La nostalgia è in prevalenza uno stato emotivo di cui si soffre a causa di un allontanamento forzato e contro il proprio volere dalla casa e dall’ambiente in cui si viveva. Non a caso viene indicata anche come “mal du pays”, o “Heimweh” (traducibili come “mal di paese” o “di casa”).
La nuova Ostalgie si manifesta invece come un male di vivere meno definito e reale, più subdolo e complesso perché la sua dinamica è diversa. Tu, persona, non ti sei mai allontanato, sei rimasto immobile al tuo posto, nella tua casa e nella tua città, e i tuoi familiari e gli amici sono quelli di sempre, anch’essi nel luogo in cui stavano in precedenza. E così pure la piazza del paese, la chiesa, il campanile, la scuola, i monumenti, sono rimasti identici a se stessi. Non sono spariti o cambiati neppure i landmarks, quei “punti di riferimento” sentiti più personali, come certi luoghi (un ponte, un piccolo monumento, un albero centenario) che evocano nella propria memoria un qualsiasi evento accaduto magari in un tempo lontano, connesso al proprio Sé infantile o adolescenziale, e a profonde emozioni vissute in quello spazio specifico, in un determinato paesaggio urbano o rurale che conosci da sempre. Tutto, ambiente e panorama, e tutti, sono rimasti come prima, anch’essi là, fissi al loro posto come le montagne e il mare. Eppure quel mondo e la percezione di esso sono cambiati, l’atmosfera si è trasformata, sono stati rovesciati o scambiati i tempi e i modi della tua vita quotidiana, e sono mutati quei valori e quegli ideali che avevi assimilato sin dai primi anni di vita, e in cui ti riconoscevi. Quelli che avevano rappresentato e dato sicurezza e identità alle fondamenta della tua crescita ed esistenza. Allora ti senti frastornato e spaesato in quel paesaggio che pure, coi suoi edifici e le persone, è sempre lo stesso. Ma non lo riconosci più, non è più la tua terra, non ha più l’immagine che avevi di esso. Tendi dunque a idealizzare tutto ciò che è scomparso, che ti è stato portato via, anche se con buone intenzioni.
E magari sarà pure vero – come ti viene detto ora – che in quel mondo che rimpiangi emotivamente ti avevano fatto il lavaggio del cervello ma, appunto, non fa neppure piacere sentirsi dire che ti avevano fatto il lavaggio del cervello. Men che meno, che non te ne eri manco accorto. Vorresti tornare indietro nel tempo, ricerchi quel passato che ti dava delle certezze (anche se non sempre ti piaceva e persino ne soffrivi) e che ora ti hanno “come rubato”. Questa è Ostalgie.
Il disagio profondo è dovuto al fatto che sono venute meno quelle regole e quei modelli di vita che certo condizionavano l’esistenza delle persone, ma al contempo offrivano sicurezza e un senso di stabilità e di continuità.
da Ostalgie e fuga dalla libertà, in Tilde Giani Gallino, Viaggio nell’altra Germania, Einaudi




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