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Discussione: Σπάρτα - Sparta

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    Ufficiale Duosiciliano
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    Predefinito Σπάρτα - Sparta


    La vera storia di Sparta comincia con l'invasione dei Dori, questo popolo, d'origine indoeuropea giunse in Grecia tra il 1200 e il 1000 a.C. Non bisogna pensare ad una vera e propria invasione sul modello di quelle barbariche, i Dori arrivarono in Grecia a piccoli gruppi, tra l'altro gli Achei che occupavano la regione erano del stesso gruppo etnico, e al loro arrivo non sembrano collegarsi particolari violenze.
    Per giustificare la loro conquista i Dori s'appropriarono di una leggenda maturata in ambito acheo, secondo la quale i discendenti, di Ercole scacciato dal Peloponneso, sarebbero, un giorno, tornati a rivendicare questa terra. Si presentarono così non come conquistatori, ma come creditori che reclamavano un loro diritto.

    Come caratteristica delle stirpi indoeuropee, lo Stato era diviso in tre classi, sul gradino più basso stavano gli iloti, probabilmente indigeni assoggettati, ogni anno erano fatti oggetto di una formale dichiarazione di guerra, tesa a ribadire il loro carattere più di nemici che di semplici schiavi. V'erano poi i Perieci, cui toccavano i lavori artigianali. Quindi venivano gli Spartiati, costoro erano al vertice della piramide, il loro numero era fissato a 9000, erano detti anche homoioi (uguali), e non potevano distinguersi gli uni dagli altri nell'ostentare ricchezze, uguali erano perfino le loro abitazioni.

    La Diarchia, fu il governo stabilito per la città. I due re, entrambi discendenti d'Ercole, appartenevano alle famiglie degli Agiadi degli Europontidi. In tempo di pace il loro potere era nullo, si trattava semplicemente due membri del senato, ma in guerra il loro potere era assoluto.


    La Gerusia era il senato formato da trenta membri tutti, con l'esclusione dei due re d'età superiore ai sessanta anni. Il numero trenta ci fa comprendere che ogni philay (tribù) eleggeva dieci membri. Tre erano, infatti, le tribù doriche, quella dei Dimani, quella dei Pamfili, quella degli Illei.

    Gli Spartiati rischiavano la vita fin dalla nascita, se i neonati, infatti, presentavano delle malformazioni, o erano giudicati troppo gracili, venivano esposti sul Taigeto e lì lasciati al freddo ai lupi. Superata questa prova erano allevati in casa fino ai sette anni, dopo di che le famiglie li consegnavano alla città.
    A sette anni si era pronti per l'agoghè, vera e propria accademia militare. I bambini erano divisi in gruppi detti branchi e a loro capo era posto un ragazzo più adulto chiamato mandriano. Come unico lusso era loro concesso un mantello, da portare sia d'inverno sia d'estate, se si pensa che la notte sul Taigeto, dove avveniva gran parte dell'addestramento, la temperatura scende regolarmente sotto zero, e che i ragazzi erano rasati e costretti a stare scalzi si comprende che ben poco conforto poteva recare tale indumento.
    Era inoltre dato loro poco vitto, quanto bastava a farli sopravvivere, la pietanza principale era il brodo nero, maiale (poco) servito con sangue ed aceto. Si racconta che quando riferirono la ricetta ad un cittadino di Sibari questi esclamò "ecco perchè agli spartani nulla importa della morte". Dioniso di Siracusa fece venire da Sparta un cuoco per prepararglielo, assaggiatolo il tiranno lo trovò disgustoso, lo"chef" rispose che per gustarlo davvero era prima necessario tuffarsi nell'acqua dell'Eurota: il fiume che passava vicino alla città.

    A dodici anni l'addestramento diventava ancora più duro. Giunti a venti anni i ragazzi erano sottoposti ad un durissimo rito di passaggio. Sull'altare del tempio d'Artemide era disposta una gran quantità di formaggio, difesa da giovani più adulti, armati di fruste, gli iniziandi dovevano accaparrarsene quanto più possibile. La naturale competitività, lo sprezzo del pericolo, l'animosità degli armati di frusta, cui era raccomandato di non impietosirsi, facevano si che alcuni ragazzi si ferissero gravemente o addirittura morissero.
    Altra particolare istituzione era la Kripteia, della quale entravano a far parte solo i migliori, coloro che sarebbero divenuti gli 007 di Sparta. Il loro addestramento consisteva nell'aggirarsi nei boschi, armati di coltello, assalendo gruppi d'iloti che tornavano dal lavoro e sterminarli fino all'ultimo uomo.
    Il poco cibo fornitogli spingeva i ragazzi a rubare, erano anche incoraggiati a farlo, se scoperti erano severamente puniti, ma non per aver commesso il furto, bensì per l'essersi fatti scoprire.
    L'educazione spartana non verteva tanto sul leggere e sullo scrivere, quanto sulla musica e la danza, necessarie per acquisire un ritmo che si rivelava utile nelle battaglie. A venti anni si poteva partecipare ai syssiti, pasti presi in comune con i propri commilitoni, utili sia a cementare il legame fra i soldati, ma anche, e soprattutto, come messo in luce da Platone, ad evitare i conflitti sociali e generazionali.

    Le donne, allevate in casa, erano sottoposte ad una rigida educazione. Dovevano imparare a difendersi in caso d'invasione, si esercitavano nude nelle palestre dove svolgevano esercizi necessari per irrobustire il fisico. Erano di costumi più liberi rispetto alle loro connazionali. Ma erano formate ad una rigida fedeltà alla polis, per questa e non per se stesse partorivano.
    Lo Spartiata era abituato a parlare chiaro, esprimendosi col minor numero di parole possibile, anch'oggi gli oratori di tal fatta sono detti laconici.


    L'esercito delle città greche era costituito dalla falange oplitica. L'oplita era armato di lancia, gladio e di un largo scudo pesante 10 chili. Lo scudo proteggeva il guerriero che lo portava e quello che gli stava a fianco. La falange era composta di sette od otto file di cinquanta uomini ciascuna. La sincronia e la cieca fiducia nei commilitoni erano, in questo tipo di combattimento, fondamentali. Un verso di Tirteo rende magnificamente questo concetto:
    Chi si tiene unito al proprio commilitone e avanza assieme alla propria linea, durante gli scontri, ha meno possibilità di morire e copre quelli che gli stanno dietro.
    Altri canti di Tirteo celebrano la bellezza di morire in prima fila al servizio della patria.
    Sparta non nacque con queste leggi, le adottò una volta che ebbe assoggettato la Messenia, regione con una popolazione molto più numerosa, che imponeva agli spartani di stare sempre in guardia ed essere sempre pronti a domare possibili rivolte.
    Gli spartani adottavano, dunque, quella che oggi è detta difesa preventiva, sicuri del loro primato nel Peloponesso, miravano solo a mantenerlo col timore che ispiravano ai "barbaro", termine col quale indicavano tutti gli stranieri. Gli altri Greci designavano, invece, col nome di xenoi i cittadini delle altre città elleniche.

    La Grecia conobbe nel VIII secolo un'enorme esplosione demografica, i problemi da questa comportati furono risolti dalle polis con l'emigrazione, ma un po' dappertutto la crescita della popolazione agevolò anche il sorgere delle tirannidi.


    Divenuta la città più potente del Peloponneso, Sparta si trasformò in un punto di riferimento per tutta la Grecia. La politica spartiata fuori della regione natale sembra, in ogni modo, risentire dell'ingenuità dei Lacedemoni, abituati più al combattimento, che ai sottili giochi della politica.
    Personaggio chiave di questo periodo, di poco precedente l'invasione persiana, è il re Cleomene.
    Suo padre, Anassandrida, era sposato con una donna che non gli dava figli. Gli efori lo convocarono e gli imposero di prendere un'altra moglie affinché il suo casato non s'estinguesse. La seconda moglie diede, poco dopo, alla luce Cleomene. Dopo questo parto non ebbe, però più figli. L'altra, al contrario, poco dopo la nascita del futuro re, partorì Dorieo, e rimase subito incinta di Cleombroto e Leonida.
    Alla morte d'Anassandrida, re Agiade, il trono passò a Cleomene (520). Dorieo infuriato abbandonò Sparta. Sarebbe morto esule in Sicilia.

    All'epoca in cui Sparta era impegnata nella conquista della Messenia, un vasto movimento migratorio, una vera e propria diaspora, a seguito del quale non ci fu parte del mediterraneo che non fosse toccata dai coloni greci. Le città fondate sulla costa occidentale dell'odierna Turchia furono, a metà del VI secolo, conquistate dai persiani.
    Le "Polis" conquistate tentarono una ribellione e si rivolsero ad Atene che in nome della "solidarietà ellenica" accettò di aiutarle.
    L'esercito ateniese fece meraviglie, e la rivolta terminò con la liberazione delle città greche d'Asia.
    La libertà durò poco. Tornati a casa gli ateniesi, l'esercito persiano riportò all'ovile le polis ribelli.



    Poco dopo giunsero nelle principali città elleniche degli ambasciatori persiani. Essi chiedevano "la terra e l'acqua", in pratica la sottomissione incondizionata dell'Ellade. Fra i popoli che si sottomisero vi furono gli Egineti, nemici giurati d'Atene, che denunciò a Sparta il tradimento.

    Domata la rivolta ionica. Dario, il Gran re di Persia, decise di punire i Greci. Il Gran re persiano inviò, come gia detto, ambasciatori in tutta l'Ellade, chiedendo la terra e l'acqua. Pochi acconsentirono, gli Spartiati gettarono in un pozzo gli ambasciatori, garantendogli che lì avrebbero trovato tutta l'acqua e la terra che volevano. I messi mandati ad Atene furono lanciati giù dall'acropoli.
    L'anno dopo (490) un esercito persiano s'imbarcò per la Grecia. Eretria, città che, come Atene, aveva inviato truppe e navi a sostegno della rivolta ionica, fu distrutta. I suoi uomini furono uccisi le donne e i bambini venduti come schiavi. I persiani sbarcarono, subito dopo, in Attica. Gli ateniesi li affrontarono a Maratona e grazie all'equipaggiamento oplitico e, soprattutto all'audace tattica dello stratego Milziade li distrussero. A fianco degli Ateniesi erano presenti le truppe di una sola città greca: Platea. Gli Spartiati avvertiti dagli ateniesi non rifiutarono il loro aiuto. Trattenuti, però, in patria da una festività religiosa, arrivarono ad Atene solo dopo lo scontro.
    Dario non appena fu a conoscenza della sconfitta, giurò vendetta, ma morì prima di poterla attuare. Fu Serse, suo figlio e successore, istigato da Mardonio, che sperava di diventare governatore della Grecia, ad allestire un gigantesco corpo di spedizione per conquistare l'Ellade.
    Il sovrano, al solito, mandò ambasciatori a chiedere la terra e l'acqua in tutta la Grecia, tranne che a Sparta e ad Atene. I Tessali, i Locresi, gli Achei di Ftia, i Beoti, con l'eccezione di Tespiesi e Platesi, e molti altri popoli si sottomisero.
    Le polis non intenzionate a cedere si radunarono a Corinto dove l'assemblea panellenica, dopo aver annunciato la pace generale tra i greci, stabili l'invio di un corpo di spedizione per fronteggiare l'attacco. I soldati che lo componevano avrebbero dovuto attestarsi al passo delle Termopili.

    LE PORTE DEL FUOCO - LE TERMOPILI

    L'esercito di Serse era già in marcia. L'immensa armata si preparava ad attraversare l'Ellesponto. Sui ponti, appositamente costruiti, sfilarono, ininterrottamente per sette giorni e sette notti, i Medi, i Cissi, i Babilonesi, Gli Assiri, con i loro elmi di bronzo, gli Sciti d'Asia, con le loro spade afgane, gli Arabi, gli Egiziani, i giganteschi Etiopi, rivestiti di pelli di leopardi e leoni, i popoli delle isole dei deportati, i Libi, i Persiani e, per ultimi, i diecimila Immortali, la guardia scelta del Re dei re, vestiti di lunghe tuniche, che coprivano le loro corazze di ferro, brillavano per ornamenti d'oro a profusione.
    Prima che sorgesse il sole, 300 opliti di Sparta, agli ordini del re Leonida, erano schierati in città, prima della partenza, le madri, bianco vestite e col capo velato, consegnarono loro lo scudo, ripetendo la tremenda formula: " O con questo o sopra di questo". Terminato il rito, i guerrieri s'avviarono verso le Termopili, accompagnati dall'ossessiva musica dei flauti e dei tamburi degli iloti.
    Le Termopili, porte del fuoco, uno stretto passaggio, non più di 20 metri, fra la montagna e il mare, erano considerate l'accesso per la Grecia, qui, dopo aver costruito un muro, s'installarono i guerrieri spartiati e i 7000 alleati greci, ad attendere l'arrivo dell'immenso esercito (più di 500.000 combattenti) degli invasori.
    Quei pochi uomini, suscitarono l'ironia di Serse che, tramite un araldo, ingiunse loro di consegnare le armi ; "Venga a prenderle"; rispose Leonida.
    Il Gran re attese per quattro giorni la resa dei Greci. Quindi, il 18 agosto del 480, ordinò ai Medi e ai Cissi di catturarli. Lo scontro durò tutto il giorno, il re inviò truppe su truppe, ma gli Spartiati non cedevano, calpestando i cadaveri, scivolando sul lago di sangue, in cui avevano trasformato lo stretto passaggio, continuarono il combattimento, mutandolo in un'orribile carneficina.
    Il giorno dopo il sovrano di Persia mandò contro i Lacedemoni gli Immortali, il fiore del suo esercito, la ritirata, minacciò, sarebbe costata loro la vita. Il ridotto spazio di manovra, la maggiore lunghezza delle lance greche, la versatilità della falange spartana che, guidata dalla musica degli iloti, in continuazione mutava tattica di combattimento, fu loro fatale. Sul campo, ancora ingombro dei cadaveri del giorno prima, gli Spartiati, consci di quanta importanza avesse una decisa avanzata, prima, si lanciarono contro il nemico facendone strage, poi, non reggendone la pressione, presero a ritirarsi verso il muro, allora i Barbari presero ad inseguirli in disordine, raggiunta dai nemici, la falange, con una rapida manovra, si volse contro di loro, fu un orribile eccidio. I Persiani, investiti dai pesanti scudi, furono travolti e calpestati, i loro commilitoni erano sterminati dalle lunghe spade dei lacedemoni. All'orrenda mattanza pose fine il Gran re, ordinando la ritirata alle sue decimate truppe. L'esiguo spazio era traboccante di cadaveri, l'odore del sangue e della morte ammorbava l'aria.
    Grande era lo sconforto nel campo barbaro, quando vi si presentò un greco, Efialte, che svelò al re, in cambio di denaro, l'esistenza di una strada che avrebbe consentito ai persiani di prendere alle spalle i Greci.


    Avvertiti nella notte, da disertori greci del campo persiano, del tradimento. Gli Spartiati, la mattina dopo, congedarono gli alleati (solo i Tespiesi vollero rimanere a loro fianco) e si prepararono a ricevere la bella morte. Lisciarono i lunghi capelli, unsero i loro corpi lustrarono ed affilarono le armi, e attesero l'arrivo dei persiani. A mezzogiorno, del 20 agosto, le truppe dell'invasore iniziarono l'attacco. Gli Spartiati si portarono verso il punto più ampio del passo e iniziarono a combattere. Orribile fu la sorte degli uomini del re, costretti dalle scudisciate dei comandanti ad avanzare contro quei terribili avversari."Molti cadevano nel mare e vi perivano, e in numero ancora maggiore venivano calpestati vivi gli uni dagli altri. Gli Elleni, sapendo che li attendeva la morte da parte delle truppe che aggiravano il monte, spiegavano contro i barbari il massimo del loro vigore, sprezzando il rischio in un supremo oblio, quasi folli.
    Gli Spartiati gettarono, poi, le lance infrante, e impugnate le spade continuarono a far scempio dei nemici. Uno spartiata ferito agli occhi, Eurito, si fece condurre dai suoi iloti sul campo di battaglia dove morì. Cadde, dopo aver compiuto eroiche gesta, il re Leonida. Attorno al suo cadavere montò violentissima la battaglia. Per quattro volte i Lacedemoni, stapparono dalle mani dei rivali il corpo del sovrano. Poi, all'arrivo delle truppe guidate de Efialte, i guerrieri di Sparta mutarono tattica. S'asserragliarono, infatti, su di un colle. Continuando a combattere con le mani nude e con denti. A quel punto i persiani, per evitare altre perdite, quel giorno persero la vita 20.000 barbari, li colpirono con le frecce fino a, quando non caddero esanimi.
    Serse fece ricercare per il tutto il campo, il corpo del re Leonida. Quando i Persiani lo rinvennero, ordinò che la sua testa fosse infissa su una picca e il suo corpo crocifisso.
    Sul sito della battaglia fu incisa quest'epigrafe:
    "Straniero che passi, va a Sparta e di, che qui noi morimmo in ubbidienza alle sue leggi".


    In genere una sconfitta deprime chi l'ha subita ed esalta chi l'ha inflitta, nel caso delle Termopili l'effetto fu opposto. L'evento, proprio per com'era maturato, accese d'orgoglio gli Elleni e demolì il morale degli invasori.
    Un mese dopo, grazie all'astuzia dell'ateniese Temistocle, i Persiani furono massacrati a Salamina. La sconfitta convinse il re Serse a tornarsene a casa, lasciando a Mardonio il comando delle operazioni.
    La seguente primavera fu scenario della decisiva battaglia di Platea. Per 11 giorni gli avversari si fronteggiarono. Furono, poi i Persiani ad attaccare, l'esercito greco sarebbe stato soprafatto, se non fossero tempestivamente intervenuti i 5000 opliti Spartiati, condotti a Platea dal reggente Pausania. Proprio i Lacedemoni affrontarono i più forti reparti dell'esercito conquistatore, e sempre loro abbatterono Mardonio. La morte del comandante in capo diffuse il panico fra le truppe dei barbari, la loro fuga agevolò i Greci che poterono massacrarli in tutta comodità.
    Al termine della battaglia fu proposto a Pausania di riservare al cadavere di Mardonio lo stesso trattamento inflitto alle Termopili a quello di Leonida ma il reggente vi si oppose. "Far onta a un morto", disse Pausania, "è un'azione che conviene più ai Barbari che agli Elleni. La vendetta di Leonida è stata pienamente compiuta. A lui e agli altri morti delle Termopili è stato reso onore con la vita di questi innumerevoli caduti".



    Le istituzioni di Sparta sono state, nel corso dei secoli, da più parti criticate. A queste critiche si può cercare di replicare. E' vero che l'educazione inflitta ai giovani di Sparta, fosse quasi inumana, bisogna però tenere conto delle circostanze. Gli Spartiati erano circondati da popolazioni ostili. Non sarebbero sopravvissuti, dunque, senza quel particolare tipo d'addestramento.

    L'apparato militare spartano non mirava, inoltre, come già evidenziato, all'indiscrimata sottomissione delle altre polis, ma solo a salvaguardarsi da eventuali attacchi di queste.

    Il valore militare degli Spartiati è proverbiale Il loro dominio sul Peloponneso, ottenuto in epoca precedente, all'invasione, è lì a dimostrarlo. Maestri nel combattimento oplitico affrontavano avversari che ne ignoravano l'arte. L'equipaggiamento, il pesante scudo con la labda rossa, le due spade una di due metri e mezzo, l'altra più piccola, la lancia più lunga delle persiane, era migliore di quello nemico. La falange spartiata delle Termopili può paragonarsi ad un vero e proprio carro armato, che muto e spietato travolgeva tutto ciò che incontrava. Il durissimo addestramento conferiva un'eccezionale resistenza fisica, inimmaginabile per noi moderni ed, anche, per molti popoli dell'antichità.


    I combattenti erano anch'essi qualcosa d'eccezionale, avevano superato un durissimo addestramento, erano tutti padri, combatterono quindi con maggiore animosità, erano inoltre animatati da una potente ideologia guerriera. Scopo della loro vita era la ricerca della bella morte, quella ottenuta combattendo per la patria. Prima di una battaglia era ad Eros, il dio dell'amore che rivolgevano le loro preghiere, preparandosi a mutare la loro mortalità in qualcosa di più sacro e duraturo. Quest'ideologia guerriera è di derivazione indoeuropea, gli antichi Dori, infatti, credevano che la morte in battaglia spalancasse al guerriero le porte del paradiso.






    Bibliografia
    Erodoto, Storie, Roma, Newton 1997
    V. M. Manfredi, Lo scudo di Talos, Milano, Mondatori, 2002
    D. Musti, Storia greca, Bari, Laterza, 1990
    Plutarco, Vite parallele. Agide e Cleomene, Milano, bur, 1991
    Senofonte, Elleniche, Roma, Newton, 1997
    Tucidide, La guerra del Peloponneso, Roma, Newton, 1997




    Ultima modifica di Sergente Romano; 26-05-13 alle 18:07
    MaIn, von Dekken and Gianky like this.
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



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  2. #2
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Storia della Tattica - Le Termopili e Capo Artemisio

    PARTE PRIMA


    Storia della Tattica - Le Termopili e Capo Artemisio Parte 1 - YouTube

    PARTE SECONDA


    Storia della Tattica - Le Termopili e Capo Artemisio Parte 2 - YouTube


    continua-

    sr
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  3. #3
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Sparta, la forma perfetta di Stato. Una classe dirigente razzialmente o se preferite, etnicamente pura, pronta ad assumersi le sue responsabilità e pronta a morire in battaglia in testa alle truppe. Che differenza con l'attuale classe dirigente italiota o europoide, che differenza.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  4. #4
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Il difetto della Costituzione spartana è stata l'eccessiva chiusura, che nel corso dei secoli ha ridotto drasticamente il numero degli spartiati, fino a far collassare il loro sistema.

  5. #5
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Il difetto della Costituzione spartana è stata l'eccessiva chiusura, che nel corso dei secoli ha ridotto drasticamente il numero degli spartiati, fino a far collassare il loro sistema.
    Certo però il nome di Sparta è rimasto immortale.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  6. #6
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    erano puri di blut und boden ma ignoranti come capre. non mi sarebbe piaciuto vivere a Sparta. sicuramente mangiavano malissimo.
    Eridano likes this.

  7. #7
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    Certo però il nome di Sparta è rimasto immortale.
    pure quello di atene e si divertivano di più

  8. #8
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    pure quello di atene e si divertivano di più
    LOL

  9. #9
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    pure quello di atene e si divertivano di più
    Certo, infatti l'Atene moderna è sotto gli occhi di tutti noi, un puttanaio, ma del resto dipende tutto in cosa uno crede, chi come me crede nella ineluttabilità del Kali Yuga, la gloria di Sparta e il merdaio di Atene ne sono la conferma.
    Ultima modifica di Gianky; 30-05-13 alle 10:40
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  10. #10
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    Predefinito Re: Σπάρτα - Sparta

    Tuttavia di Sparta son rimaste solo poche rovine, e nessuna città. Ma l'eredità di Atene non è la città odierna, bensì la cultura che si è sviluppata là, 2.500 anni fà.
    Che poi noi si abbia da imparare anche da Sparta secondo me è vero. Ma anche da Atene.
    MaIn likes this.

 

 
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