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Discussione: Controllo mentale

  1. #341
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Lo smartphone è il migliore amico dell’uomo
    Lo smartphone è considerato dalla maggior parte degli utenti più importante di amici, parenti e partner. Lo conferma uno studio, i cui risultati non sono confortanti
    Da Federica Vitale
    Lo smartphone è nostro “amico”: cosa ne pensate?
    Il migliore amico dell’uomo? Lo smartphone. Ebbene sì, il dispositivo che teniamo in borsa, in tasca o sempre in mano è per molti un sostituto dell’amico. Lo conferma un’indagine condotta da Kaspersky Lab, società specializzata nella produzione di software per la sicurezza informatica.
    I risultati della ricerca, realizzata in collaborazione con due università, quella di Nottingham Trent e Würzburg, non sono certamente confortanti. Infatti, rivelano che circa il 37,4% degli utenti considera il proprio smartphone un amico fidato, alla stessa stregua di quelli “reali”; un altro 29,4%, invece, lo ritiene importante quanto o addirittura di più dei propri genitori. Ma non è finita qui. C’è anche un 21,2% degli intervistati che ritiene il device “prezioso” come il proprio partner e, infine, c’è chi, il 16,7%, lo pone tra gli oggetti e persone di cui non si riesce a fare a meno.
    La ricerca
    Che gli smartphone e tutti i dispositivi elettronici di oggi siano entrati di prepotenza nell’uso quotidiano di chiunque, è ormai un dato di fatto. Addirittura “umanizzarlo”, però, pare alquanto esagerato. Sono milioni, oggi, gli utenti che possiedono un device più o meno funzionale, moderno e aggiornato. Il suo uso quotidiano è determinante non solo nella comunicazione telefonica con amici e parenti e per questioni di lavoro. Il concetto di smartphone, infatti, va oltre e, associato ad Internet, il suo uso ricopre a 360 gradi qualsiasi attività.
    Per non parlare poi delle centinaia di app che sfidano la curiosità degli utenti e vanno incontro ad esigenze e necessità tra le più varie. Giochi, strumenti, posta elettronica, musica e studio: queste le app più richieste. E una sfida per accontentare il pubblico e fidelizzarlo.
    Considerarlo, però, un amico sembra eccessivo. Le persone subiscono un declassamento sostanziale, anche in termini etici, a ben guardare. Ed è proprio questo che ha messo in luce – se mai ce ne fosse ancora bisogno – lo studio inglese e tedesco. Il 93% dei partecipanti (pari a 95 persone), ha accettato persino di condividere il PIN del proprio dispositivo, fornendo quindi la possibilità di accesso alle informazioni personali. Questa richiesta, da parte dei ricercatori, ha dimostrato quanto sia facile, dopotutto, ottenere il codice PIN dello smartphone. Forse deviati dalla richiesta di altre informazioni personali, come peso e altezza, anche quella del codice PIN si è rivelata una indicazione determinante dei requisiti che contraddistinguono ogni persona.
    Lo smartphone, dunque, prevale su ogni altro dispositivo, anche tablet e notebook. Che, ovviamente, contengono la stessa quantità di informazioni e ricoprono le stesse funzioni. Ciò non fa altro che sottolineare il ruolo emblematico dei device moderni nelle mani di noi utenti. Un vero e proprio legame che, come sottolinea David Emm, Senior Security Researcher di Kaspersky Lab, dimostra come questo possa “comportare una limitazione del processo decisionale quando si tratta di proteggere i dati archiviati“. Sì, perchè dopotutto, l’accesso allo smartphone è stato dato senza esitazione.
    Lo smartphone è il migliore amico dell'uomo | Tecnoandroid



  2. #342
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #343
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  4. #344
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #345
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    "Per entrare negli Stati Uniti servirà Facebook"
    La proposta fa discutere: account social nei moduli per l'Esta
    Lucio Di Marzo
    Un po' fa strabuzzare gli occhi e molto fa arrabbiare la proposta arrivata al Dipartimento di Stato americano, l'equivalente del nostro ministero degli Esteri, che vorrebbe che anche i profili social di chi richiede un Esta per gli Stati Uniti rientrassero nei campi da compilare per avere il via libera.
    Una stretta sulle procedure di sicurezza che al momento è soltanto una proposta e che molti sperano resti tale, e che potrebbe significare per i viaggiatori l'obbligo di dichiarare la propria "presenza virtuale" insieme agli altri dati normalmente richiesti per entrare negli Stati Uniti. Sicurezza che sfocia nell'invasione della privacy tout court.
    Il formulario I-94, quello per chi non ha bisogno di un visto, potrebbe così diventare più completo, forse troppo. I dati raccolti andrebbero a facilitare le indagini, ma pure a dare un riferimento per contattare i visitatori in caso di necessità, provano ad ammorbidire la pagnotta a Washigton. Se la proposta venisse approvata sarebbe valida già da settembre.
    "Per entrare negli Stati Uniti servirà Facebook" - IlGiornale.it






  6. #346
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Scrivere a penna 'accende' il cervello piu' della tastiera
    La penna e' sempre meglio della tastiera, anche quando si tratta di una penna elettronica. Lo afferma una recente indagine scientifica secondo cui prendere appunti in formato elettronico scrivendo a mano con una penna digitale e' piu' congeniale al difficile compito dell'apprendimento rispetto alla sola digitazione sulla tastiera di un portatile. Lo studio neuroscientifico realizzato da Audrey van der Meer e dal Nobel Ruud van der Weel della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim, mostra che prendere appunti scrivendo a mano comporta una maggiore elaborazione e selezione delle informazioni. Gli esperti hanno coinvolto un gruppo di studenti in un progetto di ricerca di due mesi con l'obiettivo di individuare eventuali differenze nell'attivita' cerebrale dovute all'uso di una tastiera rispetto alla presa di appunti con la penna e le relative implicazioni sulla capacita' di apprendimento del soggetto.
    Nell'ambito della ricerca, a 20 studenti e' stato chiesto di portare a termine tre diversi compiti - digitazione, scrittura e disegno - concepiti sulla base del famoso gioco di societa' Pictionary. I partecipanti hanno completato le attivita' su dispositivi 2in1 Microsoft Surface Pro 4, indossando ciascuno un 'copricapo' dotato di oltre 250 sensori per il rilevamento dei segnali cerebrali avanzati. Quando scrivevano con una penna stilo utilizzavano parti diverse del cervello rispetto a quando digitavano sulla tastiera. La ricerca ha rivelato che all'uso della penna corrispondeva l'attivazione di aree del cervello piu' profonde con effetti molto positivi sull'acquisizione di nozioni, come evidenziato da indagini gia' effettuate sull'argomento. Gli studiosi ora consigliano di reintrodurre la presa di appunti a mano nelle scuole di tutto il mondo.
    "Spero sinceramente che questa ricerca contribuisca a riportare nelle classi l'uso della penna durante le lezioni", ha dichiarato Audrey van der Meer, docente di neuropsicologia presso il Dipartimento di Psicologia della NTNU. "Siamo riusciti a dimostrare che prendere appunti con una penna attiva parti del cervello diverse, e in modi differenti, rispetto all'uso di una tastiera. Si tratta di una differenza estremamente significativa: ci conferma che prendere appunti a mano rende il cervello molto piu' efficace nell'elaborare l'apprendimento".
    "Le implicazioni di questo studio sono fondamentali per gli educatori e per chi lavora nel campo dell'istruzione", ha dichiarato Alexa Joyes, Direttore di Policy, Teaching & Learning, Worldwide Education Microsoft. "Ci sara' perdonato l'errore commesso qualche anno fa, quando si pensava che l'umile penna potesse scomparire dal nostro mondo ossessionato dalla tastiera: in realta', e' evidente che si tratta di uno strumento tuttora indispensabile, cosi' come lo e' stato per molte generazioni prima di noi. Forse non dovrebbe sorprendere che l'acquisizione e l'interiorizzazione delle nozioni possano migliorare grazie a un gesto naturale, ossia prendere appunti a mano".
    Scrivere a penna 'accende' il cervello piu' della tastiera

  7. #347
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati
    Gianfranco Amato
    Suvvia, spegnete la televisione! Un simile gesto non serve soltanto alla salute mentale del vostro cervello, ma costituisce, soprattutto, un atto di resistenza alla dilagante dittatura del pensiero unico.
    La propaganda del Potere è l’oppio dei popoli, e la televisione è la siringa attraverso cui l’oppio viene iniettato. E’ arrivato il momento di disintossicarsi. Spezzate la siringa, spegnete la televisione
    Sabato 9 luglio 2016 Rai2 decide di tagliare la scena di un bacio tra due omosessuali presente in un episodio della serie “Le regole del delitto perfetto“, un legal thriller andato in onda in prima serata. Apriti cielo! Scatta immediatamente la reazione della lobby gay, che arriva ad attivare un tam tam mediatico con tanto di hashtag #Raiomofoba. Poi giunge inesorabile la mannaia del Potere che non può tollerare la benché minima opposizione alla dittatura del pensiero unico. Così, in pieno stile da regime totalitario, viene imposta al povero funzionario l’umiliazione di un pubblico “mea culpa” (nella Cina maoista si chiama jiǎntǎo 检讨) con tanto di azione riparatoria. Questo, infatti, il messaggio della direttrice di Rai2 Ilaria Dallatana: «Nessuna censura, ma un eccesso di pudore che ci ha fatto sbagliare e di cui ci scusiamo». Immediato il rimedio. Dopo le scuse, infatti, Rai2 ha annunciato che il legal thriller sarebbe stato ritrasmesso in versione originale il giorno dopo domenica sera 10 luglio, alle ore 21.00.
    In questa vicenda appare tragicamente profetica la denuncia che Pier Paolo Pasolini lanciò dalle colonne del Corriere della Sera il 9 dicembre 1973 con quel celebre editoriale intitolato “Sfida ai dirigenti della televisione”. Nessuno ha mai eguagliato la lucidità pasoliniana di quella denuncia nell’evidenziare il ruolo giocato dalla televisione a servizio del Potere. Scrisse, infatti, il discusso regista di Casarsa: «La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre».
    Tornando ai giorni d’oggi, nella penosa vicenda del citato legal thriller Rai2, in realtà, non ha minimamente tenuto conto che in Italia ci sono milioni di cristiani che condividono perfettamente quanto prevede il paragrafo 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».
    La Rai, radiotelevisione italiana, ridotta ormai a mero strumento di propaganda del regime, trasmettendo scene di depravazione – anzi di «grave depravazione» come precisa il Catechismo –, ha dimostrato il più assoluto disprezzo per la sensibilità religiosa di milioni di telespettatori cattolici.
    A questo punto si impone doverosa una reazione: boicottaggio. Un atto lecito e non violento di resistenza.
    Continuare a vedere le trasmissioni della Rai dopo quello che è successo, infatti, rappresenta per un cattolico un atto gravemente immorale. Così come pagare il canone Rai, ovvero dare soldi ad emittenti che trasmettono scene di depravazione, significa per un cattolico compiere un atto gravemente immorale.
    Suvvia, spegnete la televisione! Un simile gesto non serve soltanto alla salute mentale del vostro cervello, ma costituisce, soprattutto, un atto di resistenza alla dilagante dittatura del pensiero unico.
    La propaganda del Potere è l’oppio dei popoli, e la televisione è la siringa attraverso cui l’oppio viene iniettato. E’ arrivato il momento di disintossicarsi. Spezzate la siringa, spegnete la televisione.
    Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati



  8. #348
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Caccia al Pokemon, l'unico mostro che non esiste
    di Andrea Zambrano
    La palma del più fesso l’ha sicuramente vinta quel neozelandese di 24 anni che è praticamente diventato una star: le ore libere alla ricerca dei Pokemon non gli bastavano più. Così ha deciso di licenziarsi e di continuare a girare la Nuova Zelanda alla ricerca dei mostricciattoli Pikachu & co che da qualche giorno a questa parte stanno facendo letteralmente impazzire mezzo mondo. E il padre si è anche detto orgoglioso di lui perché è diventato famoso. Vorrei sperare che entrambi siano stati ben pagati dalla Nintendo per creare un caso esemplare, d’altra parte pecunia non olet, perché diversamente i mostri da ricercare e magari da rinchiudere con due giri di chiave dovrebbero essere loro.
    Non male anche quel sacerdote dell’Arizona tutto giulivo perché si è ritrovato nella sua chiesa una stazione dove acchiappare un Pokemon. “Sono felice perché questo contribuirà a riportare la gente in chiesa”. Certo, come no. Povero illuso. Se la gente è fuggita dalle chiese perché non le trova più attrattive per la loro anima questo spera che un pupazzetto virtuale, quindi inesistente, possa aiutarlo nell’opera.
    Nella top ten delle notizie estive più lette quella della Pokemon go mania (leggere qui per capire di che cosa si tratta) è al terzo posto dopo la strage di Nizza e il fallito golpe turco. Con il colpo di stato il giochino a realtà aumentata della Nintendo condivide la caratteristica di farlocco e virtuale. Solo che non fa morti in strada e soprattutto la gente in strada ce la manda alla ricerca di mostricciattoli da accalappiare per salire di livello e esplorare altre zone della città o del Paese. Con la strage del camion sulla promenade ha in comune il mostro da cacciare, estirprare ed esorcizzare. Solo che il mostro islamico ci fa paura e ci blocca nelle reazioni, costringendoci a consolarci con palliativi. Più comodo un mostro a cui dare la caccia che non esiste.
    Sui giornali è tutto un fiorire di elogi per questo gioco a realtà aumentata che sfrutta la geolocalizzazione per farti andare proprio dietro quel cartello stradale a compiere il tuo “catch”. E così in questa torrida estate ci barcameniamo tra le lacrime per le vittime di Nizza e dopo uno scroll rapido sullo smartphone usciamo di casa a cercare un Pokemon. Magari abbiamo appena postato una frase strappalacrime sulle vittime francesi, però una volta fatto il compitino non si può mica sempre stare a piangere…no?
    Sembra il finale di the Truman Show, film indispensabile per capire dove siamo finiti. Una volta che Truman conquista la sua libertà il reality finisce. E le guardie giurate che stavano facendo la posta al garage rimangono con il Big Mac nella destra e il telecomando sulla sinistra: “Cambia canale và, che vediamo che c’è altrove”, dice l’uno all’altro. Forse se avessero uno smartphone oggi sarebbero in giro per la Grande Mela a cercare Pikachu.
    “Il Pokemon funziona perché ha un aspetto così famigliare, ci riporta ai nostri 20 e 30 anni”, dicono stuoli di giornalisti proni che in questi giorni hanno dovuto “spaginare” in ogni provincia per cercare i Pokemon della rispettiva città. Certo, basta che si sappia che anche questa è un’attività commerciale. Non stanno giocando per loro stessi con altri, per scoprire il senso di una relazione di amicizia, per cementarla o per temprarla, ma stanno giocando su comando di un altro. Che ha la faccia di un mostro. Stanno giocando perchè milioni come loro stanno facendo lo stesso gioco e si spingono sempre oltre perché sperano che questo li faccia sentire parte di una realtà che non riusciranno mai ad afferrare a piene mani. Perché è virtuale, come sono virtuali, perché non potranno mai instaurare con loro relazioni, gli altri che corrono in Central Park verso un simbolo ignoto.
    Mentre il mondo islamico esplode di odio nei nostri confronti un’intera generazione di Peter Pan incarna perfettamente l’immagine di un Occidente rattrappito che per la paura del suo futuro manda in strada una fiumana di bamboccioni alla caccia di mostri che non esistono. Quelli veri, i mostri dell’ideologia gender che sfascia l’infanzia, degli aborti, dell’islamismo che ci paralizza di paura e della solitudine che fa l’uomo in preda ai suoi più ferini istinti, meglio tenerli a bada nei post su Facebook, dove basta un “non mi piace” per fugare ogni spettro.
    Caccia al Pokemon, l'unico mostro che non esiste

    Pokemon Go, allarme in Bosnia: «Gli utenti rischiano di saltare sulle mine»
    Sarajevo - La febbre Pokemon Go ha già contagiato milioni di utenti, che ogni giorno rischiano di morire in un cruento incidente causato dalla distrazione. Sono molte le minacce che incombono sugli incauti che passeggiano per strada filtrando il mondo attraverso lo schermo di un telefono e a caccia dei colorati mostriciattoli del videogioco della Nintendo, la cui applicazione per smart phone è diventata un fenomeno globale.
    Si può cadere in un tombino, si può essere investiti da un’auto, si possono attraversare i binari mentre passa il treno. O si può saltare su una mina, se vivete in un’area interessata da conflitti armati in tempi non troppo remoti. È il caso della Bosnia, dove l’associazione “Posavina bez mina”, che si batte da anni per la bonifica della regione, ha lanciato un appello su Facebook ai giocatori perché non si avventurino in aree dove rischierebbero di venire orribilmente dilaniati dallo shrapnel mentre rincorrono Bulbasaur.
    Pokemon Go, allarme in Bosnia: «Gli utenti rischiano di saltare sulle mine» | High Tech | Il Secolo XIX


  9. #349
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #350
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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