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Discussione: Cinziagate

  1. #81
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    Predefinito Re:Cinziagate

    bsiviglia ha scritto:
    Dimenticavo: Delbono è un "cattolico", di quelli che dovrebbero attirare l' elettorato cattolico (che, secondo me, non esiste, a parte i ciellini, perché la gente, giustamente, non va a votare sulla base dell'appartenenza religiosa, vedi tutta quella gente che domenica, all' uscita della messa e prima di comprare le paste domenicali, è andata a votare per Vendola alle primarie). Bene. Vediamo la storia personale del "cattolico" Delbono: due mogli, delle quali la seconda fu da lui lasciata, mentre era incinta, per la Cinzia Cracchi. Figli dalla prima e dalla seconda moglie (con la Cracchi niente figli ). La Cracchi, a sua volta, era sposata con una figlia e lasciò il marito per Delbono. A me, personalmente, non importa nulla delle sue vicende personali (se non quando incidono sull'erario di una Regione con l'addizionale più alta d'Italia) ma, rispetto al fatto che costui potesse avere un appeal sul sedicente elettorato "cattolico", ho forti dubbi.

    Ps: come al solito, il settimo comandamento "non rubare" per molti "cattolici" è un optional. In compenso il sesto (la cui corretta traduzione dall' ebraico è "non commettere adulterio" ma, anche lì, si traduce come più fa comodo) è il più gettonato (in pubblico) e però non è osservato in privato al pari del settimo.
    Io ieri sera ho sentito Delbono su la 7 con la Gruber. Ha spiegato la sua posizione, anche in maniera dettagliata, e ha risposto alle accuse con precisazioni che a me sono sembrate molto sensate. Ha spiegato la storia del bancomat e dei rimborsi sulle missioni.

    Visto che siamo garantisti fino alla morte con i peggiori delinquenti mi pare il minimo concedere il beneficio del dubbio a Delbono, che comunque si è dimesso.

    Sulle sue vicende personali, fino a che tali rimangono, non ho nulla da dire. Citando una frase di Black Hawk Down "life is imperfect".

    PS
    Visto chi votano i cattolici negli ultimi venti anni ci dovrebbe essere stato un plebiscito per Delbono...

  2. #82
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    Predefinito Re:Cinziagate

    Bologna: Delbono ha rassegnato le dimissioni
    28 Gennaio 2010 16:25 POLITICA

    BOLOGNA - Il sindaco di Bologna Flavio Delbono, dopo l'approvazione del bilancio, si e' dimesso formalmente dall'incarico. Le dimissioni erano gia' state anticipate qualche ora fa dal suo vice, Claudio Merighi, in una conferenza stampa in Comune. Delbono ha letto una breve comunicazione nell'aula del Consiglio. (RCD)


    E poco fa E' tv ha annunciato che nella prossima settimana sarà votato il decreto che anticipa le elezioni al 28 e 29 marzo...

  3. #83
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    Predefinito Re:Cinziagate

    [video type=youtube]jDx-EMW03ek[/video]

  4. #84
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    Predefinito Re:Cinziagate

    SINDACI «ROSSI» - Una crisi che viene da lontano
    di Valerio Evangelisti (ilManifesto del 27/01/2010)
    Un poeta bolognese dei primi del Novecento, Olindo Guerrini in arte Lorenzo Stecchetti, scrisse dei versi intitolati 'Primo Maggio'. Vi si descriveva la marcia lenta, solenne e silenziosa di un corteo di operai. «Toccandosi le mani ognun di loro / cerca il vicin chi sia. / Se i calli suoi non vi segnò il lavoro, / quella è una man di spia».
    Senza rimpiangere (ma un poco sì) l'intransigenza dei socialisti di epoca prefascista, fama meritata di onestà a tutta prova ebbero anche i sindaci comunisti del dopoguerra. Io nacqui al tempo di Giuseppe Dozza, magari stalinista, però uomo tutto d'un pezzo, che ancora appariva in pubblico con un fazzoletto rosso al collo. Un mito d'uomo, tanto che mio padre, pur lontano dal Pci (era socialdemocratico), lo ammirava senza riserve.
    Ugualmente limpidi sotto i] profilo morale furono i successori di Dozza: Guido Fanti, Renato Zangheri, Renzo Imbeni - uno dei sindaci migliori che abbia avuto la mia città. Persino Zangheri, che combattei nelle strade nel '77, era dal punto di vista personale di un'onestà ineccepibile. Nessuno avrebbe seriamente immaginato che lo slogan settantasettino «Bologna è rossa/è rossa di vergogna» potesse essere riferito, di lì a trent'anni, ai comportamenti del suo sindaco.
    Il fatto è che il Pci, con gli anni Ottanta e ben prima dell'89, iniziò a rompere silenziosamente con la propria tradizione. Gran parte della sua base era transitata dalle classi subalterne al ceto medio, con vocazione prevalentemente commerciale, e in parallelo era cambiata l'ideologia di cui era stata portatrice. Avanguardia della trasformazione fu forse la Lega delle Cooperative, passata a un modello compiutamente capitalistico che poco conservava di alternativo; seguirono a ruota tutte le altre istituzioni informali o formali cui il movimento operaio aveva dato vita. L'elogio smodato della piccola impresa diventò, sic et simpliciter, elogio dell'esistente. Ci condusse all'amministrazione del sindaco Walter Vitali, pronta a tutte le privatizzazioni in campo ospedaliero e scolastico, e alla mano dura contro gli immigrati che avevano osato occupare (nel senso di entrare e restarvi) la basilica di San Petronio.
    Fu scandaloso vedere il Gabibbo accorrere in soccorso di poveracci ricoverati dal Comune, dopo lo sgombero, in un edificio scolastico abbandonato: una spelonca sporca, fredda e fatiscente. Dopo la pausa politica di Guazzaloca, vincitore grazie all'avversione che il suo predecessore era riuscito a suscitare, Cofferati si incaricò di portare a termine il lavoro avviato da Vitali.
    Politiche tutte incentrate sull'ordine pubblico, misure proibizionistiche, guerra ai nomadi e ai poveracci, chiusura di centri sociali, semi-militarizzazione dei vigili urbani, ecc. Fino al divieto di costruire una moschea in un quartiere periferico. Ciò rispondeva al profilo di un partito che ormai si era sfaldato. Nei suoi ranghi rimaneva un pugno di militanti «usi a obbedir tacendo», ammiratori di D'Alema perché ha i baffi come Stalin, e segretamente convinti che i programmi neoliberisti del Pd siano una raffinata mossa tattica in direzione del comunismo.
    Accanto a costoro, però, stavano prendendo posto nuovi rampanti usi più ai salotti che alle riunioni di sezione, al richiamo dei vip che ai volantinaggi. Esattamente come il Psi negli anni di Craxi (ritenuto da Fassino e altri una specie di modello) - Poco interessati, di conseguenza, alla cosiddetta «questione morale». Ideologia comune? Nessuna ideologia, salvo l'avversione nei confronti della volgarità berlusconiana, troppo plebea e sguaiata per i loro gusti raffinati. Nemmeno Vitali e Cofferati, specchio delle diverse fasi di una trasformazione di base, furono attaccabili sul piano della condotta personale.
    Perché si arrivasse a questo era necessario che il partito (intendo il Pci-Pds-Ds-Pd) perdesse gli ultimi brandelli di coerenza, scoprisse i benefici dell'atlantismo e delle guerre umanitarie, i valori di mercato, l'utilità delle privatizzazioni a oltranza, la consonanza - a fini elettorali - con forze politiche popolate da personaggi collusi con la mafia, oppure fautrici di un ultraliberismo di stampo-reaganiano e capaci di proporre lo scioglimento dei sindacati.
    A quel punto, con un partito ormai privo di organizzazione e di tenuta ideologica, quale fu il Psi di Craxi al tempo «dei nani e delle ballerine» (forma organizzativa attualmente chiamata «primarie», come surrogato della democrazia interna), c'era spazio per ogni avventura. L'ultima di esse: candidare a sindaco Delbono. Non so se colpevole o innocente (spero nella seconda ipotesi), ma comunque, a differenza dei suoi predecessori, sospettabile di corruzione. Meno incattivito nel suo breve mandato nella persecuzione delle minoranze, nemiche o politiche, di quanto lo fosse Cofferati, ma subito impegnato nel licenziamento di centinaia di precari e nel finanziamento pubblico delle scuole private. Cosa che lascia indifferente il suo partito (ammesso che esista ancora), proteso verso ben altri, superiori fini. Cioè trovare, attraverso le consuete «primarie», un nuovo candidato sindaco decente. Compito quanto mai difficile.
    Temo che Stecchetti, se potesse vivere nella Bologna attuale, di mani callose ne noterebbe poche o nessuna. Di «man di spia» invece tantissime. Fortuna che gli ultimi sindaci di centrosinistra hanno vietato i cortei, nei fine settimana.
    Persino questo bisognava vedere.

    http://www.controlacrisi.org/joomla/...a-lontano.html

  5. #85
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    Predefinito Re:Cinziagate

    Kowalsky ha scritto:
    SINDACI «ROSSI» - Una crisi che viene da lontano
    di Valerio Evangelisti (ilManifesto del 27/01/2010)
    Un poeta bolognese dei primi del Novecento, Olindo Guerrini in arte Lorenzo Stecchetti, scrisse dei versi intitolati 'Primo Maggio'. Vi si descriveva la marcia lenta, solenne e silenziosa di un corteo di operai. «Toccandosi le mani ognun di loro / cerca il vicin chi sia. / Se i calli suoi non vi segnò il lavoro, / quella è una man di spia».
    Senza rimpiangere (ma un poco sì) l'intransigenza dei socialisti di epoca prefascista, fama meritata di onestà a tutta prova ebbero anche i sindaci comunisti del dopoguerra. Io nacqui al tempo di Giuseppe Dozza, magari stalinista, però uomo tutto d'un pezzo, che ancora appariva in pubblico con un fazzoletto rosso al collo. Un mito d'uomo, tanto che mio padre, pur lontano dal Pci (era socialdemocratico), lo ammirava senza riserve.
    Ugualmente limpidi sotto i] profilo morale furono i successori di Dozza: Guido Fanti, Renato Zangheri, Renzo Imbeni - uno dei sindaci migliori che abbia avuto la mia città. Persino Zangheri, che combattei nelle strade nel '77, era dal punto di vista personale di un'onestà ineccepibile. Nessuno avrebbe seriamente immaginato che lo slogan settantasettino «Bologna è rossa/è rossa di vergogna» potesse essere riferito, di lì a trent'anni, ai comportamenti del suo sindaco.
    Il fatto è che il Pci, con gli anni Ottanta e ben prima dell'89, iniziò a rompere silenziosamente con la propria tradizione. Gran parte della sua base era transitata dalle classi subalterne al ceto medio, con vocazione prevalentemente commerciale, e in parallelo era cambiata l'ideologia di cui era stata portatrice. Avanguardia della trasformazione fu forse la Lega delle Cooperative, passata a un modello compiutamente capitalistico che poco conservava di alternativo; seguirono a ruota tutte le altre istituzioni informali o formali cui il movimento operaio aveva dato vita. L'elogio smodato della piccola impresa diventò, sic et simpliciter, elogio dell'esistente. Ci condusse all'amministrazione del sindaco Walter Vitali, pronta a tutte le privatizzazioni in campo ospedaliero e scolastico, e alla mano dura contro gli immigrati che avevano osato occupare (nel senso di entrare e restarvi) la basilica di San Petronio.
    Fu scandaloso vedere il Gabibbo accorrere in soccorso di poveracci ricoverati dal Comune, dopo lo sgombero, in un edificio scolastico abbandonato: una spelonca sporca, fredda e fatiscente. Dopo la pausa politica di Guazzaloca, vincitore grazie all'avversione che il suo predecessore era riuscito a suscitare, Cofferati si incaricò di portare a termine il lavoro avviato da Vitali.
    Politiche tutte incentrate sull'ordine pubblico, misure proibizionistiche, guerra ai nomadi e ai poveracci, chiusura di centri sociali, semi-militarizzazione dei vigili urbani, ecc. Fino al divieto di costruire una moschea in un quartiere periferico. Ciò rispondeva al profilo di un partito che ormai si era sfaldato. Nei suoi ranghi rimaneva un pugno di militanti «usi a obbedir tacendo», ammiratori di D'Alema perché ha i baffi come Stalin, e segretamente convinti che i programmi neoliberisti del Pd siano una raffinata mossa tattica in direzione del comunismo.
    Accanto a costoro, però, stavano prendendo posto nuovi rampanti usi più ai salotti che alle riunioni di sezione, al richiamo dei vip che ai volantinaggi. Esattamente come il Psi negli anni di Craxi (ritenuto da Fassino e altri una specie di modello) - Poco interessati, di conseguenza, alla cosiddetta «questione morale». Ideologia comune? Nessuna ideologia, salvo l'avversione nei confronti della volgarità berlusconiana, troppo plebea e sguaiata per i loro gusti raffinati. Nemmeno Vitali e Cofferati, specchio delle diverse fasi di una trasformazione di base, furono attaccabili sul piano della condotta personale.
    Perché si arrivasse a questo era necessario che il partito (intendo il Pci-Pds-Ds-Pd) perdesse gli ultimi brandelli di coerenza, scoprisse i benefici dell'atlantismo e delle guerre umanitarie, i valori di mercato, l'utilità delle privatizzazioni a oltranza, la consonanza - a fini elettorali - con forze politiche popolate da personaggi collusi con la mafia, oppure fautrici di un ultraliberismo di stampo-reaganiano e capaci di proporre lo scioglimento dei sindacati.
    A quel punto, con un partito ormai privo di organizzazione e di tenuta ideologica, quale fu il Psi di Craxi al tempo «dei nani e delle ballerine» (forma organizzativa attualmente chiamata «primarie», come surrogato della democrazia interna), c'era spazio per ogni avventura. L'ultima di esse: candidare a sindaco Delbono. Non so se colpevole o innocente (spero nella seconda ipotesi), ma comunque, a differenza dei suoi predecessori, sospettabile di corruzione. Meno incattivito nel suo breve mandato nella persecuzione delle minoranze, nemiche o politiche, di quanto lo fosse Cofferati, ma subito impegnato nel licenziamento di centinaia di precari e nel finanziamento pubblico delle scuole private. Cosa che lascia indifferente il suo partito (ammesso che esista ancora), proteso verso ben altri, superiori fini. Cioè trovare, attraverso le consuete «primarie», un nuovo candidato sindaco decente. Compito quanto mai difficile.
    Temo che Stecchetti, se potesse vivere nella Bologna attuale, di mani callose ne noterebbe poche o nessuna. Di «man di spia» invece tantissime. Fortuna che gli ultimi sindaci di centrosinistra hanno vietato i cortei, nei fine settimana.
    Persino questo bisognava vedere.

    http://www.controlacrisi.org/joomla/...a-lontano.html
    Su Imbeni ha ragionissima: dopo di lui, per me il miglior sindaco che Bologna abbia mai avuto, il disastro.
    Basta con i cialtroni.

  6. #86
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    Predefinito Re:Cinziagate

    applausi ad evangelisti..
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

 

 
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