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Discussione: Ma quale integrazione!

  1. #131
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    negli usa sono forse integrati fra loro i discendenti dei coloni bianchi, non certo con ispanici, negri ed asiatici
    Di che colore è il presidente della repubblica?

    certo esiste ancora il KKK ma i pazzi esistono da per tutto.

    Saluti

  2. #132
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Obama è un caso a parte.

    l'integrazione è una favola per allocchi, negli USA la gente vive separata
    NO ALL'INVIO DI ARMI IN UCRAINA!!!

  3. #133
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da Leviathan Visualizza Messaggio
    Obama è un caso a parte.
    l'integrazione è una favola per allocchi, negli USA la gente vive separata
    Ed è giusto che sia così, se è questo che desiderano. Bisogna intendersi sul concetto di integrazione. A mio avviso integrazione non significa annullamento delle diversità culturali, significa tolleranza per le diversità culturali altrui e condivisione del legame collettivo che definisce la società nel suo complesso come un insieme unitario e ogni suo membro come appartenente ad esso.

    Nel caso degli USA il fatto che i cittadini americani abbiano eletto Obama testimonia che l'integrazione in quel paese coesiste con le diversità culturali ed etniche.

  4. #134
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da Leviathan Visualizza Messaggio
    Obama è un caso a parte.

    l'integrazione è una favola per allocchi, negli USA la gente vive separata
    La frase "Obama è un caso a parte" non risponde alla mia domanda.
    Il sig. Obama è poi riuscito in qualche modo ad integrarsi negli Stati Uniti ?
    Ed il sig. Will Smith si è integrato ?
    E ce l'ha fatta Morgan Freeman oppure non c'è stato nulla da fare ?
    Hai notizie su Miles Davis ?
    Su Louis Armstrong ?
    Su Woopy Goldberg ?
    GRADIREI RISPOSTE SERIE NON BOIATE CHE MI PARLANO DI "CASO A PARTE"
    VOGLIO PARLARE DI MILIONI DI PERSONE E MILIONI DI PERSONE NON SONO MAI CASI A PARTE

  5. #135
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    oh, gli attori

    citami i milioni di americani che vivono ghettizzati piddimenoellino

    vogliamo vedere le differenze tra states island e il bronx???
    persino gli italiani si sono ghettizzati a little italy si vede che DIVERSE ETNIE NON STANNO BENE INSIEME SE SI DEVONO SEPARARE


    altro che la favola dell'integrazione, una scemenza ciclopica
    NO ALL'INVIO DI ARMI IN UCRAINA!!!

  6. #136
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da persio_flacco Visualizza Messaggio
    Ed è giusto che sia così, se è questo che desiderano. Bisogna intendersi sul concetto di integrazione. A mio avviso integrazione non significa annullamento delle diversità culturali, significa tolleranza per le diversità culturali altrui e condivisione del legame collettivo che definisce la società nel suo complesso come un insieme unitario e ogni suo membro come appartenente ad esso.

    Nel caso degli USA il fatto che i cittadini americani abbiano eletto Obama testimonia che l'integrazione in quel paese coesiste con le diversità culturali ed etniche.
    Obama è stato eletto dalle minoranze, perché sperano che avrà comportamenti di "sinistra", ecco perché la sinistra italiana vuole gli immigrati, perché cosi riesce anche forse a vincere qualche elezione.

  7. #137
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da persio_flacco Visualizza Messaggio
    La mia opinione è che se nel paese ospitante fosse diffusa una serena e forte coscienza della propria identità culturale, e se esistesse una classe dirigente capace di gestire certi fenomeni, i problemi si risolverebbero da soli.

    In Italia purtroppo sono deboli entrambi questi requisiti. E' diffuso da noi un provincialismo gregario che rende evanescente e fiacca la coscienza collettiva del prestigio e della forza che hanno le nostre radici storiche e culturali. Pur vivendo immersi nelle sue grandiose testimonianze le sentiamo lontane e sterili. Siamo simili a pastori che usano come ovile le rovine della civiltà antica, che per loro è aliena e sconosciuta.

    Paradossalmente hanno più coscienza e ammirazione gli stranieri per il nostro patrimonio storico e culturale di noi italiani, che abbiamo ogni diritto di dirci suoi figli ed eredi.

    Se così non fosse non sarebbe tanto diffusa la paura del contatto con lo straniero: una paura che spesso viene strumentalizzata e fomentata da demagoghi senza scrupoli in cerca di facile consenso e mutata in aggressività razzista.

    Così come mancando una classe dirigente capace di affrontare e di gestire un fenomeno in sé inarrestabile, come la migrazione di popoli in fuga dalla povertà e dalla guerra, viene lasciato sulle spalle dei cittadini e delle realtà locali tutto il peso di sostenerne gli effetti.

    Sono state fatte contro l'immigrazione leggi draconiane che si sapeva già in origine essere inapplicabili: i politici hanno incassato il plauso dei cittadini più spaventati dal fenomeno e poi li hanno lasciati soli, come è tradizione per la nostra classe politica.

    Il risultato è che le periferie delle città si sono riempite di disperati che cercano di sopravvivere nel degrado, spesso facendo delle boscaglie il loro ricovero, dormendo in case abbandonate o nei parchi, vivendo di espedienti. Un degrado che a volte diventa degrado morale e criminalità che contagia le città e i borghi nei quali i cittadini vivono fianco a fianco con persone che per essi sono come fantasmi, sconosciuti.

    Anche nel fenomeno dell'immigrazione è la politica infedele, incapace, autoreferenziale, che genera situazioni negative e violente: sia quando è inclusione velleitaria e senza condizioni sia quando è velleitario rifiuto totale del fenomeno.

    La verità è che a nessuno piace abbandonare la sua terra se non costretto dalla mancanza di prospettive, o dalla paura della morte per fame o per violenza, o perché abbacinato da quel mondo avanzato che viene descritto nella propaganda occidentalista come un bengodi.

    Molti di quelli che arrivano sono disposti a tutto pur di restare o di proseguire il loro viaggio: ignorarne le motivazioni o la presenza, come fossero fantasmi, è da vigliacchi; trattarli col rispetto che si deve sempre alla persona umana è innanzitutto dovuto al rispetto per noi stessi e poi perché è l'unico modo per pretendere rispetto da loro. Del resto è ovvio: chi potrebbe provare rispetto o ammirazione per chi ti tratta come una bestia?

    Il che non significa affatto transigere sul rispetto delle regole: al contrario. Significa imporre delle regole che siano rispettabili e comprensibili. Non significa fornirli gratis di tutto, significa fargli pagare quello che possono per ogni cosa che ricevono: da una baracca pulita dove lavarsi e dove dormire senza rischiare la morte per freddo, al piatto di minestra se non possono permettersi di meglio, all'assistenza per cercarsi un lavoro serio, ai documenti (quelli si gratuiti) per non doversi nascondere. Poco importa se buscano la giornata lavando vetri o vendendo giornali e cianfrusaglie agli incroci, o scaricando cassette ai mercati, o raccogliendo pomodori, o facendo i fattorini: purché paghino, secondo le loro possibilità, siano responsabili per quello che ricevono e rispettino le leggi e il paese che li ospita. E se è necessario rimandarli al loro paese che almeno sappiano che non è perché li consideriamo merda di cui disfarsi ma perché non abbiamo la possibilità di farli restare. E l'unico modo che abbiamo per farlo in modo convincente è essere stati credibili con loro e con noi stessi.

    E' inutile e ipocrita lamentarsi delle ricadute negative dell'immigrazione se di queste siamo noi la causa principale.
    Discorso valido ma in taluni punti discutibile.
    Ad esempio per esperienza personale occorre rilevare una forte diversità tra i nostri emigrati ed i nuovi immigrati.

    Mentre i nostri cercavano di integrarsi il pima possibile per identificarsi con i cittadini ospitanti da noi c'è un evidente desiderio dei nuovi immigranti di differenziarsi, di farsi riconoscere come "diversi".
    Chiedono la nostra cittadinanza SOLO ai fini pratici ed economici non certo perché si sentano italiani od amino il paese che li ospita.

    Spesso mi sono trovato a dover discutere con immigrati amici che elogiavano le loro "culture", le loro moralità, i loro valori, deingrando la loro scuola e ciò che studiano da loro piuttosto che da noi, sostengono insomma di essere migliori di noi!

    Viceversa dagli italiani che tornavano in Italia non di rado capitava di sentirci appellare con un "voi italiani" guardando un paese povero dove non funziona nulla. Ma loro erano emigrati in paesi migliori ove le strutture funzionano.

    Invece capita non di rado di sentire gettare fango sulla nostra storia, sui nostri monumenti, sulla nostra storia artistica, sulla nostra cultura, lingua ecc.

    Poi questi stessi chiedono la nostra nazionalità per poter avere un passaporto che gli consenta di andare come volgiono dove gli pare.

    Saluti

  8. #138
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Obama è stato eletto dalle minoranze, perché sperano che avrà comportamenti di "sinistra", ecco perché la sinistra italiana vuole gli immigrati, perché cosi riesce anche forse a vincere qualche elezione.
    Obama ha vinto con la maggioranza dei voti soprattutto nelle ultime elezioni alcune tra le più partecipate dell'ultimo decennio.
    Per cui è una contraddizione sostenere che "è stato eletto dalle minoranze" ...

    Saluti

  9. #139
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da persio_flacco Visualizza Messaggio
    La mia opinione è che se nel paese ospitante fosse diffusa una serena e forte coscienza della propria identità culturale, e se esistesse una classe dirigente capace di gestire certi fenomeni, i problemi si risolverebbero da soli.

    In Italia purtroppo sono deboli entrambi questi requisiti. E' diffuso da noi un provincialismo gregario che rende evanescente e fiacca la coscienza collettiva del prestigio e della forza che hanno le nostre radici storiche e culturali. Pur vivendo immersi nelle sue grandiose testimonianze le sentiamo lontane e sterili. Siamo simili a pastori che usano come ovile le rovine della civiltà antica, che per loro è aliena e sconosciuta.

    Paradossalmente hanno più coscienza e ammirazione gli stranieri per il nostro patrimonio storico e culturale di noi italiani, che abbiamo ogni diritto di dirci suoi figli ed eredi.

    Se così non fosse non sarebbe tanto diffusa la paura del contatto con lo straniero: una paura che spesso viene strumentalizzata e fomentata da demagoghi senza scrupoli in cerca di facile consenso e mutata in aggressività razzista.

    Così come mancando una classe dirigente capace di affrontare e di gestire un fenomeno in sé inarrestabile, come la migrazione di popoli in fuga dalla povertà e dalla guerra, viene lasciato sulle spalle dei cittadini e delle realtà locali tutto il peso di sostenerne gli effetti.

    Sono state fatte contro l'immigrazione leggi draconiane che si sapeva già in origine essere inapplicabili: i politici hanno incassato il plauso dei cittadini più spaventati dal fenomeno e poi li hanno lasciati soli, come è tradizione per la nostra classe politica.

    Il risultato è che le periferie delle città si sono riempite di disperati che cercano di sopravvivere nel degrado, spesso facendo delle boscaglie il loro ricovero, dormendo in case abbandonate o nei parchi, vivendo di espedienti. Un degrado che a volte diventa degrado morale e criminalità che contagia le città e i borghi nei quali i cittadini vivono fianco a fianco con persone che per essi sono come fantasmi, sconosciuti.

    Anche nel fenomeno dell'immigrazione è la politica infedele, incapace, autoreferenziale, che genera situazioni negative e violente: sia quando è inclusione velleitaria e senza condizioni sia quando è velleitario rifiuto totale del fenomeno.

    La verità è che a nessuno piace abbandonare la sua terra se non costretto dalla mancanza di prospettive, o dalla paura della morte per fame o per violenza, o perché abbacinato da quel mondo avanzato che viene descritto nella propaganda occidentalista come un bengodi.

    Molti di quelli che arrivano sono disposti a tutto pur di restare o di proseguire il loro viaggio: ignorarne le motivazioni o la presenza, come fossero fantasmi, è da vigliacchi; trattarli col rispetto che si deve sempre alla persona umana è innanzitutto dovuto al rispetto per noi stessi e poi perché è l'unico modo per pretendere rispetto da loro. Del resto è ovvio: chi potrebbe provare rispetto o ammirazione per chi ti tratta come una bestia?

    Il che non significa affatto transigere sul rispetto delle regole: al contrario. Significa imporre delle regole che siano rispettabili e comprensibili. Non significa fornirli gratis di tutto, significa fargli pagare quello che possono per ogni cosa che ricevono: da una baracca pulita dove lavarsi e dove dormire senza rischiare la morte per freddo, al piatto di minestra se non possono permettersi di meglio, all'assistenza per cercarsi un lavoro serio, ai documenti (quelli si gratuiti) per non doversi nascondere. Poco importa se buscano la giornata lavando vetri o vendendo giornali e cianfrusaglie agli incroci, o scaricando cassette ai mercati, o raccogliendo pomodori, o facendo i fattorini: purché paghino, secondo le loro possibilità, siano responsabili per quello che ricevono e rispettino le leggi e il paese che li ospita. E se è necessario rimandarli al loro paese che almeno sappiano che non è perché li consideriamo merda di cui disfarsi ma perché non abbiamo la possibilità di farli restare. E l'unico modo che abbiamo per farlo in modo convincente è essere stati credibili con loro e con noi stessi.

    E' inutile e ipocrita lamentarsi delle ricadute negative dell'immigrazione se di queste siamo noi la causa principale.
    Persio_Flacco, questo TUO post te lo incornicerei.

  10. #140
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    Predefinito Re: Ma quale integrazione!

    Citazione Originariamente Scritto da brog Visualizza Messaggio
    A dir la verità in molti casi gli stranieri provenienti dall'africa nera si integrano molto meglio di russi,ucraini e rumeni.
    Dove?Come?Quando?
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
    Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..

 

 
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