
Originariamente Scritto da
Pieralvise
Secondo me non è una osservazione corretta.
In Italia il problema della sovranità nazionale si pone a partire dal 1943-45 e dagli assetti politici internazionali usciti dalla II GM.
E l'Italia badogliana e poi repubblicana sin dal 1944 ha chiamato alle armi le classi di leva (ricordarsi la rivolta del "non si parte!" in Sicilia).
Nel corso della Costituente, vari membri proposero l'abolizione della leva (mi viene in mente Durand de la Penne) e l'esercito volontario-professionale. I partiti invece scelsero la leva, che trovò concordi DC, PCI, sinistre e laici.
Pertanto possiamo dire che, dal 1945 al 2000, l'Italia ha avuto delle Forze Armate composte in massima parte da militari di leva.
Come facevano correttamente notare alcuni saggi di area comunista usciti negli anni '70, il ruolo delle Forze Armate Italiane durante la guerra fredda non si limitava alla difesa esterna (peraltro ben assicurata tramite NATO e USA) ma abbracciava anche la politica interna.
In tale contesto l'esercito di leva andava benissimo, ma ugualmente l'Italia era, di fatto, uno Stato a sovranità non piena.
Le cose sono cambiate con i primi interventi all'estero, in Libano nel 1989 ed in Somalia nel 1992-93.
Siccome non si trattava più nemmeno di "difesa della Patria", ma di interventi all'estero, in terre lontane e poco sentite, col rischio concreto di avere dei morti (come era già successo a Kindu), i vertici politici e militari sono diventati sempre più restii ad utilizzare soldati di leva (che in Libano e Somalia hanno costituito la gran parte dei contingenti), si è dovuti passare ad un sistema differente.