Un documento del 1996 prospettava una guerra che dall’Iraq passasse a coinvolgere la Siria, il Libano, l’Iran, fino all’Arabia Saudita ed infine l’Egitto. Secondo qualche esperto, l’essenza del piano consisteva nel far saltare la “Cintura Sunnita della stabilità”.
Clean Break
Risaliamo indietro nel tempo di diversi anni. L’8 luglio 1996 uno degli esponenti più in vista dei neoconservatori, Richard Perle, fece arrivare all’allora premier israeliano Benjamin Nethayahu un documento di poche cartelle in cui si illustrava una strategia per smantellare gli Accordi di Oslo, quelli per i quali fu assassinato Yitzhak Rabin.
Di quel documento, intitolato “Clean Break”, Solidarietà ha già riferito nel numero del giugno 2003 (pag. 11). Qui basta ricordare che, parlando di fronte al Congresso USA, Netanyahu allora riprese grossa parte di quel programma nel suo discorso. Inoltre, lui prima e poi Sharon hanno fatto tutto il possibile per metterlo in pratica. Le proposte contenute nel documento stilato sotto la direzione di Richard Perle e David Wurmser sono le seguenti: 1) Distruggere Yasser Arafat e l’Autorità Palestinese, prendendo a pretesto ogni atto terroristico, soprattutto quelli di Hamas, organizzazione cresciuta all’inizio degli anni Ottanta con l’aiuto di Sharon che era allora ministro della Difesa.
2) Indurre gli Stati Uniti a rovesciare il regime di Saddam Hussein in Iraq.
3) Lanciare una guerra contro la Siria, una volta sistemato Saddam, sia colpendo obiettivi siriani in Libano che nel territorio siriano.
4) Rilanciare la scommessa fatta sul rovesciamento dei Baathisti di Bagdad e Damasco in quella della “democratizzazione” dell’intero mondo arabo, con l’appoggio di nuove azioni militari contro l’Iran, l’Arabia Saudita e l’Egitto, quest’ultimo considerato il “pezzo più ambito”. (secondo l’allegato al Clean Break).
Evidentemente il Clean Break resta la tabella di marcia, come dimostra il fatto che a Washington hanno dato il loro beneplacito ai bombardamenti israeliani in Siria. Un altro fatto preoccupante è che il 16 settembre il neo-con John Bolton, negoziatore per il disarmo, ha finalmente ottenuto di deporre alla Sottocommissione Rapporti Internazionali della Camera, sul tema della Siria e del Libano, dopo che la CIA lo aveva ostacolato, arrivando persino a far circolare un documento in cui si smentiscono preventivamente molte affermazioni di Bolton su presunte implicazioni della Siria nel terrorismo e nelle armi di sterminio.
Sarà una coincidenza, ma quello stesso giorno uno dei principali estensori del Clean Break, David Wurmser, si è trasferito dal Dipartimento di Stato all’Ufficio del Vice Presidente Cheney e del suo capo dello staff Lewis Libby.
I segnali provenienti da Washington sono stati dovutamente recepiti da Sharon, che ha lanciato le sue incursioni il 5 ottobre. Solo tre giorni dopo la Casa Bianca ha fatto sapere che non si sarebbe più opposta all’approvazione delle leggi Syrian Accountability Act e Restoration of Lebanese Sovereignty Act, che sono la stessa cosa dell’Iraq Liberation Act approvata nel 1998: il preliminare per arrivare all’aggressione militare.
La differenza è che questa volta Cheney e Sharon non aspetteranno cinque anni. Sharon conta di scatenarsi nel giro di qualche mese.
Medioriente





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