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Discussione: Se questo è un uomo

  1. #21
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    bello il commento di tal Giulio Cesare all'articolo

    Certo che però, uno con l'avatar con la Sacra bandiera, che si chiama Giulia Cesare......
    sklöpp & kanù

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  2. #22
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Citazione Originariamente Scritto da Scarpon Visualizza Messaggio
    Certo che però, uno con l'avatar con la Sacra bandiera, che si chiama Giulia Cesare......
    ... avrà fatto il classico.
    Scarpon and sciadurel like this.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #23
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Citazione Originariamente Scritto da Scarpon Visualizza Messaggio
    Certo che però, uno con l'avatar con la Sacra bandiera, che si chiama Giulia Cesare......
    Bravo Scarpon!
    Sempre attento a tutto.
    Anch'io ne ero rimasto un po' stupito.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #24
    Venetia
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Bravo Scarpon!
    Sempre attento a tutto.
    Anch'io ne ero rimasto un po' stupito.

    Sai com'è, devo sapere quando è ora di tirare fuori le berte, bisogna stare attenti ai segnali.



    P.S. Oh, maresciallo, questa è una battuta è, non ricominciamo.....
    sklöpp & kanù

  5. #25
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Con certi QI è sempre meglio specificare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #26
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Regalo di Natale ad un cittadino svizzero…


    27 dicembre 2013 | Autore Alessandra Drago | Stampa articolo

    Le opinioni eretiche
    di Michele Rallo per Stampalibera

    DE BENEDETTI E LE BANCHE:
    BENEFICIATI DAL GOVERNO LETTA


    Chi ha detto che il governo Letta impone sacrifici a tutti? Non è vero. C’è chi da questo governo è beneficiato. A spese, naturalmente, di tutti noi, che dovremo coprire i costi di queste regalìe. Chi sono i fortunati? Non si ha la lista completa, ma due, almeno, sono stati identificati, stando a quanto rivelato da “Il Giornale” e dai blog di Beppe Grillo e di Roberto D’Agostino. Il primo dei beneficiati è Carlo De Benedetti, l’industriale ebreo-svizzero con interessi in Italia e tessera numero 1 del PD in tasca. Il secondo è un soggetto plurimo; e non soltanto perché abbraccia le diverse banche private che sono proprietarie della Banca d’Italia, ma anche perché il giulivo Enrico e il draghesco (da Draghi) Saccomanni, nella loro immensa bontà, hanno pensato anche alle banche estere che – secondo la loro lungimirante visione – potranno in futuro papparsi qualche porzione della nostra “banca centrale”. Incominciamo da De Benedetti. Un articolo di Marcello Zacchè pubblicato l’11 dicembre da “Il Giornale” – e ripreso dal sito “Dagospia” – rivela che una bozza della legge di stabilità prevedrebbe sovvenzioni pubbliche alle centrali elettriche per assicurarne la funzionalità. Da calcoli effettuati, tale misura porterebbe nelle casse della Sorgenia (società del ramo facente capo al gruppo De Benedetti) un contributo pubblico di circa 100 milioni di euro. I rappresentanti grillini inCommissione Bilancio, inoltre, avrebbero scoperto un ulteriore “aiutino” di 22 milioni di euro: lo prevede un emendamento, presentato da Scelta Civica e già approvato in Commissione, volto ad esentare la centrale turbogas di Turano-Bertonico (di proprietà Sorgenia) dall’obbligo di sborsare la cifra – appunto – di 22 milioni per gli oneri di urbanizzazione. Complessivamente, quindi, la sommetta di denaro pubblico che dovrebbe affluire nelle casse della CIR (la holding debenedettiana) dovrebbe aggirarsi attorno ai 120 milioni di euro, pari a circa 240 miliardi del vecchio conio (come direbbe Bonolis).Ma queste sono noccioline, in confronto alla pioggia di soldi (nostri) che un decreto-legge del Saccomanno ha già assicurato alle banche. Salto a piè pari tutte le premesse diordine tecnico e vengo direttamente alle conclusioni pratiche, che ho desunto dalla denuncia dell’esperto finanziario Lucio Di Gaetano: il capitale sociale della Banca d’Italia passa dagli attuali simbolici 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro (non chiedetemi come). La qualcosa – per le banche private proprietarie di Bankitalia – comporta: 1) una regalìa di “valore patrimoniale aggiuntivo” di 7 miliardi e mezzo; 2) l’attribuzione di dividendi annui per 450 milioni di euro, a fronte dei 50-70 milioni percepiti oggi. In ogni caso, quindi, anche a non voler considerare il valore patrimoniale aggiuntivo, il decreto in questione regala letteralmente 400 milioni di euro l’anno alle banche. Ma l’aspetto più preoccupante è un altro: il definitivo accantonamento della vecchia (e inattuata) legge del 2° governo Berlusconi che si muoveva in direzione di una parziale pubblicizzazione della banca centrale, e il compiersi dell’ultimo atto di una completa e totale privatizzazione della stessa. E non solo. Perché il decreto espressamente prevede che le quote che secondo il decreto berlusconiano avrebbero dovuto tornare allo Stato, potranno essere vendute a soggetti bancari e parabancari “italiani ed europei”. Chiaro, no? Non soltanto la Banca d’Italia deve essere proprietà delle banche private, ma proprietà anche delle banche private straniere. È un altro passo sulla via della completa colonizzazione dell’Italia.


    Regalo di Natale ad un cittadino svizzero? | STAMPA LIBERA

    Ultima modifica di Eridano; 28-12-13 alle 09:26
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #27
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Regalo di Natale ad un cittadino svizzero…


    27 dicembre 2013 | Autore Alessandra Drago | Stampa articolo

    Le opinioni eretiche
    di Michele Rallo per Stampalibera

    DE BENEDETTI E LE BANCHE:
    BENEFICIATI DAL GOVERNO LETTA


    Chi ha detto che il governo Letta impone sacrifici a tutti? Non è vero. C’è chi da questo governo è beneficiato. A spese, naturalmente, di tutti noi, che dovremo coprire i costi di queste regalìe. Chi sono i fortunati? Non si ha la lista completa, ma due, almeno, sono stati identificati, stando a quanto rivelato da “Il Giornale” e dai blog di Beppe Grillo e di Roberto D’Agostino. Il primo dei beneficiati è Carlo De Benedetti, l’industriale ebreo-svizzero con interessi in Italia e tessera numero 1 del PD in tasca. Il secondo è un soggetto plurimo; e non soltanto perché abbraccia le diverse banche private che sono proprietarie della Banca d’Italia, ma anche perché il giulivo Enrico e il draghesco (da Draghi) Saccomanni, nella loro immensa bontà, hanno pensato anche alle banche estere che – secondo la loro lungimirante visione – potranno in futuro papparsi qualche porzione della nostra “banca centrale”. Incominciamo da De Benedetti. Un articolo di Marcello Zacchè pubblicato l’11 dicembre da “Il Giornale” – e ripreso dal sito “Dagospia” – rivela che una bozza della legge di stabilità prevedrebbe sovvenzioni pubbliche alle centrali elettriche per assicurarne la funzionalità. Da calcoli effettuati, tale misura porterebbe nelle casse della Sorgenia (società del ramo facente capo al gruppo De Benedetti) un contributo pubblico di circa 100 milioni di euro. I rappresentanti grillini inCommissione Bilancio, inoltre, avrebbero scoperto un ulteriore “aiutino” di 22 milioni di euro: lo prevede un emendamento, presentato da Scelta Civica e già approvato in Commissione, volto ad esentare la centrale turbogas di Turano-Bertonico (di proprietà Sorgenia) dall’obbligo di sborsare la cifra – appunto – di 22 milioni per gli oneri di urbanizzazione. Complessivamente, quindi, la sommetta di denaro pubblico che dovrebbe affluire nelle casse della CIR (la holding debenedettiana) dovrebbe aggirarsi attorno ai 120 milioni di euro, pari a circa 240 miliardi del vecchio conio (come direbbe Bonolis).Ma queste sono noccioline, in confronto alla pioggia di soldi (nostri) che un decreto-legge del Saccomanno ha già assicurato alle banche. Salto a piè pari tutte le premesse diordine tecnico e vengo direttamente alle conclusioni pratiche, che ho desunto dalla denuncia dell’esperto finanziario Lucio Di Gaetano: il capitale sociale della Banca d’Italia passa dagli attuali simbolici 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro (non chiedetemi come). La qualcosa – per le banche private proprietarie di Bankitalia – comporta: 1) una regalìa di “valore patrimoniale aggiuntivo” di 7 miliardi e mezzo; 2) l’attribuzione di dividendi annui per 450 milioni di euro, a fronte dei 50-70 milioni percepiti oggi. In ogni caso, quindi, anche a non voler considerare il valore patrimoniale aggiuntivo, il decreto in questione regala letteralmente 400 milioni di euro l’anno alle banche. Ma l’aspetto più preoccupante è un altro: il definitivo accantonamento della vecchia (e inattuata) legge del 2° governo Berlusconi che si muoveva in direzione di una parziale pubblicizzazione della banca centrale, e il compiersi dell’ultimo atto di una completa e totale privatizzazione della stessa. E non solo. Perché il decreto espressamente prevede che le quote che secondo il decreto berlusconiano avrebbero dovuto tornare allo Stato, potranno essere vendute a soggetti bancari e parabancari “italiani ed europei”. Chiaro, no? Non soltanto la Banca d’Italia deve essere proprietà delle banche private, ma proprietà anche delle banche private straniere. È un altro passo sulla via della completa colonizzazione dell’Italia.


    Regalo di Natale ad un cittadino svizzero? | STAMPA LIBERA

    Sono incredibili le reazioni di sdegno della sinistra e dei sindacati difronte a tutto questo .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #28
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Che ci faranno le Coop rosse insieme al finanziere Soros?

    MERCOLEDÌ, 5 MARZO 2014

    Questo articolo è uscito su “La Repubblica”.


    Forse non sarà necessario riscrivere l’articolo 45 della Costituzione (“La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”); però questo ingresso del finanziere statunitense George Soros nella Igd, fondo di gestione immobiliare controllato dalla Lega delle Cooperative, in altri tempi lo avremmo definito un matrimonio contronatura. Ma come? Il re della speculazione internazionale diventa terzo azionista di un fondo delle Coop “rosse”? Va bene che Soros nel tempo libero si trasforma in filantropo liberal, ma qui ci sono di mezzo gli affari; nonché l’assetto futuro del nostro depresso sistema economico. Che frutti potrà mai generare un simile innesto?
    Desiderosi come siamo di attrarre investimenti stranieri nel belpaese, non ci permetteremo certo di fare gli schizzinosi. Né indugeremo nella dietrologia sulla firma del contratto con Soros, giunta proprio sei giorni dopo che il presidente della Lega Coop, Giuliano Poletti, è entrato a far parte del governo Renzi in qualità di ministro del Lavoro. La nomina di Poletti appariva come segno culturale adeguato alla durezza dei tempi: far ricorso all’esperienza solidaristica su cui è fondato il movimento cooperativo per favorire la nascita di nuove imprese e di nuovi strumenti di assistenza sociale. Avevamo equivocato? Le Coop sono divenute semplicemente un nuovo “potere forte” che si cimenta in campo finanziario al pari degli altri? La domanda non è oziosa, e l’arrivo di Soros ce lo conferma.
    Vivendo in un’epoca di scarsità permanente, dovendoci attrezzare per un futuro di penuria, la buona pratica del mettersi insieme, aiutarsi a vicenda, superare l’individualismo proprietario, è ritornata più che mai attuale. Là dove la politica si rivela inadeguata, sopperisce –dal basso- la virtù autogestita della condivisione. Basta guardarsi intorno per constatare che la sofferenza sociale non produce sempre solo lacerazione e solitudine. Parole antiche come mutuo soccorso, fratellanza, cooperazione, riacquistano qui e là un significato concreto. Affondano le loro radici nell’umanesimo cattolico e mazziniano da cui germogliarono le società operaie e artigiane del primo movimento socialista. Ma oggi di nuovo si avverte la necessità di un’economia capace di anteporre il benessere collettivo alla rendita speculativa. Sarebbe davvero un peccato dover constatare che nel frattempo gli eredi di quella storia, i colossi della cooperazione -non importa se “rossa” o “bianca”- sono diventati inservibili a tale scopo.
    Al tempo in cui l’Unipol guidata da Giovanni Consorte si alleò con furbetti di ogni sorta nel tentativo di acquisire il controllo di una banca, molti dirigenti della sinistra reagivano con stizza alle critiche: perché mai la finanza “rossa” dovrebbe restare esclusa dalle partite che contano? Poi Consorte fu assolto. Tanto che ora dà vita a un’associazione finalizzata a modernizzare la cultura riformista, e nessuno gli chiede più conto delle decine di milioni incassati per consulenze estranee alla sua attività di manager della cooperazione. Difficile eludere la constatazione di Luigino Bruni, tra i massimi studiosi dell’economia sociale italiana: “Viene da domandarsi dove sia finito lo spirito cooperativo quando alcuni direttori e dirigenti di cooperative di notevoli dimensioni percepiscono stipendi di centinaia di migliaia di euro”.
    Qualche anno dopo Consorte, l’Unipol ha rilevato l’impresa assicurativa della famiglia Ligresti con tutte le partecipazioni societarie annesse nei “salotti buoni”. Niente da ridire, ma sarebbe questa la sinistra cooperativa e mutualistica che avanza?
    Ora viene il turno di George Soros associato a un fondo immobiliare delle Coop specializzato in centri commerciali e ipermercati (1,9 miliardi di euro il patrimonio stimato). Va rilevato che il settore immobiliare italiano suscita un rinnovato interesse nei gruppi stranieri. Soros non è il solo a puntarci. Naturalmente ciò non ha nulla a che fare con la nostra emergenza abitativa: a fare gola sono i nuovi grattacieli per uffici direzionali, l’edilizia di lusso e, per l’appunto, i centri commerciali. E’ verosimile che tali investimenti speculativi funzionino da volano per uno sviluppo equilibrato? Piacerebbe sentire in merito l’opinione dei manager della cooperazione e dello stesso ministro Poletti. Anche perché la loro diversificazione finanziaria non ha evitato che la crisi sospinga varie cooperative in difficoltà a chiudere un occhio su materie delicate, come i subappalti precari e sottopagati.
    Accolto con un doveroso benvenuto il compagno americano, ci chiediamo che strana razza di capitalismo verrà fuori dal suo incrocio con la finanza “rossa”. Le buone pratiche diffuse della cooperazione, che sia di produzione, distributiva o di cura alle persone, non attenderanno i dividendi di Borsa. La loro carica profetica e soccorrevole si esprime altrove.

    Che ci faranno le Coop rosse insieme al finanziere Soros? | Gad Lerner
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  9. #29
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Soros il democratico.

    Mica come il Trota ...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #30
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    Predefinito Re: Se questo è un uomo

    Cioè un ebreo che critica un altro ebreo?

    BENTORNATO Dr. Viola!!!
    .

 

 
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