Sentito ora a RPL da Pellegrin; un signore di cognome Dalla Negra è stato bannato da Facebook, perché ha un nome non adeguato.


Sentito ora a RPL da Pellegrin; un signore di cognome Dalla Negra è stato bannato da Facebook, perché ha un nome non adeguato.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


La manipolazione mentale attraverso l’induzione di traumi e abusi reiterati: dal progetto Mk-Ultra alle sette segrete
Categorie : Attualità e cospirazione , Enrica Perucchietti
Manipolazione Mentale attraverso abusi e traumi
Scriveva nel 1958 Aldous Huxley in Ritorno al mondo nuovo:
«Se la dottrina è impartita nel modo giusto e al momento giusto dell’esaurimento nervoso, essa penetra. In condizioni opportune si può convertire in pratica chiunque, a qualunque dottrina si voglia».
Tenete a mente questa frase. Oggi vi parlerò di uno degli argomenti più difficili da trattare per la ricerca alternativa: la manipolazione mentale attraverso l’induzione di traumi e abusi reiterati (violenze sessuali, percosse, shock indotti, deprivazione sensoriali, privazione di cibo, luce, sonno, somministrazione di droghe).
L’argomento è accuratamente evitato dai media mainstream come un tabù: chi ne parla viene liquidato come un visionario. Negli anni la tematica è tornata più volte alla ribalta, venendo sempre tacciata di essere l’emblema delle paranoie cospirazioniste.
Eppure essa ha una storia documentata sconcertante che coinvolge personaggi al di sopra di ogni sospetto. E forse per questo è così intrigante.
NXIVM: setta di Keith Rainere e dell'attrice Allison Mack
Avviene poi sporadicamente, che persino i media mainstream siano costretti a diffondere delle notizie quando queste riguardino scandali giudiziari che coinvolgono persone note allo star-system e sul cui sfondo emergano abusi sessuali e pedofilia.
Si parla di “sette” in modo improprio e del plagio che queste esercitano sui loro adepti per giustificare che se ne parli e per nascondere sotto al tappeto il fatto che queste tecniche siano state utilizzate anche e soprattutto dai governi, dai servizi segreti o dai militari.
Negli ultimi mesi ha destato clamore il culto NXIVM capeggiato da Keith Raniere (accusato di aver avuto anche rapporti sessuali con bambine di dodici anni) e dall’attrice Allison Mack nota per il ruolo di Chloe Sullivan nella nota serie TV Smallville.
Mack, ora fuori su cauzione, è accusata di essere la seconda in comando all’interno del movimento, e di essere stata la reclutatrice di giovani donne nel presunto programma sull’auto-miglioramento morale e psichico per le donne, che in realtà funzionava come una vera e propria setta sessuale per Raniere e altri. Chiamata “DOS”, un acronimo che starebbe per una frase latina che si traduce liberamente in italiano con “Signori delle donne schiave”, il gruppo funzionava con più livelli di schiave guidate dai relativi padroni. Le schiave dovevano reclutare a loro volta altre schiave che a loro volta dovevano servire chi si trovava al di sopra di esse nella gerarchia.
Le giovani reclutate venivano pertanto istruite a servire come schiave sessuali per i padroni designati (e come se non bastasse venivano persino marchiate a fuoco sulla carne).
Ora è impossibile non pensare al progetto Mk-Ultra e alla sua prosecuzione in Monarch.
Il progetto Mk-Ultra
Il progetto MK-Ultra parte proprio dal presupposto citato da Huxley, facendo cioè del “trauma” il suo punto di partenza. Ciò che segue è storicamente accertato e documentato e dovrebbe farci riflettere su quanto sappiamo realmente del potere “invisibile” che muove tutti noi come burattini.
Il progetto fu ordinato dal direttore della CIA, Allen Dulles, il 13 aprile 1953, al fine di contrastare gli studi russi, cinesi e coreani sul cosiddetto controllo mentale (mind control).
Questa tecnica avrebbe dovuto portare numerosi vantaggi, come ad esempio la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi. Il progetto sarebbe stato sovvenzionato da un totale di 25 milioni di dollari e ne furono coinvolte 80 istituzioni tra cui 44 università e 12 ospedali. Da quel che emerge dagli oltre 22 mila documenti statunitensi declassificati e riportati alla luce nel 1977, gli esperimenti prevedevano il ricorso ad abusi fisici e psichici, radiazioni, elettroshock, ipnosi, infine la somministrazione di sostanze psicotrope quali l’LSD.
Stando ai documenti recuperati (la maggior parte purtroppo fu distrutta), le cavie degli esperimenti erano dipendenti della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute, pazienti con disturbi mentali e persone comuni che si offrivano come volontari “a pagamento”; il tutto con lo scopo di verificare che tipo di reazione avessero queste persone sotto l’influsso di droghe e altre sostanze.
L’obiettivo ufficiale degli esperimenti era quello di preparare un’azione di difesa per gli agenti americani a un’eventuale azione analoga che avrebbero potuto subire da agenti russi durante la guerra fredda.
Il progetto Monarch: esiste?
Stando a numerosi ricercatori, questo genere di sperimentazioni non sarebbe però terminato nei “mitici” anni ‘70 ma si sarebbe raffinato e continuerebbe ancora oggi in segreto seguendo un protocollo specifico che avrebbe, secondo alcuni (pensiamo ad esempio a Estulin) trovato la propria sede ideale presso l’Istituto Tavistock, situato nell’omonima cittadina inglese, secondo altri nel progetto Monarch.
Su quest’ultimo aspetto, però, la ricostruzione storica risulta ancora frammentaria, mentre sull’Mk-Ultra i documenti ufficiali che vennero accidentalmente resi pubblici − sfuggiti per errore alla loro distruzione ordinata nel 1973 dall’allora direttore della CIA Richard Helms − si configurano come fonti pienamente attendibili; semmai non sono ancora chiari i traguardi raggiunti da coloro che lavorarono a questo progetto.
Le notizie che ci arrivano oltreoceano su NXIVM dovrebbero spingerci a ripensare quello che sapevamo sui progetti di controllo mentale e farci mettere in discussione i dubbi più che leciti che si avevano sul Monarch.
Altrettanto inquietanti i nomi di membri legati alle élite che stanno emergendo nelle ultime settimane. Maurizio Blondet ha giustamente sottolineato il ruolo che avrebbe avuto Sara e Clare Bronfman – le due figlie di Edgar Bronfman, il padrone della Seagram Whisky, miliardario “canadese”, e presidente del Congresso Ebraico Mondiale – all’interno del movimento come finanziatrici occulte di Raniere.
Le due sorelle avrebbero infatti dato a Raniere una cifra astronomica che si aggira oltre i 150 milioni di dollari! Come se non bastasse, scrive Blondet, NXVIM avrebbe «"addestrato in pochi anni 3700 personalità” del bel mondo, da sir Richard Branson (il fondatore del gruppo Virgin) alla Ana Cristina Fox, figlia dell’ex presidente del Messico, da Stephen Cooper, capo esecutivo della Enron alle sorelle Bronfman».
Questa è solo la punta dell’iceberg, ma basta per intuire come più si sale la piramide del potere e del successo, più si consumano a nostra insaputa crimini di inaudita violenza: induzione alla schiavitù, plagio, pedofilia e chissà cos’altro.
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di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: "NWO - New World Order", "Utero in affitto" e "Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3"
https://unoeditori.com/blog/la-manip...e-segrete-n186
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Tv spazzatura, controllo sociale e propaganda: soprattutto i giovani vittime del trash e della mediocrità
Categorie : Attualità e cospirazione , Enrica Perucchietti
Violenza: la vera protagonista in tv
Bestemmie, bullismo, insulti, aggressioni. In queste settimane la violenza è stata protagonista della televisione generalista italiana con la nuova stagione del Grande Fratello e dei relativi talk show.
Specchio del lato peggiore e più volgare della nostra società, si stanno imponendo modelli (sulla falsariga estera) di uomini e donne sguaiati, ignoranti, violenti, mostruosamente rifatti e gretti in modo da aumentare la morbosità del pubblico e sdoganare comportamenti sempre più mediocri. Sta cioè andando in onda lo spettacolo della banalità: un modo per distrarre l’opinione pubblica dai problemi che assillano il Paese e per imporre nuovi costumi e nuovi modelli “fluidi” nell’opinione pubblica.
I giovani, vittime del trash e della mediocrità
L’imposizione di modelli sempre più triviali, soprattutto tra i più giovani, serve ad appiattire l’opinione pubblica su canoni estetici e culturali squallidi, rendendoli di fatto un modello da ammirare e imitare. Saranno i più giovani a subire maggiormente il fascino della mediocrità e a tentare di emularla. Dietro alla cornice del puro intrattenimento, si trasmette infatti alle nuove generazioni un modello basato sull’ignoranza e la mediocrità.
Lo spettacolo, sempre più trash, funge anche da faro morale, estetico ed etico soprattutto per i più giovani. Chi “lavora” e vive di spettacolo, diviene un’icona e un modello da seguire, modificando pertanto gli usi e costumi della società: se chi sta in TV ce l’ha fatta, vuol dire che deve essere emulato per conseguire soldi e successo.
E se le star e starlette di riferimento non sanno fare niente (né cantare, né ballare, né recitare), poco importa, ci si può identificare meglio e illudersi di poter diventare “qualcuno” senza doversi impegnare, studiare, frequentare scuole di perfezionamento.
Il Grande Fratello: da Orwell al Grande Fratello "VIP"
Dalla pubblicazione di 1984 a oggi, l’espressione “Grande Fratello” viene utilizzata per indicare un tipo di controllo invasivo da parte delle autorità, uno stato di polizia totale o l’aumento tecnologico della sorveglianza.
Per ironia del destino, la televisione ha reso altrettanto celebre l’espressione usandola per battezzare l’omonimo reality show che ha rivoluzionato l’estetica e il modo di fare TV. Nel format “Grande Fratello” persone sconosciute (o celebri nella versione VIP) accettano di farsi rinchiudere in un appartamento sotto il controllo costante delle telecamere in modo che il voyerismo del pubblico possa cibarsi costantemente delle immagini della vita quotidiana di costoro. Non c’è più nulla di “rubato”, le telecamere non sono nascoste ma finiscono per essere “dimenticate” dagli inquilini della casa e la loro esistenza viene ripresa costantemente dall’occhio del Grande Fratello.
Nel nostro quotidiano dominano ormai il voyerismo e la sete di dettagli morbosi. E nell’epoca della post-verità, conta poco il reale, quando la sua interpretazione mediata dalle immagini: anche il giornalismo ha riplasmato se stesso su questa nuova forma estetica, svuotando l’informazione e portandola sul mero piano del gossip pur di acchiappare “clic” e ottenere consenso.
Il sogno? Essere sorvegliati e controllati per diventare famosi
Laddove in 1984 era descritto come un incubo totalitario, oggi la sorveglianza e il controllo vengono visti come un’occasione per mettersi in mostra e diventare “famosi”. Siamo noi a offrire continue immagini e informazioni sui social network pur di apparire e mostrare ogni aspetto della nostra vita (seppure il più delle volte contraffatta, irreale). La privacy è abolita e la sorveglianza desiderata (per poi “indignarsi” di fronte a scandali come il caso Cambridge Anaylitica)
I 15 minuti di celebrità di warholiana memoria sono finiti per dilatarsi in una spettacolarizzazione globale della vita quotidiana in cui la realtà viene fagocitata dalle immagini. È lo spettacolo che cannibalizza il reale. Lo spettacolo ha cioè svuotato di significato la lezione orwelliana per consegnare alle nuove generazioni il sogno di poter essere controllati anche nella propria intimità. Non solo: costoro si sottopongono, come vittime sacrificali, a processi mediatici dai risvolti sociali tesi a inculcare nell’opinione pubblica nuovi costumi e a biasimarne altri.
Bulimia sessuale e adolescenza perenne
Viene inoltre proposto il modello di bulimia sessuale e di immaturità sentimentale cronica in cui si sono ormai immedesimati anche gli adulti: ciò spinge tutti, indipendentemente dall’età, a pensare e ad agire come degli eterni adolescenti. E gli adolescenti sono ovviamente più facilmente “manovrabili”.
La saturazione illimitata del piacere ha dato vita a un nuovo essere umano, un adolescente perenne che segue esclusivamente la bussola delle proprie emozioni usando sempre meno la propria coscienza critica ed eludendo il ragionamento. Finisce così per credere a ciò che preferisce e gli piace, a ciò che “risuona” meglio, a chi lo convince perché riesce a far leva sulle sue emozioni, a chi lo rassicura ripetendo fino allo sfinimento lo stesso slogan. Vive di empatia e si adagia sui mantra del buonismo e del politicamente corretto che lo rasserenano.
Per immunizzarci da questo meccanismo, dovremmo renderci conto che il potere non è interessato a “emancipare” l’uomo o a renderlo “adulto” quanto semmai a controllarlo sempre meglio, indirizzando le sue scelte dopo essere penetrato nella sua anima, nel suo immaginario, anche attraverso lo spettacolo.
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di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: "NWO - New World Order", "Utero in affitto" e "Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3"
https://unoeditori.com/blog/tv-spazz...ediocrita-n185
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Schedatura con impronte digitali, controllo, microchip… la sorveglianza tecnologica oltre la libertà individuale]
Categorie : Attualità e cospirazione , Enrica Perucchietti
Minority report
Nel racconto Rapporto di minoranza − da cui è stato tratto il celebre film di Steven Spielberg del 2002 Minority Report con Tom Cruise − Philip Dick immagina un ipotetico futuro in cui l’umanità ha completamente eliminato gli omicidi e la maggior parte dei crimini, grazie a un sistema chiamato Precrimine, che utilizza dei veggenti in grado di prevedere il futuro, i Precog (abbreviazione di precognitivi).
Basandosi cioè sulle premonizioni dei Precog, la polizia riesce a impedire gli omicidi prima che essi avvengano e ad arrestare i potenziali colpevoli. È un sistema delicato, osteggiato da molti, che però sembra funzionare senza intoppi. Finché il capitano John Anderton, responsabile della sezione Precrimine, non finirà “accusato” da una dei Precog di essere proprio lui il prossimo responsabile di un omicidio…
L’ossessione per la sorveglianza e il controllo globale
Perché cito Dick? Perché come molti altri autori visionari, i suoi romanzi e racconti distopici hanno anticipato straordinariamente l’involuzione della nostra società, schiacciata sotto il peso della tecnologia e della tecnocrazia. L’ossessione del controllo e della sorveglianza in particolare, come documentato da Giuseppe Balena nel suo libro Il Grande Fratello ci guarda porta con sé una erosione progressiva della privacy degli individui. Per far ciò si deve convincere per gradi (seguendo il Principio della gradualità o della Rana bollita di Noam Chomsky e della Finestra di Overton) l’opinione pubblica della necessità di introdurre misure sempre più stringenti per il controllo collettivo (ma si dirà che ciò avviene per il Bene comune!).
Impronte digitali per prevenire l’assenteismo
Il ministro Bongiorno ha rilasciato una controversa intervista al «Corriere della Sera» in cui spiega di voler introdurre «le rilevazioni biometriche [impronte digitali] per evitare che ci sia chi striscia il tesserino per altri», poiché «tra i beni confliggenti deve prevalere l’interesse collettivo».
Il ministro intende cioè “prevenire” il fenomeno inserendo misure draconiane sulla sorveglianza («L’assenteismo è un fenomeno odioso. La Madia ha modificato le sanzioni. Credo si debba anche prevenire»).
Oggi viene avanzata questa proposta, e domani cos’altro?
La schedatura collettiva… verso una società di vetro
La schedatura collettiva auspicata dal ministro evoca uno dei peggiori scenari orwelliani se non addirittura la distopia immaginata da Dick in Rapporto di minoranza, traghettandoci verso una società di vetro in cui saremo tutti tracciati, mappati, in cui la privacy si frantuma sotto il peso della sorveglianza.
Ne parlo da anni. Che siano le rilevazioni biometriche o un chip sottocutaneo, poco conta. E invece ho potuto appurare da un mio post su FB che la gente, anche quelli più sensibili alle tematiche della controinformazione, è tiepidamente concorde verso questa proposta, se può aiutare a combattere l’assenteismo.
In realtà la proposta mira a combattere la “previsione” che ci possa essere un atto assenteismo, in puro stile Minority Report. Ho tristemente notato anche l’astio delle persone verso gli altri e l’accondiscendenza a introdurre restrizioni della privacy finché non tocca proprio a loro: della serie, “finché non capita a me va tutto bene”, “gli altri se lo saranno meritato”, oppure “va bene tanto io non ho nulla da nascondere”. Si ritrovano anche commenti privi di logica del tipo: "Se tanto sei sui social hai già accettato di cedere i tuoi dati, quindi tanto vale il passo successivo…"
No, qua si sta deumanizzando il lavoro e togliendo ogni residuo di dignità al lavoratore e non è tollerabile. A meno che si sia diventati un gregge talmente manipolato da accettare qualsivoglia proposta la tecnocrazia intenda imporre.
La tecnocrazia ci vuole efficienti
È evidente che per controllare la popolazione (e limitarne la privacy) si sta inducendo una forma di Divide et Impera nella popolazione, si sta distruggendo ogni traccia di dignità del lavoratore e si sta generando una guerra tra poveri.
La tecnocrazia ci sta abituando a dover sempre essere efficienti ed efficaci e per potenziare le nostre capacità sul lavoro si arrivano a tollerare odiose limitazioni alla privacy che fino a qualche anno fa sarebbero state impensabili. Si sta introducendo anche una forma di fatalismo: quanto sta avvenendo è inevitabile, è inutile lamentarsi.
Quando non serviremo più verremo soppiantati dai robot e ce lo saremo meritati se non avremo combattuto per i nostri diritti. Finiremo cioè per aver accettato e amato le nostre catene invisibili.
Dalle impronte digitali ai microchip
Possiamo immaginare come il controllo già capillare e pervasivo nella nostra società (pensiamo a telecamere, satelliti e ai cellulari che permettono di rintracciare chiunque ovunque si trovi) sarebbe completo in caso di rilevazione biometrica e successivo chipping di tutta la popolazione: ognuno di noi sarebbe un “uomo di vetro”, trasparente, sotto costante sorveglianza.
Lo sguardo elettronico del Governo ci seguirebbe in ogni attimo della nostra vita, proprio come quello dei Precog, e la nostra esistenza sarebbe sempre più alienante. Prova ne è quanto successo in Liguria in cui, come ho già descritto mesi fa in diversi articoli, sono stati nascosti dei microchip dotati di GPS all’interno delle divise dei dipendenti della Sanità. Un modo per controllare in ogni momento dove si trovano i dipendenti, a loro insaputa.
Già nel 2015 era stata Fincantieri a provare a introdurre una modalità simile: nel corso delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo l’azienda avrebbe chiesto di introdurre microchip negli scarponi e negli elmetti degli operai «per implementare la sicurezza» sul lavoro e conoscere sempre la posizione dei dipendenti. In questo caso i sindacati intervennero dichiarando inaccettabile la richiesta.
Non va meglio per i lavoratori di Amazon e Yoox. Dopo le polemiche per i ritmi di lavoro frenetici e massacranti, le pause cronometrate, un sistema di controllo che esaspera la competitività tra gli stessi lavoratori, le battaglie per avere diritto al riscaldamento o all’aria condizionata, nei mesi scorsi Amazon è finita di nuovo al centro delle polemiche per il progetto di un braccialetto elettronico per monitorare i suoi dipendenti. Lo scopo? Evitare errori nella spedizione.
Verso il capolarato digitale
Utile o no che sia, la questione del braccialetto ha riproposto diverse tematiche nel campo del lavoro, dal “capolarato digitale” al controllo sempre più pervasivo e alla relativa mancanza della privacy.
Si tratta di “innovazioni tecnologiche” per rendere i processi produttivi più semplici ed efficaci, o di mezzi per deumanizzare il lavoro e schiavizzare sempre più i dipendenti?
Insomma, il passo alle manette invisibili o elettroniche che siano è breve e la descrizione dei ritmi di lavoro fa venire in mente la catena di montaggio immortalata da Charlie Chaplin in Tempi moderni. Invece di “progredire”, di evolverci e di migliorare non solo la produttività ma anche le condizioni e i diritti dei lavoratori, siamo ripiombati indietro nel tempo. È doveroso inoltre ricordare come le statistiche economiche evidenzino la dicotomia tra abbondanza e disuguaglianza: al di là delle promesse e delle innovazioni apportate, il progresso tecnologico ha anche creato disparità, favorendo l’aumento delle diseguaglianze.
Il prezzo dell’efficienza? La nostra umanità
Dovremmo chiederci: merita limitare la nostra umanità per essere sempre più efficienti? Merita abdicare alla nostra privacy, persino alla nostra umanità per essere più produttivi?
Come ha dichiarato Diego Fusaro, «Il capitalismo ci rende immobili, ma ci dà l’illusione di andare verso il futuro» mentre siamo sempre più precari, collettivamente addomesticati, schiacciati sotto il peso della tecnica, sfruttati nel corpo e nell’anima dai “padroni”.
Dovremmo quindi chiederci qual è il prezzo della nostra libertà e ricordare le parole del filosofo tedesco Ernts Jünger: «Ogni comodità ha il suo prezzo. La condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello».
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https://unoeditori.com/blog/schedatu...dividuale-n208
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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molto interessante Foa con gli spin doctors. spero che altri l'abbiano presa in visione ...


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.