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Discussione: Quando si esagera...

  1. #1
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    Predefinito Quando si esagera...

    Capita a volte che un autore, nell'intento di "provocare", valichi a mio giudizio i limiti del buon gusto... realizzando opere non proprio ricche di significato e di spunti estetici o concettuali. In questo thread passerň in rassegna alcuni esempi...

    Non che io voglia mancare di rispetto al lavoro altrui, ma ovviamente chi si rivolge al pubblico con la volontŕ di "colpirlo" deve aspettarsi una quota di legittimo dissenso. Il mondo dell'arte č anche questo...
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito Re: Quando si esagera...

    Ancora cavalli impagliati, l’arte senza idee

    Sembra quasi una moda, per artisti non troppo dotati, ricorrere alla provocazione prendendo alla lettera il concetto di natura morta. Strumento prediletto, da diverse stagioni, il cadavere di cavallo.
    Se due mesi fa era stata la volta del Chevail de bataille esposto senza vita in una teca di vetro alla galleria Zabriskie di Ginevra, adesso č Maurizio Cattelan a ripetersi per l’ennesima volta proponendo alla Fondazione Beyeler, museo d’arte moderna e contemporanea alle porte di Basilea, cinque equini impagliati e appesi al muro con la testa che scompare nella parete. Le spoglie dei cavalli rappresenterebbero altrettante opere a sé, pare realizzate in precedenza da Cattelan – che si esprime passando da un’imbalsamatura all’altra fra cavalli, piccioni e ulteriori specie – appartenenti a diversi suoi collezionisti e qui radunate nella composizione chiamata Kaputt di cui IHP-Italian horse protection association chiede l’immediata rimozione.

    Mentre la galleria di Ginevra, di fronte alla stessa protesta, aveva spedito il cavallo esanime al mittente, la Fondazione Beyler al momento tace. Le obiezioni di IHP si fondano sull’inelegante spettacolo offerto involontariamente dagli animali morti, che ben prima di pendere dal muro sono stati individui. Certo, grazie all’uomo, non destinati a un’esistenza felice, pensando ai viaggi lunghi e orrendi verso i mattatoi e alle stesse, spaventose modalitŕ di uccisione a loro riservate.

    Un po’ deprimente che alla ricerca del sensazionalismo si accolgano ancora come espressioni artistiche iniziative tanto superficiali e palesemente inette a sublimare, educare, interessare.

    http://www.repubblica.it/ - PER VISUALIZZARE L'ARTICOLO COMPLETO DI IMMAGINI CLIC QUI
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-06-13 alle 03:59
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  3. #3
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    Predefinito Re: Quando si esagera...

    I Bronzi di Riace con velo da sposa e tanga, scoppia la polemica


    I Bronzi di Riace con tanga leopardato, boa fucsia e velo da sposa. Immagini che hanno scatenato polemiche quelle scattate dal fotografo Gerald Bruneau, allievo di Andy Warhol, che in un blitz compiuto nell’inverno scorso nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria immortalando i Bronzi addobbati con oggetti kitsch. Gil scatti, fa sapere la Soprintendenza dei beni archeologici della Calabria da cui dipende il Museo, non sono stati autorizzati. Le foto sono state pubblicate del sito Dagospia.it.

    I Bronzi di Riace con velo da sposa e tanga, scoppia la polemica - Corriere.it
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  4. #4
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    Predefinito Re: Quando si esagera...

    Bronzi di Riace, la guerra per bande della cultura italiana

    Simone Cosimi

    Gli scatti di Gerald Bruneau ai Bronzi di Riace fanno schifo. Con gli anni ho imparato a usare pochissimo questa formula, oscena nella sua assoluta povertŕ intellettuale. D’altronde, ho sempre lottato – anche quando ho insegnato, ragazzo ai ragazzi – per starne alla larga. Ma, per fortuna assai di rado, non mi rimane che questa scelta definitiva.

    Tuttavia quella manciata d’immagini con velo nuziale, boa di piume fucsia e perizoma leopardato hanno generato reazioni notevoli sui social network, sui giornali e, come non succede poi cosě spesso, sotto gli ombrelloni.

    Unita alla proposta di Vittorio Sgarbi – “Portiamo i Bronzi all’Expo di Milano” – ha prodotto un esempio di quei dibattiti culturali estivi che mancavano da un po’ di tempo. Roba da spiaggia: un tema che parte dall’alto dei due metri e rotti di quei colossi greci e scende alle infradito dell’ultimo fagottaro della domenica. Poi a settembre non succede niente, tranquilli.

    C’č chi, come Tommaso Labate, ha ringraziato il fotografo ed ex allievo di Andy Warhol per “aver fatto piů di decine di soprintendenti” e chi, senza troppi giri di parole, ha etichettato l’operazione come una “porcheria”.

    Ognuno ha evidentemente il suo pensiero perché l’arte č il regno della soggettivitŕ nel quale convivono indisturbati cialtroni senza idee e geni assoluti. Il lavoro di critici e storici dovrebbe essere sostanzialmente quello di separarli. Ci riescono di rado. Ma non č questo il problema.

    Ci sono invece due elementi che meritano attenzione, se vogliamo sfruttare al massimo questa mesta occasione per trarne una qualche lezione agostana.

    Primo: la gestione proprietaria e personalistica del patrimonio culturale italiano. Č vero, l’uno-due costituito dalla proposta di Sgarbi e dalla pubblicazione delle immagini da Dagospia dopo il niet della Soprintendenza č quantomeno curioso. Soprattutto perché a confermare il dubbio č oggi, su Repubblica, proprio la Soprintendente Simonetta Bonomi: “Non ci vuole un luminare per capire che era una cosa orchestrata per screditarmi, ma per quanto mi riguarda i Bronzi non si muovono da qui”.

    Non sono a favore di uno spostamento dei Bronzi. Ma com’č evidente – non solo dal pasticcio calabrese – la cultura italiana č vittima di una spietata guerra per bande fatta di screzi personali, insulti, sospetti, interessi, dietrologismi e colpi bassi non meno purulenti dei piů insopportabili movimenti politici. Anzi: il sistema nel suo complesso č da anni uno dei campi di colonizzazione piů deprimenti della peggior politica. Poltronificio alla pari delle municipalizzate, dall’ultimo museo di paese ai grandi incarichi ministeriali.

    Questo č il vero scandalo, non le foto di Bruneau: quelle opere sono patrimonio dei popoli che le hanno prodotte e in ugual misura dell’umanitŕ. Non sono cosa vostra.

    Secondo aspetto, decisamente piů di dettaglio: gli accessori femminili con cui sono stati bardati, manco fossero cavalli da palio, i capolavori ritrovati nel 1972. Mi pare che sia saltato fuori nelle critiche che ho letto un velato, ma neanche tanto, spirito machista davvero insopportabile. Come se, abbigliati di un papillon o un paio di bermuda maschili, l’effetto sarebbe stato diverso. E quasi giustificabile. Figuriamoci. Riservai lo stesso giudizio a certe campagne pubblicitarie di qualche tempo fa che mortificavano le due statue, una se non ricordo male proprio della regione Calabria.

    Č evidente che il punto, almeno per quanto mi riguarda, non č quello. Piů semplicemente l’idea che la potenza iconografica di opere uniche al mondo venga biasimata con una manciata di accessori da retrobottega televisivo. Non c’č tweetstorm o presunto guadagno di marketing che possa salvare il cattivo gusto e il tafazzismo imperante dei burocrati italioti.

    L’arte parla da sola: basterebbe liberarla dal cappio del provincialismo.

    Bronzi di Riace, la guerra per bande della cultura italiana - Wired
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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