Chi non ha visto quel capolavoro di Visconti, La terra trema, film del 1948, lo deve vedere.
Lo deve vedere non solo perché è bello, perché lascia capire la decadenza del nostro cinema, della nostra cultura, del nostro paese, ma anche perché porta un significato oggi completamente occultato: l'economia non come scienza di un mecanismo auto-regolato, ma come risultato della lotta.
Nel film la lotta la porta avanti un giovane pescatore di Aci Trezza in rivolta contro i grossisti e la politica dei bassi prezzi praticata da questi.
Ma nella vita e di fronte alla economica politica praticata dall'insieme della classe proprietaria, chiaramente ci vuole una lotta non di uno, non di mille, ma di tutti - e tutti qui significa quel famoso General Intellect di cui parlava Marx.
Questa comunità, nel film di Visconti, è limitata alla famiglia, e questa limitazione ne forma anche il limite della potenza. Più che comunità, infatti il giovane 'Ntoni, nella sua rivolta contro il mondo scambista, riscopre una vecchia formazione pre-borghese, la dove invece c'era da scoprire la forma nuova, un rapporto umano nuovo. Ed è qui che si comprende come il catto-comunismo italiano ben poche cose teneva in mano da oppore all'invasione della merce: la famiglia, la buona volontà di un pugno di giovani, e il mare che di pesci era pieno.
Quindi oggi se si voleva rifare quel film, il regista dovrà proclamare, alla faccia dei negatori della dimensione comunitaria dell'uomo, che: non solo la comunità esiste fosse solo come il negativo della potenza delle cose; che si fonda nel politico; che non salva niente del vecchio mondo che non gli sia già in qualche modo identico; che per il precario c'è una sola impresa: la distruzione totale e definitiva del capitale.
Allora nella conclusione di questo film, altro che l'umiliazione del protagonista, ci dirà come già abbiamo aspettato troppo, e anche male. Ci dirà, quel film, che con la terra trema anche l'uomo, che questo non puo essere individuo se non voluto tale da un rapporto sociale storicamente specifico.
Sulla spiaggia di Aci Trezza i pescatori di domani, e le donne sulle colline, e i vecchi nei loro pensieri, sono tutti una sola e unica cosa: la specie che produce la sua esistenza, ricca non solo delle sofferenze passate, ma delle generazioni da venire. Perché nel comunismo quel che è di uno, è di tutti, e per sempre.
Quindi: la comunità, il politico, la potenza. La "Nazione proletaria" di Mussolini? Eccola. Finalmente. Senza l'economia però. Senza l'economia che mentre credi di fare l'Impero te lo mette in culo. La potenza senza l'economia è quella vera. L'altra è quella delle cose, è potenza alienata, mentre la prima è spirituale, radicata nella tradizione pre-capitalista.
Di destra, di sinistra, di estrema destra e di estrema sinistra, tutto quel che volete, con o senza il partito, ma contro l'economia, per la lotta di classe, fino alla comunità: la terra trema di nuovo sotto i colpi della lotta di classe: sta arrivando il gigante della classe che vuole abolire tutto e pure se stessa. C'è posto per il programma e anche per il partito, tanto il mare di Aci Trezza, per alcuni tempi, sarà rosso del sangue dei scambisti, rosso rosso di comunismo.
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