Recentemente ho riflettuto in merito alla delicata tematica del Laicismo e del rapporto fra Religione e Stato e, maturando una visione complessiva della posizione maggioritaria diffusa fra i laicisti, ho potuto constatare l'intrinseca ipocrisia e fallacità della loro concezione di indipendenza dello Stato dalle fedi religiose, con particolare riferimento al contesto italiano, nel quale il laicismo sovente è congiunto a posizioni ateiste anticlericali di palese tendenziosità ideologica.
Nella fattispecie, reputo che questa ipocrisia dei laicisti si manifesti principalmente in riferimento a due questioni: la propugnazione del principio non-ingerenza della religione negli affari di Stato e il presunto carattere imparziale e "universale" del Laicismo.
Per quanto concerne la prima questione, i laicisti, come d'altronde tutti gli eredi ideologici dell'esperienza filosofico-culturale illuminista, sostengono il principio secondo cui il diritto di partecipazione all'attività politico-istituzionale di una nazione dovrebbe essere garantito ad ogni cittadino, indifferentemente dai suoi orientamenti politici e dalla sua fede. Tuttavia, essi al contempo si dimostrano particolarmente sensibili al tema del rapporto fra Religione e Stato rimarcando la supposta necessità di evitare un'"ingerenza" del primo negli affari del secondo. Questo fondamentalismo aprioristicamente anticlericale e spudoratamente e puerilmente idealistico giunge persino a contraddire il principio di diritto di partecipazione politica, poiché, dal momento che la politica di uno Stato è determinata dalla natura delle varie entità che vi contribuiscono, anche i credenti, in virtù del medesimo democratico principio, svolgono politica in riferimento alle loro convinzioni, ma quando giustamente beneficiano di un loro diritto, vengono tacciati di "ingerenza" dai laicisti, che in questa maniera contraddicono loro stessi, poiché sono loro stessi a sostenere il principio di partecipazione politica democratica universale!
Alla luce di ciò, è possibile constatare che per i laicisti in realtà lo Stato non deve essere indipendente dalla Religione, ma selettivo e chiuso nei confronti di essa. Questa contraddizione intrinseca della concezione laicista costituisce un serio danno per la democrazia, poiché l'esclusione, con l'accusa di ingerenza, di quella fetta di cittadinanza intenzionata a partecipare alla politica sostenendo ideali e convinzioni di ispirazione religiosa, mina il diritto di partecipazione democratica universale.
La seconda questione attiene al presunto carattere "universale" del Laicismo. Opponendosi strenuamente a ogni forma di manifestazione sovrastrutturale della Religione, il Laicismo giunge a diventare esso stesso una religione, basata sulla venerazione dello Stato. Ma i cittadini che non desiderano venerare lo Stato? Vengono perseguitati, con l'accusa di compromettere il principio di convivenza civile. Cosa rievoca questa ennesima contraddizione? Evoca la teocrazia, poiché il fondamentalismo laicista conduce alla Teocrazia Laicista.
Conseguentemente, il Laicismo non è affatto un principio universale, bensì una concezione fallace e tendenziosa, di matrice ontologicamente idealistica e totalitaria.
Grazie per la lettura.




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). Ora chi glielo ha dato in mano? Beh, si può dire il suo Proprietario; cioè, prima è stato dato in mano all'uomo (Genesi 1:26) e poi con la caduta dell'uomo nel peccato è stato il Tentatore a prendere l'uomo con ciò che il buon Dio gli aveva dato ad Adamo e Eva. Ecco perchè lui può ben dire - “io lo do a chi voglio”. E di sicuro non lo darà in mano ad un cristiano che prega Dio Padre: “venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà come in cielo, così in terra”. Il diavolo lo può dar a chiunque altro, giacchè lui “è il dio di questa età”, ma di sicuro non a chi crede in Gesù, che “è stato manifestato... per distruggere le opere del diavolo” (1°Gv.3:8).
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