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SIENA, "CACCIA NON AUTORIZZATA CON LA BRACCATA": VENTI INDAGATI
Domenica, 10 Novembre 2013
Sotto accusa anche il presidente di Federparchi
Venti indagati. Si sono chiuse le indagini sugli abbattimenti - "non autorizzati" per il pm - di ungulati in tre differenti riserve naturali della provincia di Siena. Agli indagati, tra cui Giampiero Sammuri, al tempo dei fatti dirigente del Servizio risorse faunistiche e riserve naturali senese e oggi presidente di Federparchi, all'ex comandante della polizia provinciale e a quello attuale, oltre che ai proprietari dei terreni, è stato notificato proprio in questi giorni il decreto con cui il sostituto procuratore Nicola Marini li avvisa della fine degli accertamenti sui fatti accaduti fino al 2010. Per la maggior parte di loro - scrive "La Nazione" - l'accusa è di abuso d'ufficio.
Tutte le persone nel registro degli indagati, fin dall'inizio dell'inchiesta, condotta dagli uomini della Finanza e della Forestale, attraverso i loro legali - dal canto loro - avevano controbattuto alle accuse producendo una consistente mole di documenti.
Le indagini riguardano un periodo di tempo che va dal 2004 al 2010 e si concentra sugli abbattimenti di ungulati nelle riserve naturali regionali di Lucciola Bella, Crete dell'Orcia e del Formone, Alta Val di Merse e Basso Merse. Per la procura, erano stati fatti senza richiedere preventivamente né ai competenti organi regionali, né a quelli nazionali il previsto parere obbligatorio per le riserve naturali regionali. Anzi - sempre a detta dell'accusa - erano state scritte relazioni tecniche in cui si evidenziava la necessità di fare gli abbattimenti per ridurre i danni alle colture. Eppure, secondo il pm Marini, nessuno aveva mai preventivamente eseguito una specifica attività di monitoraggio e censimento della popolazione degli ungulati, tanto che non risultano "situazioni o studi specifici tali da evidenziare squilibri ecologici della fauna selvatica all'interno di queste riserve naturali".
E non solo: nella richiesta di rinvio a giudizio si sottolinea anche il modo di fare gli abbattimenti, che "procuravano agli indagati un ingiusto vantaggio patrimoniale". Infatti, stando a quanto scritto dal pm, venivano fatte con il metodo, non consentito, della "braccata". In sostanza, venivano usati veicoli, a volte di proprietà dell'amministrazione provinciale, dai quali si sparava agli animali. I proprietari dei terreni, sempre secondo il magistrato, venivano fatti partecipare senza, tra l'altro, aver frequentato corsi d'istruzione e alla fine ricevevano parte degli animali uccisi come risarcimento dei danni alle colture, nonostante i dirigenti sapessero che gli stessi proprietari venivano totalmente risarciti dalla Provincia. Accuse che gli indagati hanno contestato con forza fin dall'inizio. Ora la palla passa al gup (giudice dell'udienza preliminare).
- TAG: animali, aree protette, caccia, maltrattamenti
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i cacciamerda bastardi continuano a perpetrare i loro crimini....
ben sapendo che in questo schifoso paese del cazzo
la faranno,come sempre,franca !
MILANO, BRACCONIERI BRESCIANI FANNO STRAGE DI UCCELLINI
Martedì, 12 Novembre 2013
Wwf Lombardia: il blitz della polizia a Bareggio
"Gli sterminators". Così era soprannominata da un agricoltore di Bareggio, in provincia di Milano, una banda di bracconieri bresciani che da alcune settimane cacciavano piccoli uccelli di passo nelle campagne del paese, in località Cascina Bergamina. Ne dà notizia il Wwf della Lombardia. La chiamata giunta al telefono antibracconaggio dell'associazione del Panda riferiva dell'uccisione di qualsiasi volatile sorvolasse quelle campagne, dell'utilizzo di richiami acustici vietati e delle tecniche attuate dai bracconieri per eludere i controlli. Sabato scorso le guardie venatorie del Wwf, insieme agli agenti della polizia provinciale di Milano, hanno messo fine agli atti di bracconaggio: tre i denunciati in concorso tra loro per abbattimento di specie protette, utilizzo di mezzi di caccia vietati e detenzione di munizioni a palla unica non denunciate. Tutti provenivano dalla provincia di Brescia, due utilizzavano fucili semiautomatici, mentre il terzo privo di porto d'armi raccoglieva e occultava gli animali protetti uccisi. All'avvicinarsi di qualsiasi auto, i tre osservavano col binocolo la campagna per eludere i controlli, ma le guardie del Wwf, dopo un paziente avvicinamento, hanno colto in flagranza di reato uno dei cacciatori, che aveva appena abbattuto un migliarino di palude (Emberiza schoeniclus, una specie protetta), mentre un richiamo elettroacustico vietato era in funzione per attirare gli uccelli di passo.
Nascosti in un sacchetto tra la vegetazione parte della fauna c'erano tre fanelli, sei pispole, un migliarino di palude e una ballerina bianca, tutte specie che è vietato cacciare. Il richiamo nelle prime fasi del controllo è stato spento tramite un telecomando e non è stato ritrovato. La polizia provinciale ha sequestrato due fucili semiautomatici, 850 cartucce, una munizione a palla unica non denunciata, un telecomando per richiamo elettroacustico e la fauna abbattuta. "In quelle campagne sono stati uccisi in queste settimane centinaia di uccelli protetti - spiega Antonio Delle Monache, coordinatore delle guardie Wwf Lombardia - nella stessa località eravamo già intervenuti negli ultimi tre anni denunciando in collaborazione con la polizia provinciale di Milano sempre cacciatori provenienti dalla provincia di Brescia per l'uccisione di uccelli protetti e l'uso di richiami vietati. Ci sono molte situazioni analoghe nel Milanese, che ci vengono quotidianamente segnalate da cittadini e cacciatori stanchi del bracconaggio ai piccoli uccelli migratori". "Purtroppo - prosegue Delle Monache - non è semplice cogliere in flagranza i bracconieri. Gli animali vengono occultati in luoghi diversi, i richiami più recenti sono dotati di telecomando che ha un raggio d'azione di centinaia di metri con un codice di blocco che impedisce di riaccenderlo una volta spento. C'è una chiara lacuna nella legislazione vigente: aziende italiane costruiscono questi micidiali ed illegali dispositivi con il chiaro intento di eludere i controlli di polizia. Occorre rivedere la Legge e vietare la produzione e la vendita di dispositivi destinati al bracconaggio. Grazie alla professionalità degli agenti della polizia provinciale l'attività di bracconaggio a Bareggio è stata fermata. Nei prossimi giorni ci dedicheremo ad altre situazioni segnalateci".
- TAG: animali, caccia, maltrattamenti
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qualcosa si muove.......
CAMPOBASSO, SPARO' AD UN GATTO: PAGHERA' 15 MILA EURO DI MULTA
Martedì, 17 Dicembre 2013
Il fatto è accaduto nel marzo scorso
La vicenda risale al marzo scorso quando un uomo di 53 anni (G.P.), residente a Campobasso, sparò 2 colpi di fucile, per uccidere un gatto di proprietà e una gazza ladra. I volontari della sezione OIPA di Campobasso convinsero i proprietari del gatto a sporgere denuncia e misero a disposizione assistenza legale gratuita.
Grazie alla denuncia, i Carabinieri di Campobasso avviarono le indagini e identificarono il colpevole, perquisendo l'abitazione e trovando un vero e proprio arsenale: sei fucili da caccia, due carabine due pistole e quasi 1400 cartucce. L'uomo venne quindi deferito all'Autorità Giudiziaria per uccisione di animali, detenzione abusiva di munizioni ed esplosioni pericolose.
Dopo una dura battaglia per impedire l'archiviazione del procedimento penale l'OIPA di Campobasso è lieta di annunciare che nei giorni scorsi il Tribunale Monocratico di Campobasso ha condannato l'uomo, su richiesta di patteggiamento, a 2 mesi di reclusione, convertendo la pena in € 15.000,00 di multa per il reato di uccisione di animali. Per gli altri capi d'imputazione l'uomo è ricorso all'istituto dell'oblazione.
"Finalmente anche nel Molise si inizia ad assistere alla giusta applicazione di leggi e pene previste a tutela degli animali – sottolinea Angela Annecchione, delegata OIPA Campobasso – Vogliamo che questa condanna sia un monito e un deterrente per chi non ha scrupoli nel maltrattare o uccidere gli animali, ma che soprattutto sottolinei l'importanza di denunciare e di non voltare la testa dall'altra parte perché l'omertà favorisce i colpevoli e non le vittime. Ringraziamo anche l'Arma dei Carabinieri grazie alla quale il colpevole è stato identificato e giustamente punito".
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