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Discussione: Maria

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    Predefinito Maria

    Questo capitolo è complementare a quello sui presunti fratelli carnali di Gesù, visto che il tema è lapersona di Maria e le verità di fede ad essa collegate. In quel capitolo si parlava appunto della suaverginità perpetua, e delle prove bibliche a riguardo.
    Nel presente capitolo però, si parlerà anche dei dogmi che la riguardano, che sono quattro, verginitàcompresa.

    Per i protestanti, per un’atavica e subconscia abitudine le interpretazioni cattoliche sonoingannevoli, mentre, le loro, veritiere. Gli accusatori spesso scrivono:
    “La chiesa cattolica romana, come ben sapete, tributa un culto a Maria, la madre di Gesù. A Mariasono rivolte preghiere e canti; le statue e le immagini che la raffigurano sono un po’ da per tutto,nelle basiliche cattoliche, negli ospedali, negli orfanotrofi, nei collegi, per le strade, per le piazze,sui monti, nelle grotte, nelle case; per esse molta gente va in delirio, davanti ad esse molte personesi prostrano invocandola affinché li aiuti, li guarisca, li consoli, e affinché li salvi. A Maria sonoanche dedicati due mesi all’anno;; Maggio, il mese di Maria;; e Ottobre, il mese del Rosario. Alcunedelle feste universali in suo onore sono: 1) l’Immacolata Concezione (8 Dicembre);; 2) la Natività (8Settembre);; 3) l’Annunciazione (25 Marzo, nove mesi prima di natale); 4) la Purificazione (2Febbraio);; 5) l’Assunzione (15 Agosto). Per quanto riguarda poi i santuari mariani venerati damilioni di Italiani ce ne sono a decine in tutta Italia. Nel mondo intero sono moltissimi.
    Maria in realtà è più importante di Gesù per i Cattolici romani, per loro è una sorta di deaonnipotente a cui persino Gesù deve ubbidire. Questo è quello che gli hanno inculcato i preti sindalla loro fanciullezza. Di Maria viene detto dai preti che fu concepita senza peccato e durante lasua vita non peccò mai, che è la madre di Dio, che rimase sempre vergine, che fu la prima personaa cui Gesù apparve dopo essere risuscitato, che fu assunta in cielo anima e corpo dopo essererisorta, che in cielo prega per i Cristiani, che un giorno schiaccerà il capo del diavolo, che ècorredentrice dell’umanità, che è la madonna, e che è la madre della Chiesa.”
    Chiarisco velocemente un particolare, il capo del serpente lo schiaccerà la progenie di Maria, cioèGesù Cristo, e una prima volta l’ha schiacciato sulla croce, sconfiggendo la morte. Inoltre chiarismosubito che Maria non è assolutamente considerata più potente di Gesù, nessun prete dice questo, ese controlliamo il catechismo cattolico, troviamo scritto che Maria è santa, ma sempre creaturaresta, la divinità e l’onnipotenza invece appartiene a Gesù all’interno della SS. Trinità. Gli altripunti verranno approfonditi e chiariti nella prossime pagine.
    La storia dell’incarnazione inizia con la proposta che l’angelo Gabriele fa a Maria. I fratelliprotestanti partendo dal saluto dell’angelo Gabriele a Maria, tentano in tutti i modi di sminuirne ilruolo all’interno della Chiesa. Per loro l’angelo non dice “Ave o piena di grazia”, ma “colmata digrazie”, asserendo che è quest’ultima la corretta traduzione dal greco. Evidentemente ci sono volutipiù di 1500 affinché qualcuno sapesse tradurre “Kecharitòméne”, o almeno così sono convinti iprotestanti. Il culto mariano viene visto dai fratelli separati come culto di adorazione, quindiidolatrico, ecco perché parlano di “marianizzazione” del cristianesimo, ad opera dei cattolici.
    Ma la dottrina cattolica non insegna ad adorare Maria, o a considerarla una dea. Ecco perché Mariarappresenta forse il punto di maggior distacco tra cattolici e protestanti, un solco incolmabile chedivide inesorabilmente la cristianità. Scrive Edoardo Labanchi, studioso protestante, nel suo libro“Marianesimo o cristianesimo?” a pag. 31 “In pratica Maria fu considerata a poco a poco, un‘doppione’ di Gesù, cioè un essere soprannaturale inferiore soltanto a Dio Padre.”
    Poi continua a pag. 32 citando s.Tommaso d’Aquino, ch
    e difendeva e spiegava i dogmi mariani, efa questa riflessione: “[...] Nulla nelle Scritture ci induce a credere che Maria sia stata diversa dallealtre creature umane, se non per il fatto che fu uno strumento nella mani di Dio per la realizzazionedel Suo piano salvifico. Fu una donna singolarmente privilegiata, non c’è dubbio, aiutata da Dionell’assolvere il suo compito di madre di Gesù, ma come tutte le altre donne, soggetta anch’essa apeccare, ad avere dubbi, momenti di scoraggiamento. Quanto poi alla questione della “dignità” che



    avrebbe dovuto avere Maria per accogliere in sé il Figlio di Dio, si perde di vista il senso e la naturadell’Incarnazione, che, secondo quanto afferma giustamente l’Apostolo Paolo, fu un vero e proprio“annichilimento”: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che fu in Cristo Gesù, il quale essendo informa di Dio non reputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma diservo e divenendo simile agli uomini...” (Fil 2,5-7)”
    Ci sono tanti passi nella Scrittura che ci descrivono uomini resi eccezionali da Dio, al fine diadempiere i Suoi disegni divini.
    Uno di questi fu Mosè, ma ci sono anche Sansone, Enoch, Elia, e diversi altri, ognuno di loro dotatodi un particolare dono, per servire e arricchire la comunità.
    Quante creature ad esempio possono disporre del proprio spirito, tanto da poterne dare una parte adun discepolo (vedi Eliseo). Di Enoch si dice che non morì, si vide soltanto scomparire nel cielo,questo è un fatto ordinario per le creature di Dio?
    Potremmo andare ancora avanti nel raccontare i particolari doni che Dio riserva alle sue creature
    prescelte, e non c’è da meravigliarsi, a Dio tutto è possibile. Non si capisce quindi da dovescaturisca il senso di meraviglia mista a commiserazione e derisione verso la dottrina cattolica, chericonosce a Maria il particolare dono dell’Immacolata Concezione, e degli altri tre che neconseguono.
    I grandi doni che Dio dava ai suoi servi, non erano dei doppioni, la forza di Sansone non si riscontrain altri, opp
    ure, la particolare potenza in spirito di Elia è anch’essa singolare. Perché i doni che Dioriservò a Maria si dovrebbero per forza riscontrare in altre creature per essere ritenuti degni di fede?I fratelli che vorrebbero vedere ogni dogma scritto a chiare lettere sulla Bibbia, sbagliano di netto.L’abitudine a ripetere sempre le stesse accuse o osservazioni a noi cattolici, li porta lontano dallaobiettività e da certe verità. Essi ad esempio accettano il fatto che Satana (assieme ai suoi) inprincipio fu creato buono, e in seguito alla sua ribellione fu cacciato dal Paradiso. Accettano purel’irreversibilità delle decisioni angeliche, Satana in quanto puro spirito non può ritornare piùindietro nei suoi passi, perché le decisioni angeliche sono irrevocabili, immutabili.
    Quindi non c’è ombra di dubbio, non ritroveremo mai Satana in Paradiso, perché lui non si pente,né si pentirà mai, della sua scelta.
    E’ di fede, ma dov’è scritto nella Bibbia che le scelte angeliche sono irrevocabili, e che Satana nonchiederà mai perdono a Dio?
    O ancora, dove troviamo scritto che Gesù era vero Dio e vero uomo allo stesso tempo?
    Nel Concilio di Calcedonia del 451 la Chiesa dogmatizzava che Gesù, “un solo e medesimo Figlio,il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità”, ma nellaBibbia non lo troviamo scritto chiaramente, ci sono dei versetti che male interpretati davano adito aeresie che definivano Gesù mezzo uomo, o mezzo Dio, oppure un “creatura” eccellente ecc..
    La SS. Trinità si deduce da alcuni versetti biblici, ma non è scritta o spiegata dalla stessa Bibbia inmaniera chiara ed inequivocabile. Vi sono dei versetti dove Gesù dice che il Padre è più grande diLui, e che solo il Padre conosce la data della fine del mondo, questi saranno spiegati altrove, maresta il fatto che nella Bibbia non troviamo nemmeno la parola Trinità.
    Ovviamente sono deduzioni teologiche, che vengono accettate tacitamente anche dai protestanti.Perché quelle relative a Maria vengono invece nettamente rifiutate? Per queste ultime deduzioni
    pretendono versetti chiari e limpidi, senza dover ricorrere all’interpretazione. Se non troviamoscritto che Maria fu assunta in cielo anima e corpo, vuol dire che non lo fu, questo tipo diragionamento è abitudinario dei protestanti. Se, agli stessi, chiedi lumi sulla irrevocabilità dellescelte angeliche però non ti sanno rispondere, e non si sforzano più di tanto per cercare di darti unrisposta, semplicemente perché non vengono abituati a darle. L’allenamento però vienepuntualmente svolto per fornire risposte più o meno corrette sui dogmi mariani, e gli altri dogmicattolici. In pratica, si allenano spesso a denigrare la dottrina e la Chiesa cattolica, è questa la crudaverità.
    In fondo per il protestante medio, n
    on abituato allo studio della teologia, credere all’irrevocabilitàdelle scelte angeliche, al mistero dell’incarnazione, ecc., significa accettare dei dogmi di fede,



    chiamandoli in altro modo. La parola “dogma” infatti, nel protestante medio suscita irritazione, “idogmi si usano solo in ambito cattolico... io credo alla verità rivelata (=dogma) da Gesù tramite laBibbia”.
    Dimenticano però un ulteriore “tramite”, cioè il pastore, che interpreta e spiega la Bibbia secondo i
    suoi punti vista. Insomma dogmi, verità rivelate, principi indiscutibili, vanno bene purché sianoaccettati dal pastore, il protestante medio (come pure il cattolico) infatti non va a confrontare un belnulla, non si addentra in lunghi studi, si fida ciecamente del pastore e delle sue versioni.
    In questo caso l’irrevocabilità delle decisioni angeliche e l’incarnazione di Gesù Cristo sono dogmitacitamente accettati fidandosi del pastore. E siccome quest’ultimo afferma che i dogmi marianinon sono biblici, gli si continua a credere sulla parola abbozzando magari qualche riflessione presaa prestito da qualche versetto malamente interpretato, nel caso di Maria, negli altri casi citati quelleverità rivelate, cioè dogmi, si accettano supinamente, punto e basta.
    Il problema è sempre lo stesso, argomento per argomento, la domanda che dovrebbero porsi ifratelli separati è: “ma la mia interpretazione biblica soggettiva è infallibile?”, visto che sonotalmente convinti di capire la Bibbia da soli, è difficile convincerli che in effetti loro capiscono laBibbia così come gliela spiega il loro pastore. In un simile contesto non si capisce perché circolinocommentari biblici, a che gli servono se la Bibbia non si interpreta?
    Comunque, visto che ne sono così convinti, dovrebbero spiegarci come mai ogni singolo protestantecrede di essere nella verità, ma se prendiamo un luterano e un pentecostale ci accorgiamo cheseguono dottrine diverse, la stessa cosa accade se consideriamo ad esempio un pentecostale ADI eun pentecostale modalista. Risponderanno che nei fondamentali della fede i vari rami protestantisono concordi. Bé, non direi, visto che i pentecostali modalisti non credono nella SS. Trinità, tantoper citare qualche loro divergenza interna. E poi, quali sono “i fondamentali” della fede cristiana?Se partiamo dalla fede in Dio Padre, allora potremmo considerare cristiani anche gli islamici.
    Il fondamento è credere in Gesù Cristo figlio di Dio? Bè anche i testimoni di Geova credono cheGesù è figlio di Dio, ma a modo loro, infatti asseriscono che Gesù sia stato creato e non generatodal Padre. Procedendo per “piccole” differenze si arriverebbe a dire che chiunque crede in Dio, omagari (per restringere il cerchio) in Gesù Cristo, stia professando la vera fede cristiana.
    La verità perderebbe così la sua assolutezza identificandosi in un caotico relativismo, dove ognunopuò credere quello che più gli aggrada, tanto una fede vale l’altra. Non è così!
    Ecco che alla luce di tali considerazioni, si può tranquillamente affermare che l’interpretazione
    soggettiva e singola non può essere infallibile.
    Lo Spirito Santo ci spinge alla ricerca della verità (1 Ts 5,21), certi pastori protestanti invecespingono all’appagamento i loro fedeli, convinti -questi ultimi- di aver già raggiunto la verità e dinon doverla più cercare altrove. Si creano così tanti compartimenti stagni, ognuno dei quali dice eassicura di avere la verità, e se la tiene stretta.
    “Io credo solo in Gesù, rifiuto ogni tradizione” questo genere di slogan echeggia ogni qualvolta siinterpella un protestante circa la sua fede, non si rendono conto di aversi creato un Gesùpersonalizzato, che differisce da tanti altri Gesù che esistono nelle altre comunità protestanti.Ognuna di esse interpreta la Bibbia in maniera “certa e sicura” arrivando a negare perfino ilsignificato del verbo “interpretare”, loro capiscono benissimo la Bibbia, perché divinamente guidati,punto e basta. La capacità critica dei singoli svanisce uniformando la loro conoscenza a quella delpastore, ciò che capisce e spiega il pastore è sicuramente corretto. Il pastore diventa così un’autoritàincontestabile, pena l’allontanamento dalla comunità. Dicono di rifiutare la Tradizione ecclesiastica(confondendola con quella umana) però accettano incondizionatamente quella proposta dal pastore,la tradizione protestante rimodellata a seconda dei punti di vista dell’infallibile pastore.
    Ho scritto “infallibile”, volutamente, perché se il pastore (come avviene nella realtà) non gradisce
    né accetta contestazioni dottrinali da parte dei fedeli, significa che si pone in uno stato diinfallibilità, lui “non può sbagliare” quando insegna, il fedele che con insistenza propone puntidottrinali diversi viene garbatamente allontanato dalla comunità.



    Il problema quindi è la conoscenza dell’unica verità, Cristo è verità, credere in Lui è salvifico, manon credere ad esempio alla Sua presenza reale nell’Eucaristia è verità?
    Su Maria molti fratelli separati (specie pentecostali) scrivono interminabili analisi esegetiche, persminuirne il ruolo e la figura, la rispettano come sorella, ma non come madre. Eppure anche loroconsiderano “padre”, ad esempio un loro pastore più anziano.
    Maria non intacca la fede nella Signoria di Cristo, ma piuttosto ce lo presenta per farcelo adorare.
    E Ciò appare evidente nei brani del Vangelo che parlano direttamente o indirettamente di lei. Anzi
    proprio lei è il Vangelo vissuto, reso vita di ogni giorno. E’ Maria che ancora prima della nascita delFiglio lo porta a Elisabetta e a Giovanni, che esultano di gioia. E’ Maria che lo presenta ai pastori,che poi tornano alle loro greggi glorificando e lodando Dio. E’ sempre lei che lo presenta ai Magi,che si prostrano e lo adorano. Lo stesso avviene quando al Tempio offre all’anziano Simeone ilBambino perché lo possa tenere in braccio, e dopo lui alla profetessa Anna. E a Cana di Galilea, persua iniziativa il Figlio manifesta la propria gloria divina e i discepoli credono in lui.
    Ella è la nuova Eva, e come la nostra progenitrice rappresenta l’unica donna non nata da donna,Maria è l’unica Donna a essere concepita Immacolata.
    Ecco cosa ci dice s.Tommaso d’Aquino in merito al concepimento di Maria:
    La Chiesa celebra la natività della Beata Vergine. Ma nella Chiesa non si celebrano le feste se nondei santi. Quindi la Beata Vergine già dalla nascita era santa. Fu perciò santificata nel seno materno.Dimostrazione: Sulla santificazione della Beata Vergine nel seno materno nulla viene detto dallaScrittura canonica, che non parla neppure della sua nascita. Ma come S. Agostino [De assumpt.]argomenta con ragione che essa deve essere stata assunta in cielo con il corpo, sebbene su ciò laScrittura taccia, così pure con ragione possiamo pensare che sia stata santificata nel senomaterno. Infatti è ragionevole credere che abbia ricevuto maggiori privilegi di grazia, al di sopra ditutti gli altri, colei che generò «l‘Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» [Gv 1, 14], così daessere salutata dall‘Angelo con le parole: «Ave, piena di grazia» [Lc 1, 28]. Ora, risulta che adalcuni altri fu concesso il privilegio della santificazione nel seno materno: a Geremia, p. es., alquale fu detto [1, 5]: «Prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato»; e a S. Giovanni Battista,di cui sta scritto [Lc 1, 15]: «Sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre». Per cui èragionevole credere che la Beata Vergine sia stata santificata nel seno materno prima della nascita.Analisi delle obiezioni: 1. Anche nella Beata Vergine fu prima ciò che è animale e poi ciò che èspirituale, poiché fu prima concepita nella carne e poi santificata nello spirito. 2. S. Agostino parlasecondo la legge comune, per cui soltanto dopo la nascita si ricevono i sacramenti dellarigenerazione. Ma Dio non ha legato la sua potenza a questa legge dei sacramenti, così da non poterconferire la sua grazia ad alcuni per privilegio speciale prima della loro nascita. 3. La BeataVergine fu mondata dal peccato originale nel seno materno per quanto riguarda la macchiapersonale;; non fu però liberata dalla pena che colpiva l‘umanità intera, secondo la quale cioè nonpoteva entrare in Paradiso se non in virtù del sacrificio di Cristo: come si dice anche dei santiPatriarchi che vissero prima di Cristo [Agost., Epist. 187, 11]. 4. Il peccato originale si contrae pergenerazione in quanto questa comunica la natura umana, alla quale tale peccato propriamenteappartiene. Ora, la trasmissione della natura umana avviene nel momento in cui la prole concepitariceve l‘anima. Quindi dopo l‘animazione nulla impedisce che la prole concepita venga santificata:essa infatti da quel momento non rimane nel seno materno per ricevere la natura umana, ma perraggiungere una certa perfezione.
    Come si è detto [a. prec.], alla Vergine Madre di Dio fu concessa più grazia che a qualsiasi altrosanto. Ma ri
    sulta che a qualche santo fu concessa la santificazione prima dell‘animazione. Si leggeinfatti di Geremia [1, 5]: «Prima di formarti nel grembo materno, io ti conoscevo»;; ora, l‘animanon viene infusa prima della formazione del corpo. E altrettanto di S. Giovanni Battista pensa S.Ambrogio [In Lc 1, su 1, 15]: «Non aveva ancora lo spirito della vita, e già aveva lo Spiritodella grazia». Molto più dunque poteva essere santificata prima dell‘animazione la Beata Vergine.2. Era conveniente, come dice S. Anselmo [De concept. virg. 18], «che la Vergine risplendesse diuna così grande purezza da non potersene pensare una più grande al di sotto di Dio», secondo



    l‘espressione del Cantico [4, 7]: «Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia». Ma lapurezza della Beata Vergine sarebbe stata più grande se ella non fosse stata mai contagiata dalpeccato originale. Quindi le fu concesso di essere santificata prima che la sua carne ricevessel‘anima. Le realtà dell‘antico Testamento sono figure del Nuovo, secondo le parole di S. Paolo [1Cor 10, 11]: «Tutte queste cose accaddero loro come in figura». Ora, la santificazione deltabernacolo, a cui si applicano le parole [Sal 45, 5 Vg]: «L‘Altissimo ha santificato il suotabernacolo», Pare che rappresenti la santificazione della Madre di Dio, che la Scrittura chiamatabernacolo di Dio là dove dice [Sal 18, 6 Vg]: «Nel sole ha posto il suo tabernacolo». Ma deltabernacolo si legge nel testo sacro [Es 40, 33 s.]: «Mosè terminò l‘opera. Allora la nube coprì iltabernacolo e la Gloria del Signore lo riempì». Quindi la Beata Vergine non fu santificata se nondopo che tutto il suo essere, corpo e anima, fu portato a compimento. Dimostrazione: La santitàdella Beata Vergine non può essere concepita come anteriore alla sua animazione per due motivi.Primo, perché la santificazione di cui parliamo è la purificazione dal peccato originale, essendo lasantità una «mondezza totale», come scrive Dionigi [De div. nom. 12]. Ma la colpa può esseremondata soltanto con la grazia, e il soggetto della grazia è solo la creatura razionale. Perciò primadell‘infusione dell‘anima razionale la Beata Vergine non fu santificata. Secondo, perché nonpotendo la colpa trovarsi che in una creatura razionale, prima dell‘infusione dell‘anima razionale laprole concepita non è soggetta alla colpa. Quindi, comunque fosse stata santificata la Beata Vergineprima dell‘animazione, non avrebbe mai contratta la macchia della colpa originale, e allora nonavrebbe avuto bisogno della redenzione e della salvezza che viene da Cristo, di cui il Vangelo [Mt1, 21] dice: «Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati». Ma non è ammissibile che Cristo, secondole parole di S. Paolo [1 Tm 4, 10], non sia «il Salvatore di tutti». Quindi non rimane che porre lasantificazione della Beata Vergine dopo la sua animazione. Analisi delle obiezioni: 1. Dio affermadi «aver conosciuto» Geremia prima che venisse formato nel seno materno perché lo conobbe conla sua predestinazione; ma dice [ib.] di «averlo consacrato» non prima della sua formazione, bensì«prima che uscisse alla luce». Nell‘espressione poi di S. Ambrogio secondo la quale S. GiovanniBattista, pur non avendo ancora lo spirito della vita, avrebbe tuttavia già avuto lo Spirito dellagrazia, lo «spirito della vita» non è l‘anima vivificante, ma l‘aria esterna che si respira. - Oppure sipuò intendere che non aveva ancora lo spirito della vita, cioè l‘anima, quanto alle sue operazionimanifeste e complete. 2. Se l‘anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccatooriginale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti. Perciò la purezzadella Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatoreuniversale non aveva bisogno di essere salvato. Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccatooriginale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche [Lc 1, 35]: «Ilsanto che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Al contrario la Beata Vergine contrasse ilpeccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno. Al che si possonoapplicare le parole di Giobbe, là dove dice [3, 9] che la notte del peccato originale «aspetterà laluce», cioè Cristo, «e non vedrà neppure il sorgere dell‘aurora», cioè della Beata Vergine, che allasua nascita era immune dal peccato originale (poiché, come si legge [Sap 7, 25], «nulla dicontaminato si infiltrò in lei»). (cfr, Summa Teologica S. Tommaso d’Aquino)

  2. #2
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    Predefinito Re: Maria

    MADRE DELLA CHIESA
    Le accuse: Ella è la madre della Chiesa.
    Ella fu dichiarata tale da Paolo VI nel 1964 in questi termini: ‘Noi proclamiamo Maria Santissimamadre della Chiesa (...) e vogliamo che con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Vergine vengaancora più onorata e invocata da tutto il popolo cristiano’. Alla nascita di questo titolo hannocontribuito le seguenti parole di Agostino su Maria: ‘...Ma ella è madre, con piena evidenza, dellesue membra - e noi siamo tra questi - poiché ha cooperato, con la carità, alla nascita, nella Chiesa,



    dei fedeli che sono le membra del capo’. Per sostenere con le Scritture questo titolo datole i teologipapisti prendono le parole di Gesù dette al discepolo che egli amava: “Ecco tua madre!”.
    Questo titolo dato a Maria non corrisponde affatto a verità perché la Scrittura la chiama la madre diGesù ma non la madre della Chiesa, e perciò dissentiamo profondamente dalle suddette parole diAgostino. (Tenete sempre presente che i teologi romani si rifanno spesso a parole di Agostino persostenere diverse loro eresie). La madre della Chiesa è la Gerusalemme di sopra secondo che éscritto ai Galati: “Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed essa é nostra madre. Poich’egli é scritto:Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi sentito doglie di parto!Poiché i figliuoli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito”. Lamadre delle figliuole di Dio non è Maria ma Sara perché Pietro dopo avere detto alle mogli che illoro ornamento non deve essere l’esteriore “ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamentoincorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio é di gran prezzo”, dice: “E cosìinfatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio, stando soggette ai loro mariti, comeSara che ubbidiva ad Abramo, chiamandolo signore; della quale voi siete ora figliuole, se fate ilbene e non vi lasciate turbare da spavento alcuno”. Sta scritto [Sap 1, 4]: «La sapienza non entra inun‘anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato». Dobbiamo quindi affermarein modo assoluto che la Beata Vergine non commise mai alcun peccato attuale né mortale néveniale, così da avverare le parole del Cantico [4, 7]: «Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessunamacchia », ecc.
    La verità:
    Dalla costola di Adamo nacque Eva, e dalla costola di Cristo nacque Maria come madre dellaChiesa. Non è casuale che Cristo abbiamo chiamato Maria, col titolo di Donna, proprio nella suaultima ora. Poteva chiamarla benissimo “madre”, invece l’ha chiamata Donna, come le avevapreannunciato a Cana, e come è chiamata Maria nell’Apocalisse.
    Come Eva è chiamata la madre di tutti i viventi, Maria è chiamata madre di tutti i credenti.
    Gesù sulla croce non era impaurito e confuso, sapeva benissimo cosa stava accadendo, e pronunciale sue ultime parole, ma gli altri non capivano, infatti le tenebre avvolgevano quel luogo.
    Quando ad esempio Gesù dice “ho sete” sta in realtà citando il Salmo 42,3 “L’anima mia ha setedi Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” ma i presenti non capiscono, eranoavvolti dalle tenebre, e gli danno da bere. Gesù aveva sete di ricongiungersi col Padre, gli altripensano solo alle cose materiali e gli danno da bere.
    Nulla è casuale nella Bibbia, nessun versetto è mai fuori posto. Tutto comincia in un giardino, e
    tutto “finisce” in un giardino. Nel giardino dell’Eden cominciò a vivere l’umanità, nel giardino delsepolcro rinacque l’umanità con la resurrezione di Cristo.
    Cristo nuovo Adamo, iniziò la sua passione nell’orto (giardino) degli ulivi, e risuscitò nel giardinodel sepolcro, dove il giardiniere avvisa Maria di Magdala che Gesù non è più tra i morti.
    Passiamo dunque a dimostrare con la Bibbia il ruolo di Maria nella Chiesa di Cristo.
    Tra i versetti che i protestanti citano spesso con lo scopo di mostrare Maria come una comunepeccatrice (una donna come tante altre, dicono) ci sono quelli di Rm 3,10-12

    Non c’è nessun giusto, nemmeno uno, non c’è sapiente, non c’è chi cerchi Dio! Tutti hannotraviato e si son pervertiti;; non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno.”
    Ma cosa ci vuol dire Paolo con questa citazione? Dobbiamo capire alla lettera, o dobbiamointerpretare? Dimostrerò che la via corretta da seguire è la seconda, ma prima leggiamo qualchealtro versetto:
    Gen 6,9 “Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei ecamminava con Dio.”



    Gen 18,23-24 Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nellacittà: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giustiche vi si trovano?”.
    Conosciamo tutti la storia della distruzione di Sodoma e Gomorra, dalla prima città fu salvata lafamiglia di Lot perché composta da persone giuste agli occhi di Dio.
    2 Sam 4,11 “ora che uomini iniqui hanno ucciso un giusto in casa mentre dormiva, non dovrò amaggior ragione chiedere conto del suo sangue alle vostre mani ed eliminarvi dalla terra?”
    Ez 33,18 Se il giusto desiste dalla giustizia e fa il male, per questo certo morirà.”
    Come stiamo vedendo la Bibbia cita diversi giusti, e dà pure per scontato che ci siano giusti fra gli
    uomini.
    Am 2,6 “Così dice il Signore: «Per tre misfatti d’Israele e per quattro non revocherò il mio
    decreto, perché hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali;;”
    Mi 7,2 “L’uomo pio è scomparso dalla terra, non c’è più un giusto fra gli uomini: tutti stanno in
    agguato per spargere sangue;; ognuno dá la caccia con la rete al fratello.”
    Paolo non stava forse citando questi versetti nella sua lettera ai Romani?
    1 Re 8,31-32 “Se uno pecca contro il suo fratello e, perché gli è imposto un giuramento diimprecazione, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, tu ascoltalo dal cielo,intervieni e fa giustizia con i tuoi servi;; condanna l’empio, facendogli ricadere sul capo la suacondotta, e dichiara giusto l’innocente rendendogli quanto merita la sua innocenza.”
    In questi versetti vediamo il significato del termine giusto, che viene dichiarato tale da Dio, permezzo della grazia.
    Gb 4,17-19 Può il mortale essere giusto davanti a Dio o innocente l’uomo davanti al suocreatore?Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti; quanto più a chi abitacase di fango, che nella polvere hanno il loro fondamento!
    Ecco che nei versetti di Giobbe troviamo la spiegazione della citazione che Paolo fa nella lettera airomani 3,12. Davanti a Dio nessuno è giusto, a tal punto da meritarsi la salvezza, tutto ci vienedato per grazia, per merito e per opera di Gesù Cristo il nostro unico salvatore, questo è riferitoalla assoluta purezza di Dio, irraggiungibile per qualsiasi uomo, ma c’è anche una purezzarelativa, non assoluta, di cui possono fregiarsi alcuni uomini giusti, non per meriti propri, ma pergrazia ricevuta, è merito di Dio se alcuni uomini diventano buoni e giusti. Relativamente allagrazia ricevuta alcuni uomini o donne possono quindi diventare giusti. I versetti di Giobbe aquesto si riferiscono. Ci fanno capire cioè che da solo e senza l’aiuto di Dio nessun uomo puòessere giusto.
    Non è vero quindi che la Bibbia ci dice che nessun uomo è giusto, non si possono valutare leparole di Paolo in senso assoluto, ma solo in rapporto a Cristo.
    Nella Bibbia come abbiamo visto troviamo numerosi versetti che ci parlano di uomini giusti;giusti in confronto agli empi, in confronto ai tiepidi, non in senso assoluto, non senza la grazia di
    Dio. Nel libro di Giobbe leggiamo “...Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputadifetti...”



    Questi versetti mettono in risalto l’assoluta purezza di Dio e la purezza relativa dei servi e degliangeli, ma bisogna interpretarli correttamente, altrimenti si smentiscono quegli altri in cui laBibbia dice che nulla di impuro si può presentare davanti a Dio. Se questi versetti sono veri,significa che gli angeli e i santi sono puri perché stanno alla presenza dell’Altissimo, i difetti di cuiparla il libro di Giobbe servono per esaltare l’assoluta purezza dell’Eterno, che è fonte, gli angeli ei santi sono puri per volere di Dio, non per facoltà proprie, puri per mezzo della Fonte, da Essasono stati purificati.
    Ma vediamo ancora altri versetti che ci parlano di uomini giusti.
    Ab 2,4 “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.”
    Ml 3,18 “Voi allora vi convertirete e vedrete la differenza fra il giusto e l’empio, fra chi serveDio e chi non lo serve.”
    Spesso la Bibbia mette a confronto il giusto con l’empio, se il giusto fra gli uomini non esistesse,come vorrebbero far credere i protestanti tutti questi versetti sarebbero da tagliare.
    Mt 1,19 “Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla insegreto.”
    Mt 10,41 “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglieun giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.”
    Mc 6,20 “perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anchese nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.”
    Lc 2,25 “Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, cheaspettava il conforto d’Israele;;”
    At 10,22 “Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo deiGiudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai dadirgli”.
    Troviamo pure una variante dell’uomo giusto, il buono.
    Sal 18,26 Con l’uomo buono tu sei buono con l’uomo integro tu sei integro, con l’uomo puro tu
    sei puro, con il perverso tu sei astuto.”
    Qo 9,2 “Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il puro e l’impuro, per chioffre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio, per chi giura e per chi teme digiurare.
    Mt 12,35 L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suocattivo tesoro trae cose cattive.”
    Mt 25,21 “Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti daròautorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.”
    Lc 6,43 L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore;; l’uomo cattivo dal suocattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.”



    Alla luce di tutti questi versetti che parlano di uomini giusti e buoni, si deve per forza interpretarePaolo e, gli altri Libri Sacri, altrimenti si cade nell’errore.
    Possiamo quindi affermare coadiuvati da cotanti versetti biblici, che i giusti fra gli uomini ci sonosempre stati, e fra questi vi è, sicuramente, anche, e soprattutto, Maria.
    Se consideriamo ad esempio il ruolo di Giovanni il Battista, che fu definito
    “il più grande tra iprofeti” da Gesù in persona, meditando sul perché di quelle parole, sulle motivazioni chesicuramente ci sono e, hanno spinto Gesù ad usare una simile frase, scopriamo che il Battista è il piùgrande tra i profeti perché, l’ultimo, in riferimento all’insegnamento di Gesù “gli ultimi saranno iprimi”, poi perché egli ha visto (unico tra i profeti) il Verbo di Dio incarnato, egli predicò perspianare le strade al Signore, subito prima della sua manifestazione pubblica. L’altra particolarità èl’aver ricevuto lo Spirito Santo per mezzo di Gesù quando ancora entrambi erano custoditi nel senodelle loro madri. Maria infatti visitò Elisabetta che era al sesto mese di gravidanza, avendo ingrembo Gesù, il piccolo Giovanni sussultò di gioia e fu ripieno di Spirito Santo, tutto questo fa diGiovanni il più grande fra i profeti.
    Se quindi Giovanni per tali considerazioni è il più grande fra i profeti, Maria a maggior ragione è lapiù grande fra tutte le donne, in considerazione del suo ruolo unico ed irripetibile.
    Nessuna altra donna portò, né potrà portare in grembo il Verbo di Dio, ella e solo ella allattò, curòed educò il Verbo incarnato, ella sola
    le fu madre e le diede la carne. L’ostinato tentativo dideclassazione della figura di Maria, definita “semplice donna come tante altre” porta i protestanti(almeno la maggioranza di loro) a sbagliare di netto e oltraggiare la figura di Maria. Ella non è unadea, ma una umile donna, tuttavia è la più grande di tutte, per volere di Dio, così come il Battista
    fu il più grande tra i profeti. Coloro che stanno leggendo (mi riferisco ai protestanti) con unatteggiamento di sufficienza queste righe, si staranno meravigliando circa l’uso del termine“oltraggiare”, diranno: “questo qui, parla addirittura di oltraggio alla figura di Maria, quandoinvece noi protestanti, o pentecostali la rispettiamo molto...”. Il concetto di “rispetto” ovviamenteè molto soggettivo, e i protestanti evidentemente non si rendono conto di offendere Maria,soprattutto quando le attribuiscono indirettamente peccati personali, andando a citare i versetti diPaolo Non c’è nessun giusto, nemmeno uno, non c’è sapiente, non c’è chi cerchi Dio! Tuttihanno traviato e si son pervertiti;; non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno.”
    Stando a loro quindi anche Maria, si sarebbe pervertita e avrebbe peccato, se questo non èoltraggiarla che cos’è? Questa loro mancanza di lucidità nell’affrontare certi argomenti, fa aprire gliocchi, a chi li vuole aprire.
    Gli ebrei ad esempio (o gran parte di essi) ad oggi, e siamo nel XXI secolo, non vogliono aprirli iloro occhi, e si ostinano a voler difendere i motivi che duemila anni fa li hanno portati a non
    riconoscere in Gesù il Messia. Uno di questi motivi è sicuramente la questione dell’adulterio (opresunto tale) di Maria. “Nello stesso Corano alla quarta Sura, versetto 155, in una serie di invettivecontro gli ebrei, vi si afferma con durezza che essi sono puniti da Dio <<per la loro incredulità e peravere pronunciato contro Maria una calunnia mostruosa>>. La calunnia, cioè, di avere concepito ilFiglio nel peccato, rompendo la fedeltà promessa al fidanzato e, per giunta, facendosi mettereincinta da uno straniero. E questo, addirittura nel periodo mestruale, quando per i semiti ogni donnaè inavvicinabile perché impura, così da rendere ancora più mostruosa la calunnia. La quale, ricordail Corano, viene dagli ebrei. E viene, in effetti, sin dagli inizi: ce ne è traccia anche nei Vangeli,come vedremo, e attraverserà tutti i secoli, fino a oggi.
    Prendiamo, per esempio,
    Fratello di Gesù, che ha come sottotitolo <<Un punto di vista ebraico sulNazareno>> e che, apparso in tedesco nel 1967, ha fama di essere una testimonianza significativa diuna nuova, solidale attenzione giudaica verso il cristianesimo. Opera <<dialogica>>, dunque, unpiccolo classico dell’ecumenismo, tanto che l’edizione italiana è apparsa presso la Morcelliana,vecchia e illustre editrice cattolica. A pagina 54 della traduzione di questo saggio dell’israelitaShalom Ben-Chorin- prefato con convinzione da un prete, noto teologo leggiamo: <<Questaoscurità [sulle origini di Gesù] ha condotto gli avversari all’ovvia conclusione di una nascita



    illegittima. Nel Talmud abbiamo la cosiddetta tradizione di Pandera o Pantera. Un ufficiale romanodi quel nome avrebbe sedotto e messo incinta una certa Myriam, fidanzata di Giuseppe, e il frutto diquesto peccato sarebbe stato Gesù. Nel rapporto, per lo meno distanziato , di Gesù con sua madre,che egli non interpella mai se non come “donna”, potrebbe riflettersi la dolorosa coscienza diun’origine illegittima. Gesù non onora sua madre e nega il suo padre corporale, dato cheevidentemente egli sapeva di una provenienza illegittima e straniera, non ebraica>>.
    Si noti, in queste parole di Ben-Chorin, quell’<<evidentemente>> finale, in cui si dissolve il tonoipotetico tenuto sino lì. Una sicurezza sconcertante, confermata anche dalle pagine che questo ebreocontemporaneo dedica alle nozze di Cana, dove le parole di Gesù alla madre sarebbero addirittura<<spaventose>>, il suo atteggiamento sarebbe <<ingiurioso>>. E questo, secondo Ben-Chorin, peril solito motivo: il <<complesso>> di quel <<giovane predicatore vagante>>, ossessionato dallanascita non solo illegittima, ma pure vergognosa.
    Come si vede, anche dietro questo scrittore israeliano di oggi, presentato come uno dei massimiesponenti della <<nuova apertura ebraica>> verso il cristianesimo, c’è l’ombra che sta dietro alleparole di Giovanni (8,41) <<Gli risposero i Giudei: noi non siamo nati da prostituzione!...>>.Stando a molti esegeti, questo sarebbe un palese quanto velenoso riferimento alle voci diffamatorieche sarebbero state messe in circolazione negli ambienti ostili al Nazareno. Voci che, nate subito,subito avrebbero contrassegnato la polemica del giudaismo contro il cristianesimo nascente.
    Le comunità ebraiche della Diaspora provvidero a diffonderle ovunque, come sappiamo da Celsoche, polemizzando con i <<nazareni>> in nome della civiltà classica e del suo Olimpo, già verso il180 le mette in bocca a un giudeo. Il quale accusa Gesù di avere avuto una madre che, messa incintadal soldato Pantera, sarebbe stata cacciata dal marito e, dopo avere errato qua e là, avrebbe partoritonel nascondimento e nella vergogna. Tertulliano, scrivendo poco dopo, nel 197 (e informandosi tragli israeliti dell’Africa romana), conferma anch’egli la calunnia, con l’aggravante che Maria sarebbestata non solo un’adultera ma, senza mezzi termini, una prostituta, una quaestuaria.
    La calunnia confluì poi in quelle che Charles Guignebert, il noto critico radicale della storicità deiVangeli, definì e con imbarazzo - <<le ingiuriose cattiverie contro Maria rilevate nel Talmud>>.Anche qui, in queste raccolte fondamentali per il giudaismo post-biblico, Gesù è chiamato benPantheras, il figlio di Pantera. Come spiega Joseph Klausner, ebreo, docente all’Università diGerusalemme e che scrisse (in ebraico) un famoso studio sulle origini del cristianesimo, dietrol’invenzione del nome di quel presunto soldato c’era una beffa in più. Poiché, cioè i cristianiaffermavano che Gesù era <<figlio della Parthénos>>, la Vergine, con un gioco di parole gli ebreicominciarono a chiamarlo <<figlio di Pantheras>>. Anagramma, o quasi, di cui i calunniatori eranoparticolarmente soddisfatti, visto che (come è stato provato) quel nome era plausibile, essendo assaidiffuso fra le truppe romane. Inoltre, in greco pànther è la nostra <<pantera>>, che, come tutti glialtri animali selvatici, provocava negli ebrei un misto di paura e di repulsione: l’odiato Gesù,insomma, era figlio di un’orribile bestia...In altri passi, sempre nel Talmud, alle caratteristichenegative di Maria è aggiunta quella del mestiere: la parrucchiera. Dunque, legata a una professionela cui moralità era allora ben dubbia e che molti consideravano impura. Insomma, una intoccabile”.(cfr. V. Messori, Ipotesi su Maria)
    I protestanti potevano cogliere al volo l’occasione, per declassare ulteriormente Maria, perché nonlo hanno fatto? In fondo si appellano proprio al parere “autorevole” degli ebrei in materia di canonebiblico, per escludere i 7 libri del Vecchio Testamento dalla loro Bibbia.
    Autorevole, senz’altro, e fazioso di sicuro, il parere degli ebrei, che pur di discreditare i cristiani lehanno provate tutte, architettandole in maniera sapiente e ben orchestrata.
    In tal senso è quantomeno sospetto il fatto che abbiano deciso di rimettere mano al loro canonebiblico, intorno al 90 d.C. escludendo, manco a farlo apposta, 7 libri che i cristiani avevano nellaloro Bibbia, quella dei Settanta. Quando dico che i protestanti vedono e capiscono solo quello chegli conviene lo dico a ragion veduta quindi. La mancanza di coerenza si vede un po’ in tutta la lorolinea apologetica, solo chi conosce poco, -o non è interessato a conoscere- lo sviluppo della lorodottrina, li segue.



    Ciechi che guidano altri ciechi, pronti però a tacciare di eresia ogni buon cattolico che abbial’ardimento di fargli notare le loro marcate incongruenze dottrinali, a partire dalla base del SolaScriptura, letteralmente inventato. Nella Bibbia infatti non troviamo affatto che la sola autorità è laBibbia, Paolo parla spessissimo di Tradizione e la raccomanda ai suoi discepoli più fidati. Ma diquesto argomento ne parlerò nel capitolo dedicato alla Tradizione e successione apostolica.
    Per tutti i cristiani, i documenti probanti il reale ruolo ecclesiastico di Maria, e la sua precisaposizione all’interno della Chiesa esistono, sia nella Bibbia che negli scritti patristici. E’ importantead esempio capire cosa pensassero di Maria i primi cristiani, che come detto in altri capitoli,sicuramente avevano la sana dottrina ben fissata nella mente, proprio perché vissuti in età moltovicina a quella degli apostoli.
    Il tentativo protestante di oscurare l’importanza delle testimonianze dei primi cristiani e quindi deipadri della Chiesa è quantomeno sospetto. Il voler isolare la Bibbia dal cristianesimo vissuto èinaccettabile. Le testimonianze che ci pervengono dalle antiche comunità cristiane sono difondamentale importanza al fine della identificazione storico-spirituale di tutto il cristianesimo.Annullando queste testimonianze, sradicando la Scrittura dal cristianesimo vissuto, la Bibbiadiventa un libro dai mille significati, ogni sapiente che dica di essere illuminato dall’Alto, diventa“autorevole” dottore biblico, portando dietro di sè una scia di fedeli fermamente convinti di starseguendo il volere di Dio e di conoscere la verità.
    Esistono dunque pochi uomini intelligenti e una grande massa di cretini, che si fanno trascinare?No, non sto intendendo dire questo, la vita e il mondo sono complessi, esistono un sacco dimotivazioni per cui spesso si vede un leader che spiega e trascina, e altri, non cretini, che si fannoconvincere.
    Non credo che la nazione tedesca fosse composta da cretini al tempo di Hitler, come nemmeno laRussia al tempo di Stalin, eppure questi due uomini, hanno portato alla rovina interi popoli,massacrando e uccidendo.
    Questi naturalmente sono esempi limite, paradossali, ma servono a far capire che spesso non è la
    scarsa intelligenza popolare a far emergere questo o quell’altro leader.
    Nella fattispecie protestante, è la mancanza di tempo per lo studio biblico, l’anticlericalismodiffuso, l’insoddisfazione verso la Chiesa cattolica, a concimare il terreno su cui germinano ecrescono i semi anticattolici.
    Peccato che la storia e la realtà ci fanno vedere “verità predicate” molto diverse fra loro, questa è lasituazione di tutte le denominazioni protestanti.
    Sia chiaro, spesso, anche la Chiesa cattolica e alcuni parroci nella fattispecie, sono responsabili dicerto malcontento popolare.
    “In pieno clima ecumenico, i valdesi adottando due pesi e due misure non rinunciano a criticareaspramente le posizioni cattoliche circa Maria, nel loro settimanale consigliavano infatti di leggereil libro del protestante Henri Gras, come accennavo nel capitolo dedicato alla Salvezza.
    Vediamo la conclusione che
    trae tale libro nel suo epilogo, “Caro amico cattolico che hai lettoqueste pagine, sappi che non sono state scritte per offenderti o per giudicarti. La mia èun’intenzione d’amore e proprio l’amore è il filo conduttore...”
    Ma poi, in sostanza, il libro è una ripetizione del consueto biblicismo protestante, con altrettantoconsuete accuse ai cattolici di non rispettare -soprattutto nella <<scandalosa mariologia>> - lalettera della Scrittura. (cfr V.Messori, ipotesi su Maria)
    “Sarà bene però soffermarsi su uno dei paragrafi finali, dal titolo Riflessioni relative allemanifestazioni soprannaturali. A proposito, appunto, di <<manifestazioni soprannaturali>> e di<<miracoli legati alla Vergine>>, il professor Gras sostiene che talvolta ci si trova di fronte a<<fenomeni di autosuggestione>>, talaltra a <<simulazioni e truffe>>; ma -aggiunge subito- puòanche trattarsi di <<fenomeni innegabili, accreditati da testimoni oculari e affidabili>>. Eccolo,allora, proclamare, senza esitazione, la sua certezza: <<Simili manifestazioni, vere o false chesiano, sono certamente l’effetto dell’attività e della potenza di Satana e dei suoi demòni. Da sempre



    il diavolo ha provato a sedurre gli uomini, e troppo spesso ci è riuscito. La sua grande abilitàconsiste nel fare attribuire a Dio ciò di cui lui stesso è invece l’autore e l’istigatore>>.
    Sarebbe dunque il diavolo all’opera nella devozione a Maria dei cattolici (anche, pur se non è detto,degli ortodossi: ma, già l’osservavo, il mondo protestante <<protesta>> solo contro Roma...). E’ ildiavolo che agisce, <<imponendo l’idolatria e servendosi per questo del prodigioso>>. In effetti,
    <<Satana, scimmia di Dio, eccelle nel manifestarsi a mezzo del soprannaturale, del miracoloso, perfar credere alla sue menzogne>>. Per questo pastore, tutto il culto alla Madonna è sotto il segno deldiabolico: <<le immagini pie e le statue>>, <<lo sgocciolamento della corona del rosario>>, <<lesuperstizioni come il portar medaglie e scapolari o l’uso di acqua benedetta>>. Ogni semplicepreghiera a Maria, essendo <<rivolta a una trapassata>>, dà luogo a uno <<spiritismo di parvenzareligiosa>> ma, in realtà, ancora una volta <<satanico>>. Satanico come il <<paganesimo>>all’opera nello sviluppo dogmatico della mariologia e come la <<simonia>> nel <<mercato dellapietà>>. Così, casomai occorresse ripeterlo, <<la Vergine venerata che i cattolici pregano, è unidolo di cui il diavolo si serve per fuorviare e legare le anime, cambiando la verità in menzogna eattirando su di sé la collera di Dio>>. Tanto da indurre il professore Gras ad avanzare un sospettoroprio la devozione mariana cattolica potrebbe essere <<una delle cause essenziali dei mali dellanostra civiltà decadente>>. Onorare la Madonna, farle posto nella liturgia e nella vita è, dunque, unasorta di misfatto sociale, una tentazione foriera di sventure per l’umanità intera. In ciò che avviene aLourdes, a Fatima, a Loreto, a Oropa, a Czestochowa, a Guadalupe, a Saragozza, come in tutti glialtri luoghi di culto e santuari ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa, i fenomeni inspiegabili spessonon sono né truffe né illusioni, ma qualcosa di ben più grave: <<Possiamo cercare la soluzione in
    un solo genere di intervento, quello demoniaco, mentre dai devoti è atteso l’intervento della Vergineo la sua mediazione; la venerazione mariana è uno degli stratagemmi più sofisticati, e megliocamuffati cristianamente, dell’Avversario>>. Comunque, scuote il capo l’autore, <<quante favoleaccreditate a La Salette, Lourdes o Fatima, per non citare che tre dei luoghi dove vi sarebbero stateapparizioni, e ciò a detrimento della genuina fede biblica!>>.
    I cattolici sono avvertiti: e non da un adepto della tante sètte apocalittiche germinate dal <<liberoesame>>, ma da un autorevole discendente degli ugonotti francesi, stampato e raccomandato dalprotestantesimo più <<serio>>. I cattolici, dunque, se non vogliono più essere adoratori del diavolo-anche se in buona fede, solo perché ingannati dai loro pastori, in combutta con il Maligno- devono<<cercare liberazione>> facendosi esorcizzare da qualche protestante (il vero cristiano) <<dopo unaconfessione dei propri peccati a Dio solo e dopo avere abbandonato ogni pratica idolatrica>>. E,cioè, ogni privilegio riconosciuto a Maria, che altro non è che una sorella nella fede, una credentetra i credenti. Altrimenti, i cattolici <<non erediteranno il regno di Dio>> e, come minaccia laScrittura, <<saranno cacciati fuori, nelle tenebre>>. Dove, come si sa, <<c’è pianto e stridor didenti>>.” L’ecumenismo ha le sue sacrosante ragioni, è blasfemo dimenticare che Gesù ha pregatoper l’unità dei suoi discepoli. Ma è da condividere pure la risposta che, nella storia, diedero piùvolte proprio i protestanti, davanti a certe profferte cattoliche: <<Quella che per noi è la verità nonpuò essere sacrificata a un’unità che, su simili basi, sarebbe solo ipocrisia.>> . Occorre, alloraprendere atto della seconda realtà: ancora oggi, ciò che per i cattolici è <<devozione>>, per ilprotestantesimo è <<bestemmia>>; ciò che, per noi, è culto benefico e doveroso, per questi fratelliseparati è addirittura inganno satanico; colui che per gli uni è un <<pio pellegrino>>, per gli altri èun povero indemoniato da esorcizzare o un superstizioso da convertire. (Cfr, V.Messori, ipotesi suMaria). Se questo è quello che pensano i protestanti tradizionali, figuriamoci gli evangelicals, con iquali ogni forma di dialogo è inutile, rifiutato in partenza, soprattutto se con la Bestiadell’Apocalisse che è, per loro, la Chiesa del Papa-Anticristo.
    Ma i primi cristiani erano così avversi alla devozione mariana?
    Riguardo all’importanza delle testimonianze antiche ad esempio leggiamo:



    S.Giustino martire nacque in Palestina intorno all’anno 100 d.C. e nel suo dialogo con Trifonepropone la dottrina di Cristo nuovo Adamo e Maria nuova Eva, che sembra aver attinta nellatradizione più antica della Chiesa.
    “Il Figlio di Dio si è fatto uomo per mezzo della Vergine, affinché la disobbedienza provocata dalserpente fosse annullata attraverso la stessa via per la quale prese inizio. Come infatti Eva, che eravergine e incorrotta, dopo aver accolto la parola del serpente, partorì disobbedienza e morte,allo stesso modo Maria, la Vergine, avendo ricevuto dall’Angelo Gabriele il buon annuncio che loSpirito Santo sarebbe disceso su di lei e che la potenza dell’Altissimo l’avrebbe adombrata, concepìfede e gioia, per cui il santo nato da lei sarebbe stato il Figlio di Dio. Perciò rispose <<Mi avvengasecondo la tua parola>> (Lc 1,38). Così per mezzo di lei è nato colui a proposito del quale, comeabbiamo dimostrato, sono state dettate tante Scritture. Per mezzo di lui Dio abbatté anche ilserpente, insieme a quegli angeli e a quegli uomini che sono divenuti simili a lui.”
    E’ interessante notare come Giustino ponga in risalto la libertà di scelta che hanno avuto sia Evache Maria, la prima con il suo libero “sì” è stata causa di rovina e di peccato, la seconda, causa difede e di gioia. L’azione di Eva è subordinata ad Adamo e quella di Maria a Gesù Cristo.
    La responsabilità della disobbedienza di Eva ricadde su Adamo, il merito e la conseguenza
    dell’obbedienza di Maria, su Cristo.
    Nell’Antico Testamento vediamo l’angelo decaduto presentarsi a Eva e proporle la via dellaperdizione, Eva con scelta libera dà il suo sì. Poi interviene Adamo e si assume la responsabilità diquel sì che anche lui condivise, rendendosi responsabile del peccato degli uomini. Nel NuovoTestamento vediamo l’angelo inviato da Dio presentarsi a Maria e proporle la via della salvezza,anche Maria risponde in libertà e dà il suo sì. Interviene il Verbo di Dio che si carica dellaresponsabilità di quel sì, rendendosi responsabile della salvezza degli uomini.
    Nell’A.T. quindi abbiamo una fase discendente, Adamo ed Eva vengono creati senza peccato, ma acausa della loro disobbedienza fanno precipitare l’umanità nel peccato. Nel N.T. abbiamo la faseascendente, che vede Gesù e Maria con la loro obbedienza portare l’uomo in cielo, fuori dalpantano del peccato. Adamo ed Eva in origine senza peccato, Gesù e Maria senza peccato fino allafine dei loro giorni terreni.
    Maria in particolare, soggetto di questo capitolo, creata senza peccato, pre-redenta, in vista del suocompito di obbedienza salvifica.

    “Le basi del rifiuto <<mariano>> furono poste sin dall’inizio e contrassegnano tutta la storia delprotestantesimo. Già nel 1528 Lutero scriveva, nel suo latino approssimativo: <<Non maiorblasphemia facta Mariae quam illi qui rosaria istituerunt>>. E cioè: <<La peggiore bestemmia aMaria fu quella di coloro che inventarono il rosario>>. Siamo, dunque, da subito, al rovesciamento:quel che per il cattolico è <<preghiera>>, per il riformatore è <<orribile bestemmia>>.Singolare, poi, che Lutero non si sia accontentato di detronizzare Maria, declassandola con i suoiinediti schematismi teologici- da <<madre>> a <<sorella>>, da <<regina>> a <<semplicecredente>>. E’ poco noto come l’ex agostiniano si sia adoperato per cercare in lei anche colpe epeccati, così da farla scendere, pure in questo modo, dalla venerazione dei molti che volevanorestare fedeli al suo culto: i santuari alla Madonna furono gli ultimi a estinguersi, non solo inGermania ma anche nei Paesi scandinavi, il popolo non voleva rinunciarvi, spesso dovettero esserechiusi con la forza e poi rasi al suolo, per evitare il ritorno dei devoti.
    Poiché in quella Sola Scriptura cui diceva di volersi rifare, Lutero non trovava appigli sufficientiper dichiarare Maria peccatrice come tutti, diede una sua interpretazione dell’episodio narrato dalsecondo capitolo di Luca: Gesù perso di vista dai genitori in pellegrinaggio a Gerusalemme eritrovato nel tempio con i dottori. In questo modo, assicurava il frate ribelle in una predica il cuitesto ci è giunto, <<Maria incorse nel più grave peccato e, caduta in disperazione, gridò: “Io hocommesso una colpa più imperdonabile di quella di qualsiasi donna!”. Così, davanti a Dio caddeallo stesso livello di Eva dopo la disubbidienza>>. Anche per questo, ammoniva Lutero, <<è stata



    tolta a lei ogni lode>>, e offenderebbero Dio coloro che la credessero senza peccato e- peggioancora- ne invocassero la mediazione. Come si vede, tra l’altro, la proclamata aderenza rigorosaalle sole parole bibliche subiva nel riformatore delle eccezioni a seconda delle convenienze. Senecessario, per confermare il suo schema previo si potevano anche predicare episodi apocrifi.”(cfr. Messori, Ipotesi su Maria).
    Ireneo di Lione intorno al II secolo d.C. scrive nel suo Adversus Haereses:
    “Come Eva, la quale, pur avendo come marito Adamo, era ancora vergine..., disobbedendodivenne causa di morte per sé e per tutto il genere umano, allo stesso modo Maria, che, pur avendolo sposo, era ancora vergine, obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per l’intero genereumano...Così dunque il processo della disobbedienza di Eva trovò la soluzione grazieall’obbedienza di Maria. Ciò che Eva aveva legato a causa della sua incredulità, Maria lo ha scioltomediante la sua fede...Come Eva fu sedotta dalla parola dell’angelo (decaduto) al punto da fuggiredavanti a Dio, avendo trasgredito la sua parola, così Maria ricevette il lieto annuncio per mezzodella parola dell’angelo, cosicché, obbedendo alla sua parola, portò Dio dentro di sé. E come quellasi lasciò sedurre fino a disobbedire a Dio, così questa si lasciò persuadere in modo da obbedire aDio. Per questo la Vergine Maria divenne avvocata di Eva e, come il genere umano fu legato allamorte a causa di una vergine, così ne fu liberato per mezzo di una Vergine, giacché ladisobbedienza di una vergine fu controbilanciata dall’obbedienza della Vergine. Se dunque ilpeccato del primo uomo fu riparato dalla retta condotta del Figlio primogenito (di Dio); se lascaltrezza del serpente fu vinta dalla semplicità della colomba (Maria); e se sono stati spezzati ilegami che ci tenevano vincolati alla morte, sono stolti gli eretici: essi ignorano l’economia di Dio;;ignorano la sua opera nei confronti dell’uomo”.
    Da questi testi appare chiaro come Ireneo non solo attribuisca a Maria un ruolo all’internodell’opera della redenzione;; egli specifica che questo ruolo è strettamente congiunto con l’azionecompiuta dal Salvatore, alla stessa maniera in cui Eva ebbe una funzione purtroppo negativaaccanto al primo Adamo.
    Da S. Tommaso d'Aquino: libro quarto Cap.34 par.13 della Summa contra gentiles:
    Si dice che uno è figlio di una data madre, per il fatto che ha desunto da essa il proprio corpo,sebbene l'anima derivi da una causa esteriore. Ora, il corpo di Cristo fu desunto dalla VergineMadre....quel corpo era il corpo del figlio naturale di Dio, cioè del Verbo di Dio. Dunque è giustodire che la Beata Vergine è ‘Madre del Verbo di Dio’ e anche ‘Madre di Dio’, sebbene la divinitàdel Verbo non sia desunta dalla Madre. Infatti non è necessario che un figlio desuma dalla madretutto quello che egli è nella sua sostanza, ma basta che ne desuma il corpo.”
    Vedete come questi argomenti non sono nuovi nel cristianesimo, non sono cavilli che hanno trovatoi pentecostali, sotto “ispirazione” per “smascherare” la Chiesa cattolica, ma semmai li hannodissotterrati, riesumandoli dalle passate polemiche, che i primi cristiani sostenevano contro glieretici delle epoche antiche, perché anche nei secoli passati vi furono eretici che si opponevano alleverità dottrinali della Chiesa di Cristo, ma essi erano appunto eretici, nessun serio studiosoidentificherebbe i pentecostali odierni con quegli antichi eretici. La Bibbia parla di Maria, spesso inmaniera velata, quindi si deve interpretare fugando quei pregiudizi intrinseci che spesso affollanole menti di molti fratelli pentecostali e/o protestanti in genere.

  3. #3
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    Predefinito Re: Maria

    IL PICCONE È GENTILUOMO



    “Ai farisei che lo invitavano a zittire la folla che lo acclamava, il Nazareno replicò: <<Vi dico che,se questi taceranno, grideranno le pietre>> (Lc 19,40).
    Notavo, allora, come fosse singolare che questa espressione precedesse direttamente, e nello stessoVangelo, il pianto sulla città della quale i Romani non avrebbero lasciato <<pietra su pietra>>. InEffetti, quel pochissimo che resta della Gerusalemme dove avvennero passione e risurrezione èquasi soltanto ciò che, significativamente, si chiama <<muro del pianto>>. Nella visione di fede,quelle poche pietre gridano la conferma della verità delle profezie.

    Segnalammo, così, l’enigma delle cinque righe di cinque lettere ciascuna graffite su uno deipilastri della palestra antistante il teatro grande di Pompei. E’ quel <<quadrato magico>> (Sator/Arepo/ Tenet/ Opera/ Rotas) nel quale i cristiani celarono due Pater noster che formano una croce eche ci ha mostrato, con la forza delle <<pietre>>, molte cose che le teorie degli esperti escludevanocon sicurezza. A cominciare dal culto precoce della croce e della altrettanto precoce traduzione inlatino della preghiera insegnata da Gesù ai suoi: e, questo, sicuramente prima del ’79, l’anno fataledell’esplosione del Vesuvio.
    Vedemmo anche che, talvolta, <<gridano>> non solo le pietre, ma pure i papiri. Ebbene, c’è unpapiro eloquente che riguarda anche, e direttamente, la Madre di Gesù; che testimonia (pure qui,contro tante teorie) quanto precoce sia stato il suo culto fra i cristiani. E’ un testo che, anzi sembracontenere tutti i semi che si sarebbero sviluppati nella contestata <<mariologia>>. Si tratta di unreperto che riguarda quella che i fedeli di rito romano (e ambrosiano) conoscono come l’antifonaSub tuum praesidium. E’ contenuto ancora nella Liturgia delle Ore della Chiesa cattolica ed èinserita pure nei repertori di canti per i fedeli. Quell’antifona del Sub tuum praesidium non era stataoggetto di particolare attenzione da parte dei liturgisti, anche perché la prima testimonianza che sene aveva risaliva al nono secolo, almeno per l’Occidente, e si pensava dunque che fosse una dellemolte altre antifone di epoca carolingia. Nel 1917, la John Rylands Library di Manchester forse labiblioteca al mondo più ricca di codici del Nuovo Testamento- acquistava in Egitto un lotto dipapiri. Uno di questi, con dieci linee, mutilo nel margine destro e con uno strappo anche in alto asinistra (dimensione di circa diciannove centimetri per nove), era pubblicato soltanto più divent’anni dopo, nel 1938. Secondo alcune voci, forse un po’ maliziose, il ritardo nellapubblicazione era dovuto a una sorta di imbarazzo confessionale. Sta di fatto che C.H. Roberts,l’eminente papirologo che provvide alla pubblicazione, era un convinto protestante e quel piccolo,malandato pezzo di materiale da scrittura con quelle lettere greche smentiva tutto ciò che avevanoaffermato i teologi della Riforma. E che, cioè, l’invocazione e il culto alla Vergine erano fenomenitardivi, erano costruzioni in gran parte abusive venute a incrostarsi su una fede evangelica checonsiderava solo il Cristo, non certo la Madre.
    Checché ne sia del ritardo più o meno intenzionale nella pubblicazione, sta di fatto che il professor
    Roberts cercò di cautelarsi, dicendosi sicuro che il papiro era tardo, che doveva risalire a un’epocain cui quella che per i protestanti è la <<mariolatria>> era già iniziata. In realtà, furono i suoicolleghi stessi a smentirlo e oggi c’è unanimità nel riconoscere che quel testo non può risalire oltreil terzo secolo: la data più probabile è attorno all’anno 250. Ci troviamo, dunque, di fronte allapiù antica preghiera mariana (se si escludono i graffiti, scoperti anch’essi di recente sui muri delsantuario dell’Annunciazione a Nazareth, di cui parleremo).
    Per cercare di mostrare l’importanza di quelle antichissime parole, ne diamo la traduzione, che èstata possibile integrando il testo dov’era mutilo grazie alla liturgia dell
    a Chiesa copta che, nellostesso Egitto da cui proviene il testo, ha continuato a impiegarlo nel suo culto senza interruzione esenza alcuna variazione.
    Ecco, dunque: <<Sotto la tua misericordia ci rifugiamo o Madre di Dio (Theotòke): le nostrepreghiere non disprezzare nelle disgrazie ma dal pericolo libera noi: tu la sola pura e la (sola)benedetta.>>



    La grafia delle lettere è assai chiara, con qualche elemento ornamentale e tracce di segni decorativi,come se si trattasse di uno dei cartoncini usati ancor oggi dai fedeli per recitare determinatepreghiere. Secondo alcuni si tratterebbe addirittura di un <<modello per incisore>>: dunque, il testoda sottoporre a un artigiano per una iscrizione, forse su metallo o su marmo.
    Tutto questo aumenta l’importanza, già straordinaria, del reperto: non si tratta, cioè, di qualche cosadi isolato, di casuale, bensì di <<ufficiale>>. Di qualcosa, cioè, usato nel culto e nella devozionenon solo privata ma anche pubblica, ecclesiale (in effetti, il testo è al plurale: un <<noi>>, non un<<io>>). Non si tratta però di una preghiera liturgica in senso proprio: infatti, come si vede daltesto, ci si rivolge direttamente a Maria. E si sa che ogni orazione liturgica, in tutte le Chiese siadell’Oriente come dell’Occidente-, è diretta solo al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.Si tratta, dunque di un tropàrion, ben noto anche ora nelle comunità ortodosse: cioè, di un breveinno aggiunto alla parte liturgica dell’ufficio.
    In ogni caso, le caratteristiche esterne del papiro contribuiscono ad aumentarne l’antichità,mostrando come la preghiera che vi è riportata fosse entrata già da tempo nell’uso, tanto dadiventare qualcosa di tradizionale. Eppure, sia il tipo di scrittura che d’inchiostro che il supportopapiraceo fanno propendere la maggioranza degli esperti, come dicevamo, a una datazione attornoal 250.
    Ebbene, prima del 1938, si escludeva decisamente un culto <<ufficiale>>, riconosciuto alla VergineMaria, anteriore al primo Concilio ecumenico, quello di Nicea dell’anno 325. Quanto poi al termineTeotòkos, dunque Dei Genitrix, Madre di Dio, i soliti saccenti negavano che potesse essere in usoprima della celebre definizione del Concilio di Efeso, nel 431. E anche se quel titolo cosìimpegnativo appariva in qualche passo di scrittori cristiani precedenti, si affermava che si trattava diopinioni teologiche private, non certo approvate, (e neanche tollerate) dalla Chiesa. Ed ecco comel’umile brandello egiziano sposta indietro addirittura di quasi due secoli quella data di Efeso che eracitata come fosse un termine perentorio.
    C’è da capire, insomma, l’imbarazzo <<teologico>> non solo del papirologo Roberts, ma anche ditutto il protestantesimo, con le sue teorie della costruzione tardiva e abusiva della devozione e delculto mariano. In effetti, non c’è solo quel Teotòke (che, tra l’altro, ha conservato tutte le suelettere, sfuggite agli strappi che hanno danneggiato altre parole): a ben guardare, nel testo sonopresenti quelli che chiamavano i <<semi>> di uno sviluppo ulteriore, che sarà protratto neimillenni.” (cfr Ipotesi su Maria, Vittorio Messori)
    Ma guardate cosa mi va a scrivere il fratello Stefano, che scrive su Internet, riguardo a Maria, perdimostrare che la nuova arca dell’alleanza è proprio lei. Seguitelo perché è davvero bello e diconsiderevole riflessione, ci dimostra come le vie del Signore sono infinite e fruttuose.
    “La Bibbia qui usata è la Nuova Riveduta (protestante, per chi non la conoscesse) della societàbiblica di Ginevra. (ha preferito usare la stessa Bibbia dei protestanti, per dimostrare che anche daessa emerge la verità su Maria, ndr)
    Davide, in quel giorno, ebbe paura del SIGNORE, e disse: «Come potrebbe venire da me l'arcadel SIGNORE?»” (2 Samuele 6,9)
    “Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?” (Luca 1,43)
    “L'arca del SIGNORE rimase tre mesi in casa di Obed-Edom a Gat, e il SIGNORE benedisse
    Obed-Edom e tutta la sua casa.” (2 Samuele 6,11)
    “Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi; poi se ne tornò a casa sua” (Luca 1,56)
    “Davide andò e trasportò l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom su nella città di Davide, congioia. Quando quelli che portavano l'arca del SIGNORE ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue



    e un vitello grasso. Davide era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza davanti al
    SIGNORE” (2 Samuele 6,12-14)
    “Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino
    mi è balzato nel grembo.” (Luca 1,44)
    Questo breve ma incisivo esempio serve a far capire come le Scritture si devono saper analizzare inmaniera profonda per scoprirne le meraviglie. Le Scritture sono come un pozzo dal quale si puòattingere l’acqua a diversi livelli di profondità, attingendo in superficie si berrà la medesima acquarispetto a quella che si attinge facendo scendere il secchio più in profondità, ma è fuor di dubbio chel’acqua attinta dalle profondità del pozzo è più fresca, e direi più cristallina. Attingendo acqua nelleprofondità del pozzo si coglie meglio il gusto dell’acqua, la sua purezza. Gli stessi versetti che lettiin separata sede possono non dire nulla di particolare oltre al semplice significato letterario, messiin parallelo con quelli del Vecchio Testamento assumono una luce nuova, e ci fanno capire in chemodo il V.T. viene svelato nel Nuovo. Mettendo il N.T. in relazione al V.T. si comincia a scenderenelle profondità della Parola, riuscendo a coglierne profondi significati, che se ci fossimo fermati insuperficie non avremmo mai visto. Nell’interpretazione dei testi sacri bisogna rifuggire dalfondamentalismo esegetico evitando da una parte di trascurare il senso letterale della Scrittura edall’altro di forzare il testo stesso, ma cercando sempre di inquadrarlo nella sua finalitàteologica e soteriologica. Questo vuol dire come dice il Vaticano II nella Dei verbum al n. 24 che la S. Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il qualeè stata scritta. Per ricavare il senso dei Sacri Testi si deve badare con diligenza al contenuto eall’unità di tutta la Scrittura, tenendo sempre in debito conto anche la viva tradizione della Chiesae l’analogia della fede. I protestanti spesso estrapolano alcuni versetti per fargli dire quello che nonhanno mai detto, ad esempio facendo dire alla Bibbia che “sulla terra non c’è nessun giusto,nemmeno uno”, citando solo i versetti di S.Paolo. Abbiamo già visto che sulla terra i giusti ci sonosempre stati, e ci saranno ancora.
    - L’unità di tutta la Scrittura è fondamentale e consente, ad esempio, di collegare in modo nonarbitrario la Donna di Genesi 2,15 con la Donna di Gv 2,5 e 19,26 e la Donna dell’Apocalisse 12,1,come pure di rilevare la benedizione di cui sono oggetto le donne che hanno avuto una funzioneliberatrice in Israele: Giaele (Gdc 5,24), Giuditta (Gdt 15,9-10), Maria di Nazaret (Lc 1,42).Fondamentale per l’interpretazione dei testi mariani è anche la lettura che di essi hanno fatto i SantiPadri, insuperabili maestri di una teologia ecclesiale, compiuta con autentico spirito cristiano e dalvalore incalcolabile. Le verità dei protestanti sono delle verità ritagliate, e come tutti i ritagli nonpossono contenere tutta la verità!
    “Il <<sistema di fede cattolico>> non assomiglia a quei costoni di montagna dove –separati l’unodall’altro, in un coacervo casuale – stanno i massi franati dall’alto. Quel <<sistema>> andràpiuttosto paragonato ad un mosaico, dove ogni tessera ha la sua funzione, nessuna da sola puòreggere e, comunque, da sola non significherebbe nulla. Nella prospettiva cristiana, la morte èlegata al peccato. Per dirla con l’energica formula paolina, una delle tante nella Scrittura cheesprimono lo stesso concetto: <<il peccato regna con la morte>> (Rm 5,21).
    E’ la corruzione morale che porta alla corruzione del corpo. Alla <<piena di grazia>> dovevadunque essere risparmiato anche il disfacimento materiale. Non di rado nella <<ricognizione dellasalma>> che vede scoperchiata la tomba dei santi, prima della loro canonizzazione, il loro corpoviene trovato intatto, non decomposto.” (cfr. V. Messori).
    Secondo Giovanni Paolo II, bisogna sfatare il detto che la S. Scrittura parla poco di Maria, perché inrealtà, dopo l’apostolo Pietro e il precursore Giovanni, è il personaggio più citato nei Vangelicanonici. Inoltre le pagine che parlano di Maria con i grandi eventi dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38), della Visitazione (Lc 1,39-56), delle nozze di Cana (Gv 2,1-12), dell’affidamento reciprocodella Madre e del Discepolo (Gv 19, 25-27), sono tra le pagine più dense e alte di tutti i Vangeli.
    I vescovi, ma anche i fedeli:




    - compresero le ragioni dei vescovi riuniti in Concilio ad Efeso (431), che ritenevano legittimo iltitolo di Theotòkos dato alla Vergine Madre;
    - compresero il senso profondo della verità sulla sua perpetua verginità;
    - intuirono che la santità stessa di Dio esigeva che fosse santo e immacolato fin dal primo istantedella sua esistenza
    il tempio che avrebbe accolto il Verbo fatto carne;
    - compresero che non poteva essere soggetta alla corruzione la nuova arca dell’alleanza che avevaaccolto il Signore della vita.
    La figura di Maria non può e non deve essere separata da Gesù Cristo, ecco uno stralcio dellabellissima testimonianza di Frère Ephraim da “Piogge d’autunno”, ex pastore protestante approdatoal cattolicesimo.
    “...Celebrava spesso la santa cena e in questa condivisione provavo una pienezza: <<Vedete comeè buono, come è dolce vivere insieme da fratelli>>. In verità non m’ero mai sentito protestantecome in quei momenti. Bisogna riconoscere che gli Stati Uniti ci offrivano l’esperienza di unprotestantesimo forte e vero, che viveva a fondo i valori evangelici. Fu proprio in questo momento,in cui il cattolicesimo non mi attirava affatto, che ricevetti una luce inalterabile.
    Mi svegliai nella luminosità dell’alba e sentii la pace delle cose. Dormivamo tutti in una grandestanza divisa da paraventi. E all’improvviso la visione, il sogno, non so e non è importante: ilSignore in piedi e a sinistra la Vergine. Io non la guardavo, qualcosa in me si rifiutava. Il Signore,che distinguevo perfettamente, non diceva niente. Allora egli si mosse, alzò il braccio, io lo seguivocon gli occhi, la sua mano indicò la santa Vergine e disse: << E’ la mia mamma>>. Avendoseguito il movimento della mano, guardai la Vergine e ricevetti allora un’effusione di tenerezza. Misentii partire in un sonno profondo. L’indomani questa dolcezza accompagnò il mio risveglio, unatenerezza mista d’un non so che di forte e di materno. Una presenza che non mi avrebbe piùabbandonato e che mi imbarazzava. Secondo la mia <<sana teologia>>, una tale esperienza nonpoteva venire che dal demonio. Il mio ragionamento era come paralizzato, forse per riflessiacquisiti, perché in ultima analisi il contenuto della visione era del tutto scritturistico. Nonrichiamava forse la parola di Giovanni <<Figlio, ecco tua madre>>? Il riflesso veniva da lontano, ecredo, tocca il realismo dell’incarnazione, questo modo di agire inaudito e folle di un Dio che hascelto sua madre. Se Gesù è Dio e vero Dio, Maria, madre di Gesù, è perciò madre di Dio; è lascelta di Dio di consegnarsi nelle mani della sua creatura. Non è porre la creatura al di sopra di Dio,né divinizzarla; è affermare che Dio ha dato a una creatura, Maria, un posto di onore vicino a lui eche questo posto lei l’occupa per sempre.”
    Ora mi chiedo, a prescindere dalla visione del fratello Frère, non c’è dubbio che Maria è la madre diGesù, ma Egli si trova in cielo, e nessun vero cristiano si sognerebbe mai di affermare che Gesù nonsia Dio, il Verbo incarnato risorto con il suo corpo glorioso. Se Gesù un giorno ci dirà “questa è lamia mamma” chi oserà rispondergli che non è vero? Chi oserà dirgli “Maria è madre solo di Gesùuomo” cominciando magari a portare cavilli teologici anche al Signore Gesù? Gesù in cielo ciaspetta con il suo corpo glorioso, non se ne è staccato per ritornare quello che era primadell’incarnazione, cioè puro Spirito, quindi la distinzione “Maria è madre solo di Gesù uomo” èfuori luogo, in quanto Dio Figlio si è incarnato è avrà ormai un corpo, per il resto dell’eternità.
    Dio Figlio, la Parola, si è incarnata ed è entrata nella storia assumendo un corpo umano, corpo chepoi è stato glorificato dalla resurrezione, resta però il fatto che da quel momento Dio Figlio haacquisito un corpo da Maria. Dicendo quindi “E’ la mia mamma” ha pienamente ragione, stadicendo la verità, e non dimentichiamo che colui che dice “E’ la mia mamma” è Dio, quindi nonvoler chiamare Maria madre di Dio è una forzatura, un grosso errore e molti fratelli protestantimischiano zelo e fanatismo non chiamando Maria madre di Dio.
    Gesù dice “Io sono Dio è questa è la mia mamma” quindi mamma di Dio Verbo incarnato.
    Quando un giorno saremo tutti in cielo, che cosa diranno a Gesù i fratelli protestanti quando Egli glidirà <<questa è la mia mamma>>?



    Gli diranno forse "No maestro sbagli, perché Maria è solo madre della tua carne.... quindi dalmomento che sei risorto non puoi chiamarla più mamma, perché non lo è più...."
    Gesù dopo essere asceso al cielo è rimasto con il suo corpo glorioso, non l'ha buttato via, la Bibbiace lo attesta, come potranno dirgli "Tu sei Dio, ma Maria non è tua madre, perché ella è solo madredi Gesù uomo....?"

    Gesù era uomo-Dio, come in terra così è in cielo, volerne ora separare le due nature significabestemmiare.

  4. #4
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    Predefinito Re: Maria

    MARIA NELLA BIBBIA
    Ma la Bibbia come ci presenta Maria?
    Un commento tratto dal sito
    [COLOR=rgb(0.000000%, 0.000000%, 100.000000%)]www.ilmurialdo.it [/COLOR]ci aiuta a capire meglio:
    “Sotto l’aspetto narrativo il racconto di Matteo ricorda motivi presenti in altri antichi raccontileggendari o mitici (ne vedremo in seguito la fondamentale differenza): il salvataggio di un "figliodi re" o di un "bambino straordinario", salvato dalla minaccia di morte derivante da un re malvagio.La trama si dipana così:
    - visita dei Magi al "neonato re dei Giudei" (2, 1-12);
    - opposizione del re Erode con il suo progetto di morte;
    - salvataggio del re - bambino con la fuga in Egitto (2, 13-15);
    - strage dei bambini (2, 16-18);
    - ritor
    no dall’esilio a Nazaret (2, 19 – 23).
    In questa trama narrativa dove prevale il codice geografico
    spaziale su quello temporale, nelle tresequenze in cui compare, Maria si presenta sempre unita al bambino, come colei che abita nellacasa ove i Magi lo trovano e poi, sempre con lui, nella fuga e nel ritorno dall’esilio, sotto la regiadell’angelo del Signore e la guida silenziosa di Giuseppe.
    1.1.2. Struttura letteraria
    Passando dalla struttura narrativa a quella letteraria, si nota anzitutto il legame interno sintagmaticofra tre scene successive attraverso un participio aoristo, tipico di Matteo:
    - 2,1 si lega a 1,25 : elemento comune: la nascita di Gesù;
    - 2,13 si lega a 2,12: elemento comune: il ritorno dei Magi al loro paese;- 2,19 si lega a 2, 15: elemento comune: la morte di Erode.

    Inoltre c’è un legame formale costituito dall’oracolo ricevuto in sogno (2, 12.22) e dell’angelo cheappare in sogno a Giuseppe (2,13.19). Questo secondo elemento di unità letteraria, come quellosintagmatico, è assente dalla scena della strage dei bambini, ove non compare "il bambino e suamadre" perché sono già scampati con la fuga in Egitto.
    La scena più lunga e riccamente strutturata in cui compare Maria è quella dei Magi, delineata dallainclusione narrativa: l’arrivo dei Magi all’inizio (2,1) e il loro ritorno in Oriente al paese d’origine(2,12).
    Secondo B. Buetubela, vi è una struttura concentrica intorno ai vv. 4-6:

    Concentriamo la nostra attenzione sui vari parallelismi:
    - la stella segno del neonato re del v. 2, riappare nei vv 9-11;
    - il progetto di adorare il neonato re del v. 2, si realizza nel v. 11;
    - il bambino del v. 11 altro non è che il "neonato re dei Giudei" del v. 2:
    - di questo bambino Maria è la madre,
    quindi è la regina madre del neonato re;
    -
    la casa in cui lei abita con il neonato re è, in modo paradossale, un’abitazione regale.
    - l’adorazione e l’omaggio dei doni da parte dei Magi, sulla scorta degli antichi ricordi di Salomonee degli annunci profetici, rivelano la dignità regale del bambino e la dignità regale di Maria regina madre;


    [IMG]file:///page19image29192[/IMG]
    - I Magi venuti dal misterioso Oriente, sconosciuto e lontano, rappresentano tutte le genti chericonoscono in Gesù il Messia re e in Maria la regina madre, mentre Erode e Gerusalemme siritrovano turbati e ostili.
    Le scene seguenti dove ricompare "il bambino e sua madre" presentano una struttura articolata in
    due momenti successivi: il comando dell’angelo (2,13.19,20) e la sua esecuzione (2,14.21).Illuminante è il fatto che le tre scene successive alla visita dei Magi, si concludono tutti e tre conuna profezia di compimento:
    - 2,15: Fuga in Egitto: "Dall’Egitto ho chiamato mio Figlio":
    - 2,18:
    Strage dei bambini: "Un grido è stato udito in Rama un pianto e un lamento grande Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché non sono più";
    - 2, 23:
    Ritorno a Nazaret: "Sarà chiamato nazareno".
    Soprattutto significativa è la profezia di 2,15 perché se il "Figlio" re Messia è anche il Figlio diDio, ne consegue che la regina madre del "neonato re dei Giudei" è anche madre del Figlio di Dio,affermazione coerente con quanto già detto al cap. 1 ove Gesù, in base alla profezia di Is 7,14, vienedetto "Emanuele", "Dio con noi" (1,23).
    Nella sequenza dei Magi, Maria appare da sola col bambino. Giuseppe, infatti, protagonista dellealtre tre scene (prima
    terza quarta) qui scompare, forse in modo discreto per riconfermarequanto detto al cap. 1 (1,18-25) e cioè che Maria aveva concepito per opera dello Spirito Santo enon per opera d’uomo. Questo è confermato dal fatto che è Maria il personaggio principale con cuiinizia il racconto della nascita e si conclude quello dei Magi: [inizio] "Essendo Maria sua madrefidanzata a Giuseppe...."(1,18);; [fine] "Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre"(2,11).
    I due racconti della nascita e dell’adorazione hanno quindi un legame tra di loro che è costituitoproprio dalla singolare presenza di Maria. Giuseppe è implicito nella vicenda come suo sposo,custode del mistero e mediatore della regia divina di salvare Gesù, ma scompare dove la suapresenza non è necessaria. Ivi compare solo "Maria sua madre" perché il padre di Gesù è un altro,come risulta dalla citazione del profeta Osea in 2,15.
    Dallo studio della struttura narrativa e letterari
    a, si riesce dunque a trarre dall’ombra Maria, madredel bambino. Già silenziosa destinataria dell’azione dello Spirito Santo nel concepimento di Gesùche libera il popolo dai peccati ed è l’Emanuele (1, 18-25), ora Maria si rivela, sempre in grandesilenzio, la regina madre del "neonato re dei Giudei" e del Figlio di Dio, sempre unita a Gesù nelmistero, nell’adorazione dei Magi, nella fuga e nel ritorno che prefigurano la sua morte e la suafutura resurrezione.
    1.2. Dalla tradizione alla redazione: da madre del Messia a madre del Figlio di Dio, il Verbo.Da questa affascinante composizione dell’evangelista, certamente tardiva, verso l’80 o forse dopo,possiamo risalire indietro verso la tradizione da cui Matteo ha attinto e che certamente si localizzanei primi decenni dopo la morte e resurrezione di Gesù?
    1.2.1. La tradizione
    Questo viaggio alle fonti è stato tentato da diversi autori che hanno utilizzato la critica redazionaleche si avvale della stilistica e dell’analisi delle forme letterarie che si ripetono, come ad esempio,l’apparizione dell’angelo in sogno.
    Quali sono i risultati per quanto riguarda la figura di Maria?
    Sia l’espressione "con Maria sua madre" (2,11), sia l’altra: "il bambino e sua madre" (2, 13.14.20-21) appartengono alla tradizione precedente come pure la qualifica del bambino come "neonato redei Giudei", che apparirà poi solo nel contesto della passione e la tragica fine sulla croce (Mt27,11.29.37). La minaccia della morte da parte di Erode era dunque preludio della sua futura morte,



    decretata da un funzionario romano, Ponzio Pilato. In questa prima parte della Tradizione, Maria vifigura come regina-madre del re dei Giudei, riconosciuto e adorato dai Magi.
    1.2.2. La Redazione finale
    Nella redazione finale Matteo aggiunge il commento profetico (2,15). E’, dunque, il Padre stessoche per mezzo del profeta dichiara la dignità singolare e divina di Gesù. E’ un caso classico diquello che viene chiamato il "sensus plenior" o spirituale, senso storicamente non originario, maleggibile nel testo com’è attualmente, in relazione ad un evento nuovo, la fuga di Gesù in Egitto e ilsuo ritorno dopo la morte di Erode, ovviamente nella cornice più ampia della sua morte eresurrezione. In questo nuovo contesto redazionale, Maria viene riconosciuta "Madre del Figlio diDio". Il senso prevalente di "Figlio di Dio", sia nella comunità che nei testi di Matteo (Mt 16,16;26,63) è, infatti, quello cristologico più che quello messianico.
    Il riconoscimento di Gesù "re dei Giudei" con "Maria sua madre" non avviene come per Salomonenella sfarzosa cornice di una reggia (1Re 10,2) ma in una casa comune è il re non è un sapientefamoso in tutto il mondo, ma un silenzioso bambino. Se il racconto echeggia le profezie di Is 60,6be Sal 72,10 e vi fa cornice una tradizione davidica (Mt 2,6b = 2 Sam 5,2), lo sfondo non è peròGerusalemme ostile a Gesù, come nelle profezie, ma la piccola borgata di Betlemme, ricca solodella gloriosa memoria di Davide. Un altro singolare paradosso: mentre Erode vuole eliminare ilpresunto rivale e Gerusalemme appare indifferente, i Magi, gentili venuti dall’Oriente, vengonoinvece a riconoscere, adorare e rendere omaggio al re/Messia.
    2. Stretta unione del "bambino con Maria sua madre" nella dignità e nella missione: esegesi di Mt2,11.13-14.20-21.
    Quello che abbiamo detto finora lo abbiamo acquisito esaminando la struttura letteraria del testo erisalendo alla tradizione da cui esso ha tratto origine, configurata nella cornice più vasta delleprofondità storica che arriva sino a Mosè e Davide. Adesso vogliamo ritornare al testo centrale su
    Maria, madre del bambino, per fare un’esegesi più accurata. Si tratta del v. 11, dove Maria è piùampiamente e singolarmente presente:
    1. "ed entrati nella casa" (eis ten oikían)
    A differenza di oikos che significa "camera", oikía significa solo "casa" o "abitazione". Si tratta,quindi, di una casa vera in cui abitavano Maria e il bambino.

    2. "videro" (eídon)
    Mentre il verbo orao,
    esprime l’azione di vedere del soggetto, eídon, orienta l’attenzione versol’oggetto che si vede. Qui sottolinea ancora, nel contesto linguistico, il significato di "visitare": unavisita ufficiale di personaggi importanti al "neonato re dei Giudei".
    3. "il bambino con Maria sua madre"
    - L’espressione è nuova anche rispetto a Es 4,20 (ove a precedere è la moglie di Mosè e non lamadre seguita dai figli) e si ripete quasi invariata 4 volte nel racconto (2, 13-14.20.21). La novità èla messa al primo posto del bambino e poi della madre (e non la sposa) per significare la suaeminente dignità;
    - "Maria" è il nome della madre scritto nella forma grecizzata che si legge anche in Mt 1,16.18 (3volte in tutto), mentre in Mt 1,20 e 13,16.18 si ricorre alla forma aramaica che proviene dallatradizione originale (Mariám);
    - la "madre di Gesù" compare 15 volte in Matteo di cui 13 in 1-
    2. L’apposizione "madre sua" ricorrein 1,18 1 in 2,13 4, 20-21; 13,55. "Maria la madre di Gesù" deve essere stata una formulacristallizzata nella tardiva trazione cristiana (cfr. anche Lc 2,34), come risulta anche dalla piùtardiva tradizione giovannea dove appare solo "la madre di Gesù" (Gv 2, 1.3.5. e 19,25);



    - Maria viene identificata come la "madre sua (di Gesù)", una qualifica d’onore dato che si tratta del"neonato re dei Giudei", del Messia. Nessun equivalente per Giuseppe, che qui scompare del tutto.4. "prostratisi.......e aperti i loro scrigni"
    - I due participi descrittivi preparano due azioni compiute dai Magi: adorarono e gli presentarono iloro doni. Il verbo proskunéo ha qui il doppio significato di "rendere omaggio al re" e "adorareuna divinità". Nella trama narrativa ha una particolare importanza in quanto rappresenta il progettodei Magi (2,2,) e il controprogetto di Erode (2,8). Giunti davanti al neonato bambino figlio diMaria, il primo gesto che essi compiono è proprio l’adorazione omaggio regale. Matteo, infatti,usa proskunéo in relazione a "re" e al "regno" come fa in 4, 8-10; 18, 23ss e 20,20ss;
    - I Magi offrono al "bambino con Maria sua madre" tre doni: oro, incenso e mirra:
    1. oro: questo vocabolo viene usato 9 volte da Matteo, due volte da Luca, una da Marco e nessunada Giovanni. In molti passi dei Sinottici il termine ha una sfumatura cultuale (Mt 5,23-24; 8,4; 15,5;23,18-19; Mc 7,11: Lc 21,1) e indica qui la qualità superiore del destinatario e, sullo sfondo, quelladi sua madre;
    2. Incenso: ricorre solo due volte nel N.T. (qui e in Ap 18,13);
    3. Mirra: pure raro nella Bibbia (qui e in Gv 19,39): mentre Giovanni lo menziona come prodottoaromatico per imbalsamare i morti, Matteo ne valuta solo la preziosità.
    Tutti e tre i doni esprimono quindi ricchezza, in quanto materie rare e preziose.
    Il gesto dei Magi di portare queste ricchezze al regale "bambino con Maria sua madre", allude amolti testi di Isaia, Michea e dei Salmi che annunciano un pellegrinaggio delle genti a Gerusalemmeper adorare il vero Dio e offrigli i loro doni (Is 2, 2-3: 45,14; 60, 1-6; Mic 4, 1-2; Sal 72,11). Nei
    doni dei Magi, dunque, la tradizione prima e l’evangelista poi hanno visto il compimento dellaScrittura, anche se in modo diverso e cioè:
    1. non a Gerusalemme ma a Betlemme, da cui verrà "la guida che pascerà il mio popolo Israele"(Mt 2,6; Mc 5,2 e 2Sam 5,2);
    2. non nella reggia di JHWH ma in una casa dove abita "con Maria sua madre";
    3. non per adorare JHWH e ricevere in dono la Torah, ma per adorare un neonato bambino,riconosciuto come re Messia, il cui compito sarà quello di portare ad ebrei e gentili il regno diDio.
    Qui si conclude il pellegrinaggio delle genti rappresentati simbolicamente dai Magi: ai piedi diMaria madre del bambino, nella sua abitazione. Maria è dunque il trono regale su cui siede il re Messia adorato da tutti i popoli;
    Questa grandiosa scena si chiude drammaticamente nella fuga perché il "bambino e sua madre"de
    vono essere portati in salvo a causa dell’incombente minaccia di Erode. E’ Giuseppe checondurrà in Egitto "il bambino e sua madre" per ricondurli poi entrambi, morto Erode, nella "terradi Israele" e insediarli nell’oscura borgata di Nazaret, così oscura da far disperare l’evangelista neltrovare una profezia specifica che la riguarda (2,23);
    Maria, madre del bambino, è un tutt’uno con lui, nell’omaggio regale dei Magi, nella fuga e nelritorno. Giuseppe, colui che dietro incarico divino ha il compito di salvare sia il bambino che lamadre, non viene qualificato né come sposo, né come padre, per quanto il lettore sappia che già egliè sposo di Maria madre vergine di Gesù (Mt 1. 18-25).


    3. Conclusione



    Quali conclusioni si possono trarre da tutto quello che è stato detto fin qui? Esse possono esserebrevemente così riassunte:
    1. L’analisi strutturale del testo ci ha fatto comprendere che Maria, madre del bambino, vaqualificata come regina madre del "neonato re dei Giudei" e ancor più "madre del Figlio di Dio, ilVerbo incarnato";
    2. La storia della formazione del testo che va dalla tradizione alla redazione, ci ha fatto scoprirel’itinerario di un’esplicitazione progressiva della dignità di Gesù cui è legata quella della madre:nella tradizione cristiana primitiva Gesù era considerato "Messia/re dei Giudei" e Maria, diconseguenza "madre del re/Messia", mentre nella redazione matteana Gesù diventa il "Figlio diDio" (e non di Giuseppe), per cui Maria è "madre del Figlio di Dio";
    3. Il confronto con i racconti paralleli ha fatto emergere il dato singolare e originale della narrazionematteana, proprio a partire dalla peculiarità della madre vergine. Ai Magi ella compare colbambino in primo piano, ma assente Giuseppe, rimandando in tal modo, se pure indirettamente, allaconcezione per opera dello Spirito Santo. La madre singolare rivela un bambino singolare che,annunciato da un astro nuovo, dovrà portare un'era nuova;
    4. Le caratteristiche della formazione del testo nell’ambiente ecclesiale di Matteo ci hannopresentato Maria, madre del bambino Messia e Salvatore, come colei che accoglie nella Chiesa diGesù, figurata dalla casa, le genti del mondo ed è perciò simbolo della comunità cristiana cheaccoglie tutti gli uomini per donare loro Gesù;
    5. L’esegesi minuziosa del testo ci ha fatto comprendere l’unità inscindibile del "bambino conMaria sua madre". Ella partecipa alla dignità del Figlio re Messia e Figlio di Dio come sua madre;partecipa alle sue vicende gioiose e dolorose formando un tutt’uno con lui. Da qui ha origine l’iconadi Maria con Gesù in braccio, radicata sia in Oriente che in Occidente che riassume pittoricamenteil messaggio di Mt 2 sul "bambino e sua madre".
    Il Magnificat è il locus theotologicus per eccellenza, il testo centrale della mariologiasocio-liberatrice ed esprime, per così dire, la teologia di Maria, una sua auto-teologia, il primorisultato delle riflessioni di Colei che serbava tutti gli eventi e li meditava nel suo cuore.
    Quello che ne esce è una sorprendente espressione di teologia della liberazione, per cui - secondo ilCard. Ratzinger (ora Benedetto XVI) - la vera teologia della liberazione, è un eco fedele delMagnificat di Maria. Tutti gli autori, anche non cattolici, riconoscono la dimensione sociale e ilpotenziale libertario di questo inno, la Magna Carta dove comincia la dottrina sociale della Chiesa,dato che proclama il rovescia
    mento dei potenti dai troni e l’innalzamento degli umili, laconsolazione dei poveri e l’umiliazione dei ricchi.
    I dogmi mariani definiti (Madre di Dio, Verginità, Immacolata Concezione, Assunzione), sonoestremamente precisi, come dimostrano la semplicità e la brevità delle loro definizioni; tuttavia, essinon esauriscono la nostra conoscenza di Maria secondo la rivelazione contenuta nella Scrittura enella prassi della Chiesa.
    Su altri punti Maria fa parte integrante del dogma cristiano senza che la Chiesa abbia preso inproposito alcuna decisione o definizione dogmatica.
    Le accuse: “Ella è corredentrice dell’umanità.
    Maria ‘dipendentemente da Cristo, ma come unico principio con Lui, cooperò alla redenzioneoggettiva e perciò fu vera corredentrice (...) dipendentemente da Gesù, ma come unico principio conLui, soddisfece per tutti i peccati dell’umanità, pagò a Dio il prezzo della nostra liberazione,



    guadagnò tutte le grazie per gli uomini, placando (a suo modo) Dio con il suo volontario enecessario concorso al sacrificio della croce’.1
    Questa è un altra menzogna che i teologi cattolici insegnano su Maria e lo fanno facendo ogni sortadi ragionamenti vani quali per esempio: ‘Si può dire che la vergine sia la salvatrice del mondo peravere sofferto insieme col Figlio, volontariamente da lei offerto alla divina giustizia’. La Scritturadice in svariate maniere che solo Gesù Cristo è il Salvatore del mondo perché solo lui morì sullacroce per i nostri peccati e nessun altro con lui: ecco alcuni passi che lo affermano:
    - Gesù disse: “Il Figliuol dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito”;;2e: “Io son laporta: se uno entra per me, sarà salvato”;;3 ed ancora: “Io non son venuto a giudicare il mondo, ma asalvare il mondo”.4
    - Paolo disse: “Certa è questa parola e degna d’essere pienamente accettata: che Cristo Gesù èvenuto nel mondo per salvare i peccatori..”;;5
    - Pietro disse: “E in nessun altro è la salvezza;; poiché non v’é sotto il cielo alcun altro nome che siastato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati”;;6
    Quindi noi rigettiamo le affermazioni dei teologi cattolici secondo i quali Maria, la madre di Gesù,abbia sofferto assieme al suo Figlio per noi, perché esse sono prive di qualsiasi fondamentoscritturale. Hanno fatto diventare Maria pure la salvatrice del mondo. Certo che i teologi di questaorganizzazione religiosa hanno introdotto ogni sorta di menzogna sul conto di Maria. O guidecieche;; ma ditemi: ‘Chi fu inchiodato sulla croce? Gesù o Maria?’, ‘Chi ha sparso il suo sanguecome prezzo di riscatto per i nostri peccati? Gesù o Maria?’ ‘Chi è risorto per la nostragiustificazione? Gesù o Maria? Ma fino a quando vi glorierete della menzogna e mentirete contro laverità?”
    Cooperazione di Maria alla salvezza
    Essere Madre di Cristo era per Maria, più che un privilegio, una funzione a servizio dellasalvezza, ed è senza dubbio per questo che ella si qualifica serva del Signore. Gesù, fattosi uomoattraverso di lei, diviene sacerdote e vittima. Infatti, Dio in quanto tale non potrebbe essere vittima,e per essere sacerdote bisogna che sia uomo (Eb 5, 1).
    Maria, quindi, è stata scelta (Gn.3,15) e
    chiamata a cooperare all’opera di Cristo (Lc.1,27), iniziatacon l’esistenza umana ch’ella gli ha donato.
    La Redenzione non è un dono di Dio caduto dal cielo, un’opera paternalistica in cui Dio non
    farebbe che dare e l’uomo ricevere. Dio ha realizzato la salvezza non dall’alto, ma dall’internodell’umanità, tramite un uomo, Gesù Cristo, e ha richiesto la cooperazione degli uomini, in tutte levarie fasi. Maria è la prima in questa cooperazione. Anche in ciò essa è il prototipo della Chiesa:riscattata per cooperare alla Redenzione, fase per fase.
    Maria ha cooperato alla formazione stessa di Cristo Redentore. Non ne ha soltanto formato il corpo,ha acconsentito a quel progetto di Dio con incondizionata adesione di fede, speranza e caritàteologale. Non ha accettato soltanto di concepire e partorire un figlio (Lc 1,30), ma di far nascere ilSalvatore, di far causa comune con Lui. Tale è la portata del suo sì incondizionato e irreversibile.Ella ha condiviso tutta la vita nascosta di Cristo.
    Ha condiviso l’ora decisiva della sua morte, rappresentando così, in unione intima e perfetta conLui, la comunione di una semplice creatura, di una persona umana, di una riscattata, di una donna:la parte della nuova Eva accanto al nuovo Adamo.
    Ella non è un altro Salvatore, ma la perfetta comunione e cooperazione col Salvatore.
    1Pasquale Lorenzin, op. cit., pag. 499-500 (note dei protestanti)2Luca 19:10
    3Giov. 10:9
    4Giov. 12:47
    51 Tim. 1:156Atti 4:12


    [IMG]file:///page24image31456[/IMG]
    Ciò risponde bene alla struttura comunicante della salvezza, così come Dio l’ha stabilita. Maria,prototipo della comunione con Cristo, è anche prototipo dei fedeli al sacrificio redentore di Cristo.Inoltre, Maria ha partecipato dolorosamente alla Passione con la sua "compassione" di madre
    (Gv 19,34). Di fronte all’atroce sofferenza di suo Figlio, di fronte alla sua impensabile disfatta eall’apparente vittoria del Male, nel momento in cui gli avvenimenti facevano crescere le tentazioni,il suo sì irreversibile fu messo alla prova per una suprema conferma.
    La comunione teologale di Maria con Cristo è stata così integrata al sacrificio costitutivo dellaRedenzione, come l’offerta dei fedeli al sacrificio della Messa. In questa linea ella coopera, con lafede e la preghiera, alla nascita pentecostale della Chiesa.
    Oggi Maria continua a cooperare con Cristo in una comunione perfetta e glorificata di pensiero e diazione. Il Signore aveva fatto capire a Teresa di Lisieux che lei avrebbe vissuto il suo cielo facendo
    del bene sulla terra. Quell’ispirazione non è stata sicuramente tradita per Teresa... Come potrebbenon essere adempiuta in Maria?
    Secondo la convinzione e l’esperienza profonda della Chiesa, Maria nostra Madre continua adoccuparsi dei suoi figli, che ella ora conosce nella gloria di Dio.
    Un ricco vocabolario
    Per esprimere questo ruolo attuale, il modo con cui ella partecipa oggi all’azione di Cristo, vieneutilizzata una serie di titoli:
    - Regina, poiché regna con Cristo, partecipa della sua gloria e del suo stesso potere così comepartecipò alla sua Passione e Morte, secondo la legge della comunione perfetta: «Tutto ciò che èmio è tuo, tutto ciò che è tuo è mio».
    Ciò non diminuisce in nulla la divinità di Cristo né il suo esclusivo potere di Redentore,manifesta invece il suo meraviglioso disegno di farvi partecipare i riscattati ad iniziare da Maria,modello della Chiesa.
    - Corredentrice, termine coniato nel XV secolo e diffuso soltanto a partire dal XVII, e che parve aimariologi il più adatto ad indicare la cooperazione di Maria alla Redenzione; tanto che essivolevano farne un nuovo dogma.
    Tuttavia molti teologi criticarono il prefisso "co-" perché sembrava situare Maria su un piano dieguaglianza con il Redentore. Dunque, non esprimeva la dipendenza di Maria nei confronti diCristo, né il fatto che in quel sacrificio redentore,
    soltanto Gesù-Dio è sacerdote e vittima;solamente Lui è morto e risorto, solamente Lui è salito al Cielo al termine del sacrificio,solamente Lui è causa adeguata di Redenzione a cui Maria ha partecipato così perfettamente.All’epoca in cui il titolo di Corredentrice sembrava in corso di definizione dogmatica, il CardinalJournet, sapendo le ambiguità di quel vocabolo, aveva tentato di dissiparle banalizzandolo.
    Lo estendeva a tutti i Cristiani: Maria è corredentrice e noi siamo tutti corredentori, diceva.Giacché il Concilio scartò deliberatamente il termine, sembrò più indicato astenersi e precisare ilsuo ruolo senza confonderlo con quello di Cristo Salvatore, né col nostro, nell’attualizzazione dellaRedenzione.
    - Mediatrice, fu oggetto di un prestigioso progetto di definizione lanciato dal Cardinal Mercier, mafu abbandonato da Pio XII. Il Concilio si è limitato a spiegare che la Chiesa, quando impiega questotitolo, non intende affatto offuscare la posizione dell’unico Mediatore.
    Il titolo cerca di dire che Maria, avendo cooperato alla venuta di Cristo, alla grazia per eccellenza,coopera alla diffusione delle grazie scaturite dalla sua Redenzione. Ella ne è in qualche modo ilmezzo. La sua intercessione ci procura delle grazie, ed ella è unita a Cristo per donarcele.OggiquestoterminevieneevitatoperchéscandalizzaiP rotestanti,cheadducono motivazionibibliche, ma anche perché esistono vocaboli più adatti ad esprimere il medesimo concetto.



    Alla loro obiezione, tratta da San Paolo: Cristo è «il solo Mediatore» (1 Tm 2,5) si è risposto chel’apostolo dice pure che «Cristo è il solo Signore». (1 Cor 8,6)
    Tuttavia, secondo il Credo,
    anche il Padre è Signore, e lo Spirito Santo è Signore;
    si commetterebbe però uno sbaglio se si dicesse che ci sono tre Signori. No, esiste un solo Signorein tre Persone: il Padre è Signore, il Figlio è Signore, lo Spirito Santo è Signore, ma essi sono unostesso Signore.

    Analogamente, il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio, ma non ci sono tre dèi, c’è unsolo Dio in tre Persone. Che non si dica dunque, com’è capitato ad alcuni famosi teologi: «Questidue grandi Mediatori: Gesù e Maria». Se Maria è mediatrice, lo è in Gesù, senza «che nulladetragga o aggiunga alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore», dice il Concilio(Lumen Gentium, n. 62).
    I teologi favorevoli a questo titolo hanno tentato di risolvere le ambiguità lessicali della mediazionemariana dicendo in particolare: «Cristo è solo Mediatore di Redenzione, ma esistono dei mediatorid’intercessione».
    Questa distinzione proposta nel XVII secolo veniva però continuamente elusa. Il pastore protestanteHans Asmussen ha accettato il titolo di mediatrice precisando «mediatrice in Cristo», poiché noisiamo mediatori in Cristo unico Mediatore.
    Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d’Egitto, nel Mare Rosso, e neldeserto per quarant’anni. Egli è quel Mosè che disse ai figli d’Israele: Dio vi farà sorgere unprofeta tra i vostri fratelli, al pari di me. Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fumediatore tra l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vitada trasmettere a noi.” (At 7,36-38)
    “Tu poi, non intercedere per questo popolo, non innalzare per esso suppliche e preghiere, perchénon ascolterò quando mi invocheranno nel tempo della loro sventura».” (Ger 11,14)
    Qui è Geremia che intercede e qui di seguito vediamo che è anche lo Spirito Santo che intercedeper noi.
    “Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno
    sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza pernoi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito,poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.” (Rm 8,26-27)
    “Prendete dunque sette vitelli e sette montoni e andate dal mio servo Giobbe e offriteli inolocausto per voi; il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, nonpunisca la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe».”(Gb 42,8)
    Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porterannoperché non inciampi nella pietra il tuo piede.(Sal 91, 11-12)
    Se sta scritto che i santi servi di Dio una volta in cielo saranno superiori agli angeli, e comevediamo dalla Bibbia gli angeli aiutano l’uomo sulla terra, significa che maggiormente lo faranno isanti che sono alla presenza di Dio, per Suo volere, senza per questo scalzare Cristo Gesù dal suocompito di unico mediatore, così come gli angeli non sono concorrenti di Cristo nel soccorrerci.
    I santi quindi sono mediatori in Cristo, non certo suoi concorrenti. Come quando erano nella carne,in cielo la loro carità non cambia, non si annulla, ma rimane sempre la coscienza e lapreoccupazione per i fratelli rimasti ancora pellegrini sulla terra.




    - Ausiliatrice, dice San Giovanni Bosco, secondo i Padri della Chiesa. Maria che ha assistito Cristoall’inizio e nella formazione della sua umanità, aiuta perciò, e assiste gli altri suoi figli sulle viedella divinizzazione. È la prosecuzione del suo ruolo nel «mirabile scambio».

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    Predefinito Re: Maria

    ATTUALITA' E SIGNIFICATO DEI DOGMI MARIANI


    Le accuse:

    LO SVILUPPO DEL DOGMA MARIANO


    Ella fu concepita senza peccato.
    ‘Maria nel primo instante della sua concezione, per una grazia speciale, è stata preservata pura daogni macchia di peccato originale. - E’ di fede.’7 Quindi Maria sarebbe stata concepita e sarebbenata senza peccato. Il dogma dell’immacolata concezione di Maria fu emanato, con il favore deiGesuiti, da Pio IX nel 1854 in questi termini: ‘La beatissima Vergine Maria nel primo istante dellasua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione deimeriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia delpeccato originale’.8 La ragione addotta è che Gesù per potere nascere immacolato aveva bisogno diuna madre altresì immacolata.
    Questo dogma è una menzogna perché tutti gli uomini e tutte le donne nati sulla terra (all’infuori diGesù) sono nati col peccato secondo che é scritto: “Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e lamadre mia mi ha concepito nel peccato”,9 ed ancora: “Tutti hanno peccato”,10 perciò anche Mariaaveva peccato e non poteva dire, e siamo sicuri che non lo disse e pensò mai, di essere nata senzapeccato.11 Il fatto che ella stessa riconobbe che Dio era il suo Salvatore dicendo: “L’anima miamagnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore”,12 dimostra che ella non era natasenza peccato, perché in tale caso non avrebbe chiamato Dio suo Salvatore e non avrebbe avutobisogno di essere salvata. ‘Ma i teologi romani affermano che anche Maria fu salvata’, diràqualcuno. Noi rispondiamo: ‘Sì, ma a tale proposito fanno un discorso tutto particolare’. Bartmanndice per esempio: ‘Anche Maria è stata redenta da Cristo, come ogni altro uomo, ma in mododifferente da tutti gli altri (...) La sua redenzione consiste nella preservazione e non nella
    liberazione dal peccato (redemptio praeserva
    tiva, non reparativa)’.13 Ma noi vorremmo domandarea costui: ‘Ma se Maria fu preservata dal peccato ma non liberata da esso come si può affermare cheella fu salvata?’ Dobbiamo riconoscere che i teologi romani hanno fatto ricorso ad ogni specie disofisma per ingannare le persone!”
    I dogmi mariani
    Sin dall’antichità la parola greca “dogma” ha indicato, fra l’altro, “decisione”, “decreto”.
    Se si pensa che l'uso del Dogma è una invenzione della Chiesa dopo la morte degli Apostoli, alloranon si conosce il N.T.
    Quando Paolo e Sila giunsero a Salonicco e annunciarono la messianicità di Gesù nella sinagoga
    della città, alcuni facinorosi li accusarono davanti ai magistrati di aver contravvenuto ai “dogmi
    (e cioè ai “
    decreti”) dell’imperatore romano “affermando che c’è un altro re, Gesù” (At 17,7).Nella Chiesa antica, a partire dai Concili in difesa delle Verità portate avanti dalla Tradizione, e nelmedioevo, la parola dogma veniva usata indifferentemente come sinonimo di esposizione, dottrina,confessione di fede, articolo di fede. Soprattutto a partire dal Concilio Vaticano I (1870), nellinguaggio sia del magistero sia della teologia, il termine “dogma” ha acquistato un significato forte
    7Bernardo Bartmann, Manuale di Teologia Dogmatica, vol. II, pag. 1688Bolla Ineffabilis Deus dell’8 dicembre 1854
    9Sal. 51
    10Rom. 3:23
    11E’ da notare che Tommaso d’Aquino, uno dei sommi dottori della chiesa romana (su cui è basata molta della sua teologia), eranettamente contrario all’immacolata concezione. Ecco quanto egli dichiarò: ‘Il corpo della Vergine fu concepito nel peccato originalee perciò contrasse quei difetti’ (Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, III, q.14). (note di accuse protestanti)
    12Luca 1:46,47
    13Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 169


    [IMG]file:///page27image32704[/IMG]
    e univoco e che prese vigore proprio a causa del dilagare del protestantesimo che soprattutto nellesue prime divisioni, cominciava a seminare errori fondamentali della dottrina già rivelata comei Sacramenti specie la Confessione e l'Eucarestia.
    Esso indica una dottrina che la chiesa propone di credere come divinamente rivelata sia con ungiudizio solenne, sia nel suo magistero ordinario e universale. Si tratta quindi di una indicazioneimportante su una verità di fede, che esige il nostro incondizionato assenso e la nostra obbedienzacordiale.
    I primi “dogmi”, e cioè i primi importanti pronunciamenti magisteriali su questioni di fede,riguardano la verità su Dio Trinità e su Gesù Cristo, insieme alla Theotokos "Madre di Dio".Furono solennemente enunciati nei primi sette Concili Ecumenici, dal Nicea I (325 d.C.) al Nicea II(787 d.C.). Si tratta di dogmi “antiereticali”, perché sono pronunciamenti che rigettano le eresie deltempo. Ad esempio, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea si proclama il dogma della divinità diGesù Cristo, Figlio incarnato “consustanziale” al Padre. Tale verità divina rivelata viene riaffermatasolennemente contro il presbitero alessandrino Ario, che la negava. Come possiamo vedere le“testimonianze” di ex preti non ci sono solo ora con l’avvento dei pentecostali, ma sono sempreesistite, fin dai primi secoli del cristianesimo, quindi il fatto che un prete abbandoni la Chiesacattolica per mettersi in proprio o passare ad altre dottrine non è affatto sinonimo di verità, semmaidi ereticità. Quindi le ripetute testimonianze di ex preti, ex suore, ecc., che usano i pastoriprotestanti nel tentativo di convincere gli ignari ascoltatori o lettori che “loro” sono nella verità, anulla servono quando si conosce la storia del cristianesimo. I suonatori di piffero non incantano piùnessuno con queste testimonianze di ex cattolici. I dogmi venivano sanciti per contrastare nero subianco le varie eresie che andavano nascendo attraverso i secoli.
    In questo contesto antiereticale dei primi Concili Ecumenici, si hanno i primi due “dogmi” mariani,che riguardano la divina maternità di Maria, proclamata solennemente ad Efeso nel 431, e la suaperpetua verginità, riaffermata al Concilio di Costantinopoli II nel 553. Se questi dogmi antichifurono provocati dalle eresie, gli altri due dogmi mariani, più recenti, hanno, invece, carattere“dossologico”. Essi esaltano alcune peculiarità esemplari della straordinaria figura di Maria, lamadre di Gesù, la quale è “Immacolata” (1854: Pio IX) e “Assunta” (1950: Pio XII). Vengonoanche chiamati “papali”, perché proclamati non da un Concilio, ma dal Papa. ”. A coloro che vannocitando la conversione del re Costantino intorno all’anno 300 d.C. per indicare il conseguenteinquinamento e disfacimento della sana dottrina, consiglio di andarsi a leggere le opere dei padriche precedono l’epoca di Costantino, tra i quali Giustino Martire, Ireneo di Lione ecc.. troverannoin esse l’odierna dottrina cattolica, troveranno ad esempio il mistero Eucaristico così come noicattolici oggi lo viviamo e lo crediamo, troveranno il primato della Chiesa di Roma sulle altreChiese, e tanti altri altri punti dottrinali che in pratica confermano come sana e vera la dottrinacattolica romana.
    Aggiungiamo subito tre precisazioni.
    La prima riguarda l’esistenza di altre verità dottrinali mariane, altrettanto importanti e altrettantoriconosciute dal magistero ordinario della Chiesa e celebrate nella preghiera liturgica, che non sonostate proclamate solennemente. Si veda, ad esempio, il titolo di Maria “mediatrice” e, comeaggiunge il Concilio, “avvocata, socia, ausiliatrice” (cf. Lumen Gentium n. 62).
    La seconda precisazione riguarda i contenuti dei dogmi mariani antichi e recenti, che non sono
    “invenzioni” tardive della Chiesa, ma verità esistenti esplicitamente o implicitamente nellaSacra Scrittura e nella tradizione viva della Chiesa sia orientale sia occidentale. Esse vengono“dogmatizzate”, e cioè solennemente riaffermate in un determinato momento storico, sia percontrastare qualche eresia, sia per magnificare le “grandi cose” che l’Onnipotente ha operato inMaria (cf. Lc 1,49). Si tratta insomma di qualcosa di simile a quanto capita nella scienza. Inastronomia, ad esempio, si scoprono continuamente astri nuovi, che ovviamente esistevano giàprima di essere individuati da noi. Lo sviluppo scientifico, attraverso potenti telescopi, permette oradi vederli. Così, per i dogmi mariani. Essi esistono già nella coscienza di fede della Chiesa.



    Tuttavia, in un determinato momento della storia, urge un loro pronunciamento solenne eautoritativo, perché la comunità ecclesiale è chiamata a rifiutare una interpretazione errata o aprendere maggiormente coscienza di un particolare aspetto del mistero di Maria, come in fondoaccadde per la Trinità per la quale non vi fu adorazione specifica per i primi secoli, eppure nessunbuon cristiano dubiterebbe della Trinità!
    Un terzo e ultimo chiarimento riguarda i due dogmi mariani papali Immacolata e Assunta chehanno richiesto una triplice condizione: un diffuso movimento di opinione nella Chiesa;; l’impulsodel magistero pontificio;; l’apporto qualificato dei teologi. Insomma, un Papa non si sveglia unamattina per mettere in giro una voce senza trovare appiglio nella Scrittura, sarebbe solo un folle e lastoria specie di quest'ultimo secolo, non ha ancora saputo ribaltare tale riconoscimento anzi, si èrafforzato trovando in questi ultimi anni ampi consensi anche fra i Protestanti grazie alle tanteiniziative Ecumeniche.
    La vita cristiana, come comunione con Gesù
    Essendo verità di fede, i dogmi mariani non perdono mai di attualità. La divina maternità di Maria,ad esempio, fondata sulla Sacra Scrittura e proclamata solennemente ad Efeso, non solo è unadottrina, ma anche una preghiera.
    La solennità annuale di Maria, Madre di Dio, che si celebra all’inizio dell’anno solare (1° gennaio),indica nelle preghiere iniziali (le due “collette” a scelta) il significato perenne per noi di questa suastraordinaria vocazione.
    Nella prima colletta, si chiede al Padre di sperimentare l’intercessione di Maria, dal momento cheper mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita:
    "O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’che sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’Autore dellavita."
    Nella seconda colletta, si prega il Padre che, come Maria fu dimora del Verbo incarnato, così anchela nostra vita sia disponibile ad accogliere i doni celesti:
    "Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora deltuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tuabenedizione, si renda disponibile ad accogliere il tuo dono."
    In concreto, la pedagogia liturgica ci insegna che, anche noi, come Maria e accompagnati dalla suamaterna ed efficace intercessione, possiamo essere dimora di Gesù, Parola divina e Pane di vitaeterna. Il “sì” dell’annunciazione, mediante il quale Maria accolse la Parola di Dio nel suo senodiventando Madre di Gesù, diventa anche il “sì” del battezzato, il quale, accogliendo Gesù, diventacome Maria dimora di Gesù, ostensorio della sua grazia, tabernacolo della sua carità. È larealizzazione della parola stessa di Gesù, che dice:
    «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse:Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli,questi è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,48-50; cf. Mc 3,35).
    Gesù, come ha trasformato l’acqua in vino e il pane nel suo corpo benedetto, così per l’intercessionematerna di Maria, madre sua e della Chiesa, trasforma le nostre esistenze terrene in esistenze“trinitarie”, in dimora di Dio Trinità.
    Accogliendo infatti Gesù nel nostro cuore, noi accogliamo Dio Trinità:
    “Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40 e paralleli).



    Le accuse: “Ella è la madre di Dio.
    ‘Maria é Madre di Dio in senso vero e proprio. - E’ di fede’.14 Maria fu definita madre di Dio dalconcilio di Efeso del 431. Il secondo concilio Costantinopolitano ha lanciato il seguente anatemacontro coloro che non la ritengono tale: ‘Se qualcuno afferma che la santa gloriosa e sempre vergineMaria solo impropriamente e non secondo verità è madre di Dio (...) e non la ritiene davvero esecondo verità madre di Dio (...) costui sia anatema’.
    Questa dottrina è una menzogna perché Dio è il Creatore di tutte le cose mentre Maria era solo unacreatura. Certo, ella fu prescelta per dare alla luce il Figlio di Dio, ma tenete sempre presente che laParola che é stata fatta carne era con Dio e Dio avanti che Dio creasse tutte le cose, quindi ancheprima che Maria fosse concepita nel seno di sua madre; e che il Figlio di Dio coeterno con il Padrenascesse da Maria secondo la carne perché egli era l’Unigenito che era presso il Padre avanti lafondazione del mondo; ed infine che siccome che per mezzo della Parola è stata fatta ogni cosa e“senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta”,15 di conseguenza anche Maria come tutte lealtre creature fu fatta per mezzo della Parola e perciò non può essere definita ‘madre di Dio’ madeve essere chiamata solo la madre di Gesù. Voler difendere la divinità di Cristo dicendo che Mariaé la madre di Dio (come fece il concilio di Efeso) é un errore perché fa apparire quell’umile ancelladel Signore che era Maria niente di meno che la madre del Creatore! La Scrittura, che é ispirata daDio, definisce Maria la madre di Gesù;; perciò, considerando che coloro che l’hanno chiamata cosìparlarono sospinti dallo Spirito Santo e credevano che Gesù Cristo era Dio perché in lui sicompiacque il Padre di fare abitare tutta la pienezza, nessuno ha il diritto di chiamare Maria madredi Dio. I teologi della chiesa romana prendono le seguenti parole che Elisabetta, ripiena di Spirito,rivolse a Maria: “Come mai m’è dato che la madre del mio Signore venga da me?”,16 per sostenereche hanno il diritto di chiamarla ‘madre di Dio’. Non é affatto così come essi dicono, e questoperché Cristo Gesù é il nostro Signore ma non é il nostro Padre celeste, infatti noi quando cirivolgiamo a Cristo sia nei canti che nell’adorazione non lo chiamiamo Padre, ma bensì Signore.Questo era anche il comportamento degli apostoli infatti Paolo ai Corinzi dice: “Per noi c’é un Diosolo, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi per la gloria sua, e un solo Signore, Gesù Cristo,mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale siamo noi”;;17 ed ai Filippesi dice: “Ed éperciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che é al disopra d’ogni nome,affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni linguaconfessi che Gesù Cristo é il Signore, alla gloria di Dio Padre”.18 Come potete vedere l’apostoloconfessava con la sua bocca che Cristo é il Signore e non il nostro Padre celeste”
    Il dogma della maternità divina di Maria ha quindi un carattere di fondazione della spiritualitàcristiana con la conseguente catechesi alla scuola di Maria. La spiritualità cristiana è vita di graziain comunione con Gesù nella carità dello Spirito Santo in obbedienza al Padre, e Maria è stata laprima a vivere questa esperienza diventando per noi maestra di spiritualità. Conseguentemente,vivere integralmente la vita di grazia implica anche essere guidati e sostenuti dall’intercessionematerna di Maria. Del resto siamo così propensi ad accogliere quanto i pastori ci predicano chediventa veramente incosciente dubitare che la Madre di Colui che è il Maestro per eccellenza nonsia capace di istruire tutti i figli Redenti dal suo Figlio. Se pensiamo poi a quanti giovani cadononelle sètte soltanto perché si affidano a sedicenti pastori, diventa allora più urgente riscoprire ilcorretto ruolo di Maria e di affidarsi a Lei per non lasciarsi portare su strade contorte: chi segueMaria è impossibile che non giunge al Figlio!
    (dogmi mariani cf Angelo Amato SDB)

    14Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 15715Giov. 1
    16Luca 1:43
    171 Cor. 8:6
    18Fil. 2:9-11


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    Il Vaticano II, inoltre, presenta Maria non soltanto come la "madre del Redentore", ma quale"compagna generosa del tutto eccezionale", che coopera "in modo tutto speciale all'opera delSalvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità". Ricorda, altresì, che fruttosublime di questa cooperazione è la maternità universale: "Per questo diventò per noi madrenell'ordine della grazia" (LG, 61).
    Alla Vergine Santa possiamo dunque rivolgerci con fiducia, implorandone l'aiuto nellaconsapevolezza del ruolo singolare a Lei affidato da Dio, il ruolo di cooperatrice della Redenzione,da Lei esercitato in tutta la vita e, in particolar modo, ai piedi della Croce.
    La Vergine Madre nel progetto salvifico di Dio:
    Come nella storia della caduta vi fu la partecipazione della prima Eva, nella restaurazione vi è lapartecipazione della Nuova Eva. Il Cristo riprende Adamo, la croce l’albero della caduta, Mariariprende Eva. Il Verbo incarnandosi ricapitola in sé tutti gli uomini e si costituisce nuovo Adamo.Come il primo, così anche il secondo deve nascere da "Terra vergine": Maria generandolo senzaaltro concorso umano, trasmette tutta la natura umana a Cristo perché sia il nuovo Adamo. Accantoal rapporto Adamo Cristo, Ireneo sviluppa quello tra Eva Maria. Accogliendo la salvezza e lavita, Maria diviene necessaria alla salvezza, causa di salvezza con la sua ubbidienza, mentre Eva,con la sua disobbedienza aveva causato la morte. E’ Maria che scioglie i nodi della disobbedienzadi Eva portando la vita. La presenza di Maria è una presenza costante perché la presenza del Verbotrascende il momento storico e riempie della sua potenza salvatrice tutti i tempi come ha generatoCristo, Maria genera anche le membra di Lui alla vita. Per Ireneo Maria è immanente al mistero chesalva e il suo grembo materno è fonte di rigenerazione degli uomini in Dio.
    Dio avrebbe potuti salvare l’umanità senza che facesse incarnare il Figlio, ma nella Sua infinitàgiustizia, ha preferito operare con precisione e imparzialità.
    Satana
    sommo male, si servì della donna per adescare l’uomo, e portarlo al peccato,
    Dio sommo bene si servì della donna per portare l’uomo alla vita, alla salvezza.
    Eva dette il suo sì a Satana, Maria dette il suo sì a Dio. Eva fu veicolo di morte, Maria fu veicolo divita. L’albero simboleggia la croce, simbolo della vita.
    L’albero è pure simbolo della vita primordiale, la croce simbolo della vita riscattata a caro prezzo
    da Cristo.
    Adamo responsabile del peccato, Cristo responsabile della salvezza.
    Adamo ed Eva nacquero da terra vergine, Gesù nacque da un corpo vergine, vergine era Eva
    quando ricevette la proposta del demonio vergine è Maria con il suo sì all’angelo, Eva partorì neldolore, Maria nella gioia, la prima perdette la sua verginità la seconda rimase immacolata persempre.
    Terra vergine: non irrigata dalla pioggia né lavorata da mano d’uomo come era quella del paradisoterrestre, raffigura, secondo Ireneo, Maria che senza intervento umano plasma il corpo di Cristo.
    Abbiamo visto come anche l’archeologia ci aiuta a capire come rispettavano e consideravano Maria,le prime comunità cristiane.
    Le catacombe sono aree cimiteriali dove tuttavia hanno luogo alcune manifestazioni tipiche delculto cristiano quali il culto dei morti in prospettiva escatologica e il culto dei martiri. Ecco alcunetipiche raffigurazioni della Madre di Dio:

    - Adorazione dei magi: si trova nell’arco centrale della "Cappella greca" delle catacombe diPriscilla e risale intorno all’ottavo decennio del II secolo: la vergine appare in un atteggiamentomaestoso, assisa in cattedra, nell’atto di presentare il figlio all’adorazione dei magi;;
    - La vergine con bambino: situata in uno dei più antichi nuclei della stessa catacomba e databile alprimo decennio del III secolo. La Vergine è raffigurata con il bambino in braccio e alla sua destra



    c’è un profeta che addita una stella che brilla sul capo del divino infante;; poco distante è raffiguratoil Buon Pastore. Il giovane può essere il profeta Balaam [una stella spunterà da Giacobbe] o ilprofeta Isaia [La vergine concepirà..]
    Quindi le immagini raffiguranti Maria non sono invenzioni recenti (o non molto antiche), maaffondano le radici nei primissimi anni del cristianesimo.
    L’immagine della vergine col bambino, non vuole mettere Maria, in primo piano rispetto a Gesù,non vuole annichilirlo, ma vuole soltanto mostrarne la tenera maternità.
    E’ importante spesso (o sempre) controllare la fede dei nostri padri, per trovare riscontri, o perchiarire definitivamente eventuali residui di dubbi. In questo caso vi propongo un brano scritto dalgrande papa Giovanni Paolo II.
    Leggiamo a proposito del titolo “Maria madre di Dio” cosa ne pensavano i primi cristiani:dalla II lettera di Cirillo a Nestorio, inserita negli atti del Concilio di Efeso.
    “....confesseremo un solo Cristo un solo Signore;; non adoreremo l'uomo e il Verbo insieme, colpericolo di introdurre una parvenza di divisione dicendo insieme, ma adoriamo un unico emedesimo (Cristo), perché il suo corpo non è estraneo al Verbo, quel corpo con cui siede vicinoal Padre; e non sono certo due Figli a sedere col Padre ma uno, con la propria carne, nella sua unità.Se noi rigettiamo l'unità di persona, perché impossibile o indegna (del Verbo) arriviamo a dire chevi sono due Figli: è necessario, infatti definire bene ogni cosa, e dire da una parte che l'uomo è statoonorato col titolo di figlio (di Dio), e che, d'altra parte il Verbo di Dio ha il nome e la realtà dellafiliazione. Non dobbiamo perciò dividere in due figli l'unico Signore Gesù Cristo. E ciò nongioverebbe in alcun modo alla fede ancorché alcuni parlino di unione delle persone: poiché non dicela Scrittura che il Verbo di Dio sì è unita la persona di un uomo ma che si fece carne (5). Ora che ilVerbo si sia fatto carne non è altro se non che è divenuto partecipe, come noi, della carne e delsangue (6): fece proprio il nostro corpo, e fu generato come un uomo da una donna, senza perdere lasua divinità o l'essere nato dal Padre, ma rimanendo, anche nell'assunzione della carne, quello cheera.
    Questo afferma dovunque la fede ortodossa, questo troviamo presso i santi padri. Perciò essi nondubitarono di chiamare la santa Vergine madre di Dio, non certo, perché la natura del Verbo ola sua divinità avesse avuto l’origine del suo essere dalla santa Vergine, ma perché nacque da essa ilsanto corpo dotato di anima razionale, a cui è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è natosecondo la carne.
    Scrivo queste cose anche ora spinto dall'amore di Cristo esortandoti come un fratello,scongiurandoti, al cospetto di Dio e dei suoi angeli eletti, di voler credere e insegnare con noi questeverità, perché sia salva la pace delle chiese, e rimanga indissolubile il vincolo della concordia edell’amore tra i sacerdoti di Dio.”
    Maria, come abbiamo visto non comincia ad essere "Madre di Dio" nel concilio di Efeso del 431,così come Gesù non comincia ad essere "Dio" nel concilio di Nicea del 325 che lo definì tale.
    Lo erano anche prima.
    Quello è stato il momento in cui la Chiesa, nello svilupparsi ed esplicitarsi della sua fede, sotto la
    spinta dell’eresia, prende piena coscienza di questa verità e prende posizione a suo riguardo.
    In questo processo che porta alla proclamazione di Maria come Theotokos, si possono distingueretre grandi tappe: Epoca agnostica: la maternità "fisica" di Maria; Epoca delle controversiecristologiche: la maternità "metafisica" di Maria;; l’apporto dell’Occidente: la maternità "spirituale"di Maria.
    Spesso diversi fratelli protestanti si avventurano in traduzioni dal greco, nel tentativo di volernegare lo speciale ed unico ruolo di Maria nella storia della salvezza.

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    Predefinito Re: Maria

    PIENA DI GRAZIA O FAVORITA DALLA GRAZIA?
    “Il senso della parola greca "kecharitomene" è stato VOLONTARIAMENTE MALTRADOTTOda alcuni protestanti, in quanto significa letteralmente "ricolmata, riempita di Grazia" e questo èoggettivo al 100% chiunque può informarsi in merito a questo e verificare che ho ragione.
    Il problema semmai, è che purtroppo, quasi nessuno dei fratelli pentecostali andrà a controllare neivocabolari di greco.

    Kecharitomene (tradotto "piena di grazia" nella CEI, cattolica, e"favorita" nella NRV, protestante) é participio perfetto passivo femminilesingolare del verbo charitoo.
    Il verbo charito'o al passivo (come nel nostro caso), come attestato dal
    piu' autorevole dizionario in assoluto per il greco antico e cioé l'editio maiordel Liddell-Scott-Jones Lexicon of Classical Greek ha due significati chesono da considerarsi pressoché equivalenti, sinonimici, e cioè

    1) come passivo di "mostrar grazia" e 2) "essere altamente favorita".
    Non è vero che il testo greco si traduce letteralmente con "favorita dalla grazia". Il testo diceesplicitamente "kekaritomène" che tradotto, questa volta sì, letteralmente significa " arricchita digrazia" oppure "riempita di grazia". Il tempo usato in greco (passivo perfetto) indica un'azionecominciata nel passato e che prosegue tutt'ora. Volendo dare lo stesso senso in italiano dovremmodire: "nel passato sei stata riempita dalla grazia e continui ad esserlo anche adesso". Ovviamentequesto passaggio non ci dice QUANDO Maria è stata resa "piena di grazia" ma ci conferma chequesto è successo PRIMA dell' annunciazione da parte dell 'Angelo e quindi PRIMA delconcepimento di Gesù.
    Stefano è detto "pieno di grazia" nella traduzione in italiano di At 6,8 ma il testo greco che, nondimentichiamolo, è scritto sempre da Luca, non usa "kekaritomène" bensì "plères charitos". Initaliano la differenza non si nota ma leggendo il testo in greco la differenza si nota, eccome.
    Anche questo non è vero. In realtà il nome di Maria non è stato cambiato, dato che lei continua adessere chiamata sempre Maria. Semplicemente lei è stata chiamata in questo modo dall' Angelocome se fosse un titolo o un nome aggiunto per meglio identificarla. Questo non sarebbe statomesso in evidenza se non avesse avuto un significato particolare. Nella mentalità semitica (e quindinella Bibbia) i nomi hanno un significato simbolico e descrittivo molto importante. Per capiremeglio il senso di questo "titolo" bisogna tenere presente che la "grazia" è in antitesi al "peccato" elo sovrasta ( cfr fra gli altri. Rm 5,20-21)

    A questo punto dobbiamo fare una serie di considerazioni:
    Il termine "grazia" traduce l'equivalente greco "karis" ed è il genere di appellativo usatodall' Angelo in Lc 1,28 per descrivere lo stato di Maria, cioè "kekaritomene".
    Da questo possiamo desumere che:
    a) La grazia ci salva
    b) La grazia ci rende santi e giusti e pertanto senza peccato
    Quindi una persona "piena di grazia" è contemporaneamente salvata e completamente santa.




    Da quest'affermazione noi desumiamo inoltre.
    a) Essere pieni di grazia ( che è quella che salva) significa essere sicuramente salvatib) Essere pieni di grazia ( che ci rende santi e giusti e senza peccato) significa esserecompletamente svuotati dal peccato
    Tutte queste affermazioni derivano dalla Bibbia, naturalmente.
    Fatta questa premessa possiamo dire che:

    a) La Bibbia insegna che siamo salvati dalla grazia di Dio
    b) La Bibbia insegna che noi abbiamo bisogno della grazia di Dio per vivere una vita santa e senzapeccato
    c) Chi è pieno di grazia è salvato
    d) Maria (la "piena di grazia") è salvata
    e) Quindi Maria è santa ed è senza peccato
    f) Dal termine "kekaritomène" sappiamo che la sua santità e la sua salvezza sono precedenti
    all' Annunciazione.
    Concludiamo dicendo semplicemente che la traduzione "Altamente favorita" non è conforme altesto greco e che "piena di grazia" non rende ancora l'idea, molto più profonda, dello stato di graziadi Maria.
    Dalla traduzione di Luca 1,28 dove le Bibbie cattoliche continuano a rendere
    κεχαριτωμένη con"piena di grazia", mentre le Bibbie acattoliche preferiscono tradurre "favorita dalla grazia","colmata di grazia", “favorita” o “molto favorita”. Di fatto, la Revised Standard Version cattolica(1966) ha reintrodotto, in chiara polemica con i protestanti, il tradizionale “full of grace”, mentre laNew American Bible (1970), versione ufficiale dei cattolici americani, ha sostituito il “full ofgracedella Douay Reims (1610) con favored one, addolorando così non pochi cristiani eseguendo, come in altri punti (vedansi ad esempio Romani 9,5 e Tito 2,13), il triste esempio dellaKing James (1611). Non intendiamo evidentemente entrare in polemica con i fratelli protestanti nétanto meno con la conferenza episcopale statunitense. Prendiamo, invece, atto del fatto che oggimolti cattolici ed ortodossi sono perplessi non tanto verso traduzioni antiche, grammaticalmenteaccreditate e letteralmente accettabili, come:

    • · o tu cui grazia è stata fatta” (Diodati 1607, 1641, 1825);;
    • · favorita dalla grazia” (Riveduta, Nuova Riveduta);;
    • · colmata di grazia” (Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente)
      ma verso versioni come:
      · favorita” (Young Literal Translation, Darby inglese, Revised Standard Version, NewRevised Standard Version, New American Standard Bible, New American Bible) o
      · molto favorita” (Nuova Diodati, King James, American Standard Version, New King James,New International Version, New World Translation),
      visto e considerato che l’espressione “favorita” fu (ed è tuttora) spesso usata per identificare donnedi dubbia virtù o di perduta fama.
      Di fatto, traducendo "kekaritomene" con "favorita", si rischia di presentare l'amore di Dio versoMaria come un evento fugace, effimero ed ambiguo: le favorite dei re e dei potenti erano (e sono)personaggi soggetti ad un continuo ricambio e ad eterni capricci. Tradurre "kekaritomene" con"favorita dalla grazia" (come fecero il Diodati ed il Luzzi) o "colmata di grazia" (come fa la TILC)




    rappresenta una posizione più equilibrata, che enfatizza l'immensità della grazia di Dio versol'umanità. Il "gratia plena" di Gerolamo sembra però confermare a Maria (e all'umanità) la stabilità,la forza e la pienezza di un amore che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito,perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Giovanni 3,16).
    La bellezza della traduzione di Gerolamo è pertanto evidente e sembra andare oltre le riserve versola devozione mariana espresse dagli evangelici, i dogmi di fede elaborati dai cattolici e dagliortodossi e le dotte dispute di tutti coloro che vorrebbero far dire al testo biblico ciò che essoesplicitamente non dice.
    Κεχαριτωμένη è il participio perfetto passivo (vocativo, femminile e singolare) del verbo χαριτοωche vuol dire "concedere grazia, colmare di grazia, rendere aggraziato, affascinante, bello,piacevole, esaminare con grazia, circondare di favore, onorare con benedizioni, favorire,gratificare". Il prefisso Κε indica che il verbo è al tempo perfetto, mentre il suffisso μένη mostrache il verbo è usato in forma di participio passivo. La traduzione cattolica "piena di grazia" risale al"gratia plena" di Gerolamo, che nella Vulgata non intese certo rendere attivo un participio perfettopassivo ma si limitò a cogliere qualche sfumatura sostantivata e forse pure aggettivale nel participioperfetto passivo (colmata di grazia, piena di grazia, dotata di grazia, leggiadra, graziosissima,bellissima, prediletta, graziatissima, oggetto della grazia divina, onorata dalla grazia, benedetta dalfavore divino, guardata con grazia, resa splendida dalla grazia, favorita dalla grazia, circondata dalladivina grazia).
    Secondo molti studiosi, il perfetto, che nel greco classico avrebbe quasi sempre valore "stativo" e"puntuale", nel greco koiné e nel Nuovo Testamento tenderebbe ad assumere valenza "resultativa edurativa". La stessa cosa sembra essere valida pure per i participi perfetti passivi che, nellacosiddetta “forma perifrastica”, tendono a sostituire il perfetto, soprattutto nelle Scritture GrecheCristiane. Di fatto, nel greco koiné il perfetto e la forma perifrastica “estin + participio perfettopassivo” sono spesso sostanzialmente equivalenti. Nel Nuovo Testamento esistono poi casi in cui iltempo perfetto, il participio passivo perfetto preceduto da “estin” ed il participio perfetto passivousato da solo hanno valenza simile ed uso praticamente accomunabile. Evidentemente il participioperfetto passivo, quando è usato da solo, rivela sia sfumature sostantivate o attributive che valenzaverbale (essendo “estin” spesso sottointeso).
    Coloro che traducono “kekeritomene” con “favorita” sostengono che “kekaritomene” sia unparticipio sostantivato totalmente privo di pienezza, durata e stabilità. Il ragionamento si basa sulfatto che il verbo della frase, detta a Maria dall’Angelo Gabriele, sarebbe l’imperativo “chaire” cioè“rallegrati”. Molti pensano invece che il participio perfetto passivo “kekaritomene” sia comunqueuna forma verbale e non un sostantivo vero e proprio. Nel Nuovo Testamento, nei Padri Apostolicie negli Apologeti Greci non mancano, infatti, esempi di participi perfetti passivi usati in formaperifrastica e numerose sono le forme perifrastiche in cui il verbo essere è chiaramente sottointeso.Il fatto poi che “chaire”, possa esser piuttosto un saluto che un vero e proprio imperativo (comeintuì bene Girolamo quando tradusse “chaire” con “Ave”), permette di ipotizzare che“kekaritomene” conservi qui un elevata valenza verbale. Anche se non tutti condividono l'ipotesisecondo cui "kekaritomene" corrisponderebbe alla forma perifrastica "estin kekaritomene", è forseil caso di notare come, all'interno dello stesso versetto, il verbo "essere" sia sottointeso almenoun'altra volta. Luca 1,28 suona, infatti, come:
    Χαιρε κεκαριτωμενη ο κυριος μετα σου”“Kaire kekaritomene o Kurios meta sou”



    "Ti saluto [sei stata] colmata di grazia, il Signore [è] con te."


    Su influenza di Luca 1,42, in alcuni manoscritti (Textus Receptus compreso), il saluto dell'AngeloGabriele prosegue poi con:
    ευλογημενη συ εν γυναιξιν
    "Eulogemene su en gunaiksin"
    "Benedetta [sei o sei stata] tu tra le donne",
    dove troviamo ευλογημενη (eulogemene), participio passivo perfetto nominativo singolare efemminile (come kekaritomene), con tanto di verbo "essere" sottointeso.
    Il fatto che tutto il brano lucano ometta la copula conferisce al saluto angelico carattere breve,conciso, solenne, esclamativo ed enfatico . Il gratia plena di Gerolamo potrebbe pertanto renderecon accurata precisione l'idea che la grazia di cui Maria è stata colmata sia piena, stabile,completa e duratura . Volendo pertanto tradurre letteralmente in italiano il "kekaritomene" grecosi dovrebbe dire "tu che sei stata, che sei e che rimani stabilmente colmata dalla grazia divina".Papa Giovanni Paolo II ha giustamente osservato che "Per rendere con più esattezza la sfumaturadel termine greco, non si dovrebbe quindi dire semplicemente "piena di grazia", bensì "resa pienadi grazia" oppure "colmata di grazia", il che indicherebbe chiaramente che si tratta di un dono fattoda Dio alla Vergine. Il termine, nella forma di participio perfetto, accredita l'immagine di una graziaperfetta e duratura che implica pienezza. Lo stesso verbo, nel significato di "dotare di grazia", èadoperato nella Lettera agli Efesini per indicare l'abbondanza di grazia, concessa a noi dal Padre nelsuo Figlio diletto (Efesini 1,6)". Un autorevole pastore della chiesa cattolica ha anche recentementesottolineato come "Nel Libro dell’Esodo leggiamo che anche Dio è “pieno di grazia” (Esodo 34,6),ma mentre Dio lo è in senso attivo, come colui che riempie di grazia, Maria lo è in senso recettivocome Colei che è stata riempita di grazia e per questo è diventata icona sublime della divina grazia.
    Il “gratia plena” della Vulgata sembra peraltro condiviso dalle versioni Vetus Latina, SyriacaPeshitta, Arabica, Egiziana ed Etiopica, dai padri greci Giovanni Damasceno, Giovanni Crisostomo,Teodoto di Ancira ed Efrem Siro e da larga parte delle Chiese Greco Ortodosse tuttoggi esistenti.
    Inoltre:

    • · la Wyclif's Version [1380] ha "full of grace";
    • · la Tyndale's Version [1534] ha "full of grace";
    • · la Cranmer's Version [1539] ha "full of grace";
    • · la Geneva Bible [1599] ha in nota a margine “might be rendered full of favour and grace”,
    • · la Douay Reims [1610] ha "full of grace";





    • · l’Authorized Version or KJV [1611] ha in nota a margine "much graced or graciouslyaccepted";
    • · la Revised Version [1881], l’American Standard Version [1901] e la Scofield Edition [1909,1914] hanno in nota a margine “Or Endowed with Grace”.
    • · la versione francese di David Martin [1707] ha "(ô toi qui es) reçue en grâce";
    • · la versione francese di Jean-Frédéric Ostervald [1744] ha " toi qui as été reçue en grâce";
    • · la versione francese di Louis Segond [1880] ha “toi à qui une grâce a été faite”;;
    • · la versione francese del Darby [1910] ha “toi que Dieu fait jouir de sa faveur”;;
    • · la New American Standard Bible [1971, 1977] in nota riporta "Or, O woman richly blessed".
    • · la English Peshitta Translation di Etheridge [1849] ha "Peace to thee, full of grace"
    • · la English Peshitta Translation di Murdock [1852] ha "Peace to thee, thou full of grace"
    • · la English Peshitta Translation di Lamsa [1933] ha "Peace to you, o full of grace"
    • · la English Peshitta Translation di Younan [2000] ha "Peace to you, full of grace"
      A conferma di questo è forse il caso di osservare che κεχαριτωμένω, corrispondente maschile diκεχαριτωμένη, si trova solo un'altra volta nella Bibbia (Siracide 18,17) e nella Vulgata fu tradottoda Gerolamo con “iustificato”, senza introdurre alcuna sfumatura attiva . Il termine Κεχαριτωμένονè comunque piuttosto raro e, oltre che dal libro del Siracide, fu anche impiegato da Simmaco pertradurre il termine ebraico ברר (barar) cioè "puro" (Salmo 18,26).. Nei Padri della Chiesa troviamopoi κεχαριτωμένον, corrispondente neutro di κεχαριτωμένη, usato per lo Spirito Santo che “ci fudonato per grazia” o che è "pieno di grazia" (Clemente Alessandrino, Stromata, I, 1, 14).
      Chiarito che grazia e favore vengono sempre e solo da Dio (1 Pietro 5:10) e ci rendono a luigraditi (Efesini 1,6), la traduzione "piena di grazia" nel senso di "graziosissima, prediletta e dasempre piena della grazia divina" ci sembra senza dubbio corretta, accurata ed applicabile a Mariada tutti i cristiani, visto e considerato che non solo Gesù (Giovanni 1,14) ma anche il diaconoStefano (Atti 6,8) fu chiaramente detto πλήρης χάριτος cioè “pieno di grazia”. La pienezza di graziadi Maria è evidentemente diversa da quella di Gesù e da quella di Stefano;; il titolo di “piena digrazia” è comunque più che legittimo, come più che legittimo era il titolo di “Figlio di Dio”applicato a Cristo, visto che perfino i giudici ebrei erano chiamati “dei” dalla Scrittura (Salmo 82,6eGiovanni10,34).
      L’opposizione mostrata da alcuni acattolici verso la traduzione “piena di grazia” sembra pertantolegata più a pregiudizi teologici (timore che Luca 1,28 possa essere citato per sostenere ladevozione mariana, l’invocazione della Madonna ed il dogma dell’Immacolata Concezione) che aragioni logiche, linguistiche, grammaticali ed estetiche (Cantico dei Cantici 4,7). Sicuramente molticattolici hanno, in passato, fatto ampio ricorso alla traduzione di Gerolamo per provare il dogmadell'Immacolata Concezione, non riuscendo a dimostrare nulla e rendendosi così odiosi a tutto ilprotestantesimo. Di fatto, il gratia plena di Gerolamo spinse molti cattolici del passato sulla strada




    di deduzioni filosofiche e teologiche piuttosto che verso analisi propriamente esegetiche (vedasi adesempio, Tommaso d'Aquino, Summa Teologica, III, 27). La pienezza di grazia di Maria diventòcosì più una grazia santificante da dispensare che l'originale benevolenza divina di cui fu oggetto.Oggi nessun cattolico ragionevole si oppone a traduzioni del tipo "Esulta, o privilegiata dallagrazia" o "Rallegrati, o tu che sei stata colmata di grazia". Insistere su termini come "favorita" o"molto favorita" sembra però una scelta volutamente volgare, lessicalmente ambigua estilisticamente criticabile. Invero, il "gratia plena " non ha alcun valore teologico ed i dogmi dellaChiesa Cattolica sono basati su ben altri fondamenti logici, filosofici e teologici. Si consideri poiche le "favorite" dei potenti erano tali per bellezza, intelligenza o cultura, mentre Maria è "colmatadi grazia" perché ha "trovato grazia presso Dio" (Luca 1,30). Paradossalmente, è sulla traduzione"favorita" che si potrebbero ipotizzare precedenti meriti di Maria, mentre il "piena di grazia" diGerolamo, il "o tu cui grazia è stata fatta" di Diodati ed il "favorita dalla grazia"di Luzzi permettonosolo di dimostrare "l'umiltà della serva del Signore" (Luca 1,48).
    Dalle Sacre Scritture risulta poi che pieni di Spirito Santo furono Giovanni il battista (Luca1,15), Maria (Luca 1,35), Zaccaria (Luca 1,67), Gesù Cristo (Luca 4,1), Pietro (Atti 4,8), Stefano(Atti 7,55), Barnaba (Atti 11,24), Paolo (Atti 13,9). La pienezza di grazia di Maria è pertanto piùche legittima, in quanto legata alla particolare pienezza di Spirito Santo di cui fu colmata. Allamadre di Gesù l’angelo Gabriele disse infatti: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà lasua ombra la potenza dell'Altissimo” (Luca 1,35).
    Tutti coloro che provano un’istintiva avversione nei confronti della devozione cattolica verso Mariacitano spesso la Bibbia laddove è scritto: “Lo stolto pensa: Dio non esiste. Sono corrotti, fanno coseabominevoli, nessuno fa il bene. Dio dal cielo si china sui figli dell'uomo per vedere se c'è un uomosaggio che cerca Dio. Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene;; neppure uno”(Salmo 53,2-4) oppure “Non c’è nessun giusto, nemmeno uno” (Romani 3,10). Se si vuolesostenere che la giustizia degli uomini non deriva da particolari opere meritorie o dall’osservanza diparticolari precetti (Romani 3,19; Galati 3,11), ma dalla fede in Dio Padre ed in Cristo Gesù, nostroSignore e Salvatore (Romani 1,17; Romani 3,28; Galati 2,16) non c'è nulla da eccepire. Se, invece,si vuole affermare che Maria non condusse un'esistenza giusta e pura dal peccato, occorrericordare che per fede e per opere (Giacomo 2,26), cioè attraverso una fede operante attraversol'amore (Galati 5,6), oltre a Maria, vennero considerati giusti molti uomini del tempo antico, comeNoé, uomo giusto ed integro (Genesi 6,9 e 7,1), Abramo che ebbe fede in Dio e ciò gli fuaccreditato come giustizia (Romani 4,3), il giusto Lot (2 Pietro 2,7), Tobia, uomo giusto e largo dielemosine (Tobia 7,6-9,6), Abele (Matteo 23,35), Giovanni Battista, giusto e santo (Marco 6,20),Simeone, uomo giusto e timorato di Dio (Luca 2,25), Zaccaria ed Elisabetta, giusti davanti a Dio(Luca 1,6), Giuseppe d'Arimatea, persona buona e giusta (Luca 23,50) ed il centurione Cornelio,uomo giusto e timorato di Dio (Atti 10,22).
    Maria resterebbe "giusta e piena di grazia" anche se, unita dal sacro vincolo del matrimonio, avessegenerato figli e figlie con Giuseppe, suo legittimo sposo. La "pienezza di grazia" sembra infattiprescindere da tutte le critiche portate avanti dalla Riforma Protestante e da tutti i dogmi elaboratidalla Chiesa Cattolica. Coloro che affermano che Maria avrebbe avuto altri figli, oltre a Gesù,citano alcuni passi del Vangelo (ad esempio Matteo 13,55 e Marco 6,3) dove si fa riferimento aquattro fratelli del Signore, chiamati Giacomo, Giuseppe (o Ioses), Giuda e Simeone (o Simone). Icattolici hanno sempre rigettato la possibilità che Cristo possa aver avuto dei fratelli carnali,sostenendo come il termine “fratelli”, in aramaico, assuma significato molto ampio, comprendendoanche il significato di “cugini”. La critica protestante e razionalista ha però sempre obiettato chenella lingua greca il termine “fratello” è “adelphos”, mentre il termine “cugino” è “anepsios”, comebene sapevano alcuni autori del Nuovo Testamento (in Colossesi 4,10 Marco è detto chiaramentecugino di Barnaba). Dal punto di vista linguistico la discussione è però giunta ad un punto morto,



    visto che gli apostoli pensavano in aramaico e scrivevano in greco, risentendo fortemente siadell’influsso della lingua madre che dell’influenza della cultura greco-romana. Prima di accettare inmodo acritico le tesi acattoliche, pensiamo che potrebbe essere di qualche utilità considerare alcunetestimonianze risalenti ai primi secoli dell’era volgare. È infatti verosimile pensare che Giacomo eGiuseppe (o Ioses) fossero figli di Maria, sorella della Madre di Cristo, come sembra emergere daalcune fonti attendibili (Matteo 27,56; Marco 15,40; Giovanni 19,25 e da Girolamo, Gli UominiIllustri, II). Simeone (o Simone) potrebbe essere invece figlio di Cleofa, fratello di Giuseppe, ilpadre putativo di Gesù, come sembra affermato dalle autorevoli testimonianze degli storiciEgesippo ed Eusebio (Eusebio, Storia Ecclesiastica, III, 11 e IV, 22). Fratello carnale di Gesùpotrebbe, invece, essere soltanto Giuda, possibile figlio di Giuseppe, il padre putativo di Gesù,come sembra emergere dalla Storia Ecclesiastica di Eusebio (Eusebio, Storia Ecclesiastica, III, 19-20. Ma dei presunti fratelli e sorelle di Gesù ne parleremo più approfonditamente nell’appositocapitolo.
    Concludendo con il termine piena di grazia, aggiungiamo:
    "Highly favoured" (kecharitomene): Perfect passive participle of charitoo and means endowed withgrace ("charis"), enriched with grace as in Ephesians. 1:6, non ut mater gratiae, sed ut filia gratiae.The Vulgate gratiae plena is right, if it means 'full of grace which thou hast received'; wrong, if itmeans 'full of grace which thou hast to bestow'. A. T. Robertson, Word Pictures in the NewTestament, Nashville, 1930, vol. II, pag. 13. Evidentemente le considerazioni del Robertson sonocorrette se riferite al giorno dell’Annunciazione. Di fronte all’Arcangelo Gabriele, Maria fu “figliadella grazia”, cioè figlia dell’immenso amore divino che a lei si rivolse. Dopo aver dato alla luce ilSalvatore, Maria divenne però anche “madre della grazia”, cioè madre del nostro Signore GesùCristo.
    Molti participi passati, anche nella lingua italiana, hanno perso larga parte della funzione verbaleprimitiva per assumere ruolo di aggettivo o di sostantivo, conservando ben poco dell’originalesfumatura attiva o passiva (si pensi, ad esempio, a termini come uscita, entrata, vista, visto, udito,gelato, bandito, invitato, messo, eletto, fatto, accaduto, successo, prefisso, evaso, esatto, giusto,amata, favorita, ....). A seconda del verbo reggente, del contesto grammaticale e delle circostanze,alcuni di essi hanno solo valore sostantivato, mentre per altri non si può escludere un certo carattereverbale con qualche sfumatura “resultativa” e "durativa”. Di fatto, nella lingua italiana, alcuniparticipi hanno totalmente perso ogni sfumatura verbale (si pensi a termini come vestito, bandito,contenuto, docente, cantante, recipiente, ...), mentre altri participi sembrano ancora sottointendere ilverbo essere o qualche altro verbo. Il “vestito” è tale perché veste le persone e non perché è statovestito e cucito addosso ad esse. Il “bandito” è tale perché viola la legge e non perché è statobandito (come in passato) dalla società. Un caso intermedio è quello del “convertito” che può averfatto un autonomo cammino di fede o può essere stato convertito da altri. Participi passati come“amata”, "favorita", “inviato” o “impiccato”, quando non vengano usati in senso riflessivo edautoreferenziale, sembrano invece sottointendere ancora il verbo essere (chi è stata amata, favorita,chi è stato inviato o impiccato). La permanenza di qualche sfumatura verbale durativa e resultativasembra pertanto essere qui possibile, logica e legittima. Il termine "gelato" ha un'evidente valenzapuntuale: dopo pochi minuti ciò che è stato gelato si scioglie, mentre il termine "ammazzato" ha unaevidente valenza resultativa e durativa: il morto non riprende vita. Il termine "amata" ha invece unavalenza non sempre chiara: "colei che è stata amata" può essere stata amata per un istante, per uncerto tempo oppure in eterno.



    Nel saluto angelico, "kekaritomene" è probabilmente un participio attributivo che tuttavia conservaelevata valenza verbale, essendo la copula verosimilmente omessa (sulla possibilità che Luca 1,28sia una "incomplete structure" con probabile mancanza del verbo essere vedasi, ad esempio, Winer,A Treatise on the Grammar of New Testament Greek, 1870, pag. 732). Di fatto, nel greco anticocome in molte altre lingue, il participio è un modo verbale molto vicino all'aggettivo e al sostantivo.Deve il suo nome proprio al fatto che partecipa a queste categorie, cioè condivide le caratteristichedi un verbo e di un aggettivo. Qualcuno ha pertanto osservato che il participio è una specie di"aggettivo verbale", in parte verbo ed in parte aggettivo (vedasi H. W. Smith, A Greek Grammar forColleges, n. 2039, 1920; E. C. Colwell & E. W. Tune, A Beginner's Reader Grammar for NewTestament Greek, 1965, pag. 44; A.T.Robertson, A Grammar of the Greek New Testament in theLight of Historical Research, 1919, pp. 1101). È sicuramente vero che il greco antico non èl’italiano e che la valenza greca di un participio perfetto passivo non sempre coincide con quellaposseduta dalla corrispondente traduzione italiana. Rimane, comunque, sempre discutibile il ricorsoacritico a classificazioni accademiche, che spesso rischiano di catalogare in modo prescrittivo iparticipi perfetti passivi in categorie eccessivamente rigide (predicativi, attributivi, aggettivali,sostantivati, perifrastici....), imponendo talora schemi poco realistici ed un po' dogmatici. Latendenza di alcune forme perifrastiche ad evolvere verso participi sostantivati è comunque evidente.Se nel Medioevo un messaggero di un ricco principe avesse salutato un capitano di ventura con lafrase: “Rallegrati, o soldato, il Principe è con te. ....non temere, Giovanni, perché sei stato assoldatopresso le milizie del Principe", la forma “soldato” sarebbe stata un participio passivo perfetto delverbo “soldare” o “assoldare nelle milizie”, visto che “soldato” era chi veniva reclutato, dietrocompenso, per combattere al servizio di un sovrano o di uno stato che fossero privi di un esercitonazionale. Oggi, invece, “soldato” è un sostantivo derivante da un participio sostantivato ed indicachi combatte in un esercito o chi è parte delle truppe militari, senza distinzione di grado o arma, siavolontariamente che per obbligo di leva. Con il senno di molti secoli fa, non sembrerebbe pertantoerrato rendere la frase con "Ti saluto, o uomo pieno di ricchezza" oppure "Rallegrati, o tu che seistato assoldato nelle milizie".
    Il passaggio dal perfetto alle forme perifrastiche e da queste ai participi attributivi è stata lenta egraduale e non ha determinato un'immediata perdita della valenza verbale di detti participi. Oltreche nelle scritture greche e cristiane, troviamo forme perifrastiche che tendono a sostituire ilperfetto anche in alcuni autori greci del I e II secolo avanti Cristo (come, ad esempio, Polibio,Strabone e Diodoro Siculo). Un caso emblematico è dato dal verbo “grapho” cioè scrivere. Percitare i Profeti, il Nuovo Testamento utilizza indifferentemente “gegraptai” (perfetto di grapho),“estin + gegrammenon” forma perifrastica o “gegrammenon da solo” con valenza ibrida. In questicasi sembra indifferente tradurre “come sta scritto”, “come è stato scritto” , “come è scritto” o“secondo lo scritto” o “in conformità a quanto scritto”. Esistono evidentemente casi con sfumatureverbali più accentuate, mentre in altri contesti la valenza sostantivata sembra essere più forte: ilsignificato logico non sembra comunque molto diverso. Per l’uso di “gegraptai” vedansi, adesempio, i casi di Matteo 2,5;; Romani 3,4;; Apocalisse 13,8. Per l’uso di “estin + gegrammenon” sivedano Luca 20,17; Giovanni 2,17; Giovanni 6,31; Giovanni 6,45; Giovanni 10,34; Giovanni12,14;; Giovanni 19,19. Per l’uso di “gegrammenon” da solo con funzione perifrastica-sostantivata(e talora anche preceduto da articolo) vedansi infine Luca 22,37 e 2 Corinzi 4,13. Non mancano poicasi in cui "estin" nella forma verbale è probabilmente sottointeso (come in Apocalisse 2,17;Apocalisse 5,1; Apocalisse 14,1 e Apocalisse 17,5). Vedasi, a tal proposito, Joseph A. Fitzmyer,Essays on the Semitic Background of the New Testament, 1997, pp. 8-9. Per la possibilità che laforma perifrastica “estin + participio perfetto” esprima - come il perfetto - uno stato o unasituazione, risultante da un precedente evento ma persistente nel presente, vedasi J. Gonda, SelectedStudies, 1975, Vol I, pag. 472.



    Per un'analisi dell'uso del perfetto per caratterizzare un effetto "prolungato" e "durativo" vedasiBlass & De Brunner, Greek Grammar of the New Testament, Chicago: University of Chicago Press,1961, pp. 176-177. Per un accenno all'uso delle forme perifrastiche nel "perfetto", vedasi, adesempio, Blass & De Brunner, Greek Grammar of the New Testament, Chicago: University ofChicago Press, 1961, pag.179. Per la possibilità che la forma perifrastica “estin + participioperfetto” esprima uno stato o una situazione, risultante da un precedente evento ma persistente nelpresente, vedasi J. Gonda, Selected Studies, 1975, Vol I, pag. 472. Per un'analisi della regolagenerale secondo cui il participio perifrastico sarebbe sintatticamente riconoscibile dal fatto che ilverbo essere ed il participio non sono separati da alcun elemento, vedasi S.E. Porter, Idioms of theGreek New Testament, 1992, pp. 45-49. Per un esame dettagliato della tendenza, nel greco delNuovo Testamento, ad omettere il verbo "essere" vedasi ancora Blass & De Brunner, GreekGrammar of the New Testament, Chicago: University of Chicago Press, 1961, pp. 70-71. Per lapossibilità di forme perifrastiche senza copula vedasi A.T. Robertson, A Grammar of the GreekNew Testament in the Light of Historical Research, 1919, pp. 1119-1120. Sulle cosiddette"incomplete structures"con omissione del soggetto o del verbo essere (come copula e comepredicato verbale) vedasi, ad esempio, Winer, A Treatise on the Grammar of New Testament Greek,1870, pp. 731-751.
    Nel Nuovo Testamento, l’omissione del verbo essere (come copula o come predicato verbale nelsenso di "esistere") è molto comune nei proverbi, nelle costruzioni impersonali (specialmente inquelle che esprimono necessità o possibilità), nelle domande, nelle esclamazioni, in particolariforme poetiche, in numerose forme idiomatiche, nelle benedizioni, nelle dossologie, in alcuneformule augurali ed in molte strutture volutamente brevi e concise. A tal proposito vedasi, adesempio, Matteo 5,3 (5,5-5,10); Matteo 7,9; Matteo 10,10; Matteo 13,11; Matteo 21,9; Marco13,33; Luca 2,25; Luca 4,36; Luca 6,34; Luca 22,37; Giovanni 1,6; Giovanni 3,1; Atti 10,21; Atti13,11; Atti 19,28; Atti 19,34; Romani 3,1; Romani 4,8; Romani 4,14; Romani 8,27; Romani 11, 16;Romani 12,9; Romani 13,11; Romani 14,21; Romani 15,33; 1 Corinzi 1,26; 2 Corinzi 2,16; 2Corinzi 4,13; 2 Corinzi 8,16; 2 Corinzi 11,16; Filippesi 2,11; Filippesi 4,3; Efesini 4,5; Efesini 5,17;Colossesi 4,6; Tito 3,15; 1 Tessalonicesi 4,6; 2 Tessalonicesi 3,2; 1 Timoteo 1,15; 1 Timoteo 5,18;1 Timoteo 6,7; 2 Timoteo 2:11; 2 Timoteo 3,16; 1 Pietro 1,6; 1 Pietro 3,8; Ebrei 2,11; Ebrei 6,8;Ebrei 13,4;; Apocalisse 2,17;; Apocalisse 5,1;; Apocalisse 13,4;; Apocalisse 17,5.....
    Alcuni cattolici riportano la frase: "It is permissible, on greek grammatical and linguistic grounds,to paraphrase “kecharitomene” as completely, perfectly, enduringly endowed with grace", citandoBlass & De Brunner, Greek Grammar of the New Testament, Chicago: University of Chicago Press,1961, pag.166 e 175-176. Blass e De Brunner non hanno però mai espresso una valutazione sulsignificato del termine greco “kekaritomene”. La citazione, presente soprattutto in alcuni siti webstatunitensi, vorrebbe accreditare la possibilità di applicare al termine in questione l’uso del perfettoquando, come insegnano Blass e De Brunner, questo venga utilizzato per caratterizzare un effettoprolungato su un soggetto o su un oggetto (§342). Per chi è profondamente convinto del fatto che"kekaritomene" sia solo un participio sostantivato privo di ogni sfumatura verbale, la citazioneappare come una forzatura disonesta e truffaldina. Se, invece, si considera che nel greco koiné ilperfetto è spesso sostituito dai participi perfetti passivi e si ammette l'ipotesi che, in alcuni contesti,il verbo essere potrebbe anche non essere esplicitato, la citazione rimane onesta, accettabile elegittima.
    Giovanni Paolo II, Udienza del Mercoledì, 8 maggio 1996 e Tarcisio Bertone, Omelia nella festadell'Immacolata Concezione, 8 dicembre 2007. Per amor del vero va detto che in Efesini 1,6 (doveGirolamo tradusse letteralmente: in laudem gloriae gratiae suae in qua gratificavit nos in dilecto,cioè a lode della gloria della sua grazia con cui ci graziò nel Diletto) è usato l'aoristo attivo



    indicativo (ekaritosen) del verbo "karitoo". Si tratta qui di un'azione puntuale, circostanziata edefinitiva, visto che l'aoristo greco è molto simile al nostro passato remoto.
    Nella Bibbia cattolica Douay Reims (1610) κεχαριτωμένω di Siracide 18,17 è reso con “justifiedman”, mentre la Nova Vulgata traduce κεχαριτωμένω con “gratioso”, la New American Bible con“kindly man”, la Bibbia CEI con “caritatevole”, la Nuovissima Versione della Bibbia con“generoso”, la Revised Standard Version e la New Revised Standard Version con “gracious man”,la Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente con “gentile”.
    A tal proposito vedasi: F. Field, Origenis Hexaplorum: quae supersunt sive veterum interpretumgraecorum in totus Vetus Testamentum fragmenta, Oxford University Press, 1875, vol II, pag 111.
    Può essere forse di qualche interesse notare come l'Arcangelo Gabriele si fosse rivolto al profetaDaniele utilizzando (anche in quella occasione) un termine piuttosto raro, cioè "chemdah iysh"(Daniele 9,23 e Daniele 10,11) cioè “uomo molto amato, prediletto, grazioso e piacevole”, termineche la Settanta e Gerolamo tradussero un po' liberamente con "aner epitomion", cioè “uomo moltodesiderato” e con "vir desideriorum" cioè “uomo dei desideri”.

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    Predefinito Re: Maria

    LA MATERNITA’ DI MARIALeggiamo un’altra udienza di papa Giovanni Paolo II dello stesso anno.
    Epoca agnostica: la maternità "fisica" di Maria
    All’inizio e per tutto il periodo dominato dalla lotta contro l’eresia gnostica e docetista, la maternitàdi Maria viene vista quasi solo come maternità "fisica". Questi eretici, infatti, negavano che Gesùavesse un vero corpo umano e, se l’aveva, che fosse nato da una donna e, se era nato da una donna,che veramente fosse nato dalla carne e dal sangue di lei. Alcuni di loro affermavano che Gesù eranato attraverso la Vergine e non dalla Vergine: immesso dal cielo nel grembo di lei, ne era venutofuori a modo di "passaggio" non da vera generazione umana. Contro di essi bisognava quindiaffermare che Gesù era vero figlio di Maria e frutto del suo grembo e che Maria era quindiveramente la sua madre "fisica". Proclamare con forza che Maria era la madre "fisica" di Gesù,serviva a dimostrare la vera umanità di lui e che cioè egli era veramente Dio, ma anche veramenteuomo. Questo è il periodo in cui viene formulato l’articolo del credo che afferma di Gesù: "nato daSpirito Santo e da Maria Vergine".
    Epoca delle controversie cristologiche: la maternità "metafisica" di Maria
    Alcuni autori sostengono che il titolo Theotokos fu attribuito alla Vergine per la prima volta daIppolito, autore della Traditio apostolica. Più sicuramente esso fu usato dal Origene nel III secolo eda altri autori alessandrini prima e dopo il Concilio di Nicea. Particolare importanza avrà, al tempodella controversia nestoriana, la testimonianza di Alessandro di Alessandria che nel IV secoloritiene il titolo di Theotokos come cosa pacifica e di uso comune e generalizzato. Sarà da ora in poiproprio l’uso di questo titolo a condurre la Chiesa alla scoperta di una maternità divina piùprofonda, in quanto viene definita in rapporto all’essere profondo di Cristo (maternità "metafisica").Il titolo non nasce quindi da una riflessione teologica, ma la provoca per cui esso affonda le sueradici sulla pietà e sulla fede vissuta della Chiesa, come si deduce anche dalla più antica preghieramariana del III secolo, il Sub tuum praesidium. Fu quindi l’esperienza della fede ad orientare la



    teologia, anche se sarà poi la teologia a guidare e incrementare, a sua volta, quella stessa esperienzadi fede.
    Il s
    uo approccio chiamato maternità "metafisica" è quello che caratterizza l’epoca delle grandicontroversie cristologiche del VI secolo dove il problema centrale non è più quello della veraumanità di Cristo, ma dell’unità della sua persona. La maternità di Maria non viene più vista riferitaalla natura umana di Cristo, ma all’unica persona del Verbo fatto uomo. E siccome questa personache lei genera secondo la carne non è altro che la persona divina del Figlio di Dio, di conseguenzaella appare vera Madre di Dio perché divinità e umanità formano una sola persona. In questa luce larelazione di Maria con Cristo è anche di ordine "metafisico" creando un rapporto vertiginoso nonsolo con lui, ma anche con il Padre. Maria, infatti, è l’unica a poter dire a Gesù, quello che a lui diceda tutta l’eternità il Padre: "Tu sei mio figlio; io ti ho generato" (Sal 2,7; Eb 1,5).
    Con il concilio di Efeso del 431, questa posizione diventa una conquista per sempre della Chiesa.La proclamazione di Maria come Theotokos da parte del concilio, causò l’esultanza del popolo diEfeso che accompagnò con fiaccole e canti i padri alle loro dimore e determinò anche un’esplosionedi venerazione verso la Madre di Dio che, in Oriente e in Occidente, si esplicitò in feste liturgiche,icone, inni, costruzioni di chiese e basiliche come quella di S. Maria Maggiore a Roma, fattaedificare dal Sisto III proprio dopo il concilio di Efeso.
    L’apporto dell’Occidente: la maternità "spirituale" di Maria
    Il traguardo di Efeso non fu definitivo. Da questo titolo, valorizzato nelle controversie cristologichepiù in funzione della persona di Cristo che di quella di Maria, si dovevano ancora trarre leconseguenze logiche riguardanti anche la persona stessa di lei, in particolare la sua santità unica.Merito di questo spetta ai grandi autori latini, in primo luogo a S. Agostino. Egli, infatti, legge lamaternità di Maria come una maternità nella fede, una maternità anche "spirituale". Inizia cosìl’epopea della fede di Maria. Lo stesso Agostino afferma che Maria, facendo pienamente la volontàdel Padre, per fede credette, per fede concepì e per fede si pose alla sequela di Cristo, per cui è piùgrande per essere stata sua discepola che sua madre fisica.
    La maternità "fisica" e "metafisica" vengono ora coronate dalla maternità "spirituale" o "di fede"che fa di Maria la prima e più santa figlia di Dio, la prima e più docile discepola del Signore, lacreatura della quale, per la sua totale adesione a Dio, non si può parlare mai di peccato. Lamaternità "fisica" e "metafisica" sono un privilegio ineguagliabile, proprio perché trova riscontronella fede e nell’atteggiamento "spirituale" della Figlia di Sion.
    Significato cristologico di Theotokos
    Come abbiamo visto, il titolo Theotokos accompagna tutto lo sviluppo della cristologia antica ediventa come una tessera di riconoscimento dell’ortodossia cristologica. Il titolo servì, infatti, primaa dimostrare la vera umanità di Cristo, poi la sua vera divinità e infine la sua unità di persona.Questo titolo dunque attesta che:
    - Gesù è vero uomo perché nato da Maria che è una vera creatura umana;
    - Gesù è vero Dio perché se così non fosse, - afferma Agostino - non potremmo proclamare nellaprofessione di fede il
    "nato da Spirito Santo e da Maria Vergine", se da lei fosse nato solo unfiglio dell’uomo e non il Figlio di Dio;;
    - Gesù ha due nature distinte ma unite ipostaticamente nell’unica persona del Verbo: "colui che èstato generato dal Padre prima di tutti i secoli secondo la divinità afferma il concilio di Efeso –negli ultimi tempi lo stesso fu generato da Maria Vergine, la Theotokos, secondo l’umanità".Proclamare Maria Theotokos è il modo più sicuro di proclamare l’unione ipostatica che tieneinsieme tutti i dogmi cristologici, per cui questo titolo è come un baluardo che si oppone consempre estrema attualità a tutti i tentativi di idealizzazione di Gesù, che fanno di lui un’idea o unpersonaggio più che una persona vera; a tutti i tentativi di separazione della sua umanità dalla suadivinità, tentativi che mettono in serio pericolo la realtà stessa della nostra salvezza.



    Attualità del titolo Theotokos
    Maria, con la sua maternità divina ha fatto di Dio l’Emanuele, il Dio con noi. Questo titolocomporta un arricchimento della stessa rivelazione di Dio. In questa linea esso si rivelastraordinariamente significativo anche per l’uomo d’oggi.
    Attualità teologica
    Il titolo ci parla prima di tutto dell’umiltà di Dio che ha voluto avere una madre, proprio oggiquando siamo arrivati al punto in cui, alcuni rappresentanti dell’esistenzialismo trovano strano,offensivo e umiliante dover avere una madre, perché questo indica dipendere radicalmente daqualcuno, non essersi fatti da sé, non poter progettare interamente da soli la propria esistenza.L’uomo che guarda dunque in alto, in cerca del vertice di una piramide esistenziale su cui spessonon trova che il Nulla, non si accorge che Dio è sceso ed ha rovesciato questa piramide, mettendosialla base, per prendere su di sé tutto e tutti, rinchiudendosi nel grembo di una donna. Risaltal’infinito contrasto tra il Dio dei filosofi e questo Dio che scende nella materia, nella concretezza enella realtà: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio nato da donna" (Gal 4,4).Egli che si fa carne nel grembo di Maria, si farà presente nel cuore stesso della materia del mondo,nel pane dell’Eucaristia, per vivificarla dall’interno. S. Ireneo afferma, a questo proposito, che chinon capisce la nascita di Dio da Maria, non può nemmeno capire l’Eucaristia (Adversus haer. V .2,3, Sch 153, p. 345). Scegliendo la via materna per rivelarsi a noi, Dio ci ha ricordato che tutto èpuro, ha proclamato la santità delle cose che ha creato, ha santificato e redento non solo la natura inastratto, ma anche la nascita umana e tutta la realtà dell’esistenza. Soprattutto Dio ha rivelato ladignità della donna in quanto tale. La dignità di Theotokos conferita a Maria, ci rivela che Dio,infinitamente prima delle lotte e della proclamazione della "promozione della donna", ha dato alladonna un tale onore e la circondata di tanta grandezza da farci restare senza parole.

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    Predefinito Re: Maria

    L’AVE MARIA
    Non dimenticando il nocciolo delle questione affrontata in questo capitolo continuo con altri spuntipresi da un’altra lettera dell’acutissimo fratello Paolo Blandini che scrive ad un fratello protestante,di nome Pasquale:
    Ora desidero sapere: Perché non piace l‘Ave Maria? Cosa c’è di scandaloso? Dove è scritto nellaBibbia che non si deve recitare l‘Ave Maria?
    A questo punto dico alla tua ragazza: Se non accetta l’Ave Maria, non deve accettare le SacreScritture.
    Se si scandalizza con la Chiesa che recita l‘Ave Maria, si deve scandalizzare anche con l‘angeloGabriele e Elisabetta che hanno recitato le stesse parole.
    Ora analizziamo la preghiera dell’Ave Maria con le Sacre Scritture per constatare cosa c’è discandaloso.


    PREGHIERA RECITATA DALLACHIESA CATTOLICA
    Ave o MariaPiena di grazia
    il Signore è con te

    SACRE SCRITTURELuca 1:28 e 42
    Verso 28 - GabrieleTi saluto, (o Ave)
    o piena di Graziail Signore è con te”


    [IMG]file:///page44image26728[/IMG] [IMG]file:///page44image26888[/IMG] Verso 42 - Elisabetta



    Tu sei benedetta
    fra tutte le donne
    e Benedetto è il fruttodel tuo seno Gesù.


    Benedetta tu
    fra le donne
    e benedetto il fruttodel tuo grembo.



    Come noti ciò che la Chiesa ripete, lo ha detto l’angelo Gabriele ed Elisabetta a questo puntochiedo alla tua ragazza:
    Chi sbaglia La Chiesa Cattolica
    , l’Angelo o Elisabetta?
    Continuiamo a constatare la seconda parte della preghiera, scandalosa per i protestanti.
    Santa Maria Madre di Dio
    prega per noi peccatori adesso
    e nell’ora della nostra morte.
    Allora in questa seconda parte cosa c’è che non và?
    Rispondo:
    Noi chiediamo a Maria di pregare per noi Gesù, sia per il momento della richiesta, sia per l’ora dellanostra morte.
    La tua ragazza o i suoi genitori, o i fratelli e sorelle pentecostali quando si salutano spesso dicono:
    Fratello/sorella prega per me che io prego per te”.
    Allora chiedo alla tua ragazza qualè la differenza se al posto del fratello/sorella pentecostale chiedoa Maria: ‘Prega per me o per noi”, forse il fratello/sorella è superiore a Maria?
    Ma lei potrebbe rispondere: “I miei fratelli/sorelle (pentecostali) sono vivi, Maria è morta oaddormentata in attesa della risurrezione”.
    Allora chiedo: Perché quando qualche o molti cristiani (Cattolico/ci = Universale) chiede o hannochiesto qualche preghiera o grazia a Gesù tramite Maria, molto spesso si avvera o si è avverata, ciòche chiedono o hanno chiesto? E dove sta scritto nella Bibbia che non bisogna pregare tramiteMaria e/o altri, Gesù? Da non confondere con il Padre, perché l’unico intermediario è GesùCristo. E dove sta scritto che i Cristiani non pregavano Maria?
    Quando gli autori Biblici hanno scritto Le Sacre Scritture, Maria era viva, quindi tramite la Bibbianon possiamo sapere se i Cristiani pregava
    no Maria dopo l‘assunzione in cielo, però ci sonodocumenti storici (Sacra Tradizione) che attestano che Maria è stata assunta in cielo e che eravenerata dai cristiani che si rivolgevano a Gesù tramite Lei, ma non solo, la stessa Maria haprofetizzato (confermato dalle Sacre Scritture) che doveva essere onorata o venerata da tutti (Luca1:48):
    D’ora in poi tutte le generazioni
    mi chiameranno Beata.
    Beato agg. - Che gode della visione di Dio, della beatitudine celeste...
    Chi viene innalzato dalla Chiesa all’onore degli altari mediante il processo di beatificazione.
    Grande Diz. Encicl. de Agostini.
    Che significa “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata”?
    Mi sembra che è abbastanza chiaro, è come se avesse detto: ”D’ora in poi tutte le generazioni mionoreranno o mi venereranno
    Come si onora o si venera una persona? Facciamo parlare sempre il Grande Dizionario De Agostini:
    Onorare = Fare, rendere onore; tributare ossequio a cose o persona che ne è degna.


    [IMG]file:///page45image24800[/IMG]
    Onore = Alta considerazione, rispettabilità di cui si gode in virtù del proprio.
    Venerare = Onorare con segni di grande rispetto e ossequi; far oggetto di devozione, di riverenza
    e ossequio.
    Allora, quando Maria viene chiamata: “Beata, o che Maria gode della Visione di Dio, o dellaBeatitudine Celeste”, significa proprio avere alta considerazione, rispettabilità di Maria perchéappunto gode della Visione di Dio o Beatitudine Celeste. E se noti, quanto detto sopra, questo lofanno solo e soltanto i cattolici, mentre i protestanti compreso i Pentecostali no!
    Dicono solo, che Maria è una donna come tutte le altre e che si trova addormentata (come giàsopradetto) in attesa del ritorno di Cristo, e che questo rispetto le si doveva soltanto quando era invita e a chi è in vita. E i miracoli o le guarigioni avvenuti da parte di Gesù per mezzo degli apostolie di Maria avvenivano solo quando erano in vita. Ma non è così, anche perché Maria haprofetizzato, come sopradetto (Luca 1:48):
    D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata
    e mi sembra che “TUTTE LE GENERAZIONI” non significa solo nel periodo che era in vita, masignifica, proprio, anche dopo la sua morte e sino alla fine del mondo,”TUTTE” significa: Nessunagenerazione esclusa, chiaro!
    Riguardo ai miracoli che Dio fa solo con le persone in vita non risulta a verità, perché Dio per faremiracoli o guarigioni si è servito anche dei morti, e per prova cito (2 Re 13:20-21):

    Poi Eliseo morì e fu posto nel sepolcro. In quello stesso anno bande dipredoni Moabiti vennero nel paese. Or, mentre alcuni stavanoseppellendo un morto, ecco, videro questi predoni e impauriti gettaronoil cadavere nel sepolcro di Eliso. Ma appena quel morto ebbe toccato leossa di Eliseo, risuscitò, si alzò in piedi e se ne andò.
    Mi sembra chiaro che Eliseo non era in vita, e non è vero che Maria e/o altri santi sonoaddormentati in attesa della venuta di Gesù Cristo e le Sacre Scritture ci dicono qualcosa (Matteo17):
    Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
    E mi sembra che Maria (Donna che ha tenuto in grembo il Verbo di Dio) è migliore dei due Profeti,quindi se sono apparsi sul monte della trasfigurazione a Gesù assieme a Pietro e l’altro apostolo,significa che non sono addormentati in attesa della venuta di Gesù, quindi Maria appare allo stessomodo di Mosè ed Elia.
    Quando la tua ragazza (si riferisce alla ragazza di Pasquale) ha visto in quella funzione, i cattolici (oi cristiani) che recitavano
    l‘Ave Maria e battevano le mani (battere le mani significa avere rispetto e riverenza della persona,essere contenti a cui sono riferite le battute di mani Esempio: Quando si batte le mani a un cantante,a un politico, a un pastore evangelico, significa essere contenti di ciò che egli ha detto, quindi si puòanche essere contenti della Beatitudine di Maria), confermavano ciò che Maria ha profetizzato inLuca 1:48.


    [IMG]file:///page46image25888[/IMG] [IMG]file:///page46image26048[/IMG] [IMG]file:///page46image26208[/IMG] [IMG]file:///page46image26368[/IMG] [IMG]file:///page46image26528[/IMG] [IMG]file:///page46image26688[/IMG] (fine testo di P.Blandini)

  9. #9
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    Predefinito Re: Maria

    MARIA NELL’APOCALISSE



    Il settimo sigillo
    Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora. Vidi che ai sette angeli
    ritti davanti a Dio furono date sette trombe.
    Le preghiere dei santi affrettano la venuta del grande giorno
    Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati moltiprofumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, postodavanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghieredei santi. Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’altare e lo gettò sulla terra: neseguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.” (Ap 8,1-5)
    I santi addormentati in cielo sono un chiara invenzione protestante, perché dalla Bibbia si evince ilcontrario, in cielo non si dorme, ma si è gioiosamente coscienti di essere alla presenza di Dio.Anche il libro dell’Apocalisse ci viene in aiuto, quando l’Agnello apre il settimo sigillo, loscenario è il cielo, dove si fece silenzio per circa mezz’ora, è sempre nel cielo che stavano i santioranti, le cui preghiere salirono davanti al trono di Dio.
    Non si vede quindi nessun torpore in cielo, ma vita gioiosamente sveglia.
    Nella comunità Internet Difendere la Vera Fede, la sorella Caterina ha pubblicato una
    testimonianza di S. Gregorio di Nissa, patriarca di Costantinopoli vissuto nei primi anni delcristianesimo, sicuramente più autorevole di tanti pastori protestanti odierni. Ecco cosa dice:
    " Mentre (Gregorio) trascorreva la notte insonne a causa di queste preoccupazioni (
    si parlava dellaverginità di Maria [COLOR=rgb(80.000000%, 0.000000%, 0.000000%)]e della divinità di Gesù nella reale esistenza ed essenza del sensoTrinitario[/COLOR][COLOR=rgb(80.000000%, 0.000000%, 0.000000%)].[/COLOR]..), gli apparve un personaggio con sembianze umane, dall'aspetto invecchiato, vestitocon abiti che denotavano una sacra dignità, con il volto improntato a un senso di grazia e virtù.Gregorio spaventato in volto, si alzò dal letto e chiese chi fosse e per qual motivo fosse venuto.L'altro, con voce sommessa, dopo aver calmato il suo turbamento, gli disse di essergli apparso perdivino volere, a motivo di quelle questioni che gli sembravano discutibili e ambigue, al fine dirivelargli la verità intorno alla pia Fede.
    Udite queste parole, Gregorio si rasserenò, e prese a osservare l'altro con una certa gioia e stupore.L'altro allora stese la mano in avanti, come per indicargli, con le dita teste, qualcosa che era apparsodirimpetto.
    Gregorio, volgendo lo sguardo nella direzione indicatagli dalla mano dell'altro, vide un altra figuradavanti a lui, apparsa poco prima, dall'aspetto di una Donna assai più bella della normalecondizione umana.
    Nuovamente perturbato, volgendo altrove il viso, distoglieva lo sguardo ed era pieno di perplessità;nè sapeva che cosa pensare di quell'apparizione che egli non riusciva a sostenere con gli occhi.Infatti il carattere straordinario della visione consisteva nel fatto che, pure essendo la notte oscura,una luce si era messa a brillare per lui, insieme alle figure apparse, come se una lampada ardente sifosse accesa.
    Quantunque non potesse sostenere con gli occhi l'apparizione, Gregorio udì il discorso di quelli chegli erano apparsi, i quali discutevano tra loro dei problemi che l'angustiavano.
    Dalle loro parole Gregorio non solo ricavò una esatta conoscenza della Dottrina della Fede,ma apprese anche il nome dei due che gli erano apparsi, dal momento che i due si chiamavanoreciprocamente per nome.
    Si dice infatti che abbia udito colei che gli era apparsa in forma "muliebre"
    [COLOR=rgb(80.000000%, 0.000000%, 0.000000%)]esortare l'evangelistaGiovanni affinché spiegasse al giovane il mistero della vera fede[/COLOR].
    Giovanni a sua volta si dichiarò del tutto disposto a compiacere anche in questo "la Madre delSignore" e che questa era la cosa che gli stava più a cuore.
    E così, terminato il discorso pertinente alla questione, dopo che lo ebbero ben chiarito e precisato, idue scom
    parvero dai suoi occhi.”



    (s.Gregorio Nisseno, "Vita di S.Gregorio Taumaturgo", PG 46, 909-912 - Tratto da " Maria nelpensiero dei Padri della Chiesa " di L.Gambero, Ed. Paoline pp.96-97)”
    TESTIMONIANZE ANTICHESULLA VERGINITA’ DI MARIA
    Leggiamo ancora uno stralcio da una lettera di s.Agostino:
    “...Gioviniano che, novello eretico di qualche anno fa, negava la verginità di Maria santa e mettevaalla pari della sacra verginità le nozze dei fedeli. Né per altra ragione moveva ai cattolici questoaddebito se non perché voleva farli apparire accusatori o condannatori delle nozze.” (S. Agostino,nella sua prima lettera contro i pelagiani).
    Maria, la creatura più vicina a Dio, più vicina alla SS. Trinità, ella fu dichiarata nemica di Satanafin dalla Genesi (Gen 3,15). Maria si è dichiarata la serva del Signore ed è divenuta la madre di Dio,acquistando un’intimità unica con la SS. Trinità. Si pensi quale opposizione in questo c’è rispetto aSatana, che si è staccato da Dio e ne è divenuto la creatura più distante (cf, padre G. Amorth. Satanala creatura più distante), Maria la creatura più vicina a Dio. Maria è la dimostrazione che Dio hadato a Satana, l’orgoglioso angelo decaduto ha visto la potenza di Dio, e la purezza della suacreatura, la dimostrazione, che anche l’uomo può sconfiggere lui con tutti i suoi demoni, ladimostrazione che anche l’uomo con l’aiuto del Signore può resistere al peccato e uscirnevittorioso. Maria ne è l’esempio più sublime, ella non fu mai soggetta a Satana, non peccò mai, ellanon cedette mai alla tentazione di Satana, perché fu dichiarata da Dio stesso nemica di Satana.
    Il riconoscere l’unicità e l’irripetibilità del ruolo di Maria toglie qualcosa a noi cristiani?
    No, anzi ci suggerisce un esempio di vita umile e santa. Perché molti fratelli separati devonosminuire l’importanza del ruolo di Maria? Chi tra le creature di Dio è stata adombrata dallo SpiritoSanto? Chi fra le creature di Dio è talmente degna e umile da aver ricevuto in affidamentol’educazione e le cure del Suo Figlio? Maria non è una dèa che fa concorrenza a Dio, anzi portaanime verso il Figlio, con il suo esempio di totale fiducia in Dio, con il suo annientarsi per Dio, conla sua fede ferrea verso il Figlio, che manifestò per prima alle nozze di Cana e che mantennesempre, fino al dolore estremo della croce. Dolore atroce provò il figlio soffrendo sulla croce, edolore atroce provò la madre a veder soffrire il figlio in quel modo, quale madre vedendo soffrire illa propria “creatura” non si vorrebbe sostituire ad essa se potesse farlo?
    Ogni madre preferirebbe morire lei in cambio del figlio, preferirebbe soffrire lei, in cambio delfiglio, Maria soffrì enormemente, il suo cuore venne trafitto da una spada, ma rimase fedele al
    Figlio fino all’ultimo. Quando tutti gli apostoli per paura di essere a loro volta catturati e uccisiabbandonarono Gesù (tranne Giovanni), la madre non abbandonò il Figlio, anzi si straziava ai piedidella croce, piangeva, soffriva, ma ascoltò il Figlio fino all’ultimo, ebbe fede in Lui, per questo nonsi tirò mai indietro, era madre, la madre di Dio-uomo.
    ALTRE INVETTIVE PROTESTANTI
    Le accuse: “E’ falso che Maria è rimasta vergine dopo il parto perché la Scrittura afferma cheGiuseppe “prese con sé sua moglie;; e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlioprimogenito, e gli pose nome Gesù”. Questo significa che Giuseppe, dopo che Maria partorì Gesù,conobbe sua moglie. Ma non solo Giuseppe la conobbe ma ebbe anche dei figli da lei perché Gesùaveva dei fratelli e delle sorelle.
    Queste Scritture confermano che Maria concepì e partorì altri figli dopo Gesù.



    - “Ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito”, perciò se Gesù fosse stato il suo unico figliosarebbe stato chiamato il suo unigenito e non il suo primogenito.
    -
    “Poi si partì di là e venne nel suo paese e i suoi discepoli lo seguitarono. E venuto il sabato, simise ad insegnar nella sinagoga; e la maggior parte, udendolo, stupivano dicendo: Donde ha costuiqueste cose? e che sapienza è questa che gli é data? e che cosa sono cotali opere potenti fatte permano sua? Non é costui il falegname, il figliuol di Maria, e il fratello di Giacomo e di Giosè, diGiuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”;;
    - “E giunsero sua madre ed i suoi fratelli;; e fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare”;;
    - “Neppure i suoi fratelli credevano in lui”;;
    - “Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria,madre di Gesù, e coi fratelli di lui”;;
    - Paolo ai Corinzi: “Non abbiamo noi il diritto di condurre attorno con noi una moglie, sorella infede, siccome fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?”;;
    - Paolo ai Galati: “In capo a tre anni, salii a Gerusalemme per visitar Cefa, e stetti da lui quindicigiorni; e non vidi alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore”;;
    - Nei Salmi è detto a proposito del Cristo: “Io son divenuto... un forestiero ai figliuoli di miamadre”. (Come potete vedere la Scrittura aveva preannunziato in questa particolare maniera che lavergine che avrebbe concepito e partorito il Cristo di Dio non sarebbe rimasta vergine perchéavrebbe avuto altri figli infatti lo Spirito di Cristo disse tramite Davide: “Sono divenuto unforestiero ai figliuoli di mia madre”). “
    Continuiamo ad analizzare i versetti biblici dai quali i protestanti prendono spunto. Gli avversaridella dottrina cattolica pretendono di poter provare la non verginità (perpetua) di Maria prendendoi versetti di Matteo 1,25
    Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con séla sua sposa, ma non si accostò al lei fino alla nascita del figlio, che egli chiamò Gesù.
    Il significato della frase” non si accostò a lei fino alla nascita, o finché” verrà spiegato nel capitolodedicato ai presunti fratelli di Gesù, qui ci limitiamo a puntualizzare la purezza del Figlio e dellamadre che non avevano alcun bisogno di purificarsi, ma essendo osservanti della Legge Mosaicanon si sottrassero a tale prassi.
    I protestanti riportano i versetti di Luca 2,22 “Quando venne il tempo della loro purificazionesecondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come èscritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire insacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.”
    Se si leggono questi versetti in maniera veloce non si nota la parola “loro” ma se ci si sofferma, eci si chiede perché è stato usato il plurale, “loro”, si nota che in effetti quel plurale è riferito aMaria e Gesù. Ma Gesù in quanto Figlio di Dio che bisogno aveva di purificarsi?
    Oppure Gesù che bisogno aveva di essere offerto al Signore se già gli apparteneva fin dalprincipio?
    O ancora che bisogno aveva Gesù di essere circonciso per entrare a far parte del popolo di Dio,quando in realtà Lui stesso era Dio?
    San Giuseppe di certo non era incluso in quel “loro” perché non ebbe parte alla nascita di Gesù.Da queste considerazioni notiamo che Maria e Gesù adempivano scrupolosamente le prescrizionidella Legge, si comportavano come tutti gli altri uomini loro simili, non perché ne avesserobisogno, ma per adempiere alle prescrizioni della Legge, restavano umilmente sottomessi ad essa.Molti fratelli evangelici e/o evangelicali, invece traggono da questi versetti la conclusione che seMaria si dovette purificare vuol dire che era nel peccato, e che non rimase vergine dopo il parto.



    Ma dimenticano il plurale “loro”, la purificazione la attribuiscono solo a Maria, invece Luca ci dice“loro” cioè madre e Figlio;; si capisce dunque che la “loro” purificazione è solo una purificazionerituale perché lo imponeva la Legge, e siccome “loro” erano osservanti, sotto la Legge di Mosèfecero tutto ciò che prescriveva (Lv 12,1-4). Alla purificazione era obbligata solo la madre, ma sipoteva portare anche il bambino, che entro otto giorni dalla nascita doveva essere circonciso.
    Chi toccava sangue doveva essere purificato, e il bambino che nasceva veniva inondato dal sanguedella madre, nei parti normali.
    Se andiamo a leggere i versetti di Luca 1,28 ci accorgiamo che l’angelo saluta Maria con:
    Ave o piena di grazia, il Signore è con te” conoscendo a memoria questi versetti forse non ci siriflette sopra abbastanza, ma se valutiamo bene le parole che l’angelo Gabriele rivolse a Marianotiamo che le dice “piena di grazia” come mai Maria è piena di grazia ancor prima di aver dato ilsuo “sì”a Dio?
    Se guardiamo in tutta la Bibbia percorrendo a ritroso (partendo da questi versetti di Luca) i libriSacri, ci accorgiamo che mai nessun uomo (o donna) era stato chiamato o considerato pieno digrazia, da Dio o dai suoi messaggeri, solo a Gesù vengono rivolte queste parole, e dopo di luitroviamo Stefano (At 6,8) che “pieno di grazia” predica al popolo, ma sappiamo che la “grazia”venne nel mondo con Gesù Gv 1,17 “Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la veritàvennero per mezzo di Gesù Cristo.”quindi come mai Maria era piena di grazia ancor prima dellavenuta di Gesù e ancor prima il suo “sì”?
    Lo Spirito Santo è sempre stato presente nella storia dell’uomo, Mosè, Elia, Eliseo e gli altriprofeti profetizzavano proprio per opera dello Spirito Santo, ma quello che voglio far notare è cheper nessuno di loro viene usata la frase “pieno di grazia” o “piena di grazia”, pienezza vuol direcompletezza, totalità, saturazione, riempimento. Se Maria era piena di grazia ancor prima del suo“SI” e a differenza di Elia e gli altri, ella non era profetessa, come mai fu chiamata così?
    Se Maria fu profetizzata fin dalla Genesi (Gen 3,14-15) come nemica di Satana, è evidente cheessendo stata dichiarata tale ancor prima della sua nascita significa che ella fu concepita senzapeccato proprio perché nemica del diavolo, chi è nel peccato è amico e schiavo di Satana,
    ellaessendole nemica non fu mai sotto il peccato, affinché Satana non potesse gloriarsi di averavuto sotto le sue grinfie la madre del Cristo. Maria era piena di grazia perché Dio l’ha volutapreservare dal peccato in vista del concepimento del suo Figlio divino, in vista del Verbo che sidoveva incarnare. Gesù come sappiamo era vero uomo e vero Dio, in quanto Dio non potevaereditare peccato, ma se Maria fosse stata macchiata dal peccato originale Gesù lo avrebbeereditato (proprio come noi poveri uomini), la carne di Gesù avrebbe ereditato il peccato dallacarne di Maria. Noi tutti sappiamo però che Gesù era completamente puro, non ereditò nessunpeccato, quindi Maria doveva essere completamente immacolata per poter partorire un Figlioimmune dal peccato originale.
    Un fratello protestante mi faceva notare (via internet) che è lo spirito ad ereditare il peccato, Gesù(secondo lui) non ereditò il peccato originale perché il suo Spirito era (ed è) Santo, a differenza deinostri, Gesù (sempre secondo lui) è venuto a salvare il nostro spirito non il nostro corpo.
    Evidentemente questo fratello protestante ha le idee un po’ confuse, perché Gesù è venuto asalvare l’uomo nella sua totalità;; l’uomo è composto da spirito e dal corpo, e Gesù salva l’uomointero, non lo scompone, altrimenti non si spiegherebbero i versetti che parlano della resurrezionefinale, dove i nostri corpi risusciteranno per reintegrarsi al nostro spirito, proprio come fece Gesùnella sua resurrezione, Gesù portò con se anche il suo corpo. Il corpo dopo la resurrezione diventaglorificato, assumendo proprietà fisiche per noi straordinarie, infatti ad esempio Gesù attraversò laporta con il suo corpo glorificato. E’ interessante notare che anche i nostri corpi saranno così.
    I nostri corpi (a differenza di quello di Gesù) subiranno la corruzione (a causa del peccato) ediventeranno polvere, ma alla fine dei tempi risusciteranno.

    Le accuse: Ella fu assunta in cielo.



    ‘Infine l’Immacolata Vergine preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corsodella sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signoreesaltata come la Regina dell’Universo, perché fosse più pienamente conformata al Figliuolo suo, ilSignore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte’. Il dogma dell’assunzione di Maria incielo fu proclamato da Pio XII nel 1950. La festa dell’Assunzione di Maria ricorre il 15 Agosto.Questa é una favola artificiosamente composta per esaltare Maria. Dell’assunzione di Maria non c’éil benché minimo accenno nella Parola di Dio. Possiamo dire che Maria, essendo una credente,quando morì andò ad abitare con il Signore, ma non che Maria morì e risuscitò e fu assunta in cielocon il suo corpo. Maria è in cielo con la sua anima è là sta aspettando anche lei la risurrezione delsuo corpo che avverrà al ritorno di Cristo. Paolo ha detto infatti ai Corinzi che Cristo è la primizia diquelli che dormono e che quelli che sono di Cristo (quindi anche Maria) saranno vivificati alla suavenuta.”
    Risposta: un’anticipazione di cosa succederà ai nostri corpi, la vediamo in Mt 27,52-53 infattileggiamo che dopo la resurrezione di Cristo, molti corpi dei santi resuscitarono, uscirono dalletombe ed apparvero a molti. Il corpo di Maria non subì corruzione, ella fu assunta in cielo senzache il suo corpo ritornasse polvere, il suo corpo non subì corruzione perché era stato esentato dalpeccato, per volontà divina. La corruzione dei nostri corpi deriva dal peccato, diversi santi, cheindubbiamente peccarono pochissimo durante la loro vita terrena, dopo la loro morte, anche adistanza di parecchi anni, all’esame della salma risultavano integri parzialmente o totalmente aseconda dei casi. Naturalmente c’è una grande differenza tra la purezza di Gesù e quella di Maria,Gesù non aveva peccato in quanto Dio, Maria era stata salvata da Dio, fin dal suo concepimento.Infatti nel magnificat ella esulta nel Signore suo salvatore, certamente, perché Maria non è unadea, ma una umile donna che fu scelta da Dio per dare la carne a suo Figlio, proprio in funzione diquesto fu esentata dal peccato.
    Pio XII ha dichiarato l’assunzione di Maria in cielo, dogma di fede il 1 novembre 1950, è anchequesta una verità che è stata sempre creduta nei secoli. Padri e Dottori della Chiesa ne hannosempre trattato. Dichiarandola verità di fede solo ora e dopo tanti secoli, la Chiesa non ha creato oinventato una nuova credenza di fede, come si afferma nell’opuscolo delle “cento domande”(pag.29), ma solo ha riconosciuto e solennemente dichiarato che essa è verità rivelata e come taleda credersi da tutti i fedeli; precisamente come un qualsiasi tribunale di questo mondo, quandosentenzia che un diritto appartiene a un individuo, non gli crea tale diritto, ma soltanto loriconosce autorevolmente contro coloro che glielo vogliono contestare (cf le cento risposte). E’innegabile verità di fede, fondata sulla Bibbia, che Maria è stata associata intimamente al Figlionella completa vittoria contro il demonio. Era quindi giusto che venisse a lui associata anche nellavittoria e nel trionfo sulla morte e sul peccato mediante la sua elevazione al cielo in anima e corpo,come è appunto avvenuto del Figlio suo.
    Poi è interessante notare il parallelo tra la nascita di Gesù e la sua morte; Dio non corrompe lanatura umana, non la altera ma la rispetta e la conserva intatta. Quando Dio si manifesta nella vitadell’uomo non deturpa la sua natura, Dio ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo in Mariasenza corromperne la natura, significa che non l’ha corrotta nemmeno quando Maria partorìGesù, l’ha lasciata intatta, vergine era all’atto del concepimento e vergine rimase dopo ilparto, allo stesso modo di come Gesù fu deposto in un sepolcro nuovo (Mt 27,60 notare comel’evangelista sottolinea - “sepolcro nuovo”) e nessuno dopo di Lui fu più deposto in quel sepolcro.Spesso nella Bibbia si possono scorgere -a ben vedere- dei paralleli tra eventi, anche qui adesempio vediamo un uomo di nome Giuseppe, quest’ultimo d’Arimatea, il primo è il padreputativo di Gesù, entrambi uomini silenziosi, ma decisivi nelle vicende che riguardano il salvatore.Giuseppe sposo di Maria, lo salva dalla persecuzione e lo porta in Egitto, per poi riportarlo aNazareth, per tutta la sua vita ha avuto a che fare con la madre del Verbo incarnato e con il Verbostesso. Giuseppe era un ebreo, uomo giusto, quindi osservante della Legge, e non dimentichiamogli ebrei non osavano pronunciare il nome di Dio, Jahvè, lo chiamavano l’Eterno, l’Altissimo, il



    Signore degli eserciti, ma mai Jahvè, questo per l’estremo rispetto e timore che nutrivano nei Suoiconfronti. In un contesto simile Giuseppe non avrebbe mai osato profanare col suo corpo quello diMaria, che era stata adombrata da Dio in persona, e di questo proprio Giuseppe ne fu avvertitodall’angelo. Sì, Giuseppe era legittimo marito di Maria, ma era anche legittimo figlio di Dio,legittimo discendente di Abramo, per questo non osava mai pronunciare il nome Jahvè, come nonosava toccare il corpo di Maria nella sua parte sessuale. Il seno di Maria -come di qualsiasi altramadre- rappresenta la culla della vita, nella sua fase iniziale, il corpo di Gesù abitò e si formò inquesta culla. Il sepolcro custodisce invece il corpo di qualsiasi uomo nella sua fase finale, lamorte, è quindi la culla della morte, ecco il secondo parallelo, abbiamo in precedenza visto quellotra Giuseppe “proprietario” o affidatario in quanto marito, della culla della vita, Giusepped’Arimatea proprietario della culla della morte, ma anche della resurrezione. Due Giuseppeproprietari seppur in forme diverse delle due culle, anche qui come abbiamo visto ricorre ilparallelo biblico, un Giuseppe povero e uno ricco, ognuno di essi si fa carico provvede alsalvatore, uno si fa custode della sua nascita l’altro della sua morte. Gesù nacque in una cullapovera e morì in una culla ricca, quasi a simboleggiare la ricchezza della dimora eterna, che ciaspetta. In quel sepolcro non fu deposto mai più nessuno, come nessun altro abitò nel seno diMaria.
    Tutto questo per molti protestanti è difficile da accettare, per loro Maria quando partorì Gesù nonfu più vergine, proprio a causa del parto. Ma come... Dio concepisce senza corrompere Maria, epoi non è capace di farla partorire senza corrompere la sua verginità? Il Signore non sfrutta le suecreature, non le peggiora, ma anzi le migliora. Dio avrebbe forse sfruttato Maria per mettere nelmondo Suo Figlio? Nel massimo rispetto per la verginità di Maria non toccò il suo statoimmacolato né prima né dopo il parto.
    Però amano relegare Maria al ruolo “di donna come tante altre”, sminuendo forzatamente il suoruolo nella Chiesa, ruolo che come abbiamo visto Dio aveva disegnato per lei fin dall’eternità.
    Le accuse: “Ella schiaccerà il capo del diavolo.
    Anche questa è una menzogna fabbricata dalla curia romana per esaltare Maria. E’ una menzognache viene fatta sembrare verità al popolo in questa maniera: vengono prese le seguenti parole cheDio rivolse al serpente antico: “E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e laprogenie di lei;; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno”,19 e gli viene datal’interpretazione che in queste parole è adombrata la vittoria che Maria riporterà sul serpente.Badate che Dio disse al serpente che la progenie della donna, e non la donna, gli avrebbeschiacciato il capo, perciò si deve concludere che Dio con queste parole predisse al serpente che ilCristo gli avrebbe schiacciato il capo. Quindi, secondo quello che dice la Scrittura non sarà Maria acalpestare Satana ma bensì Dio infatti nell’epistola ai Romani Paolo dice: “E l’Iddio della pacetriterà tosto Satana sotto ai vostri piedi”.20 A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.“
    Abbiamo visto che alcuni attribuiscono alla Chiesa cattolica spiegazioni o dottrine errate, proprioquesto è un chiaro esempio. Quando in Gen. 3,15 Dio pose inimicizia tra Satana e la Donna, eanche con la stirpe di lei. Quale altra donna fu designata come madre del Salvatore fin dalprincipio?
    Maria, non ebbe altri figli dopo Gesù, è questo particolare si capisce fin dalla Genesi, perché se Dioha posto inimicizia tra Satana e la stirpe di lei (Gesù), significa che se Maria avesse avuto altri figlianche questi sarebbero stati nemici del diavolo (fin dalla nascita), anche loro non sarebbero statisoggetti al peccato, ma in Gen 3,15 c’è scritto chiaramente che solo due sono stati anticipatamentedichiarati nemici di Satana (la donna e la stirpe di lei) e in quanto tali non soggetti al peccato, Gesùe Maria. Se ci fossero stati eventuali altri fratelli carnali di Gesù, essi essendo la “stirpe” della
    19Gen. 3:1520Rom. 16:20


    [IMG]file:///page52image34704[/IMG]
    donna (Maria) sarebbero stati anch’essi nemici di Satana allo stesso modo di Gesù, e quindisarebbero stati sicuramente menzionati nelle Scritture come paladini di Dio. Qui cadono anche leillazioni circa i presunti fratelli di Gesù, se questi “fratelli carnali” erano quindi la stirpe di Mariacioè anche loro nemici di satana, come mai nella Bibbia troviamo che i fratelli di Gesù noncredevano in Lui? Se non credevano in Lui vuol dire che erano sotto il peccato, ed era anche grave(come peccato) visto che erano (o dovevano essere) suoi fratelli carnali e visto che tutti quelli chenon credevano in Gesù erano suoi nemici (come i farisei), e se erano nemici di Gesù di chi eranoamici? Di satana, ecco che qui qualcosa non torna...
    Cari fratelli separati, qui si vede che le vostre tesi circa i “fratelli carnali” di Gesù non hanno
    ragione di esistere; comunque nel corso di questo capitolo verranno fornite altre prove, anche sepotrebbe bastare solo questa; dopo aver finito di leggere il presente capitolo vi prego di rileggerloper meglio fissarlo nella vostra mente, affinché le vostre divergenze di interpretazione venganodissolte alla luce della verità. Per quanto riguarda i presunti fratelli di Gesù invito il lettore a leggereil capitolo ad essi dedicato.
    Quindi Gesù, e solo Gesù fu nemico dichiarato di Satana (assieme alla madre), profetizzato fin dallaGenesi.
    Gesù fu profetizzato nemico di Satana in quanto Dio, e Maria in qualità di madre del Verbo-uomo.
    L’uomo come si vede nella stessa Bibbia può diventare amico del diavolo, come fecero Adamo edEva, come fece Caino, e molti altri compreso Pietro quando rinnegò Gesù. Pietro si pentì di quelcomportamento e ritornò tra le braccia di Cristo, ma in tutta la storia dell’uomo si nota che egli(l’uomo) è soggetto al peccato, prima o poi pecca e quindi diventa amico del peccato, diconseguenza in quel momento diventa amico di Satana, poi magari si ravvede, ma nel momento delpeccato l’uomo è amico del peccato, perché magari prova piacere stando nel peccato, come adesempio può provare piacere carnale un uomo che tradisce la propria moglie, quest’uomo nelmomento del peccato è amico di Satana.
    Nella profezia non c
    i sono incertezze, Dio dice: “Ed io porrò inimicizia tra te e la donna e tra latua stirpe e la sua stirpe, esso ti schiaccerà la testa e tu lo assalirai al tallone”.
    Colui che schiaccerà il capo a Satana è Gesù, Gesù è nemico di Lucifero, ma anche Maria lo è,Gesù lo è, perché Dio, Maria lo è, per grazia divina. “Ed io porrò inimicizia tra te e la donna...”
    se quindi nel disegno di Dio Maria doveva essere nemica di Satana in quanto doveva dare alla luceil Verbo incarnato è chiaro che Satana non doveva possederla nemmeno per un istante. Maria nondoveva essere sotto il dominio del diavolo nemmeno per un istante, altrimenti Gesù ne avrebbeereditato il peccato trasmesso tramite la carne di lei. Gesù non è nato come un fantasma ma come
    un uomo, quindi ha preso la carne da Maria, e se tale carne era infettata dal peccato anche Gesù nesarebbe stato contagiato, forse sembrerò ripetitivo ma preferisco rimarcare questi concetti perchéalcuni fratelli scorrono le righe senza ben memorizzare quello che leggono, pieni come sono da tantie tanti pregiudizi contro la Chiesa cattolica.
    Qualsiasi persona che accetta Cristo come personale salvatore, viene lavata dai peccati, durante ilbattesimo, compreso quello di origine, ma ciò non significa che se una donna cristiana mette almondo un figlio, questi non erediti il peccato originale dalla madre e dal padre, altrimenti le paroledi Paolo (Rm 3,9-23) perderebbero di significato. Paolo infatti dice che tutta la specie umana ereditail peccato commesso da Adamo ed Eva. Maria invece (per grazia divina) non fu nemmeno per
    un’istante sotto il peccato, quindi la carne di Gesù non ereditò nessun peccato d’origine umana.Quando Paolo (Rm 3,9-23) dice: “che nessun uomo nato da donna è immune al peccato, tutti siamosotto il peccato di Adamo” ma non vi è affatto contrasto tra le sue parole e l’immacolataconcezione di Maria, perché la colpa originale pesa in generale sulla specie umana derivata daAdamo, mentre la preservazione di Maria si attua sulla linea della persona, non della specie.
    In Maria per singolarissimo privilegio e in vista dei meriti del Figlio, la redenzione opera in modopreventivo, cioè non solo purificandola ma anche preservandola e colmandola di grazia fin dalprimo istante del suo concepimento.




    Paolo con quelle parole mirava anche a convincere il popolo, per evitare che qualcuno come i
    farisei o i leviti (di stirpe sacerdotale), si sentisse esente dal peccato. Altrimenti dovremmo pensareper assurdo che siccome Gesù nacque da donna anche Lui fu soggetto al peccato. Paolo non dà
    questa chiarificazione perché è sott’inteso che Gesù non fu soggetto (cioè schiavo) al peccato,quindi nemmeno Maria, non c’è bisogno che Paolo specifichi, innanzitutto perché l’argomento cheegli tratta nella lettera non è Maria. Basta leggere in Gen 3,15 la stirpe di Maria è la Vita, la stirpe disatana è la morte, e non bisogna mai dimenticare che anche la donna (Maria) è stata dichiaratanemica di satana da Dio stesso, e fin dalla genesi.
    Gesù non corrompe la natura, non rompe ciò che Lui ha fatto, ad esempio quando entra nelcenacolo dopo la sua resurrezione, entra a porte chiuse, senza romperle, ha il massimo rispetto perogni cosa creata, quando il Verbo si è fatto carne non ha corrotto il corpo di Maria, così come non
    lo ha corrotto du
    rante il parto, le “porte” di Maria erano chiuse e chiuse sono rimaste, Gesù non leha corrotte. Molti fratelli separati sono dotati di forte intelligenza, e sono anche bravi, sinceri, umili,fraterni, ma ripongono troppa fiducia nei loro pastori. Andare ad addentrarsi in lunghi studi diconfronto scoraggia moltissimi fratelli (sia cattolici che protestanti), e moltissimi finiscono col darefiducia incondizionata al presbitero o al pastore senza verificare, senza studiare, senza esaminareogni cosa e tenere ciò che è buono “esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono.” (1 Ts 5,21). Quandonelle menti aleggiano i dubbi è sempre bene verificare di persona, il fidarsi troppo di persone che infin dei conti sono umane e quindi imperfette come noi, non sempre è salutare.
    Io devo ringraziare il Signore che ha saputo inculcarmi la pazienza e la volontà di studiare, diconfrontare, di addentrarmi in lunghi studi e continui confronti tra i diversi modi (cattolici eprotestanti) di interpretare la Bibbia, se non ci fosse stata nella mia vita mia moglie che mi hamotivato ad affrontare questi studi, io non sarei mai riuscito da solo a capire la verità, non mi sareimai sognato di mettermi a studiare la Bibbia per passione, non mi sarei mai sognato di andare areperire libri protestanti e cattolici per confrontare la varie tesi ed ipotesi in essi contenuti. Eppure ilSignore in maniera mirabile mi ha coinvolto, ha suscitato in me un fortissimo desiderio di
    conoscenza, e rifacendomi al consiglio di san Paolo “esaminate ogni cosa e tenete ciò che è buonomi sono addentrato in questi lunghi studi biblici. Non mi sono però mai creato una veritàpersonalizzata, ho sempre creduto che Gesù avesse incaricato dei custodi che vigilassero la Suaverità, chi fa le leggi non le lascia in mano al popolo, ma predispone un organo che vigili su di essee sulla relativa applicabilità.
    Del resto il Signore ha sempre dimostrato che preferisce far concorrere l’uomo nei suoi piani divini,così come fece ad esempio con Mosè, che intercedeva a favore del popolo, Dio indubbiamenteavrebbe potuto eseguire tutto in prima persona, invece a causa del suo infinito amore verso l’uomo,ha preferito agire tramite l’uomo.
    Ricordiamo che in Luca 1,31 l’angelo dice a Maria “Ecco tu concepirai e partorirai un figlio...” sicapisce che l’evento soprannaturale vale sia per il concepimento che per il parto, perché Dio, comeha concepito inspiegabilmente (per la mente umana) senza corrompere la natura di Maria, così pureè in grado di farla partorire senza che la sua verginità fosse infranta.
    Il parto è legato al concepimento,
    soprannaturale fu il concepimento, e soprannaturale fu ilparto, Dio non ha corrotto la natura di Maria, questo è l’evento eccezionale, legato all’incarnazionedel Verbo!
    Se si leggono attentamene i versetti di Luca 2,6-
    7 si nota che l’evangelista medico sottolinea cheMaria dopo che ebbe partorito avvolse in fasce suo figlio e lo depose in una mangiatoia, maquale madre dopo il parto ha le forze di pulire il figlio, avvolgerlo in fasce, alzarsi e deporlo nellettino, (che per Gesù era la mangiatoia)? Gesù nacque in una umile grotta, e furono i pastori perprimi a rendergli omaggio, come mai i pastori, e non i contadini? Gesù è il pastore dei pastori, ilpastore supremo.
    Ma spendiamo qualche altra riflessione per il parto, che per tutte le donne è molto doloroso estancante, una donna che partorisce diventa sfinita dagli sforzi e dal dolore, e non si è mai vista unadonna che dopo aver partorito abbia avuto la forza di pulire il piccolo, avvolgerlo e deporlo sul




    letto, di solito queste cose le fanno le infermiere, o i parenti che assistono al parto, in Luca 2,6-7invece viene detto che fu Maria a prendersi cura di Gesù, Giuseppe viene nominato prima, quandosi parla del censimento, ma durante e dopo il parto viene nominata solo Maria. Questa è un’ulterioreprova che il suo fu un parto eccezionale, fuori dal comune, un parto diverso da tutti gli altri, cosìcome diverso da tutti gli altri fu il concepimento di Gesù.
    I protestanti che vogliono a tutti i costi annullare la verginità di Maria, dovrebbero, per scrupolo dicoscienza, andare a leggere cosa pensassero della verginità mariana Lutero, Zwingli e Calvinorimarranno a bocca aperta.
    Nel corso dei secoli i protestanti basandosi sulla (loro) legge della libera interpretazione, finironoper stravolgere e annullare la verginità di Maria. Alcuni gruppi protestanti si sono convinti della
    perpetua verginità di Maria e l’hanno accettata, come ad esempio gli anglicani e molti altri, ipentecostali nati nei primi anni del 1900 rigettano nettamente tale mistero, quasi ne valesse delproprio onore personale, ci mettono impegno, energia e alcune volte cattiveria nel negare laverginità mariana.
    In circa un anno di frequenza di studi biblici protestanti, io non ho mai sentito dire al pastorepentecostale che Lutero, Calvino e Zwingli difendevano la perpetua verginità di Maria.
    Eppure in quell’anno nella loro comunità tale pastore ha svolto uno studio proprio su Lutero, e glianziani lo hanno coadiuvato nello spiegare ai fedeli la vita e il pensiero dell’ex monaco agostiniano;;in verità i fedeli ed io non abbiamo appreso affatto dalla loro bocca che Lutero sosteneva laperpetua verginità di Maria. Forse il pastore avendo studiato psicologia evita di menzionare alcunifatti, per non confondere le idee dei suoi fedeli, per non creare in loro punti di domanda, dubbi.
    Ma in effetti i dubbi a molti fedeli protestanti dovrebbero venire, perché i loro pastori nascondonotante cose, raccontano solo una parte della storia e della verità cristiana, spesso anche
    inconsciamente. Sì, ho scritto “inconsciamente” e non ho sbagliato, abituati come sono ad assorbireprediche anticattoliche, sentendo continuamente demolire i dogmi cattolici, molti pastori danno perscontare alcune loro “verità”, gli viene spontaneo parlare in un certo modo, e quando insegnano ailoro fedeli non sono coscienti di star nascondendo una parte della verità, perché la sconoscono.

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    Predefinito Re: Maria

    LA SCIENZA DELLA CORRETTAINTERPRETAZIONE
    Se dovremmo attenerci rigorosamente e letteralmente a ciò che è scritto nella sola Bibbia, nonpotremo mai capire alcuni fatti che in essa vengono raccontati; ad esempio se Adamo ed Eva furonoi primi e i soli uomini sulla terra, di conseguenza Caino e Abele dovevano essere soli, sulla terradovevano esistere solo loro due, e allora come si spiega che Caino dopo aver ucciso Abele sipreoccupava se qualcuno venendo a conoscenza del suo misfatto lo uccidesse?
    Chi poteva essere questo “qualcuno” se Caino non aveva altri fratelli e non esistevano altri uomini?Come e con chi poté sposarsi Caino se non esistevano altri uomini?
    Eppure nella Bibbia viene detto che Adamo ed Eva furono i primi due esseri umani, Caino e Abele iloro figli, se ci dovremmo attenere letteralmente a quanto leggiamo dovremmo dedurre che il
    profeta che ha scritto la Genesi si è sbagliato, oppure che Dio abbia sbagliato nell’ispirazione dataall’agiografo. Eppure chi ha studiato teologia o chi ha studiato serenamente e profondamente laBibbia capisce che nella Genesi (ma anche in altri Libri Sacri) viene usato un linguaggio simbolico,ciò che importa sapere è che Dio ama l’uomo, lo ha creato per amarlo, e che il peccato è entrato nelmondo per mezzo di satana che ha corrotto l’uomo, facendo passare Dio per bugiardo, infattiAdamo mangiando la mela ha dimostrato di non aver creduto in Dio, credeva che gli avesse mentitoriguardo all’albero dal frutto proibito.



    Per deduzione si capisce che sulla terra ci dovevano essere altri uomini creati da Dio, non si capisceperché molti protestanti in alcuni casi accettano le deduzioni (la cacciata di satana, la trinità ecc.) ein altri pretendono di dover leggere alla lettera ciò che la Chiesa cattolica deduce.
    E’ evidente che la Bibbia va capita, e non presa alla lettera;;
    capita, significa studiata attenendosi alla santa guida ecclesiastica, non interpretando ognuno amodo proprio le Sacre Scritture, “attenendosi alle legge della libera interpretazione” come fanno iprotestanti.
    Se noi cattolici onoriamo Maria, non commettiamo peccato; nella stessa Bibbia troviamo scritto chebisogna onorare il padre e la madre, onorandoli certamente non manchiamo di rispetto a Gesù, allostesso modo onorando Maria onoriamo Gesù.
    Ad esempio cosa ci vuol dire la Bibbia con l’episodio delle nozze di Cana?
    Quell’episodio serve forse a disprezzare Maria, o a farci prendere le distanze da lei, come
    apparentemente fece Gesù?
    S. Agostino ci dice:
    “Attraverso le stesse circostanze egli ci vuole suggerire qualcosa, poiché ritengo che non senza unaragione il Signore intervenne alle nozze. A parte il miracolo, il contesto stesso adombra qualchemistero, qualche sacramento. Bussiamo perché ci apra e c'inebri del vino invisibile. Anche noieravamo acqua e ci ha convertiti in vino, facendoci diventare sapienti; gustiamo infatti la sapienzache viene dalla fede in lui, noi che prima eravamo insipienti. Credo sia proprio mediante la sapienza- non disgiunta dall'onore reso a Dio, dalla lode della sua maestà e dall'amore della sua potentissimamisericordia - è proprio mediante la sapienza che potremo pervenire all'intelligenza spirituale diquesto miracolo. 3. Di fronte a tanti prodigi compiuti per mezzo di Gesù Dio, c'è da meravigliarsi sel'acqua è mutata in vino per mezzo di Gesù uomo? Diventando uomo, egli non ha cessato di essereDio: si è aggiunto l'uomo, non è venuto meno Dio. Chi ha compiuto questo prodigio è colui che hacreato tutte le cose. Non dobbiamo meravigliarci che Dio abbia fatto questo, ma piuttostoringraziarlo perché lo ha fatto in mezzo a noi, e per la nostra salvezza.
    [Lo sposo avanza.]
    4. Invitato, il Signore si reca ad un festino di nozze. C'è da meravigliarsi che vada alle nozze inquella casa, lui che è venuto a nozze in questo mondo? Se non fosse venuto a nozze, non avrebbequi la sposa. E che senso avrebbero allora le parole dell'Apostolo: Vi ho fidanzati ad uno sposounico, come una vergine pura da presentare a Cristo? Che cosa teme l'Apostolo? Che la verginitàdella sposa di Cristo venga corrotta dall'astuzia del diavolo. Temo - dice - che come nel caso di Eva,il serpente nella sua astuzia corrompa i vostri sentimenti, deviandoli dall'amore sincero e castoverso Cristo. Il Signore ha qui, dunque, una sposa che egli ha redento col suo sangue, e alla qualeha dato come pegno lo Spirito Santo (2 Cor 11, 2-3; 1, 22). L'ha strappata alla tirannia del diavolo, èmorto per le sue colpe, è risuscitato per la sua giustificazione (cf. Rm 4, 25). Chi può offrire tantoalla sua sposa? Offrano pure gli uomini quanto c'è di meglio al mondo: oro, argento, pietre preziose,cavalli, schiavi, ville, possedimenti: ci sarà forse qualcuno che può offrire il suo sangue? Se unooffrisse il suo sangue per la sposa, come potrebbe sposarla? Il Signore invece affronta serenamentela morte, dà il suo sangue per colei che sarà sua dopo la risurrezione, colei che già aveva unito a sénel seno della Vergine. Il Verbo, infatti, è lo sposo e la carne umana è la sposa; e tutti e due sono unsolo Figlio di Dio, che è al tempo stesso figlio dell'uomo. Il seno della vergine Maria è il talamodove egli divenne capo della Chiesa, e donde avanzò come sposo che esce dal talamo, secondo laprofezia della Scrittura: Egli è come sposo che procede dal suo talamo, esultante come campionenella sua corsa (Sal 18, 6). Esce come sposo dalla camera nuziale e, invitato, si reca alle nozze.



    5. Non è certo senza un motivo recondito che egli sembra non riconoscere la madre, dalla quale erauscito come sposo, quando le dice: Che c'è tra me e te, o donna? La mia ora non è ancora giunta(Gv 2, 4). Cosa significano queste parole? Ha forse presenziato alle nozze per insegnarci adisprezzare la madre? Era andato alle nozze d'un uomo che prendeva moglie per generare deifigli, e che certamente aspirava ad essere onorato dai figli che avrebbe generato. E Gesù avrebbepartecipato alle nozze per mancare di rispetto alla madre, mentre le nozze vengono celebrate e ci sisposa per avere dei figli, ai quali Dio comanda di rendere onore ai genitori? Certamente, fratelli,c'è qui nascosto un mistero. E si tratta di cosa tanto importante che taluni - contro cui, come giàabbiamo ricordato, ci ha messo in guardia l'Apostolo dicendo: Temo che, come nel caso di Eva, ilserpente nella sua astuzia corrompa i vostri sentimenti, deviandoli dall'amore sincero e casto versoGesù Cristo (2 Cor 11, 3) - i quali, contraddicendo il Vangelo, sostengono che Gesù Cristo non ènato da Maria Vergine, credono d'aver trovato una conferma al loro errore proprio in questeparole del Signore. Come poteva essere sua madre - essi dicono - colei alla quale Cristo disse: Chec'è tra me e te, o donna? Bisogna rispondere a costoro spiegando il significato della frase delSignore, affinché non credano d'aver trovato, sragionando, un argomento contro la fede, checorrompa la purezza della sposa vergine, cioè la fede della Chiesa. E davvero si corrompe, o fratelli,la fede di coloro che preferiscono la menzogna alla verità. Costoro infatti che credono di onorareCristo negando la realtà della sua carne, lo fanno passare per bugiardo. Coloro che costruiscononegli uomini la menzogna, che altro eliminano da essi se non la verità? Vi introducono il diavolo ene escludono Cristo; vi fanno entrare l'adultero e ne fanno uscire lo sposo. Sono paraninfi o, meglio,agenti del diavolo: con le loro parole aprono la porta al diavolo e scacciano Cristo. In che modo ilserpente s'impossessa dell'uomo? Facendo sì che l'uomo ceda alla menzogna. Quando la menzognadomina, domina il serpente; quando la verità domina, domina Cristo. Egli infatti ha detto: Io sono laverità (Gv 14, 6); del diavolo invece ha detto: Non rimase nella verità, perché in lui non c'è verità(Gv 8, 44). Ora, Cristo è talmente la verità che tutto in lui è vero: Egli è il vero Verbo, Dio uguale alPadre, vera anima, vera carne, vero uomo, vero Dio; vera è la sua nascita, vera la sua passione, lasua morte, la sua risurrezione. Se neghi una sola di queste verità, entra il marcio nella tua anima, ilveleno del diavolo genera i vermi della menzogna, e nulla rimarrà integro in te.
    6. Qual è, dunque, il significato della frase del Signore: Che c'è tra me e te, donna? Forse in ciòche segue il Signore ci mostra perché si è espresso così: Non è ancora giunta la mia ora. Questa è,infatti, l'intera frase: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora. Cerchiamo dicapire perché si è espresso così. Prima, però, confutiamo gli eretici. Che cosa dice l'inveteratoserpente, l'antico istigatore e iniettatore di veleni? Che cosa dice? Che Gesù non ebbe per madre unadonna. Come puoi provarlo? Con le parole, tu mi dici, del Signore: Che c'è tra me e te, donna? Ma,rispondo, chi ha riportato queste parole, perché possiamo credere che davvero si sia espresso così?Chi? L'evangelista Giovanni. Ma è proprio l'evangelista Giovanni che ha detto: E la madre di Gesùsi trovava là. Questo è infatti il suo racconto: Il terzo giorno in Cana di Galilea si celebrò unfestino di nozze, e la madre di Gesù si trovava là. Alle nozze fu invitato anche Gesù con i suoidiscepoli (Gv 2, 1-2). Abbiamo qui due affermazioni dell'evangelista. Egli dice: la madre di Gesù sitrovava là; ed egli stesso riferisce le parole di Gesù a sua madre. Affinché voi possiate custodire laverginità del cuore di fronte alle insinuazioni del serpente, notate, o fratelli, come nel riferire larisposta di Gesù a sua madre, l'evangelista cominci col dire: Sua madre gli dice... Nella medesimanarrazione, nel medesimo Vangelo, il medesimo evangelista riferisce: La madre di Gesù si trovavalà, e: Sua madre gli disse. Di chi è questa narrazione? Dell'evangelista Giovanni. E che cosa Gesùrisponde alla madre? Che c'è tra me e te, o donna? Ed è lo stesso evangelista Giovanni a narrarcelo.O evangelista fedelissimo e veracissimo, tu mi racconti che Gesù disse a sua madre: Che c'è tra mee te, donna? Perché hai dato l'appellativo di madre a colei che non riconosce tale? Tu infatti haidetto che là si trovava la madre di Gesù, e che sua madre gli disse... Perché non hai detto piuttosto:Là si trovava Maria, e Maria gli disse? Tu riferisci tutte e due le espressioni: e sua madre gli disse, eGesù le rispose: Che c'è tra me e te, donna? Perché questo, se non perché tutte e due le espressioni



    sono vere? Gli eretici, invece, credono all'evangelista quando narra che Gesù disse a sua madre:Che c'è tra me e te, donna?, e non vogliono credere all'evangelista che riferisce: Là si trovava lamadre di Gesù, e sua madre gli disse... Ebbene, chi è che resiste al serpente e custodisce la verità, ela cui integrità spirituale non è violata dall'astuzia del diavolo? Certamente chi ritiene vere ambeduele cose: che là si trovava la madre di Gesù, e che Gesù rispose a sua madre in quel modo. Se ancoranon riesci a capire come mai Gesù abbia risposto: Che c'è tra me e te, donna?, tuttavia credi cheGesù ha detto queste parole, e che le ha dette a sua madre. Se la fede è fondata sulla pietà, anchel'intelligenza raccoglierà il suo frutto.
    [Cercate la verità senza polemizzare.]
    7. Domando a voi, fedeli cristiani: C'era la madre di Gesù alle nozze? Voi rispondete che c'era.Come lo sapete? Voi rispondete: Lo dice il Vangelo. Che cosa rispose Gesù a sua Madre? Voi dite:Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora. E anche questo come lo sapete? Voirispondete: Lo dice il Vangelo. Che nessuno vi corrompa questa fede, se volete conservare per losposo una casta verginità. Se poi qualcuno vi domanda perché Gesù rispose così a sua madre, parlichi è riuscito a capire; e chi non è ancora riuscito a capire, creda fermissimamente che Gesù ha datoquesta risposta, e l'ha data a sua madre. Questo spirito di pietà gli otterrà anche di capire il senso diquella risposta, se busserà pregando, e non si accosterà alla porta della verità solo discutendo.Soltanto eviti, mentre ritiene di sapere o si vergogna di non sapere il motivo di quella risposta, diridursi a credere che l'evangelista riferendo che là si trovava la madre di Gesù, ha mentito; oppureche Cristo ha sofferto per le nostre colpe una morte fittizia, ha mostrato per la nostra giustificazionefalse cicatrici, ed ha affermato il falso quando disse: Se voi rimanete nella mia parola, sieteveramente miei discepoli; e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi (Gv 8, 31-32). Perché sela madre è fittizia, fittizia è la carne, fittizia è la morte, fittizie le ferite della passione, fittizie lecicatrici della risurrezione; allora non sarà la verità a liberare quelli che credono in lui, ma piuttostola falsità. E invece la falsità ceda il passo alla verità, e siano confusi tutti quelli che vorrebberosembrare veraci proprio mentre si sforzano di dimostrare che Cristo è menzognero, e non voglionosentirsi dire: - Non vi crediamo perché mentite -, mentre loro vanno dicendo che la verità stessa hamentito. Se poi domandiamo a costoro come fanno a sapere che Cristo ha detto: Che c'è tra me e te,donna?, essi rispondono che hanno creduto al Vangelo. Ma perché allora non credono al Vangelo,quando dice: là si trovava la madre di Gesù, e sua madre gli disse...? Che se dicendo questo ilVangelo mentisce, come gli si può credere quando riferisce le parole di Gesù: Che c'è tra me e te,donna? Non farebbero molto meglio, questi miserabili, a credere sinceramente che il Signore hadato questa risposta a sua madre e non ad una estranea? e cercare religiosamente il senso di questarisposta? C'è infatti una grande differenza tra chi dice: - Vorrei sapere perché Cristo ha rispostocosì a sua madre -, e chi dice: - Io so che questa risposta Cristo non l'ha data a sua madre -.Altro è voler chiarire ciò che è oscuro, altro è rifiutare di credere ciò che è chiaro. Chi dice: - Vogliosapere perché Cristo ha risposto così a sua madre -, desidera gli sia chiarito il Vangelo, al qualecrede; chi invece dice: - So che Cristo non ha dato questa risposta a sua madre -, accusa dimenzogna il Vangelo, dal quale ha appreso che Cristo ha risposto così.
    [Fede e intelligenza.]
    8. E adesso, fratelli, che abbiamo risposto a costoro, che nella loro cecità son destinati a rimanerenell'errore fin quando umilmente accetteranno di essere guariti, se volete, noi cercheremo di sapereperché nostro Signore abbia risposto in quel modo a sua madre. Caso unico, egli è nato dal Padresenza madre, dalla madre senza padre: senza madre come Dio, senza padre come uomo; senzamadre prima dei tempi, senza padre nella pienezza dei tempi. Questa risposta l'ha data proprio a suamadre, perché là c'era la madre di Gesù, e la madre di Gesù gli disse... Tutto questo lo dice ilVangelo. Dal Vangelo sappiamo che là c'era la madre di Gesù, e dallo stesso Vangelo sappiamo



    che Gesù disse a sua madre: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora. Crediamotutto, e mettiamoci a cercare ciò che ancora non abbiamo capito. E anzitutto state attenti che, come imanichei han trovato pretesto alla loro incredulità nel fatto che il Signore disse: Che c'è tra me e te,donna?, così gli astrologhi non trovino pretesto per la loro ciarlataneria nel fatto che il Signoredisse: Non è ancora giunta la mia ora. Se il Signore ha detto questo nel senso degli astrologi, noiabbiamo commesso un sacrilegio bruciando i loro scritti. Se, invece, abbiamo fatto bene, seguendoil costume del tempo degli Apostoli (cf. At 19, 19), è perché le parole del Signore: Non è ancoragiunta la mia ora, non sono da interpretare nel senso che pretendono loro. Infatti, questi ciarlatani,sedotti e seduttori, vanno dicendo: Come vedete, Cristo era soggetto al fato, poiché dice: Non èancora giunta la mia ora. A chi risponderemo prima: agli eretici, o agli astrologi? Sia gli uniche gli altri provengono dal serpente, e si propongono di violare la verginità spirituale dellaChiesa, che consiste nell'integrità della sua fede. Se volete, prima rispondiamo a coloro ai quali perprimi mi sono riferito, ai quali peraltro in gran parte abbiamo già risposto. Ma affinché non pensinoche noi non sappiamo che dire in merito alla risposta che il Signore ha dato a sua madre, vivogliamo documentare meglio contro di loro; perché, a confutarli, credo bastino le cose già dette.
    9. Perché dunque il figlio ha detto alla madre: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta lamia ora? Nostro Signore Gesù Cristo era Dio e uomo. Come Dio non aveva madre, come uomol'aveva. Maria, quindi, era madre della carne di lui, madre della sua umanità, madre della debolezzache per noi assunse. Ora, il miracolo che egli stava per compiere, era opera della sua divinità,non della sua debolezza: egli operava in quanto era Dio, non in quanto era nato debole. Ma ladebolezza di Dio è più forte degli uomini (1 Cor 1, 25). La madre esigeva un miracolo ed egli,accingendosi a compiere un'opera divina, sembra insensibile ai sentimenti di tenerezza filiale. E'come se dicesse: Quel che di me compie il miracolo, non l'hai generato tu: tu non hai generatola mia divinità; ma siccome hai generato la mia debolezza, allora ti riconoscerò quando questa miainfermità penderà dalla croce. E' questo il senso della frase: Non è ancora giunta la mia ora. Sullacroce riconobbe la madre, lui che da sempre la conosceva. Conosceva sua madre prima di nascereda lei, quando la predestinò; e prima di creare, come Dio, colei della quale come uomo sarebbe statocreatura. Tuttavia, in una certa ora misteriosamente non la riconosce, e poi in un'altra ora, cheancora doveva venire, di nuovo misteriosamente la riconosce. La riconobbe nell'ora in cuistava morendo ciò che ella aveva partorito. Moriva, infatti, non il Verbo per mezzo del qualeMaria era stata creata, ma la carne che Maria aveva plasmato; non moriva Dio che è eterno, ma lacarne che è debole. Con quella risposta, dunque, il Signore vuole aiutare i credenti a distinguere,nella loro fede, la sua persona dalla sua origine temporale. E' venuto per mezzo di una donna, chegli è madre, lui che è Dio e Signore del cielo e della terra. In quanto Signore del mondo, Signore delcielo e della terra, certamente egli è anche Signore di Maria; in quanto creatore del cielo e dellaterra, è anche creatore di Maria; ma in quanto nato da donna e fatto sotto la legge (Gal 4, 4) -secondo l'espressione dell'Apostolo -, egli è il figlio di Maria. E' ad un tempo Signore e figlio diMaria, ad un tempo creatore e creatura di Maria. Non meravigliarti del fatto che è ad un tempofiglio e Signore: Vien detto figlio di Maria come vien detto figlio di Davide, ed è figlio di Davideperché è figlio di Maria. Ascolta la testimonianza esplicita dell'Apostolo: Egli è nato dalla stirpe diDavide secondo la carne (Rm 1, 3). Ma egli è altresì il Signore di Davide. E' lo stesso Davide che loafferma. Ascolta: Parola del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra (Sal 109, 1). Gesù pose iGiudei di fronte a questa testimonianza, e con essa li ridusse al silenzio. Come dunque egli èinsieme figlio e Signore di Davide (Mt 22, 45), figlio secondo la carne e Signore secondo ladivinità, così è figlio di Maria secondo la carne e Signore di Maria secondo la maestà. E poichéMaria non era madre della divinità, e il miracolo che ella chiedeva doveva compiersi in virtù delladivinità, per questo disse: Che c'è tra me e te, donna? Non credere però, o Maria, che io vogliarinnegarti come madre; gli è che non è ancora giunta la mia ora; allora, quando l'infermità di cuisei madre penderà dalla croce, io ti riconoscerò. Ecco la prova di questa verità. Narrando la
    passione del Signore, il medesimo evangelista, che conosceva la madre del Signore e che come tale



    ce l'ha presentata in queste nozze, dice così: Stava là, presso la croce, la madre di Gesù, e Gesùdisse a sua madre: Donna, ecco tuo figlio; poi al discepolo: Ecco tua madre (Gv 19, 25-27). Affidala madre al discepolo; affida la madre, egli che stava per morire prima di lei e che sarebbe risortoprima che ella morisse: egli, uomo, raccomanda ad un uomo una creatura umana. Ecco la naturaumana che Maria aveva partorito. Era venuta l'ora alla quale si riferiva quando aveva detto: Non èancora giunta la mia ora.”
    Perché, affida la madre a Giovanni, quando Egli sapeva che dopo appena tre giorni sarebberisuscitato? Egli stesso avrebbe potuto prendersi cura della madre, sapeva pure che dopo cinquantagiorni avrebbe mandato il Consolatore, che avrebbe fortificato tutti i credenti, e allora che senso hal’affidamento di Giovanni a Maria e di Maria a Giovanni?
    E’ chiaro che Gesù con quelle parole ha voluto affidare la Chiesa nascente a Sua madre, questo
    come Dio, come uomo invece prega Giovanni di prendersi cura di Maria sua madre e della stessaChiesa nascente.
    Ma come mai l’evangelista ci racconta l’episodio delle nozze, senza che parli sufficientemente deglisposi? I primi due versetti introducono i personaggi del racconto e i loro rapporti reciproci. Lecircostanze (le nozze) sono esposte senza che si parli, come ci si aspetterebbe, degli sposi. La sposanon viene mai nominata e lo sposo interviene soltanto in seguito a una confusione del direttore dimensa.
    Gli altri personaggi sono Gesù, la madre di Gesù, i suoi discepoli, i servi, il direttore di mensa. Sinota che tutti i personaggi sono presentati in riferimento a Gesù: sua madre, i suoi discepoli. Idiscepoli non hanno nessun ruolo attivo, ma sono tuttavia importanti come testimoni della scena ecome oggetto di una trasformazione: alla fine divengono credenti.
    Scena 1°: Gesù e sua madre (vv. 3-4). La mancanza di vino, elemento costitutivo di una festa dinozze, è il punto di partenza del racconto. Nelle nozze ebraiche, che duravano una settimana,bisognava prevedere una quantità sufficiente di bevande.
    La madre di Gesù (chiamata sempre così nel vangelo di Giovanni) prende l’iniziativa d’intervenire.Lo fa, non con una domanda diretta, ma attraverso un’affermazione (il che, nel vangelo di
    Giovanni, è spesso la forma rispettosa della richiesta). Così Marta e Maria chiedono a Gesùd’intervenire: “Colui che tu ami è ammalato” (11,3). Di norma era compito del direttore di mensa (eanzitutto dello sposo) di prevedere questi dettagli. Non è certamente per caso se, nello schema di cuisopra, la scena tra sua madre e Gesù è parallela alla scena tra il direttore di mensa e lo sposo.
    A Cana la madre di Gesù è divenuta la prima sua discepola, perché per fede gli chiese il suointervento, fu la prima ad avere fede nel Figlio.
    Scena 2°: La madre di Gesù e i servi (5-6). La parola della madre di Gesù ai servi attesta che Mariaha compiuto quel superamento al quale la invitava Gesù. “Fate quello che vi dirà”. La frasemanifesta l’adesione incondizionata;; la madre carnale diviene così la prima dei discepoli.
    Scena 3°: Gesù e i servi (vv. 7-8a). Nello schema che abbiamo proposto, questa scena è isolata: è ilsegno che occupa il posto centrale. L’evangelista insiste come se descrivesse al rallentatore lediverse azioni, gli ordini e la loro esecuzione: “Riempite le giare di acqua”. Le riempirono finoall’orlo. Dice loro: “Ora attingete e portatene al direttore di mensa”. Essi ne portarono (7-8). E’ iltempo del compimento delle meraviglie: la mancanza che ha dato origine al racconto è colmata;tutto potrebbe così concludersi nella gioia e nella festa.
    Scena 4°: Il direttore di mensa e i servi (vv. 8b-9a). In realtà comincia adesso il malinteso. Ildirettore di mensa “non sapeva donde veniva” il vino. L’origine misteriosa dell’acqua divenutavino rimanda all’origine misteriosa di Gesù e dei suoi doni. I servi, simbolo dei credenti che



    obbediscono alla parola, sono qui contrapposti al direttore di mensa: essi sapevano. Eccocontrapposti i sapienti scribi ebrei agli umili servi, i primi non capirono, i secondi conobbero laverità. Cristo si rivela per prima ai servi, il direttore di mensa che doveva essere (umanamente,logicamente) il primo ad essere avvisato non sapeva donde venisse quel vino, i servi sì.
    Scena 5°: Il direttore di mensa e lo sposo (vv. 9b-10). Guardiamo il prospetto tracciato all’inizio diquesto commento: il direttore di mensa e lo sposo corrispondono alla madre di Gesù e a Gesù: ilmalinteso è al colmo. Il direttore di mensa ignora che qualcuno si è sostituito a lui nelle suefunzioni; ignora anche che lo sposo non è quello che egli crede. Non sa e si contenta ricordando“quel che di fa di solito”, (prima si offre il vino buono, e poi quando gli ospiti sono meno lucidi, sioffre quello meno buono). Ciò che è accaduto è il contrario del ripetitivo e per vederlo bisognasaper superare “quel che si fa di solito”.
    L’accenno alle sei giare vuote indica simbolicamente che le nozze tra Israele e il suo Dio sono
    giunte a un punto morto: la cifra sei indica imperfezione (sette meno uno). Inoltre il dialogo traGesù e sua madre ricorda, nei suoi termini, altri dialoghi nell’Antico Testamento. Quando l’Egittomanca di pane, il faraone invita il popolo a rivolgersi a Giuseppe: “Poi tutta la terra d’Egittoincominciò a sentire la fame, ed il popolo gridò al faraone per il pane. Allora il faraone disse a tuttigli egiziani: “Andate da Giuseppe, fate quello che vi dirà” (Gn 41,55). Così Gesù appare come ilnuovo Giuseppe che fa mangiare il popolo e che permette di passare dalla penuria allasovrabbondanza. Ma l’accostamento più evidente sembra essere Es 19,8, in cui il popolo aderisceall’alleanza in questi termini: “Tutto quello che il Signore ha detto, noi lo faremo”. La madre diGesù è allora il simbolo del nuovo Israele.
    Il miracolo di Cana è scritto a uso dei credenti che hanno fatto l’esperienza pasquale e che hannorotto i ponti con il giudaismo, come traspare dalla costruzione del racconto. L’inizio e laconclusione situano il lettore in un contesto pasquale: il terzo giorno, qui tradotto “tre giorni dopo”(2,1) evoca la risurrezione, in cui si è rivelata la gloria (2,11) di Gesù e in cui la fede dei discepoli èdivenuta totale. L’insieme del racconto descrive in che modo in Gesù si attua il passaggio dalgiudaismo al cristianesimo. Il giudaismo, con il quale i primi cristiani hanno rotto i ponti, è quipresentato come un movimento religioso in via di esaurimento. Le sei giare destinate allapurificazione dei giudei sono vuote; i responsabili (lo sposo e il direttore di mensa) della festa dinozze sono imprevidenti: il festino messianico è sul punto di restare in secca. Per di più, quandoGesù interviene, dando alle nozze un prolungamento inaspettato e meraviglioso, il direttore dimensa e lo sposo (immagine d’Israele) sono incapaci di accogliere la novità che si offre in Gesù: ildirettore di mensa si contenta di volgersi verso il passato e di ripetere “quello che si fa di solito”.La madre di Gesù è presente: è colei grazie alla quale la festa tra Dio e l’umanità ridiventapossibile. Conduce il nuovo Israele (simboleggiato qui dai servi) verso Gesù, ma nel fare ciòdiventa ella stessa la donna, immagine del nuovo Israele, che si sottomette a suo figlio: “Fate quelloche vi dirà”. La quantità e la qualità eccezionale del vino significano che la festa messianica ècominciata e che ormai il vino non potrebbe mancare. “Hanno bevuto tutto? – si domandava unpadre della Chiesa. – No, perché noi ne beviamo ancora.” (cf commento al vangelo di Giovanni, diAlain Marchadour, ed. San Paolo).
    Fratelli, con umiltà chiniamoci di fronte alla profondità della Parola di Dio, e ammettiamo la nostrapassata ignoranza!
    Tutta questa sublimità, i comuni e semplici fedeli protestanti (ma anche tantissimi cattolici)
    l’avevano intravista in questi versetti?
    Avete visto che profondità ha la Parola di Dio?
    Gesù che ci insegna ad onorare i nostri genitori come poteva mancare di rispetto a sua madre?
    Solo studiando le espressioni linguistiche di quei tempi si può capire il vero significato di quel titolo
    “donna”. Maria nelle nozze di Cana indirizza il popolo verso suo Figlio, dicendo “fate ciò che Eglivi dirà”. Queste parole vanno ben al di là della semplice apparenza, perché dimostrano innanzituttola fede di Maria, la quale crede che Gesù sia capace di fare quel prodigio, e poi sottolineano anche



    la sua figura che indirizza il popolo verso suo Figlio. E’ interessante notare pure come qui i presuntifratelli carnali di Gesù (presunti figli di Maria) non vengono menzionati, come mai? Di questoargomento ne parleremo nell’apposito capitolo.
    I tdG ad esempio commentano le nozze di Cana dicendo che “Maria imparò la lezione e restòsottomessa”, ma se leggiamo tutto l’episodio si capisce che Maria non imparò nessuna lezione
    (perché lezione non era) infatti dice ai servi “fate ciò che Egli vi dirà” quindi Maria era sicura cheGesù l’avesse accontentata.
    Si vede che c’era un progetto divino, perché se Gesù non avesse voluto manifestarsi non iniziavaproprio a Cana i suoi segni, Gesù anticipa la sua manifestazione e compie quel miracolo non percercare il sensazionalismo, ma per dimostrare in piccolo quello che farà quando saremo tutti nel SuoRegno, Gesù opera i miracoli per dimostrare che Egli è il Messia che le Scritture avevanoannunciato.
    LA MEDIAZIONE
    I patriarchi si comportano verso Dio senza intermediari (Gesù ancora non era venuto nel mondo); lascala misteriosa di Giacobbe (Gen 28,12) popolata di angeli che salgono e scendono dal cielopreludono ad un abbozzo del sistema di mediazione che vigerà nella economia della salvezza.
    Tutti sappiamo della intercessione di Abramo per gli abitanti di Sodoma e per la salute di Abimelekdi Gerar (Gen 18,22-
    32;; 20,17). Il primo e più grande mediatore dell’A.T. è Mosè (Es 17,11) poic’è la mediazione dei profeti, ecc..
    Nel N.T. ci imbattiamo varie volte nella intercessione o mediazione secondaria o subordinata;alcuni anziani intercedono presso Gesù per il centurione romano (Lc 7,2-10); in Gv 2,3 è la madredi Gesù che chiede ed ottiene dal Figlio; in At 12,5 la Chiesa pregava per Pietro; in molti passi dellelettere paoline si trova la preghiera di cristiani fatta per gli altri ( Col 1,9-14; Rm 1,8-1; Mc 1,30); inMt 14,19 e Mc 6,39 troviamo che i discepoli fanno da intermediari tra Gesù e la folla. E’ vero cheGesù è Mediatore unico e perfetto, ma è anche vero che Egli ha lasciato come prolungatori della suamediazione i discepoli che continuano nel mondo “fino alla fine dei tempi” la Sua opera di salvezzacome responsabili della Parola, della Chiesa, del battesimo, dell’Eucaristia, del perdono dei peccati,ecc...
    Il N.T. ci dice spesso che i cristiani siamo tutti uniti e formiamo un sol corpo in Cristo, pur essendomolti e con mansioni diverse (1 Cor 12,4-12; 20,20-
    26;; Ef 4,11). L’apostolo Paolo chiede ai fedelipreghiere per sé e per gli altri (Rm 15,30; Ef 6,18-19; 1 Tm 2,1-6; 2 Tm 1,18; Gc 5,16). I Santi piùdei fedeli ancora viatori (pellegrinanti sulla terra) sono in Cielo con Cristo (Gv 17,24) e , quindi,sono quelli che meglio e maggiormente possono chiedere e ottenere per noi. Però, teniamo semprepresente che l’intercessione o mediazione dei santi, come quella dei fedeli ancora viatori NONINTACCA MINIMAMENTE la posizione di Gesù Cristo, unico e indispensabile mediatore fra Dioe gli uomini. Infatti tutte le preghiere sono rivolte al Padre “per mezzo del nostro Signore GesùCristo”, il quale essendo l’indispensabile Mediatore e Redentore è anche l’unico nostro Salvatore.Come risulta dalla stessa S. Scrittura, non è proibito né ai fedeli (santi ancora sulla terra) né ai santiche già sono in Cristo, intercedere, ossia fare da mediatori secondari e subordinati.
    Paolo dice di essere “lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quelloche manca ai patimenti di Cristo a favore del suo Corpo che è la sua Chiesa” (Col 1,24).
    Gesù non è Lui l’unico mediatore? E cosa può apportare di bene Paolo alla Chiesa, e che cosa forse
    Paolo è forse presuntuoso?
    E’ facile comprendere che qualsiasi intercessione-mediazione è sempre secondaria e subordinata aquella di Cristo.
    Pretendono di far diventare sataniche le guarigioni concesse per mezzo delle preghiere di Maria; le
    guarigioni operate per mezzo di Pietro, Paolo e tutti gli altri erano anch’esse diaboliche?



    Pietro e Paolo erano vivi? Ma chi dice che Maria è morta? Ella è morta nella carne, ma il suo spiritonon può morire, come pure il nostro, quindi ella continua a far parte della Chiesa e continua apregare per i fratelli bisognosi.
    Come mai le ossa di Eliseo (2 Re 13,21) riportarono in vita un uomo al solo contatto? Se Eliseoera morto e scomparso e anche il suo spirito non esisteva più su questa terra, come maiquell’uomo risuscitò?
    Riflettiamo alla luce della verità, essa ci dice che lo Spirito Santo permane negli uomini santi, anchese muoiono nella carne, a maggior ragione loro continuano a pregare e intercedere per noi ancorapellegrini sulla terra.
    Leggiamo nel Vangelo di Giovanni:
    Gv 5,2-4 V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, concinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 4Un angelo infattiin certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua;; il primo ad entrarvi dopo l’agitazionedell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.
    La stessa Bibbia ci parla di acque miracolose, la stessa Bibbia ci insegna che Dio guarisce l’uomo inmodi diversi, e l’uomo guarito loda e ringrazia il Signore, perché qualsiasi credente sa che i santi eMaria sono solo un tramite della Potenza di Cristo.
    Perché invece molti fratelli separati appena sentono parlare delle acque di Lourdes gridano alloscandalo se nella stessa Bibbia troviamo esempi simili?

    Un’altra guarigione (una delle tante verificate) istantanea di una peritonite tubercolare è statapersonalmente controllata da uno scienziato, il premio Nobel Alexis Carrel, americano, convertitosisul posto.
    Suggestione? E’ assurdo parlarne, perché tra i guariti si contano increduli e bestemmiatori e anchebambini di pochi mesi; tutti i miracolati dedicano la loro vita a Dio, i neoconvertiti dannotestimonianza della potenza di Dio, ringraziano Maria, ma sanno che è Gesù Cristo ad averligraziati, infatti lo servono ed evangelizzano nel Suo nome.
    Prima di inveire contro tali miracoli, farebbero bene a documentarsi, le relazioni mediche sono
    infatti pubbliche, accessibili a chiunque. E’ forse serio additare le guarigioni che avvengonoall’interno della Chiesa cattolica come opere sataniche senza che si guardino le documentazioni?Le opere di Satana non perdurano a lungo, ancora meno credibile è il fatto che il diavolo spingauomini a pregare Gesù, i miracolati non cessano di pregare Cristo, come mai?
    Forse anche Satana si è convertito?

 

 
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