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Discussione: Veltroni 3.0

  1. #1
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    Predefinito Veltroni 3.0

    L’ex segretario del Partito democratico: in questi mesi ho taciuto di fronte a cose insopportabili. Dobbiamo rinnovare profondamente la nostra classe politica al Sud


    Walter Veltroni, lei non ha anco­ra commentato la vittoria di Bersa­ni.

    «Era nell’ordine delle cose che po­tesse accadere. Il risultato va letto più in profondità. Le primarie sono andate bene: chi sosteneva che non si elegge così un segretario di partito aveva torto. Però sarebbe sbagliato nascondersi che è diminuito il nume­ro dei votanti, in un momento di scontro con Berlusconi molto più for­te che nel 2007, quando c’era il gover­no Prodi. Non c’è dubbio che ci siano stati meno entusiasmo, meno carica, meno partecipazione di giovani. Det­to questo, le primarie si rispettano».

    Quindi lei resta?

    «Ho detto che rispetto le primarie e il loro risultato. Rutelli se n’è anda­to. D’Alema ha dichiarato che in caso di vittoria di Franceschini avrebbe dovuto fondare un nuovo partito di sinistra. Io credo nel Pd, ci credo da sempre, anche quando tanti irrideva­no questa prospettiva. L’ho fondato. Il mio posto è qui. In questi mesi, per amore del Pd, ho taciuto anche di fronte a cose insopportabili. Vedo che ora si ricorre alle 'veline rosse', fogli secondo cui starei per andarme­ne dal mio partito. È un mondo che mi fa tristezza, che non frequento; so­no abituato a dire le cose in prima persona. Domani ci sarà la direzione del partito e andrò, con lo stesso spi­rito sereno di questi mesi. Avevo det­to che sarei rimasto fuori dalla fase congressuale, e l’ho fatto. Ora la fase congressuale è finita, e riprenderò a partecipare alla vita del Pd».

    Cosa si attende da Bersani?

    «Bersani è un segretario rispettato da tutti. Da me, che conosco le diffi­coltà di quel lavoro, lo sarà più che da altri. Spero che rispetti tutte le opi­nioni. Io vinsi le primarie con il 76%, e certo non ho dato al partito una conduzione solitaria: negli organi di­rigenti era rappresentato ogni orien­tamento, e le decisioni sono state pre­se senza dissensi. Bersani è stato elet­to con il 53%; il 47% non ha votato per lui. Sono convinto che la sua in­telligenza lo spinga a capire che il Pd va diretto rispettando le identità, le culture, le differenti posizioni. C’è bi­sogno di un Pd unito».

    Che impressione le ha fatto l’ad­dio di Rutelli?

    «Non lo condivido affatto. Ma non condivido neppure le reazioni. Non mi piace che aleggi, come nei tempi andati, l’accusa di tradimento. Quan­do sento definire un uomo indipen­dente come Calearo 'uno che ha sba­gliato ristorante', riconosco uno stile che credevo superato con la coraggio­sa svolta di Occhetto di vent’anni fa. Ma fa pensare anche sentire Tabacci, fino a ieri favorevole all’elezione di Bersani, dire oggi che con Bersani il Pd è troppo a sinistra. È come se si volesse far arretrare il Pd in un recin­to più tradizionale per fare spazio a posizioni centriste. Io resto fedele al progetto originario».

    E invece?

    «Il rischio è che si ritorni allo sche­ma del centrosinistra col trattino. Il modello in verità non è l’Ulivo, per­ché l’Ulivo del ‘96 è diventato nel frat­tempo il partito democratico. Il mo­dello è l’Unione: coalizzare tutte le forze contrarie alla destra per impe­dirle di vincere le elezioni. Bene; ma poi? Così si costruiscono governi che faticano a stare in piedi. Senza una maggioranza riformista coesa non si cambia l’Italia, non si fanno la rivolu­zione verde, la lotta all’evasione fisca­le e alla precarietà, la battaglia per la legalità. E non si porta l’Italia fuori dalla guerra civile permanente».

    Guerra civile?

    «Quale altro paese ha avuto vent’anni di fascismo, la guerra fred­da con i morti per le strade, il terrori­smo, Tangentopoli, 15 anni di berlu­sconismo, con l’elemento permanen­te della mafia, delle stragi, di un gru­mo di oscurità? Quale altro paese pas­serebbe sotto silenzio la denuncia del procuratore Grasso, che all’Anti­mafia ha detto di vedere dietro le stragi del ’92 la 'regia di un’entità esterna'?».

    Quale entità esterna, secondo lei?

    «Ci sono processi in corso; l’ulti­ma cosa che farei è interferire in un processo. Leggeremo le testimonian­ze. Certo c’è un rapporto tra mafia e politica. C’è una cappa di piombo che si preferirebbe non sollevare. Ve­do che Maroni e Bassolino concorda­no nel dire che il video dell’omicidio di Napoli non andava mostrato; inve­ce è giusto mostrarlo, perché ci ha da­to quella che Gadda chiamava la co­gnizione del dolore, e dell’indifferen­za. In campagna elettorale io dicevo che avrei schiantato la mafia, Berlu­sconi diceva che Mangano è un eroe. Sono segnali. Messaggi che si manda­no, come candidare o meno Cosenti­no. Ma la lotta alla mafia chiama in causa anche il Pd. Dobbiamo rinnova­re profondamente la classe politica al Sud, a partire dalle regionali. Facce nuove, energie nuove, prese anche dalla società civile. Uomini come Raf­faele Cantone, il magistrato che ha combattuto la camorra in Campa­nia » .

    Gli uomini che lei scelse dalla so­cietà civile non l’hanno delusa?

    «Ricordo quando Berlinguer portò in Parlamento Natalia Ginzburg, Gi­no Paoli, Andrea Barbato, Altiero Spi­nelli, Alberto Moravia; personaggi che oggi sarebbero accolti dal sorri­setto ironico dei professionisti della politica. Io rivendico di aver portato in Parlamento Pietro Ichino, Umber­to Veronesi, Achille Serra, Salvatore Vassallo, il prefetto De Sena, intellet­tuali come Carofiglio, donne e uomi­ni che si battono per i diritti civili co­me Paola Concia e Jean-Léonard Touadi, imprenditori come Calearo e Colaninno, un operaio con una robu­sta intelligenza politica come Boccuz­zi... » .

    Rivendica pure la Madia?

    «Mi fa piacere che si parli bene di Marianna Madia, e la si trovi intelli­gente e colta, ora che pare non so­stenga più le mie posizioni. Io la sti­mavo prima e la stimo ora».

    Lei ebbe un ruolo anche nella scelta di Marrazzo. Cosa prova ades­so?

    «Più che lo sconcerto politico per questa intricata vicenda, provo dolo­re per la persona e per la famiglia. Ciò non implica che sia sbagliato sce­gliere persone che non vengono dal­la politica. Ricordiamoci delle perso­ne che vengono dalla politica e si so­no macchiate di frequentazioni crimi­nali » .

    Perché Prodi ce l’ha tanto con lei?

    «Psicologicamente lo capisco, ma il rapporto di stima tra noi non è mai cambiato. Prodi è stato convinto che il voltafaccia di Mastella sia stato pro­dotto dalla scelta, espressa al Lingot­to, della vocazione maggioritaria del Pd. Ma ci si dimentica della fatica quotidiana di quel governo. Dei cen­to sottosegretari, della crisi dopo un anno, della maggioranza appesa al re­spiro di Turigliatto, delle manifesta­zioni in piazza di ministri contro il governo, della riduzione drastica del consenso, della sentenza di un socio di maggioranza come Bertinotti che parlò di una fase politica conclusa. E poi quanto è accaduto dopo lascia credere che Mastella avesse matura­to il proposito di passare dall’altra parte. Proposito realizzato».

    La 'vocazione maggioritaria' non ha forse fallito?

    «No. Non ho mai pensato all’auto­sufficienza del Pd. Pensavo, e penso, che il Pd debba costruire una maggio­ranza riformista. Posso ricordarle un dato che a molti sfugge? Nel 2008 la coalizione riformista ha preso gli stessi voti del Pdl. Nel ‘96 vincemmo perché la Lega andò da sola e avem­mo bisogno della desistenza di Rifon­dazione. Nel 2008 i riformisti hanno preso gli stessi voti della destra: mai accaduto prima nella storia d’Italia. Ora Rutelli dice: mi metto fuori e con­tratto. E in Sinistra e libertà affiorano venti di scissione. Ma se questa idea si fa strada si torna alla frammenta­zione, ai 19 gruppi parlamentari».

    Il Pd non dovrebbe accettare il confronto sulle riforme, a comincia­re dalla giustizia?

    «Anche questa legislatura a mio av­viso è ormai sprecata. Il mio schema era quello delle democrazie occiden­tali: maggioranza e opposizione se le danno di santa ragione, ma le rifor­me istituzionali si fanno insieme. Raf­forzare il potere di controllo del par­lamento, dimezzare il numero dei parlamentari e ridurne le retribuzio­ni, superare il bicameralismo a favo­re di una democrazia che decide non è un favore a chi governa. Siamo noi per primi che abbiamo interesse ad evitare il degrado delle istituzioni. Ma Berlusconi non vuole le riforme; vuole risolvere i suoi problemi. Non ci sono già più le condizioni per l’ac­cordo » .

    Cosa pensa dell’ipotesi di D’Ale­ma ministro degli Esteri dell’Ue?

    «Le nostre profonde differenze po­litiche sono note, e si sono accresciu­te. Questo non mi impedisce di vede­re che la nomina di D’Alema sarebbe un’opportunità per l’Europa, per il paese e per il centrosinistra. Mi augu­ro vada in porto».

    Dalla Lanzillotta a Vernetti, chi la­scia il Pd lamenta che non sia stata seguita la linea di Veltroni. È in cor­so la sua riabilitazione?

    «So come va il mondo. Leggo che l’onorevole Marini si rallegra che il Pd non sia più un 'partito frou-frou'. Da lui mi sarei atteso sem­mai qualche parola di autocritica sul voto in Abruzzo. Sono fiero della campagna del 2008, di essere stato in 110 piazze, quasi rimettendoci la sa­lute. Sono stato a pranzo con le fami­glie italiane, ho girato il paese tenen­domi agli antipodi dalla politica spet­tacolo. Ho lasciato, dopo la grande manifestazione del Circo Massimo (altro che partito liquido), un Pd con centinaia di migliaia di iscritti e un bilancio splendido. Soprattutto, cre­do di aver destato una speranza che non è ancora spenta. L’Italia oggi è un paese triste. Ma è anche un paese straordinario, pieno di talento e di energie. Un paese che potrebbe sboc­ciare. Io sento il dovere di continuare a servire il paese che amo. Di tenere vivo quel sogno che volevamo realiz­zare, e a cui insieme non possiamo rinunciare».

    Aldo Cazzullo

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    Buona lettura!!!
    \"La Giustizia è il potere dei senza potere\"
    Vaclav Havel

  2. #2
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0




    Ciao Walterì fai buon viaggio!

  3. #3
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    Grande Walter

  4. #4
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    Perché Prodi ce l’ha tanto con lei?

    «Psicologicamente lo capisco, ma il rapporto di stima tra noi non è mai cambiato. Prodi è stato convinto che il voltafaccia di Mastella sia stato pro­dotto dalla scelta, espressa al Lingot­to, della vocazione maggioritaria del Pd. Ma ci si dimentica della fatica quotidiana di quel governo. Dei cen­to sottosegretari, della crisi dopo un anno, della maggioranza appesa al re­spiro di Turigliatto, delle manifesta­zioni in piazza di ministri contro il governo, della riduzione drastica del consenso, della sentenza di un socio di maggioranza come Bertinotti che parlò di una fase politica conclusa. E poi quanto è accaduto dopo lascia credere che Mastella avesse matura­to il proposito di passare dall’altra parte. Proposito realizzato».

    La 'vocazione maggioritaria' non ha forse fallito?

    «No. Non ho mai pensato all’auto­sufficienza del Pd. Pensavo, e penso, che il Pd debba costruire una maggio­ranza riformista. Posso ricordarle un dato che a molti sfugge? Nel 2008 la coalizione riformista ha preso gli stessi voti del Pdl. Nel ‘96 vincemmo perché la Lega andò da sola e avem­mo bisogno della desistenza di Rifon­dazione. Nel 2008 i riformisti hanno preso gli stessi voti della destra: mai accaduto prima nella storia d’Italia. Ora Rutelli dice: mi metto fuori e con­tratto. E in Sinistra e libertà affiorano venti di scissione. Ma se questa idea si fa strada si torna alla frammenta­zione, ai 19 gruppi parlamentari
    _______________

    Lui pensa di vivere in un paese normale, non è cosi. E bisogna rendersene conto. Che delusione Veltroni, l'ho sempre stimato, sempre... ma da quando ha preso in mano il PD ha distrutto tutto.. tutto.
    Ora tocca a Bersani ricostruire e speriamo che Veltroni non si metta di traverso...
    Se hai un po di tempo da perdere fai un salto qui:
    www.candidonews.wordpress.com
    Un blog in cui parlare di Politica, Informazione, Televisione, Cinema e tanto altro...

  5. #5
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    A me pare si stia già mettendo di traverso...
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    Vaclav Havel

  6. #6
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    Era ben noto che Veltroni vivesse dalle parti della Montagna del Sapone…quello che mi stupisce è come possa affermare candidamente di aver sbagliato completamente la diagnosi su Berlusconi e il suo modo di fare, senza che questo somigli a ciò che è; ossia un'ammissione di errori politici stratosferici.

    Sorvolo sulle forzature di interpretazione dei risultati elettorali, del tipo "nel 2008 i riformisti hanno preso quanto la destra". Imbarazzante.

    E la cosa desolante è che non riuscirei nemmeno ad avercela con lui se si mettesse di traverso alla nuova segreteria così come a suo tempo fecero con lui.
    Corriamo da una fotografia in macchina.

  7. #7
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    Ma che meraviglia! Ma che novità interessante! Veltroni difende Calearo, Colaninno e la Madia, esalta le sue primarie, vinte con il 78% (ahhaahahhahaah per forza, erano tarocche!), fa dell'antiberlusconismo senza una sola parola di autocritica, lui che diceva "il leader dello schieramento a noi avverso"... ahahahhahah e il tutto contro chi lo fa? Contro Bersani, messo lì da D'Alema per eseguirne gli ordini "strategici". Ma che novità sconvolgente! Veltroni contro D'Alema! Una cosa che mi coinvolge, mi sconvolge e mi fa salire l'adrenalina al massimno. uuuuuuuh, prevedo già una mobilitazione generale di tutto l'elettorato,strappato a delusione,sfiducia e apatia. Queste sì che sono sfide appassionanti.



    Bellissimo film: Veltroni ne converrà.
    Basta con i cialtroni.

  8. #8
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    Lucio Quinzio Cincinnato non ha insegnato nulla... e tra l'altro LUI aveva salvato la Patria... lui...

    Non importa se un gatto è bianco o nero, l'importante è che prenda il topo.
    [Presidente Deng Xiaoping]

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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    ....semplicemente imbarazzante...come intervista...
    speriamo rimanga a scrivere libri e non rompa il cazzo a chi cercadi costruire qualcosa dalla sue ceneri



    comunque anche se decidesse di tornare non avrà più il peso di prima, ormai si è bruciato, gli ex ds sono quasi tutti con d'alema rimarrebbe giusto con in nocciolo duro dei suoi sostenitori e qualche ex margherita niente di più
    Dannato Barone Rosso.

  10. #10
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    Predefinito Re:Veltroni 3.0

    morfeo ha scritto:
    ....semplicemente imbarazzante...come intervista...
    speriamo rimanga a scrivere libri e non rompa il cazzo a chi cercadi costruire qualcosa dalla sue ceneri



    comunque anche se decidesse di tornare non avrà più il peso di prima, ormai si è bruciato, gli ex ds sono quasi tutti con d'alema rimarrebbe giusto con in nocciolo duro dei suoi sostenitori e qualche ex margherita niente di più
    Come volevasi dimostrare. Naturalmente D'Alema non ci mette la faccia e ha candidato un suo factotum. Sia mai che si prenda le sue responsabilità davanti agli elettori!
    Basta con i cialtroni.

 

 
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