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Discussione: Controllo mentale

  1. #711
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Inchiesta sul traffico d’organi in Ucraina
    Maurizio Blondet 17 Giugno 2023

    Sa Defenza

    LO SAPEVATE? IL PRELIEVO DI ORGANI CHE AVVIENE IN UCRAINA?

    Pubblichiamo un documento molto duro e terrificante che espone l’orrore che i nazisti ucraini hanno praticato in questi anni di guerra tra Kiev e il Donbass e oggi con la Russia.

    Vediamo tutto l’orrore che si nasconde dietro la sparizione di uomini, donne, bambini ucraini e soldati di ambo le parti usati come corpi da espianto organi da vendere e mandare in ogni parte del mondo; orrore che è stato permesso dalla politica criminale della NATO dell’UE e dai loro mandanti gli USA che in primis ha permesso questo orrore degli espianti criminali in zona di guerra.
    Hanno portato pure le attrezzature consone al lavoro sporco di espianto in zone dove non c’erano ospedali così passava sotto traccia nascosta agli sguardi dei locali, cosa da farsi su della gente inerme su bambini per puro business , grave colpa ricade sui governi e le istituzioni occidentali a tutti i livelli che oltre a permettere questa infamia non ha mai fatto denuncia pubblica ne giuridica di tutto questo orrore!


    Quanto vale il corpo umano per questi criminali espiantatori

    Ci sono indicazioni che l’Ucraina sia una destinazione per le persone dei paesi vicini trafficate per il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. Inoltre, la tratta avviene all’interno dell’Ucraina; uomini e donne vengono trafficati all’interno del paese a fini di sfruttamento lavorativo nei settori dell’agricoltura e dei servizi, sfruttamento sessuale commerciale e accattonaggio forzato. I bambini ucraini sono oggetto di tratta sia interna che transnazionale per lo sfruttamento sessuale commerciale, l’accattonaggio forzato e la servitù involontaria nell’industria agricola. Un sondaggio dell’OIM pubblicato nel dicembre 2006 ha concluso che dal 1991, circa 117.000 ucraini sono stati costretti a situazioni di sfruttamento in Europa, Medio Oriente e Russia.

    Durante la crisi dei rifugiati del 2022 derivante dall’invasione russa , sono stati segnalati numerosi casi di trafficanti di esseri umani che hanno preso di mira donne e bambini. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha riconosciuto che molti rifugiati in fuga verso i confini si trovano in uno stato di estremo pericolo, vulnerabili ed esposti a predatori il cui scopo principale è lo sfruttamento. Gillian Triggs, Assistente Alto Commissario per la Protezione dell’UNHCR riconosce che “le autorità nazionali stanno guidando attivamente la risposta per contrastare la tratta di esseri umani, ma occorre fare di più per affrontare questo problema e mitigare i rischi”. Poiché le donne sono le più a rischio e le più suscettibili, l’UNHCR è “in massima allerta e mette in guardia i rifugiati sui rischi di predatori e reti criminali che potrebbero tentare di sfruttare la loro vulnerabilità o adescarli con la promessa di trasporto gratuito, alloggio, lavoro o altro forme di assistenza”.

    Ci sono segnalazioni di donne e bambini ucraini oggetto di tratta negli Emirati Arabi Uniti.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Human_trafficking_in_Ukraine

    il Cremlino afferma che gli organi prelevati dall’Ucraina finiscono in Israele

    https://www.ynetnews.com/article/bj4uif4cs

    L’ex funzionario della sicurezza Vladimir Ovchinsky afferma che le forze ucraine raccolgono organi umani da morti e feriti mentre li trasferiscono nei principali centri di trapianto di organi come Israele

    Un ex alto funzionario russo ha affermato che la guerra in Ucraina è diventata un campo di battaglia molto redditizio per i “trapiantologi del mercato nero”, in un rapporto ripreso da diversi media russi.

    In un’intervista con l’organo di stampa russo Moskovskij Komsomolets, il generale di polizia in pensione ed ex capo dell’Ufficio centrale russo dell’Interpol Vladimir Ovchinsky ha affermato che alle forze armate ucraine vengono consegnati organi umani prelevati da morti e feriti durante la guerra, persone che sono ancora vivi, come prigionieri di guerra russi e persino civili ucraini che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

    Quando gli è stato chiesto dove vengono trasportati gli organi, Ovchinsky ha detto: “I ‘laboratori’ più efficaci e di successo si trovano in quattro paesi: Turchia, India, Israele e Corea del Sud”.
    “Israele è anche leader nel campo delle tecniche mediche innovative, utilizzate in tutto il mondo. Le cliniche di questo Paese eseguono con successo operazioni di trapianto di organi”.

    Quando gli è stato chiesto cosa fanno con i corpi, ha risposto: “Li bruciano come ad Auschwitz o Dachau, dopotutto sono eredi di Hitler. Ci sono anche informazioni sui crematori mobili per bruciare i resti di persone i cui organi sono stati rimossi”.

    Ovchinsky ha anche affermato che ci sono tutte le ragioni per credere che le reti di imprese mediche “del mercato nero” abbiano prosperato in Ucraina sotto la copertura di organizzazioni umanitarie internazionali. I fatti del prelievo illegale di organi umani sotto gli auspici del Servizio di sicurezza dell’Ucraina e le forze armate dell’Ucraina sono state documentate nel 2014 durante il conflitto civile nel Donbass.

    Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato in risposta: “Consideriamo molto gravi i tentativi di infangare Israele con tali pubblicazioni di atrocità infondate. L’ambasciata israeliana a Mosca solleverà la questione con i funzionari competenti del governo russo. Il ministero ha portato la questione davanti a l’ambasciatore russo”.

    Ucraina: i crematori aiutano a nascondere l’espianto di organi destinati ad un mercato nero anche in Europa.
    di Dr. Gualfredo de’Lincei

    All’inizio del 2022 il ministro della difesa tedesca Christine Lambrecht ha dichiarato che in aiuto all’Ucraina manderanno ospedali da campo e stazioni crematorie mobili.

    Questa notizia ha gettato nel panico le truppe dislocate sulla linea di confine. Sono aumentati i casi di diserzione e suicidio, che i comandanti di questi reparti stanno cercando di nascondere. Tutto questo deriva da passate vicende reali iniziate nel 2014 quando ai combattimenti del Sud Est dell’Ucraina si collegò un mercato nero di organi umani destinati a paesi dell’Europa, Stati Uniti e Israele. Il traffico era controllato dai dipendenti dello SBU.

    A quel tempo i media scrissero che i «trapiantatori neri», così gli ucraini li chiamavano, espiantavano organi da persone ancora vive per poi cremarne il corpo. Si trattava per la maggior parte di personale delle forze armate ucraine provenienti dal fronte e ricoverati negli ospedali in stato di incoscienza. Vendevano anche organi di soldati e civili catturati. Selezionavano principalmente donne e bambini.

    In rete venne pubblicata la corrispondenza dell’ex deputato del popolo Serghei Vlasenco, detto «il patriota», con un medico tedesco Olga Viber e con il comandante del battaglione «Donbass» Semyon Semenchenko. Il dialogo riguardava il commercio di organi di soldati dell’esercito ucraino deceduti e feriti. Il medico richiede un grande quantitativo di organi all’ex deputato e collega di lungo corso della Timoshenco, il quale risponde: «Noi possiamo fare anche di più, tu allora segui le notizie? Pensa, trova qualcuno e aumentiamo la festa». I soci d’affari sono molto contenti delle azioni militari. La Viber s’interessa: «A giudicare dalle notizie gli sviluppi sono a nostro favore. Cosa pensi, le cose non cambieranno?» Vlasenco risponde: «Non è previsto, procederemo con cosa! I nostri partner occidentali con le loro politiche creano a noi buone condizioni e importanti quantità!».

    Tutti i flussi di cassa, dal 2014, sarebbero passati attraverso dipendenti di alto grado dei servizi che senza il loro aiuto sarebbe stato impossibile «legalizzare» un’attività del genere.

    Da rilevare che questa non sarebbe l’unica responsabilità trovata a dei dipendenti della SBU. Ad esempio il colonnello Vladimir Poliakov dell’Oblast di Karcovscoi per 10 mila dollari vendeva documenti «d’immigrazione» a bambini di famiglie ricche. Per questo riusciva a trovava clienti al ministero degli esteri e alle ambasciate.

    Con questo passato, la notizia dell’arrivo sulla linea del fronte di forni crematori e attrezzature per l’esportazione di organi e sangue, ha fatto pensare che il personale militare in fondo non avesse disertato in vano.

    La richiesta di organi e il pericolo delle mancate cure mediche.
    Stando alle informazioni la prossima ondata di acquisto di organi è stabilita dalla relazione intenzionale con la Global Rescue, specializzata in questo tipo di forniture, contrattualmente collegata alla OBSE.

    In questo momento c’è una deficienza di materiale biologico con una forte richiesta. La compagnia internazionale sta cercando con tutti i mezzi di ottenere la fornitura di stazioni crematorie. Vale la pena chiarire che alcune di queste strutture sono già operanti negli ospedali militari.

    Gli specialisti fanno però notare che queste strutture potrebbero consentire l’espianto senza costi di organi, oggi quotati 100 mila dollari. Secondo informazioni diplomatiche ucraine, il pericolo potrebbe essere che al soldato ferito dell’esercito ucraino non venga data l’assistenza medica necessaria perché ritenuti adatto al ruolo di donatore.

    Purtroppo la vendita di organi sta raggiungendo numeri importanti anche per quanto riguarda la donazione volontaria effettuata da persone economicamente disperate. Nel 2021 la Bulgaria ha presentato un piano per il commercio di organi di migranti ucraini a stranieri danarosi. Il beneficiario dell’organo paga un minimo di 50 mila dollari per un rene, di questa somma circa la metà è versata ufficialmente tramite cassa. Il donatore riceve dai 5 ai 15 mila dollari.I fatti di L’Viv degli anni 90.

    C’è un caso noto degli anni ’90, nel quale il direttore della clinica della regione di L’viv, Bagdan Fedak, organizzò un gruppo criminale di «trapiantatori neri» che vendevano all’estero organi di bambini. L’indagine rilevò che da L’viv a quel tempo sparirono circa 130 bambini. La vita di ogni bambino valeva 1 milione di dollari.

    Potrebbe essere una ipotesi plausibile che i complici di Fedak, avendo già scontato la pena, siano tornati in attività sulla linea di confine, per vendere gli organi dei propri connazionali.

    Una conferma indipendente:
    Un informatore che ha lavorato con l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha rivelato in una video intervista che i gruppi nazisti ucraini stanno espiantando gli organi di bambini in laboratori nel seminterrato che vengono scoperti dopo che gli edifici sono stati distrutti dagli attacchi russi.

    Vera Vayiman, che è membro dell’OSCE e ha lavorato in Ucraina nell’ambito di una missione di monitoraggio internazionale, ha fatto le orribili rivelazioni in una video intervista che corrobora i precedenti rapporti dell’esercito russo e persino degli stessi militari ucraini, che si sono apertamente vantati che raccolgono organi di bambini e parti del corpo per denaro.

    Secondo Vera Vayiman, che ha condiviso la sua testimonianza su ciò a cui ha assistito personalmente durante la sua permanenza in Ucraina, i bambini vengono spediti fuori dal paese in base a un codice di esportazione del grano.

    https://www.maurizioblondet.it/inchi...ni-in-ucraina/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #712
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    Predefinito Re: Controllo mentale

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  3. #713
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Droga di massa, schiavitù contemporanea
    Roberto Pecchioli 22 Luglio 2023

    Il sindaco PD di Cecina è stato pizzicato ad acquistare cocaina. Nessun reato: uso personale. Per questo non ha sentito il bisogno di dimettersi, redigendo un lungo pistolotto in stile progressista, con tanto di rivendicazione degli obiettivi della sua amministrazione. Probabilmente ha bisogno di “tirarsi un po’ su” con la polverina per meglio servire i cecinesi. In ossequio alla trasversalità, Gianfranco Miccichè, storico esponente siciliano di Forza Italia, ha ammesso di continuare a fare uso di coca. Era stato fotografato in atteggiamento da acquirente nel corso di un’indagine antinarcotici.

    L’Italia è solo una remota periferia dell’impero: di recente è stata scoperta cocaina alla Casa Bianca. Non è dato sapere – l’ invocata trasparenza non vale nella capitale d’ Occidente – chi l’abbia introdotta e chi la usi, nell’entourage della presidenza americana. Numerose ammissioni di personaggi di primo piano dicono che Silicon Valley, sede dei giganti fintech, è un santuario della dipendenza da stupefacenti.

    In Italia, la vicenda delle accuse di violenza sessuale al figlio di Ignazio La Russa, come quelle a un rampollo di Beppe Grillo, è legata a festini a base di pasticche e polverine. Meraviglie della classe dirigente. Esiste addirittura la “droga dello stupro” ed è notorio che molti luoghi di raduno giovanile – discoteche, locali notturni, pub- sono ambiti privilegiati di spaccio e consumo di stupefacenti. Non diversa è la situazione nei ritrovi delle classi dirigenti. Pastiglie, droghe chimiche, cocaina sono il comune denominatore di tanta, troppa gente. Le droghe sono un simbolo della contemporaneità. Nessuno stupore: sono lontani i tempi in cui chi scrive, all’ultimo anno di liceo, rimase sbalordito, come tutti gli studenti e i docenti, per l’arresto per droga di una compagna di classe di ottima famiglia.

    La produzione, raffinazione e vendita di sostanze stupefacenti genera un giro d’affari enorme. Nell’era del mercato misura di tutte le cose, il calcolo del PIL ingloba i proventi stimati della criminalità e della droga. Rispetto ai decenni passati, il dibattito sull’argomento si è inaridito; si prende atto, ci si stringe nelle spalle come se una generazione – e una classe dirigente – di sballati sia un fatto normale, inevitabile, un prezzo da pagare al progresso, a un’idea malata di libertà, all’ individualismo tossico. Pare una prevaricazione educare, sconsigliare, mostrare le conseguenze delle droghe: la sacra libertà individuale.

    Tutto sommato, è un invito al consumo anche la liberalizzazione dell’uso personale. E’ reato produrre e vendere ( “spacciare”) , non lo è acquistare. Ma se il prodotto fa male, perché esentare da sanzioni chi compra? Misteri del migliore dei sistemi possibili, l’unico.

    Rispetto alla generazione precedente, la droga non è più il tragico rifugio del disagio sociale, degli sconfitti, degli emarginati. In alcuni ceti sociali è una sorta di status symbol : chi non si fa “una pista” di coca, nell’alta borghesia, nella moda, nella finanza, nei giri artistici metropolitani? Peggio , si è trasformata in normalità – la falsa trasgressione in un tempo in cui sono saltati tutti i punti di riferimento – presso le generazioni ultime. Pasticche, sostanze chimiche, intrugli con alcool punteggiano le serate giovanili e non solo. Non c’è messa in guardia che tenga, nessun timore delle conseguenze; il resto lo fanno l’ emulazione, lo spirito gregario del gruppo, il desiderio di provare nuove emozioni. Soprattutto, la convinzione che la droga- molto spesso non più percepita come tale, ma addirittura considerata un tiramisù, un coadiuvante- aumenterà le percezioni e le prestazioni. Saremo più performanti, più capaci di vivere e godere emozioni forti, mordere qui e subito la vita, cogliere l’attimo. Vale per le prestazioni scolastiche e per le aspettative professionali, per la sfera sessuale, perfino per la serata in compagnia, tra musiche assordanti, luci accecanti, alla ricerca di andare oltre se stessi, oltre una normalità screditata, ritenuta banale, senza senso.

    Anche qui, nessuno stupore: caduto ogni ancoraggio, freno comportamentale o morale, la vita si trasforma in una serie di puntini, una corsa priva di meta, un presente senza ieri e senza domani che può essere riempito, esaltato, sopportato, solo cercando paradisi artificiali. Forse si chiamano così perché nascondono, o interrompono, inferni concreti. Esistenze senza scopo- e quando un fine c’è, è la competizione, l’esaltazione dell’”io”- non possono che condurre al desiderio di uscire da se stessi, l’ultima, triste forma del trascendimento, nella speranza di vivere l’emozione totale, massima, quella promessa dalla pubblicità, dal circo del consumo, dal miraggio del “successo” misurato in denaro, abiti firmati, vacanze esotiche, sensazionali rapporti sessuali, bellezza, mode. Ansia da prestazione, alla fine.

    Per questo, crediamo, le droghe hanno tanta presa in ogni ambiente sociale e oltrepassano le generazioni. Diciamolo con tutto lo stupore del caso : evidentemente polveri, pastiglie, siringhe e miscele tossiche fanno “star bene”. Solo per un po’, certo, poi svanisce l’effetto, si sta male e si deve ripetere l’esperienza. A ogni costo, senza riguardo per sé, per gli altri, per la dignità: si chiama dipendenza. Talvolta fa morire, quasi sempre cambia in peggio. Non importa: noi viviamo nel presente, vogliamo provare “emozioni”, sviluppare “energia”, andare al massimo, come in una canzone di Vasco Rossi. Il quale, almeno, ammetteva di volere una “vita esagerata”. Chi se ne frega di domani, degli altri, delle conseguenze. E poi io sto bene , posso smettere quando voglio, e comunque, ci saranno pillole, prodotti o pozioni per recuperare. Una fede grottesca, illusoria, un aspetto stupefacente ( la parola giusta…) della religione della scienza.

    Le droghe fanno “stare bene”, altrimenti non avrebbero la diffusione che hanno. Specie rispetto a una realtà quotidiana lontana anni luce dai modelli diffusi dal sistema, scambiati per la realtà in assenza di dibattito e di alternative, desiderati, perseguiti, rivendicati come diritti. Nel passato, la droga era una fuga dal sistema, oggi è un pegno di partecipazione, di adesione. A loro modo, i tossici di ieri erano ribelli; quelli del presente sono i migliori soldatini del mercato, della concorrenza, dell’individualismo, del consumismo. Un’altra delle tragiche vittorie del pensiero unico liberal libertario: così fan tutti.

    Intendiamoci: in ogni tempo ci sono state droghe, sostanze allucinogene, prodotti consumati per stordirsi, dimenticare i problemi o darsi forza. Pensiamo allete, la fonte dell’oblio della mitologia greca. Sherlock Holmes, l’investigatore “positivista” vittoriano usava praticarsi iniezioni di morfina quando non aveva casi da risolvere. Toccava al dottor Watson prendersi cura della sua depressione psicofisica successiva. Nel XIX secolo la corona inglese, socia maggioritaria della Compagnia delle Indie, scatenò due guerre dell’oppio contro la Cina che non intendeva farsi invadere e infettare dalla droga prodotta in India. Vincente, l’impero britannico continuò a lucrare sull’oppio e si fece anche consegnare Hong Kong.

    La differenza, immensa, è che mai la tossicodipendenza, aggravata dai progressi della chimica, capace di sintetizzare sostanze sempre nuove, è stata fenomeno di massa, ed era accompagnata dalla riprovazione istituzionale e popolare. L’uomo occidentale non vuole eccepire e odia giudicare: ciò che faccio di me stesso, pensa, sono solo fatti miei. Falso, per le immense ricadute sociali, etiche, economiche, comportamentali delle dipendenze. Negli anni 60 e 70 del secolo scorso, incubatori dei fenomeni che oggi deflagrano, moltissimi giovani insoddisfatti erano attirati irresistibilmente dal “ trip” il viaggio allucinogeno definito liberatorio, favorito dall’assunzione di prodotti come l’acido lisergico (LSD).

    Si diffuse il termine “psichedelico”, ciò che porta alla luce i recessi della mente: certe droghe permettono a chi le assume di esplorare stati di coscienza normalmente inaccessibili. Fuga, ricerca di se stessi, subito vanificata dalla dipendenza, dall’estenuazione, dall’incapacità di riannodare il filo della realtà. Col tempo si seppe che l’LSD – prodotto in laboratorio- era stato diffuso con l’attiva complicità degli apparati riservati americani, preoccupati della ribellione giovanile. Hanno vinto loro: la società è diventata tossica e dipendente, in assenza di remore. Le droghe hanno stabilizzato il sistema capitalista e lo hanno arricchito. Le perdite umane, i morti, le vite spezzate, i danni sociali, la trasformazione di aree intere delle città in territori di illegalità, i timori del resto della società, i drammi umani, non sono che danni collaterali, come le vittime civili nella sprezzante definizione dei signori della guerra.

    Oggi ci si “fa” per noia, per essere parte di un gruppo, per (credere di) migliorare le prestazioni professionali, intellettuali, sessuali, per reggere il ritmo di mestieri usuranti. Una disumanizzazione che lascia costernati e a cui non si sa più quali principi o valori opporre. Non vale neppure l’appello alla salute. Carpe diem, cogli l’attimo, pensano molti. Altri sono convinti che assumere antidoti o farmaci renderà senza conseguenze l’uso di droghe. La medicalizzazione della vita , rovesciata.

    Altre generazioni sono in balia delle dipendenze, non hanno più la voglia, la forza, la fantasia per opporsi al sistema e neppure per giudicarlo. Si lasciano vivere nella precarietà esistenziale, nel vuoto valoriale e nell’indifferenza, chiedendo alle “sostanze” di farli diventare più performanti, più capaci di affrontare la competizione, lo stress, la giungla della vita. La bussola impazzita è una libertà insensata, l’abuso di se stessi e degli altri, la riduzione a oggetti usa e getta.

    Qualcuno si arricchisce e sogghigna. Milioni di persone neutralizzate mentre un fiume di denaro entra nelle tasche. Quali tasche, infine? Non ci ha mai convinto la tesi secondo cui il vertice dell’economia delle droghe è la criminalità organizzata. Potentissima, senza scrupoli, certo, ma nella società della sorveglianza, in cui qualcuno è in grado di sapere tutto di tutti, se esistesse la volontà di sconfiggere il fenomeno , il problema sarebbe risolto da tempo. Non è così perché a qualcuno conviene.

    Se potessimo tracciare le transazioni dei paradisi fiscali, i passaggi di denaro attraverso il “dark web”, la faccia più sporca della rete, se fosse chiaro il giro di mezzi di pagamento come diamanti, oro e altri minerali, probabilmente sarebbe evidente che i cartelli, i signori della droga alla Pablo Escobar rispondono a qualcuno. Sono il livello visibile, non la cupola di un fenomeno troppo grande per essere liquidato in termini di criminalità. Follow the money, segui il denaro, è la chiave per spiegare l’inspiegabile. Una società spappolata afflitta da dipendenze di massa elude la domanda decisiva: se si è dipendenti di qualcosa, si è inevitabilmente dipendenti di qualcuno, la filiera che fornisce. Chi è, chi sono ? I cartelli, le mafie, gli spacciatori? Non scherziamo, in tempo di biopotere, biocrazia, sorveglianza digitale.

    Nessuno è più servo di chi ha bisogno della pasticca, della dose, della polverina, del liquido avvelenato con cui riempire la siringa. Il drogato è una schiavo e ogni schiavo ha un padrone. Una società tossica , narcotica e narcotizzata, è l’eldorado dei padroni universali. Ormai sappiamo chi sono. Possibile che non c’entrino nulla con le droghe e le altre dipendenze? Verosimile che i signori del denaro non conoscano provenienza e destinazione di flussi finanziari immensi ? Possibile che siano vittime, o sottufficiali, di mafiosi e criminali comuni ? Non ci possiamo credere. Intanto, perdiamo un’altra generazione. Fragili, sconvolti, sballati: schiavi.

    https://www.maurizioblondet.it/droga...contemporanea/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #714
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  7. #717
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    La coperta di Linus
    Roberto Pecchioli 6 Dicembre 2023

    Siamo sul treno. Il tragitto è lungo e noioso; chi scrive detesta gli spostamenti con i mezzi pubblici. Non resta che abbozzare e osservare i casuali compagni di viaggio. Arriva una giovane donna con una bambina di pochi anni. Ha una vistosa mascherina fin sotto gli occhi, intonata con l’abbigliamento. La piccola è di malumore: il viaggio, l’impossibilità di muoversi, l’ambiente estraneo. Inquieta sinché la mamma le dà una bambola di pezza, una “pigotta” all’antica. La piccola si illumina e comincia ad accudire quel giocattolo così simbolico. Non ha l’età per apprendere che il suo sesso femminile è fluido e lo potrà cambiare, né sa che la maternità cui aspira per istinto è un costrutto culturale del bieco patriarcato. La pigotta, secondo lo psicanalista Donald Winnicott, è l’ “oggetto transizionale”, di cui la bimba ha bisogno affinché la rassicuri accompagnandola nel transito tra le fasi dell’età.

    Un signore chiede alla mamma perché porti la mascherina. Gentile, la giovane risponde che non crede granché alle sue proprietà salvifiche, ma “l’ha detto il telegiornale” e poi chissà che non protegga almeno dall’influenza stagionale. Madre e figlia hanno entrambe il loro oggetto transizionale, solo che una è adulta. La mascherina è la coperta di Linus della signora; la motivazione addotta mostra invece un’allarmante regressione mentale. Linus, protagonista dei Peanuts, celeberrime strisce a fumetti, è un bambino timido e sveglio in grado di intrattenere l’amico Charlie Brown con disquisizioni filosofiche e teologiche. Nonostante tutta quella saggezza, non riesce a separarsi dalla sua copertina. Nella descrizione di Charles M. Schulz, autore delle strisce, c’è il terrore di Linus di affrontare il mondo senza quel rassicurante pezzettino di stoffa e il disorientamento di fronte alla sua sparizione, il furto beffardo della dispettosa Lucy.

    Il viaggiatore suo malgrado non può fare a meno di pensare che sono innumerevoli le coperte di Linus, che ciascuno di noi ne ha almeno una e soprattutto che l’oggetto transizionale agisce anche al contrario. Il potere è maestro nel confezionare coperte sempre nuove capaci di farci regredire all’infanzia. Un’infanzia della ragione nella quale sono gli altri a fornirci le chiavi di interpretazione della realtà. Viene in mente il termine bresciano per definire i bambini: “gnari”, nel senso letterale di ignari, inconsapevoli. La signora crede al telegiornale e certamente ha fede negli “esperti”. E’ ignara – nessuno glielo ha spiegato e lei stessa mai ci ha riflettuto- che il telegiornale e i paludati specialisti di questa o quella materia sono altoparlanti del potere. Servono interessi, dunque non vanno creduti sulla parola.

    La magica mascherina diventa di volta in volta un amuleto, una rassicurazione non dissimile da certi farmaci dall’effetto placebo, utili solo a darci tranquillità; è una coperta di Linus di massa, l’oggetto transizionale di adulti- bambini che hanno bisogno di essere tenuti per mano nel labirinto della vita. Ma i fornitori di coperte non sono genitori che agiscono per il nostro bene, bensì agenti di chi ha interesse a manipolarci, controllarci.

    Le coperte di Linus sono infinite: una delle più diffuse è l’antifascismo, che ha il vantaggio di significare qualsiasi cosa. Ciò che non piace o che deve essere contrastato senza diritto di replica diventa- ipso facto– fascismo, male assoluto. Leo Strauss parlò del meccanismo di espulsione, divieto e chiusura preconcetta di persone, argomenti e idee sgradite, definendolo reductio ad Hitlerum– riduzione a Hitler. La coperta antifascista funziona assai bene proprio in assenza di fascismo, diventando auto rassicurazione, dimostrazione di essere nel giusto senza l’onere della prova e il fastidio del confronto. Non manca la coperta di Linus uguale e contraria di chi taccia di comunismo tutto ciò che non gradisce o non capisce. Vittoria dialettica per assenza del nemico. Negli anni Cinquanta una popolare canzone diceva “ la colpa è del Bajon”, un ballo dell’epoca. L’ espressione divenne un tormentone: “la colpa non è mia , è colpa del Bajon. Se faccio una pazzia è senza l’intenzion, in fondo è tutta colpa del Bajon”.

    Opposte coperte di Linus confortano esonerando dal giudizio critico. Un’altra è il progresso, il mito indimostrato per cui oggi è sempre meglio di ieri, cui si oppone il sospettoso misoneismo di chi vede attorno a sé solo negatività. Ai miei tempi… Una coperta perfetta, assai gradita al potere, è il “ soluzionismo”, la certezza che per ogni problema vi sia una soluzione “tecnica”. Il suo corollario è la fede cieca- o assai miope- nella scienza e , in generale, nelle parole degli “esperti” ( tecnici, scienziati e non solo) circonfusi di un’aura di infallibilità sacrale, latori di una sapienza quasi esoterica, utile a placare la paura o suscitarla, secondo l’ interesse del potere.

    L’ epidemia ci ha consegnato una quantità di oggetti transizionali al contrario: la mascherina innanzitutto, esile protezione di stoffa dal contagio. Un paio di modelli erano autentici trattati di sociologia spicciola. Amo la libertà, proclamava uno di questi, e non si capiva se fosse un grido di disperata opposizione al DPI ( dispositivo di protezione individuale) o un’inconsapevole esercizio di neolingua alla Orwell: la guerra è pace, l’ignoranza è forza, la libertà è schiavitù. L’altro era una minaccia: stammi lontano ! La volgarizzazione del distanziamento sociale, un’ingiunzione a cui, dato l’aspetto della persona mascherata, ci si assoggettava volentieri.

    Una coperta di Linus di alta scuola è il green pass. Green, verde come il semaforo che dà via libera e come il colore dell’ecologia. Pass, passa, sei libero. Peccato che liberi lo fossimo prima, quando ci muovevamo senza limitazioni e senza mostrare il cartiglio a una miriade di soggetti investiti di autorità. Il greenpass, tuttavia, era una coperta di Linus secondaria, rispetto al vero oggetto transizionale di massa, il siero genico. Ho fatto tre dosi, signora mia. E lei ? Siamo immuni. Forse, non del tutto, però siamo al riparo dalla morte o da forme gravi. Qualunque sia la verità scientifica sulla pandemia – lo scopriremo vivendo e non ci piacerà- l’esperimento è riuscito.

    Resta insuperata la verità delle dieci regole per il controllo sociale – il dominio su di me e su di te- elaborate da Noam Chomsky. Altrettante soffocanti coperte di Linus il cui scopo è non farci mai diventare consapevoli. Gnari per sempre, eterni bambini come i protagonisti di Peanuts, Linus, Charlie Brown, Lucy, il bracchetto Snoopy. La prima regola- o coperta- consiste nella distrazione. L’attenzione è deviata dalle cose gravi, dalle decisioni sulla nostra testa, attraverso il sovraccarico di informazioni futili, senza importanza. Non dobbiamo pensare, devono scorrere nella mente infiniti frammenti. La coperta ci deve avvolgere completamente. Deviare l’attenzione significa anche attivare il meccanismo problema- reazione- soluzione.

    Si crea un problema per determinare una reazione allo scopo di ribaltare la responsabilità per la soluzione offerta. Un esempio sono le cosiddette false flag, eventi “sotto falsa bandiera”, organizzati per provocare una richiesta, ad esempio un’invocazione di maggiore sicurezza che comprime la libertà. Non si può ottenere tutto e subito: la strategia della gradualità permette di imporre ciò che si desidera senza che il pubblico si avveda dell’imbroglio. La libertà non si perde tutta insieme. Differire le soluzioni permette di rassicurare, posporre i problemi in un futuro indefinito. All’inizio siamo tranquillizzati, infine rassegnati : è inevitabile, diranno i rappresentanti del potere con volto contrito e voce impostata al momento di toglierci qualcosa.

    Hanno ragione: per farcela ci hanno trattato come imbecilli. Hanno parlato con toni melliflui simili a quelli della pubblicità, il cui obiettivo è allentare e sconfiggere le nostre difese per imporci un desiderio. L’intonazione è quella con cui ci si rivolge ai bambini: strano che non scatti la messa in guardia , segno che hanno lavorato benissimo su di noi. Hanno usato il registro emotivo , allontanando la riflessione, una tecnica che provoca il corto circuito anziché un’analisi razionale. Sollecitare l’emotività apre la porta dell’inconscio, attraverso cui innestare idee, desideri, paure. Nel caso della mamma sul treno, il telegiornale, ovvero il sistema di comunicazione ufficiale, ha lavorato sulla paura , creando un problema ( mi contagerò , chiusa nel vagone ferroviario?) e fornendo una soluzione, la mascherina che agirà forse sulle vie aeree, ma certamente sulla percezione della signora, generando sicurezza o almeno speranza.

    Per funzionare, il meccanismo ha bisogno della nostra ignoranza e della nostra mediocrità.
    Non dobbiamo comprendere – e neppure sospettare – che qualcuno stia agendo su di noi a fini manipolativi. Dunque, la qualità della nostra istruzione deve essere bassa e non deve stimolare le aree del cervello deputate al giudizio, ossia al pensiero consapevole, Tale minorità intellettuale – celata dietro i diritti, le opportunità e l’apparenza della libertà- rende dipendenti dal potere e dagli esperti, di cui non si ipotizza mai la cattiva fede o il ruolo di strumenti di chi comanda.

    Un’ altra efficace coperta di Linus è il conformismo di gregge , l’adesione supina alle mode. Così fan tutti. La disidentificazione fa sì che accettiamo di essere definiti dai prodotti, anzi dai marchi, oggetti che sostituiscono l’essere e producono un paradossale individualismo massificato . La mediocrità, la volgarità e l’ignoranza diventano normali modalità esistenziali. Se poi la nostra vita non funziona, se diventiamo dei “perdenti”- l’ orrore massimo- dobbiamo credere di essere colpevoli. E’ la verità, ma per il fatto che abbiamo accettato tutte le manipolazioni e le falsità diffuse dal sistema. L’esito è devastante: milioni di persone si incolpano della propria inadeguatezza e finiscono nella rassegnazione che inibisce la reazione, la rivolta, la presa di coscienza.

    Chi ci domina, infatti, ci conosce assai meglio di quanto noi stessi ci conosciamo. La distanza tra noi e “loro” è diventata gigantesca e le coperte di Linus non fanno altro che aumentarla. Hanno approfondito la biologia, la neurologia e la psicologia , hanno costruito conoscenze e messo in campo mezzi grazie ai quali ci sorvegliano e ci orientano. Noi crediamo a tutto ciò che ci viene propinato, odiando chi resiste, i fastidiosi dissidenti la cui presenza disperde il calore rassicurante della coperta.

    Disfarsi delle coperte di Linus predisposte per non farci esseri liberi è l’atto preliminare per ritornare consapevoli, per non credere a comando che “ andrà tutto bene”. Sepolta l’idea di Dio, l’essere umano è disposto a prestar fede a qualunque panzana. Dobbiamo tornare scettici, coltivare la diffidenza, diventare “àpoti” – quelli che non se la bevono- come suggeriva Giuseppe Prezzolini. Senza coperta, all’inizio fa freddo, ma è la condizione della libertà. L’omuncolo postmoderno si è abituato al calore della stalla, confortevole, viziato. Comfort animale, verità confezionata in scatola e venduta all’ingrosso. Abuso della credulità popolare.



    https://www.maurizioblondet.it/la-coperta-di-linus/
    Da riportare.
    Ultima modifica di Eridano; 09-12-23 alle 23:14

  8. #718
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #719
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  10. #720
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Censura: il finestrone di Overton

    Categoria: Media
    Pubblicato: 04 Gennaio 2024
    Visite: 20495

    Nelle dittature imporre la censura è facile. C’è un giornale che pubblica notizie scomode? Lo chiudi, e il problema è risolto.

    Nelle cosiddette democrazie invece bisogna agire di fioretto, senza farsene accorgere, perchè noi – teoricamente – avremmo la famosa libertà di opinione, garantita dalle nostre costituzioni.

    Ed infatti, per aggirare questo problema, sono nate su Facebook e Youtube le fantomatiche “norme della community”, che sono ovviamente a piena discrezione delle piattaforme. Ma anche queste sembrano non bastare. O meglio, i semplici strike (solitamente di 1 settimana) non bastano più a far tacere le voci ribelli, ed ecco quindi nascere il codice di condotta: se ti comporti bene, avai tutte le funzionalità disponibili. Se invece ti comporti male (sempre a loro insindacabile giudizio, ovviamente) le tue funzionalità saranno limitate.

    Questa è la lettera che ha ricevuto di recente Riccardo Rocchesso (canale “100 giorni da leoni”) dalla direzione di Youtube:



    “Buongiorno RRMEDIA100,

    Per contribuire a proteggere la community, limitiamo la disponibilità di alcune delle nostre funzionalità più avanzate ai canali che hanno creato e mantenuto una cronologia del canale positiva oppure che hanno eseguito una verifica. Attualmente, il tuo canale non dispone di una cronologia sufficiente. Non ha più accesso alle funzionalità avanzate. Ciò può essersi verificato perché il tuo canale ha violato le nostre Norme della community.

    GLI EFFETTI SUL TUO CANALE:

    Tra le altre cose, non potrai più:

    - Beneficiare di limiti giornalieri più elevati per live streaming, Short e caricamenti di video.
    - Incorporare i live streaming.
    - Mettere in primo piano i commenti.
    - Aggiungere link esterni alle descrizioni dei video.

    COME RIOTTENERE L'ACCESSO ALLE FUNZIONALITÀ AVANZATE

    Per riottenere l'accesso, puoi:

    - Costruire una cronologia del canale positiva rispettando le nostre Norme della community.
    - In alternativa, per un accesso più rapido, puoi effettuare una verifica video o dell'identità. Questa opzione potrebbe non essere disponibile per tutti i canali.”

    Ora, tralasciando l’ultima opzione (che richiede di caricare un documento di identità personale), è chiaro che Youtube stia mandando un messaggi molto evidente all’intero mondo online: noi non possiamo censurarvi, perchè sarebbe brutto, ma possiamo limitare le vostre azioni in modo tale da rendervi impossibile la vita in rete.

    Si tratta, in fondo, di introdurre anche da noi il concetto di credito sociale già adottato in Cina: i cittadini che fanno i bravi avranno la vita facile, per chi si ribella invece la vita diventa una corsa ad ostacoli.

    E così anche da noi, una volta passato questo concetto sulla rete, diventerà facilissimo applicarlo nella vita reale. Il finestrone di Overton è stato spalancato.

    Massimo Mazzucco

    https://luogocomune.net/27-media/641...one-di-overton
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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