
Originariamente Scritto da
ventunsettembre
Io riporto anche qualcos'altro.
Controlled Opposition » Counterpunch: Tells the Facts, Names the Names
Nel suo nuovo libro «The Invention of the Land of Israel», il professore israeliano Shlomo Sand è stato capace di presentare prove definitive sulla natura immaginaria della narrativa storica sionista – che l’Esilio ebraico è un mito come il popolo ebraico e perfino la terra di Israele. Eppure Sand e molti altri non riescono a porsi le questioni più importanti:
Se il sionismo è basato su un mito, come riescono i sionisti ad andare avanti con le loro bugie, e così a lungo? Se il «ritorno» ebraico e la richiesta di una patria nazionale ebraica non possono essere giustificati storicamente, perchè sono stati sostenuti sia dagli ebrei sia dall’Occidente così a lungo? Come riesce lo Stato ebraico da tanto tempo a celebrare la sua ideologia razzista espansionista a spese dei popoli palestinese e arabo?
Il potere ebraico è ovviamente una risposta ma: cos’è il potere ebraico? Possiamo porre questa domanda senza essere accusati di essere antisemiti? Possiamo discutere il suo significato e esaminare le sue politiche?
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Philip Weiss, fondatore del più popolare blog progressista pro-palestinese, è stato abbastanza coraggioso da confidarmi che è l’interesse ebraico che sta al centro della sua attività pro palestinese.
L’amore degli ebrei per loro stessi è un argomento affascinante. Ma ancora più affascinanti sono i progressisti ebrei che amano sé stessi a spese dei palestinesi. Con miliardari come Soros che finanziano il discorso, la solidarietà ora è un’industria, interessata al profitto e al potere più che all’etica o ai valori, ed è uno spettacolo insieme divertente e tragico vedere come i palestinesi divengano un argomento marginale all’interno del loro stesso movimento di solidarietà.
Quindi, forse, prima di discutere della «liberazione della Palestina», dovremmo per prima cosa liberare noi stessi.