari intermedi con nessun candidato che supera alle primarie il 50% dei consensi, di modo che si tornerebbe ai risultati espressi nell'Assemblea con conseguente definitivo cortocircuito tra la volontà espressa dal partito e quella espressa dei militanti.
Sono solo io che vedo la pazzia e l'autolesionismo di un processo del genere o è un'impressione condivisa.
Comunque, al di là di questo primo sbaglio di metodo, c'è un errore di merito.
Bersani, Franceschini e chi per loro rappresentano, volenti o nolenti, una sinistra e nel particolare un PD afasici. Incapaci di comunicare la propria visione del'Italia e del mondo. Incapaci di saperla proporre e di saperla valorizzare. Incapaci perfino di teorizzarla. Non sto qui a spiegare i motivi della crisi in cui versa oggi la nostra sinistra, non avrebbe senso. Ciò che tuttavia so per certo è che nè Bersani nè Franceschini sono la soluzione. E il fatto che i due principali contendenti alla Segreteria siano inadeguati non è neanche un fatto strettamente legato alle loro persone. Bensì si tratta di una situazione di minoranza strutturale ormai radicata nell'immaginario della sinistra.
Nessuno dei due contendenti si preoccupa di tornare a essere maggioranza nel senso ampio del termine, tramite cioè la costruzione di un progetto che possa essere catalizzatore. Entrambi si affidano a una ricerca del consenso che passa attraverso il risiko della politica a cui nel corso degli ultimi anni ci siamo noi in primis assuefatti.
Nessuno dei due contendenti ha il coraggio di proporre un progetto orgogliosamente maggioritario, che sappia partire dalle ragioni della sinistra.
Sfortunatamente, sia Bersani sia Franceschini sono prigionieri di vecchie logiche. Sono rinunciatari fin dalla loro discesa in campo. Ricercano appoggi correntizi per concorrere, invece di concorrere in modo da amalgamare aree diverse. E così avviene anche nella competizione elettorale, dove invece di cercare di spostare gli elettori sulle proprie posizioni si finisce per spostarsi (invano) su quelle che si pensano siano predominanti nell'elettorato.
Sguarnendo e indebolendo la propria area. Che non sa più essere orgogliosa di sè stessa. Che non riesce più a credersi convincente e vincente. Che ha rinunciato all'identità e conseguentemente ai propri riferimenti culturali.
Per tutta questa serie di ragioni c'è bisogno all'interno della sinistra italiana di un cambio di passo reale. Che sia prima di tutto progettuale, e poi nominale. C'è bisogno di produrre, nel senso stretto del termine, una nuova cultura e nuovi riferimenti ideali.
Io non so indicare in che modo e attraverso quali personaggi possa realizzarsi uno scarto del genere. So tuttavia che senza un rinnovamento che attraversi prima di tutto il nostro immaginario comune sarà impossibile arrivare a un rilancio.
Perchè senza l'orgoglio delle proprie scelte e senza il coraggio dei propri valori non si può sperare di essere davvero "maggioranza". Se siamo noi i primi a non crederci, perchè dovrebbero crederci gli altri?
Ok, adesso massacratemi pure! :laugh:




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rimo,perché è quello più corrispondente agli obiettivi della sinistra(che sono quelli di dare sicurezza a tutti);secondo,perché questo modo di fare politica porta voti(infatti quando lo si è seguito,nelle regioni rosse,si è sempre vinto).