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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    NO ABORTO! » L?ABORTO PROCURATO E? UN RAGGIRO MORTALE

    L’aborto procurato è un raggiro mortale. Lo afferma proprio uno dei fondatori del movimento abortista negli Stati Uniti, il dott. Bernard Nathanson, famoso ginecologo di New York. Ora Nathanson, dichiarandosi responsabìle di 75.000 aborti, si prodiga in tutto il mondo, con il Movimento per la vita, affinché sia rispettato il diritto alla vita di ogni uomo sin dal suo concepimento. In Irlanda a Dublino, durante la campagna peril referendum del 7 settembre 1983 sul “Pro‑Life Amendment”,vinto con una maggioranza di due terzi dal Movimento per la vita, Nathanson ha pronunciato un discorso che tutti devono conoscere. Eccone la traduzione. Dopo la pubblicazione in America del mio libro, tre anni fa, sono stato spesso invitato a tenere conferenze con il deputato Henry Hyde, eminente rappresentante del movimento per la vita nel Congresso degli Stati Uniti. La stampa, a proposito di queste conferenze, ha coniato l’espressione “Hyde Show”; in effetti il deputato Hyde è alto un metro e 70 cm, pesa 125 kg, assomiglia ad un giocatore di rugby o di calcio. Oratore brillante ed agile, con una folta chioma argentea, si presenta così: “Sono un feto, vecchio di 660 mesi…”. Parlerò oggi di politica e di chirurgia abortiva in generale, accennando specialmente agli emendamenti “pro‑life”, alla Costituzione. Ci battiamo per una penalizzazione definitiva ed irrevocabile dell’aborto. A quelli, che pur essendo contrari all’aborto, giudicano l’emendamento della Costituzione una misura inutile e troppo drastica, rispondo menzionando elementi di storia americana per convincerli dell’utilità di questa mossa tattica. Molti hanno sentito parlare di me come del “direttore della più grande clinica abortiva del mondo”, il “Centro per la salute sessuale e riproduttiva” (Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti: 60.000 dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire dalla liberalizzazione dell’aborto. Avevo 35 medici alle mie dipendenze. La clinica operava dalle 8 del mattino a mezzanotte dei giorni feriali e festivi, escluso solo il giorno di Natale. lo stesso ho effettuato privatamente circa 15.000 altri aborti e così sono responsabile in tutto di circa 75.000 aborti. Non sono fiero di questi dati statistici, ma è necessario tenerli presenti. Il mio discorso ne guadagnerà in credibilità e autorità. Sono stato uno dei fondatori della Naral (National association for repeal of abortion law), l’unione nazionale per l’abrogazione della legge sull’aborto, chiamata più tardi “Lega d’azione per il diritto all’aborto” (Abortion rights action league). Quest’ultima fu il primo gruppo politico attivo per la legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti, fondato da Laurence Lader, Betty Freedan, nota femminista, Carol Brightcer, attiva nella politica a New York City, e da me, nel 1968. A quell’epoca era temerario fondare un movimento simile. Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati (7.500 dollari il primo anno) ed era audace l’idea di voler cambiare le leggi sull’aborto. Secondo sondaggi non ufficiali, il 99,5% dell’opinione pubblica a New York City era contro una legalizzazione dell’aborto. Noi quattro fondatori, riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York la legge contro l’aborto in vigore da 140 anni. Questa città divenne così la capitale dell’aborto in America. Tre anni più tardi, su nostra richiesta, la Corte Suprema legalizzò l’aborto nei 50 Stati dell’Unione. La nostra tattica, per realizzare il nostro scopo, è stata con piccole varianti, la stessa di quella usata in tutto il mondo occidentale. Per chi mi ascolta, è importante saperlo. Vale per tutti: per l’Italia, per il Canada, come per la Gran Bretagna. In questo momento la lotta infuria nella cattolicissima Spagna. Non c’è società occidentale che venga risparmiata. Tutte ne subiscono il contagio. Nel 1968, il nostro gruppo, la Naral, era consapevole di andare incontro ad una sconfitta nel caso di un sondaggio serio ed onesto. Indicammo così ai mass‑media e al pubblico i risultati di un sondaggio fittizio, nel quale, secondo noi un 50‑60% degli americani erano favorevoli alla liberalizzazione dell’aborto. La nostra tattica consisteva nell’invenzione di dati frutto di consultazioni popolari inesistenti. Il nostro obiettivo divenne presto realtà. Il pubblico, al quale dicevamo che tanti erano per l’aborto, mutò opinione e diventò davvero favorevole all’aborto. Vorrei dunque consigliare di essere molto critici e guardinghi di fronte a informazioni, diffuse dalla stampa e da notiziari della radio e della televisione: purtroppo l’informazione inesatta e tendenziosa rimane per gli abortisti il metodo migliore di propaganda.
    Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione. Falsificammo i dati sugli aborti clandestini (sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente al pubblico e alla stampa la cifra di un milione. Così anche HitIer, ripetendo il falso, riuscì a convincere tutta la Germania della veridicità di quanto asseriva. Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini era di circa 200‑250 donne. Noi invece dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino. Questi dati fittizi influenzarono l’opinione pubblica americana che si convinse della necessità di cambiare la legge.
    Il primo anno dopo la liberalizzazione, il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno 750.000. Questa cifra, salì nel 1980 a 1,55 milioni, secondo i dati ufficiali. L’aumento degli aborti, dalla loro legalizzazione, si è dunque moltiplicato per 15 (dai 100.000 di prima si è passati infatti a 1,55 milioni nel 1980). Questa constatazione basta a dimostrare quanto fosse nefasta la nostra propaganda. Una delle nostre tattiche consisteva nel convincere la gente che la penalizzazione dell’aborto avrebbe aumentato considerevolmente il numero degli aborti clandestini. Invece dai dati qui sopra elencati, risulta il contrario: è lecito pensare, che nel caso di una penalizzazione torneremmo ad una cifra vicina a quella anteriore, cioè a circa 100.000.
    L’aumento degli aborti dopo la loro liberalizzazione sta anche a dimostrare la diminuzione nella popolazione del senso di responsabilità in materia sessuale. Attualmente l’aborto viene considerato da molti alla stregua di un controllo delle nascite e non c’è la possibilità di fermarne la valanga.
    Ci siamo pure serviti della cosiddetta “carta cattolica”, rivelatasi molto proficua per la nostra propaganda. Nel 1968 l’opinione pubblica da noi si schierava contro la guerra del Vietnam. Tutti, giovani, studenti ed intellettuali compresi, erano contrari a questa guerra. La gerarchia cattolica invece la appoggiava ancora. Noi, alludendo a questo suo atteggiamento, ed evocando quello da lei adottato di fronte all’aborto, tirandone conseguenze a nostro profitto, guadagnavamo alle nostre idee, quelli che erano contrari a questa guerra (e dunque, secondo noi, favorevoli all’aborto... ). Confidando nell’appoggio dei cattolici, cosiddetti intellettuali e liberali, evitando di attaccare il Papa, per non alienarci simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo i mass‑media della sua influenza negativa in merito al problema della liberalizzazione dell’aborto.
    Ho conservato alcuni documenti inerenti alla mia attività di allora. Si tratta di circolari, mandate ai nostri gruppi d’azione, con le quali denunciavamo l’atteggiamento della Chiesa cattolica in materia. I mass‑media se ne impadronirono ed ebbero così un grande impatto sull’opinione pubblica. Ecco alcuni esempi di questa propaganda. Circolare dei 12 maggio 1972 della Naral: parlando dei presidente Níxon, «gli si rimproverava di essersi messo d’accordo con la gerarchia cattolica ed ì] cardinale Cooke, nella campagna contro l’aborto a New York, per ottenere voti». Anche nel Michigan, continua il documento, Nixon «militò contro l’aborto assieme alla gerarchia cattolica, rischiando di far degenerare la questione in una guerra di religione». «La gerarchia cattolica è decisa ad imporre le sue opinioni in materia d’aborto, e presto sarà in pericolo la Carta dei diritti, perché il cardinale Cooke farà legge anche nelle nostre camere da letto. Inammissibile che la Chiesa, legiferando imponga ad una donna di avere un figlio contro la sua volontà. L’esperienza di New York ha dimostrato l’inesorabilità della gerarchia cattolica, la sua totale mancanza di rispetto dell’opinione della maggioranza dei cattolici». In questo modo siamo riusciti a dividere i cosiddetti cattolici liberali dalla loro gerarchia e a infrangere la loro resistenza all’aborto.
    Ancora un estratto della circolare: «Sondaggi d’opinione confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne cattoliche che hanno praticato l’aborto: corrisponde alla loro percentuale nella popolazione totale». Quanti inganni, quante bugie! Altro argomento in nostro favore: cercare di stigmatizzare una Chiesa gerarchica e reazionaria, spingendo i cattolici liberali a cambiar campo, schierandosi con noi in favore di una revisione della legge: «molti cattolici, pur non essendo personalmente per l’aborto, pensano che le donne debbano scegliere loro stesse la via da seguire in un campo tanto privato. Per sostenerle, consigliamo l’organizzazione in gruppi dei cattolici in favore di un cambiamento della legge». Citiamo un altro documento estratto dal Protocollo di un incontro al vertice avvenuto a Chicago il 9 gennaio 1971, presente l’elite dei nostro movimento: politici, deputati, senatori ed alti funzionari. «La maggior opposizione alla revisione della legge sull’aborto viene dalla Chiesa cattolica e dalle organizzazioni da lei appoggiate e finanziate come il “movimento per il diritto alla vita” (Right to life movement). Tutti i presenti sono al corrente della loro propaganda in questo senso. Sarà dunque importante sostenere movimenti di cattolici in favore della liberalizzazione dell’aborto, come quello di personalità attorno a Robert Dyman, deputato, e al cardinale Cushing». Quest’ultimo non era mai stato fautore di una revisione della legge. Diffondendone però la falsa notizia, siamo riusciti a convincere una certa quantità di cattolici indecisi e ad attirarli dalla nostra parte. In un altro documento, sotto il titolo “Profilo dell’opposizione” la Naral afferma: «L’opposizione (cioè la Chiesa cattolica) rappresenta una minaccia, dispone di mezzi finanziari importanti, è ben organizzata e possiede una rete funzionale di comunicazioni. I suoi argomenti polarizzano l’attenzione su certi valori religiosi, a danno di una società democratica». Chi invece predicava e con grande successo una polarizzazione religiosa, eravamo noi! Questa nostra campagna di propaganda serviva: a) a convincere i mass‑media che gli antiabortisti erano tutti cattolici o cripto‑cattolici, sottomessi alla gerarchia; b) che i difensori dell’aborto erano invece colti, liberali, intellettuali, progressisti; c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista. Invece le Chiese ortodosse orientali, le “Churches of Christ”, I’”American Baptist Association” la Chiesa luterana, le Chiese metodiste, l’Islam, l’Ebraismo ortodosso, i Mormoni, le “Assemblies of God” (la più grande comunità ‑ 15 milioni ‑ di Pentecostali negli Stati Uniti) erano all’unanimità contro l’aborto. Diverse comunità religiose avevano una posizione più mitigata senza però ammettere la liberalizzazione dell’aborto: la “Lutheran Baptist Convention”, la Chiesa americana luterana, la Chiesa presbiteriana, e le Chiese battiste. Questa lista impressionante di Chiese non fu però mai pubblicata, e la nostra propaganda si limitò a denunciare la Chiesa cattolica. Ho sotto gli occhi una notizia del “Religions news service” apparsa due settimane fa in Giappone, Paese nel quale il cattolicesimo è ben poco diffuso. Ora un movimento importante nel Parlamento chiede l’abrogazione della legge dei 1949, che aveva autorizzato l’aborto; ciò per le catastrofiche conseguenze socio‑economiche. I documenti da me citati, asseriscono che è anticostituzionale, da parte di gruppi religiosi, combattere l’aborto in violazione della legge che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa. Tacciono invece sul fatto che nel 1850 e nel 1860 furono pastori protestanti i promotori del movimento contro la schiavitù, che Martin Luther King, il difensore dei diritti civili per tutti era anche lui pastore e che preti cattolici come i Barrigan furono attivi nella campagna contro la guerra del Vietnam, al punto di essere perfino incarcerati per parecchi anni. Questo fu il nostro modo tendenzioso di presentare le cose. Quando, da noi, la Conferenza episcopale si pronunciò per la sospensione delle armi atomiche, fu lodata dalla stampa per le sue idee progressiste. Nessuno criticò questa “ingerenza” negli affari dello Stato. Questa stessa Conferenza episcopale fu però aspramente criticata e attaccata quando appoggiò una mozione parlamentare che chiedeva la revoca della legge permissiva sull’aborto. Sfortunatamente sarà molto difficile ottenere questa revoca. Si tratta non solo di reprimere la tendenza attuale e di modificare un articolo della Costituzione, ma anche di annullare una sentenza della Corte Suprema. Consiglio ai gruppi “Pro Life” della vostra Repubblica di tirare le dovute conseguenze dalla nostra esperienza, prima che la vostra Corte Suprema vi imponga una legge simile alla nostra. A parte la “carta cattolica” due altri metodi ci guidavano nella nostra propaganda. Il primo consisteva nel negare, malgrado le prove scientifiche attuali, che la vita ha inizio con il concepimento, che dunque nell’utero esiste già una persona, e che quest’ultima pretende protezione e sicurezza come noi. Il secondo metodo consisteva nell’influenzare i mass‑media, ed era senz’altro il più efficiente. Spesso mi si domanda: dottore, come è possibile che lei abbia cambiato così radicalmente strada e quali ne sono i motivi? Ecco: la risposta. Quando lasciai la clinica, diventai direttore della divisione maternità di un grande ospedale di New York, la Columbia University Medical School. Ero responsabile del servizio prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie, come ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia, per appurare la salute del feto. La seconda tattica (giocando la “carta cattolica”) consisteva nel negare la prova scientifica - ora irrefutabile ‑ dell’inizio della vita già a partire dal concepimento. Insistiamo sul fatto che questo problema non deriva dalla scienza ma dalla teologia, dal diritto, dall’etica, e dalla filosofia. I gruppi favorevoli all’aborto ribadiscono il fatto che è impossibile stabilire scientificamente l’inizio della vita. A dimostrazione della futilità di questa asserzione, cambiamo la parola “vita” con la parola “morte”. Se, come lo vorrebbero i gruppi abortisti, quest’ultima derivasse da un concetto morale, giuridico o teologico, ma non scientifico, sarebbe impossibile certificare la morte di qualcuno e i morti dei nostri cimiteri avrebbero diritto di voto. La mancanza di una definizione per la morte, in contrapposizione alla vita, creerebbe un caos totale. Difatti nel 1976 il presidente Carter incaricò una commissione di trovare una definizione della morte e di presentarla al Congresso, in modo che medici, avvocati, giudici ed altri potessero servirsene per dichiarare morta una persona. Da una parte tanti sforzi per definire la morte, dall’altra la dichiarazione dei gruppi abortisti, secondo i quali non si può definire la vita… Dobbiamo invece definirla. E’ una esigenza non solo scientifica, ma anche giuridica e morale. La vita si può definire: inizia dal concepimento, dalla fecondazione, e a partire da questo momento, l’essere concepito è un essere umano. Non esiste un altro momento nell’utero materno, nel quale da una “non‑persona” un essere diventa “persona”, Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza e la vita è un filo continuo, dall’inizio alla fine. Credo quindi che l’aborto sia un atto di violenza inammissibile e che rappresenti la distruzione sistematica della vita umana. Pur ammettendo il fatto che una gravidanza non desiderata può creare gravi problemi, non è con la distruzione della vita che se ne troverà la soluzione, ma nella ricchezza dell’ingegno umano. L’aborto è una capitolazione di fronte a problemi sociali spiacevoli, una accettazione della violenza. Come scienziato so ‑ non credo, ma so ‑ che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore ad una esistenza divina che ci impone di mettere irrevocabilmente un termine ad un tale delitto. La storia non ci perdonerebbe una mancanza di coraggio, un fallimento. Vi ringrazio.
    "Non c'è amore più grande di chi dona la vita per gli amici" (Gv 15,13)

  2. #282
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Citazione Originariamente Scritto da Ceslom Visualizza Messaggio
    Che hanno ucciso degli esseri viventi, come me, e te, e altri sette miliardi circa di persone.
    Citazione Originariamente Scritto da Ceslom Visualizza Messaggio
    Nulla giustifica un omicidio.
    vabbè. è inutile, il tuo è un disco rotto.

    se fosse un "omicidio" non sarebbe ammesso dalla legge.

    la legge da alla possibilità alla donna di scegliere, cosi come al medico da la possibilità di non praticare l'aborto.
    L'obiettore di coscienza ha tutto il diritto di esserlo e nessuno ha il diritto di giudicare la sua scelta, di contro lo stesso vale per la donna.
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  3. #283
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Citazione Originariamente Scritto da AgnusDei Visualizza Messaggio
    NO ABORTO! » L?ABORTO PROCURATO E? UN RAGGIRO MORTALE

    L’aborto procurato è un raggiro mortale. Lo afferma proprio uno dei fondatori del movimento abortista negli Stati Uniti, il dott. Bernard Nathanson, famoso ginecologo di New York. Ora Nathanson, dichiarandosi responsabìle di 75.000 aborti, si prodiga in tutto il mondo, con il Movimento per la vita, affinché sia rispettato il diritto alla vita di ogni uomo sin dal suo concepimento. In Irlanda a Dublino, durante la campagna peril referendum del 7 settembre 1983 sul “Pro‑Life Amendment”,vinto con una maggioranza di due terzi dal Movimento per la vita, Nathanson ha pronunciato un discorso che tutti devono conoscere. Eccone la traduzione. Dopo la pubblicazione in America del mio libro, tre anni fa, sono stato spesso invitato a tenere conferenze con il deputato Henry Hyde, eminente rappresentante del movimento per la vita nel Congresso degli Stati Uniti. La stampa, a proposito di queste conferenze, ha coniato l’espressione “Hyde Show”; in effetti il deputato Hyde è alto un metro e 70 cm, pesa 125 kg, assomiglia ad un giocatore di rugby o di calcio. Oratore brillante ed agile, con una folta chioma argentea, si presenta così: “Sono un feto, vecchio di 660 mesi…”. Parlerò oggi di politica e di chirurgia abortiva in generale, accennando specialmente agli emendamenti “pro‑life”, alla Costituzione. Ci battiamo per una penalizzazione definitiva ed irrevocabile dell’aborto. A quelli, che pur essendo contrari all’aborto, giudicano l’emendamento della Costituzione una misura inutile e troppo drastica, rispondo menzionando elementi di storia americana per convincerli dell’utilità di questa mossa tattica. Molti hanno sentito parlare di me come del “direttore della più grande clinica abortiva del mondo”, il “Centro per la salute sessuale e riproduttiva” (Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti: 60.000 dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire dalla liberalizzazione dell’aborto. Avevo 35 medici alle mie dipendenze. La clinica operava dalle 8 del mattino a mezzanotte dei giorni feriali e festivi, escluso solo il giorno di Natale. lo stesso ho effettuato privatamente circa 15.000 altri aborti e così sono responsabile in tutto di circa 75.000 aborti. Non sono fiero di questi dati statistici, ma è necessario tenerli presenti. Il mio discorso ne guadagnerà in credibilità e autorità. Sono stato uno dei fondatori della Naral (National association for repeal of abortion law), l’unione nazionale per l’abrogazione della legge sull’aborto, chiamata più tardi “Lega d’azione per il diritto all’aborto” (Abortion rights action league). Quest’ultima fu il primo gruppo politico attivo per la legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti, fondato da Laurence Lader, Betty Freedan, nota femminista, Carol Brightcer, attiva nella politica a New York City, e da me, nel 1968. A quell’epoca era temerario fondare un movimento simile. Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati (7.500 dollari il primo anno) ed era audace l’idea di voler cambiare le leggi sull’aborto. Secondo sondaggi non ufficiali, il 99,5% dell’opinione pubblica a New York City era contro una legalizzazione dell’aborto. Noi quattro fondatori, riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York la legge contro l’aborto in vigore da 140 anni. Questa città divenne così la capitale dell’aborto in America. Tre anni più tardi, su nostra richiesta, la Corte Suprema legalizzò l’aborto nei 50 Stati dell’Unione. La nostra tattica, per realizzare il nostro scopo, è stata con piccole varianti, la stessa di quella usata in tutto il mondo occidentale. Per chi mi ascolta, è importante saperlo. Vale per tutti: per l’Italia, per il Canada, come per la Gran Bretagna. In questo momento la lotta infuria nella cattolicissima Spagna. Non c’è società occidentale che venga risparmiata. Tutte ne subiscono il contagio. Nel 1968, il nostro gruppo, la Naral, era consapevole di andare incontro ad una sconfitta nel caso di un sondaggio serio ed onesto. Indicammo così ai mass‑media e al pubblico i risultati di un sondaggio fittizio, nel quale, secondo noi un 50‑60% degli americani erano favorevoli alla liberalizzazione dell’aborto. La nostra tattica consisteva nell’invenzione di dati frutto di consultazioni popolari inesistenti. Il nostro obiettivo divenne presto realtà. Il pubblico, al quale dicevamo che tanti erano per l’aborto, mutò opinione e diventò davvero favorevole all’aborto. Vorrei dunque consigliare di essere molto critici e guardinghi di fronte a informazioni, diffuse dalla stampa e da notiziari della radio e della televisione: purtroppo l’informazione inesatta e tendenziosa rimane per gli abortisti il metodo migliore di propaganda.
    Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione. Falsificammo i dati sugli aborti clandestini (sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente al pubblico e alla stampa la cifra di un milione. Così anche HitIer, ripetendo il falso, riuscì a convincere tutta la Germania della veridicità di quanto asseriva. Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini era di circa 200‑250 donne. Noi invece dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino. Questi dati fittizi influenzarono l’opinione pubblica americana che si convinse della necessità di cambiare la legge.
    Il primo anno dopo la liberalizzazione, il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno 750.000. Questa cifra, salì nel 1980 a 1,55 milioni, secondo i dati ufficiali. L’aumento degli aborti, dalla loro legalizzazione, si è dunque moltiplicato per 15 (dai 100.000 di prima si è passati infatti a 1,55 milioni nel 1980). Questa constatazione basta a dimostrare quanto fosse nefasta la nostra propaganda. Una delle nostre tattiche consisteva nel convincere la gente che la penalizzazione dell’aborto avrebbe aumentato considerevolmente il numero degli aborti clandestini. Invece dai dati qui sopra elencati, risulta il contrario: è lecito pensare, che nel caso di una penalizzazione torneremmo ad una cifra vicina a quella anteriore, cioè a circa 100.000.
    L’aumento degli aborti dopo la loro liberalizzazione sta anche a dimostrare la diminuzione nella popolazione del senso di responsabilità in materia sessuale. Attualmente l’aborto viene considerato da molti alla stregua di un controllo delle nascite e non c’è la possibilità di fermarne la valanga.
    Ci siamo pure serviti della cosiddetta “carta cattolica”, rivelatasi molto proficua per la nostra propaganda. Nel 1968 l’opinione pubblica da noi si schierava contro la guerra del Vietnam. Tutti, giovani, studenti ed intellettuali compresi, erano contrari a questa guerra. La gerarchia cattolica invece la appoggiava ancora. Noi, alludendo a questo suo atteggiamento, ed evocando quello da lei adottato di fronte all’aborto, tirandone conseguenze a nostro profitto, guadagnavamo alle nostre idee, quelli che erano contrari a questa guerra (e dunque, secondo noi, favorevoli all’aborto... ). Confidando nell’appoggio dei cattolici, cosiddetti intellettuali e liberali, evitando di attaccare il Papa, per non alienarci simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo i mass‑media della sua influenza negativa in merito al problema della liberalizzazione dell’aborto.
    Ho conservato alcuni documenti inerenti alla mia attività di allora. Si tratta di circolari, mandate ai nostri gruppi d’azione, con le quali denunciavamo l’atteggiamento della Chiesa cattolica in materia. I mass‑media se ne impadronirono ed ebbero così un grande impatto sull’opinione pubblica. Ecco alcuni esempi di questa propaganda. Circolare dei 12 maggio 1972 della Naral: parlando dei presidente Níxon, «gli si rimproverava di essersi messo d’accordo con la gerarchia cattolica ed ì] cardinale Cooke, nella campagna contro l’aborto a New York, per ottenere voti». Anche nel Michigan, continua il documento, Nixon «militò contro l’aborto assieme alla gerarchia cattolica, rischiando di far degenerare la questione in una guerra di religione». «La gerarchia cattolica è decisa ad imporre le sue opinioni in materia d’aborto, e presto sarà in pericolo la Carta dei diritti, perché il cardinale Cooke farà legge anche nelle nostre camere da letto. Inammissibile che la Chiesa, legiferando imponga ad una donna di avere un figlio contro la sua volontà. L’esperienza di New York ha dimostrato l’inesorabilità della gerarchia cattolica, la sua totale mancanza di rispetto dell’opinione della maggioranza dei cattolici». In questo modo siamo riusciti a dividere i cosiddetti cattolici liberali dalla loro gerarchia e a infrangere la loro resistenza all’aborto.
    Ancora un estratto della circolare: «Sondaggi d’opinione confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne cattoliche che hanno praticato l’aborto: corrisponde alla loro percentuale nella popolazione totale». Quanti inganni, quante bugie! Altro argomento in nostro favore: cercare di stigmatizzare una Chiesa gerarchica e reazionaria, spingendo i cattolici liberali a cambiar campo, schierandosi con noi in favore di una revisione della legge: «molti cattolici, pur non essendo personalmente per l’aborto, pensano che le donne debbano scegliere loro stesse la via da seguire in un campo tanto privato. Per sostenerle, consigliamo l’organizzazione in gruppi dei cattolici in favore di un cambiamento della legge». Citiamo un altro documento estratto dal Protocollo di un incontro al vertice avvenuto a Chicago il 9 gennaio 1971, presente l’elite dei nostro movimento: politici, deputati, senatori ed alti funzionari. «La maggior opposizione alla revisione della legge sull’aborto viene dalla Chiesa cattolica e dalle organizzazioni da lei appoggiate e finanziate come il “movimento per il diritto alla vita” (Right to life movement). Tutti i presenti sono al corrente della loro propaganda in questo senso. Sarà dunque importante sostenere movimenti di cattolici in favore della liberalizzazione dell’aborto, come quello di personalità attorno a Robert Dyman, deputato, e al cardinale Cushing». Quest’ultimo non era mai stato fautore di una revisione della legge. Diffondendone però la falsa notizia, siamo riusciti a convincere una certa quantità di cattolici indecisi e ad attirarli dalla nostra parte. In un altro documento, sotto il titolo “Profilo dell’opposizione” la Naral afferma: «L’opposizione (cioè la Chiesa cattolica) rappresenta una minaccia, dispone di mezzi finanziari importanti, è ben organizzata e possiede una rete funzionale di comunicazioni. I suoi argomenti polarizzano l’attenzione su certi valori religiosi, a danno di una società democratica». Chi invece predicava e con grande successo una polarizzazione religiosa, eravamo noi! Questa nostra campagna di propaganda serviva: a) a convincere i mass‑media che gli antiabortisti erano tutti cattolici o cripto‑cattolici, sottomessi alla gerarchia; b) che i difensori dell’aborto erano invece colti, liberali, intellettuali, progressisti; c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista. Invece le Chiese ortodosse orientali, le “Churches of Christ”, I’”American Baptist Association” la Chiesa luterana, le Chiese metodiste, l’Islam, l’Ebraismo ortodosso, i Mormoni, le “Assemblies of God” (la più grande comunità ‑ 15 milioni ‑ di Pentecostali negli Stati Uniti) erano all’unanimità contro l’aborto. Diverse comunità religiose avevano una posizione più mitigata senza però ammettere la liberalizzazione dell’aborto: la “Lutheran Baptist Convention”, la Chiesa americana luterana, la Chiesa presbiteriana, e le Chiese battiste. Questa lista impressionante di Chiese non fu però mai pubblicata, e la nostra propaganda si limitò a denunciare la Chiesa cattolica. Ho sotto gli occhi una notizia del “Religions news service” apparsa due settimane fa in Giappone, Paese nel quale il cattolicesimo è ben poco diffuso. Ora un movimento importante nel Parlamento chiede l’abrogazione della legge dei 1949, che aveva autorizzato l’aborto; ciò per le catastrofiche conseguenze socio‑economiche. I documenti da me citati, asseriscono che è anticostituzionale, da parte di gruppi religiosi, combattere l’aborto in violazione della legge che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa. Tacciono invece sul fatto che nel 1850 e nel 1860 furono pastori protestanti i promotori del movimento contro la schiavitù, che Martin Luther King, il difensore dei diritti civili per tutti era anche lui pastore e che preti cattolici come i Barrigan furono attivi nella campagna contro la guerra del Vietnam, al punto di essere perfino incarcerati per parecchi anni. Questo fu il nostro modo tendenzioso di presentare le cose. Quando, da noi, la Conferenza episcopale si pronunciò per la sospensione delle armi atomiche, fu lodata dalla stampa per le sue idee progressiste. Nessuno criticò questa “ingerenza” negli affari dello Stato. Questa stessa Conferenza episcopale fu però aspramente criticata e attaccata quando appoggiò una mozione parlamentare che chiedeva la revoca della legge permissiva sull’aborto. Sfortunatamente sarà molto difficile ottenere questa revoca. Si tratta non solo di reprimere la tendenza attuale e di modificare un articolo della Costituzione, ma anche di annullare una sentenza della Corte Suprema. Consiglio ai gruppi “Pro Life” della vostra Repubblica di tirare le dovute conseguenze dalla nostra esperienza, prima che la vostra Corte Suprema vi imponga una legge simile alla nostra. A parte la “carta cattolica” due altri metodi ci guidavano nella nostra propaganda. Il primo consisteva nel negare, malgrado le prove scientifiche attuali, che la vita ha inizio con il concepimento, che dunque nell’utero esiste già una persona, e che quest’ultima pretende protezione e sicurezza come noi. Il secondo metodo consisteva nell’influenzare i mass‑media, ed era senz’altro il più efficiente. Spesso mi si domanda: dottore, come è possibile che lei abbia cambiato così radicalmente strada e quali ne sono i motivi? Ecco: la risposta. Quando lasciai la clinica, diventai direttore della divisione maternità di un grande ospedale di New York, la Columbia University Medical School. Ero responsabile del servizio prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie, come ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia, per appurare la salute del feto. La seconda tattica (giocando la “carta cattolica”) consisteva nel negare la prova scientifica - ora irrefutabile ‑ dell’inizio della vita già a partire dal concepimento. Insistiamo sul fatto che questo problema non deriva dalla scienza ma dalla teologia, dal diritto, dall’etica, e dalla filosofia. I gruppi favorevoli all’aborto ribadiscono il fatto che è impossibile stabilire scientificamente l’inizio della vita. A dimostrazione della futilità di questa asserzione, cambiamo la parola “vita” con la parola “morte”. Se, come lo vorrebbero i gruppi abortisti, quest’ultima derivasse da un concetto morale, giuridico o teologico, ma non scientifico, sarebbe impossibile certificare la morte di qualcuno e i morti dei nostri cimiteri avrebbero diritto di voto. La mancanza di una definizione per la morte, in contrapposizione alla vita, creerebbe un caos totale. Difatti nel 1976 il presidente Carter incaricò una commissione di trovare una definizione della morte e di presentarla al Congresso, in modo che medici, avvocati, giudici ed altri potessero servirsene per dichiarare morta una persona. Da una parte tanti sforzi per definire la morte, dall’altra la dichiarazione dei gruppi abortisti, secondo i quali non si può definire la vita… Dobbiamo invece definirla. E’ una esigenza non solo scientifica, ma anche giuridica e morale. La vita si può definire: inizia dal concepimento, dalla fecondazione, e a partire da questo momento, l’essere concepito è un essere umano. Non esiste un altro momento nell’utero materno, nel quale da una “non‑persona” un essere diventa “persona”, Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza e la vita è un filo continuo, dall’inizio alla fine. Credo quindi che l’aborto sia un atto di violenza inammissibile e che rappresenti la distruzione sistematica della vita umana. Pur ammettendo il fatto che una gravidanza non desiderata può creare gravi problemi, non è con la distruzione della vita che se ne troverà la soluzione, ma nella ricchezza dell’ingegno umano. L’aborto è una capitolazione di fronte a problemi sociali spiacevoli, una accettazione della violenza. Come scienziato so ‑ non credo, ma so ‑ che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore ad una esistenza divina che ci impone di mettere irrevocabilmente un termine ad un tale delitto. La storia non ci perdonerebbe una mancanza di coraggio, un fallimento. Vi ringrazio.
    Se il deputato henry hyde avesse detto che egli oltre ad essere un feto di 660 mesi avesse detto di essere anche una coppia ovulo-spermatozoo di 669 mesi non avrebbe certo cambiato il punto della questione.

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  4. #284
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    se fosse un "omicidio" non sarebbe ammesso dalla legge.
    Questa è la legge di uno stato massonico e giacobino.

    Il fatto che non sia illegale non mi sorprende.

  5. #285
    Fede speranza amore
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Citazione Originariamente Scritto da Rachel Walling Visualizza Messaggio
    vabbè. è inutile, il tuo è un disco rotto.

    se fosse un "omicidio" non sarebbe ammesso dalla legge.

    la legge da alla possibilità alla donna di scegliere, cosi come al medico da la possibilità di non praticare l'aborto.
    L'obiettore di coscienza ha tutto il diritto di esserlo e nessuno ha il diritto di giudicare la sua scelta, di contro lo stesso vale per la donna.
    Anche la schiavitù è stata per secoli, anzi millenni, ammessa dalla legge.
    "Non c'è amore più grande di chi dona la vita per gli amici" (Gv 15,13)

  6. #286
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Citazione Originariamente Scritto da pseudovector Visualizza Messaggio
    Del resto chi perde lo stato di coscienza e si considera che non possa recuperarlo in nessun modo (...)


    .
    e invece chi non ha ancora lo stato di coscienza ma sicuramente lo avrà (senza un atto che interrompa la vita )?
    Ultima modifica di Ucci Do; 22-10-13 alle 23:28
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  7. #287
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Citazione Originariamente Scritto da Ceslom Visualizza Messaggio
    Questa è la legge di uno stato massonico e giacobino.

    Il fatto che non sia illegale non mi sorprende.
    Non che le cose cambino molto in altri posti...

    Dagli archivi della Chiesa spuntano centinaia di denunce
    Il fenomeno sarebbe diffuso soprattutto in Africa

    "Suore violentate
    dai sacerdoti"


    di MARCO POLITI
    ROMA - Preti che molestano suore, preti che abusano di suore, preti che costringono ad abortire le monache con cui hanno avuto rapporti sessuali. Emergono dagli archivi della Chiesa le denunce su un fenomeno che abbraccia i cinque continenti e che sino ad ora è stato soffocato sotto la coltre del silenzio.

    Le denunce sono precise, firmate con nome e cognome e presentate a più riprese durante gli anni Novanta, alle istanze maggiori della Chiesa: la Congregazione vaticana per la vita consacrata, le riunioni dei Superiori degli ordini religiosi, varie Conferenze episcopali.

    Il 18 febbraio 1995 un rapporto viene consegnato al cardinale Martinez Somalo, prefetto della Congregazione vaticana per la vita consacrata. E' un pugno nello stomaco. Si parla di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari. Messo in allarme il cardinale Martinez Somalo, incarica un gruppo di lavoro della Congregazione di approfondire la questione con suor Maria O' Donohue, autrice del rapporto e coordinatrice per conto della Caritas internazionale e dell'agenzia Cafod (Fondo cattolico per lo sviluppo oltremare) i programmi sull'Aids.

    Le sue denunce in Vaticano sono agghiaccianti. "Gli abusi sono diffusi", racconta, le segnalazioni molteplici. Aspiranti alla vita religiose violentate dal prete cui portano i certificati necessari. Medici di ospedali cattolici avvicinati da preti che portano "ad abortire suore e altre giovani donne". Fedeli allarmati per gli abusi. Nello shock dei monsignori presenti, suor O'Donohue evoca la storia di un "prete che spinge una suora ad abortire, lei muore e lui celebra ufficialmente la messa requiem" per la sventurata.

    Molti casi vengono riportati dall'Africa dove la cultura non favorisce il celibato e dove per tradizione "è impossibile per una donna o un'adolescente dire no ad un uomo, specie ad un anziano e particolarmente ad un sacerdote". Ma gli esempi di abuso vengono da tutto il mondo. Suor O'Donahue ha lavorato sodo per mesi ed anni. Già nel 1994 ha trasmesso alle autorità ecclesiastiche un rapporto in cui informa che con l'espandersi dell'Aids le suore sono state identificate anche da preti come gruppo ''sicuro'' dal punto di vista sanitario e quindi oggetto di richieste sessuali.

    Certi preti le cercano proprio "per timore di contrarre l'Aids con prostitute". In una nazione la superiora di una comunità di suore è stata avvicinata nel 1991 da preti che le chiedevano di poter usufruire dei favori sessuali delle sue monache. Purtroppo è piuttosto diffuso il fenomeno di "preti ed esponenti della gerarchia ecclesiastica che (così viene riportato) abusano del loro potere e tradiscono la fiducia di suore coinvolte in relazioni sessuali di sfruttamento". Accade spesso che preti invitino le suore a prendere la pillola. Poi succede, invece, che in una comunità venti suore si trovino incinte contemporaneamente. Ma accade anche che le autorità ecclesiastiche locali siano sorde alle denunce. In un caso citato - 29 suore rese gravide dai preti di una diocesi - la superiora chiese invano l'intervento del vescovo. Fu, invece, "rimossa dal vescovo" e rimpiazzata da un'altra. L'appello alle istanze ecclesiastiche superiori non ebbe seguito.

    Testimonianze di abusi, ha dichiarato suor O'Donahue, vengono da 23 paesi del mondo: dal Burundi al Brasile, dalla Colombia all'India, dall'Irlanda, all'Italia, alla Nuova Guinea, alle Filippine, agli Stati Uniti. Le sue denunce, raccolte dal National Catholic Reporter in America e in Italia dall'agenzia Adista (che le metterà presto on line), non nascono da posizioni femministe - che lei respinge - ma esigono dal Vaticano un intervento educativo a tutti i livelli.

    Nel 1998 anche la superiore religiosa suor Marie Mc Donald ha presentato un suo rapporto, gettando luce su "molestie sessuali e stupri perpetrati da preti e vescovi". Il Vaticano sta monitorando il fenomeno, sensibilizza discretamente i vescovi, ma non risultano atti ufficiali in cui il grave problema sia affrontato direttamente. "Per quanto io ne sappia, non è stata disposta alcuna ispezione", afferma suor Mc Donald, superiore della Suore Missionarie di Nostra Signora d'Africa. Le strategie dello sfruttamento sono varie, spiega: "Suore diventate finanziariamente dipendenti da preti, che possono chiedere in cambio favori sessuali" oppure preti che da direttori spirituali o confessori estorcono rapporti di sesso. "La cospirazione del silenzio - aggiunge - contribuisce al problema. Solo se lo affronteremo insieme, riusciremo a trovare le soluzioni".

    Però bisogna agire presto. Già tre anni fa suor Mc Donald segnalava che la situazione peggiorava invece di migliorare.




    http://www.repubblica.it/online/cron...eti/preti.html

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  8. #288
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do Visualizza Messaggio
    e invece chi non ha ancora lo stato di coscienza ma sicuramente lo avrà (senza un atto che interrompi la vita )?
    Parli della coppia ovulo-spermatozoo?

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  9. #289
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Non che le cose cambino molto in altri posti...
    E riecco che inizia la manfrina delle violenze sessuali.

    Asso della manica dei laicisti quando ormai hanno perso la discussione.

  10. #290
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    Predefinito Re: Cinque modi per fermare l’aborto

    Citazione Originariamente Scritto da Giordi Visualizza Messaggio
    Parli della coppia ovulo-spermatozoo?
    parlo dell'essere vivente che diventa un essere umano
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

 

 
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