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    Predefinito Frammenti di filosofia...

    Ho deciso di aprire un nuovo thread che possa contenere tutte le conversazioni filosofiche senza tema di finire OT..
    Ho visto che inevitabilmente qualsiasi argomento va a finire come saltellando a toccare i luoghi che più si prestano a ciò che si chiama il Fondamento..e ammorbano tutti i thread di considerazioni che finiscono inevitabilmente a parlare di Severino..Essere..Infinito..etc..
    a prescindere dall'argomento di partenza..
    Frammenti di filosofia vuol essere uno spazio dove qualsiasi riflessione è legittima..come qualsiasi frammento è legittimo nei confronti di quella Verità che non si lascia racchiudere nelle pastoie delle nostre menti..
    pur tentandoci da millenni..


    Quote Platone..
    Curioso, forse che tu stabilisci l'immediato dal mediato? l'apodissi a partire dall'anapodissi? la presenza di Giove oltre l'esperienza a prescindere dal fatto che tu possa far esperienza? Non mi pare, infatti continui a sostenere che l'Infinito è dedotto dal finito, perciò assumi il finito come fondamento di ciò che di-mostri, ed è palese che in qualsiasi di-mostrazione, se vien meno il mostrato va da sè che non ha alcun senso il di-mostrato.
    Cioè è proprio dal punto di vista logico che è scorretto dire che fondante sia l'Infinito, stante che tu lo deduci logicamente, mentre l'incontrovertibilità è giudicata sempre in relazione all'immediatezza, non alla mediazione.
    Quanto al fatto che l'Oriente sia pre o post filosofico, qui ci si deve intendere: è dal punto di vista storico che l'ontologia, il nulla, l'elenchos, la logica classica, il linguaggio filosofico vengon in seguito rispetto alle sapienze veterotestamentarie, ai Veda, alle Upanishad..
    L'Infinito non è contrario alla logica ..ne è superiore....
    per questo il pdncp agisce sul piano ontologico..e non ha potere rispetto a quell'Infinito che non ha nessun limite..nemmeno quello posto dalla nostra mente o da quei principi che sono il fondamento della manifestazione come il pdncp..o quello aristotelico o il principio d'identità..
    Poi..tutto ciò che appare alla mente non è immediato ma mediato dal pensiero..e solo una realtà metamentale può essere intuitiva e quindi vera..
    L'incontrovertibilità è un concetto mentale..e vera se la mente la riconosce..e la mente è sottoposta alle leggi dell'Essere..e all'Essere finisce..Oltre.. l'incontrovertibilità non ha più alcun senso..
    L'Infinito come Fondamento....è percepito immediatamente dall'Intuizione Intellettuale..ed è riconosciuto dalla logica..che ha sempre una funzione di supporto alle verità intuitive ..non dedotte cioè..
    L'Intuizione dell'Infinito nasce dall'Intuizione dell'Essere Puro..la semplice percezione di esistere.. che è il Fondamento del nostro mondo..
    ma non è il Fondamento del Principio..perchè il Principio si identifica all'Infinito e l'Infinito non può essere qualificato..
    Nella metafisica realizzativa..l'identificazione con l'Infinito costituisce la Via dei Grandi Misteri..mentre l'identificazione con l'Essere costituisce i Piccoli Misteri..che poi è l'Illuminazione al grado dell'Essere e Oltre..
    L'incontrovertibilità è relazionata agli enti.. ma dove gli enti non ci sono..quale incontrovertibilità potrebbe esserci..?
    Naturalmente non è che l'Infinito sta in un luogo e l'Essere in un altro e gli enti in un altro ancora..
    Queste immagini panteistiche sono molto occidentali..ma erronee..
    Gli enti sono qui..qui è l'Essere e qui è l'Infinito..come gli strati di una cipolla che da un Centro Vuoto produce il suo corpo diviso in sfoglie ..e togliendo strato su strato alla fine ci rimane non il nulla..ma la Possibilità..
    Possibilità che proiettata nel tempo e nella manifestazione darà luogo alla cipolla come la conosciamo..ma che oltre il tempo e la manifestazione rimane Possibilità..manifestata in ciò che vediamo e non manifestata nelle indefinite cipolle che non hanno l'Esistenza..
    Ma l'argomento non è questo..è l'Infinito..che non è dedotto dal finito
    ma che una volta posto..e rivelato dalla logica..si subordina alle sue leggi nella misura in cui ne parliamo..che altrimenti non sarebbe possibile dire nulla..come tra l'altro i mistici hanno sempre detto..o non detto rimanendo in silenzio..
    L'Infinito di cui parliamo non è il vero Infinito..come il Tao non è il vero Tao..
    appunto perchè la logica ..che è struttura della manifestazione ..subordina e logicizza tutto ciò con cui viene a contatto..come re Mida..
    La logica riconosce l'Infinito..perchè non ammetterlo sarebbe illogico..ma non può indagarlo o definirlo perchè non ne ha il potere..
    Per questo la ragione deve lasciare il passo ad altre forme di investigazione quando superiamo l'Essere..
    E ripeto..andare oltre l'Essere è una necessità logica..perchè se l'Essere fosse il Fondamento..non esisterebbe il divenire..il futuro..la Possibilità..
    e allora creeremo un Non Essere che sarebbe un Essere diminuito per non incorrere in contraddizioni logiche ..
    Cioè..Aristotele dice che è impossibile che l'Essere sia e non sia....ammette il Non Essere..e non lo nega come Parmenide..creando poi quei problemi irrisolvibili da chiunque anche da Severino..che pone gli enti eterni..mentre invece gli enti fuori dall'Esistenza sono Possibilità che non
    hanno l'Essere..ed eterne per questo..cioè gli enti fuori dall'Esistenza non esistono proprio..perchè sono in quel Non Essere che viene negato da chi pone solo l'Essere..e allora ecco che gli enti spariscono solamente pur rimanendo se stessi..che è impossibile il loro divenire..cosa questa vera logicamente ma falsa realmente..perchè essendo il Tutto Universale equivalente all'Infinito e l'Infinito produce gli indefiniti mondi..pur rimanendo intoccato o non diviso..e che anche il nostro mondo oltre alla logica dell'Essere ha la non logica dell'Infinito..ne risulta che se logicamente un ente non può essere diverso da ciò che è..e quindi non può divenire..realmente essendo prodotto da quell'Infinito che è la radice ultima degli enti..anche l'ente possiede la natura del Fondamento..è cioè manifestazione di una possibilità che si manifesta ..ma rimane anche possibilità che non si manifesta o si manifesterà..passando dal Non Essere all'Essere..e rendendo possibile quel divenire che è la successione nel tempo dell'Essere manifestato e degli enti che si manifestano uscendo da quel Non Essere che li vedeva solo come Possibilità..

    Mi fermo..ho esposto alcuni concetti...e se qualcuno risponde può estrapolare una frase e svilupparla..in quella mancanza di ordine e di logica che vuole questo thread ..un frammento....di quella realtà infinita che non ama le regole o le leggi di una discussione ben in tema..ma per questo limitata..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Ma l'argomento non è questo..è l'Infinito..che non è dedotto dal finito
    ma che una volta posto..e rivelato dalla logica..si subordina alle sue leggi nella misura in cui ne parliamo..


    La logica riconosce l'Infinito..perchè non ammetterlo sarebbe illogico..ma non può indagarlo o definirlo perchè non ne ha il potere..
    Ho la sensazione che il concetto d’Infinito, proprio quello postulato da Guenon, possa essere una costruzione mentale che funge da basamento su cui edificare una teoretica ben aliena dall’esperienza diretta. La logica non mi porta all’Infinito, la logica, o meglio l’esperienza apodittica mi conduce al Nulla. Tolto l’Infinito metafisico, cosa rimane della Possibilità Universale?

  3. #3
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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Citazione Originariamente Scritto da Voyager Visualizza Messaggio
    Ho la sensazione che il concetto d’Infinito, proprio quello postulato da Guenon, possa essere una costruzione mentale che funge da basamento su cui edificare una teoretica ben aliena dall’esperienza diretta. La logica non mi porta all’Infinito, la logica, o meglio l’esperienza apodittica mi conduce al Nulla. Tolto l’Infinito metafisico, cosa rimane della Possibilità Universale?
    Veramente Guenon espone la sua metafisica come impalcatura speculativa dipendente da quella metafisica operativa che sarebbe la ricerca iniziatica o la Tradizione intesa come religione universale prima di quelle differenziazioni sul piano teologico che in alcune forme....e penso al Cristianesimo..hanno oscurato il Principio Inqualificato..che nell'induismo e nel buddismo è detto Brahman nirguna o Vuoto o Impermanenza..
    Ma a parte questo..l'Infinito è dato dall'impossibilità della sua negazione..
    se ci fermiamo al piano logico o mentale..e il nulla sempre per definizione è
    l'impossibilità..in quanto non è un Essenza inqualificata ..ma è la negazione di Tutto..cosa che contrasta appunto con l'Infinito che non può tollerare luoghi dove non sia..
    Ma naturalmente l'Infinito va capito..e non va inteso come l'Universo..che in relazione all'Infinito non esiste proprio..
    L'Infinito è assenza di limiti..libertà assoluta..e tutte le qualificazioni per Lui non esistono..in quanto l'Infinito non può avere parti che lo limiterebbero..
    Una volta posto il Tutto Universale all'indagine del pensiero..sorge la prima domanda..questo Tutto è limitato o illimitato..?
    Un Tutto limitato è logicamente impossibile perchè il limite separa qualcosa da qualche altra cosa..e il Tutto non può essere limitato da nulla..quindi è Infinito...e sul piano sensibile o materiale si declina col concetto di indefinito..come i numeri o le possibilità del movimento..inesauribili all'analisi ma limitate dalla sintesi..che è qualitativa..I numeri sono limitati da ciò che non è numero....o i gesti sono limitati da ciò che non è gesto..ma quando siamo sul piano dell'Infinito metafisico e non dell'indefinito fisico..non possiamo parlare di limiti che sarebbero contradditori al concetto stesso di Infinito..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  4. #4
    Mi perdoni?
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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Perché il Principio Inqualificato emana?
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Ma a parte questo..l'Infinito è dato dall'impossibilità della sua negazione..
    se ci fermiamo al piano logico o mentale..e il nulla sempre per definizione è
    l'impossibilità..in quanto non è un Essenza inqualificata ..ma è la negazione di Tutto..
    Nessun problema a comprendere il punto di vista di Guenon per quanto attiene all’Infinito. Ben sintetizzato, in forma anche comprensibile. Ma la mia perplessità verteva appunto sul fondamento dell’intera sua teoretica che è edificata partendo dall’Infinito, che tu ci dici sia dato dall’impossibilità della sua negazione logica o mentale. Ribadisco che la mia logica mi conduce a incontrare il Nulla (metafisico o meno non m’interessa stabilirlo). Chiamiamolo, per semplificare, Nulla esistenziale, nel senso che percepisco l’esistenza particolare di ogni singolo individuo e di ogni singola specie vivente (animale, minerale, vegetale) come una momentanea increspatura del Nulla, la quale consente il provvisorio emergere della forma, per quanto attiene al formale manifestato, e della percezione sensoriale e/o intuitiva per quel che riguarda l’informale. L’esistenza è così un sboccare dal Nulla e un ritorno al Nulla, in un incessante o indefinito moto che va dallo sbocciare della vita al suo epilogo naturale. Questa è l’innegabile evidenza dell’esistere, in definitiva il divenire stesso, negato, se non erro, dalla spiritualità orientale. Negazione che non mi trova d’accordo, perché, sebbene releghi il divenire sul piano dell’esperienza della dimensione grossolana, sostanzialmente ne nega l’evidenza, l’unica a nostra portata.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Citazione Originariamente Scritto da Voyager Visualizza Messaggio
    Nessun problema a comprendere il punto di vista di Guenon per quanto attiene all’Infinito. Ben sintetizzato, in forma anche comprensibile. Ma la mia perplessità verteva appunto sul fondamento dell’intera sua teoretica che è edificata partendo dall’Infinito, che tu ci dici sia dato dall’impossibilità della sua negazione logica o mentale. Ribadisco che la mia logica mi conduce a incontrare il Nulla (metafisico o meno non m’interessa stabilirlo). Chiamiamolo, per semplificare, Nulla esistenziale, nel senso che percepisco l’esistenza particolare di ogni singolo individuo e di ogni singola specie vivente (animale, minerale, vegetale) come una momentanea increspatura del Nulla, la quale consente il provvisorio emergere della forma, per quanto attiene al formale manifestato, e della percezione sensoriale e/o intuitiva per quel che riguarda l’informale. L’esistenza è così un sboccare dal Nulla e un ritorno al Nulla, in un incessante o indefinito moto che va dallo sbocciare della vita al suo epilogo naturale. Questa è l’innegabile evidenza dell’esistere, in definitiva il divenire stesso, negato, se non erro, dalla spiritualità orientale. Negazione che non mi trova d’accordo, perché, sebbene releghi il divenire sul piano dell’esperienza della dimensione grossolana, sostanzialmente ne nega l’evidenza, l’unica a nostra portata.
    Mi sembra che il tuo nulla sia esattamente l'Infinito o il Brahman nirguna o la Vacuità..
    Effettivamente il termine Infinito può generare equivoci..in quanto lo si considera come la totalità di ciò che esiste..mentre invece la totalità di ciò che esiste è solo un aspetto impermanente o illusorio dell'Infinito..un sogno....per dirla con l'Advaita Vedanta..e l'Infinito..nella sua inqualificazione non né è toccato..
    Infinito e Possibilità Universale sono la stessa cosa..vista sotto l'aspetto dell'atto e della potenza..
    La Possibilità è l'Infinito in atto..mentre l'Infinito è la Possibilità in potenza..
    Insomma.. il vero problema sul piano logico è conciliare la mancanza di determinazioni dell'Infinito ..che lo rendono all'apparenza simile al nulla..anche se la similitudine è tra opposti in quanto il nulla è assenza di tutto..mentre l'Infinito è presenza di tutto..e in ambedue i casi non c'è posto per gli enti o le cose che dividerebbero l'Infinito..lo sezionerebbero..e logicamente è impossibile..
    Quando si dice che l'Infinito è Possibilità Universale..significa che la Possibilità è vista nel suo aspetto infinito e quindi non determinabile..non come Possibilità di..concetto questo valido al livello della manifestazione dove esistono le Possibilità qualificate.(i numeri per esempio )..che sono indefinite perchè si originano dal finito o dalle qualificazioni..
    La spiritualità orientale o iniziatica..non nega il divenire..ma lo considera solo lo sviluppo illusorio di qualcosa che non diviene ..che è appunto il Brahman nirguna (inqualificato) o la Vacuità buddista..che poi sono appunto l'Essenza immanifesta delle cose..uomo compreso..
    E se l'uomo è divenire all'apparenza..nella carne..è anche permanente nell'impermanenza....e qui si svela il significato di Atman o Anatman..che solo illusoriamente sembrano contrastare..
    L'Essenza delle cose è l'Infinito..perchè l'Infinito le produce..e lo stato di sogno rende bene l'idea di come sia possibile produrre e rimanere gli stessi pur attraverso le modifiche..
    ma l'Infinito si presenta logicamente come indeterminato..per questo Vuoto..ma è anche sotto la qualificazione di Essere..la qualificazione fondamentale del nostro mondo..e chi aspira a ritornare all'Origine ..a identificarsi col Principio..non può fare a meno di ripercorrere quella prima qualificazione che ha dato origine al nostro Universo..che appunto è l'Essere..ed è anche il primo grado dell'Illuminazione..
    Atman e Anatman sono appunto l'Infinito visto come qualificato...al grado dell'Essere e inqualificato..nirguna..oltre l'Essere..e ambedue sono condizioni non manifestate..eterne..raggiungibili tramite la meditazione o sadhana..sia zen..yoga..o quel ricordo di sé Gurdjieffiano che la via iniziatica a quella religiosità senza Dio che per noi occidentali fuori dal buddismo o dall'induismo è spesso l'unico aggangio se vogliamo trasformare la teoria in pratica..ci sono cioè alcuni Maestri..che nell'ultimo secolo si son presi la briga di portare la spiritualità orientale in Occidente..
    o iniziatica..che sono la stessa cosa negli aspetti superiori..
    Per questo Guenon non è un filosofo speculativo ma è trascrizione logica o filosofica di un insegnamento che non è né logico né filosofico..comunemente inteso..
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    (la via diretta non è la più breve)

  7. #7
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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    Perché il Principio Inqualificato emana?
    No che non emana..
    Le emanazioni plotiniane hanno poco in comune con l'Advaita Vedanta..tranne forse il dividere l'Essere in vari stati..o mondi..più o meno vicini al Principio..ma il Principio..non emana..perchè il Principio non è mai alterato..come il sognatore non viene modificato dai sogni che produce..
    Vuol dire che qui ed ora noi siamo nel nostro mondo..determinato da leggi..e nello steso tempo siamo anche nei mondi superiori o nell'Infinito ..ma non ne siamo partecipi come il sognatore non è partecipe di stare sognando..
    Quando rimuoviamo l'ignoranza avidya..che ci fa apparire una corda un serpente..o un sogno la realtà..ci sveglieremo a ciò che siamo veramente..e chi ha raggiunto ciò..i Maestri..indicano la beatitudine come condizione qualificante certi stati..superiori..
    tra l'altro ..simbolicamente anche la Terra è posta alla periferia della Via Lattea..e se l'apparire delle cose è relativo al loro essere interiore o sottile..ne deduce che viviamo in una condizione bel lontana da quel Centro..o Buco Nero..che ben rappresenta quel Vuoto o quell'Inqualificato che è l'Origine di Tutto...e a noi però così lontano dai desideri che ben volentieri ci fermiamo al Sole..simbolo dell'Essere..e dispensatore di vita..e anche primo gradino di quel viaggio iniziatico che ci dovrà portare agli estremi confini dell'Universo..
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Mi sembra che il tuo nulla sia esattamente l'Infinito o il Brahman nirguna o la Vacuità..
    Effettivamente il termine Infinito può generare equivoci..in quanto lo si considera come la totalità di ciò che esiste..mentre invece la totalità di ciò che esiste è solo un aspetto impermanente o illusorio dell'Infinito..un sogno....per dirla con l'Advaita Vedanta..e l'Infinito..nella sua inqualificazione non né è toccato..
    Da quello che scrivi di seguito (mentre l'Infinito è presenza di tutto) mi sembra di poter sostenere che il mio Nulla sia ben diverso, anzi l’opposto dell’Infinito metafisico, che, comprendo, niente ha da spartire con l’Infinito matematico o con quello cosmologico (intendi Universo), come poco ha da emanare. Il mio Nulla è assenza di tutte le cose, anche e ancor di più di ogni possibilità, sia di manifestazione che di non-manifestazione. Ho ben compreso che per Guenon la Possibilità non è esclusiva pertinenza dell’esistere, poiché egli congettura – secondo me in modo eccessivamente assiomatico e per nulla logico, ma temo possa trattarsi di un non superabile limite del linguaggio – anche l’esistenza (scusami il termine, non ne trovo altri più adeguati… serve per capirci) – della Possibilità di non manifestazione, che congiunta (sebbene non si tratti di due ‘dimensioni’ separate’, qui Guenon è estremamente prudente a specificare la sostanziale e tassativa unitarietà delle due possibilità) alla possibilità di manifestazione (che non è detto abbia sempre il crisma dell’esistenza, men che meno per forza di cose dell’esistenza fisica), coincide perfettamente all’Infinito metafisico. Guenon è forse colui che meglio d’ogni altro sistematizza in chiave filosofica la spiritualità orientale, producendosi in apprezzabilissime acrobazie dialettiche (molto prudente quando affida al linguaggio la spiegazione del Logos orientale), rendendo così intelligibile anche per un occidentale la corposa visione spirituale del Sol Levante. Ma parte, come chiunque voglia cimentarsi nel campo della metafisica, da un assioma che predice e pre-direziona l’intera sua speculazione spiritul-filosofica. Il risultato che ne ottiene non è altro, a mio modesto parere, che un artificio mentale (seppur superbo) sufficiente a giustificare quanto nelle premesse era già implicato. Forse, quella di Guenon è la costruzione teoretica (lui mai nega si tratti di una teoria) più razionale e coerente che esista del metafisico (dico forse perché non posso rifiutare spazio al dubbio che possano esserne state escogitate di più coerenti e razionali), ma – benché presumibilmente lo neghi - è anch’essa una scienza mentale che si appoggia su un fondamento dogmatico, che appunto è l’Infinito metafisico o il Tutto della spiritualità orientale.

    Il mio miserrimo Nulla – che proprio mio non è – poggia la sua pretesa d’essere (sic! Perdonami il paradosso) sull’esperienza e sull’ignoranza del dopo. E fintanto che il dopo non sarà svelato – non uso il termine rivelare perché lo percepisco sempre nella sua ambiguità semantica – non ci resta che adagiarci, razionalmente e sentimentalmente, all’unica evidenza che possiamo esperire: individualmente, e per somma anche coralmente, siamo una complessa escrescenza – chi più chi meno purulenta – del Nulla, avverso il cui baratro la nostra mente oppone delle difese, più o meno razionali, più o meno coerenti, ma pur sempre monche e mai del tutto convincenti. L’Infinito di Guenon è un ottimo, addirittura superbo, basamento, ma è pur sempre un costrutto mentale. Posso arrivare a definirlo (anche qui un paradosso dovuto al linguaggio) una profonda intuizione intellettuale, ma nutro qualche riserva che sia il vero fondamento e la ragione sufficiente del nostro essere nel mondo del manifesto e del nostro strambo speculare intorno ai massimi sistemi filosofici che ruotano intorno all’essere, al non-essere, al Testimone e al Tutto.

    Vedi, per certi versi ed in una certa misura, io percepisco la spiritualità orientale come un corpus che sottende ed è sottesa da un vulnus che aliena dall’imperativo di vivere intensamente l’unica esistenza che c’è concessa in dote. Una specie di ‘dottrina’ dell’indifferentismo spiritual-razionale. Se l’esistenza di ciascuno di noi, intrappolati nel ciclo di nascita-vita-morte e rinascite, è la dimensione entro cui si declina il nostro karma, perché mai dovrei amare viverla?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Voyager Visualizza Messaggio
    Da quello che scrivi di seguito (mentre l'Infinito è presenza di tutto) mi sembra di poter sostenere che il mio Nulla sia ben diverso, anzi l’opposto dell’Infinito metafisico, che, comprendo, niente ha da spartire con l’Infinito matematico o con quello cosmologico (intendi Universo), come poco ha da emanare. Il mio Nulla è assenza di tutte le cose, anche e ancor di più di ogni possibilità, sia di manifestazione che di non-manifestazione. Ho ben compreso che per Guenon la Possibilità non è esclusiva pertinenza dell’esistere, poiché egli congettura – secondo me in modo eccessivamente assiomatico e per nulla logico, ma temo possa trattarsi di un non superabile limite del linguaggio – anche l’esistenza (scusami il termine, non ne trovo altri più adeguati… serve per capirci) – della Possibilità di non manifestazione, che congiunta (sebbene non si tratti di due ‘dimensioni’ separate’, qui Guenon è estremamente prudente a specificare la sostanziale e tassativa unitarietà delle due possibilità) alla possibilità di manifestazione (che non è detto abbia sempre il crisma dell’esistenza, men che meno per forza di cose dell’esistenza fisica), coincide perfettamente all’Infinito metafisico. Guenon è forse colui che meglio d’ogni altro sistematizza in chiave filosofica la spiritualità orientale, producendosi in apprezzabilissime acrobazie dialettiche (molto prudente quando affida al linguaggio la spiegazione del Logos orientale), rendendo così intelligibile anche per un occidentale la corposa visione spirituale del Sol Levante. Ma parte, come chiunque voglia cimentarsi nel campo della metafisica, da un assioma che predice e pre-direziona l’intera sua speculazione spiritul-filosofica. Il risultato che ne ottiene non è altro, a mio modesto parere, che un artificio mentale (seppur superbo) sufficiente a giustificare quanto nelle premesse era già implicato. Forse, quella di Guenon è la costruzione teoretica (lui mai nega si tratti di una teoria) più razionale e coerente che esista del metafisico (dico forse perché non posso rifiutare spazio al dubbio che possano esserne state escogitate di più coerenti e razionali), ma – benché presumibilmente lo neghi - è anch’essa una scienza mentale che si appoggia su un fondamento dogmatico, che appunto è l’Infinito metafisico o il Tutto della spiritualità orientale.

    Il mio miserrimo Nulla – che proprio mio non è – poggia la sua pretesa d’essere (sic! Perdonami il paradosso) sull’esperienza e sull’ignoranza del dopo. E fintanto che il dopo non sarà svelato – non uso il termine rivelare perché lo percepisco sempre nella sua ambiguità semantica – non ci resta che adagiarci, razionalmente e sentimentalmente, all’unica evidenza che possiamo esperire: individualmente, e per somma anche coralmente, siamo una complessa escrescenza – chi più chi meno purulenta – del Nulla, avverso il cui baratro la nostra mente oppone delle difese, più o meno razionali, più o meno coerenti, ma pur sempre monche e mai del tutto convincenti. L’Infinito di Guenon è un ottimo, addirittura superbo, basamento, ma è pur sempre un costrutto mentale. Posso arrivare a definirlo (anche qui un paradosso dovuto al linguaggio) una profonda intuizione intellettuale, ma nutro qualche riserva che sia il vero fondamento e la ragione sufficiente del nostro essere nel mondo del manifesto e del nostro strambo speculare intorno ai massimi sistemi filosofici che ruotano intorno all’essere, al non-essere, al Testimone e al Tutto.

    Vedi, per certi versi ed in una certa misura, io percepisco la spiritualità orientale come un corpus che sottende ed è sottesa da un vulnus che aliena dall’imperativo di vivere intensamente l’unica esistenza che c’è concessa in dote. Una specie di ‘dottrina’ dell’indifferentismo spiritual-razionale. Se l’esistenza di ciascuno di noi, intrappolati nel ciclo di nascita-vita-morte e rinascite, è la dimensione entro cui si declina il nostro karma, perché mai dovrei amare viverla?
    Diciamo una cosa che rischia di passare in secondo piano. o essere dimenticata del tutto..
    Guenon cerca con i mezzi della filosofia occidentale di chiarificare ciò che in Oriente è realtà esperienziale e non speculativa....anch'io..nel mio piccolo..non sono certamente partito da Guenon per comprendere il mondo..ma dai Maestri..da Osho in particolare..per poi estendere il mio vizio..che poi sarebbe il mentale..in qualche concezione filosofica che potesse essere l'ultima filosofia..prima di vivere....perchè se è vero che dobbiamo rinascere continuamente..è anche vero che lo facciamo perchè non abbiamo esaurito il vivere..non abbiamo trasceso i desideri..non abbiamo vissuto così intensamente da esserne appagati e proseguire oltre..
    Tra l'altro più che Oriente bisognerebbe parlare di iniziazione ..perchè se è vero che in Oriente è la parte superiore della dottrina..è anche vero che la discesa ciclica rende gli scritti lettera morta..se qualche Maestro ben desto non li rinnova e li rende di nuovo attraenti e non mortificanti..
    Possiamo dire che un buon Maestro è la realizzazione pratica di ciò che Nietzsche fantasticava sul senso della terra....unito al senso dello Spirito
    ..cosa che Nietzsche non ha ben capito per oggettivi limiti della cultura occidentale..a quei tempi l'unica a cui poter avere accesso..che l'Oriente era ancora misterioso..e Schopenhauer non era certamente un Maestro di Consapevolezza..
    A questo punto l'Infinito ..che poi è la traduzione del Brahman nirguna o inqualificato..è solo l'aspetto speculativo di raggiungimenti pratici..che poi sarebbero le differenti condizioni di Atman..o di Consapevolezza che appiono nel Saggio o nell'uomo addormentato..condizioni diverse..che possiamo dire l'una limitata e definita ..l'altra illimitata o indefinita..
    Ma detto questo per correttezza..e considerando il filosofeggiare come un gioco..mi sembra doveroso attenersi alle regole..e le regole in filosofia sono che il discorso deve essere logico..altrimenti non siamo più nel gioco filosofico ma quello intuitivo..allora tutte le parole sono valide per trasmettere quell'esperienza interiore che è una comprensione al di là delle parole..e da origine a quei koan..che hanno così confuso la mentalità schematica degli occidentali..
    Il nulla per definizione è assenza di tutto..quindi dal nulla non può nascere niente..
    Se alle volte viene usato..non è nel senso rigoroso ma in senso simbolico..
    come assenza di enti o qualificazioni..e non come Impossibilità..
    oppure viene usato quando trascendiamo il linguaggio filosofico ..dotato di ragione cioè..per arrivare al linguaggio funzionale all'obiettivo..che è trascendere la mente..anche confondendola..ma qui siamo in tecniche di ricerca interiore e non in filosofia..
    A Mircea Eliade una volta venne posta la domanda perchè non parlasse mai di Guenon..e lui rispose che Guenon era un iniziato che parlava ad iniziati mentre lui voleva fare solo opera di storia del pensiero religioso..di ciò che appariva cioè..
    Effettivamente l'Infinito di Guenon non è una dato esclusivamente mentale..ma è il Centro che l'iniziato ha compreso essere il cuore di se stesso..compreso realmente e non intellettualmente..e allora è facilmente riconosciuto come Infinito perchè prima della filosofia si aziona l'Intuizione ..e non quella infrarazionale ma quella sovra razionale..o Intellettuale..
    Ma l'iniziazione è un fatto personale..e se aspiriamo a esporre una filosofia oggettiva o l'ultima filosofia..dobbiamo far leva esclusivamente sulla mente..o il pensiero e la logica..
    Allora dobbiamo trovare un Fondamento..tale che poi sviluppandosi arrivi ad inglobare il Tutto..senza limitarlo per altro..
    Il Fondamento nella metafisica realizzativa o meditazione è la percezione di sè....il Testimone che osserva sè stesso....e se ciò può essere il Fondamento per una ricerca pratica..quale Fondamento può definirsi per una ricerca teorica o filosofica..?
    Se poni il nulla come oceano da cui si sviluppa il nostro mondo..nasce l'osservazione filosoficamente incontrovertibile che dal nulla non nasce nulla .. e meno che mai l'Universo..
    Allora ..declinando l'esperienza dell'Identità Suprema..o della liberazione..
    come assenza di qualsiasi costrizione che attiene alla condizione di liberato in vita....o Guru...abbiamo che solo il termine Infinito..traduzione del termine Brahman nirguna..può rendere sul piano filosofico ciò che è l'Illuminazione sul piano esperienziale..
    Allora ..la Verità Metafisica diventa e si declina in verità filosofica o mentale e il termine Infinito si presta a questa trasposizione in quanto indica il Fondamento..l'Origine..Wu Chi..la Vacuità...ed è perfettamente logico nei suoi sviluppi concettuali..
    Quale fondamento filosofico allora mettere..se il nulla..non può fondare alcunchè..?
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

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    Predefinito Rif: Frammenti di filosofia...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Diciamo una cosa che rischia di passare in secondo piano. o essere dimenticata del tutto..
    Guenon cerca con i mezzi della filosofia occidentale di chiarificare ciò che in Oriente è realtà esperienziale e non speculativa....anch'io..nel mio piccolo..non sono certamente partito da Guenon per comprendere il mondo..ma dai Maestri..da Osho in particolare..per poi estendere il mio vizio..che poi sarebbe il mentale..in qualche concezione filosofica che potesse essere l'ultima filosofia..prima di vivere....perchè se è vero che dobbiamo rinascere continuamente..è anche vero che lo facciamo perchè non abbiamo esaurito il vivere..non abbiamo trasceso i desideri..non abbiamo vissuto così intensamente da esserne appagati e proseguire oltre..
    Tra l'altro più che Oriente bisognerebbe parlare di iniziazione ..perchè se è vero che in Oriente è la parte superiore della dottrina..è anche vero che la discesa ciclica rende gli scritti lettera morta..se qualche Maestro ben desto non li rinnova e li rende di nuovo attraenti e non mortificanti..
    Possiamo dire che un buon Maestro è la realizzazione pratica di ciò che Nietzsche fantasticava sul senso della terra....unito al senso dello Spirito
    ..cosa che Nietzsche non ha ben capito per oggettivi limiti della cultura occidentale..a quei tempi l'unica a cui poter avere accesso..che l'Oriente era ancora misterioso..e Schopenhauer non era certamente un Maestro di Consapevolezza..
    A questo punto l'Infinito ..che poi è la traduzione del Brahman nirguna o inqualificato..è solo l'aspetto speculativo di raggiungimenti pratici..che poi sarebbero le differenti condizioni di Atman..o di Consapevolezza che appiono nel Saggio o nell'uomo addormentato..condizioni diverse..che possiamo dire l'una limitata e definita ..l'altra illimitata o indefinita..
    Ma detto questo per correttezza..e considerando il filosofeggiare come un gioco..mi sembra doveroso attenersi alle regole..e le regole in filosofia sono che il discorso deve essere logico..altrimenti non siamo più nel gioco filosofico ma quello intuitivo..allora tutte le parole sono valide per trasmettere quell'esperienza interiore che è una comprensione al di là delle parole..e da origine a quei koan..che hanno così confuso la mentalità schematica degli occidentali..
    Il nulla per definizione è assenza di tutto..quindi dal nulla non può nascere niente..
    Se alle volte viene usato..non è nel senso rigoroso ma in senso simbolico..
    come assenza di enti o qualificazioni..e non come Impossibilità..
    oppure viene usato quando trascendiamo il linguaggio filosofico ..dotato di ragione cioè..per arrivare al linguaggio funzionale all'obiettivo..che è trascendere la mente..anche confondendola..ma qui siamo in tecniche di ricerca interiore e non in filosofia..
    A Mircea Eliade una volta venne posta la domanda perchè non parlasse mai di Guenon..e lui rispose che Guenon era un iniziato che parlava ad iniziati mentre lui voleva fare solo opera di storia del pensiero religioso..di ciò che appariva cioè..
    Effettivamente l'Infinito di Guenon non è una dato esclusivamente mentale..ma è il Centro che l'iniziato ha compreso essere il cuore di se stesso..compreso realmente e non intellettualmente..e allora è facilmente riconosciuto come Infinito perchè prima della filosofia si aziona l'Intuizione ..e non quella infrarazionale ma quella sovra razionale..o Intellettuale..
    Ma l'iniziazione è un fatto personale..e se aspiriamo a esporre una filosofia oggettiva o l'ultima filosofia..dobbiamo far leva esclusivamente sulla mente..o il pensiero e la logica..
    Allora dobbiamo trovare un Fondamento..tale che poi sviluppandosi arrivi ad inglobare il Tutto..senza limitarlo per altro..
    Il Fondamento nella metafisica realizzativa o meditazione è la percezione di sè....il Testimone che osserva sè stesso....e se ciò può essere il Fondamento per una ricerca pratica..quale Fondamento può definirsi per una ricerca teorica o filosofica..?
    Se poni il nulla come oceano da cui si sviluppa il nostro mondo..nasce l'osservazione filosoficamente incontrovertibile che dal nulla non nasce nulla .. e meno che mai l'Universo..
    Allora ..declinando l'esperienza dell'Identità Suprema..o della liberazione..
    come assenza di qualsiasi costrizione che attiene alla condizione di liberato in vita....o Guru...abbiamo che solo il termine Infinito..traduzione del termine Brahman nirguna..può rendere sul piano filosofico ciò che è l'Illuminazione sul piano esperienziale..
    Allora ..la Verità Metafisica diventa e si declina in verità filosofica o mentale e il termine Infinito si presta a questa trasposizione in quanto indica il Fondamento..l'Origine..Wu Chi..la Vacuità...ed è perfettamente logico nei suoi sviluppi concettuali..
    Quale fondamento filosofico allora mettere..se il nulla..non può fondare alcunchè..?
    Gran bella domanda, presuppone una risposta risolutiva che non è certamente facile scovare. Ma non voglio partire da qui, nella mia replica al tuo graditissimo intervento come prima cosa mi preme sottolineare un aspetto che se tralasciato potrebbe senza meno condurci in una strada senza sbocco, ove il piancito che sorregge e guida i nostri incerti passi sarebbe lastricato d’insidie, tranelli, buche e (para)dossi.

    Partiamo dall’esperienza.

    Pare tu voglia elevarla a motivo motivante di ogni ricerca e la ricerca stessa a ragione sufficiente per sostentare e alimentare l’esperienza. In poche parole, senza ulteriori arzigogoli lessicali, tu mi stai dicendo che l’esperienza nutre la ricerca da condurre e, specularmente, la ricerca motiva l’esperienza, e viceversa, istituendo un dialogo fra due poli convergenti in quell’unica direzione posta fin dall’inizio nell’orizzonte esistenziale come origine e meta (unica?). Non pensi che così si crei un circolo spiraliforme i cui due poli si sostentano e referenziano a vicenda, per cui si trova sempre quel che è premesso nella ricerca stessa e si ottiene sempre una giustificazione raziocinante per ogni esperienza vissuta? Da questa spirale trai la logica per sostenere – con buone ragioni, lo ammetto, sebbene non del tutto ineccepibili – che il dato dell’esperienza sia fattualmente inoppugnabile. Non ritieni in te alcuna riserva circa la veridicità dell’evento e non ti poni il dubbio che un’esperienza attesta e valida esclusivamente quella data esperienza e il solo fatto che la si sia vissuta, non che l’evento esperito sia reale e fattuale (nel caso dell’Illuminazione, Risveglio etcc… che la con-fusione avvenga con un Tutto indifferenziato, negando che possa trattarsi dell’intima intuizione del Nulla). Diversamente dovremmo dar credito e ‘veritare’ ogni tipo d’esperienza per il solo fatto che la si è vissuta. Certo, capisco pure che in questo caso l’esperienza sarebbe anche ben supportata da un corpus filosofico ponderoso, ma, mi chiedo, se la teoretica sia di per sé sufficiente a validare incontrovertibilmente un evento? Dico questo per un semplice motivo. Le narrazioni delle esperienze mistiche sono sufficientemente convergenti su un punto: sull’annichilazione dell’Io soggettivo, presupposto imprescindibile per l’unio mystica. La differenza che si riscontra fra le narrazioni di ponente rispetto a quelle dell’oriente è data quasi esclusivamente dal differente soggetto, ente, essere (perdonami le definizioni, non ne scovo altre) che s’incontra e con cui ci si con-fonde, per l’oriente, o ci si unisce, per l’occidente. In un caso è il Dio Padre personale, nell’altro il Tutto impersonale. Presumibile che si tratti solo di una differenza culturale e/o lessicale che non mi va al momento di analizzare fino in fondo, ma per quanto e quel che c’interessa ora poco toglie o aggiunge al tratto caratteriale che le contraddistingue, e le accumuna in un ambito ove emerge con nitore estremo un aspetto sostanziale e al tempo stesso fondativo.

    E così vengo al Nulla.

    Solo in virtù di un’avvenuta annichilazione dell’Io soggettivo e una sua risoluzione in Dio (Padre personale o Tutto impersonale) è possibile vivere un’esperienza mistica. La nullificazione dell’individualità, che smette per quell’istante di pulsare e far udire la sua vacua voce, introduce il soggetto, non più individuo, in un’area grigia svuotata di caratterizzazioni, de-finizioni, de-limitazioni e contenuto (molto simile all’Infinito di Guenon, solo che qui è preponderante il negativo, non il positivo, qui predomina il pieno d’assenza e vuoto). Un’area di sospensione della personalità, dell’essere stesso. Emblematico l’insegnamento di Eckhart: Dio è il Nulla metafisico, Dio stesso fu generato nel Nulla, forse anche dal Nulla. La nascita di Dio svela, quindi, il nulla, e Dio è pertanto il nulla delle cose che sono, non l’essere, bensì il nulla, ne è addirittura il garante e il custode. Egli, Dio, è vincolato al nulla (per non dire che non è vincolato a nulla, che declinerebbe un positivo), poiché è il nulla che lo vincola, essendo Egli stesso, svuotato di ogni termine e di ogni caratterizzazione, quel Nulla che adombra l’intuizione profonda del nostro intimo. Se fosse il garante dell’essere, Egli sarebbe vincolato all’essere, quindi non più incondizionato. E’ l’indifferenziato, essendo appunto la differenza, ovvero il non di tutte le cose. E’ il negativo assoluto: “chi parla di Dio con qualsiasi comparazione, parla impropriamente di Lui. Ma chi parla di Dio tramite il Nulla, parla propriamente di Lui. Se l’anima giunge all’unità, e là perviene ad un puro annientamento di se stessa, là essa trova Dio come un nulla” (sermoni tedeschi). L’unità di cui parla Eckhart è l’unica unità possibile, quella del nulla assoluto. Se il nulla è fondativo, l’essere, che sgorga provvisoriamente dal nulla, non può che essere consegnato alla contingenza, al divenire, perché al nulla deve ritornare. Tutto dal nulla promana e ad esso fa ritorno, è l’insuperata intuizione leopardiana. Ma è un Nulla stipato d’assenze, privo di caratterizzazioni, totalmente vuoto.

    Guenon, a parer mio, ben intuisce questo abisso, il baratro dell’inessenza di ogni essente, però anch’egli, preda dell’horror vacui e ben addentro al pensiero positivo occidentale ben amalgamato con quello anch’esso positivo dell’oriente, riempie il vuoto con ogni caratterizzazione possibile, dando vita all’Infinito metafisico. Fa sua l’esperienza del divenire in una dimensione grossolana e salva l’ente dalla dissoluzione della morte trasponendolo – adeguandosi al pensiero orientale – in una dimensione sottile; ricusa la Morte, unica evidenza universale trascendente, e traduce il negativo assoluto del Nulla nel positivo assoluto dell’Infinito. Il Nulla metafisico e l’Infinito metafisico sono talmente opposti da essere addirittura contigui (ottima tua intuizione). La vera esperienza indubitabile, perché tocca a tutti, è quella della Morte, non quella dell’Illuminazione o dell’unio mystica. Da questa esperienza comune devono attingere tutte le speculazioni e trarsi ogni dovuta conseguenza. Che poi per la filosofia sia un antinomia derivare l’essere dal nulla poco rileva, è antinomico o forzatamente logico postulare il molteplice dall’Uno indifferenziato se non interponendo, fra i due poli estremi rappresentati dall’Uno e dal molteplice, dimensioni aliene all’esperienza quotidiana.

    La religione, superbo affascinante ed estremo tentativo di sconfiggere l’horror vacui pre-intuito dall’intimo di ciascuno di noi (ancora una volta il gran maestro di Recanati), pur di dar fondamento solido all’essere ha istituito un Dio Padre che crea o che emana (per gli gnostici cristiani), un Tutto indifferenziato che non ho ben compreso in qual modo dia sussistenza e consistenza all’essere e a tutte le cose che sono; il nulla, invece, rifugge da questa necessità promossa e perorata dal sentimento e dalla percezione del baratro, il nulla si ferma a se stesso, alla sua in-essenza fondativa che impregna tutte le cose e che richiama a sé tutto ciò che nasce, affinché tutto possa alla fine far ritorno là dove è sortito fuori… per accidente, per volontà (?), per necessità insita nel nulla stesso (?).

 

 
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