La Stampa - ?Niente contractor a bordo delle navi italiane?

“Niente contractor a bordo delle navi italiane”


Allarme degli armatori. Il decreto che dà il via libera, pubblicato la settimana scorsa, è già in panne
fabio pozzo

Niente contractor a bordo delle navi italiane. Un vero e proprio allarme lanciato dal presidente degli armatori, Paolo d’Amico, di strettissima attualità alla luce delle vicissitudini dei due marò in India.



Sulla Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 2013 è stato pubblicato l’ atteso decreto interministeriale che regola l’impiego di guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana che transitano in acque internazionali a rischio pirateria. Confitarma a tal proposito ha chiesto al ministro dell’Interno l’immediata apertura di un tavolo di lavoro composto dai rappresentanti di Confitarma, ministero dell’Interno e altri ministeri competenti (Difesa, Esteri e Trasporti) nonché dai rappresentanti degli istituti di vigilanza, per “verificare con urgenza l’operatività del decreto e di coordinare le migliori procedure per la sua effettiva entrata in vigore”.



Allo stesso tempo Confitarma chiesde al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia, la proroga al 31 dicembre 2013 della data che al momento la Legge di Stabilità 2013 fissa al 30 giugno 2013, quale termine di scadenza per impiegare guardie giurate che non abbiano ancora frequentato i corsi teorico-pratici, a condizione che abbiano partecipato per un periodo di almeno sei mesi, quali appartenenti alle forze armate, alle missioni internazionali in incarichi operativi e che tale condizione sia attestata dal ministero della Difesa. “

E’ evidente – sottolinea d’Amico - che, data l’assoluta mancanza di tali corsi di formazione, in assenza di una proroga, il decreto n.266/2012, pubblicato la scorsa settimana, che già necessita di ulteriori interventi di carattere amministrativo per essere reso operativo, non potrebbe trovare alcuna applicazione annullando così il lavoro finora svolto e rendendo di fatto impossibile il ricorso ai team armati privati a bordo delle nostre navi”.