E l'inizio di un'altra impermanenza..finché non troviamo la via di fuga..
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Una coscienza che se ne va è un'angolatura in meno da cui "l'intero" osserva se stesso. "L'intero" resta. Mi riesce invece molto difficile credere nell'esistenza di un'anima individuale immortale.
A dire il vero io sento di non essere più la stessa persona che ero qualche anno fa, ed è come se fossi morto tante e tali di quelle volte. Vedi vecchie foto e non ti ci riconosci, addirittura a volte hai il dubbio se tu abbia vissuto determinanti momenti o se te li sia soltanto sognati, o immaginati in una preistoria personale in cui era molto più facile confondere la vita interiore e immaginativa con quella esteriore...stringi stringi è solo la memoria a tenere in piedi l'illusione di una continuità unitaria dei nostri eventi, delle nostre azioni e passioni.
Anzi, quando azioni e passioni latitano perchè latitano i grandi e piccoli ideali che ne sono il movente, anche l'io si sfilaccia e si diventa "uomini senza qualità" (o qualità senza l'uomo, che è lo stesso).
La continuità è la permanenza del Testimone che osserva la memoria..e gli avvenimenti..che poi si identifica con la percezione di esistere...sempre uguale a se stessa..sia che siamo giovani o vecchi..
Senza il centro di gravità permanente rappresentato da questa percezione indubitabile perché non è un pensiero..la nostra vita sarebbe solo un collage di sensazioni e memorie tenute assieme solo dall'ego..dalla ricerca del potere..e infatti la gente sta andando fuori di testa perché nessuno gli ha detto che esiste questa roccia interiore..che poi è la base delle religioni complete..e delle vie iniziatiche..
E' una teoria suffragata dall'esperienza di stati in cui l'individualità cessa per far posto a percezioni oltre il nostro corpo..e testimoniata da Maestri che hanno raggiunto questa condizione definitivamente ..a differenza nostra che è stata solo transitoria e poi intuita ..ma base per quella ricerca interiore che determina il significato di una vita..
Nella mia condizione attuale percepisco l'urgenza di superare l'ego comunque si affermi..una volta chiamato peccato o vizio..e purificarmi..chiamato illuminazione..prima che arrivassero i cazzoni di baviera..a invadere gli spazi informativi..
E se non arrivo a tanto mi potrebbe anche bastare una buona rinascita..avendo cristallizzato il corpo astrale..che è quello dell'energia..chiamato anche guscio..frutto della rinuncia all'eccesso di piaceri..e la loro trasformazione qualitativa..che si ottiene solo con l'ascolto delle nostre esigenze profonde e non superficiali..
Partiamo da una figurazione.
La morte è una porta che noi, ad un certo punto, dobbiamo varcare.
Nel corso della vita apriamo molte porte e di tutte, grosso modo, conosciamo il luogo a cui ci consegnano.
Sappiamo infatti, di solito, cosa c'è dietro ogni porta che apriamo. Anzi, essa è il viatico attraverso il quale giungiamo al nostro temporaneo obbiettivo.
Dell'ultima porta non conosciamo nulla. Davanti ad essa esistiamo. Fuggiamo.
Io penso che la morte sia un passaggio obbligato del nostro essere. E forse nemmeno l'unico. Ma ciò che mi inquieta realmente, se la porta è quella membrana che separa la vita dalla vita, è non possedere la certezza di quale sia il luogo della esistenza intesa così come noi abbiamo imparato a conoscerla.
Ho spesso pensato che la "morte" potrebbe essere un passaggio verso la vera vita, privi del peso del corpo fisico. Cioè, è ORA che siamo morti, la vita deve ancora cominciare...
La morte non dovrebbe costituire un problema, perché quando ci siamo noi lei non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi...Non ricordo chi l'ha scritto...