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  1. #171
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da virus Visualizza Messaggio
    molto più digeribile però di un pd+pdl e con molti meno paletti dal punto di vista del programma.
    Quale sarebbe il programma di un governo PD-SeL-Monti-Lega-Ex M5S?

  2. #172
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Zaccanasta Visualizza Messaggio
    Monti non ha firmato nessuna nuova legge, al massimo qualche decreto convertito
    Non è vero. Se vai sul sito della Gazzetta Ufficiale troverai leggi, decreti legislativi e, perfino, una legge costituzionale, controfirmati dal PdC Monti.

  3. #173
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da svicolone Visualizza Messaggio
    e fai bene. le code di paglia qui dentro si sprecano.

    a proposito, la tua quanto è lunga?

    un paio di kilometri?
    Beh, allora, ti rispondo: mai stato iscritto al PD, contento?
    La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci (Sindaco Salvor Hardin, Terminus)
    In tutti tempi, le armi sono state il presidio della barbarie. Esse hanno segnato il trionfo della materia, di quella più greve, sullo spirito (Charles De Gaulle)

  4. #174
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Desmond Visualizza Messaggio
    Non è vero. Se vai sul sito della Gazzetta Ufficiale troverai leggi, decreti legislativi e, perfino, una legge costituzionale, controfirmati dal PdC Monti.
    Si sono stato ma mi pare che abbiano delle particolarità

    Alcune sono urgenti perché riguardano recepimenti di direttive europee altre mi sembrano ordinaria amministrazione, che lo sia la legge elettorale la vedo più dura
    .
    Il vizio insito nel capitalismo è la ineguale distribuzione della ricchezza. La virtù insita nel socialismo è la uguale distribuzione della miseria.

  5. #175
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Zaccanasta Visualizza Messaggio
    Si sono stato ma mi pare che abbiano delle particolarità

    Alcune sono urgenti perché riguardano recepimenti di direttive europee altre mi sembrano ordinaria amministrazione, che lo sia la legge elettorale la vedo più dura
    Ma la Costituzione non stabilisce quali siano le leggi controfirmabili nell'ordinaria amministrazione e quali non lo siano. Sempre di fonti primarie, parliamo. Quindi, ne deduco che qualsiasi legge approvata (anche costituzionale, come nel caso della Legge Cost. 3/2013) dal Parlamento sia controfirmabile dal governo, anche se dimissionario.

  6. #176
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Mercuzio Visualizza Messaggio
    Non possiamo continuare a votare all'infinito. E in ogni caso, oltre a costare le elezioni, come si è ripetuto sino alla nausea Napolitano è nel c.d. Semestre Bianco, in cui non può sciogliere le Camere nemmeno se, per assurdo, glielo chiedessero all'unanimità (moooolto improbabile...) in quanto ci vorrebbe una modifica costituzionale, soggetta a doppia lettura, e di esito tra l'altro imprevedibile. Insomma, siamo incastrati: o si fa un governo o si va avanti con un governicchio, sia Monti o sia Bersani o sia Ciccio Formaggio, sino almeno dopo l'elezione del Presidente della Repubblica. Il che apre scenari anche più inquietanti.

    Nel semestre bianco ci entrò il 15 novembre scorso e le camere le sciolse dopo il 21 dicembre.
    Come vedi la cosa sembra fattibile.

    Capisco che ci stanno difficoltà ma c'erano anche a fine anno 2012.

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    E' il presidente della Repubblica che scioglie le Camere. Ma non da solo | l'Occidentale

    E' il presidente della Repubblica che scioglie le Camere. Ma non da solo






    Partiamo dal dettato costituzionale. L’art. 88 Cost. riconduce l’atto di scioglimento alla titolarità del Presidente della Repubblica. Solo il Capo dello Stato, infatti, «può» sciogliere le Camere osservando tre limiti: uno di natura sostanziale e due di natura procedurale.

    Per quanto riguarda il limite sostanziale, il secondo comma dell’art. 88, come modificato dalla l. cost. n. 1 del 1991, dispone che il Presidente non possa sciogliere le Camere «negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura». Si tratta del c.d. “semestre bianco”, gli ultimi sei mesi di durata della presidenza, e la norma risponde alla necessità di evitare che un Presidente ambizioso e desideroso di essere rieletto, verificata la contrarietà del Parlamento, decida di scioglierlo perché spera in un esito elettorale a lui favorevole. Gli altri due limiti sono di natura procedurale. In primo luogo, il Capo dello Stato deve sentire i due Presidenti delle Camere prima di procedere a scioglimento. In secondo luogo, l’art. 89 Cost. dispone che ogni atto del Presidente della Repubblica non è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti che ne assumono la responsabilità, ovvero dal Presidente del Consiglio dei ministri ove si tratti di atti con valore legislativo.

    E’ questo il punto. Se l’atto di scioglimento è atto complesso, “duumvirale”, in cui sono determinanti le due distinte volontà, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, allora, la controfirma di quest’ultimo non sarebbe un atto dovuto ma funge da reale contrappeso al potere del Capo dello Stato, ponendo su uno stesso livello le due volontà. Immaginare un decreto di scioglimento senza la controfirma del Presidente del Consiglio, quale atto “partecipato”, è fuori dalla lettera e dallo spirito della Costituzione. Lo scioglimento anticipato delle Camere non è, non può e non deve essere un atto unilaterale del Presidente della Repubblica.

    Certo, quella riferita allo scioglimento quale atto “duumvirale”, che pone fine al contrasto tra (partiti della) maggioranza parlamentare e governo, contrasto talmente radicale da rendere impossibile la fiducia a un nuovo esecutivo, è la tesi che ha sicuramente maggiore forza ed è l’unica condizione realmente legittimante lo scioglimento. Le altre ipotesi, per quanto suggestive in punto di diritto costituzionale, mi appaiono come residuali. In tempo di maggioritario, di coalizioni elettorali che non sono più meri aggregati di partito ma soggetti politici autonomi, non si può sostenere che il Presidente della Repubblica debba essere, in caso di crisi di quel governo indicato dal corpo elettorale, il regista di un altro, nuovo, governo poiché l’obiettivo non è più far durare le Camere (in presenza di una qualsiasi maggioranza) ma far durare quel preciso governo.

    Vedere, sia pure rapidamente, come funziona nei sistemi parlamentari in Europa può risultare senz’altro utile, anche al fine di interpretare meglio l’evoluzione dell’istituto dello scioglimento nel nostro ordinamento. Diciamo subito, allora, che la conclusione cui giungere, attraverso l’esame comparatistico, è quella che individua nello scioglimento uno strumento per il buon funzionamento del sistema parlamentare e che nella maggior parte degli ordinamenti tende a essere attratto in capo al primo ministro.

    Certo, rimane, nella prevalenza dei casi, la distinzione fra titolarità formale dello scioglimento e titolarità sostanziale, con la prima affidata al Capo dello Stato e la seconda al Capo del governo; ma le possibilità che la titolarità formale possa espandersi e appropriarsi anche di quella sostanziale sono davvero ridotte al minimo, e salvo casi eccezionali. Pertanto, sulla scia di quanto da tempo verificatosi in Gran Bretagna, si è venuto ad affermare, nei sistemi parlamentari, un ruolo prevalente del Primo ministro, il quale chiede e ottiene lo scioglimento anticipato.

    La titolarità sostanziale del Primo ministro, che può prescindere dai meccanismi maggioritari presenti in quel dato ordinamento, è riconducibile alla trasformazione della forma di governo parlamentare. Questa, infatti, si atteggia sempre più come forma di governo a legittimazione diretta, in quanto assume il corpo elettorale quale organo regolatore della forma di governo: sia nel momento iniziale dell’investitura del governo, attraverso un sostanziale automatismo di indirizzo fra voto popolare e elezione parlamentare del Primo ministro, sia nel momento finale in cui lo stesso Governo, per iniziativa del Primo ministro, decide di riportare al corpo elettorale, cioè alla fonte del potere che lo ha legittimato, la risoluzione del conflitto fra maggioranza e opposizione, ovvero fra partiti della stessa maggioranza, oppure con l’obiettivo di voler rinnovare un mandato ritenuto superato dagli eventi politici. Lo scioglimento, meglio la minaccia del ricorso allo stesso, può essere altresì adoperato come strumento deterrente al fine di ricondurre a disciplina parti minoritarie riottose di una maggioranza.

    In conclusione, mi piace citare due classici della letteratura costituzionalistica. Walter Bagehot: «O il gabinetto riesce a legiferare, o scioglie l’assemblea. E’ una creatura che ha il potere di distruggere il proprio artefice»; Albert Venn Dicey: «Nessun costituzionalista moderno porrebbe in dubbio che l’autorità della Camera dei Comuni derivi dal suo essere rappresentativa della volontà della nazione, e che il principale obiettivo dello scioglimento sia l’accertamento della coincidenza tra volontà parlamentare e volontà della nazione».

  7. #177
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Desmond Visualizza Messaggio
    Quale sarebbe il programma di un governo PD-SeL-Monti-Lega-Ex M5S?
    per cominciare nuova legge elettorale, esenzione imu sotto una certa soglia, taglio dei parlamentari e dei loro stipendi...
    ---------------------------------------
    Non morirò fiorentino...
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  8. #178
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da virus Visualizza Messaggio
    per cominciare nuova legge elettorale, esenzione imu sotto una certa soglia, taglio dei parlamentari e dei loro stipendi...
    Errore. Togli la Lega e il primo punto è ineleggibilità di B.

  9. #179
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Desmond Visualizza Messaggio
    Ma la Costituzione non stabilisce quali siano le leggi controfirmabili nell'ordinaria amministrazione e quali non lo siano. Sempre di fonti primarie, parliamo. Quindi, ne deduco che qualsiasi legge approvata (anche costituzionale, come nel caso della Legge Cost. 3/2013) dal Parlamento sia controfirmabile dal governo, anche se dimissionario.
    Si ma rimangono casi particolari

    Taglio consiglieri regionali: Camera dà ok L'assemblea sarda perde venti seggi - Politica - L'Unione Sarda

    Per la Sardegna, le proposte di legge costituzionale A.C. 4711 e 5149, entrambe di iniziativa del Consiglio regionale di cui la seconda già approvata in prima deliberazione dal Senato
    Iter iniziato nel 2012

    Camera dei deputati Dossier AC0815_0

    Insomma niente che sia ex novo appunto ordinaria amministrazione, si finisce di approvare quello che c'è da approvare.

    almeno io la vedo così
    Ultima modifica di Zaccanasta; 21-03-13 alle 18:21
    .
    Il vizio insito nel capitalismo è la ineguale distribuzione della ricchezza. La virtù insita nel socialismo è la uguale distribuzione della miseria.

  10. #180
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    Predefinito Re: A chi il Governo? A noi!

    Citazione Originariamente Scritto da Mercuzio Visualizza Messaggio
    Non possiamo continuare a votare all'infinito. E in ogni caso, oltre a costare le elezioni, come si è ripetuto sino alla nausea Napolitano è nel c.d. Semestre Bianco, in cui non può sciogliere le Camere nemmeno se, per assurdo, glielo chiedessero all'unanimità (moooolto improbabile...) in quanto ci vorrebbe una modifica costituzionale, soggetta a doppia lettura, e di esito tra l'altro imprevedibile. Insomma, siamo incastrati: o si fa un governo o si va avanti con un governicchio, sia Monti o sia Bersani o sia Ciccio Formaggio, sino almeno dopo l'elezione del Presidente della Repubblica. Il che apre scenari anche più inquietanti.
    Visto l'impossibilità di formare una maggioranza,direi che é doveroso tornare alle urne.
    Vedi, se il PD dovesse prendere una ventina di senatori in più e riconfermare il successo alla camera potrebbe fare il governo.
    Se il PDL riuscisse ad ottenere 200.000 voti in più alla camera e una ventina di senatori in più , idem.
    Stessa cosa vale per M5S.

    Dalle prossime elezioni uno dei tre nemici dovrebbe farcela.

 

 
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