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Discussione: Stalin

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    Predefinito Stalin

    "Stalinismo" : alcune osservazioni sui processi di Mosca

    "STALINISME" : quelques observations concernant les procs de MOSCOU sur Roger Romain Courcelles

    Sul forum "Pace socialismo comunismo" si faceva questione dei famosi processi di Mosca degli anni '30, promossi contro delitti imputabili allo "stalinismo". D’altra parte, questi processi tornano puntualmente agli onori della stampa, libri e giornali, come veri slogan che la propaganda anticomunista non si cura mai nè di approfondire nè di smentire.

    Li richiamo dunque, facendo ricorso alle osservazioni e alle testimonianze d'epoca seguenti:

    Estratti del libro, pubblicato nel 1943 a Zurigo, di J.E. Davies «Ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca. Relazioni autentiche e confidenziali sull'Unione Sovietica fino all’ottobre 1941.»

    Davies ha seguito – tutti i diplomatici potevano farlo – i processi di Mosca, come osservatore (era giurista).

    Il 17 Marzo 1938 egli inviò a Washington le sue impressioni sul processo di Bukharin e altri a Mosca. Il dispaccio è così concepito (estratti):

    «Nonostante i miei pregiudizi (...) dopo aver osservato quotidianamente i testimoni e il loro modo di deporre, e in ragione di fatti finora sconosciuti, giustificati (...) sono arrivato alla conclusione che gli accusati abbiano effettivamente violato le leggi sovietiche enumerate negli atti d'accusa. Le stesse, confermate nel contraddittorio, provano le accuse d'alto tradimento e giustificano le condanne emesse contro di loro. L'opinione dei diplomatici che hanno assistito regolarmente ai dibattiti è stata unanime: il processo ha denunciato l'esistenza di una congiura d'opposizione politica di altissimo livello. Il processo ha permesso loro di capire fatti che erano fino ad allora incomprensibili.» (p. 209)

    Davies aveva già nel 1937 assistito al processo di Radek e altri, e il 17 febbraio dello stesso anno aveva inviato un rapporto in merito al Segretario di Stato degli Stati Uniti. In esso affermava (p.33):

    «Una ragione oggettiva (...) mi ha fatto concludere – a malincuore - che lo Stato ha realmente provato le accuse. Non esiste alcun dubbio sull'esistenza di una cospirazione assai grave fra i dirigenti contro il governo sovietico, e sul fatto che le violazioni della legge indicate nei capi d'accusa siano realmente state commesse, e siano dunque punibili. Ho parlato con praticamente tutti i membri del corpo diplomatico qui presenti, e tranne, forse, una sola eccezione, tutti sono dell’avviso che i dibattiti abbiano stabilito l’effettiva esistenza di un piano segreto e di una cospirazione miranti ad eliminare il governo.»

    Nel suo diario, l’11 Marzo 1937, Davies ha annotato quest'episodio:

    «Un altro diplomatico ha fatto ieri una considerazione istruttiva. Parlavamo del processo ed egli ha affermato: "Gli accusati sono senza alcun dubbio colpevoli, abbiamo tutti assistito al processo, siamo unanimi. Ma per il mondo esterno, al contrario, le descrizioni del processo hanno il carattere di una messinscena". Sapeva come ciò non rispondesse al vero, ma apparentemente era bene che il resto del mondo avesse questa impressione.» (p.86)

    Davies parla di numerosi arresti ed "epurazioni" avvenuti il 4 luglio su ordine del ministro degli Affari esteri Litvinov.

    A proposito di quest’ultimo, riporta:

    «Litvinov (...) ha dichiarato che grazie a queste epurazioni è certo che nessun tradimento a favore di Berlino o Tokyo sarebbe più possibile. Un giorno il mondo capirà che ciò che è stato fatto era necessario. Occorreva che proteggessero il loro governo da questo "tradimento minaccioso". In effetti, hanno reso servizio al mondo intero, preservando dal pericolo del dominio mondiale dei nazisti di Hitler. L'Unione Sovietica è un forte bastione contro il pericolo nazionalsocialista. Verrà un giorno in cui il mondo intero potrà riconoscere quale grande uomo fu Stalin.» (p.128)

    Ricca d’insegnamenti è anche la descrizione della conversazione avuta con Stalin, contenuta nella lettera del 9 giugno 1938 a sua figlia. Egli rimase impressionato dalla personalità di Stalin:

    «Se riesci ad immaginare un personaggio totalmente diverso, in tutti i sensi, da ciò che i suoi più feroci avversari sono arrivati a descrivere, allora hai un'immagine di quest’uomo. La situazione che constato qui e la sua personalità sono diametralmente opposte. La spiegazione di questo risiede forse nel fatto che questi uomini sono pronti a fare per una religione o una "causa" ciò che non avrebbero mai fatto altrimenti.» (p. 276)

    Dopo l'aggressione dell'Unione Sovietica da parte dei fascisti, Davies riassume le sue opinioni nel 1941 affermando che «i processi per alto tradimento hanno messo in rotta la quinta colonna di Hitler». (p.209)

    Nel 1936 ebbero luogo i processi contro Zinoviev e altri. L'avvocato britannico D.N. Pritt (K.C.) potè assistervi. Scrisse le sue impressioni nel libro "From Right to Left" uscito nel 1965 a Londra.

    «La mia impressione è che il processo sia stato condotto equamente, e che gli accusati fossero realmente colpevoli. La stessa sensazione è condivisa da tutti i giornalisti con i quali ho potuto parlare. E certamente pensavano la stessa cosa tutti gli osservatori stranieri (ce n’erano molti, soprattutto diplomatici). Ho sentito uno di loro affermare: "Naturalmente, sono colpevoli. Ma per ragioni di propaganda, dobbiamo negare.» (p. 110-111)

    Dalle affermazioni di esperti di legge quali i non-comunisti Davies e Pritt, appare evidente che gli accusati dei processi di Mosca del 1936, 1937 e 1938 furono condannati perché le accuse sono state provate. In questo contesto è utile ricordare ciò che Berthold Brecht scrisse su questi processi, per esempio la concezione degli accusati.

    «Una falsa concezione li ha condotti ad un profondo isolamento e al crimine. Tutte le canaglie del Paese e dell’estero, tutti questi parassiti hanno visto instaurarsi in loro il sabotaggio e lo spionaggio. Avevano gli stessi obiettivi dei criminali. Sono persuaso che questa è la verità, e che come tale sarà intesa nell’Europa dell'Ovest, anche dai lettori nemici...Il politicante che ha bisogno della disfatta per impadronirsi del potere, persegue la disfatta. Colui che vuol essere il "salvatore" opera per mettere in atto una situazione nella quale potrà "salvare", e quindi una situazione cattiva... Trotsky ha dapprima interpretato il crollo dello Stato operaio come una conseguenza della guerra, o meglio del pericolo da essa rappresentato, ma più avanti la stessa è divenuta per lui un presupposto alla sua azione pratica. Se la guerra arrivasse, la costruzione "precipitata" sprofonderebbe, l'apparato sarebbe isolato delle masse. All’esterno occorrerà rinunciare all’Ucraina, alla Siberia orientale, ecc... All'interno, bisognerà fare concessioni, tornare alle forme capitaliste, rinforzare o lasciare rinforzarsi i gulag; ma tutto ciò va nella direzione di una nuova azione, il ritorno di Trotsky. I centri anti-stalinisti non hanno la forza morale di ricorrere al proletariato, non tanto perché siano vigliacchi, quanto piuttosto perché non possiedono una reale base organizzata in seno alle masse, non hanno niente da proporre, non hanno compiti da assegnare alle forze produttive del Paese. Dunque, confessano. E possiamo pensare che confessino anche più di quanto non ci si aspetterebbe. » (B.Brecht, scritti sulla politica e la società, L.I. 1919-1941. Aufbau-Verlag. Berlino e Weimar 1968 - p.172 e segg.)

    Se partiamo dal presupposto che Davies e Pritt (e Brecht), con il loro giudizio sul processo di Mosca, avevano ragione, allora bisognerà porsi necessariamente una domanda: coloro - come Kruscev e Gorbaciov - che hanno dichiarato vittime innocenti i condannati dei processi di Mosca, non l’avranno fatto perché simpatizzavano con essi, o erano addirittura loro complici, e volevano quindi metter fine ad un’impresa fallita?

  2. #2
    mathieu-laroche
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    Predefinito Rif: Stalin

    Ma certo, lo sanno tutti che il sistema giudiziario stalinista era molto equo. repapelle: Ci voleva quello sfigato comunista di Romain Vattelappesca, blogger disoccupato francese, per dire una cazzata del genere. repapelle:

  3. #3
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    Predefinito Rif: Stalin

    Citazione Originariamente Scritto da mathieu-laroche Visualizza Messaggio
    Ma certo, lo sanno tutti che il sistema giudiziario stalinista era molto equo. repapelle: Ci voleva quello sfigato comunista di Romain Vattelappesca, blogger disoccupato francese, per dire una cazzata del genere. repapelle:
    Il blogger non so chi è ma Davies come si evince dalle sue affermazioni era anticomunista e in seguito alla partecipazione dei processi come giurista ci ha ripensato

  4. #4
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    Predefinito Rif: Stalin

    Interessante..sto scrivendo un breve saggio su stalin...

  5. #5
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    Predefinito Rif: Stalin

    I Gulag

    http://www.pmli.it/gulag80anniversario.htm...nniversario.htm


    Nel 2006 è caduto l'ottantesimo anniversario dell'istituzione del lavoro coatto nell'Urss di Stalin come forma organizzata e rieducativa. La struttura dei campi, poi noti come Gulag, nacque infatti nel 1926 nell'arcipelago delle isole Solovetsky, nel Mar Bianco, facente parte della Repubblica sovietica della Carelia. Una ricorrenza importante, che permette a noi marxisti-leninisti italiani di compiere una riflessione di classe su questa esperienza storica compiuta dal primo Stato socialista del mondo, di confutare i cumuli di menzogne vomitati dalla borghesia, dai fascisti, dai trotzkisti, di difendere e rendere onore ancora una volta alle giuste indicazioni e attuazioni di Lenin e Stalin, di contribuire a fare chiarezza su un tema tanto delicato e il più delle volte di ostacolo nell'approccio dei giovani rivoluzionari al socialismo e al marxismo-leninismo-pensiero di Mao.
    I Gulag nacquero come risposta socialista al problema delle carceri. Nell'Occidente capitalista la detenzione doveva avere, e l'ha tutt'oggi, un carattere punitivo. Nell'Urss di Lenin e Stalin rivestiva un carattere correttivo e rieducativo. Essi si ispiravano al principio sancito solennemente dalla prima Costituzione della Repubblica socialista federativa russa del 1918 che stabiliva che il lavoro era un dovere per tutti i cittadini della Repubblica dei soviet e proclamava la parola d'ordine: "Chi non lavora non mangia". Come nella società dove tutti, anche i borghesi, dovevano lavorare per vivere, anche nei Gulag il lavoro per la collettività dava diritto all'esistenza e vigeva il principio del socialismo attuato in tutto il Paese: "Da ciascuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro". Come affermerà Stalin: <b>"Da vergognoso e pesante fardello quale era considerato prima, in Urss il lavoro si è trasformato in questione di onestà, di gloria, di valore e di eroismo".</b>
    La stessa detenzione prevedeva tre categorie di lavoratori e tre regimi di rieducazione: privilegiato, leggero e di prima categoria o duro, previa l'esamine della commissione medica che stabiliva se i rieducandi erano in condizione di svolgere un lavoro pesante o un lavoro leggero. Tenendo conto di tali criteri l'amministrazione del campo assegnava quindi le mansioni a ogni detenuto e stabiliva una razione alimentare a seconda della percentuale dell'obiettivo che riusciva a realizzare nel suo lavoro: razione di base, di lavoro, rinforzata o punitiva.
    Solo ventilare, se non proprio decretare, un parallelo tra i Gulag e i lager nazisti, come fanno in maniera subdola e criminale gli anticomunisti, è un falso storico a tutto tondo. Quelli hitleriani erano centri di sistematico sterminio, dove furono commessi i più efferati crimini contro l'umanità che la storia ricordi; nell'Urss di Lenin e Stalin chi sbagliava pagava non con la camera a gas o il forno crematorio ma provando, nella stragrande maggioranza dei casi, per la prima volta nella vita cosa volesse dire realmente lavorare, quanto fosse stato criminale tramare contro il proprio Stato, affamare il popolo, sfruttare il lavoro altrui.
    Nei Gulag infatti venivano inviati i nemici del comunismo e della Patria sovietica: speculatori, incettatori, sabotatori dell'economia, oziosi, kulaki (contadini ricchi antisovietici), parassiti, borghesi privilegiati, ma anche terroristi, disertori, seguaci del vecchio regime zarista, collaborazionisti delle armate bianche durante la guerra civile e degli invasori nazisti nella seconda guerra mondiale, agenti della borghesia e dell'imperialismo occidentale infiltrati nel partito e nello Stato, fino ai delinquenti comuni. Come può quindi scandalizzare che nei campi di rieducazione sovietici c'erano i ricchi e gli anticomunisti, mentre nelle carceri occidentali e dei paesi reazionari a languire sono stati e sono tutt'oggi in prevalenza i poveri, i comunisti e chiunque si opponga al dominio di ferro del capitalismo e dell'imperialismo? E come si possono denigrare i Gulag, come fanno la borghesia e i suoi lacché, sparlando di regni delle malattie, morti per fame, bieco schiavismo, negazione dei più elementari diritti, quando giudicano e definiscono come il regno della democrazia gli Usa, dove impera la pena di morte fascista, dove i penitenziari come Alcatraz hanno fatto la peggiore storia detentiva, mentre a Guantanamo, Abu Ghraib e Bagram i prigionieri islamici vengono spesso uccisi senza che trapeli uno straccio di notizia, trattati come bestie, torturati e annientati psicologicamente. E si può non pensare ai boia sionisti israeliani che schiacciano e sfruttano i palestinesi in enormi campi lager nei territori occupati?
    L'inferno di queste carceri davvero non ha nulla a che vedere con i Gulag. Certo che in quest'ultimi c'erano le malattie come il tifo e lo scorbuto, che infierivano anche nelle città russe durante l'aggressione imperialista occidentale e dei controrivoluzionari bianchi del 1917. Certo che il cibo era scarso in questo periodo o durante la seconda guerra mondiale, ma questa era la difficile e inevitabile situazione di tutto il Paese, di tutto il popolo sovietico, dove i prodotti alimentari erano giocoforza razionati. Insomma, nonostante la costruzione del primo Stato socialista, iniziata da Lenin e proseguita da Stalin, sia avvenuta in circostanze durissime, in mezzo all'accerchiamento imperialista che tentava di strangolarlo economicamente e politicamente dall'esterno, e con gli assalti delle armate bianche e dei revisionisti di destra e di "sinistra" dall'interno, anche l'esempio dato dai Gulag rappresenta un'esperienza storica importante e inedita. Ciò non toglie che siano stati commessi degli errori, in alcuni casi anche gravi. Come vedremo più avanti nel dettaglio, in Urss si è ripetuta ciclicamente un'applicazione errata della giusta linea dei Gulag. Ma ciò non va addebitato a Stalin e agli autentici bolscevichi, ma a elementi come Jagoda, Ezov e Beria che tramavano nell'ombra contro la costruzione del socialismo in Urss. Fu Stalin in prima persona a rimuovere dal posto di Commissario del popolo per gli affari interni prima Jagoda (1936), smascheratosi in seguito come seguace del destro Bucharin e per le sue azioni controrivoluzionarie condannato e giustiziato, poi il "sinistro" Ezov, destituito nel '38 e condannato e fucilato nel 1940, e a criticare pubblicamente più volte il megalomane, ambizioso e destro Beria, denunciandone gli eccessi e i tornaconti personali e ricordando loro scopi e natura dei campi di rieducazione e chi doveva realmente finirci.

    <b>La storia dei Gulag</b>
    Le origini del Gulag, abbreviazione di Glavnoje upravlenije lagerej (Amministrazione generale dei campi di lavoro correttivi), termine assunto nel 1930 per ribattezzare la riorganizzazione del dipartimento speciale per i campi dell'Urss, sono da ricondursi al 1919, quando un decreto del Commissariato del popolo per gli interni della Russia socialista stabilì le modalità di organizzazione dei campi di lavoro nei quali dovevano essere convogliate persone arrestate e condannate dai tribunali. Esso suggeriva che ogni capoluogo di regione allestisse un campo per non meno di trecento persone ai "confini delle città o in edifici dei dintorni come monasteri, proprietà terriere, fattorie ecc.". Prevedeva una giornata lavorativa di otto ore, mentre gli straordinari e il lavoro notturno erano autorizzati solo "in conformità al codice del lavoro".
    Già nell'estate del 1918 Lenin aveva chiesto che gli elementi inaffidabili venissero rinchiusi in campi fuori dalle città più importanti; ci finirono aristocratici e commercianti. Il primo decreto bolscevico sulla corruzione emanato nello stesso anno recitava: "Se una persona colpevole di accettare o pagare tangenti appartiene alla classe agiata e si avvale della corruzione per mantenere o acquisire privilegi legati ai diritti di proprietà, dovrebbe essere condannata ai lavori forzati più gravosi e improbi e le andrebbero confiscate tutte le sue proprietà".
    Nel febbraio 1919 Dzerzinski, a capo della Ceka (Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione, al sabotaggio e alla speculazione) pronunciò un discorso, ispirato dallo stesso Lenin, in cui spiegò la funzione dei campi nella rieducazione ideologica della borghesia. Queste nuove istituzioni dovevano "sfruttare il lavoro dei detenuti; dei signori che vivono senza lavoro; di tutti coloro che non sono capaci di lavorare senza una certa costrizione; o se prendiamo le istituzioni sovietiche, questo castigo dovrà essere applicato nei casi di lavoro poco coscienzioso, poco zelante, quando si verificano ritardi. Ciò che si propone, dunque, è la creazione di una scuola di lavoro". Nel 1921 c'erano 84 campi di prigionia disseminati in 43 province.
    Come detto, il sistema sovietico di rieducazione basato sul lavoro prese corpo alle Solovetsky, nel campo istituito nel 1920. Tanto che nel 1930, quattro anni dopo l'avvio ufficiale delle nuove regole, a una riunione di partito alle Solovetsky il dirigente locale Uspenski, riportando le sensazioni di Stalin e del Partito comunista, dichiarò: "l'esperienza di lavoro dei campi sulle Solovetsky ha convinto il Partito e il governo che il sistema carcerario deve trasformarsi in tutta l'Unione sovietica in un sistema di campi correzionali di lavoro". Sarà il poeta Gorki a far conoscere al mondo questa inedita esperienza. Nel suo saggio, scritto subito dopo la sua visita personale alle Solovetsky del 20 giugno 1929, descrivendo le condizioni di vita e di lavoro dimostra ai lettori che i campi di lavoro sovietici non equivalgono affatto ai campi di lavoro capitalistici o a quelli dell'epoca zarista, ma sono un tipo di istituzione completamente nuovo. "Se una società europea cosiddetta colta - scriverà Gorki - osasse effettuare un esperimento come questa colonia e se questo esperimento desse dei frutti come ha fatto il nostro, tale paese darebbe fiato a tutte le sue trombe per vantarsi dei propri successi. Solo la modestia dei dirigenti sovietici ha impedito di farlo prima".
    Fu l'immensa opera del canale del Mar Bianco a dimostrare quanto fosse vincente la politica dei Gulag. Con questa opera la rotta dal Mar Bianco ai porti commerciali del Baltico poteva essere compiuta senza un viaggio di migliaia e migliaia di chilometri nel Mar Glaciale artico, circumnavigando la grande penisola scandinava. Stalin fu il principale promotore del canale del Mar Bianco e desiderava esplicitamente che fosse posto in opera per mezzo del lavoro coatto dei rieducandi. Quando il canale fu finito, nell'agosto del 1933, i suoi direttori dei lavori gli attribuirono il merito di aver dimostrato "ardimento" nell'intraprendere la realizzazione del "mastodonte idrotecnico" e l'"impresa meravigliosa di non averlo fatto con la manodopera tradizionale". Lo stesso Gorki affermerà: "Stalin è stato l'artefice delle comunità di lavoro e di una politica di recupero attraverso il lavoro. E' stato Stalin a lanciare l'idea di costruire il canale tra il Mar Bianco e il Baltico con l'impiego di detenuti, poiché solo sotto la sua guida era possibile un tale metodo di recupero dei pregiudicati". Se in America c'erano voluti 28 anni per costruire il Canale di Panama, lungo 80 km, e in Asia la costruzione del Canale di Suez, lungo 160 km, aveva richiesto 10 anni, il Belomorkanal, lungo 227 km, era stato costruito in meno di due anni!
    Oltre all'emulazione socialista, come avveniva in tutta la società sovietica, le autorità del campo introdussero anche la figura dell'udarnik, il lavoratore d'assalto. In seguito essi furono ribattezzati stachanovisti, in onore di Aleksej Stachanov, un minatore efficentissimo e molto produttivo. Gli udarnik e gli stachanovisti erano rieducandi che avevano superato la norma e perciò ricevevano un supplemento alimentare e altri privilegi. Gli operai più efficienti venivano anche rilasciati in anticipo; per ogni tre giorni di lavoro in cui la norma veniva realizzata al 100% ogni detenuto riscattava un giorno di pena. Quando poi il canale fu completato in tempo, vennero liberati 12.484 rieducandi. Molti altri ricevettero medaglie e premi.
    Sempre in questo periodo con il contributo decisivo del lavoro coatto vennero creati grandi centri industriali negli Urali, nel Kuzbass e sul Volga; le città di Magnitogorsk e Komsomolsk sull'Amur sorsero su terre vergini. Nella Kolyma, in Siberia, il Gulag a poco a poco portava la civiltà. Venivano costruite strade dove prima c'erano solo foreste, sorgevano case nelle paludi. Nuove tecnologie furono portate nelle remote terre del Kazakhstan e del Caucaso. Fu costruita la gigantesca diga del Dnepr, che triplicò la produzione di energia elettrica. La stessa splendida e funzionale metropolitana di Mosca fu costruita grazie al lavoro dei rieducati del Gulag. I Gulag si espandevano dunque a macchia d'olio. L'Uhtpeclag produceva petrolio, la Kolyma oro, i campi della regione di Arcangelo legname.

    <b>La rieducazione socialista</b>
    I rieducandi si sentivano comunque parte integrante della cittadinanza sovietica, tanto più dalla fine degli anni '30 in poi, allorché venne applicato il principio secondo cui essi dovevano essere utilizzati in base alle loro particolari capacità e specializzazioni. Basti ricordare che lo stesso Tupolev, padre dell'aeronautica sovietica, iniziò a dare i suoi contributi lavorando nei Gulag e dopo aver pagato il suo tributo alla giustizia sovietica rientrò tranquillamente al suo posto di progettatore. Dopo il soggiorno nella Kolyma Sergej Korolev diresse il programma spaziale sovietico. Il generale Gorbatov, rieducato, fu uno dei comandanti dell'Armata Rossa che sferrò il glorioso attacco finale a Berlino. Come ha affermato nelle sue memorie egli non ebbe mai un attimo di esitazione all'idea di rientrare nelle forze armate sovietiche e neppure a combattere per conto del Partito comunista che lo aveva arrestato. Gorbatov scrive anche con orgoglio delle armi sovietiche di cui i suoi uomini potevano disporre "grazie all'industrializzazione del nostro paese" a cui avevano dato un contributo importante i rieducandi dei Gulag. Dopo la vittoria sul nazifascismo diversi ex detenuti furono insigniti del titolo di eroi dell'Unione sovietica, la massima onorificenza militare dell'Armata Rossa, moltissimi altri ricevettero medaglie e premi, nonché passaggi di grado nell'esercito e ammissione al Partito comunista.
    Lo slogan "Tutto per il fronte! Tutti per la vittoria!" aveva suscitato un'eco calorosa nel cuore di chi lavorava nei Gulag, la cui produzione industriale contribuì enormemente allo sforzo bellico.
    Nei limiti del possibile ai rieducandi veniva offerto quello a cui aveva diritto tutto il popolo: istruzione, scuola di Partito, asili nido per le detenute con prole, rappresentazioni teatrali, lettura e pubblicazioni di giornali. Il "Perekovka" (Rieducazione) ad esempio era scritto e pubblicato dai detenuti del canale Moscova-Volga, un progetto partito sulla scia del successo del canale del Mar Bianco, e vi si trovavano anche rubriche di dibattito e di proteste allo scopo di migliorare le condizioni di vita dei campi e la loro direzione. Dopo la morte di Stalin il caos e la disorganizzazione presero a dilagare nei Gulag. A Beria, che per assecondare il rinnegato e traditore Krusciov avallò l'idea dell'inutilità del lavoro collettivo coatto, la situazione sfuggì ben presto di mano. Rivolte e scioperi si susseguirono in tutti i campi del Paese, tanto che ci fu il ricorso ripetuto all'uso delle armi fino all'impiego dei carri armati contro gli insorti. I detenuti più attivi nelle sommosse erano quelli antisovietici: "fratelli della foresta" baltici, militanti nazionalisti ucraini, soldati dell'armata del generale Vlasov (che aveva collaborato attivamente con Hitler), membri di sette religiose. Con Krusciov i Gulag persero il loro significato originale. Non avevano più uno scopo rieducativo ma unicamente repressivo, gestiti con metodi arbitrari e clientelari.
    Il rilascio dei prigionieri politici iniziò nel 1954 e si diffuse, accompagnandosi alle riabilitazioni di massa, dopo il colpo di Stato di Krusciov al XX Congresso del PCUS del 1956. Ufficialmente i Gulag furono soppressi dall'ordinanza del 25 gennaio 1960 del ministero degli interni sovietico.

    <b>Applicazione errata della giusta linea dei Gulag</b>
    Era naturale che nel corso di un'esperienza talmente inedita quale fu il Gulag venissero commessi degli errori. Questo lo avevano messo in conto Lenin prima e Stalin poi. Tuttavia in Urss si ripropose ciclicamente un'applicazione errata della giusta linea dei Gulag. Niente di particolarmente diverso da quanto avveniva nella società socialista sovietica, dove imperava ancora la lotta di classe tra proletariato al potere e borghesia spodestata, tra rivoluzionari e controrivoluzionari.
    Già nel 1926 gruppi di detenuti meno privilegiati nel campo pilota delle Solovetsky nelle loro lettere al presidium del CC del PC denunciavano il "caos e la violenza" imperanti nel Gulag. Tanto che nel 1929 i dirigenti locali della Carelia furono richiamati all'ordine dai loro superiori perché ancora non avevano "capito l'importanza del lavoro coatto come strumento di difesa sociale e la sua utilità per lo Stato e la società". Di fatto nei primi tempi la negligenza, il caos, la disorganizzazione, fattori come la carestia, provocarono molte vittime. Dopo le punte raggiunte nel 1933 il tasso di mortalità calò decisamente, quando la carestia smise di essere acuta e i campi furono organizzati meglio. Non bisogna mai dimenticare comunque come la rapidità dell'industrializzazione, la mancanza di pianificazione e la penuria di specialisti esperti rendevano inevitabili incidenti e sprechi. Durante la costruzione del canale del Mar Bianco Jagoda, allora a capo dell'OGPU, il dipartimento di polizia segreta a cui facevano riferimento i Gulag, su insistenza di Stalin esortava i comandanti dei campi a trattare meglio i lavoratori coatti, a "provvedere in modo scrupoloso a fornire ai detenuti l'alimentazione, l'abbigliamento e la protezione adeguati".
    Matvej Berman, capo del Gulag dal 1932 al 1937 fu accusato di aver diretto "un'organizzazione trotzkista di destra per il terrorismo e il sabotaggio" che aveva creato "condizioni privilegiate" per i detenuti dei campi, indebolito di proposito la "preparazione militare e politica" delle guardie (da cui il grande numero di evasioni) e sabotato i progetti edilizi del Gulag (da cui la lentezza dei loro progressi). Aleksandr Izrailev, vicecapo del Gulag di Uhtpeclag fu condannato per aver "ostacolato lo sviluppo dell'estrazione di carbone". Aleksandr Polisonov, un colonnello che lavorava nella divisione delle guardie armate del Gulag, fu accusato di aver creato per i suoi subordinati "condizioni impossibili". A Mihail Goskin, capo della sezione costruzioni ferroviarie del Gulag, venne imputato di aver "elaborato progetti irrealistici" per la linea ferroviaria Volocaevka-Komsomolec.
    Isaak Ginzburg, capo della divisione medica del Gulag, fu ritenuto responsabile dell'alto tasso di mortalità tra i prigionieri e lo accusarono di aver concesso privilegi ad altri detenuti controrivoluzionari, facendo in modo che venissero rilasciati in anticipo per motivi di salute. Alcuni di questi furono condannati a morte, altri si videro commutata la pena da scontare nei campi. Molti dei primi amministratori del Gulag subirono lo stesso destino.
    Fedor Ejhmans capo del dipartimento speciale dell'OGPU venne fucilato nel 1938. Lazar Kogan, secondo capo del Gulag, nel 1939. Il successore di Berman alla direzione del Gulag, Izrail Pliner, mantenne la carica per un anno appena, poi venne fucilato nel 1939.
    Una situazione denunciata francamente da Stalin. Al XVIII Congresso del Pcus del marzo 1939 Stalin affermò che l'epurazione nella società come nei campi era stata accompagnata da <b>"più errori di quanto ci si sarebbe potuti aspettare".</b> Indicò alcune carenze dell'operazione, come le procedure d'indagine abbreviate, la mancanza di testimoni e di prove a conferma.
    Jagoda, a cui era stata affidata la responsabilità dell'espansione del sistema dei campi, venne processato e fucilato nel 1938, anche se in una lettera indirizzata al Soviet supremo aveva implorato che lo risparmiassero. "E' duro morire. Mi butto in ginocchio di fronte al popolo e al Partito e chiedo loro di perdonarmi, di salvarmi la vita". Stessa fine per il suo successore Ezov, che nonostante le premure dello stesso Stalin per farne un quadro proletario rivoluzionario, fu destituito nel '38 e fucilato nel '40 dopo aver implorato anche lui la grazia: "Dite a Stalin che morirò con il suo nome sulle labbra".
    Prima del 1937 le percosse ai rieducandi nei campi erano proibite. Ex dipendenti del Gulag hanno confermato che nella prima metà degli anni Trenta erano illegali. Nel '37-'38, periodo più acuto nella lotta contro i controrivoluzionari e sabotatori del socialismo, l'impiego della tortura fisica si diffuse sopra le righe, tanto che all'inizio del '39, lo stesso Stalin fu costretto a diramare una direttiva ai dirigenti della NKVD regionali confermando che <b>"dal 1937 il Comitato centrale consentiva l'impiego della pressione fisica sui prigionieri nell'ambito delle procedure dell'NKVD"</b>. Ma spiegò che era permesso <b>"soltanto con nemici del popolo così manifesti da approfittare dei metodi di indagine umani per rifiutare senza ritegno di tradire i cospiratori, con coloro che per mesi rifiutano di testimoniare e cercano di impedire lo smascheramento dei cospiratori ancora in libertà".</b> Tuttavia Stalin ammetteva che talvolta era stata impiegata con <b>"persone oneste arrestate per caso"</b> e che tali casi andavano stigmatizzati e puniti i responsabili.
    Dal 1939 sotto la direzione di Beria le cose sembrarono migliorare. Gran parte dei condannati in base ad accuse poi rivelatesi infondate furono liberati. Dai Gulag uscirono più di 300 mila rieducandi. Tuttavia nel marzo 1942 l'amministrazione del Gulag a Mosca fu costretta a inviare una lettera furibonda a tutti i comandanti dei campi, ricordando loro la norma per cui "ai prigionieri deve essere consentito di dormire non meno di otto ore". La lettera spiegava che molti comandanti avevano ignorato questa regola, concedendo ai loro detenuti solo quattro o cinque ore di sonno per notte. Perciò, sostenevano i dirigenti, "i prigionieri stanno perdendo la loro capacità di lavorare e stanno diventando 'lavoratori deboli' e invalidi".
    Per tutta la durata dell'aggressione nazi-fascista e della guerra di Liberazione la giornata lavorativa era stata giustamente aumentata in tutto il Paese. La produzione doveva eroicamente supportare lo sforzo bellico della gloriosa Armata Rossa, ma ciò non poteva e non doveva essere preso a pretesto per abusi e vendetta personali, nel Gulag come in tutta la società.
    Nel 1945 Vasilij Cernysev, allora dirigente del Gulag diramò una circolare a tutti i comandanti dei campi e ai capi regionali del NKVD manifestando il proprio disagio per lo scarsissimo livello delle guardie armate dei campi, tra cui si riscontrava un'alta frequenza di "suicidi, diserzioni, perdita e furto delle armi, ubriachezza e altri atti immorali", oltre a frequenti "violazioni delle leggi rivoluzionarie". Ancora nel 1952 un anno prima della sua morte, quando furono scoperti casi di corruzione ai massimi livelli della polizia segreta, la prima reazione di Stalin fu di esiliare gran parte dei principali responsabili.

    <b>Falsità e menzogne sui numeri</b>
    Un gran baccano velenoso viene sollevato artatamente sul numero dei detenuti nei Gulag, sposando cifre fantasiose di decine e decine di milioni avanzate da controrivoluzionari e anticomunisti storici russi e non solo.
    In realtà nel 1921 erano 70 mila su una popolazione di oltre 135 milioni e nel momento della massima espansione, all'inizio degli anni '50, i detenuti furono all'incirca 2 milioni e mezzo su una popolazione di più di 200 milioni.
    Basti pensare che dopo l'implosione dell'Urss nel '91 il numero dei detenuti delle colonie penitenziarie non ha smesso di aumentare e supera oggi il milione nella sola Federazione russa, assai meno popolata dell'Urss di Stalin.
    I borghesi e gli anticomunisti non prendono volutamente in considerazione che dal 27 giugno 1929 il Politbjuro dell'Urss adottò il significativo provvedimento per cui tutti i detenuti condannati a una pena superiore ai tre anni sarebbero stati trasferiti, da quel momento in avanti, nei campi di lavoro collettivi. E nemmeno che la collettivizzazione delle campagne e relativa lotta di classe contro i kulaki, portò nel 1930 300.000 contadini ricchi antisovietici nel Gulag. Eppure per le teste d'uovo della borghesia anticomunista, fra cui spicca il "maoista" pentito, professore inglese nonché funzionario del ministero degli Esteri britannico a Sofia e New York, Robert Conquest, ben 6 milioni e 500 mila kulaki sarebbero stati "massacrati" nel corso della collettivizzazione forzata delle campagne.
    5 milioni di internati politici nei Gulag, all'inizio del 1934, (in realtà erano tra i 127 mila e i 170 mila) più sette milioni arrestati durante le cosiddette "purghe" del 1937-1938 facevano dodici; Conquest aggiunge poi un milione di giustiziati e due milioni di morti per cause diverse durante quei due anni.
    Sempre per costui ci sarebbero stati 9 milioni di detenuti politici nel 1939 "senza contare quelli comuni". Ma al 1° gennaio di quell'anno (vedi tabella pubblicata a parte) i rieducandi del Gulag erano poco più di 1.600.000!
    Anche per Medvedev, ideologo del rinnegato e traditore Gorbaciov, "c'erano, quando Stalin era vivo, dai dodici ai tredici milioni di persone nei campi". Sotto Krusciov, che avrebbe fatto "rinascere le speranze di democratizzazione", le cose "andavano molto meglio" visto che nel "Gulag non c'erano più di 2 milioni di criminali comuni".
    Per gli storici della borghesia ci sarebbero stati una media annua di 8 milioni di detenuti nei campi. In realtà, il numero dei detenuti politici oscillò tra un minimo di 127.000 nel 1934 e un massimo di 500.000 durante i due anni di guerra, nel 1941 e nel 1942. Dunque le cifre reali sono state moltiplicate di ben 16 volte.
    Tra il 1937 e il 1938 i campi sarebbero straripati di 7 milioni di "politici", e ci sarebbero stati oltre 1 milione di esecuzioni e 2 milioni di morti. In realtà, dal 1936 al 1939, il numero dei detenuti nei campi aumentò di 477.789 persone (passando da 839.406 a 1.317.195). Un fattore di falsificazione pari a 14 volte. In due anni i decessi furono 115.922 e non 2.000.000. Là dove 116.000 persone erano morte per cause diverse, i denigratori del socialismo aggiungono 1.884.000 "vittime dello stalinismo".
    Secondo Conquest e compagnia, tra il 1939 e il 1953, nei campi di lavoro ci fu il 10% di decessi all'anno, per un totale di 12 milioni di morti. Una media di 855.000 morti all'anno. In realtà, il numero reale, in tempi normali, era di 49.000. Solo durante i quattro anni di guerra, quando la barbarie nazista imponeva delle condizioni insopportabili a tutti i sovietici, la media dei decessi salì a 194.000.
    Una delle calunnie più ricorrenti afferma che l'epurazione dei controrivoluzionari mirava a eliminare la "vecchia guardia bolscevica". Secondo lo storico russo anticomunista Brzezinski nel 1934 c'erano 182.600 "vecchi bolscevichi" nel Partito, cioè membri che vi avevano aderito al più tardi nel 1920. Nel 1939 se ne contavano 125.000. La grande maggioranza, il 69%, era quindi rimasta nel Partito. C'era stata, durante quei cinque anni, una perdita di 57.000 persone, cioè il 31%. Alcuni erano morti per cause naturali, altri erano stati espulsi, altri ancora giustiziati. E' chiaro che i "vecchi bolscevichi" cadevano, durante l'epurazione, non perché fossero "vecchi bolscevichi", ma a causa del loro comportamento politico revisionista, controrivoluzionario e antisocialista.
    E' evidente come l'attacco ai Gulag è l'attacco al socialismo realizzato. Sì perché dietro alle cifre menzognere non c'è niente di "scientifico", c'è l'odio viscerale contro il socialismo e contro coloro che l'hanno elaborato e realizzato. Finché fu vivo Stalin, la borghesia interna e internazionale non ebbe alcun spazio in Urss e nel movimento comunista internazionale, fu denudata, sbugiardata, umiliata e sconfitta e visse nel terrore del suo tramonto storico, lei che si ritiene eterna e universale, mentre la realtà sovietica quotidiana mostrava quanto essa fosse superflua e inferiore rispetto alla nuova classe proletaria giunta al potere dell'economia, dello Stato e dell'intera società. E' stato grazie ai rinnegati Krusciov, Breznev fino a Gorbaciov e Eltsin in Urss e all'esperienza storica del PCI revisionista in Italia che la borghesia internazionale e nazionale ha potuto rialzare la testa e vomitare tutta la bile accumulata contro l'esperienza socialista realizzata da Lenin e Stalin in Urss e da Mao in Cina.
    C'è altresì una differenza profonda tra gli errori di Stalin - alcuni dei quali da egli stesso denunciati e corretti - che riconosciamo anche noi marxisti-leninisti e gli errori presunti denunciati dai nemici di classe e dai loro lacché. Noi li riconosciamo per salvaguardare la linea marxista-leninista, essi lo fanno per attaccare, stravolgere e abbattere tale linea. Il problema vero allora è tanto sapere individuare gli errori veri da quelli presunti, quanto di saper ricercare le cause degli errori per imparare la lezione e per evitare di ricommetterli, quanto di sapere se sono stati commessi in buona fede (Lenin e Stalin) o con l'intenzione malevola di nuocere alla causa del proletariato e del socialismo (Jagoda, Ezov e Beria).

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    Predefinito Rif: Stalin

    <b> dati concreti indicano che la “ezovscina” (la grande purga) deve essere ridefinita. Non era stata il prodotto di una burocrazia fossilizzata che eliminava dei dissidenti e distruggeva dei vecchi rivoluzionari radicali. In realtà, è possibile che le purghe fossero proprio il contrario. Non è incompatibile con i dati disponibili argomentare che le purghe fossero una reazione radicale, anche isterica, contro la burocrazia. I funzionari ben sistemati erano eliminati dal basso e dall’alto in un’ondata caotica di volontarismo e puritanesimo rivoluzionario.</b>

    <i>J.Arch. Getty Origins of the great purges
    Cambridge University Press, 1985, pag 176</i>

    <b>C'era bisogno di ospedali e gli amministratori li costruirono, introducendo sistemi per preparare alcuni detenuti alla professione di farmacisti e infermieri. Per sopperire alle necessità alimentari, edificarono le proprie aziende agricole collettive, depositi e un proprio sistema di distribuzione. Avendo bisogno di elettricità, costruirono industrie elettriche, e per soddisfare la domanda di materiale edilizio, costruirono fabbriche di mattoni.
    Necessitando di operai specializzati, addestrarono quelli che avevano. Molti degli ex kulaki erano analfabeti o semianalfabeti, e questo provocava problemi enormi quando si dovevano affrontare progetti di una certa complessità tecnica. Perciò l'amministrazione dei campi allestì scuole di formazione tecnica, che a loro volta richiesero altri edifici e nuovi quadri: insegnanti di matematica e di fisica, come pure "istruttori politici" per sovrintendere al loro lavoro. Negli anni quaranta Vorkuta, una città costruita su un terreno permanentemente gelato, dove le strade dovevano essere riasfaltate e le tubature riparate ogni primavera, aveva ormai un istituto geologico e un'università, teatri, teatrini di marionette, piscine e asili.</b>
    <i>Applebaum A. Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici, Mondadori 2004, p.113</i>

    <b>Per finire, gli operai più efficienti venivano rilasciati in anticipo; per ogni tre giorni di lavoro in cui la norma veniva realizzata al cento per cento ogni detenuto riscattava un giorno di pena. Quando poi il canale [del mar Bianco] fu completato in tempo, nell'agosto 1933, vennero liberati 12.484 prigionieri. Molti altri ricevettero medaglie e premi. Un detenuto festeggiò il suo rilascio anticipato con una cerimonia in cui si svolse anche la tradizionale offerta russa del pane e del sale, mentre gli astanti gridavano: «Urrà per i costruttori del canale!». Nella foga del momento, cominciò a baciare una sconosciuta. Finirono per trascorrere la notte insieme sulle rive del canale.</b>
    <i>Ivi p 95-96</i>

    Racconti su Stalin

    “L’era di Stalin”, edizioni Rapporti Sociali pagg. 41-42

    …Le officine di Kharkov presentavano un problema speciale. Esse venivano costruite “fuori dal piano”. I contadini entravano nelle fattorie collettive più rapidamente del previsto, e bisognava trovare il modo di far fronte alle impetuose richieste di trattori: così Kharkov, orgogliosa cittadella dell’Ucraina, aveva deciso di costruire la sua fabbrica, “al di fuori del piano quinquennale”. E’ difficile immaginare, da noi in America, cosa significasse: tutte le assegnazioni di acciaio, mattoni, cemento, mano d’opra, erano già state fissate per cinque anni. Kharkov poteva ottenere il suo acciaio, per esempio, solo inducendo qualche acciaieria a lavorare “oltre il piano”. Per sopperire alla scarsezza di mano d’opera comune, decine di migliaia di persone – impiegati, studenti, professori – si offersero di lavorare volontariamente nei giorni di riposo. Poiché la settimana moscovita a quell’epoca era di cinque giorni, con turni di riposo alternati, un quinto della popolazione aveva giornata libera ogni giorno.
    “Ogni mattina alle sei e mezzo – mi diceva Mr Raskin – arriva il treno speciale, che porta, musiche e bandiere in testa, volontari tutti giorni diversi, ma sempre ugualmente allegri”…..

    Altro esempio:
    Baghirova, operaia cotoniera che è ammirata in tutta la sua terra nativa, l’Azerbaigian.
    La sua vita sotto la dominazione zarista non differiva affatto da quella di migliaia di alre donne dell’Azerbaigian: segregazione, velo, obbedienza cieca ed implicita al marito, analfabetismo ed ignoranza abbrutente. Ma venne il giorno in cui la sua vita come quella delle altre donne, fu rivoluzionata dall’avvento al potere della classe operaia. Nel 1931 Baghirova, che si era aggregata ad una delle prime aziende collettive organizzate nel suo distretto, aveva già raggiunto non solo un livello straordinariamente alto di produzione, ma una notevole conoscenza specifica di tutti i processi dei sistemi moderni di coltura del cotone. Applicando con sistematicità e persistenza le sue capacità alla coltivazione del pezzo di terra assegnatole, essa riportò il record mondiale di produzione con 142,9 quintali di cotone per ettaro. La sua fama si diffuse rapidamente attraverso l’Unione Sovietica. Nel 1937 il suo popolo la scelse come uno dei propri deputati al Soviet Supremo dell’URSS.


    Esempio di democrazia proletaria:
    Il progetto…. della Costituzione fu presentato al popolo stampato in 60 milioni di copie. Questo progetto fu discusso in 527 mila assemblee, cui presero parte 36 milioni di persone. Per mesi e mesi ogni giornale fu pieno di lettere dei lettori sul progetto di Costituzione; furono proposti circa 154 mila emendamenti…..
    Da “L’era di Stalin” della giornalista americana A.L. Strong


    Ed ora un esempio di emancipazione femminile:
    Qui, nella città "santa", fu organizzata una drammatica azione collettiva di getto del velo. Verso l'8 marzo, Giornata internazionale della donna, corse voce che "qualcosa di spettacolare sarebbe accaduto": in quel giorno, comizi di massa di donne vennero tenuti in diversi luoghi della città e le oratrici chiesero all'auditorio che "si levassero il velo tutte insieme": allora le donne passarono davanti al palco: giunte di fronte al podio, gettarono il velo, e poi tutte insieme, andarono a sfilare per le strade. Erano state erette delle tribune, per i dirigenti e membri del Governo, che salutavano la sfilata. Altre donne uscivano dalle loro case, si univano alla sfilata e gettavano il velo davanti alle tribune. Così fu rotta la tradizione del velo nella sacra Buchara.
    A.L. Strong da "L’era di Stalin"

    Il partito:
    *...Durante i molti anni trascorsi nell'URSS, mai ho sentito parlare di "decisioni di Stalin", di suoi "ordini", ma sempre e soltanto di "ordinanze del Governo", di "linea del Partito", cioè di elaborazioni collettive. Parlando di Stalin, se ne elogiava semmai la "chiarezza", la "capacità di analisi"; si diceva: "Stalin non ha una visione individualistica delle cose".....non si salutò mai in lui "il sommo duce", bensì il "maestro", colui che additava la via da seguire. Ciò lo distingue dai despoti di cui pullula la storia....
    A.L. Strong, giornalista americana

    Racconto sull'URSS

    Alla festa di Resistenza organizzata dalla federazione Piemonte-Lombardia il 6 e 7 di settembre abbiamo conosciuto una ragazza moldava di 34 anni che da vari anni vive e lavora in Italia. Abbiamo fatto a lei e a suo fratello (di qualche anno più grande) alcune domande sulla Moldavia prima dell’avvento della “democrazia” e della separazione dalla Russia. Entrambi hanno vissuto in Moldavia nella parte finale dell’esistenza l’URSS, quando l’URSS, dopo quarant’anni di regime revisionista e di restaurazione graduale del capitalismo, si stava dissolvendo e stava per entrare nella fase della restaurazione ad ogni costo del capitalismo diretta dagli Eltsin e dai Putin. Dai loro ricordi, però, emerge bene quanto, nonostante l’opera dei revisionisti, le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e l’intero sistema economico, politico e sociale erano ancora fortemente influenzate dalle conquiste della fase di costruzione del socialismo.


    <b>Come era organizzata la vita sociale?</b> Ogni individuo contribuiva alla collettività principalmente svolgendo i suoi compiti con dedizione e responsabilità. Gli studenti studiavano e facevano attività ricreative e civiche, i lavoratori lavoravano e potevano svolgere qualunque attività sociale, culturale e ricreativa. Ogni individuo viveva a stretto contatto del suo collettivo di riferimento e questo creava un tessuto sociale tale per cui nessuno era abbandonato a se stesso, nessuno era lasciato in disparte, ma tutto e tutti erano curati. Non esistevano ricchezza e povertà, le differenze di salario erano basate solo sulla specializzazione professionale e sull’anzianità, chiunque era in grado di mantenere un livello di vita più che dignitoso. Si stava bene e, in verità, soltanto chi voleva “star male” poteva farlo.



    <b>In che senso?</b> Nel senso che il lavoro era obbligatorio, valeva il principio “chi non lavora non mangia”. Chi non aveva voglia di lavorare e preferiva fare il furbo veniva denunciato e condotto più volte al lavoro da parte della polizia. Poteva comunque non lavorare per un massimo di 6 mesi (circondato dalla diffidenza e dalla riprovazione della gente), poi veniva messo in una colonia di lavoro, una sorta di prigione in cui era obbligato a lavorare. Nella colonia di lavoro non percepiva uno stipendio mensile ma, quando usciva, riceveva un compenso per il lavoro che aveva svolto risultante dai giorni che aveva lavorato, ad una paga inferiore rispetto agli operai.

    Quindi non esistevano le basi per il furto, non c’era droga e non esisteva la prostituzione.



    <b>Parlaci ancora del lavoro e del sistema produttivo.</b> La precarietà del lavoro, l’instabilità, l’insicurezza non esistevano. A tutti era chiaro che dopo la scuola sarebbero andati a lavorare. Ogni fabbrica, ospedale, comparto produttivo aveva il dovere di curare tutti gli aspetti della vita dei lavoratori e delle loro famiglie, fin dalla creazione e gestione delle scuole professionali. Ogni studente della scuola professionale era un potenziale lavoratore di quel comparto, quindi la fabbrica o l’ospedale provvedevano alla cura di tutto ciò che gli era necessario: vitto (con ticket e buoni), alloggio, tempo libero (corsi di ogni tipo, sport, arte, ecc.), vacanze (ogni azienda aveva complessi o alloggi turistici sparsi in tutta l’URSS o convenzioni con alloggi e complessi turistici gestitI da altre aziende), trasporti (ogni azienda provvedeva al trasporto di ogni singolo studente/lavoratore nei casi in cui era necessario spostarsi).
    Questa organizzazione partiva, come ho detto, dalla scuola professionale e arrivava fino all’età della pensione.



    <b>Puoi dirci qualcosa sulle condizioni di lavoro?</b> Io, per esempio, ho iniziato a lavorare in miniera a 18 anni e le attenzioni che c’erano per i minatori non c’erano da nessun’altra parte del mondo. Ad esempio il latte (bere molto latte riduce i rischi che derivano dalle polveri) era distribuito gratis più volte al giorno a tutti i minatori: una cosa del genere in Germania, in Inghilterra e in tutto il resto del mondo non esisteva. Il minatore era considerato un lavoro usurante, quindi un anno da minatore era considerato come tre anni di lavori non usuranti: quindi dopo 12 anni, a 30 anni, avrei potuto andare in pensione.



    <b>Com’erano gli stipendi?</b> Un lavoratore senza nessuna qualifica guadagnava lo stipendio più basso: 180 rubli. Un kg di pane costava 0,15 rubli, un biglietto dell’autobus 0,70 e uno del treno 0,25 ma gli spostamenti da e per il lavoro erano gratis, spesso le mense erano gratis e libri, scuola e sanità pure. Ad ogni lavoratore la fabbrica dava gratis la casa, l’arredamento, gli elettrodomestici (i più cari a un prezzo simbolico).
    Gli stipendi erano usati per comprarsi qualcosa in più rispetto a ciò che già era un diritto riconosciuto a beneficiare di tutte le risorse e le ricchezze, come per esempio le sigarette, i gelati e altri “vizi”.
    I beni di consumo in commercio erano venduti al mercato e tutti i prezzi stabiliti dallo Stato, non esistevano quindi speculazioni di nessun tipo. I beni maggiormente ambiti (ad esempio alcuni tipi di cereali) non venivano messi in commercio, ma razionati proporzionalmente al numero dei componenti di ogni nucleo famigliare.



    <b>Com’era la sanità?</b> Era completamente gratuita sia per le visite generiche che specialistiche, a tutti i livelli, le analisi e le cure. Chiunque avesse malattie che richiedevano particolari trattamenti o che si acuivano con le condizioni climatiche veniva inviato al mare o alle terme, in montagna o in campagna per un periodo di riabilitazione. Queste cure, insieme alle vacanze, erano gestite dalle organizzazioni sindacali.



    <b>E i trasporti?</b> Per andare al lavoro la fabbrica metteva a disposizione dei pulmini che andavano a prendere a casa e riportavano a casa gli operai gratuitamente (chi voleva dava una mancia all’autista). Per i mezzi pubblici era necessario comprare il biglietto, il cui costo era comunque molto basso. Le macchine private erano poche ma non per penuria di mezzi ma perché non erano necessarie. Quelle che esistevano erano tutte uguali, cambiava solo il colore, ed erano di proprietà collettiva nel senso che chi ne aveva bisogno faceva domanda alle autorità competenti e poteva prendere una macchina, per poi consegnarla quando non ne aveva più bisogno. Sulla gestione della distribuzione delle macchine esistevano dei favoritismi, poteva succedere che i dirigenti facessero avanzare dei loro parenti o conoscenti nella lista di prenotazione della macchina, ma questo era il peggio che poteva accadere.

    <b>C’era libertà di culto?</b> In maggioranza i moldavi erano atei, ma la religione non era vietata. Chi voleva poteva andare in chiesa, seguire il culto che voleva e celebrare le feste religiose. Semplicemente incorreva nell’ironia della gente che, in generale, non festeggiava né Natale né Pasqua. Le feste erano politiche, civili o patriottiche (primo maggio, 8 marzo, 1 gennaio, 15 aprile, 23 febbraio). In occasione delle feste le scuole e le fabbriche non chiudevano, ma le mense servivano il menù di festa e venivano organizzate specifiche attività: gite, parate, gare sportive, manifestazioni culturali, ecc.



    <b>Com’era organizzata la scuola?</b> Ognuno aveva la possibilità di scegliere e determinare il proprio percorso di studi perchè tutte le spese erano a carico dello Stato, quindi per gli studenti e le loro famiglie l’istruzione non rappresentava un costo. Dopo l’asilo (3/6 anni) iniziava un ciclo di studi “base” di 9 anni. Chi voleva continuare a studiare poteva farlo liberamente, perchè l’università era gratuita, ma anche a chi intendeva specializzarsi erano assicurati studi, vitto, alloggio e servizi gratis.
    In generale tutto il sistema funzionava sulla meritocrazia, ma non come la intendete voi: 1. i risultati dello studio erano intesi come lo sviluppo e la crescita di un collettivo e non per fini carrieristici; 2. non esistevano le “borse di studio” con cui la borghesia rappresenta la sua meritocrazia, ma tutti avevano il diritto e il dovere di studiare a costo zero.

    <b>C’erano organizzazioni giovanili?</b> Prima dei 13 anni i bambini e i ragazzi entravano o negli ottobrini (dai 6 ai 9 anni) o nei pionieri (dai 9 ai 13 anni). Non era obbligatorio, ma tutti i bambini volevano parteciparvi, soprattutto perchè tutti i ragazzi aspiravano sopra a ogni casa a entrare nel Komsomol. Le organizzazioni giovanili organizzavano attività sociali (volontariato, aiuto ai contadini per il raccolto o agli anziani, campagne per la pulizia dell’ambiente), organizzavano le loro feste e promuovevano le proprie attività ricreative e culturali: ci sentivamo importanti e utili! Il Komsomol era la Gioventù comunista e per entrarvi era necessario superare un esame di storia (ci venivano chieste cose come la data di nascita di Lenin, quando era stata fondata l’URSS e altre cose del genere). L’ingresso nel Komsomol era per tutti i giovani una cosa importante, rappresentava il riconoscimento sociale del passaggio alla maturità. Il non farne parte equivaleva a un castigo. Pensate che per riprendere un ragazzo per un atteggiamento sconveniente o sbagliato, non si faceva leva sulle questioni personali, ma al contrario sul ruolo che lui ricopriva nella società: “che razza di komsomolista sei?”.



    Tutto questo avveniva nella fase di decadenza dei primi paesi socialisti, dall’intervista emergono vari indizi: i favoritismi, le mance, l’esame per entrare nel Komsomol basato su date e nozioni, il fatto che la gente non era mobilitata ed educata a prendere sempre più nelle proprie mani la direzione della propria vita e della propria attività, ecc. Però lascia intravedere cosa sono stati i primi paesi socialisti quando la loro direzione di marcia era quella della costruzione del comunismo! E cosa potrà essere l’Italia quando diventerà un paese socialista: un paese che riprenda e sviluppi a un livello superiore quello che è descritto in questa intervista. E’ questo il paese che i comunisti aspirano a costruire, che il nostro Partito contribuisce a costruire, che ogni lavoratore può contribuire a costruire.

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    Predefinito Rif: Stalin

    Holodorm

    « Sembrerebbe, dunque, che gli organizzatori ucraini di questo comitato abbiano uno scopo politico più che umanitario.[…] Si può notare, tra l’altro, che, nonostante i sovietici lo neghino, ci sia effettivamente stata , in alcune regioni dell’Ucraina, una grande povertà, in particolare nel momento dell’ “approvvigionamento", la gravità di tale miseria sembra sia stata notevolmente esagerata da una campagna pare tedesca ostile al regime sovietico. La situazione a questo proposito sembra essere notevolmente migliorata dopo il raccolto. Infine, vista la suscettibilità sia sovietica che polacca riguardo ad ogni attività ucraina, nelle condizioni attuali sembrerebbe opportuna in questo campo una certa riserva.»

    (Ministero degli affari esteri del "fronte Ucraino")


    Mi avevano detto: « Vedrete che all’ ultimo momento questa parte del viaggio sarà soppressa; non vi porteranno in quell’inferno di miseria.» Per farci incontrare a Mosca Molotov, che partiva in ferie, hanno soppresso dal programma il viaggio in Crimea, che aveva un carattere più particolarmente turistico; il viaggio in Ucraina si è svolto normalmente. Abbiamo attraversato da parte a parte, nei due sensi in treno, questo immenso campo di cereali dalle colture ininterrotte a perdita d’occhio, con un humus così consistente che è inutile il concime. A sessanta, settanta chilometri dalle città abbiamo visitato Kolkhoz e sovkhoz, e ne torniamo con una netta impressione della falsità delle notizie diffuse dalla stampa e la convinzione cui già accennavo nella mia corrispondenza di una campagna ispirata dalla Germania e dai russi bianchi desiderosi di opporsi al riavvicinamento franco-sovietico.
    Prima di percorrere questo paese, ho potuto io stesso diventare l’eco di queste dicerie propagandate dai nemici del regime, ho oggi la certezza della loro esagerazione.
    Senza dubbio, ci diranno, gli slavi , dopo Potemkin 1, hanno il meraviglioso senso della messa in scena, non vi hanno mostrato che ciò che volevano che vedeste, nel giro di una settimana, non parlando il russo, come potevate rendervi conto dello stato di una contrada di così vaste dimensioni? Noi, tuttavia, abbiamo guardato attraverso i finestrini durante questo tragitto di più di tremila chilometri, non hanno potuto truccare l’intera popolazione che ci è parsa in migliori condizioni rispetto a quella delle grandi città da cui provenivamo. La nostra auto ha rischiato di mettere sotto galline di più di quattro mesi; abbiamo scorto la distesa di quei campi che hanno appena dato un raccolto che tutti sono d’accordo nel trovare eccezionale. Se veramente in queste contrade fossero morti di fame degli uomini(4), gli infelici prima di pensare di nutrirsi con dei cadaveri, avrebbero mangiato i polli. Ci sarebbe stato bisogno di milioni di soldati per impedire loro di mangiare le sementi.

    (Lettera di Charles Alphand, ambasciatore a Mosca, a Paul Boncour, Mosca, 13 settembre 1933)


    LA COLLETTIVIZZAZIONE E L’”OLOCAUSTO UCRAINO”

    Le menzogne relative alla collettivizzazione sono sempre state, per la borghesia, un’arma poderosa nella guerra psicologica contro l’Unione Sovietica. Qui analizzeremo lo sviluppo di una delle menzogne più note, quella del presunto olocausto perpetrato da Stalin contro il popolo ucraino. Questa bugia, brillantemente elaborata, fu creata da Hitler. Nel suo Mein Kampf del 1926 Hitler aveva già affermato che considerava l’Ucraina come parte del “lebensraum” germanico. La campagna orchestrata dai nazisti nel 1934-35 sul “genocidio” bolscevico in Ucraina servì da preparazione psicologica alla già pianificata “liberazione” dell’Ucraina. Vedremo come questa menzogna sia sopravvissuta ai suoi creatori nazisti per diventare un’arma nelle mani degli Stati Uniti. Ecco come nacque la fandonia dei “milioni di vittime” dello stalinismo.


    Il 18 febbraio 1935 il gruppo Hearst iniziò a pubblicare negli Stati Uniti una serie di articoli di Thomas Walker. (Hearst era un potentissimo magnate della stampa americana e simpatizzante del nazismo). Grande viaggiatore e giornalista, Walker – si diceva – aveva girato l’Unione Sovietica in lungo e largo per diversi anni. Il 25 febbraio un titolo del Chicago American recitava: “Sei milioni di morti per la carestia in Unione Sovietica [chissà perché sempre sei milioni?, NdT]. Sequestrati i raccolti, i contadini e i loro animali muoiono di fame”. A metà della pagina un altro titolo diceva: “Un giornalista rischia la vita per scattare le fotografie che mostrano gli effetti della carestia”. E in fondo alla pagina: “Carestia… Un crimine contro l’Umanità”. (Douglas Tottle, Fraud, Famine and Fascism: The Ukrainian Genocide Myth from Hitler to Harvard, Toronto: Progress Books, 1987, pp. 5-6).


    All’epoca, Louis Fischer lavorava a Mosca per il giornale americano The Nation. Questo scoop di un collega completamente sconosciuto lo riempì di curiosità. Fece delle ricerche e condivise le sue scoperte con i lettori del suo giornale:


    “Il signor Walker, ci informano, è ``arrivato in Russia la scorsa primavera'', cioè nella primavera del 1934. Ha visto la carestia. Ha fotografato le sue vittime. Ci ha fornito racconti testimoniali e strazianti sull’infuriare della fame. Ora, che in Russia ci sia la fame è davvero una grande notizia. Chissà perché il Sig. Hearst ha aspettato dieci mesi prima di pubblicare questi articoli…


    “Ho consultato le autorità sovietiche, che ricevono informazioni ufficiali da Mosca. Thomas Walker è stato in Unione Sovietica una sola volta. Ha ottenuto un visto di transito dal console sovietico a Londra il 29 settembre 1934. E’ arrivato in URSS dalla Polonia, in treno, fermandosi a Negoreloye il 12 ottobre 1934 (non nella primavera del 1934, come egli afferma). Il 13 è arrivato a Mosca. E’ rimasto a Mosca da sabato 13 a giovedì 18, poi è salito su un treno transiberiano che lo ha condotto al confine con la Manciuria il 25 ottobre 1934. […] Sarebbe stato fisicamente impossibile per il sig. Walker, nei cinque giorni tra il 13 e il 18 ottobre, coprire anche solo un terzo dei luoghi che dice di avere personalmente visitato. La mia ipotesi è che sia rimasto a Mosca il tempo necessario per ottenere dagli stranieri più esacerbati un po’ di quel “colore locale” ucraino di cui si è servito per dare ai suoi articoli la falsa verosimiglianza che possiedono”.


    Fischer aveva un amico, Lindsay Parrott, anche lui americano, che era stato in Ucraina all’inizio del 1934. Egli non aveva rilevato nessuna traccia della carestia di cui parlavano i giornali di Hearst. Al contrario, nel 1933 i raccolti erano stati abbondanti. Fischer concludeva:


    “Il gruppo Hearst e i nazisti stanno iniziando a lavorare di comune accordo, in modo sempre più stretto. Ma non ho fatto notare che i giornali di Hearst hanno pubblicato anche i resoconti di Parrott relativi alla prosperità nell’Ucraina Sovietica. Il sig. Parrott è corrispondente da Mosca dello stesso gruppo Hearst”. (The Nation 140 (36), 13 Marzo 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 8).


    Sotto la foto di una bambina e di un ragazzo “simile a una rana”, Walker commentava:


    SPAVENTOSO – Sotto Kharkov (sic), in una tipica baracca di contadini, pavimento lurido, tetto di paglia e una panca come arredamento, c’erano una ragazza magrissima e il suo fratellino di due anni e mezzo (foto in alto). Il bambino strisciava sul pavimento come una rana e il suo povero corpicino era così devastato dalla mancanza di nutrimento da non sembrare più quello di un essere umano. (Tottle, op. cit., p. 9).


    Douglas Tottle, giornalista e sindacalista canadese, trovò la stessa fotografia del bambino “simile a una rana”, datata [da Walker] primavera 1934, in una pubblicazione del 1922 relativa alla carestia di quell’anno. Un’altra foto di Walker fu identificata per essere quella di un soldato della cavalleria austriaca, di fianco a un cavallo morto, scattata durante la Prima Guerra Mondiale. (James Casey, Daily Worker, 21 Febbraio 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 9).


    Povero Walker: il suo reportage era falso, le sue fotografie erano false, perfino il suo nome era fittizio. Il suo vero nome era Robert Green. Era fuggito da una prigione di stato del Colorado dopo aver scontato due anni di carcere su una condanna a otto anni di reclusione. Dopodichè era andato a fare il suo falso reportage in Unione Sovietica. Quando tornò negli Stati Uniti fu arrestato e ammise, di fronte al tribunale, di non aver mai messo piede in Ucraina.


    Il multimilionario William Randolph Hearst incontrò Hitler alla fine dell’estate 1934 e concluse un accordo in virtù del quale la Germania si impegnava ad acquistare le notizie internazionali dalla International News Service, compagnia di proprietà di Hearst. All’epoca la stampa nazista aveva già iniziato una campagna propagandistica sulla “carestia in Ucraina”. Hearst se ne appropriò immediatamente, grazie al suo grande esploratore, Walker. (Tottle, op. cit., pp. 13, 15).


    Altri articoli sulla carestia sarebbero comparsi in seguito sui giornali di Hearst. Ad esempio quando Fred Beal iniziò a scrivervi. Operaio americano condannato a vent’anni di carcere per aver partecipato a uno sciopero, questi era fuggito in Unione Sovietica nel 1930 e aveva lavorato per due anni in una fabbrica di trattori a Kharkov. Nel 1933 pubblicò un opuscolo intitolato Foreign workers in a Soviet Tractor Plant (Lavoratori stranieri in una fabbrica di trattori sovietica), in cui venivano descritti con favore gli sforzi del popolo sovietico. Alla fine del 1933 tornò negli USA, dove lo aspettavano la disoccupazione e il carcere. Nel 1934 iniziò a scrivere sulla carestia in Ucraina e all’improvviso la sua condanna venne drasticamente ridotta. Quando le sue “testimonianze” vennero pubblicate da Hearst nel 1935, J. Wolynec, un altro operaio americano che aveva lavorato per cinque anni nella stessa fabbrica a Kharkov, evidenziò le bugie che erano presenti nel testo. Benché Beal affermasse di aver ascoltato molte conversazioni, Wolynec fece notare che Beal non parlava né il russo né l’ucraino. Nel 1948 Beal offrì i propri servigi all’estrema destra, come testimone contro i comunisti, di fronte alla Commissione McCarthy. (Ibid., pp.19-21).

    PMLI Articolo a nome del Partito marxista-leninista dell'Ucraina. La verit sulla carestia in Ucraina del 1932-1933

    Un'autorevole conferma
    Una terribile carestia investì l'Ucraina socialista nel 1932-1933. Stalin, il Partito e il governo sovietici fecero di tutto per debellarla. Gli anticomunisti ucraini e degli altri paesi ne attribuirono le colpe personalmente a Stalin e al socialismo.
    A distanza di tanti anni ancora adesso gli imperialisti e i loro servi rimasticano tali accuse. Il 29 novembre dell'anno scorso il parlamento ucraino, per iniziativa del filoUsa Viktor Yushchenko, presidente dell'Ucraina, ha approvato una legge "Sulla carestia in Ucraina del 1932-1933" attribuendone la responsabilità a Stalin.
    "La Repubblica", il quotidiano ufficioso del governo Prodi, il giorno dopo ne ha dato ampio e compiaciuto risalto, nel silenzio accondiscendente dei partiti falsi comunisti, come il PRC e il PdCI.
    Abbiamo chiesto al Partito marxista-leninista dell'Ucraina di spiegare ai lettori de "Il Bolscevico" come sono andate effettivamente le cose. Qui di seguito pubblichiamo la sua risposta, scritta dal compagno Artur Ryabchenko.
    Noi già sapevamo che la causa principale della carestia stava nel sabotaggio dei Kulaki, i ricchi agricoltori, dei reazionari e dei trotzkisti ucraini nei confronti della collettivizzazione agricola. Vi influirono anche la siccità e l'epidemia del tifo, nonché errori "ultrasinistri" nell'applicare la giusta linea di Stalin sulla collettivizzazione.
    Non è quindi affatto vero che la carestia fu causata artatamente da Stalin per sterminare il popolo ucraino accusato di opporsi alla collettivizzazione agricola. Una menzogna inventata dai nazisti hitleriani per preparare la loro aggressione all'Ucraina. Questa calunnia ora è diventata "verità" nella suddetta legge. E chi la nega, pagherà una sanzione.
    L'articolo dei compagni ucraini, che ringraziamo sentitamente per la fraterna collaborazione, costituisce un'autorevole conferma delle nostre opinioni, ristabilisce la verità su uno dei maggiori avvenimenti storici su cui ci speculano da sempre gli anticomunisti, i revisionisti e i fascisti e smaschera in pieno i nuovi governanti borghesi ucraini complici dell'imperialismo mondiale nel loro odio contro Stalin e il socialismo.




    --------------------------------------------------------------------------------

    Portando la situazione economica fin quasi al crollo totale di tutti i rami dell'industria e aumentando fortemente le tariffe dei servizi comunali per le larghe masse della classe operaia, i capitalisti dominanti in Ucraina hanno deciso di distrarre l'attenzione dei lavoratori utilizzando una nuova campagna isterica contro Stalin.
    Il 29 novembre la Verkhovna Rada dell'Ucraina (il parlamento) per iniziativa del presidente filoUsa dell'Ucraina, Viktor Yushchenko, e sotto forte pressione del presidente della Camera, il falso socialista Olexandr Moroz, ha approvato la legge ucraina "Sulla carestia del 1932-1933 in Ucraina". E di nuovo i servi dell'imperialismo hanno indirizzato il colpo principale contro il compagno Giuseppe Stalin e i suoi tempi, accusandolo niente meno di aver intenzionalmente deciso di affamare le masse (il cosiddetto "golodomor") nel 1932-1933 in Ucraina. I servi dell'imperialismo hanno usato ancora una volta le falsità ben note fin dal 1941 circa i "milioni di vittime per fame in Ucraina". Tuttavia, considerando che gli sforzi di Goebbels di usare delle falsità contro Stalin ebbero davvero poca efficacia, i miseri tentativi degli attuali governanti ucraini sono destinati tutti al fallimento.
    Il Partito marxista-leninista dell'Ucraina (MLPU) ritiene che la carestia vi fu davvero. Ma possono esserne considerati responsabili il compagno Stalin e il Partito comunista dei bolscevichi di tutta l'Unione? Su questo gli scendiletto nostrani della destra dovrebbero tacere! La collettivizzazione nei villaggi incontrò la resistenza organizzata e massiccia da parte dei kulaki e di numerosi elementi trotzkisti che cooperarono con i kulaki allo scopo di realizzare il loro piano strategico di destabilizzare l'Unione Sovietica.
    La collettivizzazione comportò indubbiamente la fine dei kulaki. Era scritto nei giornali; ed era chiaro ad ognuno, inclusi i kulaki e gli elementi trotzkisti esistenti nel Partito e nel Paese. Perciò essi lottarono con ogni mezzo a disposizione. Nascosero il grano e macellarono il bestiame. Essendo economicamente il ceto dominante nelle campagne, i kulaki diffusero il loro modo di pensare e la loro psicologia tra i contadini. Nel 1931 solamente il 60% dei contadini era riunito nelle fattorie collettive. Molti kulaki vennero inviati in Siberia dal potere sovietico. Molti elementi trotzkisti vennero espulsi dal Partito. Ma molti di coloro che avevano un certo potere rimasero ancora al loro posto. Inoltre, proprio alcuni di loro decisero chi doveva essere inviato in Siberia. Essi cercarono di mandare in Siberia non dei veri kulaki, ma in prevalenza dei contadini medi, per la maggior parte è a causa di questi abusi che gli attuali paladini dei kulaki stanno facendo tanto chiasso.
    Per di più, la situazione internazionale non era affatto ottimale. Finita una guerra, un'altra sarebbe presto cominciata. L'URSS era pressoché assediata, una situazione che si attenuò appena a seguito della cosiddetta grande depressione che colpì l'Occidente. Noi saremmo stati distrutti se l'agricoltura patriarcale non fosse stata sostituita dall'industria moderna.
    La maggioranza dei critici della politica di Stalin di collettivizzazione accelerata, allo scopo di contrastare una situazione in cui la fame stava prendendo campo, va dicendo che non era necessario affrettare la collettivizzazione. Ma essi trascurano il fatto che restavano meno di dieci anni all'inizio della guerra. L'URSS non poteva lottare contro il fascismo con le armi dei tempi della guerra civile, senza tecniche militari moderne. Ma era impossibile avere tali tecniche senza l'industria moderna. Al tempo stesso non c'era altra fonte di risorse per l'industria che la vendita di prodotti agricoli. Per questa ragione era necessario aumentare tale produzione. E non c'era altro modo per aumentarla che trasformarla in industria moderna, cosa impossibile senza strumenti tecnici. Questo era il cerchio magico; e se tale cerchio non fosse stato risolutamente spezzato prima del 1930, non si sa se il potere sovietico sarebbe sopravvissuto fino all'inizio della guerra.
    Trattando delle ragioni profonde, politico-economiche della carestia del 1932-1933, si può dire che essa era la conseguenza del protrarsi della NEP, della sua tardiva e non abbastanza risoluta cessazione, della mancanza di coerenza nell'avanzare verso forme di economia collettiva, dei tentativi di "combinare" metodi comunisti e di mercato nella gestione dell'agricoltura. Di fronte al pericolo reale della carestia, il compagno Stalin e la leadership sovietica fecero tutto il possibile e l'impossibile per prevenirla.
    Ecco dei brani di telegrammi ufficiali di quel tempo, spediti dal compagno Stalin:
    Dal telegramma di Stalin a Kaganovich e Molotov, 24 luglio 1932:
    "La nostra direttiva sull'esecuzione incondizionata del piano statale di approvvigionamento di grano è del tutto corretta. Ma tenete presente che dovremo fare un'eccezione per le regioni più sofferenti dell'Ucraina. Ciò è necessario non solo dal punto di vista dell'equità, ma anche a causa della posizione particolare dell'Ucraina, al confine con la Polonia, ecc".
    Dal telegramma di Stalin e Molotov a Kaganovich, 16 agosto 1932:
    "A causa della difficile situazione in Ucraina riteniamo che sia assolutamente necessario usare l'esercito sia per il raccolto che per la sarchiatura".
    Dal telegramma di Stalin a Kaganovich, 19 agosto 1932:
    "Come risulta chiaro dai documenti, non solo gli ucraini parleranno dei piani di diminuzione dell'approvvigionamento statale di grano durante la riunione del Comitato Centrale, ma lo faranno anche i caucasici settentrionali, del medio Volga, della Siberia occidentale, del Kazakhstan e della Bashkiria. Il mio consiglio è di soddisfare per il momento solo gli ucraini, riducendo per loro il piano a 30 milioni; e solo come ultima scelta a 35-40 milioni". Fate bene attenzione! È veramente importante. Il fatto è che nel 1932 pressoché tutti, russi, ucraini, bashkiri, kazakhi, ecc., chiesero di ridurre i piani; ma Stalin diminuì i piani solo per gli ucraini.
    Nel suo famoso articolo, pubblicato il 2 marzo 1930, "Vertigini da successi", Stalin dichiarò che il movimento colcosiano doveva essere volontario, ciò non era affatto chiaro a numerosi funzionari nelle varie regioni. Ma Stalin modificò la situazione e la carestia del 1932-1933 non ebbe un'influenza significativa riguardo al progredire dell'URSS verso il socialismo. Inoltre, dopo aver preso il grano con una mano, i bolscevichi lo restituirono in misura assai superiore con l'altra: fin dal 25 febbraio 1933 il Consiglio dei Commissari del Popolo (Sovnarkom) dell'URSS e il Comitato Centrale del Partito bolscevico distribuirono in prestito all'Ucraina cibo, frumento e foraggio per un ammontare di 35.190.000 pood (1 pood=16 kg) di grano attingendo alle riserve accantonate e di emergenza. In generale, la popolazione ucraina ricevette non meno di 41.480.000 pood di frumento e 40.291 pood di farina; inoltre venne distribuito anche cibo per 1 milione di pood, una quantità considerevole di cereali e di derrate conservate, di zucchero e di alimenti in scatola.
    Tutte le prossime campagne contro Stalin sono destinate al fallimento. Il Partito marxista-leninista dell'Ucraina chiama la classe operaia a respingere risolutamente tutti i tentativi di spargere calunnie contro il compagno Stalin e l'esperienza dell'edificazione sovietica.

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    Predefinito Rif: Stalin

    Trozchi e il nazismo

    "Stava fermamente per il rovesciamento violento del potere stalinisti con terrore e sabotaggio(...)dal 1923 al 1930 ha ottenuto 2 milioni di marchi dai tedeschi per attività dei Trozchisti nello spionaggio(...)Inevitabile fare concessioni territoriali al Giappone e alla Germania"
    Krestinsky Nikolay (ex segetario di Trozchi)


    Accordo segreto



    1. Garantire un atteggiamento posititivo nei conforonti della Germania

    2. Accettare concessioni territoriali

    3. Creare un ambiente favorevole per i tedeschi

    4. In tempo di guerra (di cui egli ritiene che stiamo parlando del 1937) arttivare nel lavoro sovversivo di imprese militari,e nella parte anteriore


    "Ci sono due possibili opzioni per il nostro avvento al potere. Prima della arrivo della guerra o dopo l'arrivo della guerra (...) Ogni azione di sabotaggio militare deve essere controllata dal comando Giapponese e Tedesco (...) La Germania ci permetterà di partecipare al suo sfruttamento di minerali,manganese,oro,petrolio,apatite e di impergnarsi per un tempo determinato per la fornitura di cibo a un prezzo superiore a livello mondiale"
    Lettera del 1935

    Chiesa

    "Ora qui è il momento di riabilitare Stalin"
    Sacerdote russo

    "E penso che carnefice, che distruggere, la prima, ora sono pronto a postumo chiedergli perdono. No, lui non era un torturatore, ha salvato molte vite, come Sholokhov, dovrebbe già essere stato ucciso, e solo il tempestivo intervento di Stalin salvato ego.Takzhe Bulgakova e salvati, possono essere anche di morte, e Pasternak, e altri."
    Credente russa

    "Il grande leader del nostro popolo, Vissarionovich Joseph Stalin è morto. Eliminata una grande forza, morale, sociale: la forza in cui la nostra gente ha sentito il vigore della propria, che ha guidato nelle loro opere creative e le imprese, dove si è consolata sé per molti anni"
    Il santo patriarca di Mosca

    Estratto dal verbale del Politburo del Comitato Centrale del 12.09.33

    1. Nel periodo da 20-30 anni a Mosca e nella zona circostante completamente distrutto 150 chiese. 300 di essi (a sinistra), convertito in fabbrica negozi, club, dormitori, carceri, centri di detenzione e carcere per adolescenti e bambini di strada.

    I piani comprendono la demolizione di sviluppi architettonici oltre i restanti 500 edifici di templi e chiese.

    Sulla base di quanto sopra, il Comitato Centrale ritiene che sarebbe impossibile per la progettazione di edifici dalla distruzione dei templi e le chiese che devono essere considerati come gli antichi monumenti di architettura russa.

    Organi di autorità sovietiche e dei lavoratori e contadini 'miliziani sono tenuti ad adottare azioni disciplinari fino a parte e le responsabilità per la tutela dei monumenti di architettura antica russo


    Il segretario del CC J. Stalin


    Un estratto dal verbale del Politburo del Comitato Centrale del 11.11.39

    Problemi di religione

    Per quanto riguarda la religione, i servi, la Chiesa ortodossa russa e per i credenti ortodossi Comitato Centrale decide:

    1) continuare a riconoscere l'inadeguatezza pratica del NKVD dell'URSS nel arresti di ministri della Chiesa ortodossa russa, la persecuzione dei credenti.

    2) Indicazione del compagno Ulyanov (Lenin) a partire dal 1 maggio 1919 per № 13666-2 ", sulla lotta contro il popami e di religione" ha affrontato prima. ВЧК compagno Dzerzhinsky e tutte le istruzioni ВЧК-OGPU-NKVD, relative al pubblico ministero di sacerdoti della Chiesa ortodossa russa e ortodossi credenti - abrogazione.

    3) una revisione contabile del NKVD arrestati e condannati per i cittadini in materia di attività bogosluzhitelskoy. Rilasciato dalla custodia e di sostituire la sanzione per la mancata custodia condannati per il fatto che, se le attività di questi cittadini non siano lesi autorità sovietiche.

    4) La questione della sorte dei credenti che sono in stato di custodia cautelare in carcere e, di diverse confessioni, il CC deciderà in seguito.


    Il segretario del CC J. Stalin

    Îí áûë âåðóþùèì

    LIBERTA’ RELIGIOSA IN RUSSIA
    Documento n°131
    Mosca, 17 marzo 1937
    A Sua eccellenza il Segretario di Stato
    IL MOVIMENTO ANTI-RELIGIOSO NELL’UNIONE SOVIETICA (Riservato)
    Eccellenza,
    ho l’onore di comunicare quanto segue riguardo al movimento anti-religioso nell’unione Sovietica. In rapporto a quegli articoli della nuova Costituzione che si riferiscono alla religione, vi sono state anche discussioni fatte dalle autorità sovietiche sul movimento anti-religioso.
    Ho saputo da un diplomatico molto bene informato che, quando sono stati proposti per il voto gli articoli relativi alla religione (libertà di culto ecc. n.d.r.), sono stati attaccati in quanto troppo pericolosi. Sono stati salvati dall’intervento di Stalin che ha sostenuto che se vi era qualche pericolo per il Partito comunista, il Partito avrebbe dovuto saperlo superare.
    Da qualche settimana, vi è molta agitazione nell’ambiente del partito per i terreni confiscati alla Chiesa nell’ultimo anno. Secondo l’Amministratore degli Affari del Soviet Centrale, il numero dei membri della Società degli atei militanti è diminuito negli ultimi quattro anni da 4 a 2 milioni di membri.
    Vogliate gradire, Eccellenza, l’espressione della mia alta considerazione.
    Joseph E. Davies

 

 

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