Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Il tramonto di Dixie

  1. #1
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il tramonto di Dixie

    Il tramonto di Dixie
    La guerra civile americana







    - There was a land of cavaliers and cottonfields, called “Old South” -

    - Il cotone, il tabacco, la grazia, l’amore, la nobiltà d’animo -


    Negli stessi anni durante i quali il generale piemontese Cialdini guidava la repressione nel Regno delle Due Sicilie, annesso al Piemonte nel 1860, dall’altra parte dell’ oceano si consumava la tragedia di un altro sud, anch’esso insorto in armi per difendere la sua libertà, ed anch’esso ahimè sconfitto.
    La vulgata dei vincitori, anche in riferimento alla guerra civile americana, è stata fallace ed ingannatrice. Ma d’altronde al giorno d’oggi chi può essere tanto ingenuo da pensare che gli stati del nord si siano davvero mossi per “liberare” gli schiavi? A ben vedere, la guerra di secessione è proprio la prima occasione in cui gli yankees hanno scatenato un conflitto in nome dei propri interessi, salvo poi ipocritamente mascherarlo dicendo di combattere per “la libertà e la democrazia”. Quante altre volte sentiremo ripetere questa formula nei decenni successivi… E' giusto allora affrontare l'argomento e fare un pò di chiarezza, anche perchè si tratta di un evento di un'importanza epocale: nel corso del conflitto, che possiamo definire la prima guerra totale e moderna, che ha visto impiegate la prima corazzata ed il primo sommergibile, si sono affrontate due visioni del modo, opposte ed inconciliabili: l'aristocrazia contro la borghesia, la tradizione contro il modernismo. Non è un caso che mentre in Europa tutte le sinistre, marxiste o liberal-progressiste che fossero, parteggiassero per gli uomini in blu dell'Unione ( Marx mandò le sue felicitazioni a Lincoln) il cuore di tutti i conservatori,con in testa il Papa beato Pio IX, battè per la Confederazione degli stati del Sud

    Con le cannonate sparate il 12 aprile 1861 contro la base di Fort Sumter, un forte del governo di Washington situato nel territorio della Carolina del Sud, si apriva il conflitto destinato a rimanere il più sanguinoso della storia americana. Per la cronaca, non si registrò neanche un caduto tra i federali barricati al suo interno: questi si arresero il giorno seguente e, ottenuto l'onore delle armi dai confederati, furono rispediti via nave a New York. Ma Lincoln grazie a questa aggressione ottenne il sospirato casus belli: le ostilità erano ufficialmente aperte. Ma come si arrivò a ciò? Per capirlo è utile analizzare le differenze tra la società nordista e quella sudista. La prima, il mondo degli yankee, era moderna, industriale, capitalista e borghese. Il vecchio Sud era invece una società rurale, aristocratica, arcaica e tradizionalista. Scriveva uno dei padri della patria americana, il virginiano Thomas Jefferson, alla vigilia della guerra d'indipendenza "...la gente del nord ha la mente fredda. E' sobria, laboriosa (...) Quella del Sud è fiera, indolente, più facile all'ira ed all'entusiasmo, più sensuale, gelosissima delle proprie libertà..." ( cfr "Dalla parte di Lee" di Alberto Pasolini Zanelli ). Queste differenze, alimentate anche dalla diversa cultura religiosa, calvinista e puritana al nord, in prevalenza anglicana e cattolica al sud, si riflettevano in interessi economici divergenti. I nordisti aspiravano a potenziare l'industria nazionale attraverso una politica mercantilista, basata su forti dazi doganali, e volevano al contempo potenziare il mercato interno, costruendo nuove strade, ponti, ferrovie. Ma per fare tutto questo servivano molti fondi, ed essi pensavano di reperirli, ancora una volta, con i dazi. Ma ciò cozzava con gli interessi del sud agricolo, liberoscambista per vocazione, che esportava il suo cotone in Europa, e in Europa acquistava i manufatti industriali di cui necessitava. Molto rilevante fu la questione circa la struttura da dare ai nuovi stati acquisiti: sarebbero stati modellati sull'esempio degli stati del nord o del sud? Fino alla seconda metà dell'800 al congresso federale il nord era stato maggioritario ed era riuscito ad imporre le sue istanze, a tutto danno degli interessi del sud, ma con l'affermarsi di nuovi stati liberoscambisti gli equilibri avrebbero potuto modificarsi. Ogni tentativo di giungere ad un accordo, negli ultimi mesi, era fallito. Così, quando nel 1860 venne eletto un rappresentante degli interessi industriali del nord come Lincoln, la Carolina del Sud proclamò la secessione, seguita a ruota da Alabama, Georgia e Mississippi. Alla fine, su un totale di 33 stati, 11 aderirono alla Confederazione del Sud. Ma chi era Abram Lincoln? Di certo non l'eroico antischiavista di cui a volte si è parlato. " Non ho il diritto legale di abolirla negli stati in cui esiste, nè ho il desiderio di farlo" Così si esprimeva nel suo discorso inaugurale alla Casa Bianca, parlando della schiavitù. Di fatto, possiamo affermare che il nord fece la guerra perchè aveva capito che solo invadendo il sud ed impodendogli la sua economia e mentalità "yankee", gli Usa sarebbero diventati una superpotenza. La questione dell'abolizione della schiavitù fu meno che secondaria, e comunque fu sfruttata solo dopo i primi anni di guerra, per darne una giustificazione ideologica. "Il solo obiettivo è la preservazione dell'Unione: se per far questo occorre mantenere la schiavitù lo farò, se occorrerà abolirla la abolirò", ripeteva Lincoln. Il Sud, dal canto suo, più che in difesa delle istituzioni schiaviste prese le armi perchè intuì che il protezionismo industriale avrebbe distrutto la sua civiltà, e si battè con eroica disperazione per salvare il suo mondo, e il sacrificio e la vera libertà di intere generazioni che avevano scommesso tutto sulla terra e sulla famiglia. "Not for slavery, for independence", : "Combattiamo per l'indipendenza, non per la schiavitù" ripeteva il Presidente della Confederazione, il senatore del Mississippi Davis. Due parole, infine, sulla schiavitù. E' giusto, a mio avviso, che a noi appaia un'istituzione sbagliata. Conta infatti relativamente che gli schiavi avessero un'struzione, un'educazione religiosa, mangiassero e bevessero in abbondanza e venissero trattati ( nella maggior parte dei casi) con paternalistico amore. E infatti anche nel vecchio Sud non in pochi lo avevano capito: probabilmente la schiavitù si sarebbe esaurita entro non molti anni, come era accaduto o stava accadendo in altri paesi, senza bisogno di scatenare una guerra da seicentomila morti. Ma abbiamo già detto a cosa puntavano realmente gli yankee...

    Alla vigilia del conflitto gli stati del nord contavano 22 milioni di abitanti e un potenziale umano pari a oltre 4 milioni di soldati. A queste cifre la Confederazione, abitata da 9 milioni di persone, poteva opporre un potenziale umano massimo di 1140000 soldati. In ambito industriale il divario tra nord e sud si ampliava drammaticamente: grazie alle loro 186mila industrie, gli yankee disponevano di 2283 cannoni e 441mila fucili; i confederati, forti di appena 18mila industrie ca, possedevano 464 cannoni e 150mila fucili. Leggendo queste crude cifre, si potrebbe pensare che la guerra sarebbe finita ancora prima di iniziare, ma non fu così. I confederati supplirono alla carenza industriale con l'indomito valore, dovuto tanto al loro aristocratico orgoglio, quanto alla disperata convinzione che una volta vinti il loro mondo sarebbe scomparso "via col vento", parafrasando un celebre romanzo ambientato sullo sfondo delle vicende belliche. Ed è riconosciuto che nei primi due anni di guerra la Confederazione avrebbe potuto vincere, sfruttando la migliore preparazione tattica dei suoi ufficiali e soprattutto l'entusiasmo che aveva coinvolto l'intera popolazione. La prima battaglia vera e propria venne combattuta nei pressi di un torrente chiamato "Bull Run" il 21 luglio 1861. I sudisti, meno di 30mila uomini guidati dal generale Beauregard, ( che in "Via col Vento" è il comandante di Ashley Wilkes, il biondo sudista che aveva spezzato il cuore a Rossella O'Hara sposando Melania Hamilton, e che chiamerà suo figlio proprio Beauregard in onore del generale) sbaragliarono i nordisti, 50mila soldati impauriti e svogliati. A Washington, nei giorni seguenti, si viveva nel panico: era diffusa addirittura la paura che i ribelli potessero conquistare la capitale nemica. Ed in effetti il Sud avrebbe potuto imporsi solo con una guerra lampo, sfruttando l'iniziale superiorità: il tempo infatti avrebbe di certo giocato a favore del Nord, come avevano capito i migliori ufficiali yankee, che avevano preparato un piano in tre fasi che prevedeva un lungo blocco navale, la conquista delle basi sul Mississippi e solo in ultima istanza un'offensiva contro Richmond, la capitale della Confederazione. Ma i politici, sia da una parte che dall'altra, non capirono tutto ciò, ed optarono entrambi per una tattica sbagliata. Mentre Lincoln ordinò una campagna veloce, che poi fallì dopo i primi insuccessi, Davis avrebbe voluto logorare lentamente i nemici, sfruttando l'impopolarità della guerra negi stati del nord ed aspettando eventualmente l'ingresso in guerra di una potenza europea al suo fianco. Si sbagliava: gli yankee non avrebbero rinunciato per nessun motivo, se non costretti, ad invadere le regioni del sud, come avrebbe dimostrato il corso degli eventi.

    Nonostante il tentativo della spallata iniziale fosse fallito, durante la prima fase della guerra i sudisti vinsero la maggior parte delle battaglie, senza però riuscire mai a sferrare l'attacco decisivo, che avrebbe potuto mettere definitamente alle corde gli unionisti. Accadde allora ciò che era stato previsto dai più illuminati elementi di ambo gli schieramenti all'inizio del conflitto: il tempo iniziò a giocare a favore del nord e del suo superiore potenziale umano, economico ed industriale. Forzare il blocco navale preparato dagli yankee risultò sempre più difficile, e la Confederazione si trovò così ben presto a corto di viveri e materie prime. Dopo due anni di guerra, apparve chiaro che solo l'intervento diretto di una potenza europea poteva salvare il destino del Vecchio Sud. Intervento diretto o, almeno, un riconoscimento ufficiale: così agli occhi dell'opinione pubblica mondiale non sarebbe più sembrato di assistere ad uno scontro tra uno stato sovrano ed un gruppo di ribelli ma ad una guerra tra due nazioni indipendenti e libere. E ci è mancato poco che ciò non accadesse: se il 4 luglio 1863 l'Armata della Virginia, guidata dal migliore generale sudista, il leggendario Robert Edward Lee, avesse vinto a Gettysburg, sembra sicuro che Francia ed Inghilterra avrebbero compiuto il grande passo. D'altronde le difficoltà economiche del sud, loro grande partner commerciale, avevano causato moltissimi disoccupati nei due paesi, che quindi da subito avevano tifato ufficiosamente per i confederati. E' probabile che le sorti del conflitto si siano decise in questo cittadina della Pensylvania, ma anche durante l'anno successivo, il 1864, gli yankee sembrarono in più occasioni sul punto di farla finita e concedere l'agognata indipendenza ai ribelli. Ecco un esempio: se Atlanta non fosse stata conquistata prima delle elezioni presidenziali del 1864, Lincoln probabilmente non sarebbe stato rieletto, ed il nuovo presidente avrebbe concesso la libertà al sud. Ma la storia, si sa, non si fa nè con i se nè con i ma. Atlanta cadde il 2 settembre 1864, e gli yankee poco dopo la distrussero completamente: in pochi minuti 1800 edifici furono distrutti. Era il prologo della sorte che sarebbe toccata all'intera Georgia, anzi all'intero sud: migliaia di case, piantagioni, giardini furono bruciati dai "liberatori". Quando, il 12 aprile 1865 il generale Lee si arrese alle truppe di Grant, a sua volta il miglior generale nordista, la guerra era virtualmente finita, anche se rimanevano in armi alcuni stati. Il Vecchio Sud con le sue piantagioni, i suoi schiavi, i suoi gentiluomini, le sue dame, il suo tabacco ed il suo cotone era un mondo finito, per sempre, letteralmente bruciato dai vincitori. Ancora una volta, avevano vinto il progresso e la modernità.


    Il tramonto di Dixie: la guerra civile americana -I parte- | Austriae est imperare orbi universo
    SADNESS IS REBELLION

  2. #2
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il tramonto di Dixie

    SADNESS IS REBELLION

  3. #3
    A raccattà i'cotone
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    2,904
     Likes dati
    17
     Like avuti
    444
    Mentioned
    33 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il tramonto di Dixie

    E' citato nel pezzo, ma per chi dovesse perdersi il riferimento, ecco qua un bel testo da leggere sul tema:





    Alberto Pasolini Zanelli, Dalla parte di Lee. La vera storia della guerra di secessione americana, Facco - 2006, Pagine 202, Prezzo €15,00

    Il noto corrispondente del Giornale racconta la guerra di secessione americana dal punto di vista degli sconfitti

    Recensione di Carlo Stagnaro


    Se la sconfitta ha un fascino, il Generale Lee – il comandante che condusse le truppe sudiste a sfiorare la vittoria – lo incarna fino in fondo. Ed è alla poesia di una causa persa, ma giusta, che Alberto Pasolini Zanelli dedica l’ultima sua fatica, “Dalla parte di Lee”, una cavalcata attraverso le tappe della Guerra di secessione americana. La sua è una lettura revisionista: non liquida con l’etichetta infame dello schiavismo le ragioni dei 13 Stati che dichiararono l’indipendenza da Washington.

    Pasolini segue il conflitto battaglia dopo battaglia, colpo di scena dopo colpo di scena. Il destino era in qualche maniera scritto: la bandiera Dixie doveva infine essere ammainata. Con essa, un luogo e un tempo scivolavano lentamente sui libri di storia, sparivano dal qui e ora. E’ vero, la schiavitù era per il Sud la “peculiare istituzione”. Ma la guerra aveva poco a che fare con la schiavitù: lo stesso Lincoln, insediandosi alla Casa Bianca, aveva ammesso che “non ho il diritto legale di abolirla negli Stati in cui esiste, né ho il desiderio di farlo”. Il terreno dello scontro era un altro, più profondo, e riguardava la natura, quindi il futuro, del vincolo che legava le ex colonie in una Federazione. O, meglio, riguardava il fine dell’Unione e la fonte della sua legittimazione: in ultima analisi, il diritto di prendere decisioni apparteneva agli Stati o al governo federale? Il governo federale era un mandatario degli Stati, oppure era il vertice della piramide americana? Chi la pensava in un modo, era portato a schierarsi col presidente Jefferson Davis e barricarsi a Richmond; gli altri, stavano a Washington con Lincoln.

    La storia non va mai per il sottile: non dice chi ha ragione, dice chi ha vinto. L’apparato industriale e militare del Nord era più forte, i suoi comandanti più crudeli e determinati e meno cavallereschi. Una contraddizione esemplificata dall’incontro dell’Appomattox Court House che sancì la resa: Lee “si era messo in alta uniforme, la giubba perfettamente stirata, cinta al fianco la spada di gala. Sembrava il ritratto perfetto dell’aristocratico del Sud, l’immagine stessa di un mondo che, quel giorno, tramontava. L’uomo del mondo nuovo, Grant, arrivò coperto di polvere, con gli stivali infangati e una divisa da soldato semplice sulla quale solo le spalline stavano a indicare il grado”. Finita quella che fu la prima guerra moderna, cominciava il nuovo corso: la Costituzione rimaneva la stessa, il senso ne era cambiato. L’America del giorno dopo era un’altra America.

    Eppure quel 9 aprile 1865 non è, nella storia americana, un giorno di festa. E’ il giorno in cui “morivano una nazione, un costume, un universo che s’era disperatamente difeso contro la forza e contro il tempo. E cominciava a morire Robert Lee”.

    (Da Il Foglio, 13 maggio 2006)


    LINK
    Credere che la prima cellula si sia formata per caso è come credere che un tornado, infuriando su un deposito di sfasciacarrozze, abbia messo insieme un boeing.

  4. #4
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il tramonto di Dixie

    Citazione Originariamente Scritto da Cristo Visualizza Messaggio

    Alberto Pasolini Zanelli, Dalla parte di Lee. La vera storia della guerra di secessione americana, Facco - 2006, Pagine 202, Prezzo €15,00
    Il libro si può trovare in tutte le librerie?
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  5. #5
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il tramonto di Dixie

    Citazione Originariamente Scritto da Dark Knight Visualizza Messaggio
    il libro si può trovare in tutte le librerie?
    Alla Libreria del Ponte (link) sicuramente. Altrimenti puoi chiedere direttamente a Facco editore. Non so invece se è richiedibile presso il circuito Feltrinelli.
    SADNESS IS REBELLION

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    19 Apr 2009
    Località
    Targato SA
    Messaggi
    1,899
     Likes dati
    34
     Like avuti
    25
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il tramonto di Dixie

    Se non vado errato il Generale Lee era discendente di George Washington.

    Vota Cavaliere Nero alla Camera

    Repubblicano Liberaldemocratico

  7. #7
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il tramonto di Dixie

    Qualche parola su Via col vento


    Devo confessare che per anni ho snobbato Via col vento, sia in versione romanzo che in quella, ancor più famosa, cinematografica. La ritenevo un'opera minore per fanciulle sentimentali e in quanto tale pensavo non mi interessasse.
    Naturalmente sbagliavo, in entrambi i casi, ma ebbi occasione di ricredermi solo in età adulta, dopo che era subentrato in me l'interesse per la storia americana e per il West, riletti in ottica conservatrice.

    Ad un certo punto mi imbattei in un volume apologetico sulle ragioni del Sud Confederato, l'esauritissimo "Il bianco sole dei vinti", di Dominique Venner, edizioni Settimo Sigillo (che ne dovrebbe star curando una ristampa), che inquadrava positivamente il romanzo di Margaret Mitchell.

    Anni dopo, colpito da una splendida illustrazione di Pinter per la versione Oscar Mondadori (una bandiera sudista che garriva al vento su campo nero, oggi sostituiti dal più convenzionale manifesto cinematografico), acquistai il libro, ma l'incredibile numero di pagine per anni me ne ha colpevolmente sconsigliato la lettura.

    Quello con Via col Vento sembrava essere per me un appuntamento che non arrivava mai, rimandato di occasione in occasione. Fino a quando mi decisi ad acquistare il dvd e di vedere per la prima volta questo benedetto film.

    A questo punto mi direte: "Ma come, possibile che dopo svariati passaggi in tv non l'avevi mai visto?" La risposta è: "Interamente, no". Lo iniziai a vedere una volta, molti anni fa, forse addirittura in bianco e nero (!), ma la sua lunghezza, moltiplicata dalle inserzioni pubblicitarie mi fece presto desistere.

    Per evitare eventuali stanchezze e colpi di sonno, una volta acquistato il dvd decisi di vederlo nel pomeriggio per poterlo gustare in perfetta tranquillità. E grazie anche ad una mia predisposizione diversa la visione del film si è rivelata davvero esaltante. Ma andiamo con ordine.

    Iniziamo col dire una cosa, e cioè che Via col vento può essere apprezzato secondo due prospettive: la storia d'amore tra Rhett Butler e Rossella O'Hara, oppure la ricostruzione romanzata del Vecchio Sud funestato dalla Guerra di secessione e dalla successiva Ricostruzione. Inutile dire che era quest'ultima prospettiva quella che più mi interessava, ma alla fine ho apprezzato anche la prima.

    Il film è eccezionale perchè ci riconsegna con grande fedeltà i colori e gli umori dell'America sudista. Dinanzi al cui splendore, è meglio dirlo subito, il mondo yankee è davvero poca cosa. Il Sud era aristocratico ed amava la bellezza. Una bellezza che si riscontrava nel paesaggio, nell'architettura, nella signorilità maschile e nella grazia femminile, esaltata ovviamente dall'impietoso confronto con l'elemento negro.

    Tutti gli attori sono perfetti nel loro ruolo, scene e fotografie sono eccezionali soprattutto nella prima parte unanimamente considerata superiore alla seconda.

    A questo punto devo farvi una confessione: potrà apparire strano, ma i personaggi che ho più amato del racconto non sono i protagonisti, ma i loro contraltari, ovvero Ashey e Melania, interpretati da Leslie Howard e Olivia de Havilland. Sono loro, infatti, che rappresentano pienamente quel Sud destinato a cadere sotto la scure della modernità. Rhett e Rossella incarnano piuttosto quel “Nuovo Sud” che saprà rialzarsi e difendere orgogliosamente se stesso venendo a patti con i tempi nuovi.

    Ashley e Melania invece sono due personaggi “puri”, candidi perciò in definitiva antiquati, senza quelle contraddizioni “moderne” che per molti rendono ancor oggi interessanti Rhett e Rossella.
    Ashley è la quintessenza del cavaliere, il perfetto gentiluomo del Sud, mentre Melania non è una donna, ma una santa. Bontà, dedizione, coraggio, altruismo, incapacità di cambiare: questo il Sud che muore, mentre quello che rinasce si baserà principalmente sull’orgoglio, l’altezzosità, il senso pratico e la scaltrezza.

    Esaltato dalla visione di un simile capolavoro (la cui visione consiglio caldamente a tutti gli amanti della Right America), mi sono accostato al romanzo con rinnovato interesse. Ed anche a questo riguardo il giudizio è estremamente positivo.

    Margaret Mitchell, l’autrice, aveva come scopo principale quello di narrare la storia della sua città Atlanta e del suo rialzarsi dalle rovine della guerra, simboleggiato dal personaggio di Rossella. Il libro consta di mille pagine circa, ma è scritto benissimo pur senza cedere a modernismi stilistici con una gran mole di riferimenti storici che sono valsi alla Mitchell il plauso di celebri studiosi americani come H. Steele Commager.

    In seguito ho avuto modo di apprezzare la Mitchell anche come donna, per il suo atteggiamento schivo e antidivistico che la portava a minimizzare la sua professione di scrittrice alla quale pure era intimamente legata.

    In definitiva, Via col Vento è un grande romanzo storico, un vero e proprio romanzo americano, che ha reso immortale e vibrante di luce positiva la storia del Vecchio Sud.


    Mr. Right
    SADNESS IS REBELLION

  8. #8
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il tramonto di Dixie


    Margaret Mitchell


    Rossella O'Hara


    Melania Hamilton


    Locandina del film
    SADNESS IS REBELLION

  9. #9
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs up Rif: Il tramonto di Dixie

    Citazione Originariamente Scritto da Dark Knight Visualizza Messaggio
    Il libro si può trovare in tutte le librerie?
    Il più bel libro sulla guerra civile che sia stato scritto in italiano. Tiene conto delle ragioni dei sudisti. O meglio dice la verità su ciò che è accaduto. Occorre richiederlo al grande eroe della libertà Leonardo Facco o alla del Ponte. Imperdibile per chi lotta contro ogni oppressione statalista e giacobina.

    Belli i riferimenti a Via col vento: romanzo e film immortali.


    iaociao:
    IO REGNERO' malgrado satana e i suoi satelliti

    http://vandeano2005.splinder.com/

 

 

Discussioni Simili

  1. Il bipolarismo al tramonto
    Di Florian nel forum Conservatorismo
    Risposte: 50
    Ultimo Messaggio: 22-12-15, 06:49
  2. Dixie's Land o Garryowen?
    Di Juv nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 33
    Ultimo Messaggio: 19-11-12, 17:32
  3. Garryowen o Dixie's Land?
    Di Juv nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 14-11-12, 02:28
  4. Tramonto a BGY 29-8-2005
    Di JJ8BGY nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 30-08-05, 17:56
  5. Pat Buchanan:"Perchè i neocons odiano cosi' tanto i dixie?"
    Di Dragonball (POL) nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 01-12-03, 14:38

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito