Pagina 7 di 13 PrimaPrima ... 678 ... UltimaUltima
Risultati da 61 a 70 di 129

Discussione: Il camerata Grillo

  1. #61
    Cacciaguida
    Data Registrazione
    29 May 2008
    Messaggi
    35,371
     Likes dati
    6,730
     Like avuti
    14,734
    Mentioned
    602 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    C'era quel passo divertente del MK in cui Hitler si lagnava del fatto che nelle prime riunioni pionieristiche del Partito c'era sempre quello con le teorie fantaeconomiche che mandava in vacca tutto.
    Ultima modifica di amerigodumini; 22-01-13 alle 17:17

  2. #62
    "Abbi Fiducia"
    Data Registrazione
    22 Jul 2010
    Messaggi
    68,811
     Likes dati
    666
     Like avuti
    14,223
    Mentioned
    1007 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    C'era quel passo divertente del MK in cui Hitler si lagnava del fatto che nel prime riunioni pionieristiche del Partito c'era sempre quello con le teorie fantaeconomiche che mandava in vacca tutto.
    ma alla fine basta fare come i comunisti storici, raccontare della futura estinzione dello Stato e nel frattempo industrializzare coattamente l'Unione Sovietica così da non renderla una comodissima preda per i nazisti

  3. #63
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,693
     Likes dati
    7,751
     Like avuti
    6,885
    Mentioned
    263 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Bisognerebbe precisare che cosa si intende per interesse. Se intendiamo l'interesse particolare, gretto e "individualista", questo è vero, ma ciò non toglie che esista un bene comune di fronte al quale tutti gli interessi - individuali o di categoria - risultano subordinati. Il bene del datore di lavoro e il bene del lavoratore è il medesimo in quanto entrambi fanno parte della collettività.
    Anche l'analisi marxiana parte da un presupposto individualistico...infatti Marx non parla di "bene comune" ma fa pressapoco un ragionamento simile: << guarda che lavoro fai e a quale classe appartieni, fallo e cerca di migliorare le tue condizioni di vita partecipando al processo rivoluzionario (nel caso tu sia proletario)>>. Infatti è proprio nel dibattito acceso Stirner-Marx che il secondo distrugge il primo e tutta la sua verve anarco-individualista, anti-organizzativa e dogmaticamente anti-dogmatica.

    Tornando a noi. Non so, al momento, dirti se esista o meno un bene comune. Se facciamo politica, inconsciamente o meno, lo riconosciamo...ma lo squallore dei tempi è tale da farmi giusto un po' dubitare.

    Mettiamo che questo bene comune esista e che si palesi al 100%. Seguendo il tuo ragionamento dovremmo conciliare tutti gli interessi di "classe" (o come diceva il Duce, di "categoria") in nome di questo bene comune.

    Intento più che lodevole! Ma a) non è possibile non tenere conto della realtà riguardante i rapporti di forza b) se si decide di abolire i sindacati bisogna avere il coraggio di abolire ANCHE confindustria (e il Duce, ahimè, non lo fece).

    Trovo dei limiti nel corporativismo sociale anche se, ad onor del vero, questa mia constatazione non mi porta automaticamente al marxismo-leninismo, dottrina a mio avviso paranoide e omologante. Proporrei il mantenimento di determinate forme di proprietà privata come l'impresa individuale, la piccola società e l'impresa a gestione familiare. Il resto andrebbe nazionalizzato e, successivamente, socializzato in maniera integrale. Socializzazione, in questo caso, non significa "grattiamoci le palle e consideriamoci tutti fratelli". Ognuno si prende ciò che ha dato in termini di tempo impiegato nel lavoro e se qualcuno ha dalla sua specifiche qualifiche o delle capacità peculiari dovrà essere posto (dalla maggioranza dei lavoratori) a capo dell'unità della quale egli fa parte. Non come "padrone" ma , piuttosto, come "supervisore". Oggi, ovviamente, il discorso diventa molto più complesso di quando la produzione era di tipo fordista. L'idea di socializzazione, tuttavia, per me rimane questa.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 22-01-13 alle 17:32

  4. #64
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,693
     Likes dati
    7,751
     Like avuti
    6,885
    Mentioned
    263 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Del corporativismo, e concludo!, apprezzo l'idea di trasformare un ente inutile come il parlamento in "rappresentanza del lavoro". Forse Grillo intendeva dire qualcosa di simile. Il tempo ce lo dimostrerà.

    PS: Quando consiglio di considerare l'analisi marxiana, attenzione, non dico di accettarla in blocco e acriticamente, quanto , piuttosto, di considerare UNO DEGLI ELEMENTI trainanti della storia: i rapporti di forza. Con questo, però, non voglio dire che le grandi idee o le figure carismatiche siano da bollare come pura "sovrastruttura". Chiaramente questo mio "appropriarmi" in maniera parziale delle idee del barbone, susciterà le ire di tutti i marxisti. Per loro l'analisi marxiana è un monolite inscindibile e chi cerca di prendere in prestito solo alcuni "sprazzi" viene tacciato come mistificatore o fautore di una teoria sincretica di carattere "post-moderno" (anche se diversi marxisti non accettano nemmeno la categoria del post-moderno)
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 22-01-13 alle 17:52

  5. #65
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,777
     Likes dati
    21,790
     Like avuti
    33,979
    Mentioned
    1505 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Citazione Originariamente Scritto da tercerista Visualizza Messaggio
    Anche l'analisi marxiana parte da un presupposto individualistico...infatti Marx non parla di "bene comune" ma fa pressapoco un ragionamento simile: << guarda che lavoro fai e a quale classe appartieni, fallo e cerca di migliorare le tue condizioni di vita partecipando al processo rivoluzionario (nel caso tu sia proletario)>>. Infatti è proprio nel dibattito acceso Stirner-Marx che il secondo distrugge il primo e tutta la sua verve anarco-individualista, anti-organizzativa e dogmaticamente anti-dogmatica.

    Tornando a noi. Non so, al momento, dirti se esista o meno un bene comune. Se facciamo politica, inconsciamente o meno, lo riconosciamo...ma lo squallore dei tempi è tale da farmi giusto un po' dubitare.

    Mettiamo che questo bene comune esista e che si palesi al 100%. Seguendo il tuo ragionamento dovremmo conciliare tutti gli interessi di "classe" (o come diceva il Duce, di "categoria") in nome di questo bene comune.

    Intento più che lodevole! Ma a) non è possibile non tenere conto della realtà riguardante i rapporti di forza b) se si decide di abolire i sindacati bisogna avere il coraggio di abolire ANCHE confindustria (e il Duce, ahimè, non lo fece).

    Trovo dei limiti nel corporativismo sociale anche se, ad onor del vero, questa mia constatazione non mi porta automaticamente al marxismo-leninismo, dottrina a mio avviso paranoide e omologante. Proporrei il mantenimento di determinate forme di proprietà privata come l'impresa individuale, la piccola società e l'impresa a gestione familiare. Il resto andrebbe nazionalizzato e, successivamente, socializzato in maniera integrale. Socializzazione, in questo caso, non significa "grattiamoci le palle e consideriamoci tutti fratelli". Ognuno si prende ciò che ha dato in termini di tempo impiegato nel lavoro e se qualcuno ha dalla sua specifiche qualifiche o delle capacità peculiari dovrà essere posto (dalla maggioranza dei lavoratori) a capo dell'unità della quale egli fa parte. Non come "padrone" ma , piuttosto, come "supervisore". Oggi, ovviamente, il discorso diventa molto più complesso di quando la produzione era di tipo fordista. L'idea di socializzazione, tuttavia, per me rimane questa.
    Considerazioni interessanti, alle quali cercherò di rispondere.
    Il corporativismo fascista risolse, o quanto meno cercò di risolvere, il conflitto di classe incorporando i protagonisti di questa lotta nel raggio d'azione e di competenza dello Stato. La risposta alla conflittualità tra i corpi intermedi fu la loro inclusione ed integrazione nel corpo morale e giuridico dello Stato. Le corporazioni fasciste, a differenza di quelle medioevali, non erano società di ordine e diritto privato, ma organismi dello Stato dotati della funzione di conciliare gli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori organizzati nei rispettivi sindacati. Le corporazioni quindi garantiscono l'organizzazione unitaria della produzione nazionale nei rispettivi ambiti e presuppongono l'esistenza dei sindacati, a cui spetta il compito di rappresentare i datori di lavoro e i lavoratori organizzatisi spontaneamente e liberamente. Il sindacato però viene legalmente riconosciuto e quindi, in quanto tale, da semplice organismo di diritto privato diviene un'associazione riconosciuta giuridicamente dallo Stato. Anche il sindacato adempie una funzione pubblica e - per citare il Carlo Costamagna della Dottrina del Fascismo - "tutto ciò che è pubblico è statale". Non è quindi solo un'associazione di parte ma rappresenta gli interessi della nazione italiana nell'ambito della categoria a cui si riferisce. Per questo durante il Ventennio ci sono le corporazioni, ci sono i sindacati e c'è anche Confindustria. Ciò che non sussiste più è il pluralismo sindacale d'età liberale, che è un pluralismo politico. Ciò nonostante, la Carta del Lavoro garantiva l'esistenza di associazioni professionali o sindacali di fatto al di fuori dei sindacati riconosciuti giuridicamente dallo Stato e dalle corporazioni stesse. La libertà d'associazione però durante il Ventennio si risolse nella facoltà di aderire o meno ufficialmente ai sindacati nazionali. Fatto che si poteva ovviare con uno sviluppo integrale della rappresentenza dei datori di lavoro e dei lavoratori all'interno dei sindacati e delle corporazioni.
    Una mancanza del Fascismo fu proprio questa: un troppo rigido sistema di nomina gerarchica dall'alto, che, a conti fatti, impedì lo sviluppo integrale della rappresentanza dei soggetti coinvolti nella produzione a cui accennavo. Il che non significa che non ve ne fossero i prodromi nel periodo in cui tale legislazione fu applicata e non significa nemmeno che il corporativismo non abbia ottenuto dei risultati. Grazie alle corporazioni e ai sindacati di diritto pubblico vaste masse di lavoratori poterono partecipare a loro modo alla vita politica della nazione e a responsabilizzarsi in questo senso, contribuendo alla formazione della volontà sociale.

    La socializzazione del periodo repubblicano era la tardiva e velleitaria risposta del Fascismo a questo problema.
    La socializzazione comunque non può mortificare, assorbendola ed eliminandola, la proprietà privata perché comunque, anche se si è di fronte a grandi imprese, "il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dell'ordinamento giuridico", come recita l'art. 832 del Codice civile attualmente vigente, che fu redatto e promulgato durante il Ventennio fascista.
    Motivo per cui, secondo me, la socializzazione non può tradursi in una vasta nazionalizzazione, con conseguente funzionarizzazione, dell'economia ma se mai in una vasta responsabilizzazione di chi vi lavora, a vario titolo, e tenendo massimamente conto delle funzioni di ciascuno in base al merito.
    Ultima modifica di Giò; 22-01-13 alle 18:03
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  6. #66
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,693
     Likes dati
    7,751
     Like avuti
    6,885
    Mentioned
    263 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Considerazioni interessanti, alle quali cercherò di rispondere.
    Il corporativismo fascista risolse, o quanto meno cercò di risolvere, il conflitto di classe incorporando i protagonisti di questa lotta nel raggio d'azione e di competenza dello Stato. La risposta alla conflittualità tra i corpi intermedi fu la loro inclusione ed integrazione nel corpo morale e giuridico dello Stato. Le corporazioni fasciste, a differenza di quelle medioevali, non erano società di ordine e diritto privato, ma organismi dello Stato dotati della funzione di conciliare gli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori organizzati nei rispettivi sindacati. Le corporazioni quindi garantiscono l'organizzazione unitaria della produzione nazionale nei rispettivi ambiti e presuppongono l'esistenza dei sindacati, a cui spetta il compito di rappresentare i datori di lavoro e i lavoratori organizzatisi spontaneamente e liberamente. Il sindacato però viene legalmente riconosciuto e quindi, in quanto tale, da semplice organismo di diritto privato diviene un'associazione riconosciuta giuridicamente dallo Stato. Anche il sindacato adempie una funzione pubblica e - per citare il Carlo Costamagna della Dottrina del Fascismo - "tutto ciò che è pubblico è statale". Non è quindi solo un'associazione di parte ma rappresenta gli interessi della nazione italiana nell'ambito della categoria a cui si riferisce. Per questo durante il Ventennio ci sono le corporazioni, ci sono i sindacati e c'è anche Confindustria. Ciò che non sussiste più è il pluralismo sindacale d'età liberale, che è un pluralismo politico. Ciò nonostante, la Carta del Lavoro garantiva l'esistenza di associazioni professionali o sindacali di fatto al di fuori dei sindacati riconosciuti giuridicamente dallo Stato e dalle corporazioni stesse. La libertà d'associazione però durante il Ventennio si risolse nella facoltà di aderire o meno ufficialmente ai sindacati nazionali. Fatto che si poteva ovviare con uno sviluppo integrale della rappresentenza dei datori di lavoro e dei lavoratori all'interno dei sindacati e delle corporazioni.
    Una mancanza del Fascismo fu proprio questa: un troppo rigido sistema di nomina gerarchica dall'alto, che, a conti fatti, impedì lo sviluppo integrale della rappresentanza dei soggetti coinvolti nella produzione a cui accennavo. Il che non significa che non ve ne fossero i prodromi nel periodo in cui tale legislazione fu applicata e non significa nemmeno che il corporativismo non abbia ottenuto dei risultati. Grazie alle corporazioni e ai sindacati di diritto pubblico vaste masse di lavoratori poterono partecipare a loro modo alla vita politica della nazione e a responsabilizzarsi in questo senso, contribuendo alla formazione della volontà sociale.

    La socializzazione del periodo repubblicano era la tardiva e velleitaria risposta del Fascismo a questo problema.
    La socializzazione comunque non può mortificare, assorbendola ed eliminandola, la proprietà privata perché comunque, anche se si è di fronte a grandi imprese, "il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dell'ordinamento giuridico", come recita l'art. 832 del Codice civile attualmente vigente, che fu redatto e promulgato durante il Ventennio fascista.
    Motivo per cui, secondo me, la socializzazione non può tradursi in una vasta nazionalizzazione, con conseguente funzionarizzazione, dell'economia ma se mai in una vasta responsabilizzazione di chi vi lavora, a vario titolo, e tenendo massimamente conto delle funzioni di ciascuno in base al merito.
    Trovo valide alcune tue considerazioni ma , indubbiamente, ci sono anche dei punti di divergenza.
    Io penso che l'idea di rendere "pubblico" un sindacato sia qualcosa di comunque conforme con la natura che esso svolge. Infatti il sindacato non si rivolge a 4 o 5 persona ma ad una collettività che possiamo chiamare, a seconda del linguaggio utilizzato o del proprio background politico, "categoria" o "classe". Il problema, però, nasce quando pubblico = stato e lo stato, purtroppo, è in mano a categorie come quelle che, diciamocelo, hanno in buona parte condizionato le scelte di Mussolini: la borghesia e la monarchia. Almeno nel Ventennio.
    In questo caso il sindacato effettuerà pure delle concessioni ai lavoratori ma rimarrà subordinato agli interessi delle classi/categorie dominanti.
    Non è facile dare una risposta chiara ed esaustiva a chi si domanda quale debba essere la reale natura di un'istituzione come quella sindacale.
    Tuttavia esistono due esperienze, esperienze che talvolta vengono percepite positivamente anche dal variegato mondo della dx radicale: le Fa.Sin.Pa e il sindacalismo peronista. Esperienze entrambe argentine.
    Il primo modello prevede una sorta di socializzazione integrale , dove non interviene uno stato burocratico modello URSS, grazie alla quale sparisce pacificamente la figura del "padrone".
    Il secondo modello, invece, è il risultato dell'opera di un grandissimo stratega come Juan Domigno Perón. Perón non decise di abolire i sindacati MA DI EGEMONIZZARNE UNO per renderlo il più consistente ed il più amato dai lavoratori.
    Queste due, a mio avviso, sono le scelte sulle quali puntare. Certo, in Italia i sindacati fanno alquanto schifo e ti passa in cinque minuti la voglia di "egemonizzarli" . Ma se uno statista, tra vent'anni, dovesse decidere di puntare sul neonato sindacato di CPI invece che sulla triplice o sull'UGL , certamente si aprirebbero scenari insoliti e interessanti.
    Per quanto riguarda il modello Fa.Sin.Pa: è chiaro che non possiamo dall'oggi al domani socializzare ogni azienda possibile e immaginabile mandando il paese a ramengo. Sarebbe assurdo. Sarebbe come se un comunista con poca materia grigia, l'opposto di un Preve, dicesse: << Domani si farà la rivoluzione ed entro 24 ore nazionalizzeremo ogni forma di proprietà privata >>. Il primo passo, quindi, sarà quello di instaurare un modello di cogestione simile alla Mitbestimmung tedesca e, in seguito, passare a quanto proposto al punto uno.

    Pareri e teorizzazioni personali, sia ben chiaro!

  7. #67
    Hic Sunt Leones
    Data Registrazione
    26 May 2009
    Località
    Soprattutto Italia
    Messaggi
    28,900
     Likes dati
    229
     Like avuti
    5,744
    Mentioned
    310 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    5

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Più che alla Socializzazione anni '40 (la quale, non dimentichiamo, occorse in periodo di guerra e nel contesto di un sistema produttivo totalmente differente da quello di oggi) credo sarebbe interessante osservarne due varianti attuali, solo apparentemente opposte.
    Uno è il modello tedesco, dove in molte fabbriche i lavoratori vengono responsabilizzati diventando a tutti gli effetti parte integrante del CdA dell'azienda in cui lavorano, venendo coinvolti sulle scelte produttive con onori sul piano della retribuzione e oneri su quello della produttività.
    L'altro riguarda invece l'Argentina e l'esperienza delle FaSinPat (Fabrica Sin Patron): durante la crisi dell'inizio dello scorso decennio in pratica diverse aziende venero di fatto tenute in piedi dai loro lavoratori che cominciarono ad autogestirsi in assenza di una direzione vera e propria (si parla anche di "Empresas Recuperadas") con risultati soddisfacenti per loro e per il sistema produttivo (l'esempio più noto di FaSinPat è la Zanon).
    Passata la buriana facciamo i conti

  8. #68
    "Abbi Fiducia"
    Data Registrazione
    22 Jul 2010
    Messaggi
    68,811
     Likes dati
    666
     Like avuti
    14,223
    Mentioned
    1007 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    imporre agli operai la gestione della produzione per condannarli a non potersene più andare a bere birra a turno finito

  9. #69
    Cacciaguida
    Data Registrazione
    29 May 2008
    Messaggi
    35,371
     Likes dati
    6,730
     Like avuti
    14,734
    Mentioned
    602 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    imporre agli operai la gestione della produzione per condannarli a non potersene più andare a bere birra a turno finito
    Lo NSDAP non sarebbe mai nato.

  10. #70
    .
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    15,486
     Likes dati
    1,827
     Like avuti
    4,712
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: Il camerata Grillo

    Secondo me le cose funzionano quando le decisioni vengono prese da pochi, una persona mi sembra l'ideale. E se è un coglione meglio stare ai capricci di un coglione che ai capricci di tutti.

 

 
Pagina 7 di 13 PrimaPrima ... 678 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 48
    Ultimo Messaggio: 07-05-13, 11:25
  2. Grillo 1996, Grillo 2012: cronologia di un cambiamento
    Di Ringhio nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 23-12-12, 00:21
  3. Beppe Grillo CAMERATA
    Di Miles nel forum Destra Radicale
    Risposte: 134
    Ultimo Messaggio: 22-01-11, 06:25
  4. I MeetUp "amici di Beppe Grillo, autonomi anche da Grillo?
    Di LeoZaquini nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 17-09-08, 20:44
  5. Il passaggio delle consegne: da camerata a camerata
    Di Beppe Tritoni nel forum Destra Radicale
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 21-01-08, 15:25

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito