Problematizzando il Bhutan
Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador
Continuando nella nostra opera di smitizzazione del Bhutan, proponiamo una libera traduzione di un articolo apparso sul The Himalayan Times di Martedì 25 Giugno, intitolato “Bhutan’s youth struggle in kingdom of happiness” (La lotta dei giovani del Bhutan nel regno della felicità).
È conosciuto come “l’ultimo Shangri-La”, una remota regione himalayana, ricca di bellezze naturali e cultura buddista, dove la felicità nazionale ha la priorità sulla crescita economica.
Ma i giovani di città in Bhutan fanno presto a mettere in dubbio questa rosea reputazione.
“Possiamo vedere che le persone non sono felici”, afferma il 24enne Jigme Wangchuk, assistente sociale per il recupero delle tossicodipendenze nella capitale Thimpu, dove lavora in un ambulatorio provvisorio.
“Stiamo affrontando numerosi cambiamenti a causa dei quali la gente soffre”.
Il bere, specialmente il casalingo vino di riso, ha sempre fatto parte della cultura bhutanese, ma oggi le malattie al fegato dovute all’alcohol sono diventate la causa maggiore di morte negli ospedali di Thimpu, secondo il rapporto del National Statistics Bureau.
Anche l’aumento dell’uso di droghe, specialmente farmaceutiche, sta diventando una grande preoccupazione, nel processo di modernizzazione di quello che è stato per secoli il paese più isolato del mondo.
La casa reale ha permesso l’ingresso a turisti stranieri solo nel 1974, la televisione nel 1999 e la democrazia nel 2008.
Eppure per gli stranieri continua ad avere un fascino mistico: gli abiti tradizionali sono ancora usati sia al lavoro che nelle scuole (legittimo chiedersi se non ci sia una legge che obbliga tale costume n.d.r.), monasteri e ruote della preghiera punteggiano il panorama mozzafiato ed antichi forti sono adibiti ad uffici statali.
“Il crimine sta aumentando negli ultimi anni, con furti e rapine che fino a dieci anni fa non avvenivano”, afferma Damber K. Nirola, uno dei due soli psichiatri in tutto il paese, per una popolazione di circa 750 mila abitanti.
“Il problema più grande che stiamo affrontando in questo momento, e che crescerà ancora, è la disoccupazione e, con questa, l’aumento nell’abuso di droghe e alcohol”.
Questi problemi potrebbero sorprendere in una nazione il cui trademark è la Felicità Interna Lorda, un termine usato dal precedente Re negli anni ’70 e che da allora è diventato un vero e proprio modello di sviluppo.
Al contrario degli altri paesi, il cui focus è sul Prodotto Interno Lordo, la Felicità Interna Lorda del Bhutan ha lo scopo di preservare l’ambiente e la cultura, promuovere un buon governo e raggiungere uno sviluppo socio-economico.
Questa visione alternativa di bilanciare la ricchezza spirituale e materiale ha attirato l’attenzione ed i complimenti a livello mondiale, spingendo un flusso notevole di studiosi e rinomati guru a tenere, in Bhutan, conferenze sulla felicità.
Ma molti abitanti di Thimpu sono scettici sullo sviluppo della Felicità Interna Lorda, riferendosi spesso alla sigla GNH (Gross National Happiness) in tono di scherno, come ad esempio, Government Needs Help (il governo ha bisogno di aiuto) e Gross National Harassment (tormento nazionale lordo).
“Analizzando i problemi del paese, non penso ci sia una vera Felicità Interna Lorda”, afferma Jamyang Tsheltrim, uno studente di 21 anni.
Ufficialmente la disoccupazione in Bhutan è scesa dal 12,9% del 2009, al 7,3% del 2012, sebbene queste stime ufficiali siano state messe in discussione (una diminuzione della disoccupazione di più del 5% in 3 anni, seppur auspicabile, non può che susictare legittimi sospetti).
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