Bersani, Letta e la battuta del secolo: «noi non ci occupiamo di banche!»
Scherzi a parte, forse si sta sottovalutando la portata di quanto successo sul rinnovo dei vertici di Intesa Sanpaolo.
In sostanza il maggiore azionista è la Compagnia di San Paolo, compartecipata dal comune di Torino; Chiamparino, in quanto tenuto istituzionalmente a intervenire nella nomina del presidente del consiglio di sorveglianza (e volendo riequilibrare i rapporti a favore del Piemonte), ha sostenuto la candidatura di Siniscalco, ex ministro dell'Economia e personaggio di grande curriculum. D'accordo con lui larga parte del centrodestra locale (da Cota a Ghigo) e, per quel poco che vale, chiunque preferisse vedere un ricambio generazionale e non ai vertici della principale banca italiana.
E poi che succede? Che Guzzetti, capo della fondazione Cariplo (lombarda), punta i piedi e, pare sostenuto dall'ex 'torinese' Salza e da Bazoli, ottiene la testa di Siniscalco. Il tutto se non con l'appoggio comunque col beneplacito del Pd nazionale e locale.
Che ora sbotta dicendo che loro non si occupano di banche (!).
Cosa aggiungere, del resto, a Chiamparino in replica alle accuse di Letta («ha fatto un pasticcio, si assuma le sue responsabilità») e all'adagio di Bersani («noi con le banche non c'entriamo»)?
Credo che siano i leader di un partito che hanno perso tre elezioni di fila a doversi assumere delle responsabilità.
Fino a quando si riconosce alle Istituzioni il titolo per dire la loro, io come sindaco lo faccio in modo trasparente e non come i tanti che dicono di non occuparsi di banche e che poi dicono la loro nelle stanze riservate degli alberghi.




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