Qualche giorno fa ho postato sul Sole 24 Ore un commento ad un articolo che prendeva in esame le reazioni dei "mercati" all'annuncio fatto da Bernanke su un prossimo cambio di passo nella politica monetaria statunitense:
Come si vede nulla di particolarmente originale. Tuttavia, inaspettatamente, 53 lettori lo hanno gratificato con il loro "like".Da anni ormai non ha più molto senso chiedersi il motivo per cui i Mercati reagiscono male o bene, per il semplice motivo che nei mercati sempre più operatori investono nelle variazioni dei titoli non in ciò che essi rappresentano in termini di economia reale.
I Mercati dei capitali sono diventati una specie di bisca autoreferenziale nella quale si scommette sul rialzo o sul ribasso dei titoli, a prescidere dal reale andamento delle imprese o della solvibilità dei debitori sovrani.
Vi è qualcosa di surreale nelle spiegazioni degli economisti e degli operatori dell'informazione quando si sforzano di trovare una logica comprensibile per motivare certi crolli improvvisi o certe ascese altrettanto repentine: un report, un rating, la dichiarazione di un banchiere, voci. La realtà è che qualunque cosa possa causare variazioni nelle quotazioni diventa utile per l'investimento sul rialzo o sul ribasso.
Al che ho provato a rilanciare abbozzando una contestualizzazione, analizzando le conseguenze di quanto rilevato:
Questa volta il commento ha ricevuto 0 like. Secondo voi perché?[...] quella a cui ho accennato è una situazione nota. Ciò che mi stupisce è quanto poco venga considerata e analizzata nel contesto della crisi economica mondiale, che pure fa versare quotidianamente fiumi di inchiostro.
Mi stupisce perché si tratta di un elemento rilevantissimo nell'insieme delle cause che ritardano il superamento della crisi. La finanza crea valore quando premia le qualità positive delle imprese e sanziona quelle negative, quando scommette sull'innovazione e sulle nuove prospettive di mercato. Crea valore quando, alla ricerca del profitto, l'investimento viene diretto dalla competenza, dall'intelligenza, dal coraggio di rischiare. E' allora che la finanza crea valore: quando sostiene lo sviluppo economico operando una selezione tra ciò che merita di essere sostenuto e ciò che non lo merita. Altrimenti non lo sostiene: lo affossa. Ed è quello che sta avvenendo: il valore dei titoli diviene sempre più virtuale quanto più è svincolato dall'economia reale.




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