Quindi teoricamente nemmeno dello Stato?
Perchè a conti fatti, se credi in un concetto di individualità così spinto, pensi che nessuno debba legiferarci in merito. Ne a favore, ne contro. Ovvero , scusami se mi ripeto, "i conti con la tua anima, li fai tu, a prescindere da tutto".
Il che da un certo punto di vista, è indubbiamente preferibile a chi ne rivendica un presunto diritto di fronte allo Stato.
E spiego il perchè della mia posizione (che è comunque contraria alla legalizzazione).
L'Eutanasia si è sempre fatta. Inutile girarci attorno, la storia è piena di pietosi cuscini che si sprimacciavano sul volto del parente anziano malato.
Ma la responsabilità , soprattutto morale, prima che legale, la prendeva il singolo che pensava di aver agito nel bene della persona.
Nel cuor suo sapeva o riteneva di aver agito per il meglio. O in cuor suo rimaneva l'atroce dubbio di aver spento una vita che magari, chissà, poteva riprendersi.
La cosa cioè richiedeva un enorme senso di responsabilità, e ponderatezza nelle scelte.
Ora però si vuole rinunciare (o meglio l'Occidente "liberato" dalla sua responsabilità) a questo gravame morale per trasformarlo in una specie di consuetudine, legalizzata o meno.
La maggior parte delle volte che mi trovo a discutere di aborto , specie con persone poco o punto politicizzate (ovverosia il 90% delle persone), la risposta classica è "E' una legge dello stato".
Ovverosia non rientra più nella categoria giusto/sbagliato , ma in quella legale od illegale.
Ed è ovvio quindi che in virtù di ciò , l'Occidente , non solo si smoralizza (e qui ognuno potrebbe dire che la morale è relativa, ecc. ecc.) ma soprattutto , e spero che non vi siano obiezioni in merito, perde il senso del Dovere e della Responsabilità, ovvero che ad ogni azione , corrisponda un effetto sul piano della Realtà e della Società e della Vita del Singolo che la attua.
Ovvero, ad integrazione di quanto sopra, si perde ulteriormente il senso della Morte (che è integrante al senso della Vita) che abbiamo già delegato, nascosto, mandando i nostri vecchi a morire in ospizi e ospedali.
Paradossalmente, mi raccontava mio padre medico, che fino a 25/30anni fa (una generazione cioè) quando ad un vecchio ricoverato , mancava ormai poco per tirare le cuoia, i figli dicevano "vogliamo portarcelo a casa, che muoia insieme a noi dov'è vissuto".
Il che ha un enorme valore metafisico, simbolico e chi più ne ha più ne metta, oltre che il significato profondo che si riversa nell'assetto sociologico del vivere comunitario, su quanto sia salda l'unità famigliare ed il senso intimo e profondo di questa unità, che è uno specchio minore del senso collettivo di aderenza ad un popolo.
Tutto il contrario di oggi, dove la stessa Morte è divenuta o vuole divenire una mera pratica burocratica.
Insomma è la contrapposizione del Diritto a quella del Dovere
Dell'Individualismo alla visione Comunitaria, dove comunità non è solo un'ipotetica adesione razziale - etnica - culturale legata al presente ed al passato , ma ove comunità è un senso di proiezione di manifesto e condiviso destino proiettata (impersonalmente) al futuro.
Il presunto diritto all'Eutanasia, proietta ulteriormente l'Europa al suicidio collettivo, riconoscendo la Morte stessa come presunto diritto, e quindi - riflesso - il diritto di modificare-manipolare-distruggere la Vita che sia quella di un singolo o di un'intera comunità, in nome appunto di una presunta cultura del "Ho diritto a..."
Certo esisterà sempre il caso pietoso, il caso personale, il caso che ci strappa il cuore.
Possiamo essere anche noi, domani, a schiantarci in macchina ed essere quindi costretti a vivere come vegetali.
Ma appunto , è proprio il timore di questa tentazione che ancora di più ci deve spingere , anche per rincuorarci , all'intransigenza , a combattere questa cultura della Morte e del Diritto, a favore della Cultura del Dovere che è ipso facto, Cultura della Vita.
Tutto ciò a prescindere da visioni Religiose ulteriori, su cui non mi dilungo.





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