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  1. #2071
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Nonostante seguitano a perdere soldi, cercano di tenere buoni gli allocchi che ci investono sopra.
    Con le solite balle


    Shale Oil: a 50$ Potrebbe Ricominciare a Salire la Produzione USA

    Di FunnyKing , il 26 aprile 2016 5 Comment






    Alcune notizie vanno prese con le pinze perchè hanno implicazioni geopolitiche, in questo caso stiamo parlando di un comunicato al mercato dato dalla società Pioneer Natural Resources:
    La quale nel comunicato in cui annuncia i suoi risultati (una grossa perdita) nel primo trimestre del 2016 scrive:
    ……expecting to add five to ten horizontal drilling rigs when the price of oil recovers to approximately $50 per barrel and the outlook for oil supply/demand fundamentals is positive;
    Questo solo per fare notare che la deflazione tecnologica riguarda anche i costi di produzione del petrolio da scisto, 50 dollari al barile che io sappia è il punto più basso mai annunciato come obbiettivo per tornare ad investire in questo genere di petrolio.
    Sarà vero?

    O è solo un modo per mantenere buoni gli investitori.
    Ah saperlo.
    http://www.rischiocalcolato.it/2016/...zione-usa.html

  2. #2072
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Nonostante seguitano a perdere soldi, cercano di tenere buoni gli allocchi che ci investono sopra.
    Con le solite balle


    Shale Oil: a 50$ Potrebbe Ricominciare a Salire la Produzione USA

    Di FunnyKing , il 26 aprile 2016 5 Comment






    Alcune notizie vanno prese con le pinze perchè hanno implicazioni geopolitiche, in questo caso stiamo parlando di un comunicato al mercato dato dalla società Pioneer Natural Resources:
    La quale nel comunicato in cui annuncia i suoi risultati (una grossa perdita) nel primo trimestre del 2016 scrive:
    ……expecting to add five to ten horizontal drilling rigs when the price of oil recovers to approximately $50 per barrel and the outlook for oil supply/demand fundamentals is positive;
    Questo solo per fare notare che la deflazione tecnologica riguarda anche i costi di produzione del petrolio da scisto, 50 dollari al barile che io sappia è il punto più basso mai annunciato come obbiettivo per tornare ad investire in questo genere di petrolio.
    Sarà vero?

    O è solo un modo per mantenere buoni gli investitori.
    Ah saperlo.
    Shale Oil: a 50$ Potrebbe Ricominciare a Salire la Produzione USA - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato

    Ma solo te e RC ancor anon avete capito che lo shale non e' una sola compagnia e quindi non e' un solo BEP.... si vede che per la Pioneer il BEP e' inferiore ai 50$ (se a 50$ reiniziano e' perche' gia' ci guadagnano), altre lo hanno maggiore ed altre piu' basso.

    Cacchio, dopo 2 anni e passa che si cerca di fartelo capire...non sarebbe ora di arrivarci? Forza che non e; difficile, magari dopo che lo hai capito lo fai sapere ai geni di RC....
    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #2073
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Per certo:

    Iniziano gli studi di sfruttamento dei giacimenti shale in India:

    India's state-owned Oil and Natural Gas Corp. Ltd. (ONGC) intends to spend approximately $105 million (INR 7 billion) to drill up to 17 shale oil and gas wells located on the country's east and west coasts, local media The Economic Times reported Sunday. ONGC has approached the Ministry of Environment and Forests for its approval to prepare the terms of reference for the exploration wells, the Economic Times said, citing minutes of a recent meeting of the Ministry's Expert Appraisal Committee (EAC). If the proposal is approved by the government, it will be the first time that ONGC has embarked on shale exploration on such a large scale, a senior company official told The Economic Times. The state-owned firm will engage in shale gas exploration in India's Krishna-Godavari basin -- located on India's east coast -- for the first time.

    NEWS *|* ONGC Plans to Drill 17 Exploration Wells in India's Shale O&G Blocks *|* Rigzone

    Ed in Iran stanno finendo gli studi sulle riserve di shale oil del paese:

    Iran discovers shale oil, leaps to gas hydrates extraction
    Globalizzazione..... si grazie.

  4. #2074
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking


    Aziende del solare, attente: il gas è un falso alleato


    Il gas è una fonte dannosa per il clima, soprattutto a causa delle perdite lungo la filiera di estrazione e trasporto. Nel campo dello shale si sta dimostrando economicamente insostenibile. "Le aziende del solare ne stiano alla larga". Un articolo di Jeremy Leggett.
    Jeremy Leggett
    11 maggio 2016












    Le compagnie dell'Oil&Gas sostengono che l'industria del gas naturale e quella del solare dovrebbero essere alleate, lavorare assieme per un supposto mutuo beneficio. È una strategia che dovrebbe essere evitata da tutte le aziende del solare che possono farlo, cioè da tutte quelle che non sono controllate dalle compagnie delle fonti fossiliLe ragioni principali sono due: l'aritmetica delle emissioni e le perdite di metano in atmosfera.L'accordo sul clima uscito dalla CoP 21 di Parigi, adottato da tutte le nazioni indipendenti lo scorso dicembre, impegna la comunità internazionale a fermare il global warming ben al di sotto del 2 °C. I migliori climatologi del mondo sono chiari su ciò che questo significa in termini di riduzione delle emissioni: decarbonizzazione totale nel più breve tempo possibile e certamente nel giro di pochi decenni.Non c'è spazio per nient'altro che una ritirata, ben gestita, dal gas; ma le compagnie petrolifere e del gas sostengono che l'economia mondiale sarà in gran parte dipendente da forniture fossili crescenti ancora per diversi decenni.Ad esempio, BP nel suo recente Global Energy Outlook prevede per il 2035 un probabile contributo sulla domanda di energia dei combustibili fossili – soprattutto petrolio e gas naturale – dell'80%. Il solare, secondo le previsioni di BP, potrà crescere, ma avrà ancora un ruolo secondario. E attenzione: questo è il futuro che la maggior parte delle compagnie dell'Oil&Gas vorrebbero.L'industria ripete a ogni occasione un mantra: che il gas è meno dannoso del carbone in quanto a effetto climalterante, riferendosi al fatto che la combustione di una unità di gas naturale comporta emissioni di gas serra minori rispetto a quella di una unità di carbone. Questo è vero, ma non tiene conto delle perdite di gas.Le fughe di gas aggiungono metano, un potente gas a effetto serra, in atmosfera. Se anche solo il 2% del metano utilizzato venisse disperso in atmosfera prima di essere bruciato, ecco che il gas diventerebbe altrettanto dannoso del carbone in termini di riscaldamento globale.Vi è un crescente numero di prove che lungo la filiera della fornitura mondiale del gas di perdite ce ne sono ben oltre il 2%. A livello individuale certe aziende possono anche essere brave a controllare le loro emissioni, ma l'industria nel suo complesso non passa il test. Già nel 2011, gli scienziati della Cornell University hanno stimato che la perdita di gas da un pozzo di shale negli Usa potrebbe essere del 7,9%durante la sua vita (QualEnergia.it, Shale gas, per il clima è peggio del carbone, ndr).La lobby del gas ha fatto sì che vi siano stati pochi monitoraggi sistematici, ma dal 2013 è emerso un flusso costante di misurazioni e osservazioni che mostrano enormi perdite come racconto nel mio libro The Winning of the Carbon War.Nel marzo di quest'anno, ricercatori della Harvard University hanno usato rilevazioni satellitari per mostrare un aumento "sorprendente" delle concentrazioni di metanodegli Stati Uniti, e hanno suggerito che il fracking per ottenere lo shale gas sia la causa più probabile.Come ha ammesso la direttrice dell'Environmental Protection Agency, Gina McCarthy, "le emissioni di metano da fonti esistenti nel settore del petrolio e del gas sono di molto superiori a quello che pensavamo".La maggior parte del gas estratto negli Stati Uniti, con fracking da scisti o in altro modo, viene stoccato sottoterra, in giacimenti di petrolio e di gas abbandonati. Nel mese di ottobre 2015, uno di questi, vicino a Los Angeles ha iniziato a perdere gas copiosamente, tanto da diventare la più grande fonte di emissioni di metano della California. Quando la fuga è stata finalmente fermata, 112 giorni dopo, quasi 100.000 tonnellate di metano erano state rilasciate in atmsofera: la quantità di gas consumato ogni anno da un Paese europeo di medie dimensioni (QualEnergia.it, Il disastro di Porter Ranch e l’evanescente mano che dà il metano, ndr).Con il dibattito pubblico che ne è seguito, è diventato chiaro che la regolamentazione scadente significa che molti più di 400 siti stoccaggio in America sono a rischio perdite. E questo è prima di dare inizio alla parte restante della filiera della fornitura.Come può l'industria del gas continuare a ripetere il suo mantra "il gas è un bene per il clima”, vi chiederete, di fronte a tali prove preoccupanti? La risposta più ragionevole è che la cecità delle aziende è cosciente e voluta.Questo introduce una terza ragione per cui i sostenitori del solare devono evitare l'alleanza proposta: la malafede dimostrata di molte azioni di lobbying dell'Oil&Gas.Lo mostra chiaramente un caso recente. I governi di Stati Uniti e Canada hanno deciso di affrontare il problema delle perdite di gas come meglio possono, annunciando un impegno a ridurre le emissioni di metano dalle loro industrie del petrolio e del gas del 40-45%. La reazione dell'American Petroleum Institute non è stata certo quella di accogliere con gratitudine l'aiuto in un percorso cruciale per la riduzione le perdite. Al contrario: porterà in tribunale l'amministrazione Obama per aver caricato di costi "inutili" la rivoluzione dello shale.La rivoluzione di cui si parla è in realtà un'esplosione al rallentatore, nella quale fallimenti colpiscono azienda dopo azienda, perché non si riesce più ad onorare la montagna di debito spazzatura che si è creata per perseguire un modello di business in cui i costi di estrazione superano i ricavi.Non abbiamo questo problema dei costi nel solare. E questo è un altro motivo perevitare qualsiasi collaborazione a livello di settore con il gas.Jeremy Leggett, britannico, geologo di fama internazionale, ha lavorato per un decennio nell'industria petrolifera, lasciandola per il solare e le rinnovabili. Nel 1997 ha fondato Solarcentury, la maggiore società del solare privata in UK. Autore di diversi libri sul settore energetico.(Articolo pubblicato in origine su Recharge Magazine e riprodotto su QualEnergia.it con il consenso dell'autore, traduzione a cura di QualEnergia.it)

  5. #2075
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    E come previsto, tornato il petrolio a livelli maggiori di prezzo:

    With $50 oil, this U.S. shale company plans return to drilling

    As oil hovers near $50 per barrel, Pioneer Natural Resources has become more optimistic and is planning for the return of five to 10 rigs, once it is confident the upturn in oil is more sustainable.
    "I think it is fair to say we're more optimistic than we were last month and even the month before that. We're cautiously optimistic that we're going to see improvement here in the second half of the year," said Frank Hopkins, senior vice president of investment relations at Pioneer.
    Pioneer said in its earnings release last month that it is "expecting to add five to 10 horizontal drilling rigs when the price of oil recovers to approximately $50 per barrel and the outlook for oil supply/demand fundamentals is positive."


    Hopkins said the company has been monitoring the oil inventory data from the U.S. Energy Information Administration and when officials are convinced the market has turned, they will move on putting the rigs into operation in the Northern Spraberry/Wolfcamp. "What's really going to convince us is that inventory levels continue to come down," he said. Wednesday's EIA report showed a drawdown in U.S. supply of 4.2 million barrels last week from the week earlier level.




    With $50 oil, this U.S. shale company plans return to drilling
    Globalizzazione..... si grazie.

  6. #2076
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio

    Aziende del solare, attente: il gas è un falso alleato


    Il gas è una fonte dannosa per il clima, soprattutto a causa delle perdite lungo la filiera di estrazione e trasporto. Nel campo dello shale si sta dimostrando economicamente insostenibile. "Le aziende del solare ne stiano alla larga". Un articolo di Jeremy Leggett.
    Jeremy Leggett
    11 maggio 2016












    Balle! perdite di gas metano nella normale filiera non ne avvengono. Ci mancherebbe altro! Tuttalpiu' c'e' il tragico fenomeno del gas flaring, cioe' il gas bruciato in fiaccola nei giacimenti disagiati nel centrafrica dove per produrre olio si bruciano quantita' di gas enormi.
    Per quanto riguarda il fracking, sappiamo che e' un metodo perverso e demoniaco, ma finche' si svolege nei soli U$A ben venga!
    Si ottengono due risultati ecclatanti:
    ammorbare il territorio e le popolazioni ameriCane;
    e tenere basso il prezzo del greggio penalizzando arabi e...vabbe' anche i russi diciamocelo, purtroppo!
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  7. #2077
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    balle! Perdite di gas metano nella normale filiera non ne avvengono. Ci mancherebbe altro! Tuttalpiu' c'e' il tragico fenomeno del gas flaring, cioe' il gas bruciato in fiaccola nei giacimenti disagiati nel centrafrica dove per produrre olio si bruciano quantita' di gas enormi.
    Per quanto riguarda il fracking, sappiamo che e' un metodo perverso e demoniaco, ma finche' si svolege nei soli u$a ben venga!
    si ottengono due risultati ecclatanti:
    Ammorbare il territorio e le popolazioni americane;
    e tenere basso il prezzo del greggio penalizzando arabi e...vabbe' anche i russi diciamocelo, purtroppo!


  8. #2078
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    E come previsto, al rialzo dei prezzi:

    "...With crude prices now nearly double their February lows near $26 a barrel, new wells in the Permian Basin–North America’s richest source of shale oil–are again becoming profitable and producers are taking baby steps to crank up output again.The number of rigs in the shale oil basin that spreads across more than 50 counties near the border with New Mexico rose by 17 to 146 on May 31 after bottoming in late April, according to data shared with Reuters by Drillinginfo, a consultancy.
    The number of drilling permits – a leading indicator of future activity – issued for the Permian region in April, the latest month available, was the highest since October 2015...."

    With Oil Back at $50, West Texas Shows Signs of Life Again - Fortune


    Il fattore "factory Floor" ampiamente spiegato nei mesi passati, qui in facile dimostrazione pratica.
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #2079
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Prezzi a picco e montagne di debiti: negli Usa l’agricoltura soffre (quasi) come lo shale oil - Il Sole 24 ORE

    [COLOR=#356E89 !important]IE PRIME[/COLOR]

    Prezzi a picco e montagne di debiti: negli Usa l’agricoltura soffre (quasi) come lo shale oil







    Sono concentrati soprattutto nel Midwest degli Stati Uniti e rischiano di finire in bancarotta, perché le materie prime che producono sono crollate di prezzo, a causa di una domanda più debole e di scorte da primato, al punto che in molti casi devono ormai sopportare costi superiori agli incassi.
    No, stavolta non stiamo parlando dello shale oil, ma dell’agricoltura americana, anch’essa precipitata in una crisi profonda. La sofferenza, beninteso, non è forte come quella dei petrolieri. Ma le imprese agricole, piccole e grandi, dopo almeno cinque anni di grande benessere si trovano oggi a fronteggiare difficoltà sempre più gravi: nel 2015, secondo le stime del dipartimento dell’Agricoltura (Usda), il settore ha generato profitti netti per 55,9 miliardi di dollari, i più bassi da 13 anni e meno della metà rispetto al record di 123,3 miliardi nel 2013. Il debito è 6,6 volte i profitti, un livello che non si raggiungeva dal 1984 (la leva, altra analogia con lo shale oil, era comunque già alta nel 2014, con un ratio di 3,8).
    In parte i problemi dei frackers e dei contadini si intrecciano. Il boom delle materie prime è finito per entrambi e per entrambi il rallentamento della Cina, che non importa più come un tempo, ha contribuito a far crollare i prezzi: quelli di mais e soia sono più che dimezzati rispetto ai livelli record del 2012 e il grano è sceso di recente ai minimi da 5 anni.
    Un importante fattore rialzista per le quotazioni del mais, inoltre, è venuto meno proprio a causa del crollo del petrolio: la domanda e i margini di distillazione dell’etanolo sono diminuiti. Infine c’è il problema del dollaro, che è particolarmente sentito dagli agricoltori Usa: il rafforzamento del biglietto verde negli ultimi mesi non solo ha pesato sui prezzi di tutte le commodities quotate in dollari, accentuando la tendenza ribassista, ma ha fortemente penalizzato l’export americano, divenuto poco competitivo rispetto ad altri grandi produttori agricoli, la cui valuta è viceversa crollata. Tra questi ci sono il Brasile, l’Argentina, la Russia, l’Ucraina e, in misura minore, anche l’Unione europea.
    Tutti i concorrenti degli Usa sono stati agevolati anche da raccolti abbondanti: nella stagione in corso, nonostante consumi robusti, le scorte mondiali di cereali e semi oleosi ammontano a 455 milioni di tonnellate, stima l’International Grain Council, un record da 29 anni. Inoltre i costi di trasporto sono crollati, grazie alla discesa del petrolio ai minimi da 13 anni, sotto 30 dollari al barile, e al contemporaneo tracollo dei noli per i carichi secchi, che ha portato il Baltic Dry Index ai minimi storici.
    Le rotte commerciali, soprattutto per il grano, sono state completamente rivoluzionate, favorendo in particolar modo la Russia, che sta inviando carichi nei più remoti angoli del mondo, compreso il Messico e la Nigeria. Proprio grazie al grano - di cui secondo l’Usda dovrebbe esportare 23,5 milioni di tonnellate, superando Usa e Canada - Mosca è avviata quest’anno a diventare il maggiore esportatore mondiale di cereali.
    L’export americano di grano viceversa dovrebbe crollare ai minimi da 44 anni, appena 21,5milioni di tonnellate (-9,3%). Per il mais l’Usda si attende un calo dell’11,5% a 41,9 milioni di tonnellate e per i semi di soia dell8,3% a46 milioni.
    I coltivatori a stelle e strisce sono così scoraggiati che molto spesso rinunciano a vendere, preferendo accumulare i loro prodotti nei silos in attesa di tempi migliori. Da qualche settimana si osservano tuttavia i primi segnali di cedimento: sotto pressione per la necessità di acquistare sementi e fertilizzanti per la prossima stagione, qualche produttore avrebbe ceduto cereali sotto costo pur di fare cassa.
    La situazione è così grave che sta danneggiando persino i giganti dell’agribusiness. Giovedì il ceo di Bunge, Soren Schroder, ha detto che il crollo di esportazioni e margini di lavorazione negli Usa «rappresenta una grande sfida per i prossimi due trimestri». La società, grazie a operazioni importanti in America Latina, ha difeso i profitti, che però nel quarto trimestre 2015 sono stati inferiori al previsto (118 milioni di dollari) e la Borsa l’ha puntia con un tonfo del 14%, ai minimi dal 2010. Nelle scorse settimane anche Cargill eArcher Daniels Midland avevano puntato il dito sugli stessi problemi per giustificare un calo degli utili.
    Per le aziende agricole americane, soprattutto quelle di dimensioni medio-piccole, va decisamente peggio. Le banche sono diventate sempre più restie a concedere prestiti e le procedure di protezione dalla bancarotta sono talvolta di difficile accesso: il Chapter 12, iter semplificato e meno costoso del Chapter 11, riservato alle aziende agricole a gestione familiare, può essere utilizzato solo se i debiti non superano 4 milioni di dollari. Una cifra che sembra elevata. Ma negli Usa del denaro facile e dei tassi di interesse a zero molti agricoltori sono andati ben oltre.
    Prezzi a picco e montagne di debiti: negli Usa l’agricoltura soffre (quasi) come lo shale oil - Il Sole 24 ORE

  10. #2080
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    Balle! perdite di gas metano nella normale filiera non ne avvengono. Ci mancherebbe altro! Tuttalpiu' c'e' il tragico fenomeno del gas flaring, cioe' il gas bruciato in fiaccola nei giacimenti disagiati nel centrafrica dove per produrre olio si bruciano quantita' di gas enormi.
    Per quanto riguarda il fracking, sappiamo che e' un metodo perverso e demoniaco, ma finche' si svolege nei soli U$A ben venga!
    Si ottengono due risultati ecclatanti:
    ammorbare il territorio e le popolazioni ameriCane;
    e tenere basso il prezzo del greggio penalizzando arabi e...vabbe' anche i russi diciamocelo, purtroppo!
    Considerando che sono nella cacca anche in agricoltura, non vorrei vivere negli usa adesso,

 

 
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