Joe McCarthy e il reale "pericolo rosso" dell'America
di Giulio Meotti
Il Velino, 24 aprile 2005
Cinquant’anni fa moriva il senatore Joe McCarthy. Un eroe americano o il grande inquisitore che diede il via alla “caccia alle streghe” nel mondo dell’intrattenimento e della cultura americana?
Classe 1908, originario del Wisconsin da una famiglia di sangue irlandese, nel gennaio del 1945 McCarthy lasciava i marines mentre a Washington, a poche settimane dalla rielezione di F.D. Roosevelt alla Casa Bianca, esplodeva lo scandalo “Amerasia”. Era successo che Kenneth Wells, ufficiale dell’Office of Strategic Studies, si accorse che una rivista filomarxista aveva pubblicato un rapporto segreto da lui scritto per il Dipartimento di Stato. Per la prima volta venne alla luce una cellula di spionaggio sovietico nel cuore del potere americano. McCarthy non può essere definito l’ispiratore della crociata anticomunista, considerato che questa aveva avuto inizio negli anni Quaranta, dunque molto prima che il famigerato senatore entrasse a far parte della Commissione che se ne interessava.
Un anno dopo il caso Amerasia, McCarthy lanciò la sua candidatura per il Wisconsin, vinse con gran sorpresa di tutti e sbarcò a Washington mentre la burocrazia federale, sotto l’effetto del gigantesco e imperiale New Deal, era in piena espansione. Era quello il principale serbatoio di reclutamento dell’intelligence sovietica. In quel periodo il capo dell’FBI, J. Edgar Hoover, in un certo senso il capo anche dell’America, decise di coinvolgere il Congresso contro lo spionaggio sovietico e filocomunista.
L’esordio di McCarthy come cacciatore di comunisti avvenne durante un discorso alle donne repubblicane. L’America, disse McCarthy, è tradita da “uomini giovani e intelligenti nati con il cucchiaio d’argento in bocca”, diventati gli alleati segreti dell’Unione Sovietica. “Non ho il tempo – precisò il senatore – di nominare tutti gli uomini del Dipartimento di Stato accusati di essere esponenti attivi del partito comunista o spie. Ma ho tra le mani una lista di 205 nomi di cui il segretario di Stato è perfettamente a conoscenza. Malgrado ciò, continuano tutti a lavorare per il Dipartimento di Stato influenzando la politica estera del nostro paese”. Un tripudio. Incalzato dalla stampa, il senatore del Wisconsin fece quattro nomi: il sinologo John Stewart Service; Mary Jane Keeney, impiegata della Federal Economic Administration; il dirigente dell’Onu Gustavo e Harlow Shapley, allora funzionario dell’Unesco. Si scoprirà che Duran era stato una figura centrale delle purghe staliniste di anarchici e trotzkisti durante la Guerra civile spagnola. Mary Jane fu per anni sul libro paga del Kgb.
Ufficialmente McCarthy lanciò la sua sfida al cuore dell’amministrazione Truman il 20 febbraio del 1950, quando accusò il governo di aver permesso che decine di persone che rappresentavano un rischio per la sicurezza nazionale continuavano a lavorare nel Dipartimento di Stato. Il caso più celebre fu senza dubbio quello di Julius Rosenberg, che aveva lavorato nel Manhattan Project per lo sviluppo della bomba atomica.
I coniugi Rosenberg saranno salutati come le principali vittime della “caccia alle streghe”. Ma le memorie dell’ex leader sovietico Nikita Kruscëv, poi il libro scritto nel 1990 dal transfuga del Kgb Oleg Gordievskij e la pubblicazione nel 1995 del dossier della Cia sulla decifrazione dei codici sovietici hanno rivelato che i due erano stati spie sul serio. E la vicenda è stata chiusa nel marzo del 1997 con la confessione di Aleksandr Feliksov: il pensionato moscovita che, in quel lontano 1944, fu l’agente sovietico con cui Julius Rosenberg tenne i contatti tra 1943 e 1946. Ma il bersaglio ideale di McCarthy fu il segretario di Stato Dean Acheson, laurea a Yale, uomo colto e raffinato, McCarthy lo chiamava “il decano rosso dell’alta moda”. Alla presidenza del Government Operations Affairs Committee, McCarthy chiamò a testimoniare i responsabili di Voice of America, il Government Printing Office ovvero l’agenzia federale incaricata della stampa e della diffusione di tutte le comunicazioni governative, l’esercito e infine le Nazioni Unite. Sono questi gli interrogatori che andranno a costruire il mito della “caccia alle streghe” maccartista.
Mai un senatore era stato tanto popolare. Aveva Bob Kennedy come braccio destro e al suo matrimonio mondanissimo con Jean Kerr un’altra rampolla dei Kennedy, Eunice, fu la damigella d’onore. L’avvocato ebreo liberal Roy Cohn fu il maestro di cerimonia. Come avrebbe spiegato lo stesso democratico Hubert Humphrey, sconfitto nel 1968 da Richard Nixon nella corsa alla Casa Bianca, “la minaccia rappresentata da McCarthy consiste nel fatto che egli è riuscito ad immobilizzare il movimento liberal americano”.
La caccia alle streghe si ritorse contro di lui. I medici gli diagnosticarono una forma letale di cirrosi epatica. Morì il 2 maggio 1957. Cinquant’anni dopo si scoprirà che McCarthy aveva ragione. Sarà l’apertura degli archivi segreti del Kgb, che consentì agli studiosi di documentare meglio la realtà degli anni della Guerra fredda, a fornire la prova che un numero di cittadini americani molto maggiore di quanto non si credesse era effettivamente iscritto in quegli anni al partito comunista, e che i comunisti filosovietici che erano penetrati nella struttura dello Stato americano per lavorarvi a favore dell’Urss erano effettivamente molti di più di quelli che venivano trovati.
“I documenti confermano che l’intelligence sovietica aveva messo piede nel governo americano negli anni Trenta e Quaranta e che lo spionaggio sovietico poteva contare sull’appoggio dei compagni americani”, riconosce anche lo storico David Oshinsky, autore di quella che finora è la più completa biografia di McCarthy e la più circostanziata condanna del senatore più anticomunista d’America.
1 - continua





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