







Sono decaduti la giunta e il sindaco Pdl di Catanzaro Sergio Abramo. Il Tar della Calabria ha annullato le elezioni amministrative in otto sezioni. La decadenza di sindaco e Consiglio sono la diretta conseguenza della decisione dei giudici di “annullare il verbale di proclamazione del sindaco, Sergio Abramo, e del Consiglio comunale”. Pontegrande, via Bambinello Gesù (rione Uccelluzzo), Ospedale Civile, Scuola elementare Aldisio in via De Gasperi, Corvo-Aranceto, Janò, Siano e Lido. Sono queste le otto sezioni dove si tornerà al voto entro 60 giorni e nel frattempo sarà nominato un commissario. Nella sezione Lido l’Ufficio centrale aveva messo a verbale “un numero di schede votate e scrutinate (886) superiore al numero dei votanti (884)”.
E’ stato quindi parzialmente accolto il ricorso presentato dal candidato sindaco del centrosinistra, Salvatore Scalzo, da Sel e dal candidato consigliere Giuseppe Pisano su presunte irregolarità commesse in alcune sezioni elettorali. Nel dispositivo i giudici amministrativi hanno anche condannato il comune di Catanzaro al pagamento delle spese per una somma di 14 mila euro. E’ stato inoltre disposto l’invio della sentenza alla Procura della Repubblica e alla Prefettura di Catanzaro per consentire verifiche anche su possibili reati di natura penale. La procura, tra l’altro, sta già indagando sulle elezioni comunali del maggio scorso per una presunta compravendita di voti, ma anche rispetto alle anomalie denunciate dal centrosinistra (l’inchiesta è stata recentemente citata in uno scontro polemico sul voto di scambio in Parlamento dopo l’elezione in Sicilia di Rosario Crocetta). Tra gli indagati risulta anche un consigliere comunale eletto nella file della maggioranza di centrodestra.
Soddisfazione nel centrosinistra: ”E’ un’ottima notizia per i cittadini di Catanzaro che fa giustizia. E’ un successo del Pd e di Salvatore Scalzo che subito avevano denunciato le gravi anomalie poi riscontrate. Ora è necessario ripristinare le condizioni affinché si possa tornare al voto in un contesto di legalità e massima garanzia per i cittadini”. Lo dicono gli esponenti del Pd Davide Zoggia e Nico Stumpo in una dichiarazione congiunta.
Pur dichiarando di rispettare la sentenza del Tar, la reazione dell’ormai ex sindaco Sergio Abramo è polemica: “Il fermo amministrativo, anche di pochi mesi, al quale comunque ci opporremo davanti al Consiglio di Stato, costerà ai cittadini di Catanzaro un prezzo enorme, difficilmente quantificabile. Non ho dubbi che gli elettori – sempre che si debba effettivamente andare alle urne – non solo confermeranno, ma addirittura amplieranno il loro consenso e la loro fiducia verso la mia persona”.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012...ta-pdl/422960/
Brogli elettorali (del PDL).
Ultima modifica di fiume sand creek; 17-02-13 alle 19:32






NAPOLI — Il consiglio dei ministri ha disposto lo scioglimento di sette Comuni per infiltrazioni mafiose, due si trovano in Campania. Si tratta di Gragnano, in provincia di Napoli, la cui amministrazione era guidata dal sindaco del Pdl Annarita Patriarca, e di Pagani, nel Salernitano, alla cui guida c'era il pluriindagato sindaco (e consigliere regionale) Alberico Gambino. Per entrambi i Comuni la decisione era nell'aria, dopo il lavoro delle commissioni d'accesso. A metà dicembre era stata trasmessa in Prefettura quella relativa a Gragnano: pagine fitte di episodi ritenuti molto gravi dai funzionari inviati dal Viminale, che avevano trascorso settimane nel municipio guidato da Annarita Patriarca (il sindaco vinse le amministrative del 2009; il marito, Enrico Martinelli, sindaco Pdl di San Cipriano d'Aversa, è stato arrestato nelle scorse settimane pe associazione camorristica).
Secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, proprio nella tornata elettorale del 2009 venne commessa una serie di brogli per pilotare il voto dei cittadini di Gragnano. Da alcune intercettazioni ambientali è emerso che il clan Di Martino era stato contattato da candidati del Pdl per assicurarsi, dietro corrispettivo di somme di danaro, un appoggio elettorale. In un'occasione lo stesso Fabio Di Martino aveva — come lui stesso riferisce al padre Leonardo durante un colloquio in carcere — malmenato una persona che si era rifiutata di votare il candidato impostogli dal clan («Lo abbuffai di mazzate»). Fabio Di Martino chiarisce di aver chiesto 200.000 euro per assicurare 100 voti a un candidato e svela i retroscena dei brogli elettorali. In particolare il giovane spiega: «Hanno fatto gli imbrogli, che figura di merda! Andavano a prendere le schede; tu stavi la parte di sopra (n.d.r. inteso come fuori regione) andavano a votare con il nome di quello... schede di gente morta. . .». Dalle intercettazioni viene fuori proprio il nome di Annarita Patriarca. Nelle scorse settimane, inoltre, Giuseppe Coticelli, presidente del Consiglio comunale, era stato condannato in primo grado a tre anni e due mesi di reclusione, con l'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, proprio per irregolarità nel voto.
Simile la vicenda del Comune di Pagani. Lo scorso gennaio il Tribunale del Riesame di Salerno aveva disposto il ritorno in carcere per Alberico Gambino, ex sindaco e consigliere regionale del Pdl sospeso; stessa decisione per Giovanni Elettrico Pandolfi, ex presidente della Multiservice, Giovanni Barone, ex direttore del centro Pegaso, l'ex consigliere comunale Giuseppe Santilli, l'ex assessore Massimo Quaratino, il tecnico Giovanni De Palma e il pregiudicato Antonio Fisichella. L'altro indagato Michele Petrosino D'Auria già era in carcere. Libertà per Antonio Petrosino D'Auria e Francesco Marrazzo. Domiciliari per Raffaele Trapani, presidente della Paganese calcio. Il Riesame, in linea con le motivazione espresse dalla Corte di Cassazione, aveva ripristinato l'ordinanza di custodia emessa dal gip il 15 luglio scorso riproponendo le iniziali accuse: corruzione e voto di scambio elettorale.
Fonte: Mafia e brogli elettorali, sciolti i comuni Pdl di Gragnano e Pagani - Corriere del Mezzogiorno
Altri brogli elettorali (anche questi targati PDL).




Dopo il bunga bunga il centrodestra, mai stufo di notivà più o meno elettorali, lancia il magna magna. Ovvero quella particolare attitudine a vincere a mani basse le elezioni. E’ il caso dei presunti o certificati brogli che hanno mandato gambe all’aria le amministrative in Molise e a Catanzaro. Nel capoluogo calabrese sono scesi in piazza migliaia di cittadini per chiedere chiarezza dopo il risultato delle comunali del 6 e 7 maggio contestato per le irregolarita’ accertate dalla Commissione centrale elettorale. Mentre per il Tar del Molise le elezioni regionali del 16 e 17 ottobre 2011 sono da rifare. Un’altra brutta pagina politica del Paese che dovrebbe far riflettere su valori e diritti come legalità, trasparenza, sovranità popolare. Peccato che invece ad unire l’Italia, dal Molise alla Calabria, sia il malcostume, l’arroganza della vittoria taroccata, l’esproprio di senso civico.
MOLISSE, SPAZZATA VIA LA PRESIDENZA IORIO- In Molise è stato dunque accolto il ricorso presentato da otto elettori di centrosinistra basato sulle 23 firme irregolari della lista Molise civile che sosteneva il presidente eletto dal centrodestra Michele Iorio e che ha portato in consiglio regionale un proprio candidato: Michele Scassera. Se pero’ in teoria la decisione assunta dai magistrati amministrativi molisani dovrebbe portare subito a nuove elezioni, e’ invece molto probabile che un eventuale ricorso al Consiglio di Stato, annunciato dallo stesso presidente Iorio, contro questo primo pronunciamento congeli la situazione.
NENCINI (PSI), SEGNALE DI CAMBIAMENTO – Dopo il verdetto e’ arrivata comunque la piu’ che prevedibile soddisfazione del candidato di centrosinistra che fu sconfitto nelle urne sette mesi fa, Paolo Di Laura Frattura. E il sostegno di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, che ha commentato la decisione del Tar come di un chiaro segno di cambiamento: “Andando in Molise ho avuto la netta impressione che il vento stesse cambiando e che il Molise volesse cambiare. La sentenza del Tar ce lo conferma”.
L’AMAREZZA DEL GOVERNATORE - Di tutt’altro avviso è invece il presidente Iorio:“Sono certo di aver vinto le elezioni in maniera onesta e trasparente. Le liste a me collegate – ha aggiunto – sono state ammesse dai Tribunali di Campobasso e Isernia e alla Corte d’Appello. I cittadini si sono quindi espressi liberamente e legittimamente, assegnando, in maggioranza, il compito di governarli a me e al centrodestra’. Leggero’ attentamente il dispositivo del TAR”.
QUELLE POCHE SCHEDE DI DIFFERENZA - La sfida tra Iorio e Frattura l’autunno scorso era stata vinta dal primo sul filo di lana: 46,94% contro 46,15%; ovvero un divario di millecinquecento voti alla chiusura dei seggi, sceso a 948 preferenze dopo le verifiche della commissione elettorale. E proprio lo scarto risicatissimo ha indotto il centrosinistra a chiedere il riconteggio delle schede in alcuni seggi (istanza poi ritirata) e l’annullamento delle elezioni per le irregolarità di alcune liste collegate a Iorio. Nelle 81 pagine del ricorso e’ stata contestata l’ammissione della lista Molise Civile nel collegio di Campobasso, di alcuni candidati di Progetto Molise, Udc, Grande Sud e del listino di Iorio. Motivazioni ritenute legittime dai giudici, che hanno interrotto il terzo mandato consecutivo di Michele Iorio.
IN CHE MODO SI TORNA ALLE URNE? – La discussione davanti ai giudici del Tar Molise Goffredo Zaccardi, Luca Monteferrante e Massimiliano Balloriani e’ durata poco piu’ di due ore. il Tar ha sancito chiaramente l’illegittimità del voto dell’autunno 2011, ma non ha chiarito lo scenario che si apre ora, ovvero se si dovra’ tornare alle urne con le stesse liste, tranne quelle escluse, oppure con una procedura ex novo. Il quadro sarà definito con il deposito delle motivazioni, che avverrà tra dieci giorni.
CATANZARO, IN PIAZZA PER CHIEDERE CHIAREZZA – L’esempio molisano fa ben sperare quanti in migliaia hanno risposto a Catanzaro all’appello fatto dal centrosinistra, dall’area di centro e dalla lista Mauro per chiedere chiarezza dopo il risultato delle elezioni comunali del 6 e 7 maggio contestato per le irregolarita’ accertate dalla Commissione centrale elettorale. Lo slogan della manifestazione e’ l’articolo 48 della Costituzione: “Il voto e’ personale ed eguale, libero e segreto”. I promotori hanno anche allestito un gazebo dove i cittadini possono firmare una petizione rivolta al Presidente della Repubblica e al ministro dell’Interno per sostenere la richiesta di sospensione della proclamazione degli eletti nel Consiglio comunale.
SBROGLIAMO CATANZARO – Molti gli striscioni con scritto ‘Sbrogliamo Catanzaro’ e ‘Per dignita’ non per odio’. Alcuni giovani hanno indossato delle lenzuola bianche per simboleggiare i voti perduti di cui si chiede conto. Dal palco sono intervenuti candidati consiglieri, docenti universitari ed esponenti politici, che hanno tutti ribadito la richiesta di fare luce sui risultati elettorali. Il candidato sindaco del centrosinistra, Salvatore Scalzo, ha parlato di “terremoto silenzioso” annunciando “Presenteremo ricorso al Tar – ha detto ancora Scalzo – e terremo tutte le vie aperte non per il risultato elettorale, che e’ falsato come accertato dalle autorita’ competenti. Faremo tutto questo per la dignità democratica della città di Catanzaro. La partita e’ aperta e non e’ finita il 6 e 7 maggio”.
INCHIESTA PER COMPRAVENDITA VOTI E BUSTA CON PROIETTILI – Sulla regolarita’ delle elezioni si sono concentrate le contestazioni delle forze del centrosinistra che hanno presentato esposti e dossier alla procura. Ieri e’ stata ufficialmente chiesta la sospensione della proclamazione dei nuovi consiglieri comunali, mentre la Procura della Repubblica del capoluogo ha aperto un’inchiesta su una presunta compravendita di voti nel cui ambito sono indagate tre persone, fra cui un candidato consigliere comunale del centrodestra. Il sindaco Sergio Abramo e’ stato proclamato dopo una verifica del voto relativa a tre sezioni del quartiere Lido, in cui si sarebbero verificate irregolarità. Ad accendere ancora di piu’ il clima sulla vicenda, l’invio di una busta, contenente proiettili e minacce rivolte al prefetto Antonio Reppucci, intercettata nei giorni scorsi nei locali del centro di smistamento delle Poste a Lamezia Terme (Cz).
Fonte: DAL MOLISE A CATANZARO ELEZIONI ?TAROCCATE?: E? IL MAGNA MAGNA DEL CENTRODESTRA | Avanti
Ed anche questi sono brogli elettorali, casualmente anch'essi generati da mamma PDL e dai molti padri dei suoi figli.


Ciò che è vero non è ciò che è noto ma ciò che è dimostrabile.
Era noto che la erra fosse piatta.
Era noto ce il sole le girava intorno.
Era noto che in cambio di un obolo si poteva acquistare la salvezza per le anime in purgatorio.
Era noto che eldorado fosse una città fatta d'oro.
Era noto che il paradiso fosse interdetto a chi moriva senza battesimo.
Quando riuscirai a dimostrare ciò che ti è noto potrai venir preso sul serio.
Nell'attesa lascia che il mio criceto continui a ridere di te.