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  1. #371
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    GLi shales sono un fenomeno tutto americano e in giro per il mondo sostanzialmente non esiste. Quindi non vogliono "appioppare" proprio nulla!




    Le ditte investono con i loro soldi. Se investono e' perche si attendono dei profitti.




    Un ragionamento che fa ridere i polli!

    Qui non stiamo parlando di vendere pane adulterato che fai in casa di notte mentre nessuno ti vede!


    Qui parliamo di estrarre gas e petrolio. Ora se ci stanno, sotto terra e in quantita sufficiente, allora lo vendi, altrimenti chiudi o passi la mano!

    Non si capisce quindi quale "bolla" si possa produrre, peraltro i primi a rimetterci per questa "bolla" sarebbero proprio le compagnie perche negli USA il terreno lo devi comprare e il proprietario di questo terreno e' anche proprietario di tutto quello che ci sta sotto! Nella maggior parte dei paesi europei cosi non e' ! Quindi se c'e la "bolla" i terreni costano di piu e le compagnie devono pagare un campo di patate come fosse a Manhattan.




    E certo la "pubblicita". Scaroni ha miliardi di dollari da buttare in pubblicita!!!!




    I dati di produzione aumentano. Vatti a leggere i dati e smetti di fare il solito troll ubriaco.





    Si certo ne sai piu tu di quelli che lavorano a Bakken o Eagle Ford.....da casa con le pantofole fai il "petroliere dei poveri".






    Poi ci dirai cosa ci fanno queste aziende a Bakken e Eagle Ford....forse vendono caramelle al drugstore

    Bakken Shale Companies and Active Operators

    Eagle Ford Shale Operators, Companies, and Producers



    Capisco che sognavi una Russia che dominava il mondo dell'energia......ma cosi non sara!
    Gli effetti gia si vedono:

    Expert: U.S. Gas Revolution Threatens Russian Economic Growth | Washington Free Beacon

    Leaders have few answers to Russia's stagnant economy
    Vabene che sei un troll, ma ho postato abbastanza roba al riguardo, tu invece posti pubblicità e nessuna informazione di rilievo, per il resto chiedere ad un certo
    Andy Hall La shale revolution è una bolla, parola di guru del trading | QualEnergia.it

  2. #372
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Vabene che sei un troll, ma ho postato abbastanza roba al riguardo, tu invece posti pubblicità e nessuna informazione di rilievo, per il resto chiedere ad un certo
    Andy Hall

    La shale revolution è una bolla, parola di guru del trading | QualEnergia.it

    Ma che hai postato??!!!!

    Secondo Metabo"lismo" le aziende coinvolte in questa "bolle" comprerebbero migliaia e migliaia di ettari di terra pagandoli milioni di dollari tanto per gioco!


    Sul discorso della Shell la questione viene spiegata qui:

    Why an Eagle Ford Asset Sale Would Be Good for Shell - DailyFinance

    Divergent fortunes in the Eagle Ford
    Part of the reason why Shell's North American business has performed poorly is because, like many of its integrated major oil peers, Shell was a relative latecomer to North American shale plays like the Eagle Ford. While smaller, nimbler energy exploration and production firms began shale drilling in the early and mid-2000s, Shell didn't acquire Eagle Ford acreage until 2010, when prices had already been bid up meaningfully.

    ExxonMobil similarly waited until 2010 to close on its $25 billion acquisition of shale gas producer XTO Energy -- a decision that proved ill-timed given the subsequent collapse of natural gas prices. By contrast, firms that invested in the Eagle Ford relatively early are seeing phenomenal success in the play and continue to spend heavily there.
    For instance, ConocoPhillips plans to devote a huge chunk of its capital budget to its operations in the play -- as much as $8 billion over the course of the next five years -- where its total production roughly doubled in the second quarter from year-earlier levels. Chesapeake Energy is similarly allocating the biggest chunk of its capital budget to the Texas play, which it has identified as its premier growth core asset. In the second quarter, the company's solid operational performance in the Eagle Ford helped it deliver 44% year-over-year growth in oil production.

    Vendere fields di gas e petrolio e' cosa normalissima si fa in tutti i paesi anche e sopratutto nel caso delle perforazioni verticali.

    Sulle attivita di Eagle Ford Eagle Ford Shale Drilling and Rig Count

  3. #373
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  4. #374
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  5. #375
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Shale gas a buon mercato: una bolla che scoppierà fra due anni
    Shale gas a buon mercato: una bolla che scoppierà fra due anni


    Scritto da: Marina Perotta - domenica 26 maggio 2013


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    L'attuale boom del gas di scisto, che ha inondato l'economia degli Stati Uniti di energia a buon mercato sarà presto un ricordo. Questa la previsione di David Hughes un ex geologo dell'industria del gas.





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    L’Europa allo shale gas ha dedicato parte del Summit che si è svolto lo scorso 22 maggio a Bruxelles (la foto in alto) per fare il punto sulla situazione del gas di scisto la cui estrazione è in discussione anche in Ue.
    Secondo David Hughes, geologo ed ex capo della squadra sul gas non convenzionale per il Comitato Gas Potenziale canadese, il boom degli Stati Uniti su cui molti basano le loro aspettative si fonda su sabbie mobili. Così come ha avuto modo di dichiarare a Euractiv, spiegando:
    La bolla dei prezzi a buon mercato [negli Stati Uniti] scoppierà entro due a quattro anni. Ad un prezzo abbastanza alto, la bolla di fornitura scoppierà forse 10 a 15 anni più tardi, quando le aree di perforazione diventeranno più rare. La fornitura può essere mantenuta per molti anni ma solo a prezzi molto più alti con un impatto ambientale sempre crescente a causa del numero crescente dei pozzi che dovrà essere forato.
    L’importanza del gas di scisto a buon mercato per sostenere i prezzi dell’energia è diventata una costante nel discorso dell’UE. Nella sua presentazione al vertice europeo del 22 maggio, una delle prime diapositive mostrate dal Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha presentato la dinamica degli indici dei prezzi dell’energia 2005-2012. I prezzi del gas per l’industria sono saliti del 35% nell’UE mentre sono crollati del 66% negli Stati Uniti. Allo stesso modo, mentre l’indice dei prezzi dell’elettricità per l’industria dell’UE è aumentato del 38% negli ultimi sette anni, è caduto per i loro concorrenti statunitensi del 4%.
    Laura Parmigiani ricercatrice presso il centro energetico dell’Istituto Francese per le Relazioni Internazionali (IFRI), ha detto che mentre i prezzi dello shale gas e probabilmente aumenteranno nei prossimi due-tre anni. La Parmigiani valuta che Polonia, Danimarca e Regno Unito potrebbero entrare nel mercato dello shale gas tra il 2018 e il 2020:
    Impossibile dire da quanto - o a che punto scoppierà la bolla dei prezzi scisto.E’ la domanda chiave, ma anche negli Stati Uniti l’industria non potrà mai rispondere. Più in generale, però non credo che [dello US shale gas] gli investimenti e la produzione siano in calo.L’equilibrio tra domanda e offerta in questo periodo è sempre stabile, in quanto entrambi sono in aumento.
    Le conclusioni del Consiglio europeo dicono che la Commissione prevede di valutare:
    un ricorso più sistematico alle fonti di energia al fine di un loro sfruttamento sicuro, sostenibile ed economicamente conveniente.
    Tuttavia, pochi analisti si aspettano uno scenario di sviluppo dello shale gas sul modello americano da replicare nel Continente a causa di fattori che vanno dalla geologia ai maggiori costi di produzione, alla pianificazione urbana e a leggi ambientali più severe.
    Spiega Mónica Cristina consigliere di Shale Gas Europa, una coalizione di settore che l’effetto di shale gas sui prezzi dell’ energia in Europa:
    Non sarà una panacea e non sarà una rivoluzione come lo è stata negli Stati Uniti a causa delle dimensioni della risorsa diversa da qui, il contesto normativo è diverso e la densità di popolazione in Europa è diverso. Ma potrebbe offrire un impatto positivo nel contribuire a far crescere alcuni Paesi che vivono di gas dipendenza.
    Un rapporto dell’ Institute of Directors del Regno Unito ha pubblicato ha valutato che la scoperta di shale gas potrebbe creare 70.000 posti di lavoro e 4 miliardi di sterline di fatturato per l’industria. Altre analisi sono meno ottimiste. Bloomberg New Energy Finance stima che nel Regno Unito i costi di estrazione di gas shale sarebbero “significativamente superiori che negli Stati Uniti” ovvero tra i 7,10 dollari e i 12,20 dollari per MMBtu (milione di unità termiche britanniche), sostanzialmente simile ai prezzi del gas dell’Unione europea di oggi.

  6. #376
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Quindi Maggio 2015, la bolla degli shale
    Dovrebbe scoppiare... Bene Metabo allora fra due anni se gli shale
    Continueranno ad essere sfruttati ecc ecc, che dirà?

    Farà lo Short sul dollaro o no?
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #377
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Quindi Maggio 2015, la bolla degli shale
    Dovrebbe scoppiare... Bene Metabo allora fra due anni se gli shale
    Continueranno ad essere sfruttati ecc ecc, che dirà?

    Farà lo Short sul dollaro o no?


    E come quando ci raccontavano della caduta del dollaro, di wall street....e via dicendo.

    Sempre di "2 anni in 2 anni".....lasciamoli fare alla fine portano bene!

    Come abbiamo sempre detto e ripetuto solo una cosa puo mettere fine al fenomeno dello shales (specie petrolifero), cioe una caduta del prezzo sotto i 70 dollari al barile.

    In quel caso conviene importare dal medio oriente.
    Ultima modifica di paulhowe; 05-10-13 alle 19:22

  8. #378
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    No all'Italia petrolizzata: Le mucche al fracking
    Antonio Sorgi: just say no!

    Giorgio Mazzenga: vada a trivellare a casa sua!
    .


    Latera, Viterbo 1985. Fratturazione idraulica e iniezioni di acidi


    Friday, January 18, 2013

    Le mucche al fracking

    Le mucche senza la coda - grazie al fracking.


    I realized that this place is killing me and my cattle.
    Jacki Schilke, allevatrice di bovini

    Dedicato al Presidente di Confindustria Sardegna,
    Alberto Scanu, favorevole al fracking nella sua regione.
    ... Sa di cosa parla?


    L'altro giorno, il presidente di Confindustria Sardegna, Alberto Scanu, come ricordano gli amici di Arborea, ha dichiarato di essere pronto a "verificare" se via sia la possibilita' di far fracking in Sardegna. E secondo me, non l'ha detto a caso, visto che esistono gia' progetti e tentativi, da parte della Carbosulcis di estrarre metano intrappolato nel carbone delle ex miniere della zona e questo fin dal 2007. Si chiama Coal Bed Methane, e l'idea e' di tirarlo fuori per dopo ottenere delle belle sacche sotterranee per stoccare gas o CO2. I progetti sono chiari e parlano di Enhanced Coal Bed Methane - cioe' pompaggio di acqua e di sostanze chimiche a super alta pressione ("enhanced"!) per forzare il passaggio e l'estrazione degli idrocarburi.

    Ecco allora, apposta per lui, una storia del fracking negli USA, che includono le mucche di cui sopra, senza coda e con mille altri problemi.

    Jacki Schilke, 53 anni, North Dakota, allevatrice di bovini.

    Di mucche ne ha circa 60, nel cuore del Bakken Shale in quella che prima era pascolo ed ora e' invece pascolo con trivelle da fracking.

    Prima del fracking vendeva carne, ai vicini, a clienti di citta' lontane. Si chiama Angus beef il tipo di carne che produce. Adesso non vende piu' niente.

    Qualche anno fa hanno iniziato a fare fracking su 32 pozzi, non sul suo terreno, ma vicino al suo ranch.

    E poi nel 2010 un pozzo ha avuto delle perdite.

    Per rimediare arrivano i tecnici che sparano altre sostanze giu' nel pozzo. Poi e' esplosa una delle unita' che doveva separare il petrolio, il gas e la brina - acqua di scarto ad alto contenuto di sali. Il fiume che attraversava la sua proprieta' - un tempo di acqua limpida - si e' cosi riempito di schiume strane e continua a rigurgitare bolle di metano. Il fiume non si congela piu' d'inverno, segno che ci sono dentro moltissime sostanze che ne innalzano la temperatura di solidificazione.

    Le analisi hanno mostrato livelli di solfati di 4000 parti per milione.
    Secondo l'EPA - l'Ente per la protezione dell'ambiente - dovrebbero essere 250.

    Quasi da subito le mucche hanno iniziato ad avere problemi di ambulazione e infezioni.

    Non camminavano, ma barcollavano.

    Hanno smesso di produrre latte, hanno perso fino a 30 chilogrammi di peso e le code sono cadute.

    Cinque mucche sono morte. Anche due cani e vari gatti di Jacki sono morti.

    E' stato tutto improvviso. All'inizio non riuscivano a capire, ne lei ne i veterinari cosa fosse successo. Una delle mucche era cosi malandata che Jacki ha dovuto spendere $5,000 per farle l'eutanasia e all'autopsia della mucca le hanno trovato il fegato spappolato e i polmoni pieni di fluidi.

    Siccome non era cambiato molto nella routine e nella vita di Jacki, se non il pozzo al fracking, decide di farsi testare l'aria e l'acqua del ranch.

    E voila'.

    Le analisi mostrano che nell'aria di Jacki ci sono concentrazioni elevate di benzene, metano, cloroformio, butano, propano, toluene e xylene - usati nelle trivellazioni e nel fracking, e che causano tumori, danni alla nascita. Nella sua acqua si registrano solfati, cromo, cloro, stronzio e selenio.

    In un ranch, in una zona praticamente disabitata.

    Anche i cani ed i gatti del ranch che non sono morti sono cronicamente malati. Anche Jacki barcolla. Ha mal di testa, dolori cronici, problemi ai polmoni, ai reni, sangue nelle urine, problemi ai denti, eczemi di vario genere.

    Il suo sangue contiene acetone e metalli pesanti - fra cui arsenico e germanio.

    Dopo aver scoperto tutte queste belle cose, Jacki decide di spostare le sue mucche in un altra zona, affittando un terreno non suo per il pascolo. Potrebbe venderli i vitelli, o almeno quelli che non sembrano malaticci, ma preferisce di no, perche' dice che non vuole causare danni a nessuno.

    Dalla sua casa ha tolto tutte le porcellane dalle vetrinette per paura che con i botti che ogni tanto ci sono dai pozzi possano rompersi. Dalle finestre vede passare circa 300 camion al giorno - con sabbia, acqua, sostanze chimiche, fluidi di scarto, e attrezzatura per trivellare. La maggior parte dei camion ha adesivi con avvertenze di cautela sull'uso di materiale pericoloso o radioattivo e si accompagnano a ventate di polvere e fumi di scarico in comunita' rurali. Prima del fracking ne passavano forse 3 alla settimana.

    E mentre le autorita' le dicevano che, si ci sono dei problemi, ma e' "tuttapposto", i dottori le diagonsticavano danni neurotossicologici.

    Jacki oggi deve usare inalatori e apparecchi per facilitare la respirazione. Non beve piu' l'acqua del suo pozzo, non mangia piu' la carne delle stesse sue mucche, e le verdure dal suo orto.

    Jacki la compra adesso la sua acqua, per se e per le sue mucche. Ma neanche quello e' facile. L'estate del 2011 ha speso $4,000 dollari in acqua e doveva aspettare in fila per comprarla. Dietro a chi? Dietro ai signori del fracking che l'avrebero usata per trivellare.

    Da quando ha iniziato queste pratiche, la salute di Jacki e' migliorata, ma aggiunge ‘Oh my God, what are we doing to this land?’.

    Nel Bakken Shale del North Dakota ci sono 12,000 pozzi di petrolio e di gas.

    La maggior parte di loro usa tecniche di fracking.

  9. #379
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    La nuova bolla speculativa in arrivo dalla finanza: lo shale gas

    lunedì, luglio 22, 2013 Andrea Quaranta No comments

    Negli ultimi quarant’anni il consumo mondiale di energia è più che raddoppiato, e si prevede che nei prossimi cinque lustri aumenterà di un ulteriore 44%: considerato che il peso delle fonti fossili di energia continuerà a pesare per l’ottanta per cento del totale, dove e come trovare combustibili fossili che, costituendo fonti non rinnovabili, prima o poi – per semplice definizione – si esauriranno?
    Negli ultimi anni si è rapidamente assistito ad un sempre più sbandierato entusiasmo nei confronti delle nuove tecniche di estrazione (come il fracking) e lo sviluppo della produzione di fonti energetiche “non convenzionali” (tar sands e shale gas): un entusiasmo “frenetico”, figlio della necessità di trovare ad ogni costo il modo di produrre sempre più una “nuova-vecchia” energia: nuova per far fronte alle crescenti necessità della moderna società energivora, vecchia per la tendenza a procrastinare il più possibile l’avvento di un nuovo paradigma sostenibile di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.


    Un entusiasmo che, non essendo così giustificato, e dovendo fare i conti con la realtà geologica, ambientale ed economica, ha creato soltanto:


    • una retorica dialettica sulla presunta indipendenza energetica che queste nuove forme di “energia non convenzionale” (una nuova miniera meramente speculativa) permetterebbero, e
    • una bolla speculativa che rischia non solo di vanificare le speranze di chi ha creduto nel nuovo eldorado energetico, ma anche di danneggiare (ulteriormente) l’economia globale, attraverso strumenti finanziari creati ad hoc per nascondere, temporeggiando, le magagne di un sistema che sta in piedi soltanto per consentire “ai soliti noti” di poter giustificare le loro scelte.

    Iniziano – e si concludono – rispettivamente con questo interrogativo retorico e queste amare considerazioni i rapporti del Post Carbon Institute (PCI), provocatoriamente intitolato “Drill, baby, drill”, e quello dell’Energy Policy Forum (EPF) altrettanto provocatoriamente in titolato “Shale and WallStreet: was the decline in natural gas prices orchestrated?”.


    Il primo, nello studiare le dinamiche energetiche statunitensi, parte dalla considerazione – elementare, se solo si analizzano i dati storici – che, nonostante la “retorica USA”, cui si è fatto riferimento, gli Stati Uniti difficilmente riusciranno ad essere indipendenti dal punto di vista energetico, dal momento che la “tanto annunciata” riduzione delle importazioni di petrolio negli ultimi anni si è risolta in una riduzione dei consumi , più che in un aumento della produzione interna. Il report analizza le unconventional Energy resources che hanno giustificato l’entusiasmo, cui si è fatto cenno:


    1. 1. in relazione alla prima fonte non convenzionale per la produzione di energia, lo shale gas – il “gas di scisto”, quello che si estrae dalle rocce scistose con la cit. tecnica del “fracking”, iniettando in profondità acqua, sabbia e sostanze chimiche in grado di distruggere la roccia ed estrapolare il gas – il PCI evidenzia che, dopo l’iniziale boom produttivo, nel 2011 la produzione ha subito un brusco rallentamento, causato dalla rapida perdita di produttività dei giacimenti, che si esauriscono nel vertiginoso/vorticoso volgere di 3/4 anni, con un declino della produttività, in questo arco temporale, di circa il 90%. Un ottimismo dunque ingiustificato per una presunta abbondanza soltanto apparente (qualcuno aveva parlato anche di un’indipendenza per almeno cento anni) che tuttavia ha provocato – potere della fiducia – l’aumento di forti investimenti probabilmente destinati a dissolversi. Detto in altri termini, si tratta di una “bolla” – termine che in questi anni abbiamo imparato a conoscere – speculativa, una bomba ad orologeria che potrebbe – più prima che poi – scoppiare nelle mani di investitori ignari: sulla base dell’analisi dei dati – fisici e tecnologici – gli esperti del PCI hanno stimato, infatti, che, per mantenere l’attuale livello di produzione di shale gas (definito, in dottrina, una riserva di energia “usa e getta”) dovrebbero essere trivellati più di settemila pozzi ogni anno (da qui il titolo “Drill, baby, drill), con un investimento di circa 42 miliardi di dollari all’anno. Un costo – più che un investimento – che va a sommarsi con quelli ambientali, prodotti dal contestato fracking;
    2. discorso analogo è fatto per il tight oil e le tar sands. Il primo, il petrolio intrappolato nelle rocce o nelle argille, ed estratto sempre tramite fracking, infatti, prodotto attualmente per l’80% in due soli giacimenti, richiederebbe 35 miliardi di dollari all’anno di “investimenti” per realizzare, nello stesso arco temporale, seimila nuovi pozzi. Le seconde, le sabbie bituminose, estratte attraverso le tecniche del Cycle Steram Stimulation e dello Steam Assisted Gravity Drainage, invece, richiedono input di capitale molto elevati (alcune stime indicano in 100 dollari al barile), tempi più lunghi e una qualità del prodotto finale decrescente;
    3. gli altri idrocarburi non convenzionali (oil shale¸ coalbed methane; gas hydrates, Arctic oil and gas) e le alter tecnologie utilizzabili (coal-and gas-to-liquids; in situ coal gasification) hanno prospettive di crescita ridotte.

    Il Post Carbon Institute conclude la propria analisi – fondata su una minuziosa ricostruzione storica, utile a capire come sono state utilizzate, in passato, le risorse disponibili; su dettagliati reports relativi a tutte le fonti considerate; sulla verifica del delta fra l’energia prodotta e quella necessaria per produrla – evidenziando che le nuove fonti non convenzionali, portate alla ribalta da nuove tecnologie di estrazione, hanno sicuramente fornito per un po’ (molto poco) respiro alla crescita della produzione naturale, se non altro in prospettiva: ma la realtà ha tarpato le ali ai facili entusiasmi di coloro che, forse un po’ troppo in fretta (rectius: freneticamente), ne hanno magnificato le virtù, sulla base di entusiasmo che, proprio per questo, ha nascosto una parte – la più importante – di “verità”.


    Tant’è che il secondo report smaschera il meccanismo costruito per tenere in qualche modo su, per quanto possibile, questo sistema altrimenti destinato prima, molto prima, al collasso.
    Operazioni di compravendita di pozzi e derivati sulla produzione la cui dinamica ricorda quella che, soltanto pochi anni fa, ha innescato la crisi di cui ancora fatichiamo a vedere la fine: quella che ha portato allo scaricabarile dei subprimes sui mutui, promesse che chi faceva sapeva non essere mantenibili, semplicemente declinate in forma diversa. Oggi, infatti, Wall street sta guadagnando su risorse che in realtà valgono meno di quello per cui vengono scambiate.
    In estrema sintesi, il documento dell’EPF analizza i perché nascosti dietro il paravento dell’ostentato ottimismo, partendo dall’anomalia delle recenti operazioni di fusione legate alle “fonti non convenzionali”, che hanno raggiunto il volume di 46,5 miliardi di dollari, diventando “il più grande centro di profitto per diverse banche d’investimento”, nonostante le sovra stime sulle riserve di tali fonti energetiche.
    L’eccesso di offerta, prodotta da quell’eccesso di trivellazioni, cui si è fatto cenno, ha spinto i prezzi a livelli talmente bassi da renderli economicamente non sostenibili; a loro volta, questi prezzi hanno determinato, appunto, fusioni milionarie per le banche d’investimento, attraverso lo spregiudicato utilizzo di strumenti finanziari complessi.
    Si tratta di un circolo vizioso creato proprio dall’“effetto annuncio”, alimentato dall’entusiasmo che ha indotto i legislatori a promuovere lo sviluppo del settore, a partire dalle esplorazioni, ovviamente a vantaggio (cleary benefit) delle imprese operanti nel settore, che in questo modo si sono assicurate il massimo dei vantaggi con il minimo dei costi.
    L’analisi indipendente (e – testuale – “spassionata”) prende spunto proprio dalla considerazione sull’ingenuità – figlia di quell’entusiamo – di chi immagina che le compagnie petrolifere possano avere riguardo a qualcos’altro che non sia l’estrazione di idrocarburi nel modo più economico ed efficiente possibile, facendoli pagare il più alto prezzo “praticabile”: di chi, in sostanza, immagina che possano esistere motivi “altri” rispetto al ritorno economico privato (anche se a volte può portare, ma solo come casuale esternalità positiva, benefici effetti).
    Ottimismo ed entusiasmo, da un lato, e ingenuità, dall’altro, hanno quindi creato questo boom, che come tutti i boom ciclici, possono – se lasciati incontrollati – avere effetti collaterali, perché:


    • hanno in comune la caratteristica di essere governati più dall’emotività che dalla ragione;
    • producono prodotti finanziari “intenzionalmente ed intrinsecamente complessi” come i VPP, i Volumetric production payments, che sovente vengono piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, ad investitori con poca dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili,
    • specie quando si cerca di distogliere l’attenzione dal crollo del prezzo del gas naturale, come evidenziato nel paragrafo “The demise of the NGL market”.

    Ancora una volta, dunque, la finanza interviene a gamba tesa, questa volta in soccorso di una “filosofia” politica aggrappata a due diversi conservatorismi: da un lato quello energivoro – poco attento alle dinamiche dell’efficienza e del risparmio energetico, e poco incline a promuoverlo, al di là della retorica – volto alla produzione di “nuova” energia (in termini fisici) e, dall’altro, quello ancorato al fossile, nuovo o vecchio che sia.
    La finanza non fa distinzioni, e abbiamo visto, in materia di project bond, che la sua “creatività” coinvolge, può coinvolgere, anche le rinnovabili.
    Ma il minimo comun denominatore è sempre lo stesso: creare bolle speculative in grado di soddisfare gli interessi di pochi, spacciando le proprie azioni, ammantate da un contagioso entusiasmo, come l’antidoto con il quale affrontare la crisi di turno, che in precedenza è stata in qualche modo facilitata dalla stessa finanza.
    Un sistema non sostenibile sotto tutti i punti di vista, che se non opportunamente – in fretta ma senza la frenesia che ha caratterizzato l’incedere dei vari legislatori negli ultimi anni – controllato, rischia di creare dei danni (ulteriori a quelli già provocati) cui sarà sempre più difficile porre rimedio, e di incanalarci in un cul de sac che potrebbe – in quel caso forse sì – renderci dipendenti per cent’anni.
    Di solitudine.

  10. #380
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    il PCI evidenzia che, dopo l’iniziale boom produttivo, nel 2011 la produzione ha subito un brusco rallentamento, causato dalla rapida perdita di produttività dei giacimenti, che si esauriscono nel vertiginoso/vorticoso volgere di 3/4 anni, con un declino della produttività, in questo arco temporale, di circa il 90%.

    Dunque il boom sarebbe finito nel 2011 !!!

    E non ce ne eravamo accorti, probabilmente i quasi 2 milioni di oil equivalenti al giorno che si sono aggiunti da allora, li hanno portati i marziani dallo spazio profondo.

    Alle cazzate ridicole crede solo Metabo"lismo".

    Intanto:

    U.S. Refiners Boosting Global Supply: IEA - Valero Energy Corp (NYSE:VLO) - 24/7 Wall St.


    US oil boom drives new supplies, says energy agency | Bangkok Post: news


    U.S. Refiners Export More Fuel Than Ever - Wall Street Journal - WSJ.com
    Ultima modifica di paulhowe; 11-10-13 alle 20:17

 

 
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