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  1. #41
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-06 101:18

    Preciso meglio. I sentimenti antitedeschi degli italiani in genere e dei milanesi in particolare non dipendevano tanto dal fatto che la Germania era nazista. No. Si trattava di una condizione direi "viscerale", derivata sia dalla prima guerra mondiale sia dal Risorgimento. Alla fine gli austriaci parlavano tedesco e dunque anche i tedeschi erano nostri nemici.

    Il fatto che l'esito finale del nostro Risorgimento fosse stato positivo e che la Germania vi avesse avuto molta parte sia con la vittoria di Sadowa nel 1866 (se fosse stato per noi, dopo le batoste di Custoza e di Lissa gli austriaci avrebbero potuto toglierci parecchio di quello che avevamo avuto nel '59 e nel '60, oltre naturalmente a non darci Venezia e il Veneto) ma soprattutto con la vittoria di Sedan, che se colà avessero vinto i francesi erano già pronti i piani per una calata in forza degli stessi in Italia, il che avrebbe significato restituzione alla Chiesa dei territori delle Legazioni (Bologna ecc.) ma soprattutto la nazione tagliata in due; quindi, in pratica, perdere di nuovo il Sud, già in preda al brigantaggio e a rivolte popolari che i più ignoravano ma che avevano talmente impegnato l'esercito italiano che, nel '66, debilitato da anni di guerriglia al Sud, malaria, ecc., le prese su tutta la linea dagli imperiali.

    Comunque è un fatto che non approvavamo l'alleanza con la Germania e ciò rese piuttosto impopolare la guerra del '40.

    Aggiungiamo che da tutti, Mussolini compreso, l'esercito francese era considerato il primo del mondo. E tutti (Mussolini per primo!) pensavano che contro di esso i tedeschi si sarebbero rotti la testa.
    Il soldato d’oltralpe, il "poilus", sembrava imbattibile! Invece non lo era affatto e il crollo francese, con la certezza di trovarci gli odiati tedeschi sulle Alpi, è il vero motivo della nostra entrata in guerra. Costoro erano già al Brennero e la nostra "non belligeranza" del '39 li aveva già fatti incazzare parecchio, mentre non era svanito certamente il ricordo del "giro di valzer" del 1915!

    Un saluto.
    ....

  2. #42
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-06 12:095

    A proposito di quanto accade in Europa all'inizio di settembre del '30, tenere sempre presente che la Francia si unisce alla Gran Bretagna nel dichiarare guerra alla Germania ESSENDO SICURA CHE TANTO L'ITALIA NON AVREBBE RISPETTATO I PATTI CON LA GERMANIA E CHE NON AVREBBE APPOGGIATO LA GERMANIA ATTACCANDO LA STESSA FRANCIA SULLE ALPI.

    QUESTO POICHE' CIANO LO SPIFFERA ALL'AMBASCIATORE FRANCESE A ROMA. SE LA FRANCIA NON FOSSE STATA SICURA DI CIO' forse la cose prendevano un'altra piega.

    La Germania si trova così in guerra con Gran Bretagna e Francia mentre era sicura che avrebbe avuto mani libere in Polonia.

    So anch'io che nel '44 i tedeschi premono per la condanna di Ciano. Li aveva presi in giro e sabotati. Alla fine il suo era un tradimento dell'alleato!

    Un saluto.
    .......

  3. #43
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da angeloBNA

    il 2002-09-06 1427

    Grazie mille Ferruccio per quello che stai scrivendo su questo thread e per le lezioni di storia che ci stai dando!! Io sono fiero di leggere il mio nome all'inizio della tua testimonianza come promotore di questa cosa ma devo dire che tu descrivi quegli anni come se fossero successi ieri!! Veramente complimenti!!
    Saluti romani
    ......

  4. #44
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 6 settembre 2002 alle 17,34 e 52 secondi

    Originally posted by angeloBNA
    Grazie mille Ferruccio per quello che stai scrivendo su questo thread e per le lezioni di storia che ci stai dando!! Io sono fiero di leggere il mio nome all'inizio della tua testimonianza come promotore di questa cosa ma devo dire che tu descrivi quegli anni come se fossero successi ieri!! Veramente complimenti!!
    Saluti romani

    Grazie, angeloBNA. Ora mi prendo un paio di giorni di riposo e quindi entrerò nel vivo. 1937: figlio della Lupa! Comincio ad andare a scuola ed entro nella organizzazione giovanile fascista.

    BENITO MUSSOLINI AMA TANTO I BAMBINI!! era una delle prime frasi che imparavamo a scrivere.

    Abbiamo vinto la guerra d'Abissinia e l'Italia ha il suo impero. Ero orgoglioso di essere italiano e la mia Patria (non il Paese, come si dice oggi) era forte e potente.

    Qui si fa l'Italia o si muore! Era uno dei detti che mio nonno preferiva citare dal suo repertorio di frasi storiche, ma l'Italia era fatta e cresciuta anche se non era tutto oro quello che luccicava.

    Ma noi eravamo contenti. Il lavoro andava bene e nel 1935 i miei avevano fatto un sopralzo della casa e così mio papà, mia mamma ed io avevamo un appartamento tutto per noi e avevamo pure una Fiat 526, acquistata usata, cui era seguita una Balilla a 3 marce, pure presa usata. Io avevo un'automobilina a pedali.

    ........

  5. #45
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-07 09:43:02

    Re: Re: ERO UN BALILLA - come si stava allora ?




    Caro Ferruccio abiti ancora a Milano? In caso affermativo e sempre se lo volessi potremo incontrarci, gradirei molto ascoltarti mentre racconti quanto stai riportanto nel forum.


    Grazie e vedrò di incontrarti. Non abito più a Milano ma ci vengo ogni tanto un poco per lavoro un poco per... nostalgia.

    Pensa che da decenni il giorno di Ferragosto lo passo a Milano girando in macchina: più o meno la stesa cosa di Nanni Moretti in "Caro diario". Poi al pomeriggio vado a trovare due mie ziette, una di novantaquattro e l'altra di ottantanove anni.

    MILAN ET PEU PU! Milano e niente più d'altro.

    A presto.
    ......

  6. #46
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-10 1604

    ERO UN BALILLA - 1937/1939

    E finalmente arrivò il 15 di ottobre. Allora le scuole iniziavano in quella data. Grandi preparativi per il primo giorno di scuola. Grembiulino, colletto bianco e galla azzurra al collo. Quaderno di modesta fattura, cartella di cartone, cestino della merenda a base di "creminese" o "veneziane". Tutti uguali. I tempi dei quaderni e degli zainetti firmati erano di là da venire. Vigeva il criterio di non sollecitare l'emulazione sociale già nell'infanzia. Saggio criterio!

    La scuola elementare era quella di via Monte Velino. Nuovissima inaugurata l'anno prima da Re Vittorio Emanuele III e che è in funzione ancora oggi. Un'aria solida e con facciata di mattoni a vista.

    La direttrice aveva il mio stesso cognome e mi accolse con particolare calore. Ho l'impressione che, per almeno due mesi, non facessimo altro che aste ed esercizi di preparazione alla scrittura.

    Ma l'inizio della scuola aveva segnato anche il nostro ingresso nelle organizzazioni giovanili del Partito e, nella fattispecie, nell'Opera Nazionale Balilla, un ente che si occupava dei bambini e dei fanciulli non solo sotto il punto di vista scolastico ma anche sotto quello assistenziale gestendo colonie estive, cure mediche come quelle di malattie giovanili, ecc.

    Subito avevamo dovuto completare la mia divisa da Figlio della Lupa (la sezione della Opera Nazionale Balilla per i bambini della prima e seconda elementare), con la bandoliera a strisce bianche che si incrociavano sul petto, dove erano tenute insieme da una grande M di latta verniciata di scuro, e quindi anche con le famigerate "mollettiere", fatte sul modello della mollettiere dei nostri soldati nella guerra 1915-18. Erano fasce grigioverdi che rivestivano le gambe dal ginocchio in giù e che venivano avvolte sulla gamba in modo da incrociarsi davanti e dietro.

    Erano particolarmente facili ad afflosciarsi e bisognava stare attenti in particolare nella piccole parate che facevamo in occasione di ricorrenze nazionali e cerimonie di vario tipo a scuola.

    Uno-due, uno-due, uno-due PASSO!

    Era proprio al PASSO che le mollettiere maledette spesso si afflosciavano, con effetto poco estetico sulla sfilata. Oltretutto si svolgevano per terra e ci si incespicava pure. Però, a un certo punto, sparirono, forse in corrispondenza dell'adozione del PASSO ROMANO, imitazione italiana del passo dell'oca tedesco.

    I bambini non riuscivano a vestirsi da soli, in particolare a causa sia delle fasce bianche sia delle mollettiere. La mamma mi metteva a sedere sul tavolo e quindi mi vestiva di tutto punto.

    Ad onta di questi inconvenienti di vestizione, noi bambini eravamo entusiasti di indossare la nostra divisa. Ci sentivamo piccoli soldati e devo anche dire che l'educazione che ci veniva impartita contribuiva molto a motivarci e coinvolgerci.

    La motivazione principale era quelle di essere partecipi della costruzione di una Patria grande, di una Nazione potente alla quale anche noi eravamo chiamati a dare il nostro piccolo contributo. Era una nazione che, in sintesi, trovava i suoi fondamenti di grandezza prima di tutto nella vittoria nella prima guerra mondiale ma anche nelle lotte risorgimentali che ci avevano dato l'unità d'Italia, che si collegava, saltando a piè pari oltre un millennio di storia, alla grandezza di Roma e dell'Impero Romano. Mica per niente noi eravamo i Figli della Lupa.

    Noi eravamo molto orgogliosi di essere italiani e di esser guidati dal nostro Duce Benito Mussolini. La grandezza dell'Italia e la Sua affermazione nel mondo erano tutto ma questo penso che fosse vero un poco per ciascuno e che, in sostanza, i più accettassero il regime fascista nella prospettiva di un'affermazione nazionale che in quel periodo era prioritaria dopo - ripeto - la Vittoria nella prima Guerra Mondiale e l'epopea risorgimentale. La Nazione e la Patria prima di tutto.

    Ce la mettevamo tutta per essere bravi Figli della Lupa a scuola, nelle sfilate e nelle cerimonie patriottiche alle varie date comandate. Sfilavamo qualche volta in pubblico, e questo era per noi il massimo.

    Peccato che nessuno potesse riprenderci, allora, magari anche quando nella nostra classe di canto intonavamo il VA PENSIERO e le altre canzoni di quel tempo che non erano solo GIOVINEZZA. C'erano anche la CANZONE DEL PIAVE E MONTEGRAPPA TU SEI LA MIA PATRIA, tra le altre.

    La lezione settimanale di canto prevedeva, a fine anno, un esame collettivo e noi della mia prima classe dovevamo portare un coro dall'ERNANI di Verdi, mi sembra.

    Cacciavamo fuori tutta la nostra voce infantile: SI RIDESTA IL LEON DI CASTIGLIA! E ci sentivamo pure noi cuccioli di leone, i leoncini di Mussolini.

    Sempre presente nel nostro cuore era l'impresa d'Etiopia, condotta anche contro i paesi che ci volevamo fermare e che ci avevano boicottato con le sanzioni.

    Certo eravamo bambini e non potevamo capire tante cose, ma io ricordo ancora oggi l'entusiasmo di quei tempi. Ancora oggi, per esempio, il coro del Nabucco mi dà una forte emozione ed è proprio la stessa, in fondo.

    C'era in corso la guerra in Spagna e qualche eco arrivava anche a scuola. Ho ricordo di una pagina a colori della "Domenica del Corriere": un velivolo legionario che affronta un aereo da caccia repubblicano. Chiaro che il nostro nemico in Spagna erano i comunisti. I rossi, contro i quali eravamo scesi in guerra dando aiuto al Generale Franco.

    Nell'estate del '38 andai per un mese alla colonia estiva dell'Opera Nazionale Balilla a Milano Marittima e dopo anche a Sirmione, dove venni inviato per cure causa un sospetto soffio al cuore. Tutto a cura della ONB.

    A casa tutto bene. Come ho già detto, le cose ai miei andavano bene e i miei genitori avevano un intero appartamento per loro, anche se a pranzo ci trovavamo tutti in sala dove campeggiava un camino con la scritta dantesca PARVA FAVILLA GRAN FIAMMA SECONDA. Mio nonno imperava sempre e, nel febbraio del '38, era arrivato pure un fratellino.

    Non ricordo discorsi a casa su argomenti che potevano sapere di politica. Tutti erano entusiasti del Regime e a questo contribuiva certamente il fatto che l'Italia stava molto migliorando in tutti i settori e la gente lavorava tranquilla. Milano cresceva ogni giorno di più e si vedevano dappertutto cantieri per la costruzione di case popolari a chilometri quadrati.

    FINE DEL MESSAGGIO numero 4. Continua.

    Un saluto a tutti.

    ..

  7. #47
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio 1

    il 2002-09-12 17:29:47

    ERO UN BALILLA - 1937/1939 (5° MESSAGGIO)

    Scavando nella memoria ho cercato di ricordare qualcosa, in famiglia o a scuola, che si collegasse in un modo o nell'altro alla situazione generale, una "spia" che recepisse gli umori in famiglia in rapporto al fascismo e agli accadimenti di quegli anni.

    Un ricordo sovrasta gli altri. Dovevano essere i primi mesi del 1938 e stavo con mia mamma a fare i compiti. Si parlava forse di geografia, quando lei se ne uscì dicendo esattamente: CHISSA' COME ANDRA A FINIRE CON QUESTA FACCENDA DELL'ABISSINIA!

    Questa frase non mi piacque e io rimproverai bruscamente la mamma di dubitare dell'Italia manifestando sfiducia nei riguardi dell'impresa di Abissinia che, se anche era ormai terminata con la proclamazione dell'Impero, aveva evidentemente creato situazioni di tensione tra noi ed altri e problemi vari.

    Lo ricordo perché mia madre mi rimproverò finché visse per la bruschezza dei miei modi in quell'occasione. Fui sgridato anche da mia papà e da mio nonno, ed ebbi una bella sculacciata.

    Quanto aveva espresso mia madre era la constatazione di una realtà non tranquilla e, in fondo, una prima quasi impercettibile frattura con il regime. C'era, in quelle parole, l’ombra di una paura che le cose potessero mettersi male. Era l'espressione di un’inquietudine e il segno che l'idillio con il fascismo cominciava ad incrinarsi.

    Ricordo, inoltre, che i sentimenti antitedeschi a Milano aumentavano, e ce n'era un'eco anche nei discorsi in famiglia. Rammento anche le celebrazioni per il 90° della Rivolta del marzo 1848, imponenti e certo atte più ad amplificarli che a sopirli. Grandi applausi per un reduce garibaldino, non so se dei Mille o delle Argonne.

    Mal digerita era stata anche la visita di von Ribbentrop a Milano (questo l'ho saputo dopo). Ricordo bene che i miei dicevano che, assolutamente, non potevamo stare con i tedeschi. Era un odio non molto razionale, perché in fondo ai tedeschi dovevamo molto (Sadowa, Sedan soprattutto), ma tant'è... Era così.

    La Guerra di Spagna era chiaramente meno sentita che quella d'Abissinia. Mancava l'entusiasmo che c'era stato per la guerra in Etiopia, nonostante a scuola se ne parlasse molto e seguissimo le imprese dei legionari italiani specie su “La Domenica del Corriere”. Ma il trasporto era minore e in casa, poi, non se ne discuteva proprio.

    Vennero anche le leggi razziali del '38. L'unica eco che ne ebbi fu una frase di mia madre, che disse che gli ebrei facevano sempre un poco "nazione" a sé, ma non c'era astio nelle sue parole. Oltretutto avevamo un buon cliente nella persona di un impresario edile di Milano, israelita, uomo integerrimo e onestissimo che, fra l'altro, fallì alla fine degli anni Cinquanta per non aver accettato mai il sistema delle tangenti, stecche, buste, ecc. C'era già allora la MILANO DA BERE, ma non se ne parlava proprio. Intendo dire subito dopo la fine della guerra, non prima. Prima tale sistema non esisteva o quasi e, comunque, non faceva parte del mondo imprenditoriale di Milano.

    Cosa posso aggiungere ora? Una cosa importante. Avendo imparato a leggere, ebbi in regalo il mio primo libro: era LE AVVENTURE DI TOM SAWYER di Mark Twain, seguito da "Storie della storia del mondo", un libro divertente sul mondo mitologico greco. Storie di dei, dee, ecc.

    E per oggi basta. Spero di non avervi annoiato. Proseguirò nei giorni prossimi con altri ricordi sul periodo 1937-1939.

    Dimenticavo: nel '38 il nonno mi portò in piazza del Duomo, a Milano, a sentir parlare il Duce. Io non ricordo cosa disse. Vedevo solo, in fondo alla piazza, la sua gran pelata che sberluccicava al sole. La cosa che ricordo di più erano enormi fiamme fatte di strisce di carta che sventolavano agitate da ventilatori. Attiravano la mia attenzione più di qualsiasi altra cosa.

    Un saluto.
    ...

  8. #48
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-14 092:02

    AVETE DOMANDE?

    Prima di proseguire vorrei sapere se qualcuno ha qualche domanda da fare, anche perché ciò mi può essere molto utile nel... scavare nella memoria.

    Certe cose sono, per così dire, nelle memoria immediata, ma certe altre vengono alla superficie se aiutate con "scavi" che hanno la magia di dare nuova vita ad una memoria assopita in un letargo di tanti decenni, ma - ripeto - solo in letargo e non morta del tutto.

    Resto in fiduciosa attesa e quindi a lunedì o, se posso, prima. Riprenderò ancora con il 1937-1939.

    Un saluto a tutti, buona domenica e buon fine settimana!

    (non BUON WEEKEND! Non usiamo la lingua inglese laddove ci sono appropriati vocaboli italiani!)



    .....

  9. #49
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da carmen

    il 2002-09-14 127:12

    Re: AVETE DOMANDE?

    Originally posted by Ferruccio
    Prima di proseguire vorrei sapere se qualcuno ha qualche domanda da fare, anche perché ciò mi può essere molto utile nel... scavare nella memoria.
    Certe cose sono, per così dire, nelle memoria immediata, ma certe altre vengono alla superficie se aiutate con "scavi" che hanno la magia di dare nuova vita ad una memoria assopita in un letargo di tanti decenni, ma - ripeto - solo in letargo e non morta del tutto.

    Resto in fiduciosa attesa e quindi a lunedì o, se posso, prima. Riprenderò ancora con il 1937-1939.

    Un saluto a tutti, buona domenica e buon fine settimana!

    (non BUON WEEKEND! Non usiamo la lingua inglese laddove ci sono appropriati vocaboli italiani!)




    come scrivi bene mi piacciono proprio le tue storie...
    che rompi...devo andare a mangiare, pensa mi sono alzata da poco è già ora di pranza se non siamo tutti a tavola per le 13 oggi che è sabato succedi il finimindo
    ciao ferruccio
    ......

  10. #50
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-14 17:173

    ERO UN BALILLA - 1937/1939

    Originally posted by carmen



    Ma cosa facevano le bambine in quel periodo?

    L'unica cosa che ricordo è che sfilavano con noi nelle adunate scolastiche. Non rammento distinzioni come invece per i maschi; erano tutte PICCOLE ITALIANE. Divisa: gonna nera, camicia bianca con maniche lunghe e berretto nero.

    Quanto alla vita fuori della scuola, il fatto che ormai andassi e venissi da solo tra casa e la scuola elementare mi dava maggior libertà di stare fuori durante il pomeriggio. Era stato proprio con il secondo trimestre dell'anno 1937-'38 che l'orario scolastico era stato rivoluzionato. Prima si andava a scuola al mattino fino alle 12 e poi ancora al pomeriggio tra le 14 e le 16. Di giovedì a casa, tutto il giorno, e il sabato solo al mattino. Era il vecchio orario scolastico del "CUORE" di Edmondo De Amicis.

    Da gennaio 1938, invece, a scuola tutte le mattine dalle ore 8 alle 13. Fu con un certo disappunto che non avemmo più il giorno di vacanza intermedio; ma, come ho detto, avevamo tutti i pomeriggi liberi, salvo il tempo dei compiti. La conseguenza più importante di quella maggiore libertà era far parte di diritto della "banda di Via Ennio". Composta da tutti o quasi i ragazzini della strada in cui abitavo, era il punto-base di aggregazione e socializzazione dei giovanissimi di allora.

    Con la banda si viveva e ci si divertiva, tra l'altro, secondo consuetudini non scritte ma direi quasi automatiche e stagionali. C'era il tempo per la sfide con le "figurine": all'americana, tirandole dal marciapiedi verso le case, oppure a "muro", lasciandole cadere dopo averle appoggiate (su un muro, appunto) da un'altezza concordata. Chi copriva con la sua un'altra figurina si portava via tutte quelle che stavano sul marciapiede. oppure una sola secondo regole occasionali. C'era poi l'epoca delle gare al "GIRO D'ITALIA", con i tappi delle bottigliette di gazzosa (simile all'attuale "Sprite") e con il percorso disegnato, con il gesso, sul marciapiede; oppure, in versione più bella, con una percorso scavato nella terra e con biglie di terracotta o di vetro (molto ambite). Chi vinceva si portata a casa tutte le biglie in corsa.

    Altro gioco era quello della "LIPPA", fatto con un pezzo di legno appuntito alle estremità; dapprima, con un bastone, lo si faceva alzare e poi, colpendolo di nuovo, lo si mandava lontano. Un incrocio tra il cricket e il baseball.

    Ogni "BANDA" aveva come rivali quelle delle strade vicine (la mia era in attrito con quelle dette "di viale Umbria" e "di via Strigelli"), per motivi che erano i più vari; per esempio, una "banda" si arrabbiava molto se qualcuno di un’altra sconfinava nel loro “territorio” e se addirittura combinava scherzi, come buttare tracchi nella case a pianterreno. A questo punto prima chiedeva riparazione e scuse all'altra e, nelle situazioni più gravi, si consumava una sfida che poteva essere la battaglia con le zolle di terra (dal non grave pericolo) ma anche la sanguinosa "sassaiola".

    Ce n’erano state alcune, sui bastioni, alle quali avevano partecipato molte decine di ragazzi e di cui si tramandava la memoria quasi come delle Termopili. Ma la sassaiola era quasi sempre interrotta dai parenti, attirati dallo schiamazzo e magari anche dalle rotture dei vetri delle case circostanti.
    Le bande non avevano un capo eletto ma c'era sempre qualcuno che "dominava", ed era a costui che si presentavano i "padrini" della banda sfidante.

    Sul tema esiste un bel libro che noi tutti, bambini e ragazzi di allora, abbiamo letto: I ragazzi della via Pal, romanzo ungherese Evidentemente, le "bande" dovevano essere un'istituzione sovranazionale.

    "E le bambine?", mi chiederai tu.
    Le bambine non vi erano ammesse e con loro, in pratica, non si giocava mai, salvo che con quel rettangolo tracciato sul marciapiede e diviso in altri rettangoli numerati. Si doveva dimostrare la propria abilità percorrendolo tutto, quadro per quadro, nei modi più disparati: con la sola gamba sinistra, poi con la destra, incrociando le gambe e così via. Ma - ripeto... - le bambine erano un mondo a parte e in strada si vedevano molto poco. Anche a scuola, per lo meno la mia, c'erano "classi separate".

    L’insegnante era una dolce signora di nome Perini. Data la quasi mania di mia madre nel conservare tutto, ho ritrovato recentemente un'immaginetta che la maestra mi diede in occasione della mia Prima Comunione. Reca scritto sul rovescio:

    "4 Maggio 1939
    Al mio caro scolaro Ferruccio nel giorno Santo della Prima Comunione. Gesù sia sempre nella tua anima!"

    Altre maestre! Altri tempi! Altra Italia!

    P.S. Scusate la digressione, ma reputo che sia importante dare il quadro delle abitudini infantili di allora.

    Dimenticavo: le bande erano, per così dire, "apolitiche". Niente Figli della Lupa o Balilla. Direi, piuttosto, che vi predominava uno spirito anarcoide e selvaggio. Non passavamo, invece, il tempo a sentire la radio, però ricordo di aver sentito una trasmissione utilizzando una radio "a galena" di mia madre, che era un dono ricevuto da fidanzata. Non c'era corrente o altro. Con un filo d'argento ci si sintonizzava toccando, appunto, una pezzo di galena e il segnale era debolissimo. Mamma mia come sono vecchio!


    Un saluto a tutti.
    ....

 

 
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