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Rif: Eutanasia :
Citazione:
Originariamente Scritto da
Mc Queen
Io sono favorevole perchè credo nella scelta individuale. La persona ha il diritto di decidere di sè. Qualunque sia la direzione.
Ritengo che si tratti di cosa talmente privata da non potersi ammettere alcuna interferenza esterna.
Quindi teoricamente nemmeno dello Stato?
Perchè a conti fatti, se credi in un concetto di individualità così spinto, pensi che nessuno debba legiferarci in merito. Ne a favore, ne contro. Ovvero , scusami se mi ripeto, "i conti con la tua anima, li fai tu, a prescindere da tutto".
Il che da un certo punto di vista, è indubbiamente preferibile a chi ne rivendica un presunto diritto di fronte allo Stato.
E spiego il perchè della mia posizione (che è comunque contraria alla legalizzazione).
L'Eutanasia si è sempre fatta. Inutile girarci attorno, la storia è piena di pietosi cuscini che si sprimacciavano sul volto del parente anziano malato.
Ma la responsabilità , soprattutto morale, prima che legale, la prendeva il singolo che pensava di aver agito nel bene della persona.
Nel cuor suo sapeva o riteneva di aver agito per il meglio. O in cuor suo rimaneva l'atroce dubbio di aver spento una vita che magari, chissà, poteva riprendersi.
La cosa cioè richiedeva un enorme senso di responsabilità, e ponderatezza nelle scelte.
Ora però si vuole rinunciare (o meglio l'Occidente "liberato" dalla sua responsabilità) a questo gravame morale per trasformarlo in una specie di consuetudine, legalizzata o meno.
La maggior parte delle volte che mi trovo a discutere di aborto , specie con persone poco o punto politicizzate (ovverosia il 90% delle persone), la risposta classica è "E' una legge dello stato".
Ovverosia non rientra più nella categoria giusto/sbagliato , ma in quella legale od illegale.
Ed è ovvio quindi che in virtù di ciò , l'Occidente , non solo si smoralizza (e qui ognuno potrebbe dire che la morale è relativa, ecc. ecc.) ma soprattutto , e spero che non vi siano obiezioni in merito, perde il senso del Dovere e della Responsabilità, ovvero che ad ogni azione , corrisponda un effetto sul piano della Realtà e della Società e della Vita del Singolo che la attua.
Ovvero, ad integrazione di quanto sopra, si perde ulteriormente il senso della Morte (che è integrante al senso della Vita) che abbiamo già delegato, nascosto, mandando i nostri vecchi a morire in ospizi e ospedali.
Paradossalmente, mi raccontava mio padre medico, che fino a 25/30anni fa (una generazione cioè) quando ad un vecchio ricoverato , mancava ormai poco per tirare le cuoia, i figli dicevano "vogliamo portarcelo a casa, che muoia insieme a noi dov'è vissuto".
Il che ha un enorme valore metafisico, simbolico e chi più ne ha più ne metta, oltre che il significato profondo che si riversa nell'assetto sociologico del vivere comunitario, su quanto sia salda l'unità famigliare ed il senso intimo e profondo di questa unità, che è uno specchio minore del senso collettivo di aderenza ad un popolo.
Tutto il contrario di oggi, dove la stessa Morte è divenuta o vuole divenire una mera pratica burocratica.
Insomma è la contrapposizione del Diritto a quella del Dovere
Dell'Individualismo alla visione Comunitaria, dove comunità non è solo un'ipotetica adesione razziale - etnica - culturale legata al presente ed al passato , ma ove comunità è un senso di proiezione di manifesto e condiviso destino proiettata (impersonalmente) al futuro.
Il presunto diritto all'Eutanasia, proietta ulteriormente l'Europa al suicidio collettivo, riconoscendo la Morte stessa come presunto diritto, e quindi - riflesso - il diritto di modificare-manipolare-distruggere la Vita che sia quella di un singolo o di un'intera comunità, in nome appunto di una presunta cultura del "Ho diritto a..."
Certo esisterà sempre il caso pietoso, il caso personale, il caso che ci strappa il cuore.
Possiamo essere anche noi, domani, a schiantarci in macchina ed essere quindi costretti a vivere come vegetali.
Ma appunto , è proprio il timore di questa tentazione che ancora di più ci deve spingere , anche per rincuorarci , all'intransigenza , a combattere questa cultura della Morte e del Diritto, a favore della Cultura del Dovere che è ipso facto, Cultura della Vita.
Tutto ciò a prescindere da visioni Religiose ulteriori, su cui non mi dilungo.
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Rif: Eutanasia :
concordo al 100% con Miles.
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Rif: Eutanasia :
La sostanza delle argomentazioni da parte di Miles è di certo consistente.
Ma è stato lui stesso a toccare un punto cruciale, vale a dire quello dell'eventualità che ad ognuno di possa malauguratamente in una disgrazia tale da rendere la nostra vita afflitta da lancinanti ed irreversibili sofferenze.
Combattere questa cultura della Morte e del Diritto, a favore della Cultura del Dovere che è ipso facto, Cultura della Vita, scrive Miles... Ed io non ho nulla in contrario, essendo anche di fede cattolica.
Io e chi si professa tale, se si è coerenti, dovremmo perentoriamente rifiutare ogni ipotesi di concludere la nostra esistenza attraverso forme di morte indotta.
Diversamente, faremo i conti con la nostra coscienza e, per i credenti, col Padre Eterno.
Il problema è che esiste pure chi non lo è, non ponendosi pertanto i problemi di etica di cui sopra, e il legislatore non può ignorarlo.
Se così non fosse, riceveremmo una legislazione teocratica, cosa alla quale neppure io farei affidamento.
Un altro ordine di problema è il momento in cui si manifesta un certo stato delle cose.
Esistono disabili felicissimi di vivere (per conoscenza personale, ma si prneda all'uopo l'esempio di Crisafulli) ma anche altri ai quali, se non lo fossero, mi sentirei davvero indelicato se tentassi di convincerli che si può fare anche a meno di un paio di gambe perchè ciò che conta è la cultura della vita e via dicendo.
Sono scelte che solo chi prova determinate sensazioni è in grado di compiere sapendo davvero quello che fa.
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Rif: Eutanasia :
Favorevole.
L'idea di trovarmi imprigionato in una condizione di sofferenza, senza possibili vie di fuga mi terrorizza; l'eutanasia se decisa da un individuo perfettamente in grado di intendere e praticata in modo da eliminare qualsiasi sofferenza, mi pare l'unica soluzione al problema.
Interessante il contributo di Miles, a parer mio qualsiasi società comunitaria stabile deve tener conto delle esigenze individuali. La vita comunitaria è già un compromesso tra aspirazioni individuali ed esigenze collettive, meno regole si impongono meno probabile è il collasso della società stessa. Andrebbero normati secondo me solo quei comportamenti individuali del tutto incompatibili con le esigenze collettive, l'eutanasia (se praticata come ho descritto sopra) non è tra questi comportamenti.
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Rif: Eutanasia :
Citazione:
Originariamente Scritto da
00_Void
Favorevole.
L'idea di trovarmi imprigionato in una condizione di sofferenza, senza possibili vie di fuga mi terrorizza; l'eutanasia se decisa da un individuo perfettamente in grado di intendere e praticata in modo da eliminare qualsiasi sofferenza, mi pare l'unica soluzione al problema.
Interessante il contributo di Miles, a parer mio qualsiasi società comunitaria stabile deve tener conto delle esigenze individuali. La vita comunitaria è già un compromesso tra aspirazioni individuali ed esigenze collettive, meno regole si impongono meno probabile è il collasso della società stessa. Andrebbero normati secondo me solo quei comportamenti individuali del tutto incompatibili con le esigenze collettive, l'eutanasia (se praticata come ho descritto sopra) non è tra questi comportamenti.
cazzate.
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Rif: Eutanasia :
Citazione:
Originariamente Scritto da
Giò91
cazzate.
Vedila così.
Il complesso delle leggi della comunità e delle leggi naturali (intese come leggi fisiche) costituisce una gabbia, meno l'individuo è in grado di scorgere le pareti della propria gabbia meglio sta'.
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Rif: Eutanasia :
La Morale del Singolo, riguarda il Singolo. Cattolico, Ateo, Protestante, Buddista e via discorrendo.
Il Problema è che si pone, attualmente, il problema Morale, solo in termini confessionali strettamente recintati.
E proprio per questo ho voluto saltarlo a piè pari.
Ho infatti parlato di quale sia il Dovere di uno Comunità (Stato-Nazione - Popolo) per potersi perpetuare.
E dopo questo punto si può semmai quale possa essere il Dovere del singolo.
Il Dovere , è appunto avere e perpetrare la concezione stessa del Dovere (mi si perdoni il gioco di parole).
Ovverosia liberalizzare l'Eutanasia, toglie al singolo, il concetto stesso della responsabilità e delle sue conseguenze, relegandolo ad un mero concetto burocratico (si può fare non perchè è giusto o sbagliato , ma perchè è legale o meno, dove la legge tra l'altro ha perso la sua connotazione regale e divina, ma è diventata semplice convenzione burocratica)
Nel momento che deresponsabilizzi il singolo , deresponsabilizzi la Società (che è allo stesso tempo organismo a se e moltitudine di individui)
Detto in soldoni, in una società in cui è lecito (certo in determinate occasioni, ma è comunque un precedente ) ammazzare i vecchi o i bambini, perchè poi se rubo una mela becco 6 mesi di condanna? E' una esagerazione voluta, ma rende l'idea. Così come "perchè io - legislatore - eletto da una massa di persone che hanno rinunciato al loro senso del dovere e del sacrificio, pardon , al senso stesso di responsabilità di fronte alla vita, devo essere migliore di loro, se appunto rappresento loro?"
Sono discorsi appositamente generale e generici, ma la Società va pensata dal punto di vista comunitario.
Ci sarà sempre, come ci son sempre stati i casi pietosi, i casi limite, e personalmente ne potrei raccontare di strazianti, riguardanti miei famigliari.
Ma appunto è andare oltre ai desiderata del singolo o delle sue emozioni, il senso di una società organica.
Quello che rimprovero al padre di Eluana, non è che ha ammazzato la figlia.
Ma che ha rivendicato il diritto di farlo, potendosi così delegare la coscienza da "inutili" pensieri e "rimorsi". Ed una società che rinuncia ad i suoi pensieri e ai suoi rimorsi, alle sue riflessioni, diventa solo un aggregato amorfo di singoli, sempre più atomizzati nel "ho Diritto a..."
Se l'avesse ammazzata premendogli un cuscino sul volto, avrebbe avuto la mia più umana comprensione, che allo stato attuale non ha.
Perchè ha voluto burocratizzare ergo deumanizzare il gesto di pietà paterna.
Nel momento che togli dignità alla morte, togli dignità alla vita.
E non è un discorso prettamente Religioso, Morale, Confessionale.
E' un discorso che vuol semplicemente dire: Ha più diritto la vita del singolo o quella della sua comunità?
Tutto ci
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Rif: Eutanasia :
Citazione:
Originariamente Scritto da
00_Void
La vita comunitaria è già un compromesso tra aspirazioni individuali ed esigenze collettive, meno regole si impongono meno probabile è il collasso della società stessa. Andrebbero normati secondo me solo quei comportamenti individuali del tutto incompatibili con le esigenze collettive, l'eutanasia (se praticata come ho descritto sopra) non è tra questi comportamenti.
Le società più libertarie son quelle che si stanno più velocemente dissolvendo, perdendo la loro "anima" perdono anche la loro "corporeità".
Paradossalmente l'assenza di limiti è anch'essa una schiavitù, forse la peggiore, perchè si diventa appunto schiavi - ingabbiati se preferisci - delle proprie più basse pulsioni.
La libertà è in questo caso schiavitù (fa molto 1984 , lo so...) ma l'evoluzione/involuzione in atto in Olanda, ne è un chiaro esempio.
L'Olanda così libertaria e libertina, non solo ha perso la sua anima (passi, la metafisica può non interessare a tutti) ma è diventato un posto dove si vive letteralmente , di merda.
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Rif: Eutanasia :
Citazione:
Originariamente Scritto da
Miles
E' un discorso che vuol semplicemente dire: Ha più diritto la vita del singolo o quella della sua comunità?
Quello della collettività, ma il suicidio di un individuo (l'eutanasia nei termini che ho descritto è solo una forma di suicidio) non mette a repentaglio l'esistenza di qualsiasi comunità, e per me ne esiste solo una.
E' solo un modo per permettere a degli individui disperati di porre fine alle proprie sofferenze. Solo questo, particolari conseguenze non ce ne sono.
Citazione:
L'Olanda così libertaria e libertina, non solo ha perso la sua anima (passi, la metafisica può non interessare a tutti) ma è diventato un posto dove si vive letteralmente , di merda.
Penso che la felicità sia legata alla disponibilità di beni (e servizi) materiali, alla disponibilità di tempo, alla sicurezza e ad un apparato di leggi che non venga percepito come eccessivamente costrittivo. Considerazioni metafisiche non mi appartengono.
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Rif: Eutanasia :
Citazione:
Originariamente Scritto da
00_Void
Quello della collettività, ma il suicidio di un individuo (l'eutanasia nei termini che ho descritto è solo una forma di suicidio) non mette a repentaglio l'esistenza di qualsiasi comunità, e per me ne esiste solo una.
E' solo un modo per permettere a degli individui disperati di porre fine alle proprie sofferenze. Solo questo, particolari conseguenze non ce ne sono.
La collettività è fatta di individui (a meno che non la si veda sotto forma di un informe blob in stile Khmer Rouge) .
Ciò che consenti all'individuo, lo devi consentire alla comunità, e viceversa. Il resto è sentimentalismo.
Citazione:
Penso che la felicità sia legata alla disponibilità di beni (e servizi) materiali, alla disponibilità di tempo, alla sicurezza e ad un apparato di leggi che non venga percepito come eccessivamente costrittivo. Considerazioni metafisiche non mi appartengono.
In parte vero. Ma questo devi essere in grado di garantirlo non solo nell'oggi, ma anche nel domani. Le società libertarie accelerano l'entropia, autodistruggendosi. Che senso ha se in Olanda ti puoi divertire ammazzandoti di canne e troie, se poi , tra vent'anni, lasci solo merda ai tuoi figli?
Non è metafisica, ma pragmatica programmazione, se preferisci.