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Discussione: la paura

  1. #11
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    Predefinito Re: la paura

    Citazione Originariamente Scritto da Tular
    Da un punto di vista duale, finché c'è un testimone che osserva c'è anche qualcosa che viene osservato; finché c'è il due c'è sempre la possibilità che attaccamento o avversione possano fiorire e quindi con essi anche la paura di perdere qualcosa oppure di fuggire da qualcosa.
    Capisco che la parola "testimone" possa essere percepita come l'osservazione di qualcosa, ma l'immagine che sento più vicina a questa esperienza è quella di una coppa d'acqua.

    La coppa è stata riempita, e al tempo stesso è il testimone di questa pienezza.
    In quel momento la coppa è un tutt'uno con l'acqua, ne sta godendo pienamente tutte le qualità : la freschezza, la limpidezza, la semplicità e soprattutto sta sperimentando che una "sete" è scomparsa.

    Quando un essere umano sente che la sua "coppa" è vuota, non può nemmeno testimoniare che la coppa è vuota, non lo può testimoniare perchè non sa cosa deve testimoniare; non sa qual'è quella sostanza che possa riempire quella coppa per avere quell'esperienza di appagamento.
    La vita degli uomini è riempire e svuotare la propria coppa con aranciate , chinotti , succhi di frutta, birre e quant'altro.
    Questo processo di riempimento e svuotamento, è in definitiva uno stato di separazione da quella Vera Acqua, tu lo vuoi chiamare dualità, non c'è problema.
    A me piace di più la parola separazione.

    Però...

    Se ti dicessi che questo processo di riempimento e svuotamento è un'illusione...
    Se ti dicessi che quella coppa è stata riempita con quell'acqua nel momento che siamo nati...,
    Se ti dicessi che oggi quest'acqua è ancora lì e sta esattamente nello stesso posto in cui era stata messa molto tempo fa...
    Se ti dicessi che l'essere umano sta vivendo questo paradosso di voler riempire qualcosa che è già pieno...
    Se ti dicessi che l'essere umano è in quella condizione in cui sta sperimentando un vuoto, invece di sperimentare una pienezza...

    Che mezzi hai per verificare queste affermazioni ?
    Devi fare quello che hanno fatti tutti gli esseri umani che hanno ricevuto una risposta. Devi fare emergere la tua coppa , ovvero il tuo testimone, che ha la capacità di riconoscere quella Vera Acqua.
    Non è con il nostro raziocinio o con lo studio che potremo rispondere a questo anelito.
    Solo il nostro testimone ci farà da guida...
    *
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  2. #12
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    Predefinito Re: la paura

    ...bisogna anche dire che non è mica necessario che la paura si debba sconfiggere del tutto...per dire un SI incondizionato alla vita...

    ...ci si puo' convivere...ci si puo' alleare...si puo' entrare dentro di essa...senza combatterla.
    Ultima modifica di Ucci Do; 11-09-13 alle 21:33
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  3. #13
    .
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    Predefinito Re: la paura

    Citazione Originariamente Scritto da Tular Visualizza Messaggio
    A mio parere la metafisica non è astratta sottigliezza; o la si sente reale (non parlo per te ovviamente, parlo in generale, me compreso) , oppure è meglio lasciarla perdere ed assumere un punto di vista esclusivamente fisico, pena proprio il trasformarla in inutile sottigliezza e gioco mentale.
    Se la si sente reale e se al tempo stesso ci si sente anima immortale allora non si fa proprio il punto di vista non duale; l’anima di chi? E perché ci dovrebbe essere una distinzione tra anima e non anima? E perché immortale? Immortale si contrappone e presuppone il mortale, ma da un punto di vista davvero non duale niente nasce e niente muore. Stesso discorso per il desiderio di perfezione, se questa è la nota dominante del proprio sentire allora si è perfettamente all’interno di un punto di vista duale, c’è un perfezionando ed una perfezione da raggiungere, come minimo.
    Quindi, in questi ultimi casi a mio parere è molto più utile battere una strada stoica, o epicurea, o cristiana, tutte strade che puntano su diversi concetti di perfezione, ma appunto dal punto di vista di chi vede il due e non l'uno.
    Se invece davvero si sente il due come falso, non resta che avere il coraggio di far proprio un punto di vista radicalmente non duale e lì non c’è anima immortale o corpo mortale, non c’è perfezione ed imperfezione, non c'è conseguimento e nemmeno paura, c’è poco da fare. Non devono proprio far parte del proprio orizzonte mentale, come minimo, altrimenti ci si contraddice.


    Ci si sente corpo? Benissimo, non importa. Ci si sente anima immortale? Benissimo, non importa, perché prima di tutto ci si sente, ossia si è. C'è qualcosa da raggiungere? No; c'è qualcosa da perdere? No. Chi perde? Chi raggiunge? Se si fa proprio un punto di vista non duale la prospettiva è diversa da quella di chi ambisce a qualcosa, fosse anche la perfezione.
    La conoscenza poi a mio parere viene sempre dopo l'essere, prima di tutto ognuno sa di essere e non ce lo dice nessuno, lo sappiamo e basta perché siamo. Perfino nello stato di coma in qualche modo ci "siamo", anche se non conosciamo un bel niente.
    Prima si è e non serve raggiungere qualcosa per essere, poi si conosce, solo poi e si conosce sempre qualcosa di altro da noi. Noi siamo e basta.


    Con questo non sto ovviamente dicendo che il punto di vista non duale sia senz'altro il mio, anzi, ma non è questo il punto; facevo soltanto notare un’ovvia conseguenza di alcune premesse.

    Krishnamurti in video spiega egregiamente il funzionamento della mente pensante. La natura di questa funzione è quella di situare e spiegare, non quella di fare nuova esperienza. Un punto di vista è un punto di vista. Odora di morto. Aranciata, chinotto o succo di frutto, non fa differenza.
    La mente pensante è la sorgente e il centro del "me". Al tempo stesso è ciò che mantiene questo "me" separato da ciò-che-non-è-"me". La mente crea la contrapposizione, il conflitto e, quindi, la paura. Quel che mi preme è cercare una via per andare Oltre.
    Poniamo di avere raggiunto la capacità di percepire la realtà in modo impersonale, senza l'ostacolo del "me". Come nelle storie Zen, raggiungo il punto in cui si lascia "cadere" la mente. Posso sentire, con tutto il mio Essere, che anche le altre parti sono rivolte nella medesima direzione, in ogni istante? So per esperienza che non è così. Le mie parti in realtà sono isolate, separate l'una dall'altra, facilmente trascinate dalle occupazioni quotidiane, come da una corrente discendente. Forse a questo punto intuisco il significato di ciò che s'intende per "purificazione". La coppa forse non è ancora pronta per godere di quell'acqua così limpida e va mondata.
    Ultima modifica di donerdarko; 12-09-13 alle 00:59
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  4. #14
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    Predefinito Re: la paura

    Vorrei far notare che la mente non la possiamo purificare.
    La mente è la creatrice della sporcizia, non è sporca per sua natura.
    Quest'opera nei confronti della nostra mente, o ego , o come lo vogliate chiamare è controproducente,...può solo peggiorare le cose.
    Non deve essere lei la destinataria delle nostre attenzioni.
    Noi dobbiamo pulire la nostra casa dal casino che ha fatto ed evitare che continui a farlo. Questa è la purificazione.
    A questo punto abbiamo due scelte problematiche: o assumiamo un'impresa di pulizie di cui non ci fidiamo, o facciamo noi tutto questo lavaggio.
    Abbiamo già parlato di queste pulizie di casa; il rischio che corriamo, se dovessimo fare noi tutto questo sporco lavoro è che potremmo tenere delle cose che dovrebbero finire nel bidone della spazzatura.
    Queste "cose" le vogliamo tenere per mille ragioni: che siamo affezzionati, che ci ricordano dei momenti della nostra vita, che potrebbero servirci ancora,...troveremo mille giustificazioni per lasciare intatte tante cose che dovrebbero essere buttate via...
    Quindi se facciamo noi questa pulizia corriamo un grosso rischio: mentre stiamo pensando a cosa dobbiamo tenere e a cosa dobbiamo buttare via, la nostra mente è in un'altra stanza che continua a mettere in disordine.
    Se questo lavoro lo facciamo noi, dobbiamo mettere in conto, che potremo non finirlo mai...
    Siamo in quella situazione in cui la barca ha un buco nella chiglia e noi invece di metterci un tappo stiamo lì a togliere con un cucchiaio l'acqua che sta entrando, e tutto questo perchè non ci fidiamo di un'impresa di pulizie che non avrà riguardo per tutte le nostre cianfrusaglie, lei vorrà solo restituirci una casa pulita.
    Se ci affidiamo a una Vera Impresa di Pulizie, allora sì che potremmo vedere chiaramente quello che fa la nostra mente e impedirgli di continuare a sporcare casa.
    Quando questa pulizia sarà completa, a quel punto potremo scoprire che sotto quel letamaio c'era un bellissimo diamante che non riuscivamo a trovare, ma che è sempre stato lì dentro casa nostra...
    *
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  5. #15
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    Predefinito Re: la paura

    Stavo passeggiando e sono passato accanto a una bancarella di libri usati.
    Gli occhi sono caduti sul faccione del filosofo Severino.
    Gli dico:" Beh, visto che mi hai chiamato,..vediamo cos'hai da dirmi "
    Apro quel libro a caso e leggo: "La Verità ha un Cuore che non trema".

    Rido e gli dico: grazie, lo riferisco agli amici sul forum...
    *
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  6. #16
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    Predefinito Re: la paura

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    La mente pensante è la sorgente e il centro del "me". Al tempo stesso è ciò che mantiene questo "me" separato da ciò-che-non-è-"me". La mente crea la contrapposizione, il conflitto e, quindi, la paura. Quel che mi preme è cercare una via per andare Oltre.
    Poniamo di avere raggiunto la capacità di percepire la realtà in modo impersonale, senza l'ostacolo del "me". Come nelle storie Zen, raggiungo il punto in cui si lascia "cadere" la mente. Posso sentire, con tutto il mio Essere, che anche le altre parti sono rivolte nella medesima direzione, in ogni istante? So per esperienza che non è così. Le mie parti in realtà sono isolate, separate l'una dall'altra, facilmente trascinate dalle occupazioni quotidiane, come da una corrente discendente. Forse a questo punto intuisco il significato di ciò che s'intende per "purificazione". La coppa forse non è ancora pronta per godere di quell'acqua così limpida e va mondata.
    Sono d'accordo, alla fine quello che si cerca è una unificazione; in questo senso purificarsi significa unificarsi; e nella misura in cui ci si unifica allora, volenti o nolenti, si attenuano desideri ed avversioni e quindi anche la paura.
    Ma appunto, finché si parla di andare oltre, finché si parla di raggiungere una capacità, finché si parla di superare un ostacolo si è nel due, non nell'uno. Questa è la ragione per cui preferisco una via che si esprima in un chiaro linguaggio duale. Se al contrario si fa da subito proprio il linguaggio non duale, necessariamente il punto di vista deve cambiare e con esso anche il proprio atteggiamento e di molto. Chi è che deve andare oltre e perché? E quale capacità di percepire in modo impersonale la realtà occorre conquistare? Ci sono forse due realtà, quella attuale imperfetta e quella vera perfetta? impossibile, da un punto di vista non duale. Ci sono due me? uno limitato, frutto della mente, ed uno illimitato? Impossibile, da un punto di vista non duale. Anzi, c'è una mente? No. Ci sono forse gradi di realtà? No, la realtà è una. Ci sono parti? No. E la tua esperienza di esse è solo un'illusione. Quindi, perché agitarsi?
    E' diverso.
    Ultima modifica di Tular; 13-09-13 alle 20:18

  7. #17
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    Predefinito Re: la paura

    Citazione Originariamente Scritto da Z4rdoz
    Capisco che la parola "testimone" possa essere percepita come l'osservazione di qualcosa, ma l'immagine che sento più vicina a questa esperienza è quella di una coppa d'acqua.

    La coppa è stata riempita, e al tempo stesso è il testimone di questa pienezza.
    In quel momento la coppa è un tutt'uno con l'acqua, ne sta godendo pienamente tutte le qualità : la freschezza, la limpidezza, la semplicità e soprattutto sta sperimentando che una "sete" è scomparsa.

    Quando un essere umano sente che la sua "coppa" è vuota, non può nemmeno testimoniare che la coppa è vuota, non lo può testimoniare perchè non sa cosa deve testimoniare; non sa qual'è quella sostanza che possa riempire quella coppa per avere quell'esperienza di appagamento.
    La vita degli uomini è riempire e svuotare la propria coppa con aranciate , chinotti , succhi di frutta, birre e quant'altro.
    Questo processo di riempimento e svuotamento, è in definitiva uno stato di separazione da quella Vera Acqua, tu lo vuoi chiamare dualità, non c'è problema.
    A me piace di più la parola separazione.
    Ma appunto, vedi utilizzi un linguaggio e delle immagini duali, cosa che trovo naturale; la coppa e l'acqua = 2; la coppa che per un certo tempo = 2 fa esperienza dell'acqua +1 =3

    L'esperienza dell'appagamento = 2.
    Insomma, se si parla di arrivare, tramite oppurtune disciplina di vita, di pensiero, di sentimento ad essere e quindi ad esperire un'unità attualmente non esperita, si sta utilizzando un linguaggio duale, tipico dello stoicismo, dell'epicureismo (anche se in cornici diverse, ovvio).

    Se invece

    Citazione Originariamente Scritto da Z4rdoz Visualizza Messaggio

    Però...

    Se ti dicessi che questo processo di riempimento e svuotamento è un'illusione...
    Se ti dicessi che quella coppa è stata riempita con quell'acqua nel momento che siamo nati...,
    Se ti dicessi che oggi quest'acqua è ancora lì e sta esattamente nello stesso posto in cui era stata messa molto tempo fa...
    Se ti dicessi che l'essere umano sta vivendo questo paradosso di voler riempire qualcosa che è già pieno...
    Se ti dicessi che l'essere umano è in quella condizione in cui sta sperimentando un vuoto, invece di sperimentare una pienezza...

    Che mezzi hai per verificare queste affermazioni ?
    Devi fare quello che hanno fatti tutti gli esseri umani che hanno ricevuto una risposta. Devi fare emergere la tua coppa , ovvero il tuo testimone, che ha la capacità di riconoscere quella Vera Acqua.
    Non è con il nostro raziocinio o con lo studio che potremo rispondere a questo anelito.
    Solo il nostro testimone ci farà da guida...
    Mi sta bene, ma allora se ci si trova nella situazione attualmente "in cerca del mezzo" non ha molto senso adottare da subito un linguaggio non duale, che è quello che stavo facendo notare. Un realizzato lo potrà adottare (dal nostro punto di vista). Uno che si sta facendo "guidare" dal testimone (1+1=2) no, perché se invece lo si adotta si deve avere il coraggio di esserne conseguenti fino in fondo: nessuna guida, nessun testimone, solo uno da subito, anzi da sempre.
    Ultima modifica di Tular; 13-09-13 alle 20:37

  8. #18
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    Predefinito Re: la paura

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do Visualizza Messaggio
    ...bisogna anche dire che non è mica necessario che la paura si debba sconfiggere del tutto...per dire un SI incondizionato alla vita...

    ...ci si puo' convivere...ci si puo' alleare...si puo' entrare dentro di essa...senza combatterla.
    Diciamo che la paura, così come altri istinti, è utile su di un certo piano, perché ci fa risparmiare energie e tempo nel percepire i pericoli e nel metterci al riparo. Ma a mio parere è chiaro che, nella misura in cui ci si unifica, scompare gradualmente il due e quindi si attenuano desideri ed avversioni e quindi, anche non volendolo, si attenua la paura oltre che altre cose; è una specie di conseguenza necessaria, un corollario anche se non voluto.

  9. #19
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    Predefinito Re: la paura

    Citazione Originariamente Scritto da Z4rdoz Visualizza Messaggio
    Vorrei far notare che la mente non la possiamo purificare.
    La mente è la creatrice della sporcizia, non è sporca per sua natura.
    Quest'opera nei confronti della nostra mente, o ego , o come lo vogliate chiamare è controproducente,...può solo peggiorare le cose.
    Non deve essere lei la destinataria delle nostre attenzioni.
    A mio parere il verbo "purificare", che contiene tra l'altro l'idea di un fuoco che arde (e il fuoco rimanda all'idea dell'uno) lo si può applicare dualisticamente su più piani; lo si può applicare alla mente, in tal caso purificare la mente significherà farle assumere delle qualità unificanti, centranti, calmanti, fortificanti, stabilizzanti; significherà non farla correre dietro desideri ed avversioni, fino ad un certo punto; e questa è una cosa. Un'altra cosa è dire che tutto il nostro essere, che in potenza è uno, lo deve diventare anche in atto. Questa purificazione è più spinta e non si riferisce al già di per sé non semplice "purificare" la mente.
    E' chiaro che se invece si assume da subito un punto di vista non duale, allora non c'è né potenza né atto, si è e basta.
    Del resto la coscienza e l'incoscienza sono due e sono qualità della mente. L'essere viene prima, tanto è vero che siamo anche quando giaciamo incoscienti nel sonno profondo, così come siamo anche quando parzialmente coscienti sogniamo, così come siamo anche quando siamo coscienti nella nostra veglia. Siamo in ogni caso.
    Ultima modifica di Tular; 13-09-13 alle 21:05

  10. #20
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    Predefinito Re: la paura

    Per curiosità, se la mente non va purificata il praticante di Raja Yoga che motivo avrebbe di seguire le otto tappe del Patañjali, in particolare Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi?
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

 

 
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