Sono felicissimo per la scelta di un Papa non occidentale, sudamericano, tiene viva la speranza di un mutamento di paradigma. Chi in queste ore si esercita nello sterile esercizio di collocare a sinistra o a destra Francesco non capisce che è in atto una "scomunica" e un tentativo di superamento dei due corni della civiltà moderna: illuminismo politico e liberalismo economico. Giocoforza ogni personalità che proviene dall'estremo del mondo acquista ai nostri occhi "evoluti" degli antipatici tratti "reazionari". Anche il socialista, l'amico dei poveri, il cantore della fratellanza assume i contorni oscuri di chi appartiene tuttora ad un universo "medievale", preindustriale, precapitalista. Anche se è persona semplice, soprattutto se è persona semplice e non teologo o filosofo, dunque incapace di imbastire qualunque dialogo, fosse anche conflittuale, con la cultura del postmoderno. Francesco si prospetta decisamente "altro" e pone la sinistra occidentale dinanzi ad un bivio: restare a difendere, pur in un'accezione superficialmente critica, il capitalismo quale parte essenziale della modernità (e postmodernità) illuminista, oppure svoltare verso una forma piena di socialismo che in quanto anticapitalistico e anti-individualistico non può non rivelarsi premoderna e antilluminista. Lo stesso dilemma si proporrà a destra e forse avremo una ridefinizione in senso geopolitico dei campi. L'Occidente e i suoi critici. Che con il nuovo Papa argentino da oggi hanno una speranza in più.




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